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	Commenti a: Padre Quotidiano/Matteo Palumbo	</title>
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		<title>
		Di: Michele		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jul 2006 09:11:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cara polvere, come sempre con precisione, entri negli antefatti, nella storia e nelle storie. Mi stupisci e guardi come io guardo. Voglio dire e dirti solo che K. è consapevole e lascia molti segni di questa consapevolezza (In &quot;america&quot; ad esempio, ti ricorderai quando egli da il nome di Ramses (Esodo I,II-14) alla cittadina dove il &quot;suo&quot; protagonista è costretto a &quot;servire&quot;.). Questa consapevolezza è &quot;ragionata&quot;, portata, vissuta e accettata, ma mai denunciata con ragione melanconica  ed appunto &quot;Bibbia iperbolica atto d&#039;amore&quot;.  Poi mi sono squagliato quando mi sono sentito legato a quell&#039;albero maestro, è tutto così. Il dramma è, che quello che è facile, -consapevolezza di &quot;prigionia&quot;-, viene solo vista in termini di prigionieri e carcerieri. La stoltezza, e qui credo che un poco tu non sarai d&#039;accordo, non solo è ridurre e non voler capire (nulla è divino qui) ma è rinunciare  alla ragione che è a tre passi (io la chiamavo ed ella era a tre passi, io la chiamavo ed ella era a tre passi). Cara polvere da tempo, -per quel che leggo ovunque- (ci sono isole d&#039;eccezione)ho capito l&#039;immaturità, la voluta e dichiarata ignoranza, il voler costruire continuamente una vita infante. Pare che gli intelletuali di turno e i loro discepoli, si leghino assieme in fenomenologiche a dir poco imbarazzanti, alzino strutturalismo (come struttura) e analizzino con precisione l&#039;incapacità loro, basterebbe saper leggere.  Vanno all&#039;università, quest&#039;ultima indietro di settecento anni,  e rispolverano e coprono di &quot;polvere&quot;,(eternamente, e sopratutto convinti d&#039;essere minatori d&#039;anime) ma questa volta non &quot;cara&quot; polvere, ma finta, falsa, -non luce, non capriola (all&#039;indietro) atto d&#039;amore- no. Discendono in un solo ragionamento, uno alla volta, uno alla volta: in uno specifico ridicolo e medievale, non illuminista ( E come parlano di illuminismo!). Si sentono così pieni di luce che non accendono neppure una candela,(son già così pieni di sapere tutto loro) per questo urtano dappertutto, fracassano, ma sono dei bambini, per questo non ci si fa caso.  La mia meraviglia è che nessuno ci fa caso e quando dici loro cose &quot;ovvie&quot; ti guardano come un alieno. Eppure è così facile. O il silenzio, (sono imbarazzati, a volte scivolano via come cagnetti spaventati, per poi ritrovarsi un poco più in la e tutti assieme ad abbaiare alla luna, questo è il loro modo di certificare l&#039;esistenza) oppure ringhiano, o urlano più forte che possono, -per non ascoltarti-, mica per le loro ragioni, No, si tappano le orecchie così.  Poi ci sono quelli che capiscono quello che vogliono capire e si imperticano in aliane (non quelle) per tarzan palestrato. E poi ci sono anch&#039;io naturalmente. Finisco qui, il &quot;fare altro&quot; mi sta chiamando da un bel pò. Mic]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara polvere, come sempre con precisione, entri negli antefatti, nella storia e nelle storie. Mi stupisci e guardi come io guardo. Voglio dire e dirti solo che K. è consapevole e lascia molti segni di questa consapevolezza (In &#8220;america&#8221; ad esempio, ti ricorderai quando egli da il nome di Ramses (Esodo I,II-14) alla cittadina dove il &#8220;suo&#8221; protagonista è costretto a &#8220;servire&#8221;.). Questa consapevolezza è &#8220;ragionata&#8221;, portata, vissuta e accettata, ma mai denunciata con ragione melanconica  ed appunto &#8220;Bibbia iperbolica atto d&#8217;amore&#8221;.  Poi mi sono squagliato quando mi sono sentito legato a quell&#8217;albero maestro, è tutto così. Il dramma è, che quello che è facile, -consapevolezza di &#8220;prigionia&#8221;-, viene solo vista in termini di prigionieri e carcerieri. La stoltezza, e qui credo che un poco tu non sarai d&#8217;accordo, non solo è ridurre e non voler capire (nulla è divino qui) ma è rinunciare  alla ragione che è a tre passi (io la chiamavo ed ella era a tre passi, io la chiamavo ed ella era a tre passi). Cara polvere da tempo, -per quel che leggo ovunque- (ci sono isole d&#8217;eccezione)ho capito l&#8217;immaturità, la voluta e dichiarata ignoranza, il voler costruire continuamente una vita infante. Pare che gli intelletuali di turno e i loro discepoli, si leghino assieme in fenomenologiche a dir poco imbarazzanti, alzino strutturalismo (come struttura) e analizzino con precisione l&#8217;incapacità loro, basterebbe saper leggere.  Vanno all&#8217;università, quest&#8217;ultima indietro di settecento anni,  e rispolverano e coprono di &#8220;polvere&#8221;,(eternamente, e sopratutto convinti d&#8217;essere minatori d&#8217;anime) ma questa volta non &#8220;cara&#8221; polvere, ma finta, falsa, -non luce, non capriola (all&#8217;indietro) atto d&#8217;amore- no. Discendono in un solo ragionamento, uno alla volta, uno alla volta: in uno specifico ridicolo e medievale, non illuminista ( E come parlano di illuminismo!). Si sentono così pieni di luce che non accendono neppure una candela,(son già così pieni di sapere tutto loro) per questo urtano dappertutto, fracassano, ma sono dei bambini, per questo non ci si fa caso.  La mia meraviglia è che nessuno ci fa caso e quando dici loro cose &#8220;ovvie&#8221; ti guardano come un alieno. Eppure è così facile. O il silenzio, (sono imbarazzati, a volte scivolano via come cagnetti spaventati, per poi ritrovarsi un poco più in la e tutti assieme ad abbaiare alla luna, questo è il loro modo di certificare l&#8217;esistenza) oppure ringhiano, o urlano più forte che possono, -per non ascoltarti-, mica per le loro ragioni, No, si tappano le orecchie così.  Poi ci sono quelli che capiscono quello che vogliono capire e si imperticano in aliane (non quelle) per tarzan palestrato. E poi ci sono anch&#8217;io naturalmente. Finisco qui, il &#8220;fare altro&#8221; mi sta chiamando da un bel pò. Mic</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: cara polvere		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/07/03/padre-quotidianomatteo-palumbo/#comment-31284</link>

		<dc:creator><![CDATA[cara polvere]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jul 2006 10:39:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ per effe effe

... anche, si.
a quel poco di lui che lessi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ per effe effe</p>
<p>&#8230; anche, si.<br />
a quel poco di lui che lessi.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/07/03/padre-quotidianomatteo-palumbo/#comment-31214</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jul 2006 13:17:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[cara polvere
una domanda che ti volevo fare da tempo. il tuo è un omaggio all&#039;immenso Fante?
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>cara polvere<br />
una domanda che ti volevo fare da tempo. il tuo è un omaggio all&#8217;immenso Fante?<br />
effeffe</p>
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		<title>
		Di: cara polvere		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/07/03/padre-quotidianomatteo-palumbo/#comment-31212</link>

		<dc:creator><![CDATA[cara polvere]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jul 2006 12:48:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Cato

da parte mia ci sarà.
un saluto 
paola]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Cato</p>
<p>da parte mia ci sarà.<br />
un saluto<br />
paola</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Cato		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/07/03/padre-quotidianomatteo-palumbo/#comment-31175</link>

		<dc:creator><![CDATA[Cato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jul 2006 23:00:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Qui ci sono dei testi/commenti molto belli, cioè veri, cioè dolenti di vita e di voce. La mia storia con mio padre è stata tutta diversa: né migliore, né peggiore: diversa. Un giorno ve la racconterò, sperando di trovare qualcuno disposto a quell&#039;attenzione partecipe e rispettosa che metto nel leggere e rileggere quello che avete scritto.

L&#039;abisso tra due vite non parla mai a tutti. Ma quando parla a te solo, ti inghiotte per sempre, senza nessuna possibilità di riemergere alla luce di una parola che salvi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qui ci sono dei testi/commenti molto belli, cioè veri, cioè dolenti di vita e di voce. La mia storia con mio padre è stata tutta diversa: né migliore, né peggiore: diversa. Un giorno ve la racconterò, sperando di trovare qualcuno disposto a quell&#8217;attenzione partecipe e rispettosa che metto nel leggere e rileggere quello che avete scritto.</p>
<p>L&#8217;abisso tra due vite non parla mai a tutti. Ma quando parla a te solo, ti inghiotte per sempre, senza nessuna possibilità di riemergere alla luce di una parola che salvi.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ness1		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/07/03/padre-quotidianomatteo-palumbo/#comment-31162</link>

		<dc:creator><![CDATA[ness1]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jul 2006 17:01:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il dio meschino – a portata di tutti

Un prete, appena usciti dalla chiesa
edificata dove un tempo c’era
la casa in cui è nato San Francesco,
sale alla piazza ed a gran voce invita
la truppa dei fedeli suoi turisti
a fare “un po’ di shopping” per Assisi;
io dico, è questa l’altra  – vera – vita?
E continuo a suonare per il vento.

Intanto passa un bimbo coi parenti,
si ferma affascinato dalla musica
(soltanto i piccoli ancora stupiscono?) –
gli fa suo padre: “Che c’è? La chitarra,
vuoi comprarla?” – ecco il mezzo per cui passa
tutto il nulla che resta a questo mondo.
Il mercimonio delle ‘cose’ sacre –
denaro, il dio tangibile a ogni misero.

(Assisi – suonando in piazza – 7.30 di sera del 24 giugno 2006)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il dio meschino – a portata di tutti</p>
<p>Un prete, appena usciti dalla chiesa<br />
edificata dove un tempo c’era<br />
la casa in cui è nato San Francesco,<br />
sale alla piazza ed a gran voce invita<br />
la truppa dei fedeli suoi turisti<br />
a fare “un po’ di shopping” per Assisi;<br />
io dico, è questa l’altra  – vera – vita?<br />
E continuo a suonare per il vento.</p>
<p>Intanto passa un bimbo coi parenti,<br />
si ferma affascinato dalla musica<br />
(soltanto i piccoli ancora stupiscono?) –<br />
gli fa suo padre: “Che c’è? La chitarra,<br />
vuoi comprarla?” – ecco il mezzo per cui passa<br />
tutto il nulla che resta a questo mondo.<br />
Il mercimonio delle ‘cose’ sacre –<br />
denaro, il dio tangibile a ogni misero.</p>
<p>(Assisi – suonando in piazza – 7.30 di sera del 24 giugno 2006)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/07/03/padre-quotidianomatteo-palumbo/#comment-31142</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jul 2006 10:00:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ness
sono tuoi quei versi?
mi associo a Tashtego
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ness<br />
sono tuoi quei versi?<br />
mi associo a Tashtego<br />
effeffe</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/07/03/padre-quotidianomatteo-palumbo/#comment-31140</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jul 2006 09:44:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Sessantotto non fu rivolta a seguito di promesse mancate. 
L’unica promessa che veniva dai padri era stata questa: “non vi illudete, vi faremo diventare come noi, con le buone o con le cattive”.
Dunque il Sessantotto casomai fu un tentativo, non so dire se riuscito o no, di evitare che quella promessa si avverasse.
Per far si che l’opposizione ai padri risultasse efficace bisognava demolire tutta la struttura sulla quale poggiavano i loro piedi, la loro autorità senza la A maiuscola
I padri erano un fottuto tutt’uno con professori e preti, e con i politici che si vedevano apparire talvolta sugli schermi concavi e primevi della tv di allora: volti e linguaggi provenienti da mondi estranei e precedenti.
Si era transitati nell’era della democrazia intrisi di culture fascistiche e queste a sua volta avevano attinto a piene mani dall’unico tipo di rapporto padri figli che fino ad allora si conoscesse: l’autoritarismo.
Si comprese che i padri, mio padre compreso (soprattutto lui), non erano un fatto privato, non erano un fenomeno col quale solo io dovevo fare i conti, ma erano un fatto politico.
I padri sono ancora un fatto politico, la paternità è politica e culturale, cambia nel tempo e può non essere marcia, come afferma Sartre, anche se quella che ho sperimentato come figlio sicuramente lo fu (lo è, perché il padre non si dimentica mai, in nessun istante della vita successiva).
Unico compito allora è rovesciare completamente et specularmente in se stessi il proprio padre, farsene il contrario esatto, applicarsi scrupolosamente a diventarne l’anti-polo, l’anti-materia, l’opposto assoluto e seppellirlo sotto una vita ferocemente contraria a quello che lui avrebbe voluto per te.
Del mio restano preziosi solo due insegnamenti: uno riguarda il nodo della cravatta, l’altro riguarda il comportamento altrui quando si guida la macchina.   

Bel post e bei commenti e soprattutto belli i versi qui sopra, di ness1.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Sessantotto non fu rivolta a seguito di promesse mancate.<br />
L’unica promessa che veniva dai padri era stata questa: “non vi illudete, vi faremo diventare come noi, con le buone o con le cattive”.<br />
Dunque il Sessantotto casomai fu un tentativo, non so dire se riuscito o no, di evitare che quella promessa si avverasse.<br />
Per far si che l’opposizione ai padri risultasse efficace bisognava demolire tutta la struttura sulla quale poggiavano i loro piedi, la loro autorità senza la A maiuscola<br />
I padri erano un fottuto tutt’uno con professori e preti, e con i politici che si vedevano apparire talvolta sugli schermi concavi e primevi della tv di allora: volti e linguaggi provenienti da mondi estranei e precedenti.<br />
Si era transitati nell’era della democrazia intrisi di culture fascistiche e queste a sua volta avevano attinto a piene mani dall’unico tipo di rapporto padri figli che fino ad allora si conoscesse: l’autoritarismo.<br />
Si comprese che i padri, mio padre compreso (soprattutto lui), non erano un fatto privato, non erano un fenomeno col quale solo io dovevo fare i conti, ma erano un fatto politico.<br />
I padri sono ancora un fatto politico, la paternità è politica e culturale, cambia nel tempo e può non essere marcia, come afferma Sartre, anche se quella che ho sperimentato come figlio sicuramente lo fu (lo è, perché il padre non si dimentica mai, in nessun istante della vita successiva).<br />
Unico compito allora è rovesciare completamente et specularmente in se stessi il proprio padre, farsene il contrario esatto, applicarsi scrupolosamente a diventarne l’anti-polo, l’anti-materia, l’opposto assoluto e seppellirlo sotto una vita ferocemente contraria a quello che lui avrebbe voluto per te.<br />
Del mio restano preziosi solo due insegnamenti: uno riguarda il nodo della cravatta, l’altro riguarda il comportamento altrui quando si guida la macchina.   </p>
<p>Bel post e bei commenti e soprattutto belli i versi qui sopra, di ness1.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ness1		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/07/03/padre-quotidianomatteo-palumbo/#comment-31106</link>

		<dc:creator><![CDATA[ness1]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jul 2006 20:14:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(Un pezzo per niente facile, affrontar il padre -il Padre- col suo patrimonio.)

Pensione - attesa (10 scomodamenti)

La prima cosa che mio padre fa
quando si alza la mattina, è aprire
al gatto che protesta sulla porta;
la seconda è rimettere al suo posto
quel che ha lavato ieri, dopo cena;
la terza è uscire a prendere il giornale,
la quarta andare in orto e un poco in giro,
la quinta preparare pranzi esosi,
la sesta avere o dare qualche noia;
la settima cenare, anche da solo;
l’ottava fare zapping fino a tardi,
la nona bersi un altro bicchierino;
l’ultima è stendersi accanto a mia madre,
già ingolfata da tempo nei suoi sogni.
In tutto questo, io, non c’entro niente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Un pezzo per niente facile, affrontar il padre -il Padre- col suo patrimonio.)</p>
<p>Pensione &#8211; attesa (10 scomodamenti)</p>
<p>La prima cosa che mio padre fa<br />
quando si alza la mattina, è aprire<br />
al gatto che protesta sulla porta;<br />
la seconda è rimettere al suo posto<br />
quel che ha lavato ieri, dopo cena;<br />
la terza è uscire a prendere il giornale,<br />
la quarta andare in orto e un poco in giro,<br />
la quinta preparare pranzi esosi,<br />
la sesta avere o dare qualche noia;<br />
la settima cenare, anche da solo;<br />
l’ottava fare zapping fino a tardi,<br />
la nona bersi un altro bicchierino;<br />
l’ultima è stendersi accanto a mia madre,<br />
già ingolfata da tempo nei suoi sogni.<br />
In tutto questo, io, non c’entro niente.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: cara polvere		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/07/03/padre-quotidianomatteo-palumbo/#comment-31005</link>

		<dc:creator><![CDATA[cara polvere]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jul 2006 12:44:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/07/03/padre-quotidianomatteo-palumbo/#comment-31005</guid>

					<description><![CDATA[padri e figlie. 
sento ancora, quando apro le pagine di quel libro,  il vagito inutile della mia prima adolescenza.  pagine lette e rilette a cercare una chiave, uno sfintere scivoloso da cui uscire, anche sbattuta, zozza,  indispettita ma almeno affermata nel mio ruolo di figlia . e lo trovai. eccome.
non fu una sorpresa il mio padre padrone. quasi identico a quello kafkiano.
kafka scrisse la sua bibbia iperbolica come catartico e autentico atto d&#039;amore e di &quot;pasto cannibalico in differita&quot;, una specia di interfaccia tra due mondi d&#039;abisso all&#039;apparenza così diametralmente abissali. 
e quella - bibbia - aderisce così bene a me e a migliaia di quei figli di ieri, di oggi, di domani modanati secondo appartenenza paterna.
appartenenza illusoria (ma pochi ci fanno caso), e, comunque, un completo disastro di sartie ben legate e di unica proprietà a tenere regolato tutto intorno  il grande albero come l&#039;unico modo vivendi per coltivare importanti radici genealogiche: non importa se esse suicide o assassine.
quello che importava e importa è la conservazione di certi dettami che gallano a vita un embrione e da lì,  fino alla fine.
ebbene si. mio padre fece e disfece. picchiò, ci vietò una buona parte di gioco, e scrisse di rado su foglietti che poi nascondeva, quanto gli potessero dispiacere 
le punizioni... lui era il padre. si. senza oppositori e  che pareva senza affetto da dare, nè da ricevere.  
come lo scorticavo d&#039;amore nei miei pensieri e come lo uccidevo! come lo uccidevo in tutti i modi tanti quanti avrei voluto amarlo.
penso che lo stampo ad ogni coito dello stesso uomo cambi perchè continuamente cambia la natura dell&#039;uomo;  forse se mio padre mi avesse concepita poco prima di morire io e lui avremmo potuto cercare girini insieme un po&#039; più a lungo. invece è durato poco, quasi niente. 
un saluto
paola]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>padri e figlie.<br />
sento ancora, quando apro le pagine di quel libro,  il vagito inutile della mia prima adolescenza.  pagine lette e rilette a cercare una chiave, uno sfintere scivoloso da cui uscire, anche sbattuta, zozza,  indispettita ma almeno affermata nel mio ruolo di figlia . e lo trovai. eccome.<br />
non fu una sorpresa il mio padre padrone. quasi identico a quello kafkiano.<br />
kafka scrisse la sua bibbia iperbolica come catartico e autentico atto d&#8217;amore e di &#8220;pasto cannibalico in differita&#8221;, una specia di interfaccia tra due mondi d&#8217;abisso all&#8217;apparenza così diametralmente abissali.<br />
e quella &#8211; bibbia &#8211; aderisce così bene a me e a migliaia di quei figli di ieri, di oggi, di domani modanati secondo appartenenza paterna.<br />
appartenenza illusoria (ma pochi ci fanno caso), e, comunque, un completo disastro di sartie ben legate e di unica proprietà a tenere regolato tutto intorno  il grande albero come l&#8217;unico modo vivendi per coltivare importanti radici genealogiche: non importa se esse suicide o assassine.<br />
quello che importava e importa è la conservazione di certi dettami che gallano a vita un embrione e da lì,  fino alla fine.<br />
ebbene si. mio padre fece e disfece. picchiò, ci vietò una buona parte di gioco, e scrisse di rado su foglietti che poi nascondeva, quanto gli potessero dispiacere<br />
le punizioni&#8230; lui era il padre. si. senza oppositori e  che pareva senza affetto da dare, nè da ricevere.<br />
come lo scorticavo d&#8217;amore nei miei pensieri e come lo uccidevo! come lo uccidevo in tutti i modi tanti quanti avrei voluto amarlo.<br />
penso che lo stampo ad ogni coito dello stesso uomo cambi perchè continuamente cambia la natura dell&#8217;uomo;  forse se mio padre mi avesse concepita poco prima di morire io e lui avremmo potuto cercare girini insieme un po&#8217; più a lungo. invece è durato poco, quasi niente.<br />
un saluto<br />
paola</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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