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	Commenti a: Al Mundial della Famiglia	</title>
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		Di: NAZIONALE		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[NAZIONALE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Aug 2006 10:25:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[prova microfono]]></description>
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		<title>
		Di: gina		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/08/02/al-mundial-della-famiglia/#comment-34990</link>

		<dc:creator><![CDATA[gina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Aug 2006 16:00:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[roberto.
La tua risposta era rivolta a me. 
sei stato tu a mettere in dubbio l&#039;efficacia della mia parola e della mia azione, e ad accusarmi trasversalmente di CONNIVENZA/FORMATTAZIONE INCONSAPEVOLE con/dal &quot;Male&quot;, (non a livello personale, ma in quanto sono stata io a permettermi gli esempi incriminati di dissenso che ronza inutilmente.....eccetera). E questo all&#039;interno dell&#039;ordine di un discorso, il tuo discorso, il tuo post e i tuoi commenti prima dell&#039;ultimo, inequivocabilmente dettati da caffarra e ferrara (quanto a said, si riferiva davvero a loro con la menzione &quot;vecchie scritture&quot;?:)
Quindi adesso che mi spieghi ho capito.
Non pensi che tutti siano deficienti.
Pensi che io sia deficiente (accumulo ritardi su ritardi, dalla pratica politica collettiva (per fortuna che quella onanistico individuale funziona!) all&#039;auptodate teorico, passando per una narcisovittimistica incapacità di lettura)
Liberissimo.
Per quel che mi riguarda comunque, e siccome dalle mie parti le regole si fanno giocando:): non ci sto.
ciao]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>roberto.<br />
La tua risposta era rivolta a me.<br />
sei stato tu a mettere in dubbio l&#8217;efficacia della mia parola e della mia azione, e ad accusarmi trasversalmente di CONNIVENZA/FORMATTAZIONE INCONSAPEVOLE con/dal &#8220;Male&#8221;, (non a livello personale, ma in quanto sono stata io a permettermi gli esempi incriminati di dissenso che ronza inutilmente&#8230;..eccetera). E questo all&#8217;interno dell&#8217;ordine di un discorso, il tuo discorso, il tuo post e i tuoi commenti prima dell&#8217;ultimo, inequivocabilmente dettati da caffarra e ferrara (quanto a said, si riferiva davvero a loro con la menzione &#8220;vecchie scritture&#8221;?:)<br />
Quindi adesso che mi spieghi ho capito.<br />
Non pensi che tutti siano deficienti.<br />
Pensi che io sia deficiente (accumulo ritardi su ritardi, dalla pratica politica collettiva (per fortuna che quella onanistico individuale funziona!) all&#8217;auptodate teorico, passando per una narcisovittimistica incapacità di lettura)<br />
Liberissimo.<br />
Per quel che mi riguarda comunque, e siccome dalle mie parti le regole si fanno giocando:): non ci sto.<br />
ciao</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: roberto		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/08/02/al-mundial-della-famiglia/#comment-34989</link>

		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Aug 2006 14:46:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@gina

La tua pratica politica individuale funziona. Quindi è inutile farlo notare ogni volta che ci scriviamo. Non ho scritto che &quot;Gina è una zanzara&quot;. E non ho detto nemmeno che sono un fondamentalista postmoderno, se mai ho cercato di &#039;applicare&#039; la definizione di Antonio Negri al mio racconto.

Sto seguendo la stessa linea &#039;subalterna&#039; nei rivoli delle ultime casate nobiliari partenopee, travolte dalla seconda guerra mondiale e ridotte alla diserzione. Anche lì, la difesa anacronistica degli antichi privilegi di casta. Anche lì, il silenzio. Della nostra critica letteraria, del culturismo moderno e postmoderno. Autori e libri che sopravvivono in qualche archivio impolverato, nelle più vecchie biblioteche, in una libreria antiquaria di Mergellina. Non sei tu ad essere &#039;inattuale&#039;, ma loro (cavalieri, preti e mullah). Ma non t&#039;interessa, ho capito, ho capito... 

Non è che se uno si legge un paio di encicliche, qualche articolo del Foglio e un po&#039; di fantascienza porno, vuol dire per forza che crede in Dio, in Ferrara e nel Sistema Pedo-cardinalizio. Non è che se parlo dei valori aristocratici, della cavalleria, del rispetto per gli indifesi, mi devono per forza incoronare nuovo Re Artù. In giro ci sono idee, nostre e di altri, che ognuno può riformulare come gli pare. O l&#039;integrismo differenziante nega i salti dialettici? 

Invece qui sembra che se pisci fuori dal vaso sei fritto. Le citazioni del professor Said che ho utilizzato ieri non me le sono mica inventate io. Le ho solo forzate, per vedere (e basta con questa ossessione del fare!) che effetto faceva. Se vuoi è una provocazione, ma non è che uno &quot;si tira fuori&quot; soltanto perché rifiuta di scrivere in prima persona. Rivendico la mia attività di inventore di favole, anche quando sembrano saggetti, tesine, articolini. 

La storia è tutta qui: in un mondo dominato dalle leggi pornografiche, il patriziato liberal perseguita la chiesa segreta. La resistenza cattolica cerca nuovi fedeli da deprogrammare, in nome di una esigenza fondamentale. La resistenza umana. Potrai dirmi che la trama non ti piace, ti annoia, è una stronzata, tutto quello che vuoi, perché i diritti dei lettori intelligenti sono preservati da una sovrana corte internazionale: chi pubblica e chi no. Ma non puoi certo chiudermi il becco con &#039;sta storiella della voce, chi me l&#039;ha data e chi me l&#039;ha tolta, perché quelle voci sono tutte dentro di me, più voci parlo più mi avvicino ad una rappresentazione, e faccio romanzo. 

Credere che l&#039;autore sia tutt&#039;uno con la sua finzione; costringerlo a gettare la maschera distinguendo tra quello in cui crede - se ci crede -, e quello che ha immaginato (Said cade spesso in questo tranello, ecco perché è costretto a certi distinguo); confondere l&#039;invenzione con la realtà (ho scritto che i fondamentalismi sono idealismi religiosi, &quot;teologie nostalgiche&quot;, non basta?!), significa privarsi di una leva teorico-culturale sonnecchiante: la narrativa, il romanzo critico, innanzitutto quello di fantascienza (il più visionario di tutti). 

Dai saggi asimoviani agli uccelli del Paradiso langoniano, dall&#039;epica porno di Annie Sprinkle alla Patafisica del Dottor Young. In effetti, con questo genere di nomi, a molti stitici può venire in mente la carta igienica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@gina</p>
<p>La tua pratica politica individuale funziona. Quindi è inutile farlo notare ogni volta che ci scriviamo. Non ho scritto che &#8220;Gina è una zanzara&#8221;. E non ho detto nemmeno che sono un fondamentalista postmoderno, se mai ho cercato di &#8216;applicare&#8217; la definizione di Antonio Negri al mio racconto.</p>
<p>Sto seguendo la stessa linea &#8216;subalterna&#8217; nei rivoli delle ultime casate nobiliari partenopee, travolte dalla seconda guerra mondiale e ridotte alla diserzione. Anche lì, la difesa anacronistica degli antichi privilegi di casta. Anche lì, il silenzio. Della nostra critica letteraria, del culturismo moderno e postmoderno. Autori e libri che sopravvivono in qualche archivio impolverato, nelle più vecchie biblioteche, in una libreria antiquaria di Mergellina. Non sei tu ad essere &#8216;inattuale&#8217;, ma loro (cavalieri, preti e mullah). Ma non t&#8217;interessa, ho capito, ho capito&#8230; </p>
<p>Non è che se uno si legge un paio di encicliche, qualche articolo del Foglio e un po&#8217; di fantascienza porno, vuol dire per forza che crede in Dio, in Ferrara e nel Sistema Pedo-cardinalizio. Non è che se parlo dei valori aristocratici, della cavalleria, del rispetto per gli indifesi, mi devono per forza incoronare nuovo Re Artù. In giro ci sono idee, nostre e di altri, che ognuno può riformulare come gli pare. O l&#8217;integrismo differenziante nega i salti dialettici? </p>
<p>Invece qui sembra che se pisci fuori dal vaso sei fritto. Le citazioni del professor Said che ho utilizzato ieri non me le sono mica inventate io. Le ho solo forzate, per vedere (e basta con questa ossessione del fare!) che effetto faceva. Se vuoi è una provocazione, ma non è che uno &#8220;si tira fuori&#8221; soltanto perché rifiuta di scrivere in prima persona. Rivendico la mia attività di inventore di favole, anche quando sembrano saggetti, tesine, articolini. </p>
<p>La storia è tutta qui: in un mondo dominato dalle leggi pornografiche, il patriziato liberal perseguita la chiesa segreta. La resistenza cattolica cerca nuovi fedeli da deprogrammare, in nome di una esigenza fondamentale. La resistenza umana. Potrai dirmi che la trama non ti piace, ti annoia, è una stronzata, tutto quello che vuoi, perché i diritti dei lettori intelligenti sono preservati da una sovrana corte internazionale: chi pubblica e chi no. Ma non puoi certo chiudermi il becco con &#8216;sta storiella della voce, chi me l&#8217;ha data e chi me l&#8217;ha tolta, perché quelle voci sono tutte dentro di me, più voci parlo più mi avvicino ad una rappresentazione, e faccio romanzo. </p>
<p>Credere che l&#8217;autore sia tutt&#8217;uno con la sua finzione; costringerlo a gettare la maschera distinguendo tra quello in cui crede &#8211; se ci crede -, e quello che ha immaginato (Said cade spesso in questo tranello, ecco perché è costretto a certi distinguo); confondere l&#8217;invenzione con la realtà (ho scritto che i fondamentalismi sono idealismi religiosi, &#8220;teologie nostalgiche&#8221;, non basta?!), significa privarsi di una leva teorico-culturale sonnecchiante: la narrativa, il romanzo critico, innanzitutto quello di fantascienza (il più visionario di tutti). </p>
<p>Dai saggi asimoviani agli uccelli del Paradiso langoniano, dall&#8217;epica porno di Annie Sprinkle alla Patafisica del Dottor Young. In effetti, con questo genere di nomi, a molti stitici può venire in mente la carta igienica.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: gina		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/08/02/al-mundial-della-famiglia/#comment-34988</link>

		<dc:creator><![CDATA[gina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Aug 2006 13:14:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ops 
www.churchofeuthanasia.org]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ops<br />
<a href="http://www.churchofeuthanasia.org" rel="nofollow ugc">http://www.churchofeuthanasia.org</a></p>
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		<title>
		Di: gina		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/08/02/al-mundial-della-famiglia/#comment-34987</link>

		<dc:creator><![CDATA[gina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Aug 2006 13:05:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Roberto

Non fare il furbo:)

1. Io ti ho dato del nostalgico: tu mi rispondi si sono un nostalgico, un nostalgico fondamentalista postmoderno. 
E infatti resisti. Resisti  all&#039;ibridazione, alla differenza e alla mobilità dell&#039;Occidente abbarbicato a due fondamentali:), italianissime, sfanculatissime stampelle: a mons giuliano ferrara, un tuo classico ormai, hai infatti, e del tutto coerentemente aggiunto, suaeminenzailcarlocaffarra. 
Ecco chi detta l&#039;ordine del TUO discorso. 
Ora, e visto che accetti quell&#039;ordine del discorso, caro roberto, chi la da, a te, la parola? Chi stabilisce il contesto,l &#039;inizio la fine e il senso, i limiti della tua parola se non &quot;il foglio&quot; da una parte e la &quot;chiesa dei monsignori&quot; dall&#039;altra? 
Chi è allora, roberto, chi è che ronza inutilmente come una zanzara d&#039;agosto?

2. Infatti. C&#039;è poco da épater i borghesi di NI  (e ce ne sono, ma i mezzucci sono offensivi in ogni caso, vista l&#039;intelligenza media di chi legge:): il contesto del tuo mundialito e checché tu ne dica, è quello che risulta dal  discorso di caffarra a Valencia che ho postato sopra. Ma non solo. Sullo sfondo c&#039;è il saluto di monscarlocaffarra al congresso &quot;Il Codice di Diritto Canonico ed il nuovo Concordato vent’anni dopo&quot;
&quot;...Nel sistema canonico si dà identità fra persona ed istituzione. Questa identità è la conseguenza di quel principio-persona che regge tutta la realtà della Chiesa, e che disegna il profilo inconfondibile di ogni norma canonica. L’identità persona-Istituzione propria del Diritto canonico richiama ogni altro sistema giuridico alla proprietà della persona rispetto a qualsiasi forma di organizzazione istituzionale, cioè di organizzazione pubblica o privata del potere. Priorità della persona che non significa identità del diritto col desiderio, vera metastasi delle nostre società occidentali. È dalla &quot;Scuola di Bologna&quot; che mi auguro nasca ancora una volta, come già accaduto in passato, quel reciproco arricchirsi dell’esperienza canonistica e dell’esperienza civilistica di cui oggi, e dal punto di vista scientifico e dal punto di vista pratico, abbiamo urgente bisogno. Auguri dunque di un buon lavoro.&quot;(29 ottobre 2004, 
http://www.caffarra.it/saluto291004.php)&quot;.

Sai leggere credo. Anche tra le righe. Ecco. Se permetti buon lavoro stocazzo. E che i professori di diritto canonico (con buona pace del mio trenta e lode) se ne stiano civil(istica)mente: fuori dai coglioni. 

Poi, e qui veniamo al punto, al tuo uso malato, distorto e compiacente del DESIDERIO come IL Male, in perfetta ottemperanza ai dettami interessati della sacra diade ferrara/caffarra: &quot;priorità della persona che non significa IDENTITÀ DEL DIRITTO COL DESIDERIO, VERA E PROPRIA METASTASI delle nostre società occidentali&quot;.

Il desiderio. Vogliamo smetterla di scherzare mezzuccisticamente con la neoliberistica jasmine e rivolgerci, visto e considerato che ti piacciono i preti, per esempio al rev korda di www.churchofeuthanasia.org, scaricare aggratis I like to watch (minorenni astenersi:) e farci due SANE RISATE ma anche  due irriducibili conti? 

Il desiderio. Vogliamo, fatture della visa alla mano, da squallidi praticoni quindi e all&#039;insegna del ma-da-che-pulpito, verificare L&#039;AMMONTARE DEL DESIDERIO degli alti prelati in trasferta, che da buone icone del neoliberistico star system dormono sul pagliericcio orbiterracqueo di un cinque stelle a caso ?

Il desiderio. Vogliamo fare le pulci all&#039;opulento ferrara? E&#039; malato? Quanto mangia? In ogni caso, dove sono le sue battaglie contro il DESIDERIO OSSESSIVO compulsivo compensatorio di cibo? contro le multinazionali alimentari? Contro i pesticidi (causano infertilità maschile, che ormai copre il 53% dei casi di infertilità totale, lo sai? Ma anche linfomi, e metastasi, metastasi vere). Dove sono le sue battaglie contro la banca mondiale? contro il wto? contro le sovvenzioni agricole al primo mondo, perché non possiamo ingrassare tutti a piacere? Dove sono le sue battaglie contro il desiderio di merce, oltre al cibo e fino ai SUV (sono così alti che quando investi qualcuno lo becchi dritto agli organi vitali e con ogni probabilità lo ammazzi, e poi causano inquinamento e cancri e metastasi, metastasi vere)? Vogliamo iscriverli, ferrara e caffarra, a una critical mass dimagrante, a una biciclettata collettiva contro le metastasi? Sopravviverà la sacra diade a due reali sgambate?

Il desiderio. Ripassino teorico? Nel bene e nel male: da aristotele passando per platone, spinoza, nietzsche freud deleuze ecc..
Lo sai che non esiste solo il desiderio mimetico (delle merci, di quel che c&#039;è già), ma anche il desiderio come potenza affermatrice? Ma soprattutto: lo sai che non siamo tutti deficienti?

3. Si può quel che si fa. E non quel che si legge, soprattutto sul foglio o nei discorsi di caffarra.Non si sta a vedere, come dici tu. Si sta a fare. Questa è ricchezza.
Per tua sfortuna, ti rivolgi a una persona che sa quel che fa (e quel che non fa), con un sufficiente supporto teorico (che non sbandiero), ma soprattutto con una consapevolezza tale da  rispedire al mittente le &quot;accuse&quot; di passatismo e inattualità. 
Come ti ho già detto e lo so, lo so praticamente, lo so teoricamente, l&#039;economia informale può essere vista, e di fatto lo è, come un sostegno esplicito agli abusi del neoliberismo (molto praticamente, riempie i buchi dello smantellamento del welfare, aggratis, legittimandolo a proseguire), ma, sempre DI FATTO, perché col cazzo che solo le parrocchie sono in grado far emergere e sopportare le contraddizioni, LAVORA CONTRO, crea relazione (quindi FUNZIONA), risponde creativamente anche dal punto di vista affettivo, sorprende e spiazza (basta vedere come hai reagito tu), ri-getta in faccia, porta via restando dentro, perché nessuno può tirarsi fuori, roberto, o limitarsi a sparare sentenze dall&#039;alto, con davanti solo un paio di encicliche e un foglio di carta igienica.
ciao]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roberto</p>
<p>Non fare il furbo:)</p>
<p>1. Io ti ho dato del nostalgico: tu mi rispondi si sono un nostalgico, un nostalgico fondamentalista postmoderno.<br />
E infatti resisti. Resisti  all&#8217;ibridazione, alla differenza e alla mobilità dell&#8217;Occidente abbarbicato a due fondamentali:), italianissime, sfanculatissime stampelle: a mons giuliano ferrara, un tuo classico ormai, hai infatti, e del tutto coerentemente aggiunto, suaeminenzailcarlocaffarra.<br />
Ecco chi detta l&#8217;ordine del TUO discorso.<br />
Ora, e visto che accetti quell&#8217;ordine del discorso, caro roberto, chi la da, a te, la parola? Chi stabilisce il contesto,l &#8216;inizio la fine e il senso, i limiti della tua parola se non &#8220;il foglio&#8221; da una parte e la &#8220;chiesa dei monsignori&#8221; dall&#8217;altra?<br />
Chi è allora, roberto, chi è che ronza inutilmente come una zanzara d&#8217;agosto?</p>
<p>2. Infatti. C&#8217;è poco da épater i borghesi di NI  (e ce ne sono, ma i mezzucci sono offensivi in ogni caso, vista l&#8217;intelligenza media di chi legge:): il contesto del tuo mundialito e checché tu ne dica, è quello che risulta dal  discorso di caffarra a Valencia che ho postato sopra. Ma non solo. Sullo sfondo c&#8217;è il saluto di monscarlocaffarra al congresso &#8220;Il Codice di Diritto Canonico ed il nuovo Concordato vent’anni dopo&#8221;<br />
&#8220;&#8230;Nel sistema canonico si dà identità fra persona ed istituzione. Questa identità è la conseguenza di quel principio-persona che regge tutta la realtà della Chiesa, e che disegna il profilo inconfondibile di ogni norma canonica. L’identità persona-Istituzione propria del Diritto canonico richiama ogni altro sistema giuridico alla proprietà della persona rispetto a qualsiasi forma di organizzazione istituzionale, cioè di organizzazione pubblica o privata del potere. Priorità della persona che non significa identità del diritto col desiderio, vera metastasi delle nostre società occidentali. È dalla &#8220;Scuola di Bologna&#8221; che mi auguro nasca ancora una volta, come già accaduto in passato, quel reciproco arricchirsi dell’esperienza canonistica e dell’esperienza civilistica di cui oggi, e dal punto di vista scientifico e dal punto di vista pratico, abbiamo urgente bisogno. Auguri dunque di un buon lavoro.&#8221;(29 ottobre 2004,<br />
<a href="http://www.caffarra.it/saluto291004.php" rel="nofollow ugc">http://www.caffarra.it/saluto291004.php</a>)&#8221;.</p>
<p>Sai leggere credo. Anche tra le righe. Ecco. Se permetti buon lavoro stocazzo. E che i professori di diritto canonico (con buona pace del mio trenta e lode) se ne stiano civil(istica)mente: fuori dai coglioni. </p>
<p>Poi, e qui veniamo al punto, al tuo uso malato, distorto e compiacente del DESIDERIO come IL Male, in perfetta ottemperanza ai dettami interessati della sacra diade ferrara/caffarra: &#8220;priorità della persona che non significa IDENTITÀ DEL DIRITTO COL DESIDERIO, VERA E PROPRIA METASTASI delle nostre società occidentali&#8221;.</p>
<p>Il desiderio. Vogliamo smetterla di scherzare mezzuccisticamente con la neoliberistica jasmine e rivolgerci, visto e considerato che ti piacciono i preti, per esempio al rev korda di <a href="http://www.churchofeuthanasia.org" rel="nofollow ugc">http://www.churchofeuthanasia.org</a>, scaricare aggratis I like to watch (minorenni astenersi:) e farci due SANE RISATE ma anche  due irriducibili conti? </p>
<p>Il desiderio. Vogliamo, fatture della visa alla mano, da squallidi praticoni quindi e all&#8217;insegna del ma-da-che-pulpito, verificare L&#8217;AMMONTARE DEL DESIDERIO degli alti prelati in trasferta, che da buone icone del neoliberistico star system dormono sul pagliericcio orbiterracqueo di un cinque stelle a caso ?</p>
<p>Il desiderio. Vogliamo fare le pulci all&#8217;opulento ferrara? E&#8217; malato? Quanto mangia? In ogni caso, dove sono le sue battaglie contro il DESIDERIO OSSESSIVO compulsivo compensatorio di cibo? contro le multinazionali alimentari? Contro i pesticidi (causano infertilità maschile, che ormai copre il 53% dei casi di infertilità totale, lo sai? Ma anche linfomi, e metastasi, metastasi vere). Dove sono le sue battaglie contro la banca mondiale? contro il wto? contro le sovvenzioni agricole al primo mondo, perché non possiamo ingrassare tutti a piacere? Dove sono le sue battaglie contro il desiderio di merce, oltre al cibo e fino ai SUV (sono così alti che quando investi qualcuno lo becchi dritto agli organi vitali e con ogni probabilità lo ammazzi, e poi causano inquinamento e cancri e metastasi, metastasi vere)? Vogliamo iscriverli, ferrara e caffarra, a una critical mass dimagrante, a una biciclettata collettiva contro le metastasi? Sopravviverà la sacra diade a due reali sgambate?</p>
<p>Il desiderio. Ripassino teorico? Nel bene e nel male: da aristotele passando per platone, spinoza, nietzsche freud deleuze ecc..<br />
Lo sai che non esiste solo il desiderio mimetico (delle merci, di quel che c&#8217;è già), ma anche il desiderio come potenza affermatrice? Ma soprattutto: lo sai che non siamo tutti deficienti?</p>
<p>3. Si può quel che si fa. E non quel che si legge, soprattutto sul foglio o nei discorsi di caffarra.Non si sta a vedere, come dici tu. Si sta a fare. Questa è ricchezza.<br />
Per tua sfortuna, ti rivolgi a una persona che sa quel che fa (e quel che non fa), con un sufficiente supporto teorico (che non sbandiero), ma soprattutto con una consapevolezza tale da  rispedire al mittente le &#8220;accuse&#8221; di passatismo e inattualità.<br />
Come ti ho già detto e lo so, lo so praticamente, lo so teoricamente, l&#8217;economia informale può essere vista, e di fatto lo è, come un sostegno esplicito agli abusi del neoliberismo (molto praticamente, riempie i buchi dello smantellamento del welfare, aggratis, legittimandolo a proseguire), ma, sempre DI FATTO, perché col cazzo che solo le parrocchie sono in grado far emergere e sopportare le contraddizioni, LAVORA CONTRO, crea relazione (quindi FUNZIONA), risponde creativamente anche dal punto di vista affettivo, sorprende e spiazza (basta vedere come hai reagito tu), ri-getta in faccia, porta via restando dentro, perché nessuno può tirarsi fuori, roberto, o limitarsi a sparare sentenze dall&#8217;alto, con davanti solo un paio di encicliche e un foglio di carta igienica.<br />
ciao</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: roberto		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/08/02/al-mundial-della-famiglia/#comment-34979</link>

		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Aug 2006 15:37:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@gina

&quot;ripensare le esperienze storiche&quot;

La rivoluzione khomeinista è un esempio di fondamentalismo postmoderno. Con lo stesso entusiasmo, e minore integrità, la stessa definizione vale per la rinascenza cristiana, dalla Polonia di Solidarnosc al Fronte antifascista atlantico. Tutte queste rivoluzioni religiose hanno una missione. Difendere i Fondamenti. Le Origini. I Valori. L&#039;Identità. Quello che eravamo &#039;prima che iniziasse tutto questo&#039;. Loro difendono &#039;cosa siamo stati&#039;. Ci difendono dalla Modernità. Secondo Negri: &quot;La fede antimodernista che unisce i fondamentalismi non è un fenomeno premoderno ma postmoderno. La postmodernità del fondamentalismo consiste, primariamente, nel rifiuto della modernità come arma della egemonia euro-americana&quot;. I fondamentalismi sono teologie nostalgiche con una precisa attualità storica: resistere alla &quot;ibridazione&quot;, alla &quot;differenza&quot; e alla &quot;mobilità&quot; dell&#039;Occidente (i virgolettati sono di Negri).

***

E&#039; accaduto che la teoria critica degli ultimi anni, mentre sprigionava energie vitali e liberatrici, abbia accumulato una sorta di ritardo nella riconfigurazione dei poteri che aveva denunciato così aspramente. Mentre cadono gli steccati, e mentre emergono nuove divisioni, si può iniziare a scrivere la storia di come quelle stesse teorie - i nostri strumenti di lotta - sono stati riformattati &quot;a sostegno esplicito, a esplicito foraggiamento del disimpegno politico neoliberista&quot; (Gina). E dunque chiedersi &quot;dove, come e con quali enti e istituzioni di supporto, oggi, si svolgono questi studi&quot; (Said).

***

(l&#039;economicismo non è più e non è solo una forma di riduzione della realtà; il capitale agisce sui desideri prima che sugli interessi dell&#039;individuo. Il mercato ha già ampiamente &#039;decostruito l&#039;individuo&#039;, allargando la presa sulla esperienza umana dalla &quot;pratica contabile della razionalità strumentale per la massimizzazione del profitto&quot; - come dice Amartya Sen, e sembra scritto apposta per mamma Francesca di RCS Libri -, ad una più vasta e non percepita desensibilizzazione, una minimologia degli affetti e una superologia del piacere e dei suoi effetti: la distruzione dei sentimenti, la solitudine esistenziale e la dispersione sociale, il tutto vissuto con euforia e senza angoscia. Insomma, la Babele postmoderna).

***

Nel momento in cui il capitale si fa parassita della differenza, fa ideologia della differenza, ha urgenza di &#039;promuovere&#039; le teorie del pensiero critico; per cui la stessa &quot;battaglia dei diritti&quot; diventa merce di scambio, un modo per garantire al mercato future annessioni di senso, ingegno e sentimenti umani. Resistono soggetti che si oppongono politicamente, che prendono la parola &quot;in senso creativo&quot;, secondo la loro propria &quot;responsabilità individuale&quot; (Gina), e questo dimostra ancora una volta la micidiale potenza di certi ordigni critici che hanno smontato dal di dentro le pretese universalistiche ed egemoniche dell&#039;Occidente. Ma nell&#039;urgenza di prendere la parola si trascura l&#039;analisi dei modi in cui quella parola ripresa viene usata da chi te l&#039;aveva data per farti parlare una nuova lingua, vivere una vita &#039;diversa&#039;, proiettarti in un&#039;epoca in cui non avrai più bisogno di lui, lei, noi. Singoli soggetti fanno gola al mercato che, per semplici ragioni d&#039;ordine e stabilità sociale, mantiene inalterate le precedenti strutture relazionali e di comando, ma nel frattempo le consuma, le plagia, le irride. Nessuno si accorge di essere divorato?  

***

Ancora, penso che il breve paragrafo scritto da Gina, a mo&#039; di introduzione del testo cardinalizio, sia una prova della contraddizione teorica tra (buon senso) pratico e (ritardo) teorico che ci affligge. Le incursioni di Gina - quella lingua depotenziante che sarebbe piaciuta a Carmelo Bene -, sono la dimostrazione dello smembramento ludico dell&#039;essenzialismo inteso come stile, tocco autoriale e autoritario. Ma in questo squadernamento dove finiscono le forme della resistenza passatista e inattuale? quella lunga storia di preti nascosti nelle catacombe e di mullah che riemergono dalle caverne? Ricordo l&#039;interesse mostrato dal professor Said verso la &quot;imprevedibilità&quot;, la &quot;forza sorprendente e persino attrattiva&quot; delle vecchie scritture. E dunque &quot;il diritto a rimanere commossi, irritati, sorpresi e perfino deliziati&quot; dalla materia della nostra analisi. Non pensare che i subalterni sono sempre e soltanto dove vogliamo vederli. Non pensare di essere voci critiche quando dai meno fastidio di una mosca. 
Sfuggire al dissenso che ronza inutilmente come una zanzara d&#039;agosto. Sorprendere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@gina</p>
<p>&#8220;ripensare le esperienze storiche&#8221;</p>
<p>La rivoluzione khomeinista è un esempio di fondamentalismo postmoderno. Con lo stesso entusiasmo, e minore integrità, la stessa definizione vale per la rinascenza cristiana, dalla Polonia di Solidarnosc al Fronte antifascista atlantico. Tutte queste rivoluzioni religiose hanno una missione. Difendere i Fondamenti. Le Origini. I Valori. L&#8217;Identità. Quello che eravamo &#8216;prima che iniziasse tutto questo&#8217;. Loro difendono &#8216;cosa siamo stati&#8217;. Ci difendono dalla Modernità. Secondo Negri: &#8220;La fede antimodernista che unisce i fondamentalismi non è un fenomeno premoderno ma postmoderno. La postmodernità del fondamentalismo consiste, primariamente, nel rifiuto della modernità come arma della egemonia euro-americana&#8221;. I fondamentalismi sono teologie nostalgiche con una precisa attualità storica: resistere alla &#8220;ibridazione&#8221;, alla &#8220;differenza&#8221; e alla &#8220;mobilità&#8221; dell&#8217;Occidente (i virgolettati sono di Negri).</p>
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<p>E&#8217; accaduto che la teoria critica degli ultimi anni, mentre sprigionava energie vitali e liberatrici, abbia accumulato una sorta di ritardo nella riconfigurazione dei poteri che aveva denunciato così aspramente. Mentre cadono gli steccati, e mentre emergono nuove divisioni, si può iniziare a scrivere la storia di come quelle stesse teorie &#8211; i nostri strumenti di lotta &#8211; sono stati riformattati &#8220;a sostegno esplicito, a esplicito foraggiamento del disimpegno politico neoliberista&#8221; (Gina). E dunque chiedersi &#8220;dove, come e con quali enti e istituzioni di supporto, oggi, si svolgono questi studi&#8221; (Said).</p>
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<p>(l&#8217;economicismo non è più e non è solo una forma di riduzione della realtà; il capitale agisce sui desideri prima che sugli interessi dell&#8217;individuo. Il mercato ha già ampiamente &#8216;decostruito l&#8217;individuo&#8217;, allargando la presa sulla esperienza umana dalla &#8220;pratica contabile della razionalità strumentale per la massimizzazione del profitto&#8221; &#8211; come dice Amartya Sen, e sembra scritto apposta per mamma Francesca di RCS Libri -, ad una più vasta e non percepita desensibilizzazione, una minimologia degli affetti e una superologia del piacere e dei suoi effetti: la distruzione dei sentimenti, la solitudine esistenziale e la dispersione sociale, il tutto vissuto con euforia e senza angoscia. Insomma, la Babele postmoderna).</p>
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<p>Nel momento in cui il capitale si fa parassita della differenza, fa ideologia della differenza, ha urgenza di &#8216;promuovere&#8217; le teorie del pensiero critico; per cui la stessa &#8220;battaglia dei diritti&#8221; diventa merce di scambio, un modo per garantire al mercato future annessioni di senso, ingegno e sentimenti umani. Resistono soggetti che si oppongono politicamente, che prendono la parola &#8220;in senso creativo&#8221;, secondo la loro propria &#8220;responsabilità individuale&#8221; (Gina), e questo dimostra ancora una volta la micidiale potenza di certi ordigni critici che hanno smontato dal di dentro le pretese universalistiche ed egemoniche dell&#8217;Occidente. Ma nell&#8217;urgenza di prendere la parola si trascura l&#8217;analisi dei modi in cui quella parola ripresa viene usata da chi te l&#8217;aveva data per farti parlare una nuova lingua, vivere una vita &#8216;diversa&#8217;, proiettarti in un&#8217;epoca in cui non avrai più bisogno di lui, lei, noi. Singoli soggetti fanno gola al mercato che, per semplici ragioni d&#8217;ordine e stabilità sociale, mantiene inalterate le precedenti strutture relazionali e di comando, ma nel frattempo le consuma, le plagia, le irride. Nessuno si accorge di essere divorato?  </p>
<p>***</p>
<p>Ancora, penso che il breve paragrafo scritto da Gina, a mo&#8217; di introduzione del testo cardinalizio, sia una prova della contraddizione teorica tra (buon senso) pratico e (ritardo) teorico che ci affligge. Le incursioni di Gina &#8211; quella lingua depotenziante che sarebbe piaciuta a Carmelo Bene -, sono la dimostrazione dello smembramento ludico dell&#8217;essenzialismo inteso come stile, tocco autoriale e autoritario. Ma in questo squadernamento dove finiscono le forme della resistenza passatista e inattuale? quella lunga storia di preti nascosti nelle catacombe e di mullah che riemergono dalle caverne? Ricordo l&#8217;interesse mostrato dal professor Said verso la &#8220;imprevedibilità&#8221;, la &#8220;forza sorprendente e persino attrattiva&#8221; delle vecchie scritture. E dunque &#8220;il diritto a rimanere commossi, irritati, sorpresi e perfino deliziati&#8221; dalla materia della nostra analisi. Non pensare che i subalterni sono sempre e soltanto dove vogliamo vederli. Non pensare di essere voci critiche quando dai meno fastidio di una mosca.<br />
Sfuggire al dissenso che ronza inutilmente come una zanzara d&#8217;agosto. Sorprendere.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: gina		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/08/02/al-mundial-della-famiglia/#comment-34724</link>

		<dc:creator><![CDATA[gina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2006 06:33:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[visto che è domenica (e che le pecorelle smarrite sdraiate a bordo piscina si apprestino alla messa!:) vi appiccico la versione integral(e)/ista del rap di sua emineMza monscarlocaffarra citato ma solo in  parte da roberto. 

Ne vale la pena. 
&quot;
Testimonianza&quot; abilissima:) particolarmente consigliata ai laici (LUI ci illustra la &quot;nostra&quot; falsa laicità:) ai babelici gay, alle coppie di(s)fatto e - come colonna sonora (espiativa) dell&#039;acquagym domenicale - a tutte noi slandre impenitenti, dispensatrici di Male nonché Sobille und dis-umane, de-ceneri&#038;altèrodismorfike zingle, ke portano i figli al&#039;(edo)ni(stico)do e NON spianano PIÙ a mano, in-gyn-occhio sui ceci, la pasta dei turtlèn. 

(siccome su parecchie cose guarda caso il caffarra non ha il tempo di soffermarsi, la track list completa è su www.caffarra.it:)]

(sp)
A(m)
M(EN)

&quot;Dividerò la mia riflessione in due parti. Nella prima cercherò di mostrare la bontà, la preziosità etica dell’istituto matrimoniale. Non del sacramento, ma dell’istituto matrimoniale in quanto tale. Il mio quindi è un discorso che si rivolge a tutti, credenti e non credenti.

Nella seconda parte cercherò di mostrarvi quale è oggi in Occidente la vera “materia del contendere” quando la contesa civile ha per oggetto il matrimonio. Terminerò con alcune riflessioni generali per accennare ai fondamentali orientamenti che dovranno ispirare la nostra promozione e difesa della dignità del matrimonio.

1. IL BENE DEL MATRIMONIO

Questa prima parte della mia riflessione si fonda su una lettura – interpretazione di una fondamentale, originaria esperienza umana. Essa (esperienza) può essere semplicemente denotata nel modo seguente: la persona umana è uomo e donna. La bontà propria del matrimonio, la sua intima preziosità è racchiusa interamente in questo semplice fatto: l’humanum si realizza in due modalità diverse, mascolinità – femminilità.

Questo fatto chiede di essere letto ed interpretato al fine di scoprirne la verità [il lògos, direbbero i greci] e quindi il significato. È un’interpretazione che può essere fatta “partendo dal basso”, per così dire: il di-morfismo sessuale è un caso particolare di una legge biologica generale, la modalità propria con cui salendo nella scala dei viventi le specie si perpetuano. È così negli animali; è così nell’uomo. Ho parlato d’interpretazione “dal basso” nel senso che questo modo d’interpretare la sessualità umana ne rifiuta l’irriducibilità alla natura, al bios. Nega una sua significatività propriamente umana. Sul piano pratico la conseguenza è che non si può escludere in linea di principio la sostituibilità dei processi procreativi naturali con procedimenti procreativi artificiali. E gli uni e gli altri sono infatti eticamente neutri, indifferenti.

Esiste anche un’interpretazione che è opposta alla precedente, e che potremmo chiamare “culturale”: il [significato del] dimorfismo sessuale è un prodotto puramente culturale; è l’opera della cultura senza alcun fondamento nella [natura della] persona. Ne deriva che ogni cultura sessuale è ingiudicabile dal punto di vista etico; è inconfrontabile con ogni altra cultura sessuale; non esiste una istituzionalizzazione dell’esercizio della sessualità da ritenersi migliore di un’altra: l’istituzionalizzazione matrimoniale [etero-sessuale] ha lo stesso valore etico dell’istituzionalizzazione omosessuale.

A guardare le cose più in profondità, noi vediamo che sia l’interpretazione biologista sia l’interpretazione culturale hanno un presupposto fondamentale in comune: la persona umana nella sua concretezza non ha in sé e per sé una sua propria bontà, così che non esiste in linea di principio la possibilità di scriminare una realizzazione vera della soggettività umana da una realizzazione falsa. Insomma, non esiste una verità circa il bene della persona, che non sia meramente prodotto del consenso sociale: consensus facit verum.

Tutto questo non va mai dimenticato nel discorso che stiamo facendo e meriterebbe ben più ampio sviluppo, ma devo ritornare al nostro tema. Ambedue queste interpretazioni devono essere giudicate alla luce dell’esperienza che ciascuno fa di se stesso; ciascuno è testimone di se stesso a se stesso, ed alla fine ogni interpretazione dell’uomo deve essere confrontata con questa testimonianza. Vorrei ora semplicemente aiutarvi ad ascoltare questa testimonianza: per non dilungarmi troppo lo faccio solo per accenni. È quindi l’invito seguente: ascolta che cosa dici a te stesso di te stesso! L’uomo posto di fronte alla donna e la donna di fronte all’uomo vede in essa/in esso un «altro se stesso/a»: alterità [è un altro/a] ed identità [se stesso/a]. È questa un’esperienza che l’uomo non vive né quando è di fronte alle cose o agli animali: sono un «altro», ma non sono «se stesso». Ed ancor meno quando il credente è di fronte a Dio: è il totalmente Altro.

L’alterità nell’identità è la ragione ultima della inclinazione sociale della persona umana; è come la sorgente da cui sgorga la vita umana associata. L’esperienza della propria umanità limitata dalla e nella propria “forma” [maschile/femminile] spinge il soggetto ad una “comunione” con l’altro/a, nella quale [comunione] solamente l’humanum è pienamente realizzato e manifestato. È questo il punto centrale di tutta la nostra riflessione. Esiste un legame fra uomo e donna costituito dalla partecipazione alla stessa natura umana; esiste una reale – naturale – differenziazione nella realizzazione della stessa natura umana: l’humanum nella sua intera verità e bontà è l’unità nella salvaguardia della diversità di uomo e donna.

Voglio sottolineare che si tratta di una comunione nella natura; che si tratta del riconoscimento dell’altro/a nella sua naturalità. Se infatti la comunione fosse solo a livello spirituale, a causa della sola partecipazione alla stessa razionalità, il sociale umano sarebbe sempre insidiato dal pericolo di costruirlo solo fra persone che posseggono quelli che si è deciso siano i caratteri della razionalità. E sappiamo che lungo la storia sono state soprattutto le donne e i bambini ad essere esclusi da una piena ospitalità nel sociale umano, precisamente a causa di quella falsa dialettica sociale.

Il “diverso” originario è la donna nei confronti dell’uomo e l’uomo nei confronti della donna. E pertanto se il riconoscimento della diversità non è in primo luogo riconoscimento della diversità della sessualità umana il sociale umano resta sempre esposto al rischio di discriminazioni ingiuste. Proprio perché il tutto dell’humanum è presente potenzialmente nella particolarità di ciascuna diversità, la pienezza della persona si realizza nella loro unità. L’uomo è per la donna e la donna è per l’uomo poiché solo uomo e donna dicono la verità intera della persona umana.

L’intrinseca bontà o valore dell’istituto matrimoniale consiste precisamente in questo: esprime-realizza in radice nell’unità uomo-donna l’humanum nella sua interezza. Bontà e preziosità che non si trova in nessun altra relazione sociale. Tocchiamo un punto fondamentale della vicenda umana e della sua comprensione. Provo a dirlo in modo breve e per quanto riesco semplice. All’origine, al “principio” della vicenda umana non stanno tante unità chiuse in se stesse. Sta una dualità; un rapporto: un uomo e una donna. Il dato umano originario non è l’identità, ma la relazione; la “figura” dell’incontro non è il contratto di individui originariamente estranei, ma è l’incontro nell’amore fra due persone diverse: uomo e donna. Questa lettura profonda della realtà umana ultimamente ci è stata insegnata dalla Lett. Enc. Deus caritas est.

Ma questo non è ancora tutto. Se riflettiamo con maggior attenzione, vediamo che nel matrimonio ha origine e si rispecchia l’intera dialettica sociale. Essa infatti è costituita dalla realizzazione di comunità nelle quali la diversità è affermata senza divisione e l’unità è costruita senza discriminazione. Il sociale umano non è un “universale astratto”, ma un’ “universale concreto”. Originariamente ciò si dà nella relazione coniugale. Essa è l’archetipo di ogni relazione sociale: prima societas in coniugio, dicevano già i latini.

2. LA CONTESA ATTUALE

Non c’è dubbio che la percezione chiara del valore, della preziosità propria del matrimonio si va oggi gradualmente oscurando. Il fatto a mio giudizio più emblematico di questo oscuramento è stato che il 18 gennaio 2006 con 468 voti a favore, 149 contrari e 41 astenuti il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che invita ad equiparare le coppie omosessuali a quelle fra uomo e donna e condanna come omofobici gli Stati e le Nazioni che si oppongono al riconoscimento delle coppie gay.

Questo fatto non era mai accaduto nella storia della umanità. Il rapporto omosessuale è sempre stato ed è anche oggi diversamente giudicato dal punto di vista del comportamento personale. Ma il problema di cui stiamo parlando non è per niente questo. È il seguente, anzi, i seguenti: perché si è giunti a questa richiesta? che cosa stiamo rischiando in essa? Alla prima domanda rispondo: la richiesta di equiparare negli ordinamenti giuridici matrimonio, unioni di fatto e convivenze omosessuali è il punto di arrivo coerente con una falsa concezione di laicità dello Stato. Cercherò ora di mostrarvi brevemente questo cammino.

Ogni concezione della propria sessualità ha uguale diritto di essere praticata. Questa affermazione è l’applicazione di un principio basilare delle nostre società liberali: il principio di autonomia. Unico limite che si deve porre è quando la realizzazione della propria concezione della sessualità viola diritti soggettivi di terzi: pedofilia e stupro. Nessuna pratica della sessualità deve essere trattata dalle leggi meglio di un’altra, poiché se così fosse, la parzialità di trattamento sarebbe ingiusta comportando una scelta ideologica. Questa seconda affermazione è l’applicazione dell’altro principio basilare delle nostre società liberali: il principio di uguaglianza.

Se vogliamo custodire quindi i due pilastri della nostra società occidentale, autonomia ed uguaglianza, il matrimonio ed altre forma di realizzazione della propria sessualità devono essere trattate dalla legge con uguale trattamento. In teoria, la legge civile nei confronti di comportamenti socialmente rilevanti ha a disposizione cinque possibilità: punizione, tolleranza, ignoranza, rispetto, condivisione. Lasciamo subito fuori della nostra considerazione la prima e la seconda, che non hanno nulla a che far col tema che stiamo trattando. Poiché la società non può costituirsi senza rispettare e condividere l’istituto matrimoniale, si propone che uguale rispetto e condivisione la legge civile deve avere nei confronti degli altri modi di realizzare la propria sessualità in concreto. Cioè: matrimonio, convivenze di fatto, convivenze omosessuali esigono da parte della legge uguale rispetto e condivisione. È importante notare che l’uguaglianza nel rispetto e nella condivisione esige anche uguaglianza nell’attribuzione delle risorse pubbliche.

Ma al di sotto di questo modo di ragionare c’è una visione sulla quale purtroppo il tempo non mi permette di soffermarmi a lungo. Mi limito a dire: in fondo la radicalizzazione del concetto di laicità, di cui stiamo parlando, nasce da due presupposti. Il primo presupposto è che nessuna concezione di vita buona è vera in alternativa alla sua contraria. È impossibile qualificare come vera qualsiasi concezione di vita buona e quindi falsa la sua contraria, dal momento che esse esprimono sempre e semplicemente fini e preferenze soggettivamente motivate, e sempre quindi rivedibili. È per questa ragione che nel contesto di questa teoria non si parla di “bene/vita buona”, ma di “concezioni di vita buona”; di “concezioni della sessualità”, volendo così connotare una necessaria pluralità fino al limite [anche se non sempre né necessariamente] della mera soggettività. Insomma: una verità circa il bene della persona e della società o non esiste [relativismo etico] o non può essere razionalmente affermata e dimostrata [agnosticismo etico].

Corollario di questo primo presupposto: qualunque scelta [legislativa, amministrativa…] a favore dell’una concezione piuttosto che dell’altra diventa inevitabilmente parzialità ingiusta e violazione dell’autonomia del soggetto. Dunque: completa equiparazione fra matrimonio, coppie gay, unioni di fatto. Il secondo presupposto è che deve essere possibile organizzare la vita associata prescindendo imparzialmente dalle varie concezioni di vita buona, attraverso proposte universalmente condivisibili perché giustificabili senza riferimento a nessuna delle varie concezioni di vita buona, ma anche attraverso proposte che non sono meramente formali o procedurali.

Il concetto di «giustizia» denota precisamente questa modalità di organizzare la vita associata: la vita [associata] giusta è la vita progettata secondo questa modalità. Dunque: ogni “pezzo” con cui è stato costruito l’edificio matrimoniale – coniugalità, genitorialità … – deve essere sostituito da “pezzi” non derivabili da nessuna concezione della sessualità. Non più «coniugi», ma “partners”; non più «padri-madri», ma “genitore A – genitore B”. Alla qualità propria della relazione deve subentrare la neutralità della medesima. Vorrei ora rispondere brevemente alla seconda domanda: che cosa stiamo rischiando? Una messa in crisi senza precedenti dell’istituto matrimoniale, che accompagnerà la costruzione di una società di estranei gli uni agli altri. La torre di Babele diventerà ogni giorno più la “cifra” dei nostri edifici sociali.

Assisteremo, in primo luogo, ad una messa in crisi senza precedenti dell’istituto matrimoniale. Anche se non raramente negata nella teoria giuridica, la rilevanza educativa della legge civile è un fatto. Essa contribuisce non raramente e non superficialmente a formare l’ethos pubblico e i convincimenti della ragione pubblica. Ciò è particolarmente vero per l’istituzione matrimoniale (desumo la riflessione seguente dal sito www.zenit.org).

La legge può configurare la comunità coniugale come una forma di comunione sessuale-affettiva cui i singoli sono liberi di accedere, ma la cui definizione non è a disposizione di chi si sposa: non può essere formulata e riformulata a piacimento. Oppure la legge può decidere, attraverso l’equiparazione di cui parlavo, che il matrimonio ricevuto dalla tradizione è frutto di mera convenzione sociale e che pertanto il matrimonio può essere pensato e realizzato nei modi corrispondenti ai desideri, interessi e scopi propri di ogni individuo.

Il risultato della seconda scelta giuridica non sarà a lungo termine che nell’ethos e nella ragione pubblica matrimonio ed altre forme di convivenze avranno la stessa stima e riconoscimento? Il risultato sarà che l’equiparazione di fatto sosterrà quelle visioni dell’uomo che non sono ospitali vero la monogamia, e che alla fine potrebbe minare l’istituzione matrimoniale alla base.

Il prof. Joseph Raz ha scritto: «la monogamia, ammesso che rappresenti l’unica valida forma di matrimonio, non è alla portata dell’individuo. Per poterla vivere, essa richiede una cultura che la riconosce e che la sostenga attraverso l’atteggiamento del settore pubblico e delle istituzioni». Ovviamente Raz non intendeva dire che la persona in qualsiasi ordinamento giuridico non possa essere capace di comprendere e di scegliere il matrimonio. Egli pensa - e consento con lui - che il matrimonio è un istituto “fragile” se non è sostenuto dalle leggi e dalle istituzioni. L’orientamento della ragione pubblica è decisivo per difendere il matrimonio. La mia tesi è che l’equiparazione matrimonio – unioni di fatto – coppie gay costituisce una rinuncia a questa difesa, e quindi una abdicazione alla promozione del bene umano comune.

Ma c’è qualcosa di molto più grave in questa vicenda. Lo esprimerei nel modo seguente. Negando l’esistenza di relazioni sociali qualitativamente diverse, e misurando la qualità della relazione solo col metro dell’autonomia con cui si pongono, il sociale umano, non solo quello coniugale, è destinato a configurarsi semplicemente come contrattazione di egoismi opposti, coesistenza negoziata di estranei. Non mi è più concesso tempo per fermarmi su questo punto.

3. CONCLUSIONE: l’emergenza educativa

Voglio concludere con due ordini di riflessione. Il primo. L’uomo resta affascinato e come rapito, anche se nel suo cuore dimorassero pregiudizi insuperabili sul piano razionale, dalla bellezza e dalla santità. La santità infatti che altro è se non lo splendore della verità e della bontà propria della persona umana? È lo splendore dell’amore coniugale che rifulge oggi ancora in tante coppie, che disperderà la nebbia di ideologie devastanti: e lo faranno semplicemente vivendo. L’altra riflessione, ed ultima. Mentre costruivo questi pensieri avevo costantemente presente i giovani. E mi chiedevo continuamente: che ne è di loro?

Non esito a dire che oggi nella nostra società occidentale la principale emergenza è l’emergenza educativa: un’intera generazione di adulti non sa più educare un’intera generazione di giovani. E la ragione è semplice e grave. Educare significa introdurre alla realtà e la chiave che apre la porta è la ragione, una ragione che non rinunci a se stessa, a prendersi carico di tutte – nessuna esclusa – le domande che la realtà pone. Forse ciò che i giovani chiedono quando invocano di essere educati, è semplicemente di essere ancora ricondotti a quell’esperienza originaria che Tommaso chiamava: apprehensio entis. Cioè: accogliere la realtà che ci è data in un atto che è sinteticamente di intelligenza, di libertà, di amore.

Abbiamo un grande compito: ricostruire un forte legame educativo dentro e fuori le famiglie. Perché la devastazione dell’umano cui assistiamo non è fermata da inutili lamenti ed inefficaci parole, ma dalla ri-generazione educativa di persone umane veramente libere e liberamente vere. Ancora una volta alla Chiesa è chiesto di generare l’uomo in Cristo&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[visto che è domenica (e che le pecorelle smarrite sdraiate a bordo piscina si apprestino alla messa!:) vi appiccico la versione integral(e)/ista del rap di sua emineMza monscarlocaffarra citato ma solo in  parte da roberto. </p>
<p>Ne vale la pena.<br />
&#8221;<br />
Testimonianza&#8221; abilissima:) particolarmente consigliata ai laici (LUI ci illustra la &#8220;nostra&#8221; falsa laicità:) ai babelici gay, alle coppie di(s)fatto e &#8211; come colonna sonora (espiativa) dell&#8217;acquagym domenicale &#8211; a tutte noi slandre impenitenti, dispensatrici di Male nonché Sobille und dis-umane, de-ceneri&amp;altèrodismorfike zingle, ke portano i figli al'(edo)ni(stico)do e NON spianano PIÙ a mano, in-gyn-occhio sui ceci, la pasta dei turtlèn. </p>
<p>(siccome su parecchie cose guarda caso il caffarra non ha il tempo di soffermarsi, la track list completa è su <a href="http://www.caffarra.it" rel="nofollow ugc">http://www.caffarra.it</a>:)]</p>
<p>(sp)<br />
A(m)<br />
M(EN)</p>
<p>&#8220;Dividerò la mia riflessione in due parti. Nella prima cercherò di mostrare la bontà, la preziosità etica dell’istituto matrimoniale. Non del sacramento, ma dell’istituto matrimoniale in quanto tale. Il mio quindi è un discorso che si rivolge a tutti, credenti e non credenti.</p>
<p>Nella seconda parte cercherò di mostrarvi quale è oggi in Occidente la vera “materia del contendere” quando la contesa civile ha per oggetto il matrimonio. Terminerò con alcune riflessioni generali per accennare ai fondamentali orientamenti che dovranno ispirare la nostra promozione e difesa della dignità del matrimonio.</p>
<p>1. IL BENE DEL MATRIMONIO</p>
<p>Questa prima parte della mia riflessione si fonda su una lettura – interpretazione di una fondamentale, originaria esperienza umana. Essa (esperienza) può essere semplicemente denotata nel modo seguente: la persona umana è uomo e donna. La bontà propria del matrimonio, la sua intima preziosità è racchiusa interamente in questo semplice fatto: l’humanum si realizza in due modalità diverse, mascolinità – femminilità.</p>
<p>Questo fatto chiede di essere letto ed interpretato al fine di scoprirne la verità [il lògos, direbbero i greci] e quindi il significato. È un’interpretazione che può essere fatta “partendo dal basso”, per così dire: il di-morfismo sessuale è un caso particolare di una legge biologica generale, la modalità propria con cui salendo nella scala dei viventi le specie si perpetuano. È così negli animali; è così nell’uomo. Ho parlato d’interpretazione “dal basso” nel senso che questo modo d’interpretare la sessualità umana ne rifiuta l’irriducibilità alla natura, al bios. Nega una sua significatività propriamente umana. Sul piano pratico la conseguenza è che non si può escludere in linea di principio la sostituibilità dei processi procreativi naturali con procedimenti procreativi artificiali. E gli uni e gli altri sono infatti eticamente neutri, indifferenti.</p>
<p>Esiste anche un’interpretazione che è opposta alla precedente, e che potremmo chiamare “culturale”: il [significato del] dimorfismo sessuale è un prodotto puramente culturale; è l’opera della cultura senza alcun fondamento nella [natura della] persona. Ne deriva che ogni cultura sessuale è ingiudicabile dal punto di vista etico; è inconfrontabile con ogni altra cultura sessuale; non esiste una istituzionalizzazione dell’esercizio della sessualità da ritenersi migliore di un’altra: l’istituzionalizzazione matrimoniale [etero-sessuale] ha lo stesso valore etico dell’istituzionalizzazione omosessuale.</p>
<p>A guardare le cose più in profondità, noi vediamo che sia l’interpretazione biologista sia l’interpretazione culturale hanno un presupposto fondamentale in comune: la persona umana nella sua concretezza non ha in sé e per sé una sua propria bontà, così che non esiste in linea di principio la possibilità di scriminare una realizzazione vera della soggettività umana da una realizzazione falsa. Insomma, non esiste una verità circa il bene della persona, che non sia meramente prodotto del consenso sociale: consensus facit verum.</p>
<p>Tutto questo non va mai dimenticato nel discorso che stiamo facendo e meriterebbe ben più ampio sviluppo, ma devo ritornare al nostro tema. Ambedue queste interpretazioni devono essere giudicate alla luce dell’esperienza che ciascuno fa di se stesso; ciascuno è testimone di se stesso a se stesso, ed alla fine ogni interpretazione dell’uomo deve essere confrontata con questa testimonianza. Vorrei ora semplicemente aiutarvi ad ascoltare questa testimonianza: per non dilungarmi troppo lo faccio solo per accenni. È quindi l’invito seguente: ascolta che cosa dici a te stesso di te stesso! L’uomo posto di fronte alla donna e la donna di fronte all’uomo vede in essa/in esso un «altro se stesso/a»: alterità [è un altro/a] ed identità [se stesso/a]. È questa un’esperienza che l’uomo non vive né quando è di fronte alle cose o agli animali: sono un «altro», ma non sono «se stesso». Ed ancor meno quando il credente è di fronte a Dio: è il totalmente Altro.</p>
<p>L’alterità nell’identità è la ragione ultima della inclinazione sociale della persona umana; è come la sorgente da cui sgorga la vita umana associata. L’esperienza della propria umanità limitata dalla e nella propria “forma” [maschile/femminile] spinge il soggetto ad una “comunione” con l’altro/a, nella quale [comunione] solamente l’humanum è pienamente realizzato e manifestato. È questo il punto centrale di tutta la nostra riflessione. Esiste un legame fra uomo e donna costituito dalla partecipazione alla stessa natura umana; esiste una reale – naturale – differenziazione nella realizzazione della stessa natura umana: l’humanum nella sua intera verità e bontà è l’unità nella salvaguardia della diversità di uomo e donna.</p>
<p>Voglio sottolineare che si tratta di una comunione nella natura; che si tratta del riconoscimento dell’altro/a nella sua naturalità. Se infatti la comunione fosse solo a livello spirituale, a causa della sola partecipazione alla stessa razionalità, il sociale umano sarebbe sempre insidiato dal pericolo di costruirlo solo fra persone che posseggono quelli che si è deciso siano i caratteri della razionalità. E sappiamo che lungo la storia sono state soprattutto le donne e i bambini ad essere esclusi da una piena ospitalità nel sociale umano, precisamente a causa di quella falsa dialettica sociale.</p>
<p>Il “diverso” originario è la donna nei confronti dell’uomo e l’uomo nei confronti della donna. E pertanto se il riconoscimento della diversità non è in primo luogo riconoscimento della diversità della sessualità umana il sociale umano resta sempre esposto al rischio di discriminazioni ingiuste. Proprio perché il tutto dell’humanum è presente potenzialmente nella particolarità di ciascuna diversità, la pienezza della persona si realizza nella loro unità. L’uomo è per la donna e la donna è per l’uomo poiché solo uomo e donna dicono la verità intera della persona umana.</p>
<p>L’intrinseca bontà o valore dell’istituto matrimoniale consiste precisamente in questo: esprime-realizza in radice nell’unità uomo-donna l’humanum nella sua interezza. Bontà e preziosità che non si trova in nessun altra relazione sociale. Tocchiamo un punto fondamentale della vicenda umana e della sua comprensione. Provo a dirlo in modo breve e per quanto riesco semplice. All’origine, al “principio” della vicenda umana non stanno tante unità chiuse in se stesse. Sta una dualità; un rapporto: un uomo e una donna. Il dato umano originario non è l’identità, ma la relazione; la “figura” dell’incontro non è il contratto di individui originariamente estranei, ma è l’incontro nell’amore fra due persone diverse: uomo e donna. Questa lettura profonda della realtà umana ultimamente ci è stata insegnata dalla Lett. Enc. Deus caritas est.</p>
<p>Ma questo non è ancora tutto. Se riflettiamo con maggior attenzione, vediamo che nel matrimonio ha origine e si rispecchia l’intera dialettica sociale. Essa infatti è costituita dalla realizzazione di comunità nelle quali la diversità è affermata senza divisione e l’unità è costruita senza discriminazione. Il sociale umano non è un “universale astratto”, ma un’ “universale concreto”. Originariamente ciò si dà nella relazione coniugale. Essa è l’archetipo di ogni relazione sociale: prima societas in coniugio, dicevano già i latini.</p>
<p>2. LA CONTESA ATTUALE</p>
<p>Non c’è dubbio che la percezione chiara del valore, della preziosità propria del matrimonio si va oggi gradualmente oscurando. Il fatto a mio giudizio più emblematico di questo oscuramento è stato che il 18 gennaio 2006 con 468 voti a favore, 149 contrari e 41 astenuti il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che invita ad equiparare le coppie omosessuali a quelle fra uomo e donna e condanna come omofobici gli Stati e le Nazioni che si oppongono al riconoscimento delle coppie gay.</p>
<p>Questo fatto non era mai accaduto nella storia della umanità. Il rapporto omosessuale è sempre stato ed è anche oggi diversamente giudicato dal punto di vista del comportamento personale. Ma il problema di cui stiamo parlando non è per niente questo. È il seguente, anzi, i seguenti: perché si è giunti a questa richiesta? che cosa stiamo rischiando in essa? Alla prima domanda rispondo: la richiesta di equiparare negli ordinamenti giuridici matrimonio, unioni di fatto e convivenze omosessuali è il punto di arrivo coerente con una falsa concezione di laicità dello Stato. Cercherò ora di mostrarvi brevemente questo cammino.</p>
<p>Ogni concezione della propria sessualità ha uguale diritto di essere praticata. Questa affermazione è l’applicazione di un principio basilare delle nostre società liberali: il principio di autonomia. Unico limite che si deve porre è quando la realizzazione della propria concezione della sessualità viola diritti soggettivi di terzi: pedofilia e stupro. Nessuna pratica della sessualità deve essere trattata dalle leggi meglio di un’altra, poiché se così fosse, la parzialità di trattamento sarebbe ingiusta comportando una scelta ideologica. Questa seconda affermazione è l’applicazione dell’altro principio basilare delle nostre società liberali: il principio di uguaglianza.</p>
<p>Se vogliamo custodire quindi i due pilastri della nostra società occidentale, autonomia ed uguaglianza, il matrimonio ed altre forma di realizzazione della propria sessualità devono essere trattate dalla legge con uguale trattamento. In teoria, la legge civile nei confronti di comportamenti socialmente rilevanti ha a disposizione cinque possibilità: punizione, tolleranza, ignoranza, rispetto, condivisione. Lasciamo subito fuori della nostra considerazione la prima e la seconda, che non hanno nulla a che far col tema che stiamo trattando. Poiché la società non può costituirsi senza rispettare e condividere l’istituto matrimoniale, si propone che uguale rispetto e condivisione la legge civile deve avere nei confronti degli altri modi di realizzare la propria sessualità in concreto. Cioè: matrimonio, convivenze di fatto, convivenze omosessuali esigono da parte della legge uguale rispetto e condivisione. È importante notare che l’uguaglianza nel rispetto e nella condivisione esige anche uguaglianza nell’attribuzione delle risorse pubbliche.</p>
<p>Ma al di sotto di questo modo di ragionare c’è una visione sulla quale purtroppo il tempo non mi permette di soffermarmi a lungo. Mi limito a dire: in fondo la radicalizzazione del concetto di laicità, di cui stiamo parlando, nasce da due presupposti. Il primo presupposto è che nessuna concezione di vita buona è vera in alternativa alla sua contraria. È impossibile qualificare come vera qualsiasi concezione di vita buona e quindi falsa la sua contraria, dal momento che esse esprimono sempre e semplicemente fini e preferenze soggettivamente motivate, e sempre quindi rivedibili. È per questa ragione che nel contesto di questa teoria non si parla di “bene/vita buona”, ma di “concezioni di vita buona”; di “concezioni della sessualità”, volendo così connotare una necessaria pluralità fino al limite [anche se non sempre né necessariamente] della mera soggettività. Insomma: una verità circa il bene della persona e della società o non esiste [relativismo etico] o non può essere razionalmente affermata e dimostrata [agnosticismo etico].</p>
<p>Corollario di questo primo presupposto: qualunque scelta [legislativa, amministrativa…] a favore dell’una concezione piuttosto che dell’altra diventa inevitabilmente parzialità ingiusta e violazione dell’autonomia del soggetto. Dunque: completa equiparazione fra matrimonio, coppie gay, unioni di fatto. Il secondo presupposto è che deve essere possibile organizzare la vita associata prescindendo imparzialmente dalle varie concezioni di vita buona, attraverso proposte universalmente condivisibili perché giustificabili senza riferimento a nessuna delle varie concezioni di vita buona, ma anche attraverso proposte che non sono meramente formali o procedurali.</p>
<p>Il concetto di «giustizia» denota precisamente questa modalità di organizzare la vita associata: la vita [associata] giusta è la vita progettata secondo questa modalità. Dunque: ogni “pezzo” con cui è stato costruito l’edificio matrimoniale – coniugalità, genitorialità … – deve essere sostituito da “pezzi” non derivabili da nessuna concezione della sessualità. Non più «coniugi», ma “partners”; non più «padri-madri», ma “genitore A – genitore B”. Alla qualità propria della relazione deve subentrare la neutralità della medesima. Vorrei ora rispondere brevemente alla seconda domanda: che cosa stiamo rischiando? Una messa in crisi senza precedenti dell’istituto matrimoniale, che accompagnerà la costruzione di una società di estranei gli uni agli altri. La torre di Babele diventerà ogni giorno più la “cifra” dei nostri edifici sociali.</p>
<p>Assisteremo, in primo luogo, ad una messa in crisi senza precedenti dell’istituto matrimoniale. Anche se non raramente negata nella teoria giuridica, la rilevanza educativa della legge civile è un fatto. Essa contribuisce non raramente e non superficialmente a formare l’ethos pubblico e i convincimenti della ragione pubblica. Ciò è particolarmente vero per l’istituzione matrimoniale (desumo la riflessione seguente dal sito <a href="http://www.zenit.org" rel="nofollow ugc">http://www.zenit.org</a>).</p>
<p>La legge può configurare la comunità coniugale come una forma di comunione sessuale-affettiva cui i singoli sono liberi di accedere, ma la cui definizione non è a disposizione di chi si sposa: non può essere formulata e riformulata a piacimento. Oppure la legge può decidere, attraverso l’equiparazione di cui parlavo, che il matrimonio ricevuto dalla tradizione è frutto di mera convenzione sociale e che pertanto il matrimonio può essere pensato e realizzato nei modi corrispondenti ai desideri, interessi e scopi propri di ogni individuo.</p>
<p>Il risultato della seconda scelta giuridica non sarà a lungo termine che nell’ethos e nella ragione pubblica matrimonio ed altre forme di convivenze avranno la stessa stima e riconoscimento? Il risultato sarà che l’equiparazione di fatto sosterrà quelle visioni dell’uomo che non sono ospitali vero la monogamia, e che alla fine potrebbe minare l’istituzione matrimoniale alla base.</p>
<p>Il prof. Joseph Raz ha scritto: «la monogamia, ammesso che rappresenti l’unica valida forma di matrimonio, non è alla portata dell’individuo. Per poterla vivere, essa richiede una cultura che la riconosce e che la sostenga attraverso l’atteggiamento del settore pubblico e delle istituzioni». Ovviamente Raz non intendeva dire che la persona in qualsiasi ordinamento giuridico non possa essere capace di comprendere e di scegliere il matrimonio. Egli pensa &#8211; e consento con lui &#8211; che il matrimonio è un istituto “fragile” se non è sostenuto dalle leggi e dalle istituzioni. L’orientamento della ragione pubblica è decisivo per difendere il matrimonio. La mia tesi è che l’equiparazione matrimonio – unioni di fatto – coppie gay costituisce una rinuncia a questa difesa, e quindi una abdicazione alla promozione del bene umano comune.</p>
<p>Ma c’è qualcosa di molto più grave in questa vicenda. Lo esprimerei nel modo seguente. Negando l’esistenza di relazioni sociali qualitativamente diverse, e misurando la qualità della relazione solo col metro dell’autonomia con cui si pongono, il sociale umano, non solo quello coniugale, è destinato a configurarsi semplicemente come contrattazione di egoismi opposti, coesistenza negoziata di estranei. Non mi è più concesso tempo per fermarmi su questo punto.</p>
<p>3. CONCLUSIONE: l’emergenza educativa</p>
<p>Voglio concludere con due ordini di riflessione. Il primo. L’uomo resta affascinato e come rapito, anche se nel suo cuore dimorassero pregiudizi insuperabili sul piano razionale, dalla bellezza e dalla santità. La santità infatti che altro è se non lo splendore della verità e della bontà propria della persona umana? È lo splendore dell’amore coniugale che rifulge oggi ancora in tante coppie, che disperderà la nebbia di ideologie devastanti: e lo faranno semplicemente vivendo. L’altra riflessione, ed ultima. Mentre costruivo questi pensieri avevo costantemente presente i giovani. E mi chiedevo continuamente: che ne è di loro?</p>
<p>Non esito a dire che oggi nella nostra società occidentale la principale emergenza è l’emergenza educativa: un’intera generazione di adulti non sa più educare un’intera generazione di giovani. E la ragione è semplice e grave. Educare significa introdurre alla realtà e la chiave che apre la porta è la ragione, una ragione che non rinunci a se stessa, a prendersi carico di tutte – nessuna esclusa – le domande che la realtà pone. Forse ciò che i giovani chiedono quando invocano di essere educati, è semplicemente di essere ancora ricondotti a quell’esperienza originaria che Tommaso chiamava: apprehensio entis. Cioè: accogliere la realtà che ci è data in un atto che è sinteticamente di intelligenza, di libertà, di amore.</p>
<p>Abbiamo un grande compito: ricostruire un forte legame educativo dentro e fuori le famiglie. Perché la devastazione dell’umano cui assistiamo non è fermata da inutili lamenti ed inefficaci parole, ma dalla ri-generazione educativa di persone umane veramente libere e liberamente vere. Ancora una volta alla Chiesa è chiesto di generare l’uomo in Cristo&#8221;</p>
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		<title>
		Di: gabriella		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/08/02/al-mundial-della-famiglia/#comment-34680</link>

		<dc:creator><![CDATA[gabriella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Aug 2006 17:14:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se non ci fosse stato l&#039;asilo nido col cavolo che potevo mantenere me stessa e mio figlio. Meglio di una baby sitter scoppiata e di una nonna schizzata...
@ Roberto
Ti assicuro che non è così semplice trovare una persona che si occupi in modo competente di anziani malati a volte gravemente, magari lo stereotipo della badante rumena compiacente corrispondesse a realtà! Sono vent&#039;anni che lavoro coi disabili, vivere con persone malate di Alzheimer è una dannazione e trovare persone che se ne occupino senza dare i numeri dopo un mese non è cosa facile, per esempio. Possiamo mica buttarli giù dalla rupe, i malati. 
@ Tashtego
perché hai aperto gli occhi alle 4 stamani?
perché il quesito sul pappagallo e il nonno ti è entrato come un tarlo e i post sull&#039;esatezza ti hanno stremato... :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se non ci fosse stato l&#8217;asilo nido col cavolo che potevo mantenere me stessa e mio figlio. Meglio di una baby sitter scoppiata e di una nonna schizzata&#8230;<br />
@ Roberto<br />
Ti assicuro che non è così semplice trovare una persona che si occupi in modo competente di anziani malati a volte gravemente, magari lo stereotipo della badante rumena compiacente corrispondesse a realtà! Sono vent&#8217;anni che lavoro coi disabili, vivere con persone malate di Alzheimer è una dannazione e trovare persone che se ne occupino senza dare i numeri dopo un mese non è cosa facile, per esempio. Possiamo mica buttarli giù dalla rupe, i malati.<br />
@ Tashtego<br />
perché hai aperto gli occhi alle 4 stamani?<br />
perché il quesito sul pappagallo e il nonno ti è entrato come un tarlo e i post sull&#8217;esatezza ti hanno stremato&#8230; :-)</p>
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		<title>
		Di: Ugolino Conte		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ugolino Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Aug 2006 17:08:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;ed è sicuro...liberal?&quot;

Che abbiano già iniziato con le scomuniche? Qui saltano i punti di domanda come i tappi dalle bottiglie di sciampàgn&#039; dei patrizi liberal a bordo piscina...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;ed è sicuro&#8230;liberal?&#8221;</p>
<p>Che abbiano già iniziato con le scomuniche? Qui saltano i punti di domanda come i tappi dalle bottiglie di sciampàgn&#8217; dei patrizi liberal a bordo piscina&#8230;</p>
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		Di: Ugolino Conte		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ugolino Conte]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Aug 2006 17:04:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi chiedo (e sono domande che non mi fanno chiudere occhio): ma tutto il patriziato liberal è radical chic? ed è sicuro che ogni radical chic appartenga al patriziato liberal. Chi sa cosa ne pensano il pastore tedesco e il caffarra... Ah, saperlo, saperlo..]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi chiedo (e sono domande che non mi fanno chiudere occhio): ma tutto il patriziato liberal è radical chic? ed è sicuro che ogni radical chic appartenga al patriziato liberal. Chi sa cosa ne pensano il pastore tedesco e il caffarra&#8230; Ah, saperlo, saperlo..</p>
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