<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Pubblico e privato ai tempi del caimano	</title>
	<atom:link href="https://staging.nazioneindiana.com/2006/04/06/pubblico-e-privato-ai-tempi-del-caimano/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/04/06/pubblico-e-privato-ai-tempi-del-caimano/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 10 Apr 2006 11:21:31 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.5</generator>
	<item>
		<title>
		Di: Americo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/04/06/pubblico-e-privato-ai-tempi-del-caimano/#comment-26613</link>

		<dc:creator><![CDATA[Americo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Apr 2006 11:21:31 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/04/06/pubblico-e-privato-ai-tempi-del-caimano/#comment-26613</guid>

					<description><![CDATA[A me sembra che Francesca abbia avuto un&#039;intuizione illuminante nell&#039;accostare l’espressione “coglione”, utilizzata dal Presidente del Consiglio, alle trasmissioni che inquinano, da qualche anno a questa parte, i palinsesti delle nostre reti televisive.
Si tratta di due forme di imbarbarimento che lasciano sconcertati. Ed è ancora più deprimente la circostanza che esse, per lo più, determinano un incremento di audience, anziché di indignazione generale.
Insomma, la cosa più grave è che si sta perdendo di vista l&#039;importanza simbolica che assumono - che devono assumere - le istituzioni e, in generale, i ruoli. Invece, il concetto (apertamente teorizzato) che si vuol far passare, è che non ci deve essere più distinzione tra pubblico e privato, tra ufficiale e ufficioso, tra formale e informale, tra arte, addirittura, e pettegolezzo. 
E così, non è più importante che chi si esibisce davanti a un pubblico sia dotato di talento, che stia una spanna sopra alla generalità delle persone (e del mondo) per le sue qualità, per il suo impegno, per il suo essere &quot;altro&quot;, per il suo essere “mito”. No, è importante che manifesti le sue più basse inclinazioni, le sue debolezze più banali, i suoi rancori, le sue sfuriate, le sue gelosie; è importante che sappia insultare senza imbarazzo e reagire agli insulti con altrettanta violenza. E’ la logica del reality: il talento non serve più. L’artista di turno (in decadenza o meno) deve abbassarsi al livello del suo pubblico, che deve avere il potere di liquidarlo con un voto. Così si nega l’essenza stessa dell’arte e dello spettacolo. L’artista dovrebbe esaltarti per quello che esprime in scena, dovrebbe elevarti per le sue abilità, dovrebbe farti sognare e commuovere per come si esibisce. La sua vita privata, in definitiva, non dovrebbe interessare. Chissà quanti grandi scrittori, quanti grandi attori, quanti immensi poeti sono intrattabili, imperdonabili, insopportabili nella vita privata: ma ciò non toglie nulla al sublime delle loro opere, che una volta realizzate vivono di vita propria, prescindendo dalle persone in carne ed ossa che le hanno poste in essere. E solo le loro opere sono dotate di immortalità, non i loro autori!
(Per inciso: so benissimo che coloro che si prestano ad apparire nei reality hanno ben poco di sublime, e che il paragone con i grandi artisti è sicuramente iperbolico. Tuttavia, il concetto di base è quello di negare l’ “alterità” dell’esibizione e dell’arte).

Alla stessa maniera, si vuole che le istituzioni non debbano più trascendere le bassezze comuni, non debbano più parlare col tono (a volte ampolloso, a volte metallico, a volte di circostanza – certo – ma comunque “elevato”) con cui ci si rivolge alle grandi collettività, con cui si fa riferimento agli interessi generali, con cui si esprimono concetti di portata ampia, in grado di incidere sui destini delle moltitudini, in grado di fornire soluzioni – sia pure parziali o partigiane, e quindi a volte non condivisibili – a problemi di carattere generale. Insomma, il linguaggio delle istituzioni non deve essere più “politico”, nel senso alto della parola, ma rude, basso, istintivo, dozzinale.
E mi è sembrata curiosa l’espressione utilizzata da Giovanna, che auspica di non sprecare intelligenza per rendere “significante” un insulto. Forse intendeva dire “significativo”. Ma la questione è proprio qui: che le istituzioni dovrebbero ponderare bene non solo il significato delle cose che vogliono esprimere, ma anche il “significante” con cui le esprimono. Perché effettivamente, se si dice “coglione” nel privato delle quattro mura domestiche, allora l’espressione utilizzata può anche essere poco importante (perché è vero che a casa siamo tutti un po’ volgari e superficiali). Ma in pubblico le cose cambiano: il significato, che può essere lo stesso, muta radicalmente, per via del fatto che il suo “significante”, riverberato dal contesto, diventa molto più significativo. Significativo, cioè, della concezione stessa che si ha delle istituzioni: non il luogo di tutti, aperto a tutti, rispettoso di tutti. Ma il luogo delle quattro mura domestiche dove, volendo, anche se non è elegante, se proprio scappa, si può pure ruttare in santa pace.
E, in tutta onestà, non è molto edificante sentire il rutto delle istituzioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A me sembra che Francesca abbia avuto un&#8217;intuizione illuminante nell&#8217;accostare l’espressione “coglione”, utilizzata dal Presidente del Consiglio, alle trasmissioni che inquinano, da qualche anno a questa parte, i palinsesti delle nostre reti televisive.<br />
Si tratta di due forme di imbarbarimento che lasciano sconcertati. Ed è ancora più deprimente la circostanza che esse, per lo più, determinano un incremento di audience, anziché di indignazione generale.<br />
Insomma, la cosa più grave è che si sta perdendo di vista l&#8217;importanza simbolica che assumono &#8211; che devono assumere &#8211; le istituzioni e, in generale, i ruoli. Invece, il concetto (apertamente teorizzato) che si vuol far passare, è che non ci deve essere più distinzione tra pubblico e privato, tra ufficiale e ufficioso, tra formale e informale, tra arte, addirittura, e pettegolezzo.<br />
E così, non è più importante che chi si esibisce davanti a un pubblico sia dotato di talento, che stia una spanna sopra alla generalità delle persone (e del mondo) per le sue qualità, per il suo impegno, per il suo essere &#8220;altro&#8221;, per il suo essere “mito”. No, è importante che manifesti le sue più basse inclinazioni, le sue debolezze più banali, i suoi rancori, le sue sfuriate, le sue gelosie; è importante che sappia insultare senza imbarazzo e reagire agli insulti con altrettanta violenza. E’ la logica del reality: il talento non serve più. L’artista di turno (in decadenza o meno) deve abbassarsi al livello del suo pubblico, che deve avere il potere di liquidarlo con un voto. Così si nega l’essenza stessa dell’arte e dello spettacolo. L’artista dovrebbe esaltarti per quello che esprime in scena, dovrebbe elevarti per le sue abilità, dovrebbe farti sognare e commuovere per come si esibisce. La sua vita privata, in definitiva, non dovrebbe interessare. Chissà quanti grandi scrittori, quanti grandi attori, quanti immensi poeti sono intrattabili, imperdonabili, insopportabili nella vita privata: ma ciò non toglie nulla al sublime delle loro opere, che una volta realizzate vivono di vita propria, prescindendo dalle persone in carne ed ossa che le hanno poste in essere. E solo le loro opere sono dotate di immortalità, non i loro autori!<br />
(Per inciso: so benissimo che coloro che si prestano ad apparire nei reality hanno ben poco di sublime, e che il paragone con i grandi artisti è sicuramente iperbolico. Tuttavia, il concetto di base è quello di negare l’ “alterità” dell’esibizione e dell’arte).</p>
<p>Alla stessa maniera, si vuole che le istituzioni non debbano più trascendere le bassezze comuni, non debbano più parlare col tono (a volte ampolloso, a volte metallico, a volte di circostanza – certo – ma comunque “elevato”) con cui ci si rivolge alle grandi collettività, con cui si fa riferimento agli interessi generali, con cui si esprimono concetti di portata ampia, in grado di incidere sui destini delle moltitudini, in grado di fornire soluzioni – sia pure parziali o partigiane, e quindi a volte non condivisibili – a problemi di carattere generale. Insomma, il linguaggio delle istituzioni non deve essere più “politico”, nel senso alto della parola, ma rude, basso, istintivo, dozzinale.<br />
E mi è sembrata curiosa l’espressione utilizzata da Giovanna, che auspica di non sprecare intelligenza per rendere “significante” un insulto. Forse intendeva dire “significativo”. Ma la questione è proprio qui: che le istituzioni dovrebbero ponderare bene non solo il significato delle cose che vogliono esprimere, ma anche il “significante” con cui le esprimono. Perché effettivamente, se si dice “coglione” nel privato delle quattro mura domestiche, allora l’espressione utilizzata può anche essere poco importante (perché è vero che a casa siamo tutti un po’ volgari e superficiali). Ma in pubblico le cose cambiano: il significato, che può essere lo stesso, muta radicalmente, per via del fatto che il suo “significante”, riverberato dal contesto, diventa molto più significativo. Significativo, cioè, della concezione stessa che si ha delle istituzioni: non il luogo di tutti, aperto a tutti, rispettoso di tutti. Ma il luogo delle quattro mura domestiche dove, volendo, anche se non è elegante, se proprio scappa, si può pure ruttare in santa pace.<br />
E, in tutta onestà, non è molto edificante sentire il rutto delle istituzioni.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giovanna Koch		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/04/06/pubblico-e-privato-ai-tempi-del-caimano/#comment-26585</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Koch]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Apr 2006 14:09:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/04/06/pubblico-e-privato-ai-tempi-del-caimano/#comment-26585</guid>

					<description><![CDATA[Sì, perfettamente d&#039;accordo, su livelli diversi. Ma c&#039;è uno &quot;smemorato&quot; per le reti radiofoniche che dà esilaranti lezioni in proposito. 
Baci divertiti e ammirati, Gv]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, perfettamente d&#8217;accordo, su livelli diversi. Ma c&#8217;è uno &#8220;smemorato&#8221; per le reti radiofoniche che dà esilaranti lezioni in proposito.<br />
Baci divertiti e ammirati, Gv</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Francesca		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/04/06/pubblico-e-privato-ai-tempi-del-caimano/#comment-26572</link>

		<dc:creator><![CDATA[Francesca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Apr 2006 20:18:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/04/06/pubblico-e-privato-ai-tempi-del-caimano/#comment-26572</guid>

					<description><![CDATA[Secondo Freud, &quot;l&#039;unico modo per dimenticare è ricordare&quot;. Di che parlavamo?  

Grazie per il riferimento all&#039;intelligenza (non poi così tanta, se non è riuscita a condurti per le pieghe delle sue divagazioni a un senso compiuto). Se c&#039;è, tranquilla, non si spreca. Esprimendosi, semmai, si alimenta.
Baci, Fra]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo Freud, &#8220;l&#8217;unico modo per dimenticare è ricordare&#8221;. Di che parlavamo?  </p>
<p>Grazie per il riferimento all&#8217;intelligenza (non poi così tanta, se non è riuscita a condurti per le pieghe delle sue divagazioni a un senso compiuto). Se c&#8217;è, tranquilla, non si spreca. Esprimendosi, semmai, si alimenta.<br />
Baci, Fra</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Edoardo Acotto		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/04/06/pubblico-e-privato-ai-tempi-del-caimano/#comment-26559</link>

		<dc:creator><![CDATA[Edoardo Acotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Apr 2006 11:47:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/04/06/pubblico-e-privato-ai-tempi-del-caimano/#comment-26559</guid>

					<description><![CDATA[io invece penso che noi di sinistra non capiamo l&#039;esatto valore della violenza, anche verbale, e quindi non sappiamo davverom cos&#039;è la nonviolenza.
Qui c&#039;era poco da andare in piazza dicendo &quot;siamo tutti coglioni&quot; visto che oggi il Caimano ha detto che vincono loro visto che non sono coglioni.
C&#039;è poco da sprecare intelligenza, la loro violenza (verbale ma anche strutturale e militare: affamano i poveri e uccidono in Iraq e a Genova) NON VA ACCETTATA. I casi sono due: o so sceglie la violenza e allora si risponde COGLIONE SARAI TU E QUELLI CHE TI VOTANO,  o si dice di non insultare ma NON SI PUO&#039; RIBALTARE UNA VIOLENZA CON L&#039;IRONIA. Pena appunto non coglierne la natura di violenza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>io invece penso che noi di sinistra non capiamo l&#8217;esatto valore della violenza, anche verbale, e quindi non sappiamo davverom cos&#8217;è la nonviolenza.<br />
Qui c&#8217;era poco da andare in piazza dicendo &#8220;siamo tutti coglioni&#8221; visto che oggi il Caimano ha detto che vincono loro visto che non sono coglioni.<br />
C&#8217;è poco da sprecare intelligenza, la loro violenza (verbale ma anche strutturale e militare: affamano i poveri e uccidono in Iraq e a Genova) NON VA ACCETTATA. I casi sono due: o so sceglie la violenza e allora si risponde COGLIONE SARAI TU E QUELLI CHE TI VOTANO,  o si dice di non insultare ma NON SI PUO&#8217; RIBALTARE UNA VIOLENZA CON L&#8217;IRONIA. Pena appunto non coglierne la natura di violenza.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giovanna Koch		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/04/06/pubblico-e-privato-ai-tempi-del-caimano/#comment-26556</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Koch]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Apr 2006 10:45:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/04/06/pubblico-e-privato-ai-tempi-del-caimano/#comment-26556</guid>

					<description><![CDATA[Non saprei, Francesca. Può darsi che tu abbia ragione, ma leggendoti ho perso il momento in cui l&#039;insulto del Presidente, da politico che era, si è generalizzato nel privato, cambiando significato, fino a rimbalzare contro di lui in una diversa accusa: così non credo di averti capito fino in fondo. La mia prima impressione, comunque, è che non valga la pena sprecare tutta questa intelligenza (e forse neanche le allegre e autoironiche magliette della festa di chiusura dell&#039;Ulivo) per assumere come significante un insulto che andrebbe invece lasciato cadere, col disprezzo che merita, nel dimenticatoio pubblico e privato. Il rovello che resta a circondare un&#039;offesa nelle nostre menti, è il lavorio degli anticorpi che tentano di distruggerla e intanto - per contrappasso - la tengono sotto la nostra attenzione, viva. Aspettiamo che finiscano il loro lavoro, invece di alimentare la vita dell&#039;offesa, no? Dimenticare, talvolta, è il modo più maturo e più efficace di neutralizzare l&#039;avversario, riducendolo al silenzio. O almeno spero. Ciao e in gamba come sempre, Giovanna]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non saprei, Francesca. Può darsi che tu abbia ragione, ma leggendoti ho perso il momento in cui l&#8217;insulto del Presidente, da politico che era, si è generalizzato nel privato, cambiando significato, fino a rimbalzare contro di lui in una diversa accusa: così non credo di averti capito fino in fondo. La mia prima impressione, comunque, è che non valga la pena sprecare tutta questa intelligenza (e forse neanche le allegre e autoironiche magliette della festa di chiusura dell&#8217;Ulivo) per assumere come significante un insulto che andrebbe invece lasciato cadere, col disprezzo che merita, nel dimenticatoio pubblico e privato. Il rovello che resta a circondare un&#8217;offesa nelle nostre menti, è il lavorio degli anticorpi che tentano di distruggerla e intanto &#8211; per contrappasso &#8211; la tengono sotto la nostra attenzione, viva. Aspettiamo che finiscano il loro lavoro, invece di alimentare la vita dell&#8217;offesa, no? Dimenticare, talvolta, è il modo più maturo e più efficace di neutralizzare l&#8217;avversario, riducendolo al silenzio. O almeno spero. Ciao e in gamba come sempre, Giovanna</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: staging.nazioneindiana.com @ 2026-04-17 15:49:14 by W3 Total Cache
-->