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	Commenti a: La democrazia della paura (1)	</title>
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		Di: N. Tranfaglia		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[N. Tranfaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Sep 2006 04:36:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tra il 1939 e il 1940 Carlo Levi scrive un saggio di grande impegno e originalità intitolato Paura della libertà pubblicato da Einaudi nel 1945 e ristampato nel 2001 in Scritti politici, Einaudi 2001. Influenzato più ancora che da Ortega e Bataille, dai grandi autori della psicoanalisi Freud e Jung, Levi interpreta l’oppressione totalitaria degli anni Trenta come l’espressione di pulsioni costanti o ricorrenti delle comunità umane, che nascono non soltanto dal passato dell’uomo ma anche della contrapposizione tra il senso sacro della politica e la tendenza umana a una visione più volgare della società. Pagine di grande lucidità sulle difficoltà mai superate degli esseri umani di uscire dalla fase primitiva e animale e di affrontare la sfida della libertà interna nel senso più ampio dell’espressione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra il 1939 e il 1940 Carlo Levi scrive un saggio di grande impegno e originalità intitolato Paura della libertà pubblicato da Einaudi nel 1945 e ristampato nel 2001 in Scritti politici, Einaudi 2001. Influenzato più ancora che da Ortega e Bataille, dai grandi autori della psicoanalisi Freud e Jung, Levi interpreta l’oppressione totalitaria degli anni Trenta come l’espressione di pulsioni costanti o ricorrenti delle comunità umane, che nascono non soltanto dal passato dell’uomo ma anche della contrapposizione tra il senso sacro della politica e la tendenza umana a una visione più volgare della società. Pagine di grande lucidità sulle difficoltà mai superate degli esseri umani di uscire dalla fase primitiva e animale e di affrontare la sfida della libertà interna nel senso più ampio dell’espressione.</p>
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		Di: db		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[db]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Sep 2006 23:05:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[post capitale, perché affronta il problema alla radice, e la radice è la trasmissione di valori tra le generazioni (l&#039;istituzione scolastica dunque in primis).
noi di ubique lo dicevamo a modo nostro, col termine &quot;ubarchia&quot;. Ubarchia è la versione pragmatica dell&#039;anarchia: il potere cioè non si abbatte ma si cambia – di continuo, fino al limite dell&#039;ubiquità. Un esempio? una gran scopata in cui i due mutano continuamente posizione, sottosopra. O se proprio vogliamo, anarchia non più u-topica, ma ubiqua. Un altro esempio? uno per mezz&#039;ora fa il maestro, la mezz&#039;ora successiva il discepolo, e via andare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>post capitale, perché affronta il problema alla radice, e la radice è la trasmissione di valori tra le generazioni (l&#8217;istituzione scolastica dunque in primis).<br />
noi di ubique lo dicevamo a modo nostro, col termine &#8220;ubarchia&#8221;. Ubarchia è la versione pragmatica dell&#8217;anarchia: il potere cioè non si abbatte ma si cambia – di continuo, fino al limite dell&#8217;ubiquità. Un esempio? una gran scopata in cui i due mutano continuamente posizione, sottosopra. O se proprio vogliamo, anarchia non più u-topica, ma ubiqua. Un altro esempio? uno per mezz&#8217;ora fa il maestro, la mezz&#8217;ora successiva il discepolo, e via andare.</p>
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