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	Commenti a: Cerca di ascoltare anche chi tace	</title>
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		<title>
		Di: Luminamenti		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 16:44:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quanto detto sul sacrificio dell&#039;identità è la posizione dichiarata da Jung e sarei tentato nel concordare con Michele quando dice che è idea di un&#039;identità. Questo però poco sposta, giustamente dal punto di vista di un psicoterapeuta (perché Jung era anche questo), il cosa si deve fare nei confronti di chi si è smarrito. Il resto, cioè il fatto di possedere un&#039;identità che sarà probabilmente infantile (non sarei però tanto d&#039;accordo sulle qualità della categoria &quot;infantile&quot; da addossare all&#039;identità. Mi sembra che l&#039;infante sia ancora abbastanza salvo dall&#039;identità) e pretestuosa ma che non mi sembra che l&#039;attuale civiltà abbia deposto, anzi il contrario, il resto dicevo, rimane come problema di una determinazione dell&#039;&quot;idea&quot; come sostanza. La sostanzialità del soggetto è stata confutata da Kant ma è poi tornata sotto vari travestimenti. Ma per risolvere il problema della sostanza dell&#039;idea o di qualsiasi altro oggetto della conoscenza (perché anche il soggetto della conoscenza deve essere posto come oggetto della conoscenza) è necessario risolvere la questione della rappresentazione ( e c&#039;è chi l&#039;ha posto con grande profondità in termini di ri-presentazione, rievocazione) e le sue espressioni prime e seconde. Già Spinoza affronta il problema della sostanza destando sospetti. Con Descartes poi lo snaturamento è totale e viviamo ancora sotto la sua deriva. E ancora oggi molti filosofi contemporanei usano la parola sostanza (usìa), mantenendo l&#039;impianto teoretico di Aristotile ma stravolgendolo, dato che sostanza è in Aristotile un predicato, categoria. Ora se sostanza è anche un termine discorsivo esso stesso è in quanto rappresentazione un&#039;espressione  
di qualcosa, così può considerarsi come sostanza.
E non è forse vero che gli psicoterapeuti attribuiscono alla parola capacità taumaturgiche e sofrologiche proprio perché anche senza saperne nulla di filosofia le attribuiscono il potere di una sostanza? (sebbene ritenga che in genere non sono le parole dello psicoterapeuta quelle più adatte alla guarigione)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quanto detto sul sacrificio dell&#8217;identità è la posizione dichiarata da Jung e sarei tentato nel concordare con Michele quando dice che è idea di un&#8217;identità. Questo però poco sposta, giustamente dal punto di vista di un psicoterapeuta (perché Jung era anche questo), il cosa si deve fare nei confronti di chi si è smarrito. Il resto, cioè il fatto di possedere un&#8217;identità che sarà probabilmente infantile (non sarei però tanto d&#8217;accordo sulle qualità della categoria &#8220;infantile&#8221; da addossare all&#8217;identità. Mi sembra che l&#8217;infante sia ancora abbastanza salvo dall&#8217;identità) e pretestuosa ma che non mi sembra che l&#8217;attuale civiltà abbia deposto, anzi il contrario, il resto dicevo, rimane come problema di una determinazione dell'&#8221;idea&#8221; come sostanza. La sostanzialità del soggetto è stata confutata da Kant ma è poi tornata sotto vari travestimenti. Ma per risolvere il problema della sostanza dell&#8217;idea o di qualsiasi altro oggetto della conoscenza (perché anche il soggetto della conoscenza deve essere posto come oggetto della conoscenza) è necessario risolvere la questione della rappresentazione ( e c&#8217;è chi l&#8217;ha posto con grande profondità in termini di ri-presentazione, rievocazione) e le sue espressioni prime e seconde. Già Spinoza affronta il problema della sostanza destando sospetti. Con Descartes poi lo snaturamento è totale e viviamo ancora sotto la sua deriva. E ancora oggi molti filosofi contemporanei usano la parola sostanza (usìa), mantenendo l&#8217;impianto teoretico di Aristotile ma stravolgendolo, dato che sostanza è in Aristotile un predicato, categoria. Ora se sostanza è anche un termine discorsivo esso stesso è in quanto rappresentazione un&#8217;espressione<br />
di qualcosa, così può considerarsi come sostanza.<br />
E non è forse vero che gli psicoterapeuti attribuiscono alla parola capacità taumaturgiche e sofrologiche proprio perché anche senza saperne nulla di filosofia le attribuiscono il potere di una sostanza? (sebbene ritenga che in genere non sono le parole dello psicoterapeuta quelle più adatte alla guarigione)</p>
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		<title>
		Di: michele		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/12/25/cerca-di-ascoltare-anche-chi-tace/#comment-55820</link>

		<dc:creator><![CDATA[michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 10:41:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non si sacrifica una identità, perchè questa è  solo idea, &quot;l&#039;idea di una identità&quot;(alquanto infantile e pretestuosa), si &quot;sacrifica&quot; (nella parola già destino) il sacrificio. O meglio il ridicolo (per me) è l&#039;affermazione dell&#039;atto come fatto, come evento, come possibilità di una idea di identità. Invece è solo tentativo e finzione di coscienza. La complessità non è individuabile (grazie a Dio) è li e li rimane a dispetto dei tentativi umani o umanoidi. Berhard (si parlava di Jung) &quot;discepolo&quot; che supera il maestro,  Taoiza e presuppone entelechie (berhardiane e non aristoteliche) infinite e relative. (peraltro Manganelli- Fellini senza Berhard sono inconcepibili) L&#039;insuperabile dualismo, è, ma è anche idea, convincimento di questo. Rimane appunto il convincimento come associazione (che sia questa di &quot;tipo introversa o estroversa&quot; non ha importanza) e negando il pensiero fatto convinzione in associazioni  (eliminazione di tutte le pluralità) si concepisce quella Docta Ignorantia del Cusano che da li in poi in un correndo elabora (in base scientifica) il non Tolemaico. Ma rimane, credo, quella idea (o Ombra) di centricipità tolemaica, ombra che è anche forse causualità (ammesso che esista la causualità: forse siamo tutti assortiti e combinati come cariche posit. e negat.) come influenza come esperienza di &quot;uso&quot; di cultura tolemaica millennaria che ci fa concepire l&#039;uomo anche come saqcrificio, (società la nostra del suicidio, religione del suicidio, idea questa naturalmente negata con forza dogmatica, ma altrimenti con buon senso sarebbe un termine proprio) Insomma a dirla alla Musil &quot;sono gli ideali che fanno a pezzi l&#039;idea&quot;, ed allora si torna al punto di partenza, ammesso poi che esista un punto da dove partire. Il principio orientale del vuoto come massima espressione del divenire pare che sia alle porte, e non da poco tempo.  Sarà quella la nuava idea?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non si sacrifica una identità, perchè questa è  solo idea, &#8220;l&#8217;idea di una identità&#8221;(alquanto infantile e pretestuosa), si &#8220;sacrifica&#8221; (nella parola già destino) il sacrificio. O meglio il ridicolo (per me) è l&#8217;affermazione dell&#8217;atto come fatto, come evento, come possibilità di una idea di identità. Invece è solo tentativo e finzione di coscienza. La complessità non è individuabile (grazie a Dio) è li e li rimane a dispetto dei tentativi umani o umanoidi. Berhard (si parlava di Jung) &#8220;discepolo&#8221; che supera il maestro,  Taoiza e presuppone entelechie (berhardiane e non aristoteliche) infinite e relative. (peraltro Manganelli- Fellini senza Berhard sono inconcepibili) L&#8217;insuperabile dualismo, è, ma è anche idea, convincimento di questo. Rimane appunto il convincimento come associazione (che sia questa di &#8220;tipo introversa o estroversa&#8221; non ha importanza) e negando il pensiero fatto convinzione in associazioni  (eliminazione di tutte le pluralità) si concepisce quella Docta Ignorantia del Cusano che da li in poi in un correndo elabora (in base scientifica) il non Tolemaico. Ma rimane, credo, quella idea (o Ombra) di centricipità tolemaica, ombra che è anche forse causualità (ammesso che esista la causualità: forse siamo tutti assortiti e combinati come cariche posit. e negat.) come influenza come esperienza di &#8220;uso&#8221; di cultura tolemaica millennaria che ci fa concepire l&#8217;uomo anche come saqcrificio, (società la nostra del suicidio, religione del suicidio, idea questa naturalmente negata con forza dogmatica, ma altrimenti con buon senso sarebbe un termine proprio) Insomma a dirla alla Musil &#8220;sono gli ideali che fanno a pezzi l&#8217;idea&#8221;, ed allora si torna al punto di partenza, ammesso poi che esista un punto da dove partire. Il principio orientale del vuoto come massima espressione del divenire pare che sia alle porte, e non da poco tempo.  Sarà quella la nuava idea?</p>
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		<title>
		Di: a.b.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/12/25/cerca-di-ascoltare-anche-chi-tace/#comment-55812</link>

		<dc:creator><![CDATA[a.b.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 09:05:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Celan però che è diventato artista (le pagine dell&#039;epistolario non sono un vero dialogo con Diet ma sicuramente testimoniano del suo travaglio per imparare a esprimersi) e dunque dovrebbe aver raggiunto un&#039;&quot;identità superiore&quot; non si salva, l&#039;identità malferma quando ha voluto l&#039;ha richiamato. Siamo sicuri che è possibile &quot;sacrificare&quot; un&#039;identità?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Celan però che è diventato artista (le pagine dell&#8217;epistolario non sono un vero dialogo con Diet ma sicuramente testimoniano del suo travaglio per imparare a esprimersi) e dunque dovrebbe aver raggiunto un'&#8221;identità superiore&#8221; non si salva, l&#8217;identità malferma quando ha voluto l&#8217;ha richiamato. Siamo sicuri che è possibile &#8220;sacrificare&#8221; un&#8217;identità?</p>
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		<title>
		Di: Luminamenti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/12/25/cerca-di-ascoltare-anche-chi-tace/#comment-55805</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 06:28:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[PRINCIPIO di INDIVIDUAZIONE
Provate a porgere una mano a chi si sia smarrito fra oscure ossessioni, paure, angosce, vi accorgerete, insegna Jung, che per guarirlo si dovrà fargli sacrificare la sua personalità inferma a un’istanza che non è affatto la morale collettiva e neanche un qualche istino, bensì un’identità superiore, lui stesso (Selbst) liberato dal “collettivo” e tuttavia non più legato al suo io.

L’identità superiore è insieme la più perfetta individuazione e la più ampia universalità e comicità.

Jung arriva a questa conclusione per diverse vie, ma soprattutto esaminando minuziosamente le parti della vecchia Messa romana comparandola alla bizantina e alla mozarabica, dimostrando che essa non si scosta dal modello universale di guarigione psichica: narrava infatti che l’io (il Figlio) era offerto in olocausto all’identità superiore (il Padre) pur essendo essi Uno solo; la loro unità si era come sdoppiata per attuare quindi il sacrificio che li riconduceva a unità.
Ad analoghe conclusioni o molto prossime arriva Shizuteru Ueda nella’analisi del pensiero mistico di Meister Eckhart.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>PRINCIPIO di INDIVIDUAZIONE<br />
Provate a porgere una mano a chi si sia smarrito fra oscure ossessioni, paure, angosce, vi accorgerete, insegna Jung, che per guarirlo si dovrà fargli sacrificare la sua personalità inferma a un’istanza che non è affatto la morale collettiva e neanche un qualche istino, bensì un’identità superiore, lui stesso (Selbst) liberato dal “collettivo” e tuttavia non più legato al suo io.</p>
<p>L’identità superiore è insieme la più perfetta individuazione e la più ampia universalità e comicità.</p>
<p>Jung arriva a questa conclusione per diverse vie, ma soprattutto esaminando minuziosamente le parti della vecchia Messa romana comparandola alla bizantina e alla mozarabica, dimostrando che essa non si scosta dal modello universale di guarigione psichica: narrava infatti che l’io (il Figlio) era offerto in olocausto all’identità superiore (il Padre) pur essendo essi Uno solo; la loro unità si era come sdoppiata per attuare quindi il sacrificio che li riconduceva a unità.<br />
Ad analoghe conclusioni o molto prossime arriva Shizuteru Ueda nella’analisi del pensiero mistico di Meister Eckhart.</p>
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		<title>
		Di: Luminamenti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/12/25/cerca-di-ascoltare-anche-chi-tace/#comment-55804</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 06:28:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Provate a porgere una mano a chi si sia smarrito fra oscure ossessioni, paure, angosce, vi accorgerete, insegna Jung, che per guarirlo si dovrà fargli sacrificare la sua personalità inferma a un’istanza che non è affatto la morale collettiva e neanche un qualche istino, bensì un’identità superiore, lui stesso (Selbst) liberato dal “collettivo” e tuttavia non più legato al suo io.
L’identità superiore è insieme la più perfetta individuazione e la più ampia universalità e comicità.
PRINCIPIO di INDIVIDUAZIONE
Jung arriva a questa conclusione per diverse vie, ma soprattutto esaminando minuziosamente le parti della vecchia Messa romana comparandola alla bizantina e alla mozarabica, dimostrando che essa non si scosta dal modello universale di guarigione psichica: narrava infatti che l’io (il Figlio) era offerto in olocausto all’identità superiore (il Padre) pur essendo essi Uno solo; la loro unità si era come sdoppiata per attuare quindi il sacrificio che li riconduceva a unità.
Ad analoghe conclusioni o molto prossime arriva Shizuteru Ueda nella’analisi del pensiero mistico di Meister Eckhart.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Provate a porgere una mano a chi si sia smarrito fra oscure ossessioni, paure, angosce, vi accorgerete, insegna Jung, che per guarirlo si dovrà fargli sacrificare la sua personalità inferma a un’istanza che non è affatto la morale collettiva e neanche un qualche istino, bensì un’identità superiore, lui stesso (Selbst) liberato dal “collettivo” e tuttavia non più legato al suo io.<br />
L’identità superiore è insieme la più perfetta individuazione e la più ampia universalità e comicità.<br />
PRINCIPIO di INDIVIDUAZIONE<br />
Jung arriva a questa conclusione per diverse vie, ma soprattutto esaminando minuziosamente le parti della vecchia Messa romana comparandola alla bizantina e alla mozarabica, dimostrando che essa non si scosta dal modello universale di guarigione psichica: narrava infatti che l’io (il Figlio) era offerto in olocausto all’identità superiore (il Padre) pur essendo essi Uno solo; la loro unità si era come sdoppiata per attuare quindi il sacrificio che li riconduceva a unità.<br />
Ad analoghe conclusioni o molto prossime arriva Shizuteru Ueda nella’analisi del pensiero mistico di Meister Eckhart.</p>
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		<title>
		Di: a.b.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/12/25/cerca-di-ascoltare-anche-chi-tace/#comment-55786</link>

		<dc:creator><![CDATA[a.b.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Dec 2006 22:10:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La tua premessa, Esterhazy, è sbagliata: il vissuto e l’arte SONO separabili. Li separa purtroppo, quando l&#039;arte è scrittura, il &quot;letterato&quot;, che si crea così il suo bozzolo narcotico, e produce sonnolenza nel leggerlo. Se un artista pensa che poesia e stretta di mano siano la stessa cosa, cercherà di attraversare l&#039;esistenza in qualche modo con quello che produce. Celan purtroppo non stringe molto la mano a Diet in queste lettere, però le lettere, essendo più che comunicazione sullo stesso piano con una creatura che soffriva come lui, frammenti di poetica, intuizioni, poesie e cose così, ed essendo Celan un grandissimo poeta, hanno un valore più che umano artistico. Da qui anche un po&#039; di delusione mia, ovviamente per colpa mia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La tua premessa, Esterhazy, è sbagliata: il vissuto e l’arte SONO separabili. Li separa purtroppo, quando l&#8217;arte è scrittura, il &#8220;letterato&#8221;, che si crea così il suo bozzolo narcotico, e produce sonnolenza nel leggerlo. Se un artista pensa che poesia e stretta di mano siano la stessa cosa, cercherà di attraversare l&#8217;esistenza in qualche modo con quello che produce. Celan purtroppo non stringe molto la mano a Diet in queste lettere, però le lettere, essendo più che comunicazione sullo stesso piano con una creatura che soffriva come lui, frammenti di poetica, intuizioni, poesie e cose così, ed essendo Celan un grandissimo poeta, hanno un valore più che umano artistico. Da qui anche un po&#8217; di delusione mia, ovviamente per colpa mia.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: michele		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/12/25/cerca-di-ascoltare-anche-chi-tace/#comment-55778</link>

		<dc:creator><![CDATA[michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Dec 2006 19:24:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una approssimazione per difetto, quella dell&#039;essere. La tendenza è centripeta e al contempo è  opposta (non qualificabile per via delle approssimazioni e dei difetti). Il &quot;nostro poveretto (io) semi sconosciuto&quot;, tirato per giacchetta e volentieri preso a calci pure dal nostro immagginarci (Superman, eroi o solamente resti di questi (pure questi diventano film di un film del conscio). Pare un calendoscopio. Il più lucido sta zitto. (gli spazzi bianchi, il Midrash dell&#039;uomo colto che si affanna a trovarsi, vedremo)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una approssimazione per difetto, quella dell&#8217;essere. La tendenza è centripeta e al contempo è  opposta (non qualificabile per via delle approssimazioni e dei difetti). Il &#8220;nostro poveretto (io) semi sconosciuto&#8221;, tirato per giacchetta e volentieri preso a calci pure dal nostro immagginarci (Superman, eroi o solamente resti di questi (pure questi diventano film di un film del conscio). Pare un calendoscopio. Il più lucido sta zitto. (gli spazzi bianchi, il Midrash dell&#8217;uomo colto che si affanna a trovarsi, vedremo)</p>
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		<title>
		Di: esterhazy		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/12/25/cerca-di-ascoltare-anche-chi-tace/#comment-55772</link>

		<dc:creator><![CDATA[esterhazy]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Dec 2006 14:52:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[...francamente gli interventi di a.b. mi sembrano contraddittori. Se il vissuto e l&#039;arte non sono separabili, perché vedere nelle lettere di Celan una dimostrazione di letterarietà, astrattezza, incapacità - mi pare - a comunicare sul piano umano con una donna. Anche in esse , egli non è altro che se stesso, ubbidisce al suo modo di essere,e non a un artificio letterario. Mi chiedo come mai a un certo tipo di personalità venga sempre più spesso attribuita questa etichetta di &quot;letterario&quot;, con una sottintesa connotazione di innaturale, artificioso, narcisista e persino opportunistico...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;francamente gli interventi di a.b. mi sembrano contraddittori. Se il vissuto e l&#8217;arte non sono separabili, perché vedere nelle lettere di Celan una dimostrazione di letterarietà, astrattezza, incapacità &#8211; mi pare &#8211; a comunicare sul piano umano con una donna. Anche in esse , egli non è altro che se stesso, ubbidisce al suo modo di essere,e non a un artificio letterario. Mi chiedo come mai a un certo tipo di personalità venga sempre più spesso attribuita questa etichetta di &#8220;letterario&#8221;, con una sottintesa connotazione di innaturale, artificioso, narcisista e persino opportunistico&#8230;</p>
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		<item>
		<title>
		Di: a.b.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/12/25/cerca-di-ascoltare-anche-chi-tace/#comment-55768</link>

		<dc:creator><![CDATA[a.b.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Dec 2006 11:46:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi dissocia da questa separazione tra vissuto e arte che propone Vera Blau. Per carità! 
Parafrasando il titolo di un libro di Fabro: Arte torna vita!
Ragazzotti, ma non vi sembra grottesco portare avanti certi discorsi in un topic dedicato a un poeta che sosteneva l&#039;equivalenza tra poesia e stretta di mano?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi dissocia da questa separazione tra vissuto e arte che propone Vera Blau. Per carità!<br />
Parafrasando il titolo di un libro di Fabro: Arte torna vita!<br />
Ragazzotti, ma non vi sembra grottesco portare avanti certi discorsi in un topic dedicato a un poeta che sosteneva l&#8217;equivalenza tra poesia e stretta di mano?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: vera blau		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/12/25/cerca-di-ascoltare-anche-chi-tace/#comment-55758</link>

		<dc:creator><![CDATA[vera blau]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Dec 2006 10:28:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una delle più belle poesie di Gottfried Benn s&#039;intitola &quot; Blaue Stunde&quot;.
I protagonisti sono tre: un vecchio poeta, una bella donna e l&#039;immancabile terzo.
Il poeta e la donna  s&#039;incontrano in quella misteriosa &quot;ora blu&quot;. Ci sono tutti i requisiti :  il crepuscolo, le labbra della donna, rosse, la sua carne bianca e naturalmente  una rosa - eine spaete Rose ... Come solo nella poesia, il loro incontro si svolge fuori dal tempo, ossia : l&#039;attimo  nell&#039;attimo trionfa sul tempo e rende eterno l&#039;utopia della copia.

Fuori dalla vita incvece...

In una lettera al suo amico Oelze,  Benn racconta senza inibizioni il retroscena di quel ora blu:
La donna, nella vita,  fu una cameriera piuttosto volgare in una di quelle bettole popolari  che Benn amava frequentare. L&#039;uomo - nella poesia poeticamente chiamato &quot; l&#039;altro&quot;, fu un venditore di formaggi che, ingelosito, aveva cercato di mettere le mani addosso all&#039;anziano  poeta.

Benn non solo ammette l&#039;assoluta banalità del vissuto, ma sembra addirittura divertito dall&#039;abissale ambiguità.

Per me, Sergio, l&#039;eterna storia del poeta e la sua musa dovrebbe rimanere nel regno della mitologia. Scolpita in una roccia come the four faces of the presidents...

Perché nella vita uno dei due grandi amanti deve  sempre prendere il treno delle otto, mentre l&#039;altro, la stessa sera, purtroppo  ha &#039;assemblea annuale del suo condominio. Solo l&#039;eterno venditore di formaggio è sempre uguale a sé stesso. Vende formaggi. Per tutti secoli dei secoli.

Un melanconico saluto dalla tua amica Vera Blau...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle più belle poesie di Gottfried Benn s&#8217;intitola &#8221; Blaue Stunde&#8221;.<br />
I protagonisti sono tre: un vecchio poeta, una bella donna e l&#8217;immancabile terzo.<br />
Il poeta e la donna  s&#8217;incontrano in quella misteriosa &#8220;ora blu&#8221;. Ci sono tutti i requisiti :  il crepuscolo, le labbra della donna, rosse, la sua carne bianca e naturalmente  una rosa &#8211; eine spaete Rose &#8230; Come solo nella poesia, il loro incontro si svolge fuori dal tempo, ossia : l&#8217;attimo  nell&#8217;attimo trionfa sul tempo e rende eterno l&#8217;utopia della copia.</p>
<p>Fuori dalla vita incvece&#8230;</p>
<p>In una lettera al suo amico Oelze,  Benn racconta senza inibizioni il retroscena di quel ora blu:<br />
La donna, nella vita,  fu una cameriera piuttosto volgare in una di quelle bettole popolari  che Benn amava frequentare. L&#8217;uomo &#8211; nella poesia poeticamente chiamato &#8221; l&#8217;altro&#8221;, fu un venditore di formaggi che, ingelosito, aveva cercato di mettere le mani addosso all&#8217;anziano  poeta.</p>
<p>Benn non solo ammette l&#8217;assoluta banalità del vissuto, ma sembra addirittura divertito dall&#8217;abissale ambiguità.</p>
<p>Per me, Sergio, l&#8217;eterna storia del poeta e la sua musa dovrebbe rimanere nel regno della mitologia. Scolpita in una roccia come the four faces of the presidents&#8230;</p>
<p>Perché nella vita uno dei due grandi amanti deve  sempre prendere il treno delle otto, mentre l&#8217;altro, la stessa sera, purtroppo  ha &#8216;assemblea annuale del suo condominio. Solo l&#8217;eterno venditore di formaggio è sempre uguale a sé stesso. Vende formaggi. Per tutti secoli dei secoli.</p>
<p>Un melanconico saluto dalla tua amica Vera Blau&#8230;</p>
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	</channel>
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