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	Commenti a: Non è un film di Kaurismaki, non è nessun film, non c&#8217;è più nessuna poesia	</title>
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		<title>
		Di: Faviv		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Faviv]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Feb 2007 09:14:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il racconto mi è piaciuto ma devo dare ragione a Luciano Orzi, l&#039;accenno a Kaurismaki è forse un po&#039; pretenzioso; del resto è impossibile dire qualsiasi cosa con sicurezza visto che si tratta solo di un morceau e non del testo completo perché, per quanto ne sappiamo, potrebbe essere perfettamente in linea con la cultura e sensibilità del personaggio Serena.
Mi è piaciuto molto Colazione al Fiorucci Store (come GG sa bene anche dal suo blog) e non vedo l&#039;ora di leggere questo romanzo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il racconto mi è piaciuto ma devo dare ragione a Luciano Orzi, l&#8217;accenno a Kaurismaki è forse un po&#8217; pretenzioso; del resto è impossibile dire qualsiasi cosa con sicurezza visto che si tratta solo di un morceau e non del testo completo perché, per quanto ne sappiamo, potrebbe essere perfettamente in linea con la cultura e sensibilità del personaggio Serena.<br />
Mi è piaciuto molto Colazione al Fiorucci Store (come GG sa bene anche dal suo blog) e non vedo l&#8217;ora di leggere questo romanzo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: davide fent		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/02/09/non-e-un-film-di-kaurismaki-non-e-nessun-film-non-ce-piu-nessuna-poesia/#comment-61066</link>

		<dc:creator><![CDATA[davide fent]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2007 10:27:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cara Gemma,
             Ciao. I Complimenti sono evidenti, ma c&#039;è altro laceri l&#039; Anima, provochi emozioni, di solitudine, e di altro... Ti ho scritto in privato sai che da tempo devo prendere del cortisone, pelle e anima vanno di pari passo, la mia sensibilità mi ha portato da anni a frequentare anche i dermatologi e Ti capisco. Faccio outing, ma è giusto così, perchè non bisogna avere paura di essere Sensibili, nè di Amare e nè di essere Sereni, Alda Merini ha scritti che Musatti e Fornari l&#039; aiutarono ad accettare le paure d&#039;amore, e la Fede ad accettare la cattiveria degli uomini...
Tu continui a regalrci gemme ... Ti abbraccio forte, anche se mi consideri (magari, non so) un poeta da moleskina... :):):)
davide fent]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Gemma,<br />
             Ciao. I Complimenti sono evidenti, ma c&#8217;è altro laceri l&#8217; Anima, provochi emozioni, di solitudine, e di altro&#8230; Ti ho scritto in privato sai che da tempo devo prendere del cortisone, pelle e anima vanno di pari passo, la mia sensibilità mi ha portato da anni a frequentare anche i dermatologi e Ti capisco. Faccio outing, ma è giusto così, perchè non bisogna avere paura di essere Sensibili, nè di Amare e nè di essere Sereni, Alda Merini ha scritti che Musatti e Fornari l&#8217; aiutarono ad accettare le paure d&#8217;amore, e la Fede ad accettare la cattiveria degli uomini&#8230;<br />
Tu continui a regalrci gemme &#8230; Ti abbraccio forte, anche se mi consideri (magari, non so) un poeta da moleskina&#8230; :):):)<br />
davide fent</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: fra		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[fra]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Feb 2007 22:22:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Gemma Gaetani 


Non sono convinto, ma è una questione davvero interessante.
Credo che il punto sia: nel processo di determinazione di un soggetto letterario, il poeta opera nello stesso modo, e con la stessa definizione ( di particolari che aumentano l&#039;individuazione di personaggi, ambiente, vicende, e quant&#039;altro ) del prosatore, oppure in maniera minore, o infine è tutto un altro livello di indagine quella poetica?
Se si valuta la cura che è necessario impiegare nel prodotto, versi o prosa che sia - non si può in alcun modo dare il primato all&#039;una o all&#039;altra forma di scrittura. Il genere non determina quanto un&#039;opera è stata più o meno limata. 
In quanto alla quantità di informazioni &quot;determinanti&quot; la cosa è più complessa, pioché, soprattutto per il romanzo,  - a mio avviso - il discorso si allarga immensamente per sconfinare nel mondo dell&#039;infinita varietà di stili e sperimentazioni, anche di generi e di organizzazione della materia narrata ( si pensi ad esempio alla differenza che corre tra un romanzo che procede con la voce di un narratore onnisciente e un romanzo epistolare, o rispetto a tecniche come lo stream-of-consciousness ). Qui conterà dunque l&#039;epoca ( gusti, usi, costumi ), e il tasso di sperimentalismo di un dato autore o di una generazione di scrittori.  Questo vale certamente anche per la poesia sempre in merito al grado di &quot;definizione&quot; che si vuole imprimere a un soggetto. 
In questo ambito di indagine se giustamente tralasciamo il margine di libertà di ogni autore di adoprare la tecnica desiderata o di inventarne di nuove e la quantità di dati &quot;individuanti&quot; che si vuole esplicitare, l&#039;unica questione che possiamo dibattere è appunto sull&#039;epoca, sull&#039;uso quotidiano. Cioè cosa oggi, nell&#039;attuale letteratura, va per la maggiore.

E&#039; un appello aperto a tutti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Gemma Gaetani </p>
<p>Non sono convinto, ma è una questione davvero interessante.<br />
Credo che il punto sia: nel processo di determinazione di un soggetto letterario, il poeta opera nello stesso modo, e con la stessa definizione ( di particolari che aumentano l&#8217;individuazione di personaggi, ambiente, vicende, e quant&#8217;altro ) del prosatore, oppure in maniera minore, o infine è tutto un altro livello di indagine quella poetica?<br />
Se si valuta la cura che è necessario impiegare nel prodotto, versi o prosa che sia &#8211; non si può in alcun modo dare il primato all&#8217;una o all&#8217;altra forma di scrittura. Il genere non determina quanto un&#8217;opera è stata più o meno limata.<br />
In quanto alla quantità di informazioni &#8220;determinanti&#8221; la cosa è più complessa, pioché, soprattutto per il romanzo,  &#8211; a mio avviso &#8211; il discorso si allarga immensamente per sconfinare nel mondo dell&#8217;infinita varietà di stili e sperimentazioni, anche di generi e di organizzazione della materia narrata ( si pensi ad esempio alla differenza che corre tra un romanzo che procede con la voce di un narratore onnisciente e un romanzo epistolare, o rispetto a tecniche come lo stream-of-consciousness ). Qui conterà dunque l&#8217;epoca ( gusti, usi, costumi ), e il tasso di sperimentalismo di un dato autore o di una generazione di scrittori.  Questo vale certamente anche per la poesia sempre in merito al grado di &#8220;definizione&#8221; che si vuole imprimere a un soggetto.<br />
In questo ambito di indagine se giustamente tralasciamo il margine di libertà di ogni autore di adoprare la tecnica desiderata o di inventarne di nuove e la quantità di dati &#8220;individuanti&#8221; che si vuole esplicitare, l&#8217;unica questione che possiamo dibattere è appunto sull&#8217;epoca, sull&#8217;uso quotidiano. Cioè cosa oggi, nell&#8217;attuale letteratura, va per la maggiore.</p>
<p>E&#8217; un appello aperto a tutti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Luciano Orzi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/02/09/non-e-un-film-di-kaurismaki-non-e-nessun-film-non-ce-piu-nessuna-poesia/#comment-61017</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luciano Orzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Feb 2007 18:50:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il pezzo emana livore. Non si può scrivere nulla di interessante se si è mossi da questo sentimento. Banale l&#039;attacco, strasentita l&#039;analisi critica sulla città di Milano (vivo a Roma, ma per carità, basta dire che a Milano si sta male e a Roma bene, lo sanno anche i tombini delle fogne, perchè ce lo dobbiamo rileggere qui?), furbo l&#039;incontro con la povera vecchia e la commozione da lei suscitata, pretenzioso l&#039; accenno a Kaurismaki. 
Un deja vu dalla prima parola all&#039;ultima, una noia tombale che stilisticamente si arrovella su sè stessa alla ricerca di personalità. Un romanzo scritto tutto così? Per carità, da malditesta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il pezzo emana livore. Non si può scrivere nulla di interessante se si è mossi da questo sentimento. Banale l&#8217;attacco, strasentita l&#8217;analisi critica sulla città di Milano (vivo a Roma, ma per carità, basta dire che a Milano si sta male e a Roma bene, lo sanno anche i tombini delle fogne, perchè ce lo dobbiamo rileggere qui?), furbo l&#8217;incontro con la povera vecchia e la commozione da lei suscitata, pretenzioso l&#8217; accenno a Kaurismaki.<br />
Un deja vu dalla prima parola all&#8217;ultima, una noia tombale che stilisticamente si arrovella su sè stessa alla ricerca di personalità. Un romanzo scritto tutto così? Per carità, da malditesta.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Gemma Gaetani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/02/09/non-e-un-film-di-kaurismaki-non-e-nessun-film-non-ce-piu-nessuna-poesia/#comment-61014</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gemma Gaetani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Feb 2007 18:20:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Fra

No, pensandoci ancora non mi pare di eccedere... 

Intendevo in termini di resa del &quot;raccontato&quot;. Anche la poesia che non è introspettiva ed evocativa in qualche modo ha soltanto, in quanto misura breve, del verso come della struttura, anche quando sono liberi, la misura giusta per evocare. Suggerire, suggestionare. La poesia che non evoca raramente non è brutta poesia, per me. (Per esempio detesto la cosiddetta poesia civile, la sua retoricità, soprattutto italiana e soprattutto contemporanea).

La poesia vera evoca magari in maniera così potente da dire, definire, tornire, scolpire, con un verso, ok. Ovvio. Ma mai definisce più di qualche dettaglio. Ti dice il luogo, la situazione, i personaggi, i ruoli, quanto succede. Ma quelli sono strumenti di quanto la voce del poeta vuole dire, in modo troppo più funzionale che in prosa, dove invece è il contrario. Dove i personaggi, i luoghi, i ruoli, le situazioni vivono una vita propria e poi dicono anche qualcos&#039;altro. E la voce, perfino la trama, si assoggettano a quelli.

Inoltre è vero in maniera davvero banale per quanto riguarda i dialoghi, la poesia raramente utilizza i dialoghi. 

Infine è vero, per me, in termini di relazione, forse anche inconscia, con quanto osservato.

Se chi scrive è un flâneur, e per me lo è, scrivendo in prosa si è costretti a relazionare maggiormente su quanto visto (su quanto visto anche immaginando, non sto parlando per forza di scrittura della realtà). 

Pensi a &quot;Verrà la morte e avrà i tuoi occhi&quot;, rappresenta esattamente quanto voglio dire. Quegli occhi, di un personaggio che noi lettori non vediamo, rimangono un mistero nei versi. E allora sì, arrivò la morte (di Pavese) e aveva i suoi occhi (di Costance Dowling), ma com&#039;erano quegli occhi? Veramente, com&#039;erano? La poesia non lo dice. Ci dice che lui in quegli occhi vedeva la morte e/o che nella morte avrebbe visto quegli occhi, nient&#039;altro.

Immagini &quot;La ragazza Carla&quot; come romanzo e non come poemetto. Sarà d&#039;accordo con me che in forma totalmente romanzesca avremmo saputo di più. 

Ecco, intendevo questo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Fra</p>
<p>No, pensandoci ancora non mi pare di eccedere&#8230; </p>
<p>Intendevo in termini di resa del &#8220;raccontato&#8221;. Anche la poesia che non è introspettiva ed evocativa in qualche modo ha soltanto, in quanto misura breve, del verso come della struttura, anche quando sono liberi, la misura giusta per evocare. Suggerire, suggestionare. La poesia che non evoca raramente non è brutta poesia, per me. (Per esempio detesto la cosiddetta poesia civile, la sua retoricità, soprattutto italiana e soprattutto contemporanea).</p>
<p>La poesia vera evoca magari in maniera così potente da dire, definire, tornire, scolpire, con un verso, ok. Ovvio. Ma mai definisce più di qualche dettaglio. Ti dice il luogo, la situazione, i personaggi, i ruoli, quanto succede. Ma quelli sono strumenti di quanto la voce del poeta vuole dire, in modo troppo più funzionale che in prosa, dove invece è il contrario. Dove i personaggi, i luoghi, i ruoli, le situazioni vivono una vita propria e poi dicono anche qualcos&#8217;altro. E la voce, perfino la trama, si assoggettano a quelli.</p>
<p>Inoltre è vero in maniera davvero banale per quanto riguarda i dialoghi, la poesia raramente utilizza i dialoghi. </p>
<p>Infine è vero, per me, in termini di relazione, forse anche inconscia, con quanto osservato.</p>
<p>Se chi scrive è un flâneur, e per me lo è, scrivendo in prosa si è costretti a relazionare maggiormente su quanto visto (su quanto visto anche immaginando, non sto parlando per forza di scrittura della realtà). </p>
<p>Pensi a &#8220;Verrà la morte e avrà i tuoi occhi&#8221;, rappresenta esattamente quanto voglio dire. Quegli occhi, di un personaggio che noi lettori non vediamo, rimangono un mistero nei versi. E allora sì, arrivò la morte (di Pavese) e aveva i suoi occhi (di Costance Dowling), ma com&#8217;erano quegli occhi? Veramente, com&#8217;erano? La poesia non lo dice. Ci dice che lui in quegli occhi vedeva la morte e/o che nella morte avrebbe visto quegli occhi, nient&#8217;altro.</p>
<p>Immagini &#8220;La ragazza Carla&#8221; come romanzo e non come poemetto. Sarà d&#8217;accordo con me che in forma totalmente romanzesca avremmo saputo di più. </p>
<p>Ecco, intendevo questo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: fra		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/02/09/non-e-un-film-di-kaurismaki-non-e-nessun-film-non-ce-piu-nessuna-poesia/#comment-61010</link>

		<dc:creator><![CDATA[fra]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Feb 2007 17:35:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Come se anche la voce subisse una trama. &quot;
Splendido!
Inoltre auguri per il romanzo.

In quanto alla poesia come prosa-spezzata-dagli-a-capo, mi trova totalmente d&#039;accordo, e ho avuto modo di leggere il sonetto che compare nella prima pagina del suo sito, ma mi permetta di dissentire invece su quanto dice a proposito del fatto che la poesia non ha bisogno di trama, luogo, caratterizzazioni, personaggi, perché il personaggio è uno solo e così pure l&#039;ottica. Non le pare un po&#039; eccessivo? 
Se così fosse sarebbe una grossa limitazione per la poesia: esisterebbe solo una forma di poesia, quella dell&#039;introspezione e dell&#039;evocazione. 
E&#039; vero che oggi chi scrive poesia ha poco interesse a narrare, a contestualizzare in eventi i concetti dei propri versi: è un&#039; abitudine - secondo me - malsana proprio perché rappresenta un grosso limite.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Come se anche la voce subisse una trama. &#8221;<br />
Splendido!<br />
Inoltre auguri per il romanzo.</p>
<p>In quanto alla poesia come prosa-spezzata-dagli-a-capo, mi trova totalmente d&#8217;accordo, e ho avuto modo di leggere il sonetto che compare nella prima pagina del suo sito, ma mi permetta di dissentire invece su quanto dice a proposito del fatto che la poesia non ha bisogno di trama, luogo, caratterizzazioni, personaggi, perché il personaggio è uno solo e così pure l&#8217;ottica. Non le pare un po&#8217; eccessivo?<br />
Se così fosse sarebbe una grossa limitazione per la poesia: esisterebbe solo una forma di poesia, quella dell&#8217;introspezione e dell&#8217;evocazione.<br />
E&#8217; vero che oggi chi scrive poesia ha poco interesse a narrare, a contestualizzare in eventi i concetti dei propri versi: è un&#8217; abitudine &#8211; secondo me &#8211; malsana proprio perché rappresenta un grosso limite.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: anto		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/02/09/non-e-un-film-di-kaurismaki-non-e-nessun-film-non-ce-piu-nessuna-poesia/#comment-61009</link>

		<dc:creator><![CDATA[anto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Feb 2007 17:15:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[qual&#039;è la sottile differenza tra viso e faccia?vorrrei coglierla ank&#039;io
ps 
complimenti... e scusa se mi soffermo su un dettaglio...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>qual&#8217;è la sottile differenza tra viso e faccia?vorrrei coglierla ank&#8217;io<br />
ps<br />
complimenti&#8230; e scusa se mi soffermo su un dettaglio&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carla bariffi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/02/09/non-e-un-film-di-kaurismaki-non-e-nessun-film-non-ce-piu-nessuna-poesia/#comment-61007</link>

		<dc:creator><![CDATA[carla bariffi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Feb 2007 16:33:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[è un gran bel passo Gemma, 
bisogna effettivamente staccarsi dalla poesia, entrare in un&#039;ottica diversa, e non è facile per chi vede solo la poesia, 

io lo vedo come un distacco dal sogno, un entrare completo e privo di riparo, nella realtà, assorbendone i lati più veri, crudi, sordi....forse è questo che mi spaventa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>è un gran bel passo Gemma,<br />
bisogna effettivamente staccarsi dalla poesia, entrare in un&#8217;ottica diversa, e non è facile per chi vede solo la poesia, </p>
<p>io lo vedo come un distacco dal sogno, un entrare completo e privo di riparo, nella realtà, assorbendone i lati più veri, crudi, sordi&#8230;.forse è questo che mi spaventa.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Gemma Gaetani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/02/09/non-e-un-film-di-kaurismaki-non-e-nessun-film-non-ce-piu-nessuna-poesia/#comment-61005</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gemma Gaetani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Feb 2007 16:18:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nel mio secondo commento: si legga &quot;molte volte chi scrive ottimi versi non scrive ottima prosa e viceversa&quot;, non &quot;poche volte&quot;... Pardon.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mio secondo commento: si legga &#8220;molte volte chi scrive ottimi versi non scrive ottima prosa e viceversa&#8221;, non &#8220;poche volte&#8221;&#8230; Pardon.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Gemma Gaetani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/02/09/non-e-un-film-di-kaurismaki-non-e-nessun-film-non-ce-piu-nessuna-poesia/#comment-61003</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gemma Gaetani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Feb 2007 16:08:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Inoltre.

Sono d&#039;accordo con Fra. Un poeta se scrive in prosa non può concepire la prosa come fare versi ma senza andare a capo. Perché non scriverà, così facendo, un romanzo vero. Non può vivere di frammenti la prosa, perché di frammenti non vivono i personaggi. 
E&#039; come girare (e ancora prima concepire) un film.
Ecco perché scrivere un romanzo vero, per uno i cui occhi e le cui mani funzionano da poeta, è una grande sfida, e perché poche volte chi scrive ottimi versi non scrive ottima prosa e viceversa. 
Bisogna imparare a rimpolpare il dire, a diluire l&#039;&quot;intuizione sovvenuta&quot; (è un&#039;espressione perfetta, Fra). Con elementi tecnicamente narrativi, oggettivamente tali. 
In poesia invece non c&#039;è bisogno di trame e luoghi, dialoghi e connotazione dei personaggi. Perché c&#039;è un unico personaggio: l&#039;io guardante, più che narrante. 
Al proprio stile in prosa, se poeti, bisogna imparare a negare la licenza poetica, mi verrebbe da dire. Bisogna imparare ad educare il proprio sguardo. 
Infine io credo nella variazione della voce, in prosa. Un romanzo scritto sempre con la stessa tonalità sarebbe insostenibile. Come se anche la voce subisse una trama.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Inoltre.</p>
<p>Sono d&#8217;accordo con Fra. Un poeta se scrive in prosa non può concepire la prosa come fare versi ma senza andare a capo. Perché non scriverà, così facendo, un romanzo vero. Non può vivere di frammenti la prosa, perché di frammenti non vivono i personaggi.<br />
E&#8217; come girare (e ancora prima concepire) un film.<br />
Ecco perché scrivere un romanzo vero, per uno i cui occhi e le cui mani funzionano da poeta, è una grande sfida, e perché poche volte chi scrive ottimi versi non scrive ottima prosa e viceversa.<br />
Bisogna imparare a rimpolpare il dire, a diluire l'&#8221;intuizione sovvenuta&#8221; (è un&#8217;espressione perfetta, Fra). Con elementi tecnicamente narrativi, oggettivamente tali.<br />
In poesia invece non c&#8217;è bisogno di trame e luoghi, dialoghi e connotazione dei personaggi. Perché c&#8217;è un unico personaggio: l&#8217;io guardante, più che narrante.<br />
Al proprio stile in prosa, se poeti, bisogna imparare a negare la licenza poetica, mi verrebbe da dire. Bisogna imparare ad educare il proprio sguardo.<br />
Infine io credo nella variazione della voce, in prosa. Un romanzo scritto sempre con la stessa tonalità sarebbe insostenibile. Come se anche la voce subisse una trama.</p>
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