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	Commenti a: Nous est un autre	</title>
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		<title>
		Di: a.b.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[a.b.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jan 2007 16:36:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[The Chapman brothers, 
Vedovamazzei,
Tim Maslen e Jennifer Mehra,
e - perché no? - Alighiero e Boetti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>The Chapman brothers,<br />
Vedovamazzei,<br />
Tim Maslen e Jennifer Mehra,<br />
e &#8211; perché no? &#8211; Alighiero e Boetti</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: a.b.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[a.b.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Dec 2006 22:50:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Pezzo come al solito strepitoso, strutturato sulla scoperta di una sorgente d&#039;acqua bollente. Praticamente si fa così. Si costruisce la centralità di un pregiudizio (Gilbert and George, Tinguely e Niki De Saint Phalle, Breccia e Oesterheld dimostrano pacificamente il contrario) e poi, armati di lancia, si parte all&#039;attacco del nemico preconfezionato e cartonato. Il cartonato cade facilmente. Il cavaliere della ragione vince una nuova medaglietta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pezzo come al solito strepitoso, strutturato sulla scoperta di una sorgente d&#8217;acqua bollente. Praticamente si fa così. Si costruisce la centralità di un pregiudizio (Gilbert and George, Tinguely e Niki De Saint Phalle, Breccia e Oesterheld dimostrano pacificamente il contrario) e poi, armati di lancia, si parte all&#8217;attacco del nemico preconfezionato e cartonato. Il cartonato cade facilmente. Il cavaliere della ragione vince una nuova medaglietta.</p>
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		Di: Luminamenti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/12/29/nous-est-un-autre/#comment-56180</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Dec 2006 21:37:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Beh, anche il concetto di Musa si è involuto e secolarizzato se seguo quello che dici. Perchè non era un concetto, prima; un privilegio semmai.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Beh, anche il concetto di Musa si è involuto e secolarizzato se seguo quello che dici. Perchè non era un concetto, prima; un privilegio semmai.</p>
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		Di: paolo ferrucci		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/12/29/nous-est-un-autre/#comment-56022</link>

		<dc:creator><![CDATA[paolo ferrucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Dec 2006 08:17:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi è piaciuta molto, Sergio, questa tua incursione nelle scritture &quot;a quattro mani&quot;. E&#039; un argomento che ancora non avevo visto affrontare così.

Condivido in pieno ciò che dici: quasi tutte le scritture in collaborazione s’inquadrano negli schemi del &quot;genere&quot;. Credo che il motivo sia la sostanziale &quot;laboriosità&quot; del processo creativo: laboriosità intesa come mettersi al tavolo, stendere un progetto - spesso per blocchi -, discuterlo, confrontarsi, ragionare, cercare, trovare e scartare, provare e riprovare.
In definitiva, credo sia un processo creativo che implica necessariamente una &quot;laboriosità&quot; artigianale, che non può evitare d&#039;inquadrarsi in schemi codificati.

L&#039;estro artistico è individuale, non si potrà mai ridurre a un esercizio che, per quanto virtuosistico e ispirato, dovrà sempre esser governato da pragmatiche regole &quot;operative&quot;.
Come giustamente dici, la necessità e quella d&#039;imbrigliare all’interno di strutture fisse una fantasia altrimenti incontrollata. Ma non solo. Se le teste pensanti e creativamente &quot;partorienti&quot; sono due, sono necessari anche altri esercizi: di generosità; di capacità di rinunciare - in tutto o in parte - ai propri impulsi creativi e ideologici per avvicinarsi a quelli dell&#039;altro; di &quot;abdicare&quot; temporaneamente dal proprio statuto (illusorio o reale) di artista creatore, per misurarsi in un&#039;altra  dimensione, che prevede una comunione d&#039;idee, d&#039;intenti, di visione, di metodologie, di sensibilità.

Ci sono poi le coppie che scrivono per puro esercizio dettato da ragioni commerciali: come certi &quot;noiristi&quot; che si dividono i compiti creando ciascuno la sua parte e poi cucendo i blocchi. In quei casi ci si accontenta di rimediare (ma non sempre) le disomogeneità facendo un lavoro finale sulla cifra stilistica. Ma questa è un&#039;altra storia, che non credo c&#039;interessi.

Insomma, scrivere in due non è facile, e difficilmente lo si può conciliare con le sublimi categorie dell&#039;Arte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi è piaciuta molto, Sergio, questa tua incursione nelle scritture &#8220;a quattro mani&#8221;. E&#8217; un argomento che ancora non avevo visto affrontare così.</p>
<p>Condivido in pieno ciò che dici: quasi tutte le scritture in collaborazione s’inquadrano negli schemi del &#8220;genere&#8221;. Credo che il motivo sia la sostanziale &#8220;laboriosità&#8221; del processo creativo: laboriosità intesa come mettersi al tavolo, stendere un progetto &#8211; spesso per blocchi -, discuterlo, confrontarsi, ragionare, cercare, trovare e scartare, provare e riprovare.<br />
In definitiva, credo sia un processo creativo che implica necessariamente una &#8220;laboriosità&#8221; artigianale, che non può evitare d&#8217;inquadrarsi in schemi codificati.</p>
<p>L&#8217;estro artistico è individuale, non si potrà mai ridurre a un esercizio che, per quanto virtuosistico e ispirato, dovrà sempre esser governato da pragmatiche regole &#8220;operative&#8221;.<br />
Come giustamente dici, la necessità e quella d&#8217;imbrigliare all’interno di strutture fisse una fantasia altrimenti incontrollata. Ma non solo. Se le teste pensanti e creativamente &#8220;partorienti&#8221; sono due, sono necessari anche altri esercizi: di generosità; di capacità di rinunciare &#8211; in tutto o in parte &#8211; ai propri impulsi creativi e ideologici per avvicinarsi a quelli dell&#8217;altro; di &#8220;abdicare&#8221; temporaneamente dal proprio statuto (illusorio o reale) di artista creatore, per misurarsi in un&#8217;altra  dimensione, che prevede una comunione d&#8217;idee, d&#8217;intenti, di visione, di metodologie, di sensibilità.</p>
<p>Ci sono poi le coppie che scrivono per puro esercizio dettato da ragioni commerciali: come certi &#8220;noiristi&#8221; che si dividono i compiti creando ciascuno la sua parte e poi cucendo i blocchi. In quei casi ci si accontenta di rimediare (ma non sempre) le disomogeneità facendo un lavoro finale sulla cifra stilistica. Ma questa è un&#8217;altra storia, che non credo c&#8217;interessi.</p>
<p>Insomma, scrivere in due non è facile, e difficilmente lo si può conciliare con le sublimi categorie dell&#8217;Arte.</p>
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