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	Commenti a: I lager sono tra noi	</title>
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		<title>
		Di: ness1		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ness1]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jul 2006 14:44:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[I lagher sono (in) noi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I lagher sono (in) noi.</p>
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		Di: marta marangoni		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marta marangoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jul 2006 19:37:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;La realtà è così abnorme, così - orrendamente - fantastica da rendere inutile o impossibile l&#039;invenzione letteraria; la vera letteratura, nel nostro mondo, è sempre più quella che, come questo libro, si limita a ritrarre i fatti e a farli parlare nella loro terribile fantasmagoria, che può far apparire innocuo e scolastico ogni romanzo. Forse, oggi più che mai, il vero scrittore è quello che trscrive l&#039;invivibilità del mondo e i suoi giganteschi meccanismi di smacheramento e illusionismo.&quot;

Claudio Magris commenta così nell&#039;introduzione del libro di Paolo Rumiz &quot;Maschere per un massacro&quot; e questa considerazione mi sembra appropriata anche per l&#039;operazione di Marco Rovelli, che nel suo libro riscrive le testimonianze raccolte con intensità e partecipazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La realtà è così abnorme, così &#8211; orrendamente &#8211; fantastica da rendere inutile o impossibile l&#8217;invenzione letteraria; la vera letteratura, nel nostro mondo, è sempre più quella che, come questo libro, si limita a ritrarre i fatti e a farli parlare nella loro terribile fantasmagoria, che può far apparire innocuo e scolastico ogni romanzo. Forse, oggi più che mai, il vero scrittore è quello che trscrive l&#8217;invivibilità del mondo e i suoi giganteschi meccanismi di smacheramento e illusionismo.&#8221;</p>
<p>Claudio Magris commenta così nell&#8217;introduzione del libro di Paolo Rumiz &#8220;Maschere per un massacro&#8221; e questa considerazione mi sembra appropriata anche per l&#8217;operazione di Marco Rovelli, che nel suo libro riscrive le testimonianze raccolte con intensità e partecipazione.</p>
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		Di: temperanza		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-32041</link>

		<dc:creator><![CDATA[temperanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jul 2006 05:10:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Or come salvare la città in mezzo a tanti elementi di disordini e d&#039;imminenti pericoli ? Tra tutti gli espedienti che si offrivano alla mia mente agitata per la gravezza del caso, uno solo parvemi se non di certa almeno di probabile riescita e lo tentai. Pensai di prevenire le tristi opere dei camorristi offrendo ai più influenti capi un mezzo per riabilitarsi. Laonde, fatto venire in casa il più rinomato di essi, sotto le apparenze di commettergli il disbrigo di una mai privata faccenda lo accolsi alla buona e gli dissi che era venuto per esso e per i suoi amici il momento di riabilitarsi dalla falsa posizione in cui avevali sospinti non già la loro buona indole popolana, ma l&#039;imprevidenza del governo il quale aveva chiuse tutte le vie all&#039;operosità priva di capitali (...) Improvvisai allora una specie di guardia di pubblica sicurezza come meglio mi riuscì a raggranellarla tra la gente più fedele e devota ai nuovi principi ed all&#039;ordine, frammischiai tra questo l&#039;elemento camorrista in modo che anche volendolo non potea nuocere&quot;. 

Liborio Romano, Memorie politiche, Napoli, 1870, pagg. 19-20

E mi scusi Rovelli per questo gigantesco OT, i cpt sono un fenomeno nuovo, speriamo che tra un paio di secoli, visto come stanno andando le cose tra ricchi e poveri, non siano diventati anche loro un fenomeno cronico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Or come salvare la città in mezzo a tanti elementi di disordini e d&#8217;imminenti pericoli ? Tra tutti gli espedienti che si offrivano alla mia mente agitata per la gravezza del caso, uno solo parvemi se non di certa almeno di probabile riescita e lo tentai. Pensai di prevenire le tristi opere dei camorristi offrendo ai più influenti capi un mezzo per riabilitarsi. Laonde, fatto venire in casa il più rinomato di essi, sotto le apparenze di commettergli il disbrigo di una mai privata faccenda lo accolsi alla buona e gli dissi che era venuto per esso e per i suoi amici il momento di riabilitarsi dalla falsa posizione in cui avevali sospinti non già la loro buona indole popolana, ma l&#8217;imprevidenza del governo il quale aveva chiuse tutte le vie all&#8217;operosità priva di capitali (&#8230;) Improvvisai allora una specie di guardia di pubblica sicurezza come meglio mi riuscì a raggranellarla tra la gente più fedele e devota ai nuovi principi ed all&#8217;ordine, frammischiai tra questo l&#8217;elemento camorrista in modo che anche volendolo non potea nuocere&#8221;. </p>
<p>Liborio Romano, Memorie politiche, Napoli, 1870, pagg. 19-20</p>
<p>E mi scusi Rovelli per questo gigantesco OT, i cpt sono un fenomeno nuovo, speriamo che tra un paio di secoli, visto come stanno andando le cose tra ricchi e poveri, non siano diventati anche loro un fenomeno cronico.</p>
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		<title>
		Di: temperanza		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-32040</link>

		<dc:creator><![CDATA[temperanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jul 2006 05:05:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cmq, se ti interessa vai a vedere anche chi era e cosa ha fatto don Liborio Romano, tanto per dirne uno. Tutti sapevano anche allora, eppure siamo ancora qui a parlarne.

E questo non per dire che non vale la pena continuare a farlo, al contrario, ma per sapere senza illusioni dove si vive e conoscere realisticamente i limiti di quel che si fa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cmq, se ti interessa vai a vedere anche chi era e cosa ha fatto don Liborio Romano, tanto per dirne uno. Tutti sapevano anche allora, eppure siamo ancora qui a parlarne.</p>
<p>E questo non per dire che non vale la pena continuare a farlo, al contrario, ma per sapere senza illusioni dove si vive e conoscere realisticamente i limiti di quel che si fa.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: temperanza		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-32039</link>

		<dc:creator><![CDATA[temperanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jul 2006 04:24:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ah vabbè, se frazioniamo il giorno in micropenniche ai nuovi nanogiorni non c&#039;è fine, anche questo è anche vero.
Anzi, potrebbe essere un modo per illudersi di avere una vita eterna. Good idea:–)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ah vabbè, se frazioniamo il giorno in micropenniche ai nuovi nanogiorni non c&#8217;è fine, anche questo è anche vero.<br />
Anzi, potrebbe essere un modo per illudersi di avere una vita eterna. Good idea:–)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Franz Krauspenhaar		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-32035</link>

		<dc:creator><![CDATA[Franz Krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jul 2006 21:28:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Temp, ci vado su Google, ma io come ho terminato il mio intervento? Che questi libri sono destinati a chi non puo&#039; fare niente. A parte risvegliarsi (Temp, abbi pazienza, se ti fai un pennica alle 3 del pomeriggio e ti risvegli alle 5 sei sempre nello stesso giorno, no?:-)).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Temp, ci vado su Google, ma io come ho terminato il mio intervento? Che questi libri sono destinati a chi non puo&#8217; fare niente. A parte risvegliarsi (Temp, abbi pazienza, se ti fai un pennica alle 3 del pomeriggio e ti risvegli alle 5 sei sempre nello stesso giorno, no?:-)).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: temperanza		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-32033</link>

		<dc:creator><![CDATA[temperanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jul 2006 21:13:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Franz

La frase di Tash a mio avviso è facile solo in apparenza.

Intanto è vera, nel senso che un libro come quello di Saviano (Rovelli, lo ripeto, non avendolo letto lo lascio fuori) è solo l&#039;ennesimo libro sulla camorra  e neppure il più documentato.
 
Qual&#039;è il suo merito? Come ho detto il tono di urgenza. Ma andando avanti nella lettura si fa lentamente strada una certa insoddisfazione. E&#039; a questo punto che sono andata a vedere cosa c&#039;era d&#039;altro, e ho trovato ad esempio (cito sempre lui per comodità) Isaia Sales. 

La Mondadori ha fatto bene a inserirlo nella collana Strade blu, cioè nella narrativa. Il libro di Saviano è un lugubre squillo di tromba e questo è senz&#039;altro positivo, ma appunto, non essendo un&#039;analisi, non essendo un reportage nel senso proprio del termine, non dando informazioni nuove se non a chi della camorra non si è interessato mai.

E qui viene a mio avviso il punto centrale della questione.

Chi non si è interessato mai come reagirà? Con una adesione emotiva seguita dal nulla. Ora, l&#039;adesione emotiva seguita dal nulla è il meglio che ci dia l&#039;enterteinment.

E non lo dico con disprezzo. Siamo pur vivi, sentiamo, patiamo, andiamo in caccio di emozioni e tra le emozioni c&#039;è anche lo sdegno. Ma poi continuiamo a fare quello che facevamo prima perché difficilmente possiamo fare altro, a meno di non cambiare mestiere e di fare i magistrati, i politici, i missionari ecc.

Qualcosa mi dice che tutti i commentatori di Saviano e Rovelli continueranno a fare quello che facevano prima, avendo provato sdegno. Non c&#039;è niente di male. Anzi, io sono per il restare vivi e anche per il restare svegli, ma un risveglio, scusami, Franz, è un&#039;altra cosa, è un nuovo giorno.

Naturalmente preferirei essere smentita. 

Vai comunque alla voce camorra su google, o anche alla voce &quot;isais sales&quot; camorra, vedrai.

Perché qui sembrerebbe che prima di Saviano non sia stato scritto nulla. E se invece è stato scritto e analizzato molto, come mai siamo al punto di prima? Perché ha ragione Tash.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Franz</p>
<p>La frase di Tash a mio avviso è facile solo in apparenza.</p>
<p>Intanto è vera, nel senso che un libro come quello di Saviano (Rovelli, lo ripeto, non avendolo letto lo lascio fuori) è solo l&#8217;ennesimo libro sulla camorra  e neppure il più documentato.</p>
<p>Qual&#8217;è il suo merito? Come ho detto il tono di urgenza. Ma andando avanti nella lettura si fa lentamente strada una certa insoddisfazione. E&#8217; a questo punto che sono andata a vedere cosa c&#8217;era d&#8217;altro, e ho trovato ad esempio (cito sempre lui per comodità) Isaia Sales. </p>
<p>La Mondadori ha fatto bene a inserirlo nella collana Strade blu, cioè nella narrativa. Il libro di Saviano è un lugubre squillo di tromba e questo è senz&#8217;altro positivo, ma appunto, non essendo un&#8217;analisi, non essendo un reportage nel senso proprio del termine, non dando informazioni nuove se non a chi della camorra non si è interessato mai.</p>
<p>E qui viene a mio avviso il punto centrale della questione.</p>
<p>Chi non si è interessato mai come reagirà? Con una adesione emotiva seguita dal nulla. Ora, l&#8217;adesione emotiva seguita dal nulla è il meglio che ci dia l&#8217;enterteinment.</p>
<p>E non lo dico con disprezzo. Siamo pur vivi, sentiamo, patiamo, andiamo in caccio di emozioni e tra le emozioni c&#8217;è anche lo sdegno. Ma poi continuiamo a fare quello che facevamo prima perché difficilmente possiamo fare altro, a meno di non cambiare mestiere e di fare i magistrati, i politici, i missionari ecc.</p>
<p>Qualcosa mi dice che tutti i commentatori di Saviano e Rovelli continueranno a fare quello che facevano prima, avendo provato sdegno. Non c&#8217;è niente di male. Anzi, io sono per il restare vivi e anche per il restare svegli, ma un risveglio, scusami, Franz, è un&#8217;altra cosa, è un nuovo giorno.</p>
<p>Naturalmente preferirei essere smentita. </p>
<p>Vai comunque alla voce camorra su google, o anche alla voce &#8220;isais sales&#8221; camorra, vedrai.</p>
<p>Perché qui sembrerebbe che prima di Saviano non sia stato scritto nulla. E se invece è stato scritto e analizzato molto, come mai siamo al punto di prima? Perché ha ragione Tash.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Franz Krauspenhaar		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-32030</link>

		<dc:creator><![CDATA[Franz Krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jul 2006 20:35:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Temp. 
Diciamoci la verità: quella frase di Tash che tu citi - cone tutta la stima che nutro per entrambi- è un po&#039; facile. Nel senso che lui puo&#039; fare di meglio. A un libro come quello di Saviano e di Rovelli si chiede un risveglio, non un intrattenimento. E non solo da libri come quelli, anche da libri di fiction, o da un Manganelli, per esempio: Manganelli riesce a intrattenere facendoti spesso divertire e pensare. Anche la migliore fiction fa questo. Io credo che la questione, in ultima analisi, sia soggettiva: l&#039;ho scritto qui sopra con una certa irruenza e senza scegliere vocaboli raffinati, ma, se la maggior parte dei lettori con questi libri effettivamente s&#039;intrattiene soltanto, c&#039;è però chi s&#039;informa, chi apre gli occhi; io di questo sono convinto. Gomorra (che ho appena iniziato a leggere)  non è destinato a Bassolino, Lager Italiani non è destinato ai politici. Questi libri sono destinati a chi non puo&#039; fare niente. Già. A chi, come noi, puo&#039; soltanto votare tra due poli, più che opposti, frapposti tra loro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Temp.<br />
Diciamoci la verità: quella frase di Tash che tu citi &#8211; cone tutta la stima che nutro per entrambi- è un po&#8217; facile. Nel senso che lui puo&#8217; fare di meglio. A un libro come quello di Saviano e di Rovelli si chiede un risveglio, non un intrattenimento. E non solo da libri come quelli, anche da libri di fiction, o da un Manganelli, per esempio: Manganelli riesce a intrattenere facendoti spesso divertire e pensare. Anche la migliore fiction fa questo. Io credo che la questione, in ultima analisi, sia soggettiva: l&#8217;ho scritto qui sopra con una certa irruenza e senza scegliere vocaboli raffinati, ma, se la maggior parte dei lettori con questi libri effettivamente s&#8217;intrattiene soltanto, c&#8217;è però chi s&#8217;informa, chi apre gli occhi; io di questo sono convinto. Gomorra (che ho appena iniziato a leggere)  non è destinato a Bassolino, Lager Italiani non è destinato ai politici. Questi libri sono destinati a chi non puo&#8217; fare niente. Già. A chi, come noi, puo&#8217; soltanto votare tra due poli, più che opposti, frapposti tra loro.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: temperanza		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-32009</link>

		<dc:creator><![CDATA[temperanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jul 2006 12:49:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il libro di Rovelli non l&#039;ho letto, ho visto però che lo si avvicina a Saviano, anzi, Franz dice che il libro di Rovelli informa e quello di Saviano pure.

Ora, dovremmo forse metterci d&#039;accordo su che cosa significa informazione, e anche qui il concetto si restringerà o si dilaterà a seconda di chi lo usa.

A mio parere l&#039;informazione (c&#039;è forse in questo un po&#039; di ingenuità, ma anche di desiderio) è quella cosa che mi mette a disposizione con dati precisi e verificabili, sia pure non con una bibliografia esaustiva, qualcosa che non so. E lo fa magari anche con uno scopo, quello di permettermi di modificare il mio pensiero con dati nuovi, di pensare in modo nuovo e migliore e possibilmente di far sì che questo nuovo modo di pensare si traduca in qualche modo, se non in azione, almeno in un &quot;atteggiamento&quot;, magari in una pratica virtuosa.

Ora, non so Rovelli, ma ho finalmente terminato la lettura del libro di Saviano. E sono arrivata alla conclusione che non informa. Il suo merito è un tono di urgenza, di coinvolgimento personale. Il suo difetto, ai miei occhi non piccolo, è un certo generico catastrofismo senza dati, anche se si capisce che lui, per scrivere il libro, li ha consultati. All&#039;inizio, qualche post fa, mi ero associata all&#039;invito a Bassolino di leggere Saviano - pur capendo dopo le prime cinquanta pagine che Bassolino quelle cose le sa lui pure, e non per nulla ha presentato il libro sulla camorra, se ho letto bene, di Isaia Sales.

Ho cambiato idea, le cose che Saviano dice non sono nuove, e certamente non sono nuove per i politici, i magistrati ecc. Il libro di Saviano causerà una fiammata di interesse per qualche tempo, e a meno che non venga tenuto in vita con altri premi o dibattiti dopo l&#039;estate non se ne parlerà più.

Sono molto d&#039;accordo con Tash (che ho imparato a prendere alla lettera, senza pensare mai che ci siano doppi fini, ironie o giochi retorici dietro le sue parole) quando dice:

&quot;Mi sono fatto l’idea che nel contemporaneo stato anestetico di massa, tutto ciò che non ci tocca direttamente, che non ci coinvolge fisicamente, come si dice, in prima persona, ci intrattiene.&quot;

E&#039; così, non c&#039;è dubbio. Se qualcuno, dopo la lettura del libro di Saviano ha mutato il suo modo di operare mi piacerebbe saperlo, non credo che succederà.

Quanto a Rovelli come ho detto non avendo ancora letto il libro non so, anche se l&#039;oggetto molto più delimitato, descrivibile e non mitizzabile come è mitizzabile la camorra, o la mafia, rende più probabile l&#039;eventualità di un sostegno a un&#039;azione poilitica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il libro di Rovelli non l&#8217;ho letto, ho visto però che lo si avvicina a Saviano, anzi, Franz dice che il libro di Rovelli informa e quello di Saviano pure.</p>
<p>Ora, dovremmo forse metterci d&#8217;accordo su che cosa significa informazione, e anche qui il concetto si restringerà o si dilaterà a seconda di chi lo usa.</p>
<p>A mio parere l&#8217;informazione (c&#8217;è forse in questo un po&#8217; di ingenuità, ma anche di desiderio) è quella cosa che mi mette a disposizione con dati precisi e verificabili, sia pure non con una bibliografia esaustiva, qualcosa che non so. E lo fa magari anche con uno scopo, quello di permettermi di modificare il mio pensiero con dati nuovi, di pensare in modo nuovo e migliore e possibilmente di far sì che questo nuovo modo di pensare si traduca in qualche modo, se non in azione, almeno in un &#8220;atteggiamento&#8221;, magari in una pratica virtuosa.</p>
<p>Ora, non so Rovelli, ma ho finalmente terminato la lettura del libro di Saviano. E sono arrivata alla conclusione che non informa. Il suo merito è un tono di urgenza, di coinvolgimento personale. Il suo difetto, ai miei occhi non piccolo, è un certo generico catastrofismo senza dati, anche se si capisce che lui, per scrivere il libro, li ha consultati. All&#8217;inizio, qualche post fa, mi ero associata all&#8217;invito a Bassolino di leggere Saviano &#8211; pur capendo dopo le prime cinquanta pagine che Bassolino quelle cose le sa lui pure, e non per nulla ha presentato il libro sulla camorra, se ho letto bene, di Isaia Sales.</p>
<p>Ho cambiato idea, le cose che Saviano dice non sono nuove, e certamente non sono nuove per i politici, i magistrati ecc. Il libro di Saviano causerà una fiammata di interesse per qualche tempo, e a meno che non venga tenuto in vita con altri premi o dibattiti dopo l&#8217;estate non se ne parlerà più.</p>
<p>Sono molto d&#8217;accordo con Tash (che ho imparato a prendere alla lettera, senza pensare mai che ci siano doppi fini, ironie o giochi retorici dietro le sue parole) quando dice:</p>
<p>&#8220;Mi sono fatto l’idea che nel contemporaneo stato anestetico di massa, tutto ciò che non ci tocca direttamente, che non ci coinvolge fisicamente, come si dice, in prima persona, ci intrattiene.&#8221;</p>
<p>E&#8217; così, non c&#8217;è dubbio. Se qualcuno, dopo la lettura del libro di Saviano ha mutato il suo modo di operare mi piacerebbe saperlo, non credo che succederà.</p>
<p>Quanto a Rovelli come ho detto non avendo ancora letto il libro non so, anche se l&#8217;oggetto molto più delimitato, descrivibile e non mitizzabile come è mitizzabile la camorra, o la mafia, rende più probabile l&#8217;eventualità di un sostegno a un&#8217;azione poilitica.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: marco rovelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-31779</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco rovelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jul 2006 13:46:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Intervengo alla fine, non per chiosare, ma perché solo oggi ho l&#039;agio per farlo.
Sono stimolato dall&#039;ultimo intervento (non che sia l&#039;unico di valore, tutta la discussione è stata di ottimo livello, critiche comprese), quello di Roberto in margine allo scritto uscito sul manifesto.
Roberto si chiede, in coda, se io sia scrittore di cose o  di parole. Ora, io non credo sia dia cosa fuori dalla parola. La cosa è già parola, anche nella pura forma del &quot;qualcosa&quot;, del &quot;questo qui&quot;. Io guardo qualcosa, e ciò che vedo non è la cosa, ma la cosa-dello-sguardo, ed è questa che narro. Io che vedo ci sono,e &quot;realismo&quot; vuole che io dica la mia presenza, che esponga la forma del mio sguardo, la mia rappresentazione, e il modo in cui essa è investita, agita, trasformata da ciò che viene compreso nella sua esperienza.
Così, in merito all&#039;immagine del cpt tra gli ulivi: il cpt di lamezia è davvero così, ma questo non è un dato bruto che solo dopo viene rivestito di senso. Il suo esser-così spazialmente significa qualcosa, e lo significa immediatamente. Dice una condizione di separatezza, di estraneità, dice di una visione sottratta.
Non direi che questo è simbolismo, non c&#039;è un doppio livello di lettura: la duplicità sta nella cosa stessa, in virtù del suo essere immediatamente significato. Doppia è la scrittura, non la lettura. Ciò che dici &quot;lirico&quot;, allora, è proprio - per me - il modo per restituire questa originaria duplicità del reale. La maniera per presentificarla.
Questo risponde anche al presunto pessimismo: portare alla luce ciò che è nascosto è necessariamente un&#039;operazione &quot;&quot;critica&quot;: rivela/produce crisi. Fissare lo sguardo oltre la cortina di silenzio significa spezzare la cortina e rivelare/produrre conflitto (un conflitto che è appunto misconosciuto). Ciò che appare come pessimismo, allora, è un gesto di apertura.
(In ogni caso mi sono sempre riconosciuto nella frase gramsciana, Pessimismo della ragione, ottimismo della volontà).
Infine, Roberto si chiede se sono tutti così. No, non sono tutti così. Data la limitatezza delle righe che mi erano concesse, ho dovuto fare una scelta, concentrandomi sul &quot;tipo&quot; (Dragan) che espone un&#039;esperienza comune a molti lì dentro. poi ci sono altre figure, a cominciare dai molti ex-detenuti, e mi sarebbe piaciuto dirne, ma non ho potuto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervengo alla fine, non per chiosare, ma perché solo oggi ho l&#8217;agio per farlo.<br />
Sono stimolato dall&#8217;ultimo intervento (non che sia l&#8217;unico di valore, tutta la discussione è stata di ottimo livello, critiche comprese), quello di Roberto in margine allo scritto uscito sul manifesto.<br />
Roberto si chiede, in coda, se io sia scrittore di cose o  di parole. Ora, io non credo sia dia cosa fuori dalla parola. La cosa è già parola, anche nella pura forma del &#8220;qualcosa&#8221;, del &#8220;questo qui&#8221;. Io guardo qualcosa, e ciò che vedo non è la cosa, ma la cosa-dello-sguardo, ed è questa che narro. Io che vedo ci sono,e &#8220;realismo&#8221; vuole che io dica la mia presenza, che esponga la forma del mio sguardo, la mia rappresentazione, e il modo in cui essa è investita, agita, trasformata da ciò che viene compreso nella sua esperienza.<br />
Così, in merito all&#8217;immagine del cpt tra gli ulivi: il cpt di lamezia è davvero così, ma questo non è un dato bruto che solo dopo viene rivestito di senso. Il suo esser-così spazialmente significa qualcosa, e lo significa immediatamente. Dice una condizione di separatezza, di estraneità, dice di una visione sottratta.<br />
Non direi che questo è simbolismo, non c&#8217;è un doppio livello di lettura: la duplicità sta nella cosa stessa, in virtù del suo essere immediatamente significato. Doppia è la scrittura, non la lettura. Ciò che dici &#8220;lirico&#8221;, allora, è proprio &#8211; per me &#8211; il modo per restituire questa originaria duplicità del reale. La maniera per presentificarla.<br />
Questo risponde anche al presunto pessimismo: portare alla luce ciò che è nascosto è necessariamente un&#8217;operazione &#8220;&#8221;critica&#8221;: rivela/produce crisi. Fissare lo sguardo oltre la cortina di silenzio significa spezzare la cortina e rivelare/produrre conflitto (un conflitto che è appunto misconosciuto). Ciò che appare come pessimismo, allora, è un gesto di apertura.<br />
(In ogni caso mi sono sempre riconosciuto nella frase gramsciana, Pessimismo della ragione, ottimismo della volontà).<br />
Infine, Roberto si chiede se sono tutti così. No, non sono tutti così. Data la limitatezza delle righe che mi erano concesse, ho dovuto fare una scelta, concentrandomi sul &#8220;tipo&#8221; (Dragan) che espone un&#8217;esperienza comune a molti lì dentro. poi ci sono altre figure, a cominciare dai molti ex-detenuti, e mi sarebbe piaciuto dirne, ma non ho potuto.</p>
]]></content:encoded>
		
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