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	Commenti a: Leggendo Sennett	</title>
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		<title>
		Di: wovoka		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jun 2006 13:04:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ok, specifico soltanto non era tanto un giudizio su questo o quell&#039;altro artista che ti chiedevo, quanto la possibilità di evidenziare, con un esempio, almeno il sentore di un “nesso” tra l&#039;attività effettiva e le teorizzazioni. In fondo mi piacerebbe solo riuscire a capire il funzionamento dell&#039;impresa artistica in maniera simile a quanto riesco a fare con quella scientifica. Anche quest&#039;ultima è fatta da uomini, con i loro limiti, interessi ecc., tuttavia quanto più uno approfondisce i contesti tanto più riesce a capire il come e il perché delle sue diverse attività e manifestazioni, le gerarchie dei meriti, eccetera. Nell&#039;arte sembra avvenire esattamente il contrario, circostanza che più che “indignarmi” mi incuriosisce ... sempre più.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ok, specifico soltanto non era tanto un giudizio su questo o quell&#8217;altro artista che ti chiedevo, quanto la possibilità di evidenziare, con un esempio, almeno il sentore di un “nesso” tra l&#8217;attività effettiva e le teorizzazioni. In fondo mi piacerebbe solo riuscire a capire il funzionamento dell&#8217;impresa artistica in maniera simile a quanto riesco a fare con quella scientifica. Anche quest&#8217;ultima è fatta da uomini, con i loro limiti, interessi ecc., tuttavia quanto più uno approfondisce i contesti tanto più riesce a capire il come e il perché delle sue diverse attività e manifestazioni, le gerarchie dei meriti, eccetera. Nell&#8217;arte sembra avvenire esattamente il contrario, circostanza che più che “indignarmi” mi incuriosisce &#8230; sempre più.</p>
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		Di: b.georg		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[b.georg]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jun 2006 12:16:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[gianni, abbraccio ricambiato

wo, io non mi addentro in giudizi sull&#039;arte contemporanea o addirittura su definizioni d&#039;ate applicata a casi singoli, ci tengo alla pelle ;)
(non sono nemmeno così esperto in arti figurative, che mi pare non abbiano seguito proprio lo stesso percorso della letteratura o non con gli stessi tempi, quindi non azzardo - dicessi che a me cattelan piace cambierebbe qualcosa? non credo. E come giustifico che mi piace wallace? troppo difficile: cedo)

&quot;l&#039;indifferenza politica&quot; credo sia un equivoco; perché me l&#039;attribuisci? (sono anche uno dei pochi italiani che fa politica attiva da anni, praticamente una mosca bianca:).

&quot;il pensiero all&#039;altezza di&quot; è un auspicio nemmeno così malriposto, imo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>gianni, abbraccio ricambiato</p>
<p>wo, io non mi addentro in giudizi sull&#8217;arte contemporanea o addirittura su definizioni d&#8217;ate applicata a casi singoli, ci tengo alla pelle ;)<br />
(non sono nemmeno così esperto in arti figurative, che mi pare non abbiano seguito proprio lo stesso percorso della letteratura o non con gli stessi tempi, quindi non azzardo &#8211; dicessi che a me cattelan piace cambierebbe qualcosa? non credo. E come giustifico che mi piace wallace? troppo difficile: cedo)</p>
<p>&#8220;l&#8217;indifferenza politica&#8221; credo sia un equivoco; perché me l&#8217;attribuisci? (sono anche uno dei pochi italiani che fa politica attiva da anni, praticamente una mosca bianca:).</p>
<p>&#8220;il pensiero all&#8217;altezza di&#8221; è un auspicio nemmeno così malriposto, imo</p>
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		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/06/11/leggendo-sennett/#comment-30201</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jun 2006 06:29:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Con apprensione, ricambio sinceramente l&#039;abbraccio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con apprensione, ricambio sinceramente l&#8217;abbraccio.</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/06/11/leggendo-sennett/#comment-30195</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jun 2006 21:56:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Amici, perdonate il mio silenzio, ma in questi giorni è accaduta una cosa terribile che ha sconvolto la mia vita. Non ho letto e non so quando riuscirò a leggere questa discussione che pare bella ed educata, così come io vorrei siano sempre.
Vi abbraccio, G.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Amici, perdonate il mio silenzio, ma in questi giorni è accaduta una cosa terribile che ha sconvolto la mia vita. Non ho letto e non so quando riuscirò a leggere questa discussione che pare bella ed educata, così come io vorrei siano sempre.<br />
Vi abbraccio, G.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/06/11/leggendo-sennett/#comment-30189</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jun 2006 17:45:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quando un thread viene spinto in seconda pagina dall&#039;accumularsi di nuovi interventi, di solito si spegne rapidamente. Voglio però provare a chiedere un&#039;ultima cosa a b.georg: sinceramente, davvero pensi che quelle vertiginose &quot;cognizioni&quot; (su quel che siamo, sul come i segni ci fondano etc.) che hai provato a lasciar intuire, abbiano un rapporto &quot;autentico&quot; con le vicende e le quotazioni dell&#039;arte postmoderna, diciamo da Warhol in qua, culminando negli Hirst e nei Cattelan? Lungi da me disprezzare l&#039;arte concettuale e le sue furbe derivazioni, terminale abissale e necessario di certe tensioni profonde, ma davvero non era già tutto quanto implicito in Duchamp? Imparare a vedere &quot;il niente nel tutto e il tutto nel niente&quot; non è cosa da poco, ed io ritengo che un certo sguardo, acquisito dalla modernità, rappresenti una conquista formidabile, ma ritengo anche che la trasformazione di certe imprese pionieristiche in impresa commerciale, suggellata da Warhol, sia tutta un&#039;altra cosa: uno spettacolo interessantissimo per capire le logiche di giochi ben più pericolosi, ma non propriamente Arte, perché nell&#039;arbitrario succedersi di mosse in giochi ristretti, autoreferenziali, dall&#039;accesso strettamente vigilato, è andata a perdersi (perché evidentemente antieconomica) proprio quella &quot;competenza del corpo&quot;, quelle coordinazioni interne che donavano al campo la propria specificità. Posso anche sbagliarmi in larga misura, mi piace l&#039;intelligenza e profondità delle tue osservazioni, però non capisco l&#039;indifferenza &quot;politica&quot; che da queste sembri trarre. Dicevi &quot;un pensiero all&#039;altezza dell&#039;arte contemporanea&quot; ... e chi mai lo possiede oggi? Forse Politi? Bonito Oliva? Un qualunque artista? Immagino che potresti dirmi Sini, che ancora non conosco, ma la filosofia non determina proprio nulla in campo artistico, vi preleva solamente i campioni che possono adattarsi alle proprie formulazioni. Vabbé dai, tempo scaduto anche per me. Ciao]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando un thread viene spinto in seconda pagina dall&#8217;accumularsi di nuovi interventi, di solito si spegne rapidamente. Voglio però provare a chiedere un&#8217;ultima cosa a b.georg: sinceramente, davvero pensi che quelle vertiginose &#8220;cognizioni&#8221; (su quel che siamo, sul come i segni ci fondano etc.) che hai provato a lasciar intuire, abbiano un rapporto &#8220;autentico&#8221; con le vicende e le quotazioni dell&#8217;arte postmoderna, diciamo da Warhol in qua, culminando negli Hirst e nei Cattelan? Lungi da me disprezzare l&#8217;arte concettuale e le sue furbe derivazioni, terminale abissale e necessario di certe tensioni profonde, ma davvero non era già tutto quanto implicito in Duchamp? Imparare a vedere &#8220;il niente nel tutto e il tutto nel niente&#8221; non è cosa da poco, ed io ritengo che un certo sguardo, acquisito dalla modernità, rappresenti una conquista formidabile, ma ritengo anche che la trasformazione di certe imprese pionieristiche in impresa commerciale, suggellata da Warhol, sia tutta un&#8217;altra cosa: uno spettacolo interessantissimo per capire le logiche di giochi ben più pericolosi, ma non propriamente Arte, perché nell&#8217;arbitrario succedersi di mosse in giochi ristretti, autoreferenziali, dall&#8217;accesso strettamente vigilato, è andata a perdersi (perché evidentemente antieconomica) proprio quella &#8220;competenza del corpo&#8221;, quelle coordinazioni interne che donavano al campo la propria specificità. Posso anche sbagliarmi in larga misura, mi piace l&#8217;intelligenza e profondità delle tue osservazioni, però non capisco l&#8217;indifferenza &#8220;politica&#8221; che da queste sembri trarre. Dicevi &#8220;un pensiero all&#8217;altezza dell&#8217;arte contemporanea&#8221; &#8230; e chi mai lo possiede oggi? Forse Politi? Bonito Oliva? Un qualunque artista? Immagino che potresti dirmi Sini, che ancora non conosco, ma la filosofia non determina proprio nulla in campo artistico, vi preleva solamente i campioni che possono adattarsi alle proprie formulazioni. Vabbé dai, tempo scaduto anche per me. Ciao</p>
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		<title>
		Di: Massimo Villivà		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/06/11/leggendo-sennett/#comment-30177</link>

		<dc:creator><![CDATA[Massimo Villivà]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jun 2006 13:36:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Intanto il mondo fa il suo corso. L&#039;importante è la salute. E un par de scarpe nuove.
Massimo Villivà]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intanto il mondo fa il suo corso. L&#8217;importante è la salute. E un par de scarpe nuove.<br />
Massimo Villivà</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: b.georg		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/06/11/leggendo-sennett/#comment-30164</link>

		<dc:creator><![CDATA[b.georg]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jun 2006 11:09:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[comunque siamo (sono) un bell&#039;esempio di come si possa andare fuori tema :-)
gianni mi scuserà, almeno spero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>comunque siamo (sono) un bell&#8217;esempio di come si possa andare fuori tema :-)<br />
gianni mi scuserà, almeno spero.</p>
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		<title>
		Di: b.georg		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/06/11/leggendo-sennett/#comment-30163</link>

		<dc:creator><![CDATA[b.georg]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jun 2006 11:07:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[wo, io però eviterei di confondere una gabbia che c&#039;è - la segregazione del potere  - con una gabbia &quot;metafisica&quot;, che imo non c&#039;è affatto - il linguaggio, piuttosto che la gettatezza, piuttosto che le piegature cui si dovrebbe evadere, e perché mai, e soprattutto come o verso cosa - se &quot;l&#039;esser cosa&quot; stesso dipende dalla gettatezza? 

Dato che l&#039;incompletezza - il corrispondere differendo, il movimento doppio del corpo che ha a che fare con, l&#039;andare e tornare, battere e levare, il ritmo, la piega - non è un limite ma una condizione di esistenza deila possibilità stessa di parlare di limiti e del loro superamento, follia, mancanza di logica, è volerla completare e risolvere, scapparne &quot;fuori&quot; - quando il fuori è fuori di un dentro che a sua volta pro-viene. 

La penultima piegatura, l&#039;arte dei segni, semmai, ci insegna ogni volta un&#039;etica dello stare, appunto come gli oggetti (mai) perduti, dei quali disponendosi sul foglio bianco in un certo modo mostra il silenzio operoso, la virtù (e la virtualità). 

(il come, il modo, lo stile che, adeguatamente approfondito o meglio reso superficiale è &quot;voce&quot; personale ma insieme anonima, individuale e sociale o contestuale, in parte attore in parte misconosciuto servo di scena...), 

Perché un&#039;etica? Lo stare degli oggetti è la nostra provenienza ma anche la destinazione infinita - reinterpretata. È uno &quot;stare&quot; che però ruota tutto il contesto: infatti essi non ci &quot;sono&quot; mai più, e cercandoli li ricostruiamo ogni volta e ogni volta tentiamo quest&#039;impresa a partire da quel che ne abbiamo fatto o detto e che loro hanno fatto di noi, e così slittiamo continuamente, noi e loro; 
allo stesso modo i segni che mostrano il silenzio operoso delle cose stanno sul foglio, ma ogni volta si muovono: nessuno può dirli una volta per tutte, come nessuno può esimersi dall&#039;accoglierli ed averne cura.

(come i più hanno forse capito, sto solo scopiazzando sini, o merleau-ponty :) )]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>wo, io però eviterei di confondere una gabbia che c&#8217;è &#8211; la segregazione del potere  &#8211; con una gabbia &#8220;metafisica&#8221;, che imo non c&#8217;è affatto &#8211; il linguaggio, piuttosto che la gettatezza, piuttosto che le piegature cui si dovrebbe evadere, e perché mai, e soprattutto come o verso cosa &#8211; se &#8220;l&#8217;esser cosa&#8221; stesso dipende dalla gettatezza? </p>
<p>Dato che l&#8217;incompletezza &#8211; il corrispondere differendo, il movimento doppio del corpo che ha a che fare con, l&#8217;andare e tornare, battere e levare, il ritmo, la piega &#8211; non è un limite ma una condizione di esistenza deila possibilità stessa di parlare di limiti e del loro superamento, follia, mancanza di logica, è volerla completare e risolvere, scapparne &#8220;fuori&#8221; &#8211; quando il fuori è fuori di un dentro che a sua volta pro-viene. </p>
<p>La penultima piegatura, l&#8217;arte dei segni, semmai, ci insegna ogni volta un&#8217;etica dello stare, appunto come gli oggetti (mai) perduti, dei quali disponendosi sul foglio bianco in un certo modo mostra il silenzio operoso, la virtù (e la virtualità). </p>
<p>(il come, il modo, lo stile che, adeguatamente approfondito o meglio reso superficiale è &#8220;voce&#8221; personale ma insieme anonima, individuale e sociale o contestuale, in parte attore in parte misconosciuto servo di scena&#8230;), </p>
<p>Perché un&#8217;etica? Lo stare degli oggetti è la nostra provenienza ma anche la destinazione infinita &#8211; reinterpretata. È uno &#8220;stare&#8221; che però ruota tutto il contesto: infatti essi non ci &#8220;sono&#8221; mai più, e cercandoli li ricostruiamo ogni volta e ogni volta tentiamo quest&#8217;impresa a partire da quel che ne abbiamo fatto o detto e che loro hanno fatto di noi, e così slittiamo continuamente, noi e loro;<br />
allo stesso modo i segni che mostrano il silenzio operoso delle cose stanno sul foglio, ma ogni volta si muovono: nessuno può dirli una volta per tutte, come nessuno può esimersi dall&#8217;accoglierli ed averne cura.</p>
<p>(come i più hanno forse capito, sto solo scopiazzando sini, o merleau-ponty :) )</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/06/11/leggendo-sennett/#comment-30157</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jun 2006 09:55:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Penso che la “competenza del corpo”, che sai descrivere molto suggestivamente, sia un punto essenziale (questo proposito segnalerei “Stile, grazia e informazione nell&#039;arte primitiva” di Gregory Bateson) dalle molte implicazioni. Appropriatissimo anche il riferimento alla ripetizione ed alle sue magie. E&#039; un peccato che il concetto batesoniano di “deutero-apprendimento” (cioè l&#039;imparare ad imparare) non abbia poi incontrato una grande fortuna come chiave esplicativa (stando almeno quanto riporta Piattelli-Palmarini, se ricordo bene) ma ovviamente non tutto ciò che è elegante è anche vero, cosa abbastanza comprensibile considerata la “rete a strascico” evolutiva che inevitabilmente siamo. Così sarebbe elegante pensare che il vero artista sia colui che riesce comunque ad effettuare l&#039;ultima “piegatura”, e che, applicando una simile meta-intelligenza, chiunque possa evadere dalla gabbia in cui si trova imprigionato. In tal caso la metrica del successo coinciderebbe con quella del merito e tutto sembrerebbe a posto. Vabbè. se e quando le cose invece che “non malaccio” mi andranno veramente bene, ho già la “posizione” pronta :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Penso che la “competenza del corpo”, che sai descrivere molto suggestivamente, sia un punto essenziale (questo proposito segnalerei “Stile, grazia e informazione nell&#8217;arte primitiva” di Gregory Bateson) dalle molte implicazioni. Appropriatissimo anche il riferimento alla ripetizione ed alle sue magie. E&#8217; un peccato che il concetto batesoniano di “deutero-apprendimento” (cioè l&#8217;imparare ad imparare) non abbia poi incontrato una grande fortuna come chiave esplicativa (stando almeno quanto riporta Piattelli-Palmarini, se ricordo bene) ma ovviamente non tutto ciò che è elegante è anche vero, cosa abbastanza comprensibile considerata la “rete a strascico” evolutiva che inevitabilmente siamo. Così sarebbe elegante pensare che il vero artista sia colui che riesce comunque ad effettuare l&#8217;ultima “piegatura”, e che, applicando una simile meta-intelligenza, chiunque possa evadere dalla gabbia in cui si trova imprigionato. In tal caso la metrica del successo coinciderebbe con quella del merito e tutto sembrerebbe a posto. Vabbè. se e quando le cose invece che “non malaccio” mi andranno veramente bene, ho già la “posizione” pronta :-)</p>
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		<item>
		<title>
		Di: b.georg		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/06/11/leggendo-sennett/#comment-30147</link>

		<dc:creator><![CDATA[b.georg]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jun 2006 08:30:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Villivà, forse (lo dico di nuovo un po&#039; straparlando un po&#039; plagiando malamente un filosofo noto e opinioni diffuse) il &quot;segreto degli oggetti&quot; che ci tortura - ma è una tortura dolce che amiamo ritrovare di continuo -  è che conquistandoli li abbiamo persi (e sempre la cosa si ripete: l&#039;infante ripete cento volte lo stesso gesto, ritorna lì - come la canzone dopo ogni strofa - rifa il gesto, rompe l&#039;oggetto, e insieme lo ricompone, di nuovo lo ripone e di nuovo lo riprende, per un&#039;intera ora, e così diventa se stesso - corpo abitato - [diventa, niente affatto si dissolve!] e un giorno vicino smetterà di essere in-fante).
 
L&#039;emozione è la sua continua ripetizione, come il bambino che vuole sentire cento volte la stessa fiaba o come noi che guardiamo e riguardiamo lo stesso finale in cento film che sembrano solo diversi e torniamo cento volte a osservare quel fazzoletto di giardino insignificante davanti al quale passavamo da bambini e di cui - più di tutto - siamo degli esperti internazionali, cercandovi qualcosa che non ci può per principio stare - quell&#039;albero non c&#039;era, lì c&#039;era una siepe, nell&#039;82 mi ricordo hanno rifatto il muretto... 
Questa emozione, che pare e forse è una bolsa nostalgia, non è un evento sentimentale ma conoscitivo (e non dem muretto rifatto...), è la traccia di una provenienza ribaltata in una destinazione (ex-movere), come dice il filosofo, su cui si installa qualsiasi competenza e qualsiasi sapere di tale competenza: dentro di essa si dispiega il ripiegato, i &quot;nostri&quot; prati, il &quot;nostro&quot; sole, i &quot;nostri&quot; oggetti (tali in quanto nostri e per questo non-più-nostri), il fuori di un dentro di un fuori. 

Questa abilità,  questa competenza nel rimbalzare dagli &quot;oggetti&quot; che facciamo sorgere, questa bravura &quot;nell&#039;inserirsi nella partitura polifonica del mondo&quot; (sini) ha forse a che fare con la competenza del corpo, il suo saper fare giocando di sponda, che è ciò che sbadatamente chiamiamo tecnica , e il sapere questo saper fare e provenire rifacendolo - piegatura di piegature, cioè quella che pomposamente chiamiamo arte?
(parlare di questa eventuale tautologia costitutiva del &quot;vivente dotato di linguaggio&quot; era una delle ambizioni - non si sa quanto raggiunte - dell&#039;arte postmoderna, della sua fasidiosa e barocca autoreferenzialità? E la rete non è un&#039;altra metafora della stessa tautologia, che distingue e separa - come ogni tecnica - il corrispondersi sinestetico non di un organo ma del corpo virtuale e fratto - cioè potenziale?)

straparlo, l&#039;ho premesso :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Villivà, forse (lo dico di nuovo un po&#8217; straparlando un po&#8217; plagiando malamente un filosofo noto e opinioni diffuse) il &#8220;segreto degli oggetti&#8221; che ci tortura &#8211; ma è una tortura dolce che amiamo ritrovare di continuo &#8211;  è che conquistandoli li abbiamo persi (e sempre la cosa si ripete: l&#8217;infante ripete cento volte lo stesso gesto, ritorna lì &#8211; come la canzone dopo ogni strofa &#8211; rifa il gesto, rompe l&#8217;oggetto, e insieme lo ricompone, di nuovo lo ripone e di nuovo lo riprende, per un&#8217;intera ora, e così diventa se stesso &#8211; corpo abitato &#8211; [diventa, niente affatto si dissolve!] e un giorno vicino smetterà di essere in-fante).</p>
<p>L&#8217;emozione è la sua continua ripetizione, come il bambino che vuole sentire cento volte la stessa fiaba o come noi che guardiamo e riguardiamo lo stesso finale in cento film che sembrano solo diversi e torniamo cento volte a osservare quel fazzoletto di giardino insignificante davanti al quale passavamo da bambini e di cui &#8211; più di tutto &#8211; siamo degli esperti internazionali, cercandovi qualcosa che non ci può per principio stare &#8211; quell&#8217;albero non c&#8217;era, lì c&#8217;era una siepe, nell&#8217;82 mi ricordo hanno rifatto il muretto&#8230;<br />
Questa emozione, che pare e forse è una bolsa nostalgia, non è un evento sentimentale ma conoscitivo (e non dem muretto rifatto&#8230;), è la traccia di una provenienza ribaltata in una destinazione (ex-movere), come dice il filosofo, su cui si installa qualsiasi competenza e qualsiasi sapere di tale competenza: dentro di essa si dispiega il ripiegato, i &#8220;nostri&#8221; prati, il &#8220;nostro&#8221; sole, i &#8220;nostri&#8221; oggetti (tali in quanto nostri e per questo non-più-nostri), il fuori di un dentro di un fuori. </p>
<p>Questa abilità,  questa competenza nel rimbalzare dagli &#8220;oggetti&#8221; che facciamo sorgere, questa bravura &#8220;nell&#8217;inserirsi nella partitura polifonica del mondo&#8221; (sini) ha forse a che fare con la competenza del corpo, il suo saper fare giocando di sponda, che è ciò che sbadatamente chiamiamo tecnica , e il sapere questo saper fare e provenire rifacendolo &#8211; piegatura di piegature, cioè quella che pomposamente chiamiamo arte?<br />
(parlare di questa eventuale tautologia costitutiva del &#8220;vivente dotato di linguaggio&#8221; era una delle ambizioni &#8211; non si sa quanto raggiunte &#8211; dell&#8217;arte postmoderna, della sua fasidiosa e barocca autoreferenzialità? E la rete non è un&#8217;altra metafora della stessa tautologia, che distingue e separa &#8211; come ogni tecnica &#8211; il corrispondersi sinestetico non di un organo ma del corpo virtuale e fratto &#8211; cioè potenziale?)</p>
<p>straparlo, l&#8217;ho premesso :)</p>
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