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	Commenti a: A proposito di una triste puntata di &#8220;Porta a porta&#8221; dedicata al velo	</title>
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		Di: M M		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[M M]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jan 2007 15:43:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A parte l&#039;articolo di Longo che è immerso di una valanga di stupidate della quale non mi fermo ad elencare, il nodo cruciale è l&#039;impossibilità d&#039;integrazione di quelle &quot;civiltà&quot; che contrastano con i nostri valori e con i nostri diritti, da questo punto di vista non ci può essere alcun dialogo produttivo e credo che nella puntata sia evidente tutto ciò.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A parte l&#8217;articolo di Longo che è immerso di una valanga di stupidate della quale non mi fermo ad elencare, il nodo cruciale è l&#8217;impossibilità d&#8217;integrazione di quelle &#8220;civiltà&#8221; che contrastano con i nostri valori e con i nostri diritti, da questo punto di vista non ci può essere alcun dialogo produttivo e credo che nella puntata sia evidente tutto ciò.</p>
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		Di: RAMELLA.ORG		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[RAMELLA.ORG]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Oct 2006 15:09:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&lt;strong&gt;Le donne dimenticate dalla Santanchè...&lt;/strong&gt;

Con le sue ripetute esternazioni televisive sul velo islamico che “non è mai simbolo di libertà” – e grazie all’involontaria e provvidenziale complicità dell’imam della moschea di Segrate, Ali Abu Shwaima – Daniela Santanchè si è conqu...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le donne dimenticate dalla Santanchè&#8230;</strong></p>
<p>Con le sue ripetute esternazioni televisive sul velo islamico che “non è mai simbolo di libertà” – e grazie all’involontaria e provvidenziale complicità dell’imam della moschea di Segrate, Ali Abu Shwaima – Daniela Santanchè si è conqu&#8230;</p>
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		<title>
		Di: Desert Orchid		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Desert Orchid]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Oct 2006 14:35:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[la mettete l&#039;ora legale,
o mi faccio un altra sega?]]></description>
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o mi faccio un altra sega?</p>
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		<title>
		Di: Desert Orchid		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Desert Orchid]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Oct 2006 14:32:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[bip-bip-bip-
sip-sip-sip-
tregua tregua tregua
pace pace pace
non ammorbateci non ammorbateci non ammorbateci più di tanto
bip-bip-bip
sip sip sip]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bip-bip-bip-<br />
sip-sip-sip-<br />
tregua tregua tregua<br />
pace pace pace<br />
non ammorbateci non ammorbateci non ammorbateci più di tanto<br />
bip-bip-bip<br />
sip sip sip</p>
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		<title>
		Di: roberto		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Oct 2006 22:37:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@abate&quot;
&quot;La democrazia non può essere certo resa attraente e credibile lanciando le bombe in testa ai beduini, soprattutto se fino al giorno prima si sosteneva il dittatore del posto…&quot;

@ops
&quot;come dire lo scontro tra due clan rivali per il controllo della ricchezza e del territorio&quot;

PRIMA DELLA SCONFITTA
Il generale americano Casey ha dichiarato che la preparazione delle forze di sicurezza irachene è completata al 75% ma, un paio di settimane fa, un reparto della polizia è stato sciolto quando si è scoperto che truppa e ufficiali, nel tempo libero, erano uno squadrone della morte sciita che terrorizzava la comunità sunnita. Secondo il generale americano Caldwell è già pronto il “re-training” dei miliziani col distintivo. 

In Afghanistan, L’International Security Assistance Force (Isaf) della Nato ha assunto il comando generale delle operazioni, ma secondo il comandante supremo dell’Alleanza Atlantica, John Jones: “Siamo impegnati nei combattimenti più furiosi dal 1949, da quando la Nato stessa è stata fondata”. Dopo il bombardamento dell’Isaf nel distretto del Panjwayi, a Kandahar - un tragico ‘errore’ della coalizione, costato la vita a decine di vittime civili - è scattata la ritorsione talebana: i kamikaze ormai operano in team, si sono lanciati contro un minibus provocando altre 14 vittime tra i civili. Karzai aveva chiesto ai fratelli della comunità islamica di tornare a Kabul per salvare la democrazia afgana. Dopo la strage provocata dall’Isaf, il presidente si è detto pronto a trattare con il mullah Omar.       

Gli Stati Uniti non hanno “legioni” sufficienti a tenere in piedi un Impero. Il motto di Rumsfeld è “less is more”. Come ha scritto il Professor Niall Ferguson, della Harvard University, la guerra è servita all&#039;amministrazione Bush per fare lobbyng e per governare la politica interna, “sottoforma di lotta interna degli apparati burocratici e di manipolazione dell’elettorato”. E nonostante i proclami patriottici, e la spinta idealistica dopo l’11/9, sta arrivando il momento del disimpegno. Gli Stati Uniti non sono come gli inglesi del secolo scorso. Sono un paese di immigrazione, che non è fatto di pionieri pronti a colonizzare i paesi ‘liberati’. In Iraq ci sono solo 140.000 militari americani, lo stesso numero di truppe inviate dagli inglesi negli anni ’20, quando la popolazione irachena era un decimo di quella di oggi. Il generale Casey non fa altro che chiedere truppe fresche a Washington. Bush ha promesso rinforzi che tardano ad arrivare. 

Prima della sconfitta dei conservatori americani alle elezioni del Congresso, prima della ‘balcanizzazione’ dell’Iraq, prima che il paese sia smembrato su base etnica, la strategia americana dovrebbe tendere a ‘normalizzare’ la situazione nei paesi occupati. Il ritiro potrebbe essere guidato dalla nuova maggioranza democratica, ma dobbiamo sapere che i Clinton e le nuove stelle del partito non cambierebbero granché rispetto alla politica estera di Bush. A criticare l’alleanza tra gli Stati Uniti e Israele ormai sono rimaste le estreme: la sinistra rosso-verde e il variegato mondo dei radicali americani, ma anche la destra più xenofoba e protezionista. 

In Iraq si potrebbe patteggiare un cessate il fuoco con la ‘resistenza’ sunnita, una ‘riabilitazione’ dei quadri ex-baathisti in vista di una prossima amnistia. Insomma, cooptare gli ambienti politico-militari del vecchio establishment all’interno nel nuovo meccanismo parlamentare. Vanno in questo senso alcune ‘confortanti’ dichiarazioni dell’ambasciatore americano Khalilzad, rivolte al governo Maliki. Il governo iracheno deve darsi una ‘tabella di marcia’ della pacificazione nazionale, per isolare ed emarginare il terrorismo quaidista, il nucleo duro del wahabismo-salafita foraggiato dai sauditi. 

In fondo anche i jihadisti hanno un cuore. Lo sceicco Abu Ussama al-Iraqi avrebbe chiesto a Osama Bin Laden di contrastare le azioni di Al Quaida in Iraq: non giovano alla causa della ‘resistenza’ le esplosioni avvenute nelle scuole, negli ospedali, nelle case di musulmani, gli omicidi degli imam e le esecuzioni sommarie dei compagni. Ce ne fossero di al-Iraqi.   

Il governo Maliki, a sua volta, dovrebbe garantire, diffondere e tutelare la legalità. Un paio di giorni fa è venuta fuori una storia di mazzette e corruzione che ha coinvolto i dirigenti del ministero della difesa iracheno, 500 milioni di dollari destinati a combattere la guerriglia sono spariti nella tasche dei politici locali. Anche gli americani non scherzano: Ayham al-Samarrai, ex ministro dell’energia nel governo di Iyad Allawi, è stato condannato a due anni di carcere per malversazione e sottrazione di fondi pubblici. Ma i Marines che lo hanno preso in consegna invece di portarlo in galera lo hanno scortato nell’ambasciata degli Stati Uniti. Finalmente al sicuro, al-Samarrai si è tolto le manette e ha chiesto asilo politico. 

In Afghanistan gli emiri Talebani sono in rimonta e vengono riforniti di truppe fresche che arrivano dai diversi fronti della leva jihadista: Iraq, Arabia Saudita, Yemen, le comunità nordafricane di Algeria, Marocco ed Egitto, i giovani immigrati reclutati dagli imam itineranti nei paesi europei. Nel Waziristan, il papavero è tornato a conciliarsi con la Sharia: nel 2005 la produzione di oppio è raddoppiata toccando quota 6.100 tonnellate. Ai tempi degli Emirati Talebani, la droga era considerata un tabù, un “commercio antislamico e immorale” come il sesso e la musica. Oggi che i talebani devono finanziare la guerriglia intorno a Kabul professano una nuovo, ispirato revisionismo tossico.    

Le basi talebane in Pakistan pullulano di martiri pronti a immolarsi. Perpetuare uno scontro frontale, alla lunga, finirà col destabilizzare anche il governo di Islamabad. Hameed Gul, il direttore dei servizi segreti pakistani, si è difeso a modo suo dall’accusa di aver collaborato con il mullah Omar: “Preghiamo per il successo dei Talebani”. Autodifesa che suona ancora più strana quando vengono scoperti un paio di missili piazzati nel giardino del parlamento, a mezzo miglio di distanza dal palazzo del presidente Musharraf, che aveva appena sconfessato il capo dei servizi. Che succederebbe se gli emiri talebani che infiltrano l&#039;Isi mettessero le mani sull’atomica pakistana?

Se le vacillanti democrazie irachena e afgana non dovessero sopravvivere alla guerra civile, e ‘l’esportazione’ si rivelasse un totale fallimento, allora, in ultima analisi, sarebbe meglio una giunta militare, sul modello turco o pachistano, per ‘riportare l’ordine’, interrompere le violenze anche con la forza, evitare la deriva integralista su base religiosa. Meglio i generali che condannare un paese a sparire dalla Storia (curdi al nord, sunniti al centro, sciiti del sud annessi all’Iran, Baghdad come il Muro di Berlino). 

In Iraq ci sono gli eredi di quelle famiglie di militari, spesso sunniti, che hanno combattuto nell’esercito inglese all’epoca del mandato di Sua Maestà nella regione. Potrebbero essere coinvolte nella prossima conferenza di pace. Blair ha confermato l’impegno inglese per la sicurezza della regione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@abate&#8221;<br />
&#8220;La democrazia non può essere certo resa attraente e credibile lanciando le bombe in testa ai beduini, soprattutto se fino al giorno prima si sosteneva il dittatore del posto…&#8221;</p>
<p>@ops<br />
&#8220;come dire lo scontro tra due clan rivali per il controllo della ricchezza e del territorio&#8221;</p>
<p>PRIMA DELLA SCONFITTA<br />
Il generale americano Casey ha dichiarato che la preparazione delle forze di sicurezza irachene è completata al 75% ma, un paio di settimane fa, un reparto della polizia è stato sciolto quando si è scoperto che truppa e ufficiali, nel tempo libero, erano uno squadrone della morte sciita che terrorizzava la comunità sunnita. Secondo il generale americano Caldwell è già pronto il “re-training” dei miliziani col distintivo. </p>
<p>In Afghanistan, L’International Security Assistance Force (Isaf) della Nato ha assunto il comando generale delle operazioni, ma secondo il comandante supremo dell’Alleanza Atlantica, John Jones: “Siamo impegnati nei combattimenti più furiosi dal 1949, da quando la Nato stessa è stata fondata”. Dopo il bombardamento dell’Isaf nel distretto del Panjwayi, a Kandahar &#8211; un tragico ‘errore’ della coalizione, costato la vita a decine di vittime civili &#8211; è scattata la ritorsione talebana: i kamikaze ormai operano in team, si sono lanciati contro un minibus provocando altre 14 vittime tra i civili. Karzai aveva chiesto ai fratelli della comunità islamica di tornare a Kabul per salvare la democrazia afgana. Dopo la strage provocata dall’Isaf, il presidente si è detto pronto a trattare con il mullah Omar.       </p>
<p>Gli Stati Uniti non hanno “legioni” sufficienti a tenere in piedi un Impero. Il motto di Rumsfeld è “less is more”. Come ha scritto il Professor Niall Ferguson, della Harvard University, la guerra è servita all&#8217;amministrazione Bush per fare lobbyng e per governare la politica interna, “sottoforma di lotta interna degli apparati burocratici e di manipolazione dell’elettorato”. E nonostante i proclami patriottici, e la spinta idealistica dopo l’11/9, sta arrivando il momento del disimpegno. Gli Stati Uniti non sono come gli inglesi del secolo scorso. Sono un paese di immigrazione, che non è fatto di pionieri pronti a colonizzare i paesi ‘liberati’. In Iraq ci sono solo 140.000 militari americani, lo stesso numero di truppe inviate dagli inglesi negli anni ’20, quando la popolazione irachena era un decimo di quella di oggi. Il generale Casey non fa altro che chiedere truppe fresche a Washington. Bush ha promesso rinforzi che tardano ad arrivare. </p>
<p>Prima della sconfitta dei conservatori americani alle elezioni del Congresso, prima della ‘balcanizzazione’ dell’Iraq, prima che il paese sia smembrato su base etnica, la strategia americana dovrebbe tendere a ‘normalizzare’ la situazione nei paesi occupati. Il ritiro potrebbe essere guidato dalla nuova maggioranza democratica, ma dobbiamo sapere che i Clinton e le nuove stelle del partito non cambierebbero granché rispetto alla politica estera di Bush. A criticare l’alleanza tra gli Stati Uniti e Israele ormai sono rimaste le estreme: la sinistra rosso-verde e il variegato mondo dei radicali americani, ma anche la destra più xenofoba e protezionista. </p>
<p>In Iraq si potrebbe patteggiare un cessate il fuoco con la ‘resistenza’ sunnita, una ‘riabilitazione’ dei quadri ex-baathisti in vista di una prossima amnistia. Insomma, cooptare gli ambienti politico-militari del vecchio establishment all’interno nel nuovo meccanismo parlamentare. Vanno in questo senso alcune ‘confortanti’ dichiarazioni dell’ambasciatore americano Khalilzad, rivolte al governo Maliki. Il governo iracheno deve darsi una ‘tabella di marcia’ della pacificazione nazionale, per isolare ed emarginare il terrorismo quaidista, il nucleo duro del wahabismo-salafita foraggiato dai sauditi. </p>
<p>In fondo anche i jihadisti hanno un cuore. Lo sceicco Abu Ussama al-Iraqi avrebbe chiesto a Osama Bin Laden di contrastare le azioni di Al Quaida in Iraq: non giovano alla causa della ‘resistenza’ le esplosioni avvenute nelle scuole, negli ospedali, nelle case di musulmani, gli omicidi degli imam e le esecuzioni sommarie dei compagni. Ce ne fossero di al-Iraqi.   </p>
<p>Il governo Maliki, a sua volta, dovrebbe garantire, diffondere e tutelare la legalità. Un paio di giorni fa è venuta fuori una storia di mazzette e corruzione che ha coinvolto i dirigenti del ministero della difesa iracheno, 500 milioni di dollari destinati a combattere la guerriglia sono spariti nella tasche dei politici locali. Anche gli americani non scherzano: Ayham al-Samarrai, ex ministro dell’energia nel governo di Iyad Allawi, è stato condannato a due anni di carcere per malversazione e sottrazione di fondi pubblici. Ma i Marines che lo hanno preso in consegna invece di portarlo in galera lo hanno scortato nell’ambasciata degli Stati Uniti. Finalmente al sicuro, al-Samarrai si è tolto le manette e ha chiesto asilo politico. </p>
<p>In Afghanistan gli emiri Talebani sono in rimonta e vengono riforniti di truppe fresche che arrivano dai diversi fronti della leva jihadista: Iraq, Arabia Saudita, Yemen, le comunità nordafricane di Algeria, Marocco ed Egitto, i giovani immigrati reclutati dagli imam itineranti nei paesi europei. Nel Waziristan, il papavero è tornato a conciliarsi con la Sharia: nel 2005 la produzione di oppio è raddoppiata toccando quota 6.100 tonnellate. Ai tempi degli Emirati Talebani, la droga era considerata un tabù, un “commercio antislamico e immorale” come il sesso e la musica. Oggi che i talebani devono finanziare la guerriglia intorno a Kabul professano una nuovo, ispirato revisionismo tossico.    </p>
<p>Le basi talebane in Pakistan pullulano di martiri pronti a immolarsi. Perpetuare uno scontro frontale, alla lunga, finirà col destabilizzare anche il governo di Islamabad. Hameed Gul, il direttore dei servizi segreti pakistani, si è difeso a modo suo dall’accusa di aver collaborato con il mullah Omar: “Preghiamo per il successo dei Talebani”. Autodifesa che suona ancora più strana quando vengono scoperti un paio di missili piazzati nel giardino del parlamento, a mezzo miglio di distanza dal palazzo del presidente Musharraf, che aveva appena sconfessato il capo dei servizi. Che succederebbe se gli emiri talebani che infiltrano l&#8217;Isi mettessero le mani sull’atomica pakistana?</p>
<p>Se le vacillanti democrazie irachena e afgana non dovessero sopravvivere alla guerra civile, e ‘l’esportazione’ si rivelasse un totale fallimento, allora, in ultima analisi, sarebbe meglio una giunta militare, sul modello turco o pachistano, per ‘riportare l’ordine’, interrompere le violenze anche con la forza, evitare la deriva integralista su base religiosa. Meglio i generali che condannare un paese a sparire dalla Storia (curdi al nord, sunniti al centro, sciiti del sud annessi all’Iran, Baghdad come il Muro di Berlino). </p>
<p>In Iraq ci sono gli eredi di quelle famiglie di militari, spesso sunniti, che hanno combattuto nell’esercito inglese all’epoca del mandato di Sua Maestà nella regione. Potrebbero essere coinvolte nella prossima conferenza di pace. Blair ha confermato l’impegno inglese per la sicurezza della regione.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: cadmio		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/10/27/a-proposito-di-una-triste-puntata-di-porta-a-porta-dedicata-al-velo/#comment-50216</link>

		<dc:creator><![CDATA[cadmio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Oct 2006 17:43:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Longo è un microcosmo in cui si riflette l’universo intero: la grande storia, con il suo ultimo drammatico episodio di &quot;Porta a Porta&quot;, il salotto dell&#039;approfondimento politico, culturale e non solo. Longo ha ragione ha dire che non bisogna lasciar correre questo episodio, sarebbe un errore che danneggerebbe il calcio in generale. Approvo il presidente!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Longo è un microcosmo in cui si riflette l’universo intero: la grande storia, con il suo ultimo drammatico episodio di &#8220;Porta a Porta&#8221;, il salotto dell&#8217;approfondimento politico, culturale e non solo. Longo ha ragione ha dire che non bisogna lasciar correre questo episodio, sarebbe un errore che danneggerebbe il calcio in generale. Approvo il presidente!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ops		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/10/27/a-proposito-di-una-triste-puntata-di-porta-a-porta-dedicata-al-velo/#comment-50193</link>

		<dc:creator><![CDATA[ops]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Oct 2006 11:27:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[roberto Says: 
E’ interessante notare che siano proprio gli idealisti della Casa Bianca, democratici come Perle e conservatori come Frum, a sostenere che prima della guerra in Iraq fosse necessario spezzare la schiena ai reucci di Riad e separare l’Arabia Saudita in due stati, controllando i pozzi di petrolio e abbandonando quei sessisti autocrati dei Saud al loro destino. 


come dire lo scontro tra due clan rivali per il controllo della ricchezza e del territorio. Gomorra docet. Quei meccanismi che Saviano descrive bene alle porte di Napoli sono spesso gli stessi che muovono chi ci governa e governa l&#039;economia, nè più nè meno. Solo che chi li subisce (noi tutti con velo o senza velo) ci improvvisiamo (o ci accontentiamo) di ragioni Altre o di altri capri espiatori.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>roberto Says:<br />
E’ interessante notare che siano proprio gli idealisti della Casa Bianca, democratici come Perle e conservatori come Frum, a sostenere che prima della guerra in Iraq fosse necessario spezzare la schiena ai reucci di Riad e separare l’Arabia Saudita in due stati, controllando i pozzi di petrolio e abbandonando quei sessisti autocrati dei Saud al loro destino. </p>
<p>come dire lo scontro tra due clan rivali per il controllo della ricchezza e del territorio. Gomorra docet. Quei meccanismi che Saviano descrive bene alle porte di Napoli sono spesso gli stessi che muovono chi ci governa e governa l&#8217;economia, nè più nè meno. Solo che chi li subisce (noi tutti con velo o senza velo) ci improvvisiamo (o ci accontentiamo) di ragioni Altre o di altri capri espiatori.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: AbatediTeheleme		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/10/27/a-proposito-di-una-triste-puntata-di-porta-a-porta-dedicata-al-velo/#comment-50192</link>

		<dc:creator><![CDATA[AbatediTeheleme]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Oct 2006 11:24:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/10/27/a-proposito-di-una-triste-puntata-di-porta-a-porta-dedicata-al-velo/#comment-50192</guid>

					<description><![CDATA[@ ops,
mi auguro che l&#039;invito non sia rivolto a me. Non parlo certo degli extracomunitari come di insetti curiosi sotto la mia lente, ne conosco più che a sufficienza per aver diritto ad una vita sana ed equilibrata .) 
Molti di loro hanno enormi problemi ad adattarsi nel nostro paese proprio a causa del rapporto con le donne, oltre che al resto. 
Ovviamente i problemi sono centuplicati se invece dello studente palestinese di medicina a Firenze consideriamo il nigeriano clandestino manovale che vive nelle nebbie di Sala Baganza.
Ciò detto, resta che la logica e le statistiche ci dicono una certa tipologia di violenze esser ormai appannaggio quasi esclusivo di non italiani.
Evidentemente il nostro concittadino povero, disoccupato e tossico (più di me), derelitto della società, quando va in bici a mignotte, coi soldi della pensione del nonno, non viene rifiutato. Molti stranieri si. 
Vale et ego.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ ops,<br />
mi auguro che l&#8217;invito non sia rivolto a me. Non parlo certo degli extracomunitari come di insetti curiosi sotto la mia lente, ne conosco più che a sufficienza per aver diritto ad una vita sana ed equilibrata .)<br />
Molti di loro hanno enormi problemi ad adattarsi nel nostro paese proprio a causa del rapporto con le donne, oltre che al resto.<br />
Ovviamente i problemi sono centuplicati se invece dello studente palestinese di medicina a Firenze consideriamo il nigeriano clandestino manovale che vive nelle nebbie di Sala Baganza.<br />
Ciò detto, resta che la logica e le statistiche ci dicono una certa tipologia di violenze esser ormai appannaggio quasi esclusivo di non italiani.<br />
Evidentemente il nostro concittadino povero, disoccupato e tossico (più di me), derelitto della società, quando va in bici a mignotte, coi soldi della pensione del nonno, non viene rifiutato. Molti stranieri si.<br />
Vale et ego.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: roberto		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/10/27/a-proposito-di-una-triste-puntata-di-porta-a-porta-dedicata-al-velo/#comment-50191</link>

		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Oct 2006 11:13:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/10/27/a-proposito-di-una-triste-puntata-di-porta-a-porta-dedicata-al-velo/#comment-50191</guid>

					<description><![CDATA[@ops
&quot;Nessuno infatti protesta al cospetto dell’emiro e delle sue ventidue mogli che viaggiano in limousine e alloggiano nei migliori alberghi&quot;. 
E&#039; interessante notare che siano proprio gli idealisti della Casa Bianca, democratici come Perle e conservatori come Frum, a sostenere che prima della guerra in Iraq fosse necessario spezzare la schiena ai reucci di Riad e separare l&#039;Arabia Saudita in due stati, controllando i pozzi di petrolio e abbandonando quei sessisti autocrati dei Saud al loro destino.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ops<br />
&#8220;Nessuno infatti protesta al cospetto dell’emiro e delle sue ventidue mogli che viaggiano in limousine e alloggiano nei migliori alberghi&#8221;.<br />
E&#8217; interessante notare che siano proprio gli idealisti della Casa Bianca, democratici come Perle e conservatori come Frum, a sostenere che prima della guerra in Iraq fosse necessario spezzare la schiena ai reucci di Riad e separare l&#8217;Arabia Saudita in due stati, controllando i pozzi di petrolio e abbandonando quei sessisti autocrati dei Saud al loro destino.</p>
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		<title>
		Di: AbatediTeheleme		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/10/27/a-proposito-di-una-triste-puntata-di-porta-a-porta-dedicata-al-velo/#comment-50187</link>

		<dc:creator><![CDATA[AbatediTeheleme]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Oct 2006 10:56:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Beh Supremum, non solo motivi di feeling ontologico .)
Mi spiego meglio... i sunniti non hanno un Papa, gli sciiti si.
Non ti sembra abbastanza perchè il Vaticano, che muove tanta parte della nostra politica interna ed estera, li guardi con affetto? .)  
E che qualche affinità tra Iraniani ed italiani in effetti ci sia, mutatis mutandis?
Vale et ego.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Beh Supremum, non solo motivi di feeling ontologico .)<br />
Mi spiego meglio&#8230; i sunniti non hanno un Papa, gli sciiti si.<br />
Non ti sembra abbastanza perchè il Vaticano, che muove tanta parte della nostra politica interna ed estera, li guardi con affetto? .)<br />
E che qualche affinità tra Iraniani ed italiani in effetti ci sia, mutatis mutandis?<br />
Vale et ego.</p>
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