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	Commenti a: Porrajmos – L’annientamento	</title>
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		<title>
		Di: Romina		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Romina]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2007 10:47:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se anche tu conosci Cornel, volevo solo dirti che è tornato in Italia è sta bene assieme a sua moglie Irina.. :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se anche tu conosci Cornel, volevo solo dirti che è tornato in Italia è sta bene assieme a sua moglie Irina.. :)</p>
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		Di: Franco Rotondi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Franco Rotondi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jan 2007 23:12:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Si è parlato in questi giorni di un muro che avrebbe dovuto separare gli zingari presenti a Milano dal resto della città. 
La proposta pare sia stata rigettata dal comune di Milano ma ci turba cmq che in Italia esploda la subcultura della segregazione del diverso. 
Di muri e di ghetti ci parla la storia passata e recente riportandoci a pagine di dolore e barbarie.
“A forza di essere vento. Lo sterminio nazista degli zingari” è una pregevole iniziativa editoriale che colma un grave vuoto di &quot;memoria&quot;.

I negazionisti giustificano lo sterminio degli ebrei come risposta a una presunta dichiarazione di guerra dell’ebraismo internazionale contro la Germania nazista, facendo riferimento all’articolo “Judea declares war on Gremany “ comparso nel 1933 sul Daily Express.
Quale sarebbe secondo i negazionisti la dichiarazione di guerra di zingari, testimoni di Geova e omosessuali che li avrebbe condannati al massacro sistematico? E quale la dichiarazione di guerra di malati di mente e bambini deformi ritenuti “vite indegne di vita” e perciò eliminati?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è parlato in questi giorni di un muro che avrebbe dovuto separare gli zingari presenti a Milano dal resto della città.<br />
La proposta pare sia stata rigettata dal comune di Milano ma ci turba cmq che in Italia esploda la subcultura della segregazione del diverso.<br />
Di muri e di ghetti ci parla la storia passata e recente riportandoci a pagine di dolore e barbarie.<br />
“A forza di essere vento. Lo sterminio nazista degli zingari” è una pregevole iniziativa editoriale che colma un grave vuoto di &#8220;memoria&#8221;.</p>
<p>I negazionisti giustificano lo sterminio degli ebrei come risposta a una presunta dichiarazione di guerra dell’ebraismo internazionale contro la Germania nazista, facendo riferimento all’articolo “Judea declares war on Gremany “ comparso nel 1933 sul Daily Express.<br />
Quale sarebbe secondo i negazionisti la dichiarazione di guerra di zingari, testimoni di Geova e omosessuali che li avrebbe condannati al massacro sistematico? E quale la dichiarazione di guerra di malati di mente e bambini deformi ritenuti “vite indegne di vita” e perciò eliminati?</p>
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		<title>
		Di: Cato		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 20:31:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Marco ROVELLI

Il complimento era tutto per te. Anche tener desta l&#039;attenzione su articoli e contributi, come quello di Marco REVELLI, è ascrivibile al &quot;recupero delle memorie&quot;. ;)

Poi, se vuoi, da oggi, ogni elogio all&#039;uno sarà valido anche per l&#039;altro. E, di conseguenza, ogni critica...

Molto contento del fatto che tu conosca e apprezzi la Mehr.

Sempre buone ricerche.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Marco ROVELLI</p>
<p>Il complimento era tutto per te. Anche tener desta l&#8217;attenzione su articoli e contributi, come quello di Marco REVELLI, è ascrivibile al &#8220;recupero delle memorie&#8221;. ;)</p>
<p>Poi, se vuoi, da oggi, ogni elogio all&#8217;uno sarà valido anche per l&#8217;altro. E, di conseguenza, ogni critica&#8230;</p>
<p>Molto contento del fatto che tu conosca e apprezzi la Mehr.</p>
<p>Sempre buone ricerche.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: marco rovelli		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco rovelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 12:00:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ricordo che avevo letto qualcosa della Mehr da Georgia. E anche allora mi aveva catturato.
Cato, vedo che la differance rovelli/revelli ha colpito ancora... (visto che da anni mi accompagna, stavolta sono io a giocarla scientemente).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordo che avevo letto qualcosa della Mehr da Georgia. E anche allora mi aveva catturato.<br />
Cato, vedo che la differance rovelli/revelli ha colpito ancora&#8230; (visto che da anni mi accompagna, stavolta sono io a giocarla scientemente).</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: georgia		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[georgia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 08:55:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Hai ragione cato, vedo che abbiamo gli stessi gusti, anch&#039;io ho conosciuto le belle poesie della mehr grazie alla bravissima gabriella che le aveva postate in &lt;a href=&quot;http://www.ilprimoamore.com/testo_234.html&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Il primo amore&lt;/a&gt; e anch&#039;io avevo apprezzato questo bellissimo articolo uscito su alias e che avevo postato nel mio blog insieme alla bella foto (sempre su alias)
Grazie al bravo rovelli che ci ripropone, anche qui, il suo quasi omonimo, il bravo revelli, e grazie a cato.
geo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Hai ragione cato, vedo che abbiamo gli stessi gusti, anch&#8217;io ho conosciuto le belle poesie della mehr grazie alla bravissima gabriella che le aveva postate in <a href="http://www.ilprimoamore.com/testo_234.html" rel="nofollow">Il primo amore</a> e anch&#8217;io avevo apprezzato questo bellissimo articolo uscito su alias e che avevo postato nel mio blog insieme alla bella foto (sempre su alias)<br />
Grazie al bravo rovelli che ci ripropone, anche qui, il suo quasi omonimo, il bravo revelli, e grazie a cato.<br />
geo</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Cato		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 00:37:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per ringraziarti del tuo bellissimo pezzo e, soprattutto, del pregevole &quot;lavoro&quot; che porti avanti, che a me piace chiamare di &quot;recupero delle memorie disperse dei senza voce&quot;, ti posto questa poesia di Mariella Mehr, poetessa sessantenne nata da una famiglia zingara di ceppo Jenische.

E&#039; dedicata a &quot;tutti i Rom, Sinti, Jenische, (a) tutte le ebree e gli ebrei, (a) tutti gli uccisi di ieri e di domani&quot;.

*

Non c&#039;era mare ai nostri piedi,
anzi, gli siamo
sfuggiti a malapena,
quando - le disgrazie, si dice, non vengono mai sole -
il cielo di acciaio ci incatenò il cuore.

Abbiamo pianto invano le nostre madri
davanti ai patiboli,
e ricoperto i bambini morti con fiori di mandorlo
per scaldarli nel sonno, il lungo sonno.

Nelle notti nere ci disseminano
per poi strappare noi posteri alla terra
nelle prime ore del mattino.

Ancora nel sonno ti cerco, erba selvatica e menta: 
chiuditi, occhio, ti dico,
e che tu non debba mai vedere i loro volti,
quando le mani diventano pietra.

Per questo l&#039;erba selvatica, la menta.
Ti stanno leggere sulla fronte
quando arrivano i mietitori.

*

La traduzione è di Anna Ruchat, così come tutte le liriche della Mehr contenute in un libro &quot;imperdibile&quot;, il più bel regalo per il nuovo anno che potete farvi: Mariella Mehr, Notizie dall&#039;esilio, Milano, Effigie Edizioni, 2006.

p.s.

Grazie a Gabriella Fuschini, che mi ha permesso di conoscere questa incredibile, grandissima poeta sconosciuta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per ringraziarti del tuo bellissimo pezzo e, soprattutto, del pregevole &#8220;lavoro&#8221; che porti avanti, che a me piace chiamare di &#8220;recupero delle memorie disperse dei senza voce&#8221;, ti posto questa poesia di Mariella Mehr, poetessa sessantenne nata da una famiglia zingara di ceppo Jenische.</p>
<p>E&#8217; dedicata a &#8220;tutti i Rom, Sinti, Jenische, (a) tutte le ebree e gli ebrei, (a) tutti gli uccisi di ieri e di domani&#8221;.</p>
<p>*</p>
<p>Non c&#8217;era mare ai nostri piedi,<br />
anzi, gli siamo<br />
sfuggiti a malapena,<br />
quando &#8211; le disgrazie, si dice, non vengono mai sole &#8211;<br />
il cielo di acciaio ci incatenò il cuore.</p>
<p>Abbiamo pianto invano le nostre madri<br />
davanti ai patiboli,<br />
e ricoperto i bambini morti con fiori di mandorlo<br />
per scaldarli nel sonno, il lungo sonno.</p>
<p>Nelle notti nere ci disseminano<br />
per poi strappare noi posteri alla terra<br />
nelle prime ore del mattino.</p>
<p>Ancora nel sonno ti cerco, erba selvatica e menta:<br />
chiuditi, occhio, ti dico,<br />
e che tu non debba mai vedere i loro volti,<br />
quando le mani diventano pietra.</p>
<p>Per questo l&#8217;erba selvatica, la menta.<br />
Ti stanno leggere sulla fronte<br />
quando arrivano i mietitori.</p>
<p>*</p>
<p>La traduzione è di Anna Ruchat, così come tutte le liriche della Mehr contenute in un libro &#8220;imperdibile&#8221;, il più bel regalo per il nuovo anno che potete farvi: Mariella Mehr, Notizie dall&#8217;esilio, Milano, Effigie Edizioni, 2006.</p>
<p>p.s.</p>
<p>Grazie a Gabriella Fuschini, che mi ha permesso di conoscere questa incredibile, grandissima poeta sconosciuta.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giorgio Fontana		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/12/26/porrajmos-%e2%80%93-l%e2%80%99annientamento/#comment-55777</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Fontana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Dec 2006 19:10:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bell&#039;articolo su un pezzo di storia davvero troppo spesso dimenticato. Ho trovato interessante (e sconvolgente) che &quot;nella cultura di quei popoli è radicata l’idea che non si possa «raccontare il male»&quot;. Penso al libro che sto leggendo in questi giorni: &quot;L&#039;eredità di Auschwitz&quot; di Bensoussan, in cui viene affrontata proprio la questione del &quot;come ricordare&quot;. La necessità di un&#039;etica della memoria. E la sua inevitabile tragicità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bell&#8217;articolo su un pezzo di storia davvero troppo spesso dimenticato. Ho trovato interessante (e sconvolgente) che &#8220;nella cultura di quei popoli è radicata l’idea che non si possa «raccontare il male»&#8221;. Penso al libro che sto leggendo in questi giorni: &#8220;L&#8217;eredità di Auschwitz&#8221; di Bensoussan, in cui viene affrontata proprio la questione del &#8220;come ricordare&#8221;. La necessità di un&#8217;etica della memoria. E la sua inevitabile tragicità.</p>
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