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	Commenti a: Per una critica futura	</title>
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		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/09/25/per-una-critica-futura/#comment-46716</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Sep 2006 14:06:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[OK Andrea, scusami per averti spinto a puntualizzare, non dubitavo dell&#039;explicandum, mi stupivo un poco dell&#039;explicato. Ciao]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>OK Andrea, scusami per averti spinto a puntualizzare, non dubitavo dell&#8217;explicandum, mi stupivo un poco dell&#8217;explicato. Ciao</p>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/09/25/per-una-critica-futura/#comment-46715</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Sep 2006 13:41:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a wowoka, per chiarirci del tutto, il poeta, lo scrittore, il romanziere di successo, il pittore sconosciuto, l&#039;attore, il regista, chi diavolo si vuole, per me, NON ha nessun privilegio su qualsiasi altra persona, in termini di consapevolezza critica del mondo in cui vive. Ma vi sono alcune vie dell&#039;arte, della letteratura che portano a intensificare la consapevolezza critica. E queste vie collidono con il &quot;si dice&quot;: ossia con la parte inerte, ottusa, insabbiata, di ognuno di noi. Il conflitto è sempre interno all&#039;individuo ed esterno a lui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a wowoka, per chiarirci del tutto, il poeta, lo scrittore, il romanziere di successo, il pittore sconosciuto, l&#8217;attore, il regista, chi diavolo si vuole, per me, NON ha nessun privilegio su qualsiasi altra persona, in termini di consapevolezza critica del mondo in cui vive. Ma vi sono alcune vie dell&#8217;arte, della letteratura che portano a intensificare la consapevolezza critica. E queste vie collidono con il &#8220;si dice&#8221;: ossia con la parte inerte, ottusa, insabbiata, di ognuno di noi. Il conflitto è sempre interno all&#8217;individuo ed esterno a lui.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/09/25/per-una-critica-futura/#comment-46678</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Sep 2006 03:16:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Interessante il caso sviluppato da a.b. et al. Esiste uno scalino (verso l&#039;alto o verso il basso che sia) fra i grandi maestri rinascimentali e Burri, oppure vi è una essenziale continuità? A livello mistico, di sentimento, di amore, tutto può essere unificato fino al monismo assoluto, a livello analitico tutto può venire infinitamente sezionato. Quale sarà il punto di equilibrio più desiderabile? E rispetto a quali scopi? A lume di ragione, le esperienze mistiche di ognuno vanno rispettate - se non ci provocano danno - ma non si è certo tenuti a venerarle: in generale credo che sia nostra prerogativa ignorarle, quando ci appaiano troppo evidentemente rinchiuse in se stesse, ovvero nell&#039;esperienza di chi le prova, individuo o gruppo che sia. Ma raramente il mistico si accontenta: esige il riconoscimento, altrimenti giunge puntualissima, anche se per lo più rivolta verso innocue categorie astratte (la &quot;gente&quot;) una qualche forma di scomunica, una condanna all&#039;idiozia ecc. Com&#039;è possibile questo? Beh, è così funzionano i campi culturali, comprese le loro versioni a bassa legittimazione: qui anche l&#039;assenza di segnali è un segnale ben preciso. Comunque, io sarei portato a vedere delle differenze essenziali nei talenti, nelle abilità, nelle coordinazioni messe rispettivamente in opera dai maestri rinascimentali e da Burri. E so che già questo, in qualche modo, mi classifica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Interessante il caso sviluppato da a.b. et al. Esiste uno scalino (verso l&#8217;alto o verso il basso che sia) fra i grandi maestri rinascimentali e Burri, oppure vi è una essenziale continuità? A livello mistico, di sentimento, di amore, tutto può essere unificato fino al monismo assoluto, a livello analitico tutto può venire infinitamente sezionato. Quale sarà il punto di equilibrio più desiderabile? E rispetto a quali scopi? A lume di ragione, le esperienze mistiche di ognuno vanno rispettate &#8211; se non ci provocano danno &#8211; ma non si è certo tenuti a venerarle: in generale credo che sia nostra prerogativa ignorarle, quando ci appaiano troppo evidentemente rinchiuse in se stesse, ovvero nell&#8217;esperienza di chi le prova, individuo o gruppo che sia. Ma raramente il mistico si accontenta: esige il riconoscimento, altrimenti giunge puntualissima, anche se per lo più rivolta verso innocue categorie astratte (la &#8220;gente&#8221;) una qualche forma di scomunica, una condanna all&#8217;idiozia ecc. Com&#8217;è possibile questo? Beh, è così funzionano i campi culturali, comprese le loro versioni a bassa legittimazione: qui anche l&#8217;assenza di segnali è un segnale ben preciso. Comunque, io sarei portato a vedere delle differenze essenziali nei talenti, nelle abilità, nelle coordinazioni messe rispettivamente in opera dai maestri rinascimentali e da Burri. E so che già questo, in qualche modo, mi classifica.</p>
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		<title>
		Di: Vittorio Eremi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/09/25/per-una-critica-futura/#comment-46675</link>

		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Eremi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Sep 2006 02:47:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Marco Saya, le basi non sono certo queste, tuttavia non mi si venga a dire che se uno venuto dal nulla comincia a spezzettare un suo testo (che sia di denuncia, di critica sociale o di esperienza personale o vissuto quotidiano) in versi o pseudo-versi allora è sbocciato immediatamente un poeta. Oppure: se io sconosciuto sputo sul muro, divento per questo immediatamente the next big thing dell&#039;arte concettuale? Assolutamente no. Non si vogliono far emergere tuttologi od opinionisti, ma lettori CONSAPEVOLI (e autori-lettori consapevoli del proprio ruolo e della loro unicità). Altrimenti, a che scopo la divulgazione?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Marco Saya, le basi non sono certo queste, tuttavia non mi si venga a dire che se uno venuto dal nulla comincia a spezzettare un suo testo (che sia di denuncia, di critica sociale o di esperienza personale o vissuto quotidiano) in versi o pseudo-versi allora è sbocciato immediatamente un poeta. Oppure: se io sconosciuto sputo sul muro, divento per questo immediatamente the next big thing dell&#8217;arte concettuale? Assolutamente no. Non si vogliono far emergere tuttologi od opinionisti, ma lettori CONSAPEVOLI (e autori-lettori consapevoli del proprio ruolo e della loro unicità). Altrimenti, a che scopo la divulgazione?</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Marco Saya		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/09/25/per-una-critica-futura/#comment-46662</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Saya]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Sep 2006 01:21:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Domanda: 

Quali sono le basi necessarie, oggi, per saper leggere la poesia? Esistono, forse, delle basi per carpire la codifica-poetica &quot;in essere&quot; dell&#039;oggi? Già si fatica a operare delle sintesi certe nel breve periodo trascorso. (mi riferisco agli ultimi 15 anni). Sui lettori: il lettore-lettore si è fermato ai Sepolcri (tanto per fare un esempio), il lettore-autore leggiucchia di tutto un pò (e già qui nasce il caos), l&#039;autore-lettore legge più se stesso che non i propri antagonisti (così li vede). E&#039; interessante poi il punto di vista di alcune case editrici emergenti che auspicano una tipologia di lettore che &quot;POSSA CAPIRE&quot;, dalla casalinga al muratore, dal farmacista alla tabaccaia, etc,etc.  (solo per vendere qualche copia in più?, non credo!). Sembra quasi che si voglia far emergere la figura di un lettore-trasversale un pò tuttologo e opinionista. Sono forse queste le basi? Saluti Marco]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domanda: </p>
<p>Quali sono le basi necessarie, oggi, per saper leggere la poesia? Esistono, forse, delle basi per carpire la codifica-poetica &#8220;in essere&#8221; dell&#8217;oggi? Già si fatica a operare delle sintesi certe nel breve periodo trascorso. (mi riferisco agli ultimi 15 anni). Sui lettori: il lettore-lettore si è fermato ai Sepolcri (tanto per fare un esempio), il lettore-autore leggiucchia di tutto un pò (e già qui nasce il caos), l&#8217;autore-lettore legge più se stesso che non i propri antagonisti (così li vede). E&#8217; interessante poi il punto di vista di alcune case editrici emergenti che auspicano una tipologia di lettore che &#8220;POSSA CAPIRE&#8221;, dalla casalinga al muratore, dal farmacista alla tabaccaia, etc,etc.  (solo per vendere qualche copia in più?, non credo!). Sembra quasi che si voglia far emergere la figura di un lettore-trasversale un pò tuttologo e opinionista. Sono forse queste le basi? Saluti Marco</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Vittorio Eremi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/09/25/per-una-critica-futura/#comment-46594</link>

		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Eremi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Sep 2006 22:03:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ a.b.:

l&#039;esempio &quot;artistico&quot; del Rinascimento e del Burri non voleva essere dispregiativo nei confronti di quest&#039;ultimo. Il riferimento era ai diversi modi di concepire e produrre poesia sempre restando nell&#039;ambito poetico e senza sottintendere particolari salti. La questione riguarda il saper cogliere ove necessario quei piccoli accorgimenti e scelte stilistiche che fanno di un laboratorio testuale un testo poetico. Poiché non posso credere che un Poeta sia soltanto un facitore di versi col privilegio della visibilità (o leggibilità)

@ andrea inglese:

i lettori su cui volevo porre l&#039;accento io sono quelli che hanno un minimo di basi necessarie per saper leggere la poesia, e che quindi conoscono e/o sanno accettare la sfilza di stili, avanguardie, linguaggi in cui è facile incappare oggi. Per rivoltare la frase di Altan al fine di far capire meglio il senso del mio precedente intervento: Mi vengono in mente poesie che io non avrei mai scritto in quel modo. L&#039;unica ottusità che si può attribuire a tali lettori è quella di non possedere una visione orizzontale così ampia sulla poesia contemporanea.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ a.b.:</p>
<p>l&#8217;esempio &#8220;artistico&#8221; del Rinascimento e del Burri non voleva essere dispregiativo nei confronti di quest&#8217;ultimo. Il riferimento era ai diversi modi di concepire e produrre poesia sempre restando nell&#8217;ambito poetico e senza sottintendere particolari salti. La questione riguarda il saper cogliere ove necessario quei piccoli accorgimenti e scelte stilistiche che fanno di un laboratorio testuale un testo poetico. Poiché non posso credere che un Poeta sia soltanto un facitore di versi col privilegio della visibilità (o leggibilità)</p>
<p>@ andrea inglese:</p>
<p>i lettori su cui volevo porre l&#8217;accento io sono quelli che hanno un minimo di basi necessarie per saper leggere la poesia, e che quindi conoscono e/o sanno accettare la sfilza di stili, avanguardie, linguaggi in cui è facile incappare oggi. Per rivoltare la frase di Altan al fine di far capire meglio il senso del mio precedente intervento: Mi vengono in mente poesie che io non avrei mai scritto in quel modo. L&#8217;unica ottusità che si può attribuire a tali lettori è quella di non possedere una visione orizzontale così ampia sulla poesia contemporanea.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/09/25/per-una-critica-futura/#comment-46552</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Sep 2006 19:06:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@andrea
Non mi risento, lo annotavo come semplice curiosità proprio perché non mi sembra corrispondere all&#039;idea che mi sono fatto di te. Considerando che l&#039;invito alla poesia non può che essere un appello profondamente individuale, mi sembra che quelle parole implichino (magari involontariamente) proprio quell&#039;atteggiamento che qualche tempo fa ho condannato dialogando con Conte Ugolino (che su questo punto mi dette ragione :-) Il fatto è che il &quot;si dice&quot; e il &quot;si vede&quot; si rifà ovviamente una dinamica di gruppo, di cui &quot;io&quot; dovrei essere considerato - a priori - una vittima (ovvero un idiota - sebbene emancipabile). Ecco: non mi piace essere messo nel mucchio - cioè che mi si parli come ad uno che sta nel mucchio (il famigerato rapporto uno-molti!). Non so se sono stato abbastanza chiaro, ma si tratta di una sfumatura, non di una questione di vita o di morte (però ho notato con piacere che Cepollaro riesce di norma evitare questo genere di tranelli.)
Ciao]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@andrea<br />
Non mi risento, lo annotavo come semplice curiosità proprio perché non mi sembra corrispondere all&#8217;idea che mi sono fatto di te. Considerando che l&#8217;invito alla poesia non può che essere un appello profondamente individuale, mi sembra che quelle parole implichino (magari involontariamente) proprio quell&#8217;atteggiamento che qualche tempo fa ho condannato dialogando con Conte Ugolino (che su questo punto mi dette ragione :-) Il fatto è che il &#8220;si dice&#8221; e il &#8220;si vede&#8221; si rifà ovviamente una dinamica di gruppo, di cui &#8220;io&#8221; dovrei essere considerato &#8211; a priori &#8211; una vittima (ovvero un idiota &#8211; sebbene emancipabile). Ecco: non mi piace essere messo nel mucchio &#8211; cioè che mi si parli come ad uno che sta nel mucchio (il famigerato rapporto uno-molti!). Non so se sono stato abbastanza chiaro, ma si tratta di una sfumatura, non di una questione di vita o di morte (però ho notato con piacere che Cepollaro riesce di norma evitare questo genere di tranelli.)<br />
Ciao</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/09/25/per-una-critica-futura/#comment-46544</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Sep 2006 18:13:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[wowoka: ? puoi spiegarti? vedi un insulto?

se lo vedi rivolto all&#039;opinare comune, quello che circola nei media cosi&#039; come nelle teste, nelle nostre (non solo in quelle  degli altri), l&#039;insulto è poco: a volte la rabbia e lo schifo per la nostra capacità di assuefazione al peggio rischia di strangolarmi: e ritirarmi in un cerchio di letterati sofisticati e snob mi sembra il peggiore castigo: il problema non è insultare, il problema è come distribuire la propria rabbia perché non ci distrugga e non distrugga quelli che ci stanno vicino; 

magari non ho capito nulla, ma se tu ti risenti perché non faccio i dovuti ossequi al &quot;si dice&quot; e al &quot;si vede&quot;, allora parliamo da mondi molto lontani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>wowoka: ? puoi spiegarti? vedi un insulto?</p>
<p>se lo vedi rivolto all&#8217;opinare comune, quello che circola nei media cosi&#8217; come nelle teste, nelle nostre (non solo in quelle  degli altri), l&#8217;insulto è poco: a volte la rabbia e lo schifo per la nostra capacità di assuefazione al peggio rischia di strangolarmi: e ritirarmi in un cerchio di letterati sofisticati e snob mi sembra il peggiore castigo: il problema non è insultare, il problema è come distribuire la propria rabbia perché non ci distrugga e non distrugga quelli che ci stanno vicino; </p>
<p>magari non ho capito nulla, ma se tu ti risenti perché non faccio i dovuti ossequi al &#8220;si dice&#8221; e al &#8220;si vede&#8221;, allora parliamo da mondi molto lontani</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/09/25/per-una-critica-futura/#comment-46526</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Sep 2006 16:29:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#062; quanto sei disposto a slegarti dal pensare e percepire comune, per evitare di chiuderti nell’idiozia del “si dice”, “si vede”?

Strano modo di invitare insultando: cos&#039;è &quot;psicologia inversa&quot;?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&gt; quanto sei disposto a slegarti dal pensare e percepire comune, per evitare di chiuderti nell’idiozia del “si dice”, “si vede”?</p>
<p>Strano modo di invitare insultando: cos&#8217;è &#8220;psicologia inversa&#8221;?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Viviana		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/09/25/per-una-critica-futura/#comment-46503</link>

		<dc:creator><![CDATA[Viviana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Sep 2006 13:02:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Leggere Andrea Inglese quando scrive di poesia è quasi sempre un richiamo ad una solidità che non è mai da ritenersi scontata in poesia figurarsi nella vita. A me fa bene. Grazie a Inglese per farsi leggere così facilmente e spesso, e a Cepollaro (vedi il sito dell’editrice) per avere dato un accesso diretto a del materiale fondamentale per chi legge poesia non accidentalmente.
Viv]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggere Andrea Inglese quando scrive di poesia è quasi sempre un richiamo ad una solidità che non è mai da ritenersi scontata in poesia figurarsi nella vita. A me fa bene. Grazie a Inglese per farsi leggere così facilmente e spesso, e a Cepollaro (vedi il sito dell’editrice) per avere dato un accesso diretto a del materiale fondamentale per chi legge poesia non accidentalmente.<br />
Viv</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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