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	Commenti a: Grandi colossi e best seller, l&#8217;editoria è morta	</title>
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		Di: a.s.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[a.s.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Apr 2006 19:20:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[scusate ma quando sento dire che la politica delle grandi catene ammazza la piccola e media editoria resto perplessa e non capisco. ma perchè io che vivo in una città dove non esistono le grandi catene ma solo tre quattro librerie &quot;normali&quot; l&#039;assortimento di piccoli e medi editori che trovo da feltrinelli me lo posso solo sognare? dov&#039;è il nesso?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>scusate ma quando sento dire che la politica delle grandi catene ammazza la piccola e media editoria resto perplessa e non capisco. ma perchè io che vivo in una città dove non esistono le grandi catene ma solo tre quattro librerie &#8220;normali&#8221; l&#8217;assortimento di piccoli e medi editori che trovo da feltrinelli me lo posso solo sognare? dov&#8217;è il nesso?</p>
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		<title>
		Di: luminamenti		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2006 18:02:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Rigoni se tu dicessi il contrario di quanto io ho detto sul rapporto narrativa-saggistica la discussione non proseguirebbe, ma indicherebbe solo che tu hai un giudizio diverso dal mio altrettanto valido. A me piace la saggistica che si pubblica in italia e non piace la narrativa italiana che si pubblica e il mio giudizio non può che essere basato, come per tutti su due criteri: quello che riesco a leggere e come sono fatto io. In quanto al mercato esso funziona sul profitto e quando c&#039;è un editore che pubblica un libro sapendo già che sarà molto difficile averne un profitto, ciò mi indica un diverso criterio di valutazione editoriale. Ma non ho niente contro chi decide in base al possibile profitto, che mi sembra una scelta di buon senso. D&#039;altra parte i buoni libri possono essere capiti da pochi! Se fosse il contrario il mondo già sarebbe perfetto!  In quanto ai piccoli editori per sopravvivere o hanno la possibilità di campare con altro o devono inseguire il profitto, quindi divenire grandi, cioè essere competitivi su ciò che il mercato chiede: libri mediocri scritti da scrittori mediocri per lettori mediocri...Paolo Coelo eccetera eccetera]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Rigoni se tu dicessi il contrario di quanto io ho detto sul rapporto narrativa-saggistica la discussione non proseguirebbe, ma indicherebbe solo che tu hai un giudizio diverso dal mio altrettanto valido. A me piace la saggistica che si pubblica in italia e non piace la narrativa italiana che si pubblica e il mio giudizio non può che essere basato, come per tutti su due criteri: quello che riesco a leggere e come sono fatto io. In quanto al mercato esso funziona sul profitto e quando c&#8217;è un editore che pubblica un libro sapendo già che sarà molto difficile averne un profitto, ciò mi indica un diverso criterio di valutazione editoriale. Ma non ho niente contro chi decide in base al possibile profitto, che mi sembra una scelta di buon senso. D&#8217;altra parte i buoni libri possono essere capiti da pochi! Se fosse il contrario il mondo già sarebbe perfetto!  In quanto ai piccoli editori per sopravvivere o hanno la possibilità di campare con altro o devono inseguire il profitto, quindi divenire grandi, cioè essere competitivi su ciò che il mercato chiede: libri mediocri scritti da scrittori mediocri per lettori mediocri&#8230;Paolo Coelo eccetera eccetera</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: rigoni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/04/03/grandi-colossi-e-best-seller-leditoria-e-morta/#comment-26228</link>

		<dc:creator><![CDATA[rigoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2006 17:41:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Forse non ci siamo capiti. Non è mia intenzione sostenere la politica del bestseller. Al contrario.
Il problema è che viviamo in un momento in cui il modo stesso di produzione rende quasi obbligatoria una politica del genere. 
Per il mercato c&#039;è spazio o tra i bestseller o nella nicchia. E&#039; questo che a me pare preoccupante. 
C&#039;era un momento in cui la PBE Einaudi era considerata, e criticata in casa editrice, un cedimento al mercato di massa. Mi pare indicativo di come siano cambiate le cose.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse non ci siamo capiti. Non è mia intenzione sostenere la politica del bestseller. Al contrario.<br />
Il problema è che viviamo in un momento in cui il modo stesso di produzione rende quasi obbligatoria una politica del genere.<br />
Per il mercato c&#8217;è spazio o tra i bestseller o nella nicchia. E&#8217; questo che a me pare preoccupante.<br />
C&#8217;era un momento in cui la PBE Einaudi era considerata, e criticata in casa editrice, un cedimento al mercato di massa. Mi pare indicativo di come siano cambiate le cose.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Paolo S		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/04/03/grandi-colossi-e-best-seller-leditoria-e-morta/#comment-26216</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo S]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2006 16:01:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;imprenditore - l&#039;editore in quanto imprenditore - non lavora mai nel vuoto cosmico, e neppure in &quot;condizioni ideali&quot;. Allora può a) lamentarsi per le condizioni avverse b) cercare di modificare le condizioni c) cercare di migliorare il suo prodotto, perché si adatti alle &quot;condizioni reali&quot;. E&#039; scontato che (a) non porta da nessuna pare; (b) è una cosa che si fa a come gilda, spesso contro altre gilde, esercitando leggittime o illeggittime pressioni; (c) è l&#039;unica cosa che fa paura ai concorrenti, perché è più dura da fare ma alla lunga paga di più.  Ovvero: l&#039;innovazione, ma anche l&#039;identità forte, il buon progetto editoriale, il buon progetto di comunicazione, eccetera.
Chi si butta sui bestseller da megastore e con massiccio marketing, chi non investe sulla qualità ripeto, alla lunga rischia di più.
Esempio: le librerie Quaglia (invento) sono librerie &quot;di scuderia&quot;, ma il loro obiettivo è avere clienti e  vendere libri. I responsabili acquisti saggi, anche se gli ordini di scuderia sono &quot;vendete prima Quaglia&quot;, sanno bene che se seguissero alla lettera la poitica di scuderia venderebbero molto meno e i clienti andrebbero altrove. I giohi sono molto più sottili e delicati di quanto appaia a prima vista...
Esempio 2: Einaudi ha un tesoro a catalogo di saggistica, e meravigliosi PBE vecchi di vent&#039;anni vengono ristampati. Alcuni finiscono dai remainder, altri sono temporaneamene fuori catalogo. Ma la potenza del catalogo resta ben più grande di chi oggi stampa Bruno Vespa. Che però fa cassa ecc ecc...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;imprenditore &#8211; l&#8217;editore in quanto imprenditore &#8211; non lavora mai nel vuoto cosmico, e neppure in &#8220;condizioni ideali&#8221;. Allora può a) lamentarsi per le condizioni avverse b) cercare di modificare le condizioni c) cercare di migliorare il suo prodotto, perché si adatti alle &#8220;condizioni reali&#8221;. E&#8217; scontato che (a) non porta da nessuna pare; (b) è una cosa che si fa a come gilda, spesso contro altre gilde, esercitando leggittime o illeggittime pressioni; (c) è l&#8217;unica cosa che fa paura ai concorrenti, perché è più dura da fare ma alla lunga paga di più.  Ovvero: l&#8217;innovazione, ma anche l&#8217;identità forte, il buon progetto editoriale, il buon progetto di comunicazione, eccetera.<br />
Chi si butta sui bestseller da megastore e con massiccio marketing, chi non investe sulla qualità ripeto, alla lunga rischia di più.<br />
Esempio: le librerie Quaglia (invento) sono librerie &#8220;di scuderia&#8221;, ma il loro obiettivo è avere clienti e  vendere libri. I responsabili acquisti saggi, anche se gli ordini di scuderia sono &#8220;vendete prima Quaglia&#8221;, sanno bene che se seguissero alla lettera la poitica di scuderia venderebbero molto meno e i clienti andrebbero altrove. I giohi sono molto più sottili e delicati di quanto appaia a prima vista&#8230;<br />
Esempio 2: Einaudi ha un tesoro a catalogo di saggistica, e meravigliosi PBE vecchi di vent&#8217;anni vengono ristampati. Alcuni finiscono dai remainder, altri sono temporaneamene fuori catalogo. Ma la potenza del catalogo resta ben più grande di chi oggi stampa Bruno Vespa. Che però fa cassa ecc ecc&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: rigoni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/04/03/grandi-colossi-e-best-seller-leditoria-e-morta/#comment-26197</link>

		<dc:creator><![CDATA[rigoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2006 13:22:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Paolo S
Gli esempi che porti dimostrano quanto stavo cercando di dire:
1. Corraini: ciò che non passa nel canale librario non può essere definito libro. Altrimenti tutti gli stampatori che pubblicano su commissione sono geni dello straight edge...
2. Adelphi: da anni alcuni titoli non vegono più pubblicati e il catalogo è ben luingi da essere tutto disponibile. Non avete mai trovato volumi Adelphi dai remainder?
3. Quodlibet: un caso senzaltro nobile. Ma non è forse una nicchia che può essere percorsa perché poi ci sono i volumi finanziati dall&#039;università a permettere questa ricerca? E poi c&#039;è un disegno, un progetto editoriale in questa ricerca? 
Le polemiche Settecentesche, poi, non avevano nulla a che fare con la distribuzione e gli aspetti economici. Anzi proprio la grande diffusione della stampa faceva temere per la tenuta della moralità. 
Invece è possibile accettare che solo una massa di eletti leggano? Che il resto si abbrutisca? 
Io spero ancora di no.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Paolo S<br />
Gli esempi che porti dimostrano quanto stavo cercando di dire:<br />
1. Corraini: ciò che non passa nel canale librario non può essere definito libro. Altrimenti tutti gli stampatori che pubblicano su commissione sono geni dello straight edge&#8230;<br />
2. Adelphi: da anni alcuni titoli non vegono più pubblicati e il catalogo è ben luingi da essere tutto disponibile. Non avete mai trovato volumi Adelphi dai remainder?<br />
3. Quodlibet: un caso senzaltro nobile. Ma non è forse una nicchia che può essere percorsa perché poi ci sono i volumi finanziati dall&#8217;università a permettere questa ricerca? E poi c&#8217;è un disegno, un progetto editoriale in questa ricerca?<br />
Le polemiche Settecentesche, poi, non avevano nulla a che fare con la distribuzione e gli aspetti economici. Anzi proprio la grande diffusione della stampa faceva temere per la tenuta della moralità.<br />
Invece è possibile accettare che solo una massa di eletti leggano? Che il resto si abbrutisca?<br />
Io spero ancora di no.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Paolo S		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/04/03/grandi-colossi-e-best-seller-leditoria-e-morta/#comment-26189</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo S]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2006 11:09:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ R. R.: Giusto 3 esempi: Corraini Ediotre fa una politica &quot;straight edge&quot; di distribuzione. NON ESISTE resa. E li trovi nei negozi di arredamento. Libri. Molti sono di Munari (border con larte o il design ecc ecc), ma libri.
Adelphi: guarda il loro catalogo, e dimmi come fanno a tenere TUTTI quei titoli IMPOSSIBILI a catalogo. Li ristampano, pure. Probabilmente ignoro qualcosa di fondamentale su chi finanzia Adelphi, illuminatemi. Però, accidenti, se fanno una politica di catalogo. E da quel che so, loro vendono più nelle librerie che nei megastore, fideizzano i librai. Fideizzano i lettori.
Quodlibet va a caccia di saggi fuori diritti, presso editori che non sono interessati (magari in un dato settore) a ristamparli, per ripubblicarli e li distribuisce (principalmente) attraverso le librerie &quot;universitarie&quot;...
@ Rigoni: ahimé, non si parla a tutti con il libro oggi. E&#039; un mito. (Neanche ieri. Vi ricordate le polemiche del Settecento CONTRO il romanzo? Con il romanzo che travia i giovani ecc. ecc.) E&#039; la tivù che parla a tutti... Sky permettendo!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ R. R.: Giusto 3 esempi: Corraini Ediotre fa una politica &#8220;straight edge&#8221; di distribuzione. NON ESISTE resa. E li trovi nei negozi di arredamento. Libri. Molti sono di Munari (border con larte o il design ecc ecc), ma libri.<br />
Adelphi: guarda il loro catalogo, e dimmi come fanno a tenere TUTTI quei titoli IMPOSSIBILI a catalogo. Li ristampano, pure. Probabilmente ignoro qualcosa di fondamentale su chi finanzia Adelphi, illuminatemi. Però, accidenti, se fanno una politica di catalogo. E da quel che so, loro vendono più nelle librerie che nei megastore, fideizzano i librai. Fideizzano i lettori.<br />
Quodlibet va a caccia di saggi fuori diritti, presso editori che non sono interessati (magari in un dato settore) a ristamparli, per ripubblicarli e li distribuisce (principalmente) attraverso le librerie &#8220;universitarie&#8221;&#8230;<br />
@ Rigoni: ahimé, non si parla a tutti con il libro oggi. E&#8217; un mito. (Neanche ieri. Vi ricordate le polemiche del Settecento CONTRO il romanzo? Con il romanzo che travia i giovani ecc. ecc.) E&#8217; la tivù che parla a tutti&#8230; Sky permettendo!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: r.r.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/04/03/grandi-colossi-e-best-seller-leditoria-e-morta/#comment-26180</link>

		<dc:creator><![CDATA[r.r.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2006 09:42:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[per marco v e Paolo S.:

piccolo appunto (come eco di un vecchio discorso della benedetti), ma molto pragmatico: l&#039;evento più palese e più influente, se visto dal mero punto di vista dell&#039;utenza, del lettore-compratore, nella riorganizzazione editoriale recente, come una fusione tra Hachette e Vivendi di casa nostra, dal punto di vista della nuova conformazione DELLA libreria (e quindi del sistema di offerta), è stato l&#039;accorpamento feltrinelli-ricordi. sicuramente qui se n&#039;è già parlato. mi pare che schiffrin-guerriero diano per scontato questo evento, nella loro ricostruzione dello stato dell&#039;editoria in italia. evento che, come è noto e come dice giustamente l&#039;articolo, ha tendenzialmente schiacciato la possibilità del lettore-compratore a rifornirsi di libri-merce dei piccoli-medi editori. Un caso recente è l&#039;estromissione, da parte della libreria per eccellenza in italia, delle sue catene, della rivista &#039;l&#039;immaginazione&#039; di lecce (manni), che da quel momento fa appello diretto ai lettori per il sostentamento vista la posizione di chiusura delle librerie feltrinelli(ricordi). che senso ha parlare come fa paolo delle&quot;  piccole etichette che si concedono i tempi e i saperi di una sperimentazione intelligente&quot; senza pensare CONCRETAMENTE alle dinamiche distributive dei grandi editori che le stanno emarginando implacabilmente dai loro megastore?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>per marco v e Paolo S.:</p>
<p>piccolo appunto (come eco di un vecchio discorso della benedetti), ma molto pragmatico: l&#8217;evento più palese e più influente, se visto dal mero punto di vista dell&#8217;utenza, del lettore-compratore, nella riorganizzazione editoriale recente, come una fusione tra Hachette e Vivendi di casa nostra, dal punto di vista della nuova conformazione DELLA libreria (e quindi del sistema di offerta), è stato l&#8217;accorpamento feltrinelli-ricordi. sicuramente qui se n&#8217;è già parlato. mi pare che schiffrin-guerriero diano per scontato questo evento, nella loro ricostruzione dello stato dell&#8217;editoria in italia. evento che, come è noto e come dice giustamente l&#8217;articolo, ha tendenzialmente schiacciato la possibilità del lettore-compratore a rifornirsi di libri-merce dei piccoli-medi editori. Un caso recente è l&#8217;estromissione, da parte della libreria per eccellenza in italia, delle sue catene, della rivista &#8216;l&#8217;immaginazione&#8217; di lecce (manni), che da quel momento fa appello diretto ai lettori per il sostentamento vista la posizione di chiusura delle librerie feltrinelli(ricordi). che senso ha parlare come fa paolo delle&#8221;  piccole etichette che si concedono i tempi e i saperi di una sperimentazione intelligente&#8221; senza pensare CONCRETAMENTE alle dinamiche distributive dei grandi editori che le stanno emarginando implacabilmente dai loro megastore?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: rigoni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/04/03/grandi-colossi-e-best-seller-leditoria-e-morta/#comment-26179</link>

		<dc:creator><![CDATA[rigoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2006 09:39:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma se i megastore non tengono più il catalogo, cosa significa lavorare &quot;sul catalogo&quot;?
Sono d&#039;accordo con te sul fatto che è in corso un processo di specializzazione: i grandi da un lato, i piccoli dall&#039;altro con prospettive molto lontane. Ma non è forse proprio il binario mediano che genera l&#039;identità culturale?
Se si rinuncia a parlare a tutti, a farsi leggere da tutti, non si corre il rischio di accettare una identità culturale frammentata in molti piccoli ghetti iperspecializzati?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma se i megastore non tengono più il catalogo, cosa significa lavorare &#8220;sul catalogo&#8221;?<br />
Sono d&#8217;accordo con te sul fatto che è in corso un processo di specializzazione: i grandi da un lato, i piccoli dall&#8217;altro con prospettive molto lontane. Ma non è forse proprio il binario mediano che genera l&#8217;identità culturale?<br />
Se si rinuncia a parlare a tutti, a farsi leggere da tutti, non si corre il rischio di accettare una identità culturale frammentata in molti piccoli ghetti iperspecializzati?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Paolo S		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/04/03/grandi-colossi-e-best-seller-leditoria-e-morta/#comment-26178</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo S]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2006 09:15:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ben detto, Marco. Dirò di più, sono le piccole etichette che si concedono i tempi e i saperi di una sperimentazione intelligente, mentre la best-sellerizzazione inaridisce l&#039;identità e può alla lunga impoverire la casa editrice stessa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ben detto, Marco. Dirò di più, sono le piccole etichette che si concedono i tempi e i saperi di una sperimentazione intelligente, mentre la best-sellerizzazione inaridisce l&#8217;identità e può alla lunga impoverire la casa editrice stessa.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: marco v		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/04/03/grandi-colossi-e-best-seller-leditoria-e-morta/#comment-26177</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco v]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2006 08:43:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mah... non so: il libro è sempre stato un prodotto. E tashtego dice una cosa intelligente: bisognerebbe fare paragoni con i decenni precedenti.
E&#039; stato fatto - da tanti e in molti saggi e tesi - in questi anni, e devo dire che c&#039;è una sola regola che mi sento di formulare senza timore: &quot;il best seller a tavolino non esiste&quot;. O meglio, si può riuscire a vendere &quot;molto&quot; (ma prima bisogna intendersi quanto è &quot;molto&quot;) un libro ma a venderlo &quot;bene&quot; e a lungo sono fattori perlopiù ingovernabili.
L&#039;elenco dei best degli anni Settanta, per esempio, ha titoli stranoti (&quot;La Storia&quot; della Morante, ad esempio, oppure i soliti Moravia, Chiara) oppure titoli che oggi ci dicono quasi nulla (chi ricorda &quot;Berlinguer e il professore&quot;?) oppure ci sono noti ma nessuno li legge più (Pomilio lo si legge ancora, magari all&#039;Università? Mah..), mentre altri titoli che all&#039;epoca non fecero furore oggi sono stati ripresi e vanno fortissimo (se pur con un po&#039; di fatica, stanno rieditando tutto D&#039;Arrigo, e forse Volponi non è mai stato tanto apprezzato, almeno in certi ambienti). Quando si parla di editoria si dimentica una caratteristica fondamentale del catalogo: è fatto per restare; e il Tempo è Galantuomo. 
Ecco, su questo sono d&#039;accordo: se si smette di lavorare sul catalogo è la fine. Ma non credo che gli editori saranno tanto pazzi: per dieci così irresponsabilmente concentrati sul profitto immediato del nuovo, ce ne sarà sempre uno che farà un lavoro differente, se non altro proprio per differenziarsi (la &quot;nicchia&quot; è una categoria di pensiero economica, mica intellettuale...) e da lì emergerà tutto quel che basta per alimentare il fuoco lento della creatività, della qualità. Finché uno di questi libri non avrà successo e allora l&#039;autore firmerà un contratto con uno dei dieci editori irresponsabili... ;) io, alla morte definitiva del &quot;doppio binario&quot; non credo: perché al limite è morto quello interno (l&#039;abilità delle case editrici di costituire un &quot;vivaio&quot; attraverso delle collane dedicate), ma non può morire quello esterno, tipicamente del mercato. Così come è globalizzato il calcio, ma le grandi squadre vanno a prendere i calciatori sulle spiagge dorate del Brasile in un mondo povero ma fertile, anche l&#039;editoria più globalizzata alla fine dovrà pur sempre cercare il talento là dove cresce spontaneamente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mah&#8230; non so: il libro è sempre stato un prodotto. E tashtego dice una cosa intelligente: bisognerebbe fare paragoni con i decenni precedenti.<br />
E&#8217; stato fatto &#8211; da tanti e in molti saggi e tesi &#8211; in questi anni, e devo dire che c&#8217;è una sola regola che mi sento di formulare senza timore: &#8220;il best seller a tavolino non esiste&#8221;. O meglio, si può riuscire a vendere &#8220;molto&#8221; (ma prima bisogna intendersi quanto è &#8220;molto&#8221;) un libro ma a venderlo &#8220;bene&#8221; e a lungo sono fattori perlopiù ingovernabili.<br />
L&#8217;elenco dei best degli anni Settanta, per esempio, ha titoli stranoti (&#8220;La Storia&#8221; della Morante, ad esempio, oppure i soliti Moravia, Chiara) oppure titoli che oggi ci dicono quasi nulla (chi ricorda &#8220;Berlinguer e il professore&#8221;?) oppure ci sono noti ma nessuno li legge più (Pomilio lo si legge ancora, magari all&#8217;Università? Mah..), mentre altri titoli che all&#8217;epoca non fecero furore oggi sono stati ripresi e vanno fortissimo (se pur con un po&#8217; di fatica, stanno rieditando tutto D&#8217;Arrigo, e forse Volponi non è mai stato tanto apprezzato, almeno in certi ambienti). Quando si parla di editoria si dimentica una caratteristica fondamentale del catalogo: è fatto per restare; e il Tempo è Galantuomo.<br />
Ecco, su questo sono d&#8217;accordo: se si smette di lavorare sul catalogo è la fine. Ma non credo che gli editori saranno tanto pazzi: per dieci così irresponsabilmente concentrati sul profitto immediato del nuovo, ce ne sarà sempre uno che farà un lavoro differente, se non altro proprio per differenziarsi (la &#8220;nicchia&#8221; è una categoria di pensiero economica, mica intellettuale&#8230;) e da lì emergerà tutto quel che basta per alimentare il fuoco lento della creatività, della qualità. Finché uno di questi libri non avrà successo e allora l&#8217;autore firmerà un contratto con uno dei dieci editori irresponsabili&#8230; ;) io, alla morte definitiva del &#8220;doppio binario&#8221; non credo: perché al limite è morto quello interno (l&#8217;abilità delle case editrici di costituire un &#8220;vivaio&#8221; attraverso delle collane dedicate), ma non può morire quello esterno, tipicamente del mercato. Così come è globalizzato il calcio, ma le grandi squadre vanno a prendere i calciatori sulle spiagge dorate del Brasile in un mondo povero ma fertile, anche l&#8217;editoria più globalizzata alla fine dovrà pur sempre cercare il talento là dove cresce spontaneamente.</p>
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