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	Commenti a: Usi del disordine	</title>
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		<title>
		Di: lu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/01/19/usi-del-disordine/#comment-59520</link>

		<dc:creator><![CDATA[lu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jan 2007 22:55:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Raimo:
Io non direi che il mostro è tra noi. Sarei più distaccato, più laico forse. Eviterei la parola mostro! Certo è necessario sfumare le barriere consolatorie tra normale e patologico e le rassicuranti invocazioni della follia e dell&#039;inumanità che ci fan vedere questi assassini come remoti e lontani da noi, a loro superiori. Un passo in più: andiamo a cercare i germi d&#039;infamia, le vili omissioni di soccorso, le connivenze postume, tutte le forme di partecipazione autoassolutorie, tanto implicitamente portatrici di pietà e scusanti, quanto libere di offendere e violare l&#039;altro. A pagina 12 di Repubblica del 12 gennaio, si leggono le parole di una ventenne vicina dei Castagna e dei Romano: &quot;Non riesco a credere che sia stato lui, così gentile. E invece quell&#039;altro...&quot; Ancora si antepone l&#039;assassino italiano allo straniero. &quot;Si vede proprio che non ce l&#039;ha fatta più&quot;. Non si tratta più del temibile inconscio collettivo. Questo sciovinismo becero pago della propria chiusura al mondo ed alla sua pluralità, questo comunitarismo amorale che ha sempre ragione, questa ricchezza del mobile e del mattone costruito con il sudore degli stessi immigrati che disprezza, questa socialità dei centri commerciali e delle televisioni come sottofondo; questo è il terreno gravido dello stragismo della porta accanto, dell&#039;indifferenza crassa al male. Incapaci di gestire l’ambiguità, l’incertezza, l’inattingibilità del mondo e degli altri nei quali s’imbattono, gli incruenti carnefici si stringono l’uno vicino all’altro, si fanno coraggio e si riconoscono come simili a partire dalla ricerca e fissazione dell’estraneo.

missy:
attenzione a non cadere nell&#039;illusione di vedere l&#039;opulenza industriale come una maschera della ferocia scatenatasi nelle stragi che rammenti. Come sai potevano anche accadere nelle campagne lucane...Così si finisce a sentenziare che è colpa della ricchezza! Il &quot;discorso geosociologico&quot; non regge perchè non c&#039;è un vero e fondato legame causale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Raimo:<br />
Io non direi che il mostro è tra noi. Sarei più distaccato, più laico forse. Eviterei la parola mostro! Certo è necessario sfumare le barriere consolatorie tra normale e patologico e le rassicuranti invocazioni della follia e dell&#8217;inumanità che ci fan vedere questi assassini come remoti e lontani da noi, a loro superiori. Un passo in più: andiamo a cercare i germi d&#8217;infamia, le vili omissioni di soccorso, le connivenze postume, tutte le forme di partecipazione autoassolutorie, tanto implicitamente portatrici di pietà e scusanti, quanto libere di offendere e violare l&#8217;altro. A pagina 12 di Repubblica del 12 gennaio, si leggono le parole di una ventenne vicina dei Castagna e dei Romano: &#8220;Non riesco a credere che sia stato lui, così gentile. E invece quell&#8217;altro&#8230;&#8221; Ancora si antepone l&#8217;assassino italiano allo straniero. &#8220;Si vede proprio che non ce l&#8217;ha fatta più&#8221;. Non si tratta più del temibile inconscio collettivo. Questo sciovinismo becero pago della propria chiusura al mondo ed alla sua pluralità, questo comunitarismo amorale che ha sempre ragione, questa ricchezza del mobile e del mattone costruito con il sudore degli stessi immigrati che disprezza, questa socialità dei centri commerciali e delle televisioni come sottofondo; questo è il terreno gravido dello stragismo della porta accanto, dell&#8217;indifferenza crassa al male. Incapaci di gestire l’ambiguità, l’incertezza, l’inattingibilità del mondo e degli altri nei quali s’imbattono, gli incruenti carnefici si stringono l’uno vicino all’altro, si fanno coraggio e si riconoscono come simili a partire dalla ricerca e fissazione dell’estraneo.</p>
<p>missy:<br />
attenzione a non cadere nell&#8217;illusione di vedere l&#8217;opulenza industriale come una maschera della ferocia scatenatasi nelle stragi che rammenti. Come sai potevano anche accadere nelle campagne lucane&#8230;Così si finisce a sentenziare che è colpa della ricchezza! Il &#8220;discorso geosociologico&#8221; non regge perchè non c&#8217;è un vero e fondato legame causale.</p>
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		<title>
		Di: cristiano prakash dorigo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/01/19/usi-del-disordine/#comment-59375</link>

		<dc:creator><![CDATA[cristiano prakash dorigo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jan 2007 10:16:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[bel pezzo, dal quale non mi pare emrga alcun &quot;perdonismo moderno figlio degere del relativismo&quot;. mi sembra di capire che il pezzo dica che il mostro è tra noi: è in noi, in noi alberga il male, e che se si diveta consapeoli di ciò, si è già un pò lontani dall&#039; agirlo. 
sempre più infatti la mostruosità viene rappresentata da coloro che la vorrebbero separare dal buono, dal normale, dal perbene.
espone una teoria, condivisibile o meno.
si accennava all&#039;esasperazione di un nord che non sa più controllare i propri impulsi e che li agisce in modo compulsivo. e mi pare un triste dato di realtà. 
sempre più l&#039;acting out precede il pentimento. sempre più il benessere si misura con parametri di tipo economico. sempre più salute è non stare male. sempre più l&#039;attenzione è al sintomo e non alla causa.
banalizzazioni, lo so. ma tragicamente fedeli alla realtà della cronaca.
credo che sapere che il mostro sono anch&#039;io, che in qualche modo lo nego o lo attirbuisco all&#039;altro, soltanto all&#039;altro, sfoci in dissociazioni dimili a quelle cui stiamo assistendo con orrore. e a cui forse, ci stiamo abituando.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bel pezzo, dal quale non mi pare emrga alcun &#8220;perdonismo moderno figlio degere del relativismo&#8221;. mi sembra di capire che il pezzo dica che il mostro è tra noi: è in noi, in noi alberga il male, e che se si diveta consapeoli di ciò, si è già un pò lontani dall&#8217; agirlo.<br />
sempre più infatti la mostruosità viene rappresentata da coloro che la vorrebbero separare dal buono, dal normale, dal perbene.<br />
espone una teoria, condivisibile o meno.<br />
si accennava all&#8217;esasperazione di un nord che non sa più controllare i propri impulsi e che li agisce in modo compulsivo. e mi pare un triste dato di realtà.<br />
sempre più l&#8217;acting out precede il pentimento. sempre più il benessere si misura con parametri di tipo economico. sempre più salute è non stare male. sempre più l&#8217;attenzione è al sintomo e non alla causa.<br />
banalizzazioni, lo so. ma tragicamente fedeli alla realtà della cronaca.<br />
credo che sapere che il mostro sono anch&#8217;io, che in qualche modo lo nego o lo attirbuisco all&#8217;altro, soltanto all&#8217;altro, sfoci in dissociazioni dimili a quelle cui stiamo assistendo con orrore. e a cui forse, ci stiamo abituando.</p>
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		<title>
		Di: giorgio andretta		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/01/19/usi-del-disordine/#comment-59360</link>

		<dc:creator><![CDATA[giorgio andretta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jan 2007 08:43:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono nauseato da questi speciosi perbenismi e moralismi, perchè con le parole si acconcia ogni cosa. Da quando adottare la pulizia, l&#039;ordine ed il rispetto delle regole del buon vivere civile sono diventati una psicosi degna di cure psichiatriche? Mi è sfuggito il momento di transizione tra i valori in cui credono i &quot;mostri&quot; di Erba e quelli invalsi attualmente nella nostra società, cioè vale a dire tolleranza verso ogni crimine di qualsiasi ordine e grado, totale abbattimento dei costumi morali, lerciare ogni angolo dei luoghi ove si vive con ogni tipo di rifiuto organico e non, e chi più ne ha più ne metta. No,no,no, per quanto mi riguarda sarei disposto a conferire la medaglia d&#039;oro al valor civile ai due mostri. Non è un ossimoro, ma aborro ogni manifestazione di violenza non ultima quella verbale e mi auguro che la copia di Erba venga condannata al massimo della pena con la certezza che venga scontata in toto, ma visto l&#039;andazzo ho dei seri dubbi che ciò accada. Il tutto per avvalorare ancora una volta la bontà della mia tesi!
Ormai abbiamo imboccato una via di non ritorno, fermate il treno voglio scendere! Non tollero lezioni da nessun Azouz di turno circa la superiorità delle civiltà, prova ne sia che lui la sua l&#039;ha lasciata per immergersi nella nostra, salvo tornarne tra le braccia, come un bambino impaurito, al momento più opportuno. Tutti e tre hanno dimostrato, attraverso l&#039;assunzione dei loro atti risolutori, di non credere alla società ed agli strumenti di cui questa si è dotata per regolare il vivere comune. Scusatemi se è poco!!!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono nauseato da questi speciosi perbenismi e moralismi, perchè con le parole si acconcia ogni cosa. Da quando adottare la pulizia, l&#8217;ordine ed il rispetto delle regole del buon vivere civile sono diventati una psicosi degna di cure psichiatriche? Mi è sfuggito il momento di transizione tra i valori in cui credono i &#8220;mostri&#8221; di Erba e quelli invalsi attualmente nella nostra società, cioè vale a dire tolleranza verso ogni crimine di qualsiasi ordine e grado, totale abbattimento dei costumi morali, lerciare ogni angolo dei luoghi ove si vive con ogni tipo di rifiuto organico e non, e chi più ne ha più ne metta. No,no,no, per quanto mi riguarda sarei disposto a conferire la medaglia d&#8217;oro al valor civile ai due mostri. Non è un ossimoro, ma aborro ogni manifestazione di violenza non ultima quella verbale e mi auguro che la copia di Erba venga condannata al massimo della pena con la certezza che venga scontata in toto, ma visto l&#8217;andazzo ho dei seri dubbi che ciò accada. Il tutto per avvalorare ancora una volta la bontà della mia tesi!<br />
Ormai abbiamo imboccato una via di non ritorno, fermate il treno voglio scendere! Non tollero lezioni da nessun Azouz di turno circa la superiorità delle civiltà, prova ne sia che lui la sua l&#8217;ha lasciata per immergersi nella nostra, salvo tornarne tra le braccia, come un bambino impaurito, al momento più opportuno. Tutti e tre hanno dimostrato, attraverso l&#8217;assunzione dei loro atti risolutori, di non credere alla società ed agli strumenti di cui questa si è dotata per regolare il vivere comune. Scusatemi se è poco!!!</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Io P.R., avendo sgozzato...		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/01/19/usi-del-disordine/#comment-59309</link>

		<dc:creator><![CDATA[Io P.R., avendo sgozzato...]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jan 2007 10:07:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Saluti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Saluti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giorgio Fontana		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/01/19/usi-del-disordine/#comment-59275</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Fontana]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jan 2007 20:32:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Stupendo il pezzo di Raimo, praticamente niente da aggiungere. E giusta e inquietante l&#039;osservazione di Missy sul nord Italia. Ci ripensavo giusto oggi pomeriggio, tagliando in treno il nulla brumoso che separa Torino da Milano. Per questa via è facile cadere nei luoghi comuni. Ma se penso ai posti in cui sono nato e cresciuto - all&#039;incapacità relazionale diffusa, alla mancanza di un luogo d&#039;aggregazione, al clima feroce, all&#039;aria malsana, alla segregazione in appartamenti, al sogno borghese che svela il suo volto peggiore, alla morale bigotta di sottofondo, all&#039;imbruttimento costante della zona - non mi viene difficile immaginarli come teatri della psicosi o della follia. Non mi è mai venuto difficile, fin da che sono bambino. Resta da capire fino a che punto il discorso geosociologico regge. E quali soluzioni proporre. Se mai ce ne sono.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stupendo il pezzo di Raimo, praticamente niente da aggiungere. E giusta e inquietante l&#8217;osservazione di Missy sul nord Italia. Ci ripensavo giusto oggi pomeriggio, tagliando in treno il nulla brumoso che separa Torino da Milano. Per questa via è facile cadere nei luoghi comuni. Ma se penso ai posti in cui sono nato e cresciuto &#8211; all&#8217;incapacità relazionale diffusa, alla mancanza di un luogo d&#8217;aggregazione, al clima feroce, all&#8217;aria malsana, alla segregazione in appartamenti, al sogno borghese che svela il suo volto peggiore, alla morale bigotta di sottofondo, all&#8217;imbruttimento costante della zona &#8211; non mi viene difficile immaginarli come teatri della psicosi o della follia. Non mi è mai venuto difficile, fin da che sono bambino. Resta da capire fino a che punto il discorso geosociologico regge. E quali soluzioni proporre. Se mai ce ne sono.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: missy		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/01/19/usi-del-disordine/#comment-59271</link>

		<dc:creator><![CDATA[missy]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jan 2007 19:52:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bellissimo il pezzo, molto profondo, così come toccante, perché assai sincera e schietta. 
la testimonianza di Baldrus. 
Nella fattispecie di Erba, pur condividendo la nuda verità espressa nella frase di Baldrus “noi siamo esposti a rischi di pazzia, di stati psicologici degenerati o violenti, di manie di persecuzione” bisogna considerare che una forte  patologia psichica abbia armato la mano degli assassini, la stessa mano che Baldrus ha tenuto ferma perché regolata da altri valori. Quella gente era malata di pulizia, era maniaca, ossessivamente raggelata da una vita fatta da un divano, appena comprato, e tenuto sigillato dal cellophane, osservato come un Bene immenso, senza permettere a nessuno di sedersi sopra (testimonianza di vicini di casa).
Ma c’è una cosa che mi ha raggelata di più: in una cartina apparsa su Repubblica, c’era la mappa degli omicidi privati, da Cogne a Novi Ligure e tanti altri che avevamo dimenticato. Tutti al Nord. 
Una cartina che sembrava la geografia di residenza della follia, dell’infelicità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bellissimo il pezzo, molto profondo, così come toccante, perché assai sincera e schietta.<br />
la testimonianza di Baldrus.<br />
Nella fattispecie di Erba, pur condividendo la nuda verità espressa nella frase di Baldrus “noi siamo esposti a rischi di pazzia, di stati psicologici degenerati o violenti, di manie di persecuzione” bisogna considerare che una forte  patologia psichica abbia armato la mano degli assassini, la stessa mano che Baldrus ha tenuto ferma perché regolata da altri valori. Quella gente era malata di pulizia, era maniaca, ossessivamente raggelata da una vita fatta da un divano, appena comprato, e tenuto sigillato dal cellophane, osservato come un Bene immenso, senza permettere a nessuno di sedersi sopra (testimonianza di vicini di casa).<br />
Ma c’è una cosa che mi ha raggelata di più: in una cartina apparsa su Repubblica, c’era la mappa degli omicidi privati, da Cogne a Novi Ligure e tanti altri che avevamo dimenticato. Tutti al Nord.<br />
Una cartina che sembrava la geografia di residenza della follia, dell’infelicità.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: mauro baldrati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/01/19/usi-del-disordine/#comment-59261</link>

		<dc:creator><![CDATA[mauro baldrati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jan 2007 18:37:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vorrei portare una testimonianza personale, perché questo pezzo mi ha colpito nel profondo.

Abitavo a Milano, lavoravo come fotografo free-lance, senza orari, talvolta realizzavo servizi di notte, nelle discoteche. Al piano di sopra era arrivato un uomo che viveva solo, un uomo grande e grosso, dai modi gentili. Ogni mattina alle sei si alzava e faceva parecchio baccano. Spostava degli oggetti e provocava come dei tonfi e dei rumori di mobili, o scatole, o non so che, che strisciavano sul pavimento. Regolarmente mi svegliavo, restavo nel letto a innervosirmi per circa un&#039;ora, tanto duravano le sue operazioni. Ho iniziato a chiedergli, educatamente, se poteva fare piano, perché i miei orari erano profondamente diversi dai suoi. Intanto pensavo a Proust, tormentato dai rumori dei vicini, e a Kafka, idem. E lui, gentile forse più di me: &quot;ma certo! Ma non faccio tanto rumore, starò comunque più attento!&quot; Bene, sono passati vari mesi (credo circa un anno), senza che sia cambiato assolutamente nulla. Una mattina alle sei e trenta sono andato su e lui mi ha aperto con un cappellino ebreo da preghiera, un mantello sulle spalle e mi ha fatto segno che non poteva parlare. Fatto sta che la situazione è degenerata ed io ho accumulato rabbia, rancore, credo addirittura odio. Poi una notte che sono rientrato tardi, e avevo anche alzato un po&#039; il gomito, ci siamo incontrati nell&#039;androne, così l&#039;ho preso per il bavero e l&#039;ho strattonato contro il muro. Tre giorni dopo sono stato convocato dalla Polizia. Mi aveva denunciato. Una coppia di investigatori, gentilissimi e molto ragionevoli, l&#039;hanno convinto a ritirare la denuncia e l&#039;hanno anche sgridato per i rumori, dopo avere sgridato me per l&#039;aggressione. Comunque la situazione è ulteriormente peggiorata, io credo di essere andato abbastanza fuori di testa (poi, grazie a dio, lui cambiò casa). Ora dico: in queste situazioni può accadere di tutto, anche un omicidio. Poi si fa presto a giudicare, a tirare frettolosamente le somme. Nell&#039;androne erano comparse scritte antisemite (erano altri vicini, non so chi); se, poniamo, la mia aggressione avesse avuto esiti cruenti, i giornali avrebbero scritto sull&#039;odio agli ebrei, titoli scandalistici eccetera.

Per questo sono d&#039;accordo col passaggio di Raimo: &quot;I due “mostri” che hanno compiuto la strage fanno parte della stessa comunità in cui viviamo. Loro non sono “loro”, se noi non siamo “noi”. &quot; 

Credo che tutti noi siamo esposti a rischi di pazzia, di stati psicologici degenerati o violenti, di manie di persecuzione. Dobbiamo essere tolleranti, e ragionare , perchè tendiamo ad essere permissivi verso noi stessi e rigidi verso gli altri. in ogni caso dobbiamo fermarci in tempo, e se la situazione non è modificabile, agire prima che degeneri nel male e nella follia. Per esempio, cambiando noi casa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei portare una testimonianza personale, perché questo pezzo mi ha colpito nel profondo.</p>
<p>Abitavo a Milano, lavoravo come fotografo free-lance, senza orari, talvolta realizzavo servizi di notte, nelle discoteche. Al piano di sopra era arrivato un uomo che viveva solo, un uomo grande e grosso, dai modi gentili. Ogni mattina alle sei si alzava e faceva parecchio baccano. Spostava degli oggetti e provocava come dei tonfi e dei rumori di mobili, o scatole, o non so che, che strisciavano sul pavimento. Regolarmente mi svegliavo, restavo nel letto a innervosirmi per circa un&#8217;ora, tanto duravano le sue operazioni. Ho iniziato a chiedergli, educatamente, se poteva fare piano, perché i miei orari erano profondamente diversi dai suoi. Intanto pensavo a Proust, tormentato dai rumori dei vicini, e a Kafka, idem. E lui, gentile forse più di me: &#8220;ma certo! Ma non faccio tanto rumore, starò comunque più attento!&#8221; Bene, sono passati vari mesi (credo circa un anno), senza che sia cambiato assolutamente nulla. Una mattina alle sei e trenta sono andato su e lui mi ha aperto con un cappellino ebreo da preghiera, un mantello sulle spalle e mi ha fatto segno che non poteva parlare. Fatto sta che la situazione è degenerata ed io ho accumulato rabbia, rancore, credo addirittura odio. Poi una notte che sono rientrato tardi, e avevo anche alzato un po&#8217; il gomito, ci siamo incontrati nell&#8217;androne, così l&#8217;ho preso per il bavero e l&#8217;ho strattonato contro il muro. Tre giorni dopo sono stato convocato dalla Polizia. Mi aveva denunciato. Una coppia di investigatori, gentilissimi e molto ragionevoli, l&#8217;hanno convinto a ritirare la denuncia e l&#8217;hanno anche sgridato per i rumori, dopo avere sgridato me per l&#8217;aggressione. Comunque la situazione è ulteriormente peggiorata, io credo di essere andato abbastanza fuori di testa (poi, grazie a dio, lui cambiò casa). Ora dico: in queste situazioni può accadere di tutto, anche un omicidio. Poi si fa presto a giudicare, a tirare frettolosamente le somme. Nell&#8217;androne erano comparse scritte antisemite (erano altri vicini, non so chi); se, poniamo, la mia aggressione avesse avuto esiti cruenti, i giornali avrebbero scritto sull&#8217;odio agli ebrei, titoli scandalistici eccetera.</p>
<p>Per questo sono d&#8217;accordo col passaggio di Raimo: &#8220;I due “mostri” che hanno compiuto la strage fanno parte della stessa comunità in cui viviamo. Loro non sono “loro”, se noi non siamo “noi”. &#8221; </p>
<p>Credo che tutti noi siamo esposti a rischi di pazzia, di stati psicologici degenerati o violenti, di manie di persecuzione. Dobbiamo essere tolleranti, e ragionare , perchè tendiamo ad essere permissivi verso noi stessi e rigidi verso gli altri. in ogni caso dobbiamo fermarci in tempo, e se la situazione non è modificabile, agire prima che degeneri nel male e nella follia. Per esempio, cambiando noi casa.</p>
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