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	Commenti a: TROOST. Tradurre il cibo	</title>
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		<title>
		Di: Achille Maccapani		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Achille Maccapani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Oct 2006 19:32:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[errata corrige - quando sono in Francia cerco di NON fare errori.]]></description>
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		<title>
		Di: Achille Maccapani		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Achille Maccapani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Oct 2006 18:53:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una recensione sotto forma di racconto. Che a sua volta apre un varco non indifferente sul dibattito tra testo originale e traduzione, tra l&#039;altro ripreso - se non vado errato - pochi giorni fa su &quot;La Stampa&quot;. Ciò che sconvolge, difatti, è la differenza abissale tra quel che voleva dire l&#039;autore e il modo con cui la traduzione rende il testo in tutt&#039;altra direzione. Per carità, è anche successo che l&#039;autore cada in errore (ad esempio, Grisham ne &quot;Il broker&quot; quando individua il confine ferroviario italosvizzero nella città di &quot;Como San Giovanni&quot; invece che della sola Como) e che il traduttore non rettifichi. Ma nel contempo l&#039;articolo (bello, brioso e trascinante) offre un altro spunto di riflessione: come noi parliamo agli stranieri nella loro lingua, questi pretendono che da parte nostra ci si esprima correttamente. Personalmente vivo questa situazione di confine da alcuni anni: quando mi reco regolarmente a Menton, Monaco, Nice (per più ragioni...), mi esprimo in francese. Semplice, scolastico ma comunque mi sforzo di spiegare quanto necessario. e cerco di fare errori. Di sicuro, mi sorridono perché pensano: &quot;C&#039;est un italien&quot;. E ci sono abituato. Ma a furia di gironzolare la sera tra Arte, Tf1, France 2 e 3, riesco a comprendere come il loro parlato sia più diretto e meno rispettoso dei princìpi grammaticali che ci hanno insegnato a scuola (in questo, credo, i francesi divergono non poco rispetto agli olandesi, per quel che m&#039;è parso di intuire dalla lettura dell&#039;articolo), e mi aiuta parecchio ad utilizzare una linea di dialogo più semplice. 
Comunque, scusandomi per la digressione francofona di un residente nella linea di confine francoitaliana, quello che emerge dall&#039;articolo di Marino è quantomai evidente: una traduzione fedele e in grado di saper far rivivere lo spirito delle pagine dell&#039;autore è fondamentale per una buona e fruttuosa lettura. Quella del traduttore è una tremenda responsabilità, che va considerata nella giusta misura, specialmente con riferimento ai modi di dire, allo slang locale, che ben difficilmente - appunto - un cattedratico di città può conoscere, perché &quot;non&quot; ha vissuto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una recensione sotto forma di racconto. Che a sua volta apre un varco non indifferente sul dibattito tra testo originale e traduzione, tra l&#8217;altro ripreso &#8211; se non vado errato &#8211; pochi giorni fa su &#8220;La Stampa&#8221;. Ciò che sconvolge, difatti, è la differenza abissale tra quel che voleva dire l&#8217;autore e il modo con cui la traduzione rende il testo in tutt&#8217;altra direzione. Per carità, è anche successo che l&#8217;autore cada in errore (ad esempio, Grisham ne &#8220;Il broker&#8221; quando individua il confine ferroviario italosvizzero nella città di &#8220;Como San Giovanni&#8221; invece che della sola Como) e che il traduttore non rettifichi. Ma nel contempo l&#8217;articolo (bello, brioso e trascinante) offre un altro spunto di riflessione: come noi parliamo agli stranieri nella loro lingua, questi pretendono che da parte nostra ci si esprima correttamente. Personalmente vivo questa situazione di confine da alcuni anni: quando mi reco regolarmente a Menton, Monaco, Nice (per più ragioni&#8230;), mi esprimo in francese. Semplice, scolastico ma comunque mi sforzo di spiegare quanto necessario. e cerco di fare errori. Di sicuro, mi sorridono perché pensano: &#8220;C&#8217;est un italien&#8221;. E ci sono abituato. Ma a furia di gironzolare la sera tra Arte, Tf1, France 2 e 3, riesco a comprendere come il loro parlato sia più diretto e meno rispettoso dei princìpi grammaticali che ci hanno insegnato a scuola (in questo, credo, i francesi divergono non poco rispetto agli olandesi, per quel che m&#8217;è parso di intuire dalla lettura dell&#8217;articolo), e mi aiuta parecchio ad utilizzare una linea di dialogo più semplice.<br />
Comunque, scusandomi per la digressione francofona di un residente nella linea di confine francoitaliana, quello che emerge dall&#8217;articolo di Marino è quantomai evidente: una traduzione fedele e in grado di saper far rivivere lo spirito delle pagine dell&#8217;autore è fondamentale per una buona e fruttuosa lettura. Quella del traduttore è una tremenda responsabilità, che va considerata nella giusta misura, specialmente con riferimento ai modi di dire, allo slang locale, che ben difficilmente &#8211; appunto &#8211; un cattedratico di città può conoscere, perché &#8220;non&#8221; ha vissuto.</p>
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		Di: marino		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Oct 2006 18:06:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[infatti, Fabio, grazie
m.m]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>infatti, Fabio, grazie<br />
m.m</p>
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		Di: fabio		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/10/19/troost-tradurre-il-cibo/#comment-49460</link>

		<dc:creator><![CDATA[fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Oct 2006 17:36:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Jamie Oliver. Si chiama Jamie Oliver...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Jamie Oliver. Si chiama Jamie Oliver&#8230;</p>
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		Di: marino		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Oct 2006 17:41:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gentile Una, non so proprio se bazilar sia anche triestino. Troost ti divertirà molto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Una, non so proprio se bazilar sia anche triestino. Troost ti divertirà molto.</p>
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		Di: Una		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Una]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Oct 2006 17:21:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[bazilar è triestino?
Molto bello questo racconto-recensione; credo che comprerò il libro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bazilar è triestino?<br />
Molto bello questo racconto-recensione; credo che comprerò il libro.</p>
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		Di: marino		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Oct 2006 16:07:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cara Alice, ció che dico dovrebbe incoraggiarti invece, cosí quando non ti capiranno, sai che non sei la sola, 

un caro saluto

marino]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Alice, ció che dico dovrebbe incoraggiarti invece, cosí quando non ti capiranno, sai che non sei la sola, </p>
<p>un caro saluto</p>
<p>marino</p>
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		<title>
		Di: alice		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alice]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Oct 2006 15:50:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi piacciono i pezzi che parlano di un libro e di altro. 
E quello che hai scritto è bello. 
Però non m&#039;incoraggiare ad imparare l&#039;olandese, se poi scrivi:&quot;Devo ripetere sempre le cose quando parlo in olandese. Questo popolo non accetta che io usi la loro lingua&quot;. ;-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi piacciono i pezzi che parlano di un libro e di altro.<br />
E quello che hai scritto è bello.<br />
Però non m&#8217;incoraggiare ad imparare l&#8217;olandese, se poi scrivi:&#8221;Devo ripetere sempre le cose quando parlo in olandese. Questo popolo non accetta che io usi la loro lingua&#8221;. ;-)</p>
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