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	Commenti a: Dublino 2006 &#8211; note su un fenomeno di massa	</title>
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		<title>
		Di: marco		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jan 2007 13:34:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[complimenti per la sintesi e il modo con cui hai scritto quello che hai scritto.
dopo un anno a dublino mi sono riconusciuto e ho riconosciuto tutti gli italiani che sono a dublino...nelle tue parole!!complimenti ancora]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>complimenti per la sintesi e il modo con cui hai scritto quello che hai scritto.<br />
dopo un anno a dublino mi sono riconusciuto e ho riconosciuto tutti gli italiani che sono a dublino&#8230;nelle tue parole!!complimenti ancora</p>
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		Di: Leonardo Halcovich		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Halcovich]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jan 2007 18:30:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho letto attentamente tutti i vostri commenti su Dublino e l&#039;Irlanda in generale. Vero che non e&#039; come in Italia, so solo che da noi le cose rimarrano cosi ancora per lungo tempo, ancora il fondo non e&#039; stato toccato. Vedremo ancora stipendi da 800 euro e affitti da 1100 per un monolocale, coppie che si lasciano perche non riescono a sposarsi, perche vivono in affitto da anni (chi ti da un muto se lavori part-time o sei un co.co.pro?). Vedo solo persone che vanno avanti stringendo mani, raccomandati che si fregiano dei loro sacrifici e anni di studio. Io non ci sto piu, non voglio piu avere a che fare con persone del genere. Ora sono a Dublino da una settimana, la mai ragazza ha gia trovato lavoro, io ho fatto diverse interview, qualcosa saltera&#039; fuori. Sono qui per l&#039;inglese, ma anche per qualificarmi professionalmente, per non tornare la sera a dormire nella mia cameretta. Italiani, popolo di mammoni!!!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto attentamente tutti i vostri commenti su Dublino e l&#8217;Irlanda in generale. Vero che non e&#8217; come in Italia, so solo che da noi le cose rimarrano cosi ancora per lungo tempo, ancora il fondo non e&#8217; stato toccato. Vedremo ancora stipendi da 800 euro e affitti da 1100 per un monolocale, coppie che si lasciano perche non riescono a sposarsi, perche vivono in affitto da anni (chi ti da un muto se lavori part-time o sei un co.co.pro?). Vedo solo persone che vanno avanti stringendo mani, raccomandati che si fregiano dei loro sacrifici e anni di studio. Io non ci sto piu, non voglio piu avere a che fare con persone del genere. Ora sono a Dublino da una settimana, la mai ragazza ha gia trovato lavoro, io ho fatto diverse interview, qualcosa saltera&#8217; fuori. Sono qui per l&#8217;inglese, ma anche per qualificarmi professionalmente, per non tornare la sera a dormire nella mia cameretta. Italiani, popolo di mammoni!!!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: benny79		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/09/22/dublino-2006-note-su-un-fenomeno-di-massa/#comment-49742</link>

		<dc:creator><![CDATA[benny79]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Oct 2006 19:38:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Anch&#039;io volevo dare un contributo a questa interessante discussione. Il mio è un contributo di uno che sta vivendo tutt&#039;ora questo tipo di esperienza.
Partito a giugno per Dublino con l obiettivo di Improving my english frequentando un corso d&#039;inglese per 4 settimane, alla fine, vedendo l enorme facilità di trovare lavoro ho deciso di rimanere.
Fino a quando?..Bhe ancora adesso sono disorientato, e in questo mi ritrovo nelle parole di giorgio.
Noi italiani siamo qui soprattutto per imparare questa lingua che tra l&#039;altro ti accorgi immediatamente quanto sia insegnata male a scuola...opo 5 anni di studi sai appena dire How are you..i m from..
Ho cambiato parecchie volte idea su Dublino e sugli Irlandesi, vedendoli da diverse prospettive ti accorgi di quanto siano differenti, delle loro Bad Habits foods e parlando con loro noti che si sentono abbastanza disorientati da questo esponenziale turismo di massa che gli fa perdere le loro origini.
D&#039;accordo con Bauman,coloro che vivono quest esperienza soltanto momentanea come me (non saro mai un immigrato!), dovranno divulgare un maggiore atteggiamento critico acquisito nei confronti del nostro Paese, con la speranza (vana?)che qualcosa possa cambiare nelle teste degli italiani!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anch&#8217;io volevo dare un contributo a questa interessante discussione. Il mio è un contributo di uno che sta vivendo tutt&#8217;ora questo tipo di esperienza.<br />
Partito a giugno per Dublino con l obiettivo di Improving my english frequentando un corso d&#8217;inglese per 4 settimane, alla fine, vedendo l enorme facilità di trovare lavoro ho deciso di rimanere.<br />
Fino a quando?..Bhe ancora adesso sono disorientato, e in questo mi ritrovo nelle parole di giorgio.<br />
Noi italiani siamo qui soprattutto per imparare questa lingua che tra l&#8217;altro ti accorgi immediatamente quanto sia insegnata male a scuola&#8230;opo 5 anni di studi sai appena dire How are you..i m from..<br />
Ho cambiato parecchie volte idea su Dublino e sugli Irlandesi, vedendoli da diverse prospettive ti accorgi di quanto siano differenti, delle loro Bad Habits foods e parlando con loro noti che si sentono abbastanza disorientati da questo esponenziale turismo di massa che gli fa perdere le loro origini.<br />
D&#8217;accordo con Bauman,coloro che vivono quest esperienza soltanto momentanea come me (non saro mai un immigrato!), dovranno divulgare un maggiore atteggiamento critico acquisito nei confronti del nostro Paese, con la speranza (vana?)che qualcosa possa cambiare nelle teste degli italiani!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Gilla		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Oct 2006 19:31:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io ci sono stata a Dublino. Solo un mese, solo ma già abbastanza per sentire profondamente ogni riga di quello che ha scritto.
Dopo la mia Irlanda mi è esploso dentro il desiderio di vedere altri posti, e magari davvero provare la famosa Work Experience.
Ce ne andiamo dall&#039;Italia perchè abbiamo bisogno di sentirci liberi, magari anche in condizioni complicate, quando (come dice Paolo) a fine mese si contano le banconote avanzate perchè qui, soprattutto a Milano dove vivo io, stiamo diventando tutti borghesi. Nel senso più pieno e meno classista della parola.
Io li vedo quelli della mia età, nessuno sa più bene che cosa voglia dire &quot;farsi il culo&quot; nella vita. Me per prima.
E allora si preferisce arrischiarsi in mondi nuovi. Per provare emozioni da cui il nostro stile di vita ci tiene al riparo.
Non bisogna confondere l&#039;Irlanda con l&#039;Inghilterra. Sono due mondi diversi.
Due culture diverse. 
Ma credo che nessuna delle due sia terra dei sogni. Sono possibilità.
E solo vedendo le terre delle possibilità possiamo rendere anche l&#039;Italia un posto del genere.
Senza piangersi addosso ma con determinazione, per cambiare le cose.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io ci sono stata a Dublino. Solo un mese, solo ma già abbastanza per sentire profondamente ogni riga di quello che ha scritto.<br />
Dopo la mia Irlanda mi è esploso dentro il desiderio di vedere altri posti, e magari davvero provare la famosa Work Experience.<br />
Ce ne andiamo dall&#8217;Italia perchè abbiamo bisogno di sentirci liberi, magari anche in condizioni complicate, quando (come dice Paolo) a fine mese si contano le banconote avanzate perchè qui, soprattutto a Milano dove vivo io, stiamo diventando tutti borghesi. Nel senso più pieno e meno classista della parola.<br />
Io li vedo quelli della mia età, nessuno sa più bene che cosa voglia dire &#8220;farsi il culo&#8221; nella vita. Me per prima.<br />
E allora si preferisce arrischiarsi in mondi nuovi. Per provare emozioni da cui il nostro stile di vita ci tiene al riparo.<br />
Non bisogna confondere l&#8217;Irlanda con l&#8217;Inghilterra. Sono due mondi diversi.<br />
Due culture diverse.<br />
Ma credo che nessuna delle due sia terra dei sogni. Sono possibilità.<br />
E solo vedendo le terre delle possibilità possiamo rendere anche l&#8217;Italia un posto del genere.<br />
Senza piangersi addosso ma con determinazione, per cambiare le cose.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Paolo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/09/22/dublino-2006-note-su-un-fenomeno-di-massa/#comment-45508</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Sep 2006 17:57:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[verissimo, mi trovi d&#039;accordo anche su questo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>verissimo, mi trovi d&#8217;accordo anche su questo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Z.Bauman		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Z.Bauman]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Sep 2006 14:09:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vero quello che dice Piero, tutta questa &quot;esterofilia del cazzo&quot; che assilla molti giovani è proprio campata per aria. Però ha un suo perché, cioè serve a tenere in allenamento una mentalità critica verso il proprio paese, dovrebbe essere utilizzata come pungolo e spinta a possibili miglioramenti interni (personali e sociali), più che a preparare inutili fughe o a sognare vaghi paradisi europei...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vero quello che dice Piero, tutta questa &#8220;esterofilia del cazzo&#8221; che assilla molti giovani è proprio campata per aria. Però ha un suo perché, cioè serve a tenere in allenamento una mentalità critica verso il proprio paese, dovrebbe essere utilizzata come pungolo e spinta a possibili miglioramenti interni (personali e sociali), più che a preparare inutili fughe o a sognare vaghi paradisi europei&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Pigro		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/09/22/dublino-2006-note-su-un-fenomeno-di-massa/#comment-45359</link>

		<dc:creator><![CDATA[Pigro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Sep 2006 09:58:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Si parte, si torna. Si sente la necessità di partire, si sente la necessità di tornare. Chi come me, o come probabilmente Giorgio, ha vissuto un&#039;esperienza di studi all&#039;estero, sa bene che all&#039;iniziale disagio, subentra poi l&#039;entusiasmo, la foga di fagocitare esperienza, di vivere senza pause abbattendo il muro di una quotidianità che a casa ti soffoca, perchè magari si è pendolari, perchè magari l&#039;università è alienante nella sua moltitudine, perchè magari si vive ancora con i genitori.
Allora si decide di partire, l&#039;Erasmus è un&#039;occasione, come è un&#039;occasione imparare l&#039;inglese, il viaggio è la prova di un distacco momentaneo, che si immagina definitivo.
Poi succede che la foga si placa, si torna alla quotidianità, alla ripetitività di gesti sempre uguali, le cene, le feste, le birre (il lavoro). Tutto comincia a stancare, a venire sottilmente a noia. 
Una noia diversa, che si unisce a un senso di sradicamento, che a un certo punto ci fa arrivare alla domanda che segna la svolta: &quot;ma che ci faccio qui?&quot;. A quel punto si è già deciso di tornare, di ritrovare una noia più calda, quella di visi conosciuti, di luoghi familiari, che hanno rimosso  la nostra partenza e ci fanno sentire come se non fossimo mai partiti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si parte, si torna. Si sente la necessità di partire, si sente la necessità di tornare. Chi come me, o come probabilmente Giorgio, ha vissuto un&#8217;esperienza di studi all&#8217;estero, sa bene che all&#8217;iniziale disagio, subentra poi l&#8217;entusiasmo, la foga di fagocitare esperienza, di vivere senza pause abbattendo il muro di una quotidianità che a casa ti soffoca, perchè magari si è pendolari, perchè magari l&#8217;università è alienante nella sua moltitudine, perchè magari si vive ancora con i genitori.<br />
Allora si decide di partire, l&#8217;Erasmus è un&#8217;occasione, come è un&#8217;occasione imparare l&#8217;inglese, il viaggio è la prova di un distacco momentaneo, che si immagina definitivo.<br />
Poi succede che la foga si placa, si torna alla quotidianità, alla ripetitività di gesti sempre uguali, le cene, le feste, le birre (il lavoro). Tutto comincia a stancare, a venire sottilmente a noia.<br />
Una noia diversa, che si unisce a un senso di sradicamento, che a un certo punto ci fa arrivare alla domanda che segna la svolta: &#8220;ma che ci faccio qui?&#8221;. A quel punto si è già deciso di tornare, di ritrovare una noia più calda, quella di visi conosciuti, di luoghi familiari, che hanno rimosso  la nostra partenza e ci fanno sentire come se non fossimo mai partiti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Paolo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Sep 2006 00:54:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[dicevo sopra, ma per qualche motivo non risulta nel post:
...da quel poco che ci è rimasto, prima che questro nostro Paese &quot;sprofondi davvero nel suo bel mare&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>dicevo sopra, ma per qualche motivo non risulta nel post:<br />
&#8230;da quel poco che ci è rimasto, prima che questro nostro Paese &#8220;sprofondi davvero nel suo bel mare&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Paolo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/09/22/dublino-2006-note-su-un-fenomeno-di-massa/#comment-45333</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Sep 2006 00:49:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Be&#039;, che dire.
Questo post circa l&#039;irlanda è ben fatto, nel senso che non dice cazzate e parla con cognizione di causa, e di luogo. Bene, davvero. Accenna anche alla Londra che chiama, che assume tutti, o che così faceva ma che comunque, alla fin fine, continua a fare.
Credo che sia stato proprio il caso di pubblicare una cosa simile. Non sono un fanatico della lotta all&#039;occidente nè contro gli anglosassoni in particolare. Però è importante che una cosa simile non passi come una delle tante cose di cui si può parlare... e allora si sceglie come un numero estratto dal cappello. No. Quanto succede in Irlanda e Inghilterra è a dir poco preoccupante. A parte il fatto che è e resta un dramma dovere lasciare l&#039;Italia a causa del lavoro, il fatto è che si va lì credendo di trovare una certa cosa, oppure non credendo a nulla, ma ci si ritrova con la testa china, zuppi di quella pioggia che sarà pure a tratti ma quando arriva arriva a secchiate, a contare le banconote rimaste dopo l&#039;affitto pagato, le bollette pagate, etc. e si viene menati, proprio gonfiati dico, con bastoni e catene, da una delle tante bande di ragazzini appena undicenni che ubriachi - non scherzo e non esagero - se ne vanno in giro a pistare chiunque capiti a tiro in una striscetta di penombra serale. Paesi come l&#039;Inghilterra, civilizzati un paio di palle, hanno il più elevato tasso di madri minorenni, la cui media tocca i tredici anni, anche queste ubriache, senza cultura nè istruzione, con &quot;partners&quot; anche loro bambini che distruggono in centro le vetrine con la mazza del nonno per il gioco tradizionale... e occorre un provvedimento governativo che li tenga lontani dal centro dalle 18 in poi... hanno un tale bisogno d&#039;amore essi per primi che il loro figliolo non potrà che crescergli accanto come un fratellino: non incestuoso ma più che mai osceno (etimologicamente) regredire dell&#039;umanità. Non dirò troppo, ma occorre pensarci bene a certe cose. Questa è l&#039;europa, è anche questa. E non solo. Ancora si prende come esempio L&#039;inghilterra, per qualsiasi cosa, per la politica, per l&#039;istruzione (per favore basta!), per il costume!! (che vivono come dei porci, ammassati e luridi). Ancora il grande impero inglese da ammirare e dal quale imparare! L&#039; Inghilterra, signori, che non è tutta Castle Village, – a purpose-built community – for persons over 55, a claster of 150 homes just outside Berkhamsted, set in 28 acres of gently rolling Hertfordshire countryside. Possiamo ripartire solo da quel poco che ci è rimasto, prima che questo nostro &#062;. Perdonatemi lo sfogo, se potete. Buon lavoro a tutti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Be&#8217;, che dire.<br />
Questo post circa l&#8217;irlanda è ben fatto, nel senso che non dice cazzate e parla con cognizione di causa, e di luogo. Bene, davvero. Accenna anche alla Londra che chiama, che assume tutti, o che così faceva ma che comunque, alla fin fine, continua a fare.<br />
Credo che sia stato proprio il caso di pubblicare una cosa simile. Non sono un fanatico della lotta all&#8217;occidente nè contro gli anglosassoni in particolare. Però è importante che una cosa simile non passi come una delle tante cose di cui si può parlare&#8230; e allora si sceglie come un numero estratto dal cappello. No. Quanto succede in Irlanda e Inghilterra è a dir poco preoccupante. A parte il fatto che è e resta un dramma dovere lasciare l&#8217;Italia a causa del lavoro, il fatto è che si va lì credendo di trovare una certa cosa, oppure non credendo a nulla, ma ci si ritrova con la testa china, zuppi di quella pioggia che sarà pure a tratti ma quando arriva arriva a secchiate, a contare le banconote rimaste dopo l&#8217;affitto pagato, le bollette pagate, etc. e si viene menati, proprio gonfiati dico, con bastoni e catene, da una delle tante bande di ragazzini appena undicenni che ubriachi &#8211; non scherzo e non esagero &#8211; se ne vanno in giro a pistare chiunque capiti a tiro in una striscetta di penombra serale. Paesi come l&#8217;Inghilterra, civilizzati un paio di palle, hanno il più elevato tasso di madri minorenni, la cui media tocca i tredici anni, anche queste ubriache, senza cultura nè istruzione, con &#8220;partners&#8221; anche loro bambini che distruggono in centro le vetrine con la mazza del nonno per il gioco tradizionale&#8230; e occorre un provvedimento governativo che li tenga lontani dal centro dalle 18 in poi&#8230; hanno un tale bisogno d&#8217;amore essi per primi che il loro figliolo non potrà che crescergli accanto come un fratellino: non incestuoso ma più che mai osceno (etimologicamente) regredire dell&#8217;umanità. Non dirò troppo, ma occorre pensarci bene a certe cose. Questa è l&#8217;europa, è anche questa. E non solo. Ancora si prende come esempio L&#8217;inghilterra, per qualsiasi cosa, per la politica, per l&#8217;istruzione (per favore basta!), per il costume!! (che vivono come dei porci, ammassati e luridi). Ancora il grande impero inglese da ammirare e dal quale imparare! L&#8217; Inghilterra, signori, che non è tutta Castle Village, – a purpose-built community – for persons over 55, a claster of 150 homes just outside Berkhamsted, set in 28 acres of gently rolling Hertfordshire countryside. Possiamo ripartire solo da quel poco che ci è rimasto, prima che questo nostro &gt;. Perdonatemi lo sfogo, se potete. Buon lavoro a tutti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alessandro		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/09/22/dublino-2006-note-su-un-fenomeno-di-massa/#comment-45142</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Sep 2006 14:20:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Probabilmente sono un estraneo all&#039;argomento, sia per mancanza di doti che per le mie responsabilità in terra natale. 

Con questa premessa voglio solo dire che non ho alcun diritto di giudicare la partenza di un giovanotto italiano verso lidi ignoti o comunque mai vissuti, e che, avendo potuto, forse un giorno me ne sarei andato anch&#039;io.

Posso comunque dire che mi perplime un fatto di quest&#039;analisi, che potrebbe portarmi via migliaia di parole, ma che intendo sintetizzare in poche righe: 
perchè si torna? e perchè si resta qui dicendo che bisogna ripartire?

Queste domande non le rivolgo a nessuno in particolare, se non a me stesso. 
Con la risposta capisco perchè sono ancora in Italia, a prescindere dalle condizioni che non consentirebbero la mia partenza. Semplicemente: non so cosa andrei là a fare di diverso da qui. 
Intendo dire che senza uno scopo preciso, che segua una prospettiva a lungo termine, è inutile andarsene. 
Credo che trovarsi in un luogo sconosciuto, senza sapere cosa si voglia fare della propria vita, sia la premessa necessaria per tornare a casa, e ritrovarsi insoddisfatti.
 
Certo, l&#039;esperienza è edificante e porta indispensabili premi come l&#039;apprendimento dell&#039;inglese e la vita autonoma.. ma se non so davvero cosa voglio fare, perchè vado a cercare la risposta in territori dove dovrò sbronzarmi per i primi quaranta giorni? 

Facendo un esempio banale, potrei dire che emigrerei solo se il mio paese non mi offrisse l&#039;opportunità lavorativa che sto cercando, e starei all&#039;estero fino alla fine per realizzare tale ambizione. 
Quindi non disprezzo in alcun modo chi parte per trovare un mondo meno mafioso, e so per certo che molti viaggiatori trovano le risposte durante il tragitto. 
Ma quanto vale continuare a tentare per poi trovarsi di nuovo qui senza una certezza? 

Forse il mio ragionamento è rivolto solo a chi vuole una stabilità, risolta in un lavoro e magari in una famiglia (ma questo è un dispendioso optional). 
Forse sembrerò anche anzianotto, dato che trascuro i piaceri delle feste e delle birre. 
Ma se appunto parlo di EMIGRARE, non parlo di fare una semplice (ma ovviamente complessissima) esperienza.. parlo di qualcosa che è necessario ad ottenere ciò che ho scelto di fare della mia vita. 

E&#039; pur sempre un semplice tentativo, sì.. ma purtroppo di tentativi, nella vita, credo se ne possano fare pochi. 

Quindi buon viaggio a tutti, ma mirate prima per bene il bersaglio. E non bevete!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Probabilmente sono un estraneo all&#8217;argomento, sia per mancanza di doti che per le mie responsabilità in terra natale. </p>
<p>Con questa premessa voglio solo dire che non ho alcun diritto di giudicare la partenza di un giovanotto italiano verso lidi ignoti o comunque mai vissuti, e che, avendo potuto, forse un giorno me ne sarei andato anch&#8217;io.</p>
<p>Posso comunque dire che mi perplime un fatto di quest&#8217;analisi, che potrebbe portarmi via migliaia di parole, ma che intendo sintetizzare in poche righe:<br />
perchè si torna? e perchè si resta qui dicendo che bisogna ripartire?</p>
<p>Queste domande non le rivolgo a nessuno in particolare, se non a me stesso.<br />
Con la risposta capisco perchè sono ancora in Italia, a prescindere dalle condizioni che non consentirebbero la mia partenza. Semplicemente: non so cosa andrei là a fare di diverso da qui.<br />
Intendo dire che senza uno scopo preciso, che segua una prospettiva a lungo termine, è inutile andarsene.<br />
Credo che trovarsi in un luogo sconosciuto, senza sapere cosa si voglia fare della propria vita, sia la premessa necessaria per tornare a casa, e ritrovarsi insoddisfatti.</p>
<p>Certo, l&#8217;esperienza è edificante e porta indispensabili premi come l&#8217;apprendimento dell&#8217;inglese e la vita autonoma.. ma se non so davvero cosa voglio fare, perchè vado a cercare la risposta in territori dove dovrò sbronzarmi per i primi quaranta giorni? </p>
<p>Facendo un esempio banale, potrei dire che emigrerei solo se il mio paese non mi offrisse l&#8217;opportunità lavorativa che sto cercando, e starei all&#8217;estero fino alla fine per realizzare tale ambizione.<br />
Quindi non disprezzo in alcun modo chi parte per trovare un mondo meno mafioso, e so per certo che molti viaggiatori trovano le risposte durante il tragitto.<br />
Ma quanto vale continuare a tentare per poi trovarsi di nuovo qui senza una certezza? </p>
<p>Forse il mio ragionamento è rivolto solo a chi vuole una stabilità, risolta in un lavoro e magari in una famiglia (ma questo è un dispendioso optional).<br />
Forse sembrerò anche anzianotto, dato che trascuro i piaceri delle feste e delle birre.<br />
Ma se appunto parlo di EMIGRARE, non parlo di fare una semplice (ma ovviamente complessissima) esperienza.. parlo di qualcosa che è necessario ad ottenere ciò che ho scelto di fare della mia vita. </p>
<p>E&#8217; pur sempre un semplice tentativo, sì.. ma purtroppo di tentativi, nella vita, credo se ne possano fare pochi. </p>
<p>Quindi buon viaggio a tutti, ma mirate prima per bene il bersaglio. E non bevete!</p>
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