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	Commenti a: Le proporzioni del senso	</title>
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		<title>
		Di: stefano zangrando		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/10/27/le-proporzioni-del-senso/#comment-50271</link>

		<dc:creator><![CDATA[stefano zangrando]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Oct 2006 11:38:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono in pausa pranzo tra una lezione scolastica e l&#039;altra, quindi per ora mi limito ad alcune notazioni.

Le questioni sollevate da Andrea Inglese e Carlo sembrano anche a me costitutive dell&#039;urgenza di cui stiamo parlando, tanto da estenderlo in direzioni che vanno ben oltre i confini della letterarietà che, tutto sommato, circoscrive il mio testo - e quindi, senza dubbio, ciò che esso esprime. L&#039;emergenza di specie, culturalmente parlando, esiste solo per i pochi che abbiano la possibilità di apprenderla come tale, e le nostre responsabilità ruotano tutte intorno ai rapporti di forza creati dall&#039;economia capitalistica. Perciò sono completamente d&#039;accordo con Carlo quando scrive:  &quot;È nei comportamenti la prima risposta&quot;. Temo soltanto che sia l&#039;unica risposta possibile e, ancora una volta, che non basti. Ma mi riprometto di provare a spiegarmi più tardi, dopo aver letto con attenzione la risposta di Moresco e gli altri commenti.

Enzo, concedimi di risponderti con un gioco di parole che avevo già impiegato in un testo di qualche anno fa: &quot;Dio è Bio&quot;. (Se poi devo dirti chi mi ha messo in testa quest&#039;idea, più che Leopardi o Schopenauer mi viene in mente Goethe, ma non chiedermi &#039;quale&#039;, perché non ricordo)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono in pausa pranzo tra una lezione scolastica e l&#8217;altra, quindi per ora mi limito ad alcune notazioni.</p>
<p>Le questioni sollevate da Andrea Inglese e Carlo sembrano anche a me costitutive dell&#8217;urgenza di cui stiamo parlando, tanto da estenderlo in direzioni che vanno ben oltre i confini della letterarietà che, tutto sommato, circoscrive il mio testo &#8211; e quindi, senza dubbio, ciò che esso esprime. L&#8217;emergenza di specie, culturalmente parlando, esiste solo per i pochi che abbiano la possibilità di apprenderla come tale, e le nostre responsabilità ruotano tutte intorno ai rapporti di forza creati dall&#8217;economia capitalistica. Perciò sono completamente d&#8217;accordo con Carlo quando scrive:  &#8220;È nei comportamenti la prima risposta&#8221;. Temo soltanto che sia l&#8217;unica risposta possibile e, ancora una volta, che non basti. Ma mi riprometto di provare a spiegarmi più tardi, dopo aver letto con attenzione la risposta di Moresco e gli altri commenti.</p>
<p>Enzo, concedimi di risponderti con un gioco di parole che avevo già impiegato in un testo di qualche anno fa: &#8220;Dio è Bio&#8221;. (Se poi devo dirti chi mi ha messo in testa quest&#8217;idea, più che Leopardi o Schopenauer mi viene in mente Goethe, ma non chiedermi &#8216;quale&#8217;, perché non ricordo)</p>
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		<title>
		Di: ness1		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/10/27/le-proporzioni-del-senso/#comment-50233</link>

		<dc:creator><![CDATA[ness1]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Oct 2006 19:46:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ci torno appena posso...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci torno appena posso&#8230;</p>
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		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/10/27/le-proporzioni-del-senso/#comment-50219</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Oct 2006 17:57:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’emergenza di specie viene da lontano. 
Qualcuno dice che sia cominciata più o meno cinquemila anni fa, con l’invenzione della città e dell’agricoltura.
La rivoluzione industriale, l’accumulazione del capitale e lo sfruttamento sfrenato di ogni risorsa le hanno fatto fare un salto di qualità.
Ora l’emergenza si fa sempre più grave e pressante, la velocità a cui si avvicina il punto critico di carenza delle risorse aumenta in modo esponenziale.
Ci attende un periodo – quando? – di guerre e rivoluzioni.
Per fermare la corsa bisognerebbe fermare il capitale, ma allo stato delle cose non è possibile.
La specie non si estinguerà, ma chi può dire come sarà il mondo solo tra cinquant’anni?
Io la chiamerei “emergenza futuro”: è da qui che dovrebbe ripartire ogni possibile politica.
A giudicare dall’orizzonte programmatico dell’oggi, non mi pare che l’aria sia questa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’emergenza di specie viene da lontano.<br />
Qualcuno dice che sia cominciata più o meno cinquemila anni fa, con l’invenzione della città e dell’agricoltura.<br />
La rivoluzione industriale, l’accumulazione del capitale e lo sfruttamento sfrenato di ogni risorsa le hanno fatto fare un salto di qualità.<br />
Ora l’emergenza si fa sempre più grave e pressante, la velocità a cui si avvicina il punto critico di carenza delle risorse aumenta in modo esponenziale.<br />
Ci attende un periodo – quando? – di guerre e rivoluzioni.<br />
Per fermare la corsa bisognerebbe fermare il capitale, ma allo stato delle cose non è possibile.<br />
La specie non si estinguerà, ma chi può dire come sarà il mondo solo tra cinquant’anni?<br />
Io la chiamerei “emergenza futuro”: è da qui che dovrebbe ripartire ogni possibile politica.<br />
A giudicare dall’orizzonte programmatico dell’oggi, non mi pare che l’aria sia questa.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: enzo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/10/27/le-proporzioni-del-senso/#comment-50110</link>

		<dc:creator><![CDATA[enzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Oct 2006 15:21:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Anche per questo continueremo a figliare nonostante la catastrofe: perché non possiamo che servire la vita fino in fondo, come un servo fedele il padrone.&quot;

Schopenhauer!
E Leopardi. 

Però perché poco primi dici che &quot;la vita è divina&quot;?
Dio c&#039;è o c&#039;è la Natura?
O Dio è la Natura?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Anche per questo continueremo a figliare nonostante la catastrofe: perché non possiamo che servire la vita fino in fondo, come un servo fedele il padrone.&#8221;</p>
<p>Schopenhauer!<br />
E Leopardi. </p>
<p>Però perché poco primi dici che &#8220;la vita è divina&#8221;?<br />
Dio c&#8217;è o c&#8217;è la Natura?<br />
O Dio è la Natura?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Gog Magog Bevi Krog Kol Krug A Kiel		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/10/27/le-proporzioni-del-senso/#comment-50108</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gog Magog Bevi Krog Kol Krug A Kiel]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Oct 2006 15:12:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[che noia
il
catastrofismo
trent&#039;anni fa
c&#039;era
cassola
si estinse
lui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>che noia<br />
il<br />
catastrofismo<br />
trent&#8217;anni fa<br />
c&#8217;era<br />
cassola<br />
si estinse<br />
lui.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/10/27/le-proporzioni-del-senso/#comment-50012</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2006 21:12:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A me sembra più plausibile un&#039;epoca di guerre, carestie e pestilenze (magari anche &quot;guidate&quot;) che non l&#039;estinzione totale della specie umana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A me sembra più plausibile un&#8217;epoca di guerre, carestie e pestilenze (magari anche &#8220;guidate&#8221;) che non l&#8217;estinzione totale della specie umana.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Michele		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/10/27/le-proporzioni-del-senso/#comment-49990</link>

		<dc:creator><![CDATA[Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2006 17:58:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il problema non è se finire fra cento anni o fra cinque miliardi di anni (quando il sole finirà di fare il sole). Il problema è che qualcuno si preoccupa che finiremo. Perchè costoro si preoccupano? Quel che dico sembra banale ma non è un rovesciamento di  tesi. Presi alle strette psicologicamente costoro non hanno risolto  il senso di morte: la catastrofica è ingombrante visione mistificata della morte. Il punto interrogativo è, se si ha veramente il coraggio di comprendere lo specchio e la finzione di questa o si continuerà ad eludere il problema. La tensione ed il rapporto tra queste (ipotesi delle ipotesi) sono vuoto, il vuoto nostrano. Dibattere attorno al senso di morte e naturalmente alla morte, senza sapere cosa è il senso di morte e da nove nasce è ridicolo. Concepita e costruita la morte (il senso di morte) è stata ed è  il patto della nostra ossessione. Eppure è così facile, banale ed ovvio, la morte il senso di morte  è solo la -vita senza unità di misura-, senza i sensi. Se fosse così, una domanda lecita sarebbe: dove ho incontrato in vita la morte? Il ridicolo è cadere nel concetto -io collettivo-, inconscio collettivo. La verità è tanto sconcertante quanto banale ed è proprio per questo che è veicolo di ipotesi e di molta letteratura.  Non credo che in questo secolo ci sia la volontà di parlarne e comprendere apertamente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il problema non è se finire fra cento anni o fra cinque miliardi di anni (quando il sole finirà di fare il sole). Il problema è che qualcuno si preoccupa che finiremo. Perchè costoro si preoccupano? Quel che dico sembra banale ma non è un rovesciamento di  tesi. Presi alle strette psicologicamente costoro non hanno risolto  il senso di morte: la catastrofica è ingombrante visione mistificata della morte. Il punto interrogativo è, se si ha veramente il coraggio di comprendere lo specchio e la finzione di questa o si continuerà ad eludere il problema. La tensione ed il rapporto tra queste (ipotesi delle ipotesi) sono vuoto, il vuoto nostrano. Dibattere attorno al senso di morte e naturalmente alla morte, senza sapere cosa è il senso di morte e da nove nasce è ridicolo. Concepita e costruita la morte (il senso di morte) è stata ed è  il patto della nostra ossessione. Eppure è così facile, banale ed ovvio, la morte il senso di morte  è solo la -vita senza unità di misura-, senza i sensi. Se fosse così, una domanda lecita sarebbe: dove ho incontrato in vita la morte? Il ridicolo è cadere nel concetto -io collettivo-, inconscio collettivo. La verità è tanto sconcertante quanto banale ed è proprio per questo che è veicolo di ipotesi e di molta letteratura.  Non credo che in questo secolo ci sia la volontà di parlarne e comprendere apertamente.</p>
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		<title>
		Di: valter binaghi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/10/27/le-proporzioni-del-senso/#comment-49981</link>

		<dc:creator><![CDATA[valter binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2006 16:01:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il testo è affascinante, coraggioso, leopardiano (e lo dico senza ironia). Però nel suo schema argomentativo parte da una premessa che dà come certa e non lo è affatto. L&#039;umanità per la prima volta è in grado di fare scelte storiche che riguardano non piccole frazioni ma l&#039;insieme. Ne ha le possibilità comunicative, forse non ne sente ancora l&#039;urgenza politica. Quando accadrà, e ci credo, non credo che il primo problema sarà demografico ma etico. I limiti dello sviluppo, una volta accettati, potrebbero portare con sè una maggiore consapevolezza nel procreare. Il vero nemico è l&#039;assurda persistenza di una fede cieca nello sviluppo illimitato e nello strapotere della tecnica, che crea nell&#039;umanità diffusa aspettative deliranti e comportamenti produttivi e consumistici insostenibili. Questo lo farà l&#039;uomo, non nonostante l&#039;incarnazione, ma proprio perchè è carne e sangue e non può rifugiardi nel limbo di una immortalità cibernetica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il testo è affascinante, coraggioso, leopardiano (e lo dico senza ironia). Però nel suo schema argomentativo parte da una premessa che dà come certa e non lo è affatto. L&#8217;umanità per la prima volta è in grado di fare scelte storiche che riguardano non piccole frazioni ma l&#8217;insieme. Ne ha le possibilità comunicative, forse non ne sente ancora l&#8217;urgenza politica. Quando accadrà, e ci credo, non credo che il primo problema sarà demografico ma etico. I limiti dello sviluppo, una volta accettati, potrebbero portare con sè una maggiore consapevolezza nel procreare. Il vero nemico è l&#8217;assurda persistenza di una fede cieca nello sviluppo illimitato e nello strapotere della tecnica, che crea nell&#8217;umanità diffusa aspettative deliranti e comportamenti produttivi e consumistici insostenibili. Questo lo farà l&#8217;uomo, non nonostante l&#8217;incarnazione, ma proprio perchè è carne e sangue e non può rifugiardi nel limbo di una immortalità cibernetica.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: roberto		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/10/27/le-proporzioni-del-senso/#comment-49948</link>

		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2006 12:20:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[rileggerei T.C. Boyle.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>rileggerei T.C. Boyle.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: a i		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/10/27/le-proporzioni-del-senso/#comment-49947</link>

		<dc:creator><![CDATA[a i]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2006 12:14:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[perfettamente d&#039;accordo, io e te, ma quanti con noi? Quanti comprendono pienamente i discorsi di Antonio, le riflessioni di Stefano, ma lasciano fuori la questione degli interessi di casta o di classe o di mafia?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>perfettamente d&#8217;accordo, io e te, ma quanti con noi? Quanti comprendono pienamente i discorsi di Antonio, le riflessioni di Stefano, ma lasciano fuori la questione degli interessi di casta o di classe o di mafia?</p>
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