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	Commenti a: Le parole non sono mai come i fiori	</title>
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		Di: AbatediTheleme		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[AbatediTheleme]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Oct 2006 13:42:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Intervengo tardivamente nella discussione per porvi la pietra tombale. Pare che Zizzi sia superdotato, inequivocabilmente. 
Di fronte a tale prometeica dote, ogni lingua sa ciò che deve fare. 
Tacere o ..... :))))))))]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervengo tardivamente nella discussione per porvi la pietra tombale. Pare che Zizzi sia superdotato, inequivocabilmente.<br />
Di fronte a tale prometeica dote, ogni lingua sa ciò che deve fare.<br />
Tacere o &#8230;.. :))))))))</p>
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		Di: de andreis		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[de andreis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 May 2006 11:24:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[il problema è che gira e volta siamo tutti a bagno nel laghetto melmoso. chi più chi meno. E ci lecchiamo a vicenda, perchè altrimenti scoppia una vera guerra e sono cazzi. Raimo non dovresti ritirare o mediare le cose che hai detto su Colombati o Parente o Zizzi, le pensi. Colombati è di un autoreferenziale da far paura e probabilmente fallisce la sua missione di rivelazione. Così come Mozzi non dovrebbe parlare di editoria ma di Fiction, nel senso di finzione nell&#039;inventare cose che non esitono, come i suoi capolavori pret a porter in tre per due ai quali ci ha abituato come ci si abitua ai noiosi spot televisivi. La ragione non sta più nel mezzo, la ragione sta dove stanno gli amici, soprattutto quelli potenti. Un mio modesto e discutibile parere ma pur sempre un parere. DA]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>il problema è che gira e volta siamo tutti a bagno nel laghetto melmoso. chi più chi meno. E ci lecchiamo a vicenda, perchè altrimenti scoppia una vera guerra e sono cazzi. Raimo non dovresti ritirare o mediare le cose che hai detto su Colombati o Parente o Zizzi, le pensi. Colombati è di un autoreferenziale da far paura e probabilmente fallisce la sua missione di rivelazione. Così come Mozzi non dovrebbe parlare di editoria ma di Fiction, nel senso di finzione nell&#8217;inventare cose che non esitono, come i suoi capolavori pret a porter in tre per due ai quali ci ha abituato come ci si abitua ai noiosi spot televisivi. La ragione non sta più nel mezzo, la ragione sta dove stanno gli amici, soprattutto quelli potenti. Un mio modesto e discutibile parere ma pur sempre un parere. DA</p>
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		Di: che?		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[che?]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 May 2006 05:12:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io Perceber l&#039;ho letto e molto mi è piaciuto, e per fortuna c&#039;era un Mozzi a pubblicarlo. La Macinatrice l&#039;ho letto addirittura tre volte (ma rileggerò anche Perceber) e ancora continua a stupirmi. Non ho trovato nessuno di questi due libri incomprensibili, li ho trovati semplicemente COMPLESSI, ma tutto sommato neppure troppo. Mi sembra che si dia troppo scontato, nei discorsi qui sopra, che non comprensibile sia ciò che non comprende Cristian Raino.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io Perceber l&#8217;ho letto e molto mi è piaciuto, e per fortuna c&#8217;era un Mozzi a pubblicarlo. La Macinatrice l&#8217;ho letto addirittura tre volte (ma rileggerò anche Perceber) e ancora continua a stupirmi. Non ho trovato nessuno di questi due libri incomprensibili, li ho trovati semplicemente COMPLESSI, ma tutto sommato neppure troppo. Mi sembra che si dia troppo scontato, nei discorsi qui sopra, che non comprensibile sia ciò che non comprende Cristian Raino.</p>
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		<title>
		Di: leader dei cugini di campagna (		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[leader dei cugini di campagna (]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 May 2006 20:42:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[col cazzo. sono io, zizzi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>col cazzo. sono io, zizzi.</p>
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		<title>
		Di: napo orso capo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[napo orso capo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 May 2006 20:40:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[zizzi sono io per dio!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>zizzi sono io per dio!</p>
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		<title>
		Di: db		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/04/28/le-parole-non-sono-mai-come-i-fiori/#comment-27662</link>

		<dc:creator><![CDATA[db]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Apr 2006 11:55:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ringrazio biska per la dritta (e pensare che lo traduco a pezzi!)

Nun, nun müssen dafür Worte, wie Blumen, entstehn.

Ora perciò, ora devono nascere parole come fiori.

E&#039; una similitudine, rientrante in pieno nell&#039;analogia. De Man ha cioè sbagliato indirizzo (cosa dovrebbe dire poi de &quot;Le parole sono pietre&quot;?). &quot;Romantici&quot; è dizione piuttosto tarda, anglofona: i primi, a partire dagli Schlegel, si facevano chiamare ed erano chiamati &quot;ironisti&quot; (assai poco biologici dunque).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio biska per la dritta (e pensare che lo traduco a pezzi!)</p>
<p>Nun, nun müssen dafür Worte, wie Blumen, entstehn.</p>
<p>Ora perciò, ora devono nascere parole come fiori.</p>
<p>E&#8217; una similitudine, rientrante in pieno nell&#8217;analogia. De Man ha cioè sbagliato indirizzo (cosa dovrebbe dire poi de &#8220;Le parole sono pietre&#8221;?). &#8220;Romantici&#8221; è dizione piuttosto tarda, anglofona: i primi, a partire dagli Schlegel, si facevano chiamare ed erano chiamati &#8220;ironisti&#8221; (assai poco biologici dunque).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: christian raimo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[christian raimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Apr 2006 11:17:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[okay, siamo irenici. il punto, michelangelo, per me è che esistono le zone grigie. non vedo capolavori. non capisco come i libri di parente e colombati possano essere dei capolavori. non considero un capolavoro horcynus orca, pur essendone stato ammaliato quando avevo diciassette anni perché appunto negli anni ho imparato il valore della comprensibilità come valore rivoluzionario, anagogico se ti piace. l&#039;idea che le parole si trasformino in azioni, o che producano intervento, è credo quello che auspicano chiunque scrive. io ho scelto che lavoro fare, chi amare, come vivere anche per i libri che ho letto. per me dunque l&#039;obiettivo in questo senso non è ovviamente la legittimazione pubblica. se pure risultassi simpatico a qualcuno, questo non mi dà da mangiare, né mi fa sentire amato, per cui ne faccio a meno. ma l&#039;obiettivo per me è l&#039;essere popolari. arrivo addirittura ad apprezzare de carlo, andrea de carlo, con tutta la sua prosa di plastica, quando mi dico: okay è riuscito a modellare un italiano medio fruibile, e non è facile, gli riconosco un merito di mestiere. d&#039;altra parte sono cresciuto leggendo dissidenti e continuo a farlo, leggo chi ha a cuore la lingua italiana alle volte più della sua stessa esistenza in vita, li considero dei martiri in un certo senso, provo un affetto che è superiore alla stima per la rosselli per d&#039;arrigo per michele mari anche per parente. 
quello che voglio dire è che la ricerca letteraria è più varia di un arroccamento. preferisco i tentativi mainstream di pincio o di mancassola a oggetti granitici come neuropa o perceber, tutto qui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>okay, siamo irenici. il punto, michelangelo, per me è che esistono le zone grigie. non vedo capolavori. non capisco come i libri di parente e colombati possano essere dei capolavori. non considero un capolavoro horcynus orca, pur essendone stato ammaliato quando avevo diciassette anni perché appunto negli anni ho imparato il valore della comprensibilità come valore rivoluzionario, anagogico se ti piace. l&#8217;idea che le parole si trasformino in azioni, o che producano intervento, è credo quello che auspicano chiunque scrive. io ho scelto che lavoro fare, chi amare, come vivere anche per i libri che ho letto. per me dunque l&#8217;obiettivo in questo senso non è ovviamente la legittimazione pubblica. se pure risultassi simpatico a qualcuno, questo non mi dà da mangiare, né mi fa sentire amato, per cui ne faccio a meno. ma l&#8217;obiettivo per me è l&#8217;essere popolari. arrivo addirittura ad apprezzare de carlo, andrea de carlo, con tutta la sua prosa di plastica, quando mi dico: okay è riuscito a modellare un italiano medio fruibile, e non è facile, gli riconosco un merito di mestiere. d&#8217;altra parte sono cresciuto leggendo dissidenti e continuo a farlo, leggo chi ha a cuore la lingua italiana alle volte più della sua stessa esistenza in vita, li considero dei martiri in un certo senso, provo un affetto che è superiore alla stima per la rosselli per d&#8217;arrigo per michele mari anche per parente.<br />
quello che voglio dire è che la ricerca letteraria è più varia di un arroccamento. preferisco i tentativi mainstream di pincio o di mancassola a oggetti granitici come neuropa o perceber, tutto qui.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ludwig van Beethoven		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/04/28/le-parole-non-sono-mai-come-i-fiori/#comment-27658</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ludwig van Beethoven]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Apr 2006 11:11:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ognuno ha le sue aspettative dalla vita. Molti di voi, spinti dal bisogno di una rivalsa sociale, cercano di percorrere la strada della caratterizzazione estrema della propria identità lettararia in quanto possibilità di sopravvivenza. Altri, fuori dal gioco, sono i soliti &quot;ragazzotti&quot; che, per dare sfogo al loro malessere esistenziale, si scaldano oltre misura quando riescono a identificarsi con l&#039;una o l&#039;altra squadra. La contrapposizione, lo scontro, nel calcio come nella politica, nella musica, nel lavoro. La metafora dello scontro come scorciatoia di una borghese affermazione sociale. L&#039;identificazione di un nemico da umiliare, da sconfiggere, da ridicolizzare sul piano umano e biologico (frequenti le invettive sulle capacità  o incapacità sessuali, sui tradimenti, ecc.). Una dimensione misera dell&#039;esistenza, eletta a metodo per sopravvivere a un sistema sociale e politico, a un ordine delle cose, che sembra onnipotente e quindi &quot;naturale&quot;.
Tutta questa polemica, che è montata in maniera veramente esagerata in questi ultimi interventi, oltre a mettere in evidenza il &quot;fascismo&quot; innato degli italiani, non ha dato proprio nulla a chi voleva capire o semplicemente &quot;migliorarsi&quot; leggendo.
Non c&#039;è più tolleranza nella nostra società, non c&#039;è più voglia di far funzionare il cervello, di confrontarsi seriamente nel merito, di stare ad ascoltare l&#039;altro. C&#039;è solo l&#039;ansia di schierarsi e di rimuovere, in questo modo, le contraddizioni del proprio vivere sociale e personale. Le contraddizioni provocano sofferenza e la volontà di incidervi, con la propria &quot;arte&quot; o con le proprie azioni, spesso implica delle scelte laceranti, che non tutti sono in grado di effettuare in maniera diretta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ognuno ha le sue aspettative dalla vita. Molti di voi, spinti dal bisogno di una rivalsa sociale, cercano di percorrere la strada della caratterizzazione estrema della propria identità lettararia in quanto possibilità di sopravvivenza. Altri, fuori dal gioco, sono i soliti &#8220;ragazzotti&#8221; che, per dare sfogo al loro malessere esistenziale, si scaldano oltre misura quando riescono a identificarsi con l&#8217;una o l&#8217;altra squadra. La contrapposizione, lo scontro, nel calcio come nella politica, nella musica, nel lavoro. La metafora dello scontro come scorciatoia di una borghese affermazione sociale. L&#8217;identificazione di un nemico da umiliare, da sconfiggere, da ridicolizzare sul piano umano e biologico (frequenti le invettive sulle capacità  o incapacità sessuali, sui tradimenti, ecc.). Una dimensione misera dell&#8217;esistenza, eletta a metodo per sopravvivere a un sistema sociale e politico, a un ordine delle cose, che sembra onnipotente e quindi &#8220;naturale&#8221;.<br />
Tutta questa polemica, che è montata in maniera veramente esagerata in questi ultimi interventi, oltre a mettere in evidenza il &#8220;fascismo&#8221; innato degli italiani, non ha dato proprio nulla a chi voleva capire o semplicemente &#8220;migliorarsi&#8221; leggendo.<br />
Non c&#8217;è più tolleranza nella nostra società, non c&#8217;è più voglia di far funzionare il cervello, di confrontarsi seriamente nel merito, di stare ad ascoltare l&#8217;altro. C&#8217;è solo l&#8217;ansia di schierarsi e di rimuovere, in questo modo, le contraddizioni del proprio vivere sociale e personale. Le contraddizioni provocano sofferenza e la volontà di incidervi, con la propria &#8220;arte&#8221; o con le proprie azioni, spesso implica delle scelte laceranti, che non tutti sono in grado di effettuare in maniera diretta.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: elogiodelleccedenza		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/04/28/le-parole-non-sono-mai-come-i-fiori/#comment-27655</link>

		<dc:creator><![CDATA[elogiodelleccedenza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Apr 2006 10:56:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mio caro Enrico, so molto bene che quello che cito è in parte un titolo di un libro minore di Busi, come ovviamente lo sapeva Parente. Ma &#039;io desidero un&#039;apocalissi più svelta&#039; non è la stessa cosa del titolo. 

Mentre Serbeni che ha idee leggermente confuse sull&#039;asse oppositivo plurilinguismo vs monolnguismo forse farebbe meglio a svluppare facoltà cognitive, propriocettive, connettive tra area ed area, zona psichica e fucina del risentire, eccetera. Ma non è impossibile farcela.

Quel che mi pare rilevante qui in questi post è che almeno accendono piacevoli dscussioni e vitali, a differenza di altri troppo morfinici, da sostanza P.

Parlavo di capolavori considerando i lavori di Massimilano Parente e Leonardo Colombati. Se vorrete vi leggerete i miei interventi critici sull&#039;Immaginazione di Manni (usciranno credo nel prossimo numero) nei quali spiego quel che dico. Oppure vi rileggete (ma proprio con attenzione) il mio testo nel post precedente.

Non ho molto da aggiungere.

Cristian tu dici che sono scritture &#039;private&#039;. Ma cosa significa? Qual&#039;è l&#039;opposto di &#039;privato&#039; per te? mettiamo che sia pubblico come penso, per non immaginare di peggio. Proust è pubblico? Melville è pubblico? Ma finanche Moresco vi pare pubblico?

Esiste una nozione nell&#039; &#039;Intervento violento&#039;, che se foste stati più rapidi , con una certa abilità nell&#039;inferenza, avreste letto, può andare su questa direzione: &#039;Proprietà privata&#039; è un ossimoro. Perché il &#039;proprio&#039; appartiene al fatto destinale, o come dici tu genomico. Il &#039;privato&#039; è invece ciò che dal pubblico è stato prelevato, tolto. In questo senso il &#039;privato&#039; per sussistere ha bisogno di una leggitimazione giuspositivistica. Il &#039;proprio&#039; resta invece sempre irriducibile, essenziale, reale oltre ogni &#039;condizione&#039; esterna.
Vista così la faccenda (ma voi scuserete il mio intervento frettoloso) i libri di Parente e Colombati più che privati sarebbero &#039;propri&#039;, cioè talentuosi, &#039;essenziali&#039;, &#039;efficaci&#039;, &#039;agenti&#039; perchè non bisognosi di essere giustificati all&#039; esterno. 
Va da sé che privati (cioè alla ricerca di una legittimazione pubblica: il precariato, la vita difficile, la politica attuale, eccetera) sarebbero invece i tuoi e quelli del 99, 9999 % degl scrittori e dei lettori che se ne nutrono.

Ma al di là di tutto, un abbraccio anche a te, Cristian.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mio caro Enrico, so molto bene che quello che cito è in parte un titolo di un libro minore di Busi, come ovviamente lo sapeva Parente. Ma &#8216;io desidero un&#8217;apocalissi più svelta&#8217; non è la stessa cosa del titolo. </p>
<p>Mentre Serbeni che ha idee leggermente confuse sull&#8217;asse oppositivo plurilinguismo vs monolnguismo forse farebbe meglio a svluppare facoltà cognitive, propriocettive, connettive tra area ed area, zona psichica e fucina del risentire, eccetera. Ma non è impossibile farcela.</p>
<p>Quel che mi pare rilevante qui in questi post è che almeno accendono piacevoli dscussioni e vitali, a differenza di altri troppo morfinici, da sostanza P.</p>
<p>Parlavo di capolavori considerando i lavori di Massimilano Parente e Leonardo Colombati. Se vorrete vi leggerete i miei interventi critici sull&#8217;Immaginazione di Manni (usciranno credo nel prossimo numero) nei quali spiego quel che dico. Oppure vi rileggete (ma proprio con attenzione) il mio testo nel post precedente.</p>
<p>Non ho molto da aggiungere.</p>
<p>Cristian tu dici che sono scritture &#8216;private&#8217;. Ma cosa significa? Qual&#8217;è l&#8217;opposto di &#8216;privato&#8217; per te? mettiamo che sia pubblico come penso, per non immaginare di peggio. Proust è pubblico? Melville è pubblico? Ma finanche Moresco vi pare pubblico?</p>
<p>Esiste una nozione nell&#8217; &#8216;Intervento violento&#8217;, che se foste stati più rapidi , con una certa abilità nell&#8217;inferenza, avreste letto, può andare su questa direzione: &#8216;Proprietà privata&#8217; è un ossimoro. Perché il &#8216;proprio&#8217; appartiene al fatto destinale, o come dici tu genomico. Il &#8216;privato&#8217; è invece ciò che dal pubblico è stato prelevato, tolto. In questo senso il &#8216;privato&#8217; per sussistere ha bisogno di una leggitimazione giuspositivistica. Il &#8216;proprio&#8217; resta invece sempre irriducibile, essenziale, reale oltre ogni &#8216;condizione&#8217; esterna.<br />
Vista così la faccenda (ma voi scuserete il mio intervento frettoloso) i libri di Parente e Colombati più che privati sarebbero &#8216;propri&#8217;, cioè talentuosi, &#8216;essenziali&#8217;, &#8216;efficaci&#8217;, &#8216;agenti&#8217; perchè non bisognosi di essere giustificati all&#8217; esterno.<br />
Va da sé che privati (cioè alla ricerca di una legittimazione pubblica: il precariato, la vita difficile, la politica attuale, eccetera) sarebbero invece i tuoi e quelli del 99, 9999 % degl scrittori e dei lettori che se ne nutrono.</p>
<p>Ma al di là di tutto, un abbraccio anche a te, Cristian.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: christian raimo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/04/28/le-parole-non-sono-mai-come-i-fiori/#comment-27653</link>

		<dc:creator><![CDATA[christian raimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Apr 2006 10:45:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[giulio, hai parzialmente ragione. premettevo che reagivo a cazzo, d&#039;impulso.  metterei un &quot;soltanto&quot; prima di letteratura. ossia non ce la faccio più di sentirmi dire che c&#039;è un flusso carsico, clandestino, carbonaro di resistenza nei confronti del mondo pubblicato che ha come padri appunto gli indiscutibili, beckett e kafka e cervantes, e come militanti romanzi che per me sfidano il lettore soprattutto per la loro osticità. &quot; se la letteratura è SOLTANTO questo spazio, chissene&quot;. benvenuti parente e colombati e zizzi, ma benvenuti non per ripetere sempre a ogni giro che il resto è merda, che c&#039;è la restaurazione, le cricche di scrittori moderati, che moresco è dio in terra. legittime secondo me sono le idiosincrasie. altrimenti di che si parla? a me fa schifo come scrive tizio, per me è il peggio del panorama italiano. legittime sono però quando non sono il pretesto per esistere. 
parlo così - a tono medio - forse perché negli ultimi dieci anni non ho trovato nessun libro scritto da scrittori italiani che mi abbia cambiato la vita, illuminato in senso pieno. magari se fossi stato folgorato da &quot;gli esordi&quot; di moresco o da chiunque altro, avrei una posizione, anche uno slancio, diverso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>giulio, hai parzialmente ragione. premettevo che reagivo a cazzo, d&#8217;impulso.  metterei un &#8220;soltanto&#8221; prima di letteratura. ossia non ce la faccio più di sentirmi dire che c&#8217;è un flusso carsico, clandestino, carbonaro di resistenza nei confronti del mondo pubblicato che ha come padri appunto gli indiscutibili, beckett e kafka e cervantes, e come militanti romanzi che per me sfidano il lettore soprattutto per la loro osticità. &#8221; se la letteratura è SOLTANTO questo spazio, chissene&#8221;. benvenuti parente e colombati e zizzi, ma benvenuti non per ripetere sempre a ogni giro che il resto è merda, che c&#8217;è la restaurazione, le cricche di scrittori moderati, che moresco è dio in terra. legittime secondo me sono le idiosincrasie. altrimenti di che si parla? a me fa schifo come scrive tizio, per me è il peggio del panorama italiano. legittime sono però quando non sono il pretesto per esistere.<br />
parlo così &#8211; a tono medio &#8211; forse perché negli ultimi dieci anni non ho trovato nessun libro scritto da scrittori italiani che mi abbia cambiato la vita, illuminato in senso pieno. magari se fossi stato folgorato da &#8220;gli esordi&#8221; di moresco o da chiunque altro, avrei una posizione, anche uno slancio, diverso.</p>
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