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	Commenti a: Anteprima Sud n°8 / Giancarlo Alfano	</title>
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		<title>
		Di: bruno esposito		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[bruno esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Dec 2006 18:00:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mah... direbbe Beckett.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mah&#8230; direbbe Beckett.</p>
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		Di: gilcagnè		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gilcagnè]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Dec 2006 17:47:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ma è andata così, bruno! è andata proprio così!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ma è andata così, bruno! è andata proprio così!</p>
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		<title>
		Di: bruno esposito		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[bruno esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Dec 2006 17:14:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Penso che questa lettera sia una divertita e divertente provocazione, nel puro stile del personaggio. Però immagina se Beckett avesse davvero scritto quella commedia con quello spirito.
Tonnellate d&#039;inchiostro scritte per una piece che non vuole dire assolutamente nulla, scritta in stato di ebrezza etilica e data alle scene come una pura marchetta. Immagino il divertimento dell&#039;autore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Penso che questa lettera sia una divertita e divertente provocazione, nel puro stile del personaggio. Però immagina se Beckett avesse davvero scritto quella commedia con quello spirito.<br />
Tonnellate d&#8217;inchiostro scritte per una piece che non vuole dire assolutamente nulla, scritta in stato di ebrezza etilica e data alle scene come una pura marchetta. Immagino il divertimento dell&#8217;autore.</p>
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		<title>
		Di: gilcagnè		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gilcagnè]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Dec 2006 17:09:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[meravigliosa questa lettera di samuel (come giorgio di costanzo che conosceva la ortese, io ho conociuto l&#039;irlandese).
se tutti avessero il coraggio di beckett, non ci sarebbero più quelle patetiche esibizioni che sono le presentazioni librarie. che cazzo ne sa l&#039;artista di quello che fa?
la cosa peggiore, per me, è spiegare a una cliente il significato di un mio maquillage.
&quot;ti senti più bella, cara&quot;
&quot;ma certo, gil, e mi sento anche più sicura di me.&quot;
&quot;ti senti più sensuale, più seducente?&quot;
&quot;si gil, stasera lo farò morire&quot;.
&quot;e allora và  e non rompere i coglioni, tesoro&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>meravigliosa questa lettera di samuel (come giorgio di costanzo che conosceva la ortese, io ho conociuto l&#8217;irlandese).<br />
se tutti avessero il coraggio di beckett, non ci sarebbero più quelle patetiche esibizioni che sono le presentazioni librarie. che cazzo ne sa l&#8217;artista di quello che fa?<br />
la cosa peggiore, per me, è spiegare a una cliente il significato di un mio maquillage.<br />
&#8220;ti senti più bella, cara&#8221;<br />
&#8220;ma certo, gil, e mi sento anche più sicura di me.&#8221;<br />
&#8220;ti senti più sensuale, più seducente?&#8221;<br />
&#8220;si gil, stasera lo farò morire&#8221;.<br />
&#8220;e allora và  e non rompere i coglioni, tesoro&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: bruno esposito		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/12/13/anteprima-sud-n%c2%b08-giancarlo-alfano/#comment-54297</link>

		<dc:creator><![CDATA[bruno esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Dec 2006 16:59:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Samuel Beckett - Una lettera inedita del grande scrittore

Introduzione
Samuel Beckett terminò la stesura di Aspettando Godot nel 1949, la
prima rappresentazione teatrale ci fu a Parigi nel 1953, prima del
debutto lo scrittore ricevette l&#039;invito di Michel Polac, direttore
di uno storico programma radiofonico d&#039;avanguardia &quot;Club
d&#039;Essai&quot;, a partecipare a una puntata in cui Roger Blin
avrebbe letto alcuni passi del testo beckettiano. Qui di seguito
riportiamo la lettera che Beckett indirizzò a Polac, dove parla di
Godot, fornendo molti spunti di riflessione sul rapporto tra autore e
opera.



A Michel Polac
Paris, 1952
Mi chiedete di esprimere le mie opinioni su aspettando Godot di cui mi
fate l&#039;onore di leggere alcuni brani nel &quot;Club
D&#039;Essai&quot;, e contemporaneamente mi interrogate a proposito
delle mie idee sul teatro. Non ho alcuna idea sul teatro. Non ne so
nulla. Non ci vado. E questo, mi sembra, è del tutto ammissibile. Lo è
meno, invece, il fatto che in queste condizioni si possa scrivere una
commedia e, in secondo luogo che, avendola scritta, non si abbia
alcuna opinione su di essa, sfortunatamente, questo è proprio il mio
caso. Non è da tutti il poter passare dal mondo che si apre al di
sotto della pagina a quello dei profitti e delle perdite, come
passando dal proprio lavoro al caffè all&#039;angolo e di far ritorno
imperturbabili. Io non so niente di più di questa commedia di quanto
non ne sappia il lettore che si applichi attentamente alla sua
lettura. Non so in che stato d&#039;animo l&#039;ho scritta. Sui
personaggi, so soltanto quello che essi stessi dicono, quel che fanno
e ciò che gli capita. Del loro aspetto, sono stato costretto a
indicare quel poco che riesco a intravedere. I cappelli a bombetta per
esempio. Non so chi sia Godot. Soprattutto non so neanche se esiste. E
non se neppure se quei due l&#039;aspettano ci credono o no. Quegli
altri due che passano verso la fine dei due atti penso siano lì per
rompere la monotonia. Tutto quel che ho potuto sapere l&#039;ho messo
in scena. Non è certamente molto. Ma mi basta, largamente. Direi
perfino che mi sarei accontentato di ancor meno. Quanto a voler
trovare a tutto ciò un senso più ampio e più elevato, da portare via
con sé dopo lo spettacolo, con il programma di sala e il cremino, sono
incapace di vederne l&#039;interesse. Ma deve evidentemente essercene.
La cosa però non mi riguarda né mai più mi riguarderà. Estragone,
Vladimiro, Pozzo, Lucky, il loro tempo e il loro spazio, io ho potuto
conoscerli soltanto un poco, senza sentire affatto il bisogno di
comprenderli. Può essere che vi debbano rendere conto di se stessi.
Che se la sbroglino da soli. Senza di me. Io e loro, siamo pari.
S. Beckett]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Samuel Beckett &#8211; Una lettera inedita del grande scrittore</p>
<p>Introduzione<br />
Samuel Beckett terminò la stesura di Aspettando Godot nel 1949, la<br />
prima rappresentazione teatrale ci fu a Parigi nel 1953, prima del<br />
debutto lo scrittore ricevette l&#8217;invito di Michel Polac, direttore<br />
di uno storico programma radiofonico d&#8217;avanguardia &#8220;Club<br />
d&#8217;Essai&#8221;, a partecipare a una puntata in cui Roger Blin<br />
avrebbe letto alcuni passi del testo beckettiano. Qui di seguito<br />
riportiamo la lettera che Beckett indirizzò a Polac, dove parla di<br />
Godot, fornendo molti spunti di riflessione sul rapporto tra autore e<br />
opera.</p>
<p>A Michel Polac<br />
Paris, 1952<br />
Mi chiedete di esprimere le mie opinioni su aspettando Godot di cui mi<br />
fate l&#8217;onore di leggere alcuni brani nel &#8220;Club<br />
D&#8217;Essai&#8221;, e contemporaneamente mi interrogate a proposito<br />
delle mie idee sul teatro. Non ho alcuna idea sul teatro. Non ne so<br />
nulla. Non ci vado. E questo, mi sembra, è del tutto ammissibile. Lo è<br />
meno, invece, il fatto che in queste condizioni si possa scrivere una<br />
commedia e, in secondo luogo che, avendola scritta, non si abbia<br />
alcuna opinione su di essa, sfortunatamente, questo è proprio il mio<br />
caso. Non è da tutti il poter passare dal mondo che si apre al di<br />
sotto della pagina a quello dei profitti e delle perdite, come<br />
passando dal proprio lavoro al caffè all&#8217;angolo e di far ritorno<br />
imperturbabili. Io non so niente di più di questa commedia di quanto<br />
non ne sappia il lettore che si applichi attentamente alla sua<br />
lettura. Non so in che stato d&#8217;animo l&#8217;ho scritta. Sui<br />
personaggi, so soltanto quello che essi stessi dicono, quel che fanno<br />
e ciò che gli capita. Del loro aspetto, sono stato costretto a<br />
indicare quel poco che riesco a intravedere. I cappelli a bombetta per<br />
esempio. Non so chi sia Godot. Soprattutto non so neanche se esiste. E<br />
non se neppure se quei due l&#8217;aspettano ci credono o no. Quegli<br />
altri due che passano verso la fine dei due atti penso siano lì per<br />
rompere la monotonia. Tutto quel che ho potuto sapere l&#8217;ho messo<br />
in scena. Non è certamente molto. Ma mi basta, largamente. Direi<br />
perfino che mi sarei accontentato di ancor meno. Quanto a voler<br />
trovare a tutto ciò un senso più ampio e più elevato, da portare via<br />
con sé dopo lo spettacolo, con il programma di sala e il cremino, sono<br />
incapace di vederne l&#8217;interesse. Ma deve evidentemente essercene.<br />
La cosa però non mi riguarda né mai più mi riguarderà. Estragone,<br />
Vladimiro, Pozzo, Lucky, il loro tempo e il loro spazio, io ho potuto<br />
conoscerli soltanto un poco, senza sentire affatto il bisogno di<br />
comprenderli. Può essere che vi debbano rendere conto di se stessi.<br />
Che se la sbroglino da soli. Senza di me. Io e loro, siamo pari.<br />
S. Beckett</p>
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