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	Commenti a: Letteratura neopatetica. Come un manifesto	</title>
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		<title>
		Di: alessandro garigliano		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/10/04/letteratura-neopatetica-come-un-manifesto/#comment-48579</link>

		<dc:creator><![CDATA[alessandro garigliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Oct 2006 16:11:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[è troppo poco per capire cosa intenda la benedetti, però di sicuro in parte i &#039;realisti&#039; hanno a che fare con questa cosa qua. che è bella.
solo che in certi momenti storici essere realisti può voler dire rompere gli schemi, essere eversivi. insomma il discorso è complicato. certo è che se durante il fascismo ci fossero stati &#039;realisti&#039; (parlo del migliore &#039;realismo&#039;), be&#039; allora credo che il contesto storico avrebbe reso il &#039;realismo&#039; allucinato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>è troppo poco per capire cosa intenda la benedetti, però di sicuro in parte i &#8216;realisti&#8217; hanno a che fare con questa cosa qua. che è bella.<br />
solo che in certi momenti storici essere realisti può voler dire rompere gli schemi, essere eversivi. insomma il discorso è complicato. certo è che se durante il fascismo ci fossero stati &#8216;realisti&#8217; (parlo del migliore &#8216;realismo&#8217;), be&#8217; allora credo che il contesto storico avrebbe reso il &#8216;realismo&#8217; allucinato.</p>
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		Di: a.b.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[a.b.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Oct 2006 11:07:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma secondo te i &quot;realisti&quot; hanno a che fare con questa cosa che scriveva la Benedetti?

&quot;La nostra epoca, come tutte forse, ma credo che questa di più di ogni altra, si autodescrive. Fa una descrizione di sé. La fa continuamente, attraverso le notizie, attraverso i suoi stessi processi comunicativi, ancor più che attraverso le sue ideologie. E questa autodescrizione è una trappola. Una premessa che si autoconvalida. Molte narrazioni odierne mi sembrano solo un’opera di manutenzione dell’epoca, un meccanismo di difesa del sonno dell’epoca che sogna se stessa e non vuole svegliarsi. Se non si sfondano questi schemi di realtà, per far emergere allucinatoriamente tutta la realtà,tutto lo “spurio” rimosso da questa autodescrizione, scrivere non ha alcun senso. E questo non lo dico solo per la scrittura narrativa, ma anche per quella saggistica e testimoniale e giornalistica.&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma secondo te i &#8220;realisti&#8221; hanno a che fare con questa cosa che scriveva la Benedetti?</p>
<p>&#8220;La nostra epoca, come tutte forse, ma credo che questa di più di ogni altra, si autodescrive. Fa una descrizione di sé. La fa continuamente, attraverso le notizie, attraverso i suoi stessi processi comunicativi, ancor più che attraverso le sue ideologie. E questa autodescrizione è una trappola. Una premessa che si autoconvalida. Molte narrazioni odierne mi sembrano solo un’opera di manutenzione dell’epoca, un meccanismo di difesa del sonno dell’epoca che sogna se stessa e non vuole svegliarsi. Se non si sfondano questi schemi di realtà, per far emergere allucinatoriamente tutta la realtà,tutto lo “spurio” rimosso da questa autodescrizione, scrivere non ha alcun senso. E questo non lo dico solo per la scrittura narrativa, ma anche per quella saggistica e testimoniale e giornalistica.&#8221;</p>
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		<title>
		Di: alessandro garigliano		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/10/04/letteratura-neopatetica-come-un-manifesto/#comment-48542</link>

		<dc:creator><![CDATA[alessandro garigliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Oct 2006 10:40:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[be&#039; io della ortese ho solo letto il libro con il quale ha vinto lo strega, ed è stata un&#039;esperienza terribile, non mi è proprio piaciuto.
d&#039;arrigo, invece, quanto a tempo e spazio, non ha limiti.
ma poi prima pensavo a volponi, uno che ha avuto un impegno sociale concreto, ma i suoi capolavori però non volano basso, non riproducono, non registrano, ma sono strutture che s&#039;inalberano, vorticano, confliggono ecc.
ce ne sono altri, si potrebbe fare uno studio sulla letteratura italiana con questa griglia di &#039;realisti&#039; e &#039;creatori&#039;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>be&#8217; io della ortese ho solo letto il libro con il quale ha vinto lo strega, ed è stata un&#8217;esperienza terribile, non mi è proprio piaciuto.<br />
d&#8217;arrigo, invece, quanto a tempo e spazio, non ha limiti.<br />
ma poi prima pensavo a volponi, uno che ha avuto un impegno sociale concreto, ma i suoi capolavori però non volano basso, non riproducono, non registrano, ma sono strutture che s&#8217;inalberano, vorticano, confliggono ecc.<br />
ce ne sono altri, si potrebbe fare uno studio sulla letteratura italiana con questa griglia di &#8216;realisti&#8217; e &#8216;creatori&#8217;</p>
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		<title>
		Di: a.b.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/10/04/letteratura-neopatetica-come-un-manifesto/#comment-48541</link>

		<dc:creator><![CDATA[a.b.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Oct 2006 10:24:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì, Dario lo ha sempre fatto, infatti non è un caso che sia stato uno dei primi a sentire la scrittura di Moresco e a sostenerla.
Credo che anche Mozzi lo faccia in qualche parte di Questo è il giardino, quando sospende il corso del tempo in certe visioni, come quella che dà il titolo alla raccolta. 
Mi viene anche da dire che c&#039;è l&#039;esistenza da raccontare e che plasmare tempo e spazio serve per rendere quella cosa strana che è l&#039;esistenza in modo che possano stare dentro tutte le determinazioni possibili. 
E non trovi che anche la Ortese sia così, per esempio Il porto di Toledo?
Ecco non sarebbe importante anche trovare una tradizione di questo tipo di scrittura? Tu per esempio hai studiato D&#039;arrigo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, Dario lo ha sempre fatto, infatti non è un caso che sia stato uno dei primi a sentire la scrittura di Moresco e a sostenerla.<br />
Credo che anche Mozzi lo faccia in qualche parte di Questo è il giardino, quando sospende il corso del tempo in certe visioni, come quella che dà il titolo alla raccolta.<br />
Mi viene anche da dire che c&#8217;è l&#8217;esistenza da raccontare e che plasmare tempo e spazio serve per rendere quella cosa strana che è l&#8217;esistenza in modo che possano stare dentro tutte le determinazioni possibili.<br />
E non trovi che anche la Ortese sia così, per esempio Il porto di Toledo?<br />
Ecco non sarebbe importante anche trovare una tradizione di questo tipo di scrittura? Tu per esempio hai studiato D&#8217;arrigo&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: alessandro garigliano		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/10/04/letteratura-neopatetica-come-un-manifesto/#comment-48538</link>

		<dc:creator><![CDATA[alessandro garigliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Oct 2006 09:56:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ecco, andrea, sì, anche dario voltolini è un narratore che plasma tempo e spazio in modo creativo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ecco, andrea, sì, anche dario voltolini è un narratore che plasma tempo e spazio in modo creativo.</p>
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		<title>
		Di: a.b.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[a.b.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Oct 2006 09:41:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Alessandro, scusami se ho dirottato la conversazione, ma almeno all&#039;inizio cercavo di starci dentro (insomma a mio modo, ma come si fa a non entusiasmarsi leggendo &quot;caos di forme&quot; e non pensare all&#039;informale...). Però penso anche che sarebbe stato corretto che qualcuno della redazione cancellasse il primo commento, se si vuole costruire qualcosa bisogna anche cancellare gli interventi puramente provocatori).

L&#039;articolo che hai postato è molto bello, sei stato molto bravo, e a me sembra di  condividerlo. Quello che dici del tempo e della linearità forse può sembrare strano. A me si era aperta qualche finestrella sententendo direttamente Moresco parlarne a Bologna. 
Questo lo avevo postato sul blog di Georgia subito dopo l&#039;incontro a Bo. 
&quot;Moresco ha parlato di narrazioni che non procedono linearmente, questa idea della linearità ci dà sicurezza e consola, ma l’esistenza (a me pareva che si riferisse indistintamente a esistenza o narrazione come se fossero due facce della stessa cosa) procede piuttosto per orbite, per intersezioni di piani assolutamente imprevedibili e incomprensibili se non abbracciamo questi movimenti orbitali. Capisco che detto da me non è il massimo, diciamo che Moresco era molto convincente nel rendere per immagini questa complessità narrativa.&quot;
&quot;Verso l’inizio dell’incontro ha detto che la sua scrittura cerca di produrre una controspinta verso la nostra immagine della realtà in modo da confliggere, scoperchiare, rivelare una realtà più complessa (appunto quella cosa dei piani che dicevo sopra).&quot;

Scusa, sono appunti un po&#039; naif, però mi sembra che diano l&#039;idea di questi movimenti &quot;orbitali&quot; più piccoli e più grandi che lui riesce a rendere inventando una forma di scrittura, e anche la funzione di certe aperture visionarie (qui i troll di NI si scoperchieranno dalle risate e mi prenderanno per il culo fino al giudizio universale...).
Sul discorso che fai del tempo si sente che frequenti Dario...
Un saluto a Alessandra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alessandro, scusami se ho dirottato la conversazione, ma almeno all&#8217;inizio cercavo di starci dentro (insomma a mio modo, ma come si fa a non entusiasmarsi leggendo &#8220;caos di forme&#8221; e non pensare all&#8217;informale&#8230;). Però penso anche che sarebbe stato corretto che qualcuno della redazione cancellasse il primo commento, se si vuole costruire qualcosa bisogna anche cancellare gli interventi puramente provocatori).</p>
<p>L&#8217;articolo che hai postato è molto bello, sei stato molto bravo, e a me sembra di  condividerlo. Quello che dici del tempo e della linearità forse può sembrare strano. A me si era aperta qualche finestrella sententendo direttamente Moresco parlarne a Bologna.<br />
Questo lo avevo postato sul blog di Georgia subito dopo l&#8217;incontro a Bo.<br />
&#8220;Moresco ha parlato di narrazioni che non procedono linearmente, questa idea della linearità ci dà sicurezza e consola, ma l’esistenza (a me pareva che si riferisse indistintamente a esistenza o narrazione come se fossero due facce della stessa cosa) procede piuttosto per orbite, per intersezioni di piani assolutamente imprevedibili e incomprensibili se non abbracciamo questi movimenti orbitali. Capisco che detto da me non è il massimo, diciamo che Moresco era molto convincente nel rendere per immagini questa complessità narrativa.&#8221;<br />
&#8220;Verso l’inizio dell’incontro ha detto che la sua scrittura cerca di produrre una controspinta verso la nostra immagine della realtà in modo da confliggere, scoperchiare, rivelare una realtà più complessa (appunto quella cosa dei piani che dicevo sopra).&#8221;</p>
<p>Scusa, sono appunti un po&#8217; naif, però mi sembra che diano l&#8217;idea di questi movimenti &#8220;orbitali&#8221; più piccoli e più grandi che lui riesce a rendere inventando una forma di scrittura, e anche la funzione di certe aperture visionarie (qui i troll di NI si scoperchieranno dalle risate e mi prenderanno per il culo fino al giudizio universale&#8230;).<br />
Sul discorso che fai del tempo si sente che frequenti Dario&#8230;<br />
Un saluto a Alessandra.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: alessandro garigliano		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/10/04/letteratura-neopatetica-come-un-manifesto/#comment-48479</link>

		<dc:creator><![CDATA[alessandro garigliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Oct 2006 20:01:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[accidenti lisini,
la cosa più importante è che almeno per una volta il dialogo sia stato attivato da questo mio articolo. innanzitutto i neopatetici. quello che non mi piace dei neopatetici è che pur avendo loro intuito una forma d&#039;arte eccellente, scabra, diaristica, innovativa, siano rimasti con i piedi per terra, ovvero, il loro tempo e il loro spazio, alla fine, rimane ancorato a una percezione cronachistica, il tempo è sempre lineare, consequenziale, scandito da causa ed effetto, e le forme dello spazio rimangono quelle quotidiane, comuni. invece ne &quot;gli esordi, le coordinate spazio-temporali subiscono favolose variazioni, che so, faccio degli esempi banali, il cieco che vede, il letto matrimoniale dentro cui avviene una lotta in cui sia lo spazio che il tempo vengono dilatati, editore e scrittore che giocano a rimpiattino inseguendosi su un campo di cui scavalcano e rimettono in piedi le staccionate come fosse una rincorsa all’illimitato. ecco, mentre tra i neopatetici il tempo è ciclico e lo spazio delimitato, ne &quot;gli esordi&quot; viene messa in scena la sfida all’infinito, in un misto di parodia e profonda comprensione dei nostri tempi. e per questo per me non c&#039;è ottimismo nella forma della prosa neopatetica, perché non c&#039;è creazione di forme &#039;inventate&#039;, di forme che anziché ritrarre quanto si muove  in superficie, rappresentano altro, e quindi, rappresentando altro, stimolano nuovi modi di percepire e di intendere la realtà, ottimisticamente. di conseguenza, penso, organiche o inorganiche che siano le &#039;creature&#039; di moresco, fondamentale è che moresco abbia &#039;creato&#039; una struttura dove invece di mimare fotograficamente ciò che si vive, si cerca di interpretarlo e rappresentarlo in modo creativo (stavo per dire: impensato).
che ne dice, lisini?

p.s.
ti pare giusto aprire il dialogo quando la gente si occupa di altro?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>accidenti lisini,<br />
la cosa più importante è che almeno per una volta il dialogo sia stato attivato da questo mio articolo. innanzitutto i neopatetici. quello che non mi piace dei neopatetici è che pur avendo loro intuito una forma d&#8217;arte eccellente, scabra, diaristica, innovativa, siano rimasti con i piedi per terra, ovvero, il loro tempo e il loro spazio, alla fine, rimane ancorato a una percezione cronachistica, il tempo è sempre lineare, consequenziale, scandito da causa ed effetto, e le forme dello spazio rimangono quelle quotidiane, comuni. invece ne &#8220;gli esordi, le coordinate spazio-temporali subiscono favolose variazioni, che so, faccio degli esempi banali, il cieco che vede, il letto matrimoniale dentro cui avviene una lotta in cui sia lo spazio che il tempo vengono dilatati, editore e scrittore che giocano a rimpiattino inseguendosi su un campo di cui scavalcano e rimettono in piedi le staccionate come fosse una rincorsa all’illimitato. ecco, mentre tra i neopatetici il tempo è ciclico e lo spazio delimitato, ne &#8220;gli esordi&#8221; viene messa in scena la sfida all’infinito, in un misto di parodia e profonda comprensione dei nostri tempi. e per questo per me non c&#8217;è ottimismo nella forma della prosa neopatetica, perché non c&#8217;è creazione di forme &#8216;inventate&#8217;, di forme che anziché ritrarre quanto si muove  in superficie, rappresentano altro, e quindi, rappresentando altro, stimolano nuovi modi di percepire e di intendere la realtà, ottimisticamente. di conseguenza, penso, organiche o inorganiche che siano le &#8216;creature&#8217; di moresco, fondamentale è che moresco abbia &#8216;creato&#8217; una struttura dove invece di mimare fotograficamente ciò che si vive, si cerca di interpretarlo e rappresentarlo in modo creativo (stavo per dire: impensato).<br />
che ne dice, lisini?</p>
<p>p.s.<br />
ti pare giusto aprire il dialogo quando la gente si occupa di altro?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alessandra Lisini		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/10/04/letteratura-neopatetica-come-un-manifesto/#comment-48465</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Lisini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Oct 2006 17:33:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Alessandro, scusa se arrivo qui a commentare quanto hai scritto soltanto dopo una settimana dall’inserimento del post, ma vedendo la deriva dei commenti provo a farmi coraggio e spiegarti ciò che penso di questo tuo articolo in cui con stile liotresco –esso  stesso “smottato” e “galleggiante”- annunci un confronto tra quelli che chiami i neopatetici e Gli Esordi di Moresco. Sono soltanto in parte d’accordo con quanto dici: lo sono quasi in toto e mi piace quando parli della prepotenza della prosa di Moresco (se ricordi ne parlammo tempo fa sul tuo www.liotro.com: lì dicevo della consapevolezza che ebbi durante la lettura di trovarmi di fronte a qualcosa non solo di modificato, ma di modificante e deformante la mia percezione quotidiana delle cose nei giorni di lettura, la consapevolezza di avere tra le mani un “classico istantaneo”), e di bussole. Quasi per nulla ritengo però gli esercizi neopatetici delle prove “diminuite” (pure se riconosci loro talento e genialità) rispetto a quelle di Moresco. E soprattutto perché da ciò che scrivi traspare una considerazione negativa della partecipazione del lettore all’esserci dell’opera d’arte. Credo si stia invece su due piani diversi, e che le due scritture stiano le une alle altre come i quaderni di appunti dello specialista ai taccuini di Spider di Cronenberg. Non è inoltre detto che germe di luce e umanità dirotta contenuti nei neopatetici e sconfitti nel loro voluto sbilanciamento non possano essere strumento di proiezione ottimistica e, mancanza che tu ritieni fondamentale, di cognizione. 
Ci sarebbe qualcosa da capire anche sulla presunta “creaturalità”: ho sempre inteso le visioni di Moresco più “cosali” che creaturali, più intensamente concentrate sull’inorganico che resta inorganico o organico che diventa inorganico, e su un soggetto che conosce e si riappropria del mondo, più che sulla riabilitazione della materia al rango di creatura. Riabilitazione nulla, materia che si spappola, brilla, esplode ma resta materia, dal soggetto viene rivoltata, esposta, e soprattutto cantata, come dici tu, con modalità favolistiche. Questo basta per guarire, per essere bussola e specialmente e sempre come dici tu, bussola di ottimismo critico?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alessandro, scusa se arrivo qui a commentare quanto hai scritto soltanto dopo una settimana dall’inserimento del post, ma vedendo la deriva dei commenti provo a farmi coraggio e spiegarti ciò che penso di questo tuo articolo in cui con stile liotresco –esso  stesso “smottato” e “galleggiante”- annunci un confronto tra quelli che chiami i neopatetici e Gli Esordi di Moresco. Sono soltanto in parte d’accordo con quanto dici: lo sono quasi in toto e mi piace quando parli della prepotenza della prosa di Moresco (se ricordi ne parlammo tempo fa sul tuo <a href="http://www.liotro.com" rel="nofollow ugc">http://www.liotro.com</a>: lì dicevo della consapevolezza che ebbi durante la lettura di trovarmi di fronte a qualcosa non solo di modificato, ma di modificante e deformante la mia percezione quotidiana delle cose nei giorni di lettura, la consapevolezza di avere tra le mani un “classico istantaneo”), e di bussole. Quasi per nulla ritengo però gli esercizi neopatetici delle prove “diminuite” (pure se riconosci loro talento e genialità) rispetto a quelle di Moresco. E soprattutto perché da ciò che scrivi traspare una considerazione negativa della partecipazione del lettore all’esserci dell’opera d’arte. Credo si stia invece su due piani diversi, e che le due scritture stiano le une alle altre come i quaderni di appunti dello specialista ai taccuini di Spider di Cronenberg. Non è inoltre detto che germe di luce e umanità dirotta contenuti nei neopatetici e sconfitti nel loro voluto sbilanciamento non possano essere strumento di proiezione ottimistica e, mancanza che tu ritieni fondamentale, di cognizione.<br />
Ci sarebbe qualcosa da capire anche sulla presunta “creaturalità”: ho sempre inteso le visioni di Moresco più “cosali” che creaturali, più intensamente concentrate sull’inorganico che resta inorganico o organico che diventa inorganico, e su un soggetto che conosce e si riappropria del mondo, più che sulla riabilitazione della materia al rango di creatura. Riabilitazione nulla, materia che si spappola, brilla, esplode ma resta materia, dal soggetto viene rivoltata, esposta, e soprattutto cantata, come dici tu, con modalità favolistiche. Questo basta per guarire, per essere bussola e specialmente e sempre come dici tu, bussola di ottimismo critico?</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: a.b.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/10/04/letteratura-neopatetica-come-un-manifesto/#comment-48180</link>

		<dc:creator><![CDATA[a.b.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Oct 2006 08:38:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Buhrle, magari... :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Buhrle, magari&#8230; :-)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: teloquee		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/10/04/letteratura-neopatetica-come-un-manifesto/#comment-48138</link>

		<dc:creator><![CDATA[teloquee]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Oct 2006 20:59:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ok questo è un altro
ne mancano ancora sette]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ok questo è un altro<br />
ne mancano ancora sette</p>
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