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	Commenti a: Guerra, mercato, donne e guerrieri (1)	</title>
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		<title>
		Di: gina		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gina]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Mar 2007 16:07:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Alias è supplemento culturale del manifesto:).
In quell&#039;occasione io e la storica/antropologa (che è una cara amica) ci siamo occupate di scuola.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alias è supplemento culturale del manifesto:).<br />
In quell&#8217;occasione io e la storica/antropologa (che è una cara amica) ci siamo occupate di scuola.</p>
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		<title>
		Di: rigoni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/02/26/donne-e-guerra/#comment-62466</link>

		<dc:creator><![CDATA[rigoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Mar 2007 14:43:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[gina,

come la metti tu, la cosa è interessante. Sole che il pezzo è uscito su un giornale, il lettore pensa di trovarsi di fronte a dei fatti, non ad una rappresentazione. Ed è questo che metto in discussione in tutti i miei interventi. 
Interessante anche la tua esperienza. Di che cosa vi eravate occupati con la storica-antropologa?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>gina,</p>
<p>come la metti tu, la cosa è interessante. Sole che il pezzo è uscito su un giornale, il lettore pensa di trovarsi di fronte a dei fatti, non ad una rappresentazione. Ed è questo che metto in discussione in tutti i miei interventi.<br />
Interessante anche la tua esperienza. Di che cosa vi eravate occupati con la storica-antropologa?</p>
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		<title>
		Di: gina		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/02/26/donne-e-guerra/#comment-62462</link>

		<dc:creator><![CDATA[gina]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Mar 2007 13:50:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[rigoni

Grazie per la risposta. 

Sul diritto/dovere di critica siamo d&#039;accordo, io stessa ho affermato che non vi è nulla di male a mettere in dubbio il lavoro altrui. Siamo su posizioni diverse sua altri fronti, e cioè sull&#039;effetto magnitudine di alias, al quale tu hai accennato in un precedente commento e che secondo me non esiste, cosa che va di pari passo col fatto che il lavoro di gatti e quadrelli a mio avviso non è assimilabile. Sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista della ribalta mediatica e della conseguenza sui governi. Pensa ad esempio alle ispezioni ordinate in seguito all&#039;inchiesta sugli ospedali e ampiamente sbandierate sui giornali. 

Poi.  La mia domanda sull&#039;esperienza in questo campo era collegata alla tua richiesta di “verifica delle fonti”. Posso capire la tua posizione da storico, e qui sarebbe davvero utile che intervenisse quadrelli per l&#039;aspetto socioantropologico. Io posso solo riportare due tipi differenti di  esperienza personale e professionale. La prima da giornalista infiltrata in cui la fonte ero io, da simil gatti dal punto di vista tecnico ma non per quanto riguarda lo stile, il mio molto più asciutto e schematico, anche per la collocazione del medium per il quale mi sono trovata a lavorare. Cosa da non trascurare, la redazione dei pezzi è avvenuta in forma anonima (per evitare ritorsioni nei miei confronti). 

La seconda da giornalista tout court, che di recente ha dovuto redigere un testo GIORNALISTICO in seguito ad una INCHIESTA ETNOGRAFICA  compiuta insieme a una storica/antropologa, cosa che ha permesso la drammatica, e molto proficua:) messa in evidenza della differenza  nell&#039;approccio all&#039;altro. A partire dal linguaggio, dalla definizione dell&#039;altro. 
Che per me, ad esempio e professionalmente parlando è colui che:parla. 
Che per lei ad esempio e professionalmente parlando è colui che: “si rappresenta” (non ti dico l&#039;impatto sugli intervistati/informatori, col cazzo che” noi ci rappresentiamo così”,  quella che noi diciamo è la pura e semplice: verità). 
A partire dalla citazione delle fonti. Che io ho preteso, anche perché era chiaro che dal punto di vista giornalistico ci stavano manipolando. Che invece la storica/antropologa era disposta a tralasciare, perché la sostanza (e la premessa, quella dell&#039;inchiesta etnografica) era un&#039;altra. La sostanza era la loro rappresentazione del reale. 

Si è discusso molto, tra noi, e con loro che non accettavano il punto di vista etnografico, delle due l&#039;una. O parlate, giornalisticamente parlate, e allora visto che si può (non sempre si può), vi citiamo come fonti. Oppure accettate il fatto che la vostra, dal punto di vista etnografico,  è una (reale, avevano ragione) rappresentazione del reale. Il tutto si è concluso con un ibrido di poco senso (irreale, nel senso che non ha riportato la reale portata del conflitto in atto). In sostanza col ridimensionamento della portata delle affermazioni , e la citazione delle fonti. 

In questo caso però. E qui ritorno alla sostanza del pezzo di quadrelli. Che da quanto ho capito tu ritieni ideologica, seppur condita da fatti veri (quali?), seppur condita da deliri stile rambo tre (le “sostanziali” modalità di fuga/salvataggio?).

Dal mio punto di vista, visto chi ha fatto l&#039;intervista, e dove è stata pubblicata, la sostanza rientra nell&#039;ambito della rappresentazione del reale che è: reale. E del cosa cova sotto le realissime ceneri, cioè il risentimento, e la portata devastante del risentimento. E questo vale anche per l&#039;articolo che ho citato io sulle donne delle banlieue parigine. E questo vale anche per il pezzo di quadrelli sugli ultras in occasione della guerriglia di catania. E questo vale anche per il pezzo sulla controguerriglia nel caso dell&#039;intervista al militare italiano in iraq. E questo vale anche per i kamikaze, o  per le terroriste cecene delle quali ho letto altrove. E questo vale anche per la donna russa sopravvissuta al dubrovka che ho visto anni fa in intervista televisiva. In teatro le han fatto fuori (chi?) il marito e uno dei due figli, le è rimasto solo un figlio, che fortunatamente era restato a casa perché malato. 
Odio le terroriste cecene ha detto, MA LE CAPISCO e se non mi fosse rimasto un figlio andrei in cecenia e mi farei saltare in aria davanti alle scuole dei loro, di  figli. Tralasciando l&#039;ideologia, che  in questo pezzo di quadrelli per altro è pacifica:) anche nel senso di : sgamabile, e con un occhio di  riguardo al reale conflitto in atto,  imho quel che realisticamente conta, quel che fa la differenza in termini di realissimo sangue, cioè quel che entra in corto col reale preventivo e/o umanitario iperealizzandolo, è il REALE DI ANNA , che  non viene da marte (error 404:)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>rigoni</p>
<p>Grazie per la risposta. </p>
<p>Sul diritto/dovere di critica siamo d&#8217;accordo, io stessa ho affermato che non vi è nulla di male a mettere in dubbio il lavoro altrui. Siamo su posizioni diverse sua altri fronti, e cioè sull&#8217;effetto magnitudine di alias, al quale tu hai accennato in un precedente commento e che secondo me non esiste, cosa che va di pari passo col fatto che il lavoro di gatti e quadrelli a mio avviso non è assimilabile. Sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista della ribalta mediatica e della conseguenza sui governi. Pensa ad esempio alle ispezioni ordinate in seguito all&#8217;inchiesta sugli ospedali e ampiamente sbandierate sui giornali. </p>
<p>Poi.  La mia domanda sull&#8217;esperienza in questo campo era collegata alla tua richiesta di “verifica delle fonti”. Posso capire la tua posizione da storico, e qui sarebbe davvero utile che intervenisse quadrelli per l&#8217;aspetto socioantropologico. Io posso solo riportare due tipi differenti di  esperienza personale e professionale. La prima da giornalista infiltrata in cui la fonte ero io, da simil gatti dal punto di vista tecnico ma non per quanto riguarda lo stile, il mio molto più asciutto e schematico, anche per la collocazione del medium per il quale mi sono trovata a lavorare. Cosa da non trascurare, la redazione dei pezzi è avvenuta in forma anonima (per evitare ritorsioni nei miei confronti). </p>
<p>La seconda da giornalista tout court, che di recente ha dovuto redigere un testo GIORNALISTICO in seguito ad una INCHIESTA ETNOGRAFICA  compiuta insieme a una storica/antropologa, cosa che ha permesso la drammatica, e molto proficua:) messa in evidenza della differenza  nell&#8217;approccio all&#8217;altro. A partire dal linguaggio, dalla definizione dell&#8217;altro.<br />
Che per me, ad esempio e professionalmente parlando è colui che:parla.<br />
Che per lei ad esempio e professionalmente parlando è colui che: “si rappresenta” (non ti dico l&#8217;impatto sugli intervistati/informatori, col cazzo che” noi ci rappresentiamo così”,  quella che noi diciamo è la pura e semplice: verità).<br />
A partire dalla citazione delle fonti. Che io ho preteso, anche perché era chiaro che dal punto di vista giornalistico ci stavano manipolando. Che invece la storica/antropologa era disposta a tralasciare, perché la sostanza (e la premessa, quella dell&#8217;inchiesta etnografica) era un&#8217;altra. La sostanza era la loro rappresentazione del reale. </p>
<p>Si è discusso molto, tra noi, e con loro che non accettavano il punto di vista etnografico, delle due l&#8217;una. O parlate, giornalisticamente parlate, e allora visto che si può (non sempre si può), vi citiamo come fonti. Oppure accettate il fatto che la vostra, dal punto di vista etnografico,  è una (reale, avevano ragione) rappresentazione del reale. Il tutto si è concluso con un ibrido di poco senso (irreale, nel senso che non ha riportato la reale portata del conflitto in atto). In sostanza col ridimensionamento della portata delle affermazioni , e la citazione delle fonti. </p>
<p>In questo caso però. E qui ritorno alla sostanza del pezzo di quadrelli. Che da quanto ho capito tu ritieni ideologica, seppur condita da fatti veri (quali?), seppur condita da deliri stile rambo tre (le “sostanziali” modalità di fuga/salvataggio?).</p>
<p>Dal mio punto di vista, visto chi ha fatto l&#8217;intervista, e dove è stata pubblicata, la sostanza rientra nell&#8217;ambito della rappresentazione del reale che è: reale. E del cosa cova sotto le realissime ceneri, cioè il risentimento, e la portata devastante del risentimento. E questo vale anche per l&#8217;articolo che ho citato io sulle donne delle banlieue parigine. E questo vale anche per il pezzo di quadrelli sugli ultras in occasione della guerriglia di catania. E questo vale anche per il pezzo sulla controguerriglia nel caso dell&#8217;intervista al militare italiano in iraq. E questo vale anche per i kamikaze, o  per le terroriste cecene delle quali ho letto altrove. E questo vale anche per la donna russa sopravvissuta al dubrovka che ho visto anni fa in intervista televisiva. In teatro le han fatto fuori (chi?) il marito e uno dei due figli, le è rimasto solo un figlio, che fortunatamente era restato a casa perché malato.<br />
Odio le terroriste cecene ha detto, MA LE CAPISCO e se non mi fosse rimasto un figlio andrei in cecenia e mi farei saltare in aria davanti alle scuole dei loro, di  figli. Tralasciando l&#8217;ideologia, che  in questo pezzo di quadrelli per altro è pacifica:) anche nel senso di : sgamabile, e con un occhio di  riguardo al reale conflitto in atto,  imho quel che realisticamente conta, quel che fa la differenza in termini di realissimo sangue, cioè quel che entra in corto col reale preventivo e/o umanitario iperealizzandolo, è il REALE DI ANNA , che  non viene da marte (error 404:)</p>
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		<title>
		Di: rigoni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/02/26/donne-e-guerra/#comment-62446</link>

		<dc:creator><![CDATA[rigoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Mar 2007 08:56:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[gina
non ha alcun motivo di malafede verso Quadrelli. Nè, mi pare, di aver fatto un giochino di &quot;lancio/ritrattazione/rilancio d’accuse&quot;.
Mettere in dubbio il lavoro di qualcuno mi pare anche doveroso, altrimenti  dove sta il diritto/dovere di critica?
Rispondo alle tue domande: 
1. su Alias (che leggo con interesse da sempre). L&#039;intento politico del pezzo è evidente (denuncia del ruolo svolto dalle truppe occidentali in kossovo) e non ha alcun dubbio che le cose possano essere come le descrive l&#039;intervistata. Ma siamo sicuri che non ci sia da parte dell&#039;intervistata, non di Quadrelli, l&#039;intento di denunciare una situazione del genere per rafforzare la testi del Kossovo indipendente?
2. Sul lavoro di Quadrelli e di Gatti. Posso sbagliarmi, ma mi pare che ci sia una forte tentazione sensazionalistica in pezzi del genere. Il lettore ricorda più il furto delle cornee o la violenza sadica che altro, secondo te questi sono elementi che non hanno un peso? Scrivere in questo modo non ha un peso e un significato? Per me si e sinceramente non credo che serva a capire un bel niente. L&#039;effetto è quello retorico della parte per il tutto, un ricatto sentimentale (tu lettore, non ti indigni neppure di fronte a questo?). 
In più se, e ripeto se, questi elementi non sono reali, ma il frutto della volontà dell&#039;autore di spettacolarizzare (Gatti) o di ideologizzare (Quadrelli), ci troviamo di fronte ad un fatto senza conseguenze?
La mia esperienza è quella di editor di saggistica storico/politica in una casa editrice con una formazione da storico e vale quello che può valere in questi casi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>gina<br />
non ha alcun motivo di malafede verso Quadrelli. Nè, mi pare, di aver fatto un giochino di &#8220;lancio/ritrattazione/rilancio d’accuse&#8221;.<br />
Mettere in dubbio il lavoro di qualcuno mi pare anche doveroso, altrimenti  dove sta il diritto/dovere di critica?<br />
Rispondo alle tue domande:<br />
1. su Alias (che leggo con interesse da sempre). L&#8217;intento politico del pezzo è evidente (denuncia del ruolo svolto dalle truppe occidentali in kossovo) e non ha alcun dubbio che le cose possano essere come le descrive l&#8217;intervistata. Ma siamo sicuri che non ci sia da parte dell&#8217;intervistata, non di Quadrelli, l&#8217;intento di denunciare una situazione del genere per rafforzare la testi del Kossovo indipendente?<br />
2. Sul lavoro di Quadrelli e di Gatti. Posso sbagliarmi, ma mi pare che ci sia una forte tentazione sensazionalistica in pezzi del genere. Il lettore ricorda più il furto delle cornee o la violenza sadica che altro, secondo te questi sono elementi che non hanno un peso? Scrivere in questo modo non ha un peso e un significato? Per me si e sinceramente non credo che serva a capire un bel niente. L&#8217;effetto è quello retorico della parte per il tutto, un ricatto sentimentale (tu lettore, non ti indigni neppure di fronte a questo?).<br />
In più se, e ripeto se, questi elementi non sono reali, ma il frutto della volontà dell&#8217;autore di spettacolarizzare (Gatti) o di ideologizzare (Quadrelli), ci troviamo di fronte ad un fatto senza conseguenze?<br />
La mia esperienza è quella di editor di saggistica storico/politica in una casa editrice con una formazione da storico e vale quello che può valere in questi casi.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: gina		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/02/26/donne-e-guerra/#comment-62311</link>

		<dc:creator><![CDATA[gina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Feb 2007 09:06:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[rigoni
visto da fuori (non ti attribuisco di principio malafede) il gioco lancio/ritrattazione/rilancio d&#039;accuse appare un po&#039; sporchino (fatti veri da verificare:). Stai mettendo in dubbio il lavoro di qualcuno. Nulla di male, ma sarebbe interessante per tutti che tu andassi fino in fondo. 
In particolare sulla magnitudine di alias:), sull&#039;assimilazione del lavoro di quadrelli a quello di gatti, sulla verifica delle fonti (cosa chiedi esattamente, hai esperienza di lavori in questo campo, sul campo?) e sull&#039;effetto distorsione di quella che tu chiami fiction sul vero, tanto da renderlo inverosimile E da verificare.
qual&#039;è secondo te la sostanza di questo pezzo? Quella che tu chiami &quot;fiction&quot; la inficia?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>rigoni<br />
visto da fuori (non ti attribuisco di principio malafede) il gioco lancio/ritrattazione/rilancio d&#8217;accuse appare un po&#8217; sporchino (fatti veri da verificare:). Stai mettendo in dubbio il lavoro di qualcuno. Nulla di male, ma sarebbe interessante per tutti che tu andassi fino in fondo.<br />
In particolare sulla magnitudine di alias:), sull&#8217;assimilazione del lavoro di quadrelli a quello di gatti, sulla verifica delle fonti (cosa chiedi esattamente, hai esperienza di lavori in questo campo, sul campo?) e sull&#8217;effetto distorsione di quella che tu chiami fiction sul vero, tanto da renderlo inverosimile E da verificare.<br />
qual&#8217;è secondo te la sostanza di questo pezzo? Quella che tu chiami &#8220;fiction&#8221; la inficia?</p>
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		<title>
		Di: rigoni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/02/26/donne-e-guerra/#comment-62299</link>

		<dc:creator><![CDATA[rigoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Feb 2007 18:46:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E tu non fartela.
A me questo aspetto continua a dare fastidio e preferirei che i fatti venissero non soltanto raccontati ma anche verificati. 
Il rischio, altrimenti, è quello di pubblicare decine di pagine di denunce sulle stragi serbe in Kossovo, con molti racconti di &quot;testimoni&quot;. Per poi rendersi conto che quei racconti servivano in gran parte a indignare e a mobilitare l&#039;opinione pubblica occidentale. 
Anche in quel caso i fatti non solo erano verosimili, ma in qualche caso erano realmente accaduti. Solo non con la magnitudine con la quale erano presentati. L&#039;intento però è stato in gran parte raggiunto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E tu non fartela.<br />
A me questo aspetto continua a dare fastidio e preferirei che i fatti venissero non soltanto raccontati ma anche verificati.<br />
Il rischio, altrimenti, è quello di pubblicare decine di pagine di denunce sulle stragi serbe in Kossovo, con molti racconti di &#8220;testimoni&#8221;. Per poi rendersi conto che quei racconti servivano in gran parte a indignare e a mobilitare l&#8217;opinione pubblica occidentale.<br />
Anche in quel caso i fatti non solo erano verosimili, ma in qualche caso erano realmente accaduti. Solo non con la magnitudine con la quale erano presentati. L&#8217;intento però è stato in gran parte raggiunto.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/02/26/donne-e-guerra/#comment-62298</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Feb 2007 18:32:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ti lascio volentieri a meditare su questa domanda. 
è proprio quello che si augurano quadrelli e quelli come lui quando pubblicano i loro lavori: &quot;si domanderà il lettore se i fatti qui narrati reggono ad una curvatura letteraria?&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ti lascio volentieri a meditare su questa domanda.<br />
è proprio quello che si augurano quadrelli e quelli come lui quando pubblicano i loro lavori: &#8220;si domanderà il lettore se i fatti qui narrati reggono ad una curvatura letteraria?&#8221;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: rigoni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/02/26/donne-e-guerra/#comment-62295</link>

		<dc:creator><![CDATA[rigoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Feb 2007 18:04:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Che ti devo dire tashtego. 
Evidentemente abbiamo diverse idee su ciò che è romanzesco. A me il racconto della liberazione della ragazza pare pua fiction.
Torno a dire che non stento a credere all&#039;attendibilità dei fatti e del contesto. Quello che metto in dubbio è la forma e la struttura con la quale vengono descritti e raccontati i fatti. 
E pongo questa domanda: fino a che punto il racconto dei fatti regge una curvatura letteraria?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che ti devo dire tashtego.<br />
Evidentemente abbiamo diverse idee su ciò che è romanzesco. A me il racconto della liberazione della ragazza pare pua fiction.<br />
Torno a dire che non stento a credere all&#8217;attendibilità dei fatti e del contesto. Quello che metto in dubbio è la forma e la struttura con la quale vengono descritti e raccontati i fatti.<br />
E pongo questa domanda: fino a che punto il racconto dei fatti regge una curvatura letteraria?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: rigoni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/02/26/donne-e-guerra/#comment-62292</link>

		<dc:creator><![CDATA[rigoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Feb 2007 17:53:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Andrea,

secondo me si tratta di due fenomeni diversi. Sul caso di Erba, per restare al tuo esempio, accanto al pessimo giornalismo, l&#039;aspetto più impressionante è stato il rincorrersi di analisi para-sociologiche e para-psicologiche, cioè l&#039;uso degli schemi e del linguaggio di queste due discipline per legittimare una grande fabbrica del vuoto. 
Nel caso di Quadrelli e in quello di Gatti, che mi pare molto simile, c&#039;è un additivo romanzesco ad una descrizione di fatti reali.
La domanda che mi pongo è: questo &quot;additivo&quot; viene dalla vittima di questi fatti o è il prodotto di chi racconta?
Nel primo caso non mi pare positivo che l&#039;autore (giornalista, reporter o sociologo che sia) non verifichi la testimonianza, ma si faccia trasportare dalla sua forza. 
Nel secondo, soprattutto per quanto riguarda Gatti, mi chiedo perché lo si faccia.   
Trovi cose del genere in Kapuscinski e Langewiesche?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Andrea,</p>
<p>secondo me si tratta di due fenomeni diversi. Sul caso di Erba, per restare al tuo esempio, accanto al pessimo giornalismo, l&#8217;aspetto più impressionante è stato il rincorrersi di analisi para-sociologiche e para-psicologiche, cioè l&#8217;uso degli schemi e del linguaggio di queste due discipline per legittimare una grande fabbrica del vuoto.<br />
Nel caso di Quadrelli e in quello di Gatti, che mi pare molto simile, c&#8217;è un additivo romanzesco ad una descrizione di fatti reali.<br />
La domanda che mi pongo è: questo &#8220;additivo&#8221; viene dalla vittima di questi fatti o è il prodotto di chi racconta?<br />
Nel primo caso non mi pare positivo che l&#8217;autore (giornalista, reporter o sociologo che sia) non verifichi la testimonianza, ma si faccia trasportare dalla sua forza.<br />
Nel secondo, soprattutto per quanto riguarda Gatti, mi chiedo perché lo si faccia.<br />
Trovi cose del genere in Kapuscinski e Langewiesche?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/02/26/donne-e-guerra/#comment-62287</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Feb 2007 17:29:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2007/02/26/donne-e-guerra/#comment-62287</guid>

					<description><![CDATA[per come l&#039;ho letta su Alias l&#039;intervista evita il più possibile il pulp.
rammento che benché quadrelli chieda particolari, l&#039;intervistata si rifiuta di rispondere.
piuttosto direi che su certi aspetti della sua storia (che non hanno niente a che vedere con l&#039;assoggettamento a scopo prostituzione) è molto reticente.
non riesco a capire di cosa si lamenta rigoni.
non mi pare né morbosa né sensazionalistica, né poco credibile, né romanzata, semmai il contrario di romanzata.
circa la sua attendibilità faccio due più due: se storie di questo genere si verificano quotidianamente in italia - ne sono pieni i giornali - perché dobbiamo faticare a credere che siano accadute e/o accadano in albania?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>per come l&#8217;ho letta su Alias l&#8217;intervista evita il più possibile il pulp.<br />
rammento che benché quadrelli chieda particolari, l&#8217;intervistata si rifiuta di rispondere.<br />
piuttosto direi che su certi aspetti della sua storia (che non hanno niente a che vedere con l&#8217;assoggettamento a scopo prostituzione) è molto reticente.<br />
non riesco a capire di cosa si lamenta rigoni.<br />
non mi pare né morbosa né sensazionalistica, né poco credibile, né romanzata, semmai il contrario di romanzata.<br />
circa la sua attendibilità faccio due più due: se storie di questo genere si verificano quotidianamente in italia &#8211; ne sono pieni i giornali &#8211; perché dobbiamo faticare a credere che siano accadute e/o accadano in albania?</p>
]]></content:encoded>
		
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