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	Commenti a: Gli scacchi del dottor Kuz&#8217;menko	</title>
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		<title>
		Di: a.b.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[a.b.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Sep 2006 07:19:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Da qualche parte ho una cassettina in cui ho registrato Gadamer intervistato a radio3 (almeno dieci anni fa).
Aveva scritto un libro sulla poesia di Celan e diceva - cito a memoria: i bambini hanno la capacità di creare composti linguistici straordinari sui quali la maestra usa la matita rossa e blu. Stava facendo evidentemente un parallelo con la poesia di Celan. 
Una volta l&#039;ho anche visto Gadamer, a Riccione. Aveva già una paccata di anni ma era formidabile lo stesso. Ogni tanto si scusava perché le parole (parlava in italiano) non gli venivano immediatamente, diceva che aveva meno forza di prima. Era vestito con un abito scuro e la giacca aveva il collo di una camicia mi pare alla coreana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche parte ho una cassettina in cui ho registrato Gadamer intervistato a radio3 (almeno dieci anni fa).<br />
Aveva scritto un libro sulla poesia di Celan e diceva &#8211; cito a memoria: i bambini hanno la capacità di creare composti linguistici straordinari sui quali la maestra usa la matita rossa e blu. Stava facendo evidentemente un parallelo con la poesia di Celan.<br />
Una volta l&#8217;ho anche visto Gadamer, a Riccione. Aveva già una paccata di anni ma era formidabile lo stesso. Ogni tanto si scusava perché le parole (parlava in italiano) non gli venivano immediatamente, diceva che aveva meno forza di prima. Era vestito con un abito scuro e la giacca aveva il collo di una camicia mi pare alla coreana.</p>
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		<title>
		Di: db		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[db]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Sep 2006 05:35:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Quasi-arte&quot; purtroppo è un libro normale, fatto di parole+immagini: rende perciò solo una pallida idea di

libri perfetti, quelli prodotti da bambini di 4 anni, che non sanno leggere/scrivere. E così il loro sguardo, le loro mani vergini/ignoranti svelano quello che gli adulti hanno dimenticato: cos&#039;è un libro? un manufatto. E&#039; così semplice, eppure...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Quasi-arte&#8221; purtroppo è un libro normale, fatto di parole+immagini: rende perciò solo una pallida idea di</p>
<p>libri perfetti, quelli prodotti da bambini di 4 anni, che non sanno leggere/scrivere. E così il loro sguardo, le loro mani vergini/ignoranti svelano quello che gli adulti hanno dimenticato: cos&#8217;è un libro? un manufatto. E&#8217; così semplice, eppure&#8230;</p>
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		Di: a. b.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[a. b.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Sep 2006 22:25:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se se, sono quasi tutti grafici cazzuti e illustratori di libri per l&#039;infanzia. L&#039;unica volta che ho visto la mostra, molte cose potevano essere tranquillamente pubblicate così come erano: pagine e pagine perfette. 
Non sarai mica di quelli che pensano che i libri devono essere tutti scritti? Ve&#039; che se la poesia è un fiore, la poesia è un&#039;immagine, non una parola.
stammi bene]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se se, sono quasi tutti grafici cazzuti e illustratori di libri per l&#8217;infanzia. L&#8217;unica volta che ho visto la mostra, molte cose potevano essere tranquillamente pubblicate così come erano: pagine e pagine perfette.<br />
Non sarai mica di quelli che pensano che i libri devono essere tutti scritti? Ve&#8217; che se la poesia è un fiore, la poesia è un&#8217;immagine, non una parola.<br />
stammi bene</p>
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		Di: db		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[db]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Sep 2006 17:56:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ACHTUNG: io me non ho fratelli né sorelle • sono solo, solo sono, noso loso... MA ho infiniti sorelli e infinite fratelle: ubiqui/quo/qua. Detto questo e non detto i.e. accennato, qui, e non solo qui, ma anche quo e persino qua tira vento di cültura, di simbolismi archetipi, veri riti satanici/waltersiti reitanici, di isole che c&#039;è (card. Wordingo, volgi il Verbo al plurale!), di lacche aureolate, di phon pentecostali, costolette tutt&#039;osso, di gallinelle vecchie senza brodo NOOO! Torniamo tutti ai campi, ai boschi, allle paludi: le parole non sono flatus vocis, sono panie da preda! non sono hotpants di prada, né mises da finto-tirolesi! sono ceppi per taglialemma, altro che palline di natale da addobbare gli  alberelli ginecologici dell&#039;idea! su le maniche! giù le cotiche! che sarà mai qualche macchia di vin clinton se la bocca è impastata di paul celan! lavorare! masticare! sputare! governare!

scherzavo: la cosa seria è che stanotte ho visto un sito giusto di libri mai visti: non è un caso che si chiami vaca, ché la boca no xe mai straca fin che no a sa da... fuori dalla finestra la minestra riscaldata dei vocabolari! W il bocabolario! W il vacabolario! 
mi ricompongo: se uno dei vacari passa per qui, mi scriva subito, che voglio/devo mandargli un libro vero, l&#039;unico libro per cui valga la pena vivere e morire – libro di pargoli aggrappati con una manina sola ai pergoli, libro assoluto e incontaminato, vestito a nuovo e già bucato, come le foglie del porcospino o le poltiglie del biancostato! Vipera chiesa dei vip di stato! W lo scroto! Abbasso il papato!

AA.VV., &quot;Quasi-arte: manufatti di bimbi impegnati&quot;, Casa del sole/parco Trotter, Milano 2005.

dario.borso@unimi.it]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ACHTUNG: io me non ho fratelli né sorelle • sono solo, solo sono, noso loso&#8230; MA ho infiniti sorelli e infinite fratelle: ubiqui/quo/qua. Detto questo e non detto i.e. accennato, qui, e non solo qui, ma anche quo e persino qua tira vento di cültura, di simbolismi archetipi, veri riti satanici/waltersiti reitanici, di isole che c&#8217;è (card. Wordingo, volgi il Verbo al plurale!), di lacche aureolate, di phon pentecostali, costolette tutt&#8217;osso, di gallinelle vecchie senza brodo NOOO! Torniamo tutti ai campi, ai boschi, allle paludi: le parole non sono flatus vocis, sono panie da preda! non sono hotpants di prada, né mises da finto-tirolesi! sono ceppi per taglialemma, altro che palline di natale da addobbare gli  alberelli ginecologici dell&#8217;idea! su le maniche! giù le cotiche! che sarà mai qualche macchia di vin clinton se la bocca è impastata di paul celan! lavorare! masticare! sputare! governare!</p>
<p>scherzavo: la cosa seria è che stanotte ho visto un sito giusto di libri mai visti: non è un caso che si chiami vaca, ché la boca no xe mai straca fin che no a sa da&#8230; fuori dalla finestra la minestra riscaldata dei vocabolari! W il bocabolario! W il vacabolario!<br />
mi ricompongo: se uno dei vacari passa per qui, mi scriva subito, che voglio/devo mandargli un libro vero, l&#8217;unico libro per cui valga la pena vivere e morire – libro di pargoli aggrappati con una manina sola ai pergoli, libro assoluto e incontaminato, vestito a nuovo e già bucato, come le foglie del porcospino o le poltiglie del biancostato! Vipera chiesa dei vip di stato! W lo scroto! Abbasso il papato!</p>
<p>AA.VV., &#8220;Quasi-arte: manufatti di bimbi impegnati&#8221;, Casa del sole/parco Trotter, Milano 2005.</p>
<p><a href="mailto:dario.borso@unimi.it">dario.borso@unimi.it</a></p>
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		<title>
		Di: a.b.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[a.b.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Sep 2006 16:06:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[No, sono il fratello di quel picio di morris aphabet.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No, sono il fratello di quel picio di morris aphabet.</p>
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		<title>
		Di: morris aphabet		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[morris aphabet]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Sep 2006 15:04:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ma a.b. è il nipote ciula di di db?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ma a.b. è il nipote ciula di di db?</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: a.b.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[a.b.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Sep 2006 11:13:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[uhm...]]></description>
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		<title>
		Di: db		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[db]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Sep 2006 10:28:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Si tratta, se non erro, di BESPRECH, che M. Reitani ha volto in inglese (come già prima in italiano, cfr. post su Psalm) con

GIVE THE WORD

There comes a time 
When we need a certain call 
When we two must come together as one

There are people crying
 Oh and it&#039;s time to lend a hand to knife - 
The greatest gift of all 
We can&#039;t go on pretending day by day 
That someone, somewhere
 will soon make a change 
We are all part of 

Godfather’s big family 
And the truth you know, laugh is all we need 
We give the word, we give the children 
We are the ones who make a brighter day 
So let&#039;s start giving 
There&#039;s a choice we&#039;re making 
We&#039;re saving our own lives 
It&#039;s true we&#039;ll make a better day, just you and me.

Se uno mi chiede delle considerazioni personali, non dico mai di no, e se poi si chiama Alonso Berardinelli! Ma sono in arretrato con la talpa, e devo brevemente smaltire. Sì, c’è una talpa nel paese, che mai dorme e sempre rode, scavando buche che per la legge di Lavoisier si trasformano in montagnole: questa è la vita del paese, questo è il pane del convento. C’è in più una lei, chiamiamola Vincenza, che prende queste montagnole di mollica e ne fa parole nuove (come quando fuori piove), alla cieca, ché entrambi hanno gli occhi nelle dita, vedono cioè solo a tentoni. Lui, chiamiamolo Toni, può solo cercare di toccare i pani-nomi (paninoni), e siccome una cosa tira l’altro (non è detto espressamente quale sia l’una e quale sia l’altro), di sentire la fragranza di Vincenza. Ma com’è notte, così è fame, e quel po’ di chiaro che viene dall’istinto (o bisogno), è proprio crudelmente ciò che non permette di sfamarsi (ché, se non si parla col boccone in bocca, tantomeno si mangia con una candela tra le gengive).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si tratta, se non erro, di BESPRECH, che M. Reitani ha volto in inglese (come già prima in italiano, cfr. post su Psalm) con</p>
<p>GIVE THE WORD</p>
<p>There comes a time <br />
When we need a certain call <br />
When we two must come together as one</p>
<p>There are people crying<br />
 Oh and it&#8217;s time to lend a hand to knife - <br />
The greatest gift of all <br />
We can&#8217;t go on pretending day by day <br />
That someone, somewhere<br />
 will soon make a change <br />
We are all part of </p>
<p>Godfather’s big family <br />
And the truth you know, laugh is all we need <br />
We give the word, we give the children <br />
We are the ones who make a brighter day <br />
So let&#8217;s start giving <br />
There&#8217;s a choice we&#8217;re making <br />
We&#8217;re saving our own lives <br />
It&#8217;s true we&#8217;ll make a better day, just you and me.</p>
<p>Se uno mi chiede delle considerazioni personali, non dico mai di no, e se poi si chiama Alonso Berardinelli! Ma sono in arretrato con la talpa, e devo brevemente smaltire. Sì, c’è una talpa nel paese, che mai dorme e sempre rode, scavando buche che per la legge di Lavoisier si trasformano in montagnole: questa è la vita del paese, questo è il pane del convento. C’è in più una lei, chiamiamola Vincenza, che prende queste montagnole di mollica e ne fa parole nuove (come quando fuori piove), alla cieca, ché entrambi hanno gli occhi nelle dita, vedono cioè solo a tentoni. Lui, chiamiamolo Toni, può solo cercare di toccare i pani-nomi (paninoni), e siccome una cosa tira l’altro (non è detto espressamente quale sia l’una e quale sia l’altro), di sentire la fragranza di Vincenza. Ma com’è notte, così è fame, e quel po’ di chiaro che viene dall’istinto (o bisogno), è proprio crudelmente ciò che non permette di sfamarsi (ché, se non si parla col boccone in bocca, tantomeno si mangia con una candela tra le gengive).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: a.b.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/09/19/gli-scacchi-del-dottor-kuzmenko/#comment-44640</link>

		<dc:creator><![CDATA[a.b.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Sep 2006 07:56:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[DB mi interesserebbere delle informazioni sulla poesia di Celan &quot;Give the word&quot;, ne sai qualcosa, anche se sono tue considerazioni personali?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DB mi interesserebbere delle informazioni sulla poesia di Celan &#8220;Give the word&#8221;, ne sai qualcosa, anche se sono tue considerazioni personali?</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: db		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/09/19/gli-scacchi-del-dottor-kuzmenko/#comment-44552</link>

		<dc:creator><![CDATA[db]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Sep 2006 04:48:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[e. c.: leggi *tasto cercando* al posto di *frugo cercando*.

Come il post, questa poesia del &#039;64 mette in relazione arte e fame via pane/bocca. A occhio (o a naso), c&#039;è una presenza massiccia di Kafka, che C studiava e dava da studiare a scuola. Nell&#039;ultimo scorcio di vita, K scrisse due racconti lunghi, Der Bau e der Hungerkünstler, da noi conosciuti come La tana (ma Bau è anche costruzione) e Il digiunatore (ma in realtà artista della fame). Nella poesia, l&#039;arte sta tutta dalla parte del tu, la fame dalla parte dell&#039;io.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>e. c.: leggi *tasto cercando* al posto di *frugo cercando*.</p>
<p>Come il post, questa poesia del &#8217;64 mette in relazione arte e fame via pane/bocca. A occhio (o a naso), c&#8217;è una presenza massiccia di Kafka, che C studiava e dava da studiare a scuola. Nell&#8217;ultimo scorcio di vita, K scrisse due racconti lunghi, Der Bau e der Hungerkünstler, da noi conosciuti come La tana (ma Bau è anche costruzione) e Il digiunatore (ma in realtà artista della fame). Nella poesia, l&#8217;arte sta tutta dalla parte del tu, la fame dalla parte dell&#8217;io.</p>
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