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	Commenti a: A proposito di scuola #2	</title>
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		<title>
		Di: stefano zangrando		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/04/14/a-proposito-di-scuola-2/#comment-66756</link>

		<dc:creator><![CDATA[stefano zangrando]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2007 18:08:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì Walter, grazie.
Mi hai dato molti stimoli di riflessione e mi piacerebbe approfondire, ma ho un&#039;indisposizione che mi rende difficile l&#039;uso della tastiera; del resto per ora non ho repliche che non rischino l&#039;off topic. Tuttavia mi piacerebbe continuare confrontarmi con te su questi argomenti, e non solo da insegnanti. Se hai voglia di contattarmi, ti do questo indirizzo e-mail e appena posso ti rispondo: stadtmitte[at]libero.it]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì Walter, grazie.<br />
Mi hai dato molti stimoli di riflessione e mi piacerebbe approfondire, ma ho un&#8217;indisposizione che mi rende difficile l&#8217;uso della tastiera; del resto per ora non ho repliche che non rischino l&#8217;off topic. Tuttavia mi piacerebbe continuare confrontarmi con te su questi argomenti, e non solo da insegnanti. Se hai voglia di contattarmi, ti do questo indirizzo e-mail e appena posso ti rispondo: stadtmitte[at]libero.it</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: valter binaghi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/04/14/a-proposito-di-scuola-2/#comment-66744</link>

		<dc:creator><![CDATA[valter binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2007 17:04:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@zangrando
Grazie Stefano, è un punto importante su cui non ho riflettuto fino in fondo.
Provo. Intanto siamo su un piano di constatazione, non (per ora) giudizio di valore: mi sembra difficile negare che l&#039;uomo &quot;humanus&quot; su cui si è forgiata la civiltà dell&#039;occidente moderno, e che comprende tipi antropologici come il liberale colto ma anche il cristiano padre di famiglia, l&#039;artista romantico o lo scienziato positivista, si fondasse sulla capacità della &quot;paideia&quot; moderna di essere normativa e socializzante ma anche di promuovere l&#039;individuazione personale e di sancire l&#039;autorevolezza della generazione precedente affidando un ruolo ancora importante all&#039;esperienza oltre che all&#039;istruzione teorica.
E&#039; altrettanto innegabile che tutto questo è saltato perchè la cultura elettronica e il nuovo ambiente del ciberspazio rendono obsoleto un punto di vista individuale, frutto di lunga preparazione (figlio del libro, per McLuhan), così come la storicità sostituita dall&#039;istantaneo (Virilio) rende incomprensibile il ricorso ad una laboriosa contestualizzazione (Baricco) e semiotizza interamente la realtà (Baudrillard, ma anche Scurati)
Ora, ciò che abbiamo sempre definito la &quot;personalità&quot; non è un&#039;eredità genetica, ma il traguardo di un&#039;educazione, e per giunta ne rappresenta il risultato ottimale e sempre un po&#039; elitario. Se viene a mancare la &quot;paideia&quot;  che lo forgiava, questo tipo di ideale umano si eclissa, sostituito da qualcosa che è presto per giudicare (anche perchè non è fatalmente determinato, ma risulterà frutto di scelte politiche e scolastiche improcrastinabili) ma che nelle sue avvisaglie più romantiche è il navigatore della rete, più leggero di una caravella e senza l&#039;illusione della spezia, nelle peggiori l&#039;io minimo (Lasch), senza corpo e senza storia, che per darsi un&#039;identità ha bisogno di vedersi come spettacolo, e propone narcisisticamente se stesso ovunque si possa lasciare traccia d&#039;immagine, e le sue gesta su Youtube. La scuola è spaventosamente inerme di fronte a tutto ciò: propone ciò che è essenziale e va assolutamente preservato (il classico in letteratura, l’intelligenza critica del metodo scientifico, la comprensione storica dell’uomo, la civiltà giuridica) ma lo fa con i metodi di una “paideia” che non ha presa sulle forme percettive e sull’intelligenza emotiva dell’adolescente odierno. Quindi non insegna e non incide, se non nel peggiore dei modi, cioè avallando la burocrazia come unico stile di vita sociale possibile (educazione come frequenza, certificazione e valutazione, qui Illich ha scritto cose che restano). Ti ho risposto?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@zangrando<br />
Grazie Stefano, è un punto importante su cui non ho riflettuto fino in fondo.<br />
Provo. Intanto siamo su un piano di constatazione, non (per ora) giudizio di valore: mi sembra difficile negare che l&#8217;uomo &#8220;humanus&#8221; su cui si è forgiata la civiltà dell&#8217;occidente moderno, e che comprende tipi antropologici come il liberale colto ma anche il cristiano padre di famiglia, l&#8217;artista romantico o lo scienziato positivista, si fondasse sulla capacità della &#8220;paideia&#8221; moderna di essere normativa e socializzante ma anche di promuovere l&#8217;individuazione personale e di sancire l&#8217;autorevolezza della generazione precedente affidando un ruolo ancora importante all&#8217;esperienza oltre che all&#8217;istruzione teorica.<br />
E&#8217; altrettanto innegabile che tutto questo è saltato perchè la cultura elettronica e il nuovo ambiente del ciberspazio rendono obsoleto un punto di vista individuale, frutto di lunga preparazione (figlio del libro, per McLuhan), così come la storicità sostituita dall&#8217;istantaneo (Virilio) rende incomprensibile il ricorso ad una laboriosa contestualizzazione (Baricco) e semiotizza interamente la realtà (Baudrillard, ma anche Scurati)<br />
Ora, ciò che abbiamo sempre definito la &#8220;personalità&#8221; non è un&#8217;eredità genetica, ma il traguardo di un&#8217;educazione, e per giunta ne rappresenta il risultato ottimale e sempre un po&#8217; elitario. Se viene a mancare la &#8220;paideia&#8221;  che lo forgiava, questo tipo di ideale umano si eclissa, sostituito da qualcosa che è presto per giudicare (anche perchè non è fatalmente determinato, ma risulterà frutto di scelte politiche e scolastiche improcrastinabili) ma che nelle sue avvisaglie più romantiche è il navigatore della rete, più leggero di una caravella e senza l&#8217;illusione della spezia, nelle peggiori l&#8217;io minimo (Lasch), senza corpo e senza storia, che per darsi un&#8217;identità ha bisogno di vedersi come spettacolo, e propone narcisisticamente se stesso ovunque si possa lasciare traccia d&#8217;immagine, e le sue gesta su Youtube. La scuola è spaventosamente inerme di fronte a tutto ciò: propone ciò che è essenziale e va assolutamente preservato (il classico in letteratura, l’intelligenza critica del metodo scientifico, la comprensione storica dell’uomo, la civiltà giuridica) ma lo fa con i metodi di una “paideia” che non ha presa sulle forme percettive e sull’intelligenza emotiva dell’adolescente odierno. Quindi non insegna e non incide, se non nel peggiore dei modi, cioè avallando la burocrazia come unico stile di vita sociale possibile (educazione come frequenza, certificazione e valutazione, qui Illich ha scritto cose che restano). Ti ho risposto?</p>
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		<title>
		Di: stefano zangrando		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/04/14/a-proposito-di-scuola-2/#comment-66701</link>

		<dc:creator><![CDATA[stefano zangrando]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2007 11:21:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[binaghi,
sono d&#039;accordo con te, perciò ti prego di darmi chiarimenti su un punto: che cosa intendi per &quot;personalità&quot; come &quot;valore primario&quot;? credi cioè il nuovo modo di generarsi di un nuovo tipo di &quot;personalità&quot;, quello più o meno rizomatico che tu descrivi, non abbia le carte per imporsi come &quot;valore&quot;? che cosa intendi, in particolare, per &quot;valore&quot; in rapporto a quello che chiami &quot;io minimo&quot;?
potrò leggere la tua risposta, se me la darai, solo stasera, perciò fai pure con calma.
grazie,
sz]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>binaghi,<br />
sono d&#8217;accordo con te, perciò ti prego di darmi chiarimenti su un punto: che cosa intendi per &#8220;personalità&#8221; come &#8220;valore primario&#8221;? credi cioè il nuovo modo di generarsi di un nuovo tipo di &#8220;personalità&#8221;, quello più o meno rizomatico che tu descrivi, non abbia le carte per imporsi come &#8220;valore&#8221;? che cosa intendi, in particolare, per &#8220;valore&#8221; in rapporto a quello che chiami &#8220;io minimo&#8221;?<br />
potrò leggere la tua risposta, se me la darai, solo stasera, perciò fai pure con calma.<br />
grazie,<br />
sz</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: volemose bene		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/04/14/a-proposito-di-scuola-2/#comment-66676</link>

		<dc:creator><![CDATA[volemose bene]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2007 07:54:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;come aggiornare il bagaglio teorico, pedagogico, cercando di integrare il mondo del consumo culturale e quello di una possibile critica della società?&quot;
la quadratura del cerchio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;come aggiornare il bagaglio teorico, pedagogico, cercando di integrare il mondo del consumo culturale e quello di una possibile critica della società?&#8221;<br />
la quadratura del cerchio</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: valter binaghi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/04/14/a-proposito-di-scuola-2/#comment-66607</link>

		<dc:creator><![CDATA[valter binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Apr 2007 07:52:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[culturqa è un errore di battitura, ma forse anche un neologismo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>culturqa è un errore di battitura, ma forse anche un neologismo</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: valter binaghi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/04/14/a-proposito-di-scuola-2/#comment-66604</link>

		<dc:creator><![CDATA[valter binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Apr 2007 07:47:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il problema di rapportarsi all&#039;altro era tale per chi veniva da un&#039;identità forte e consolidata, fatta di memorie spesse ed esperienze caratterizzanti: non certo i ragazzi di oggi, che fanno molto più in fretta ad accogliere un coetaneo straniero che una pagina di Omero, perchè gli stereotipi della culturqa globale sono ormai condivisi largamente. Il problema vero è l&#039;io minimo, la mancanza di storicità identitaria, che rende flebili e precarie le relazioni: noi stessi, che siamo a cavallo di due mondi, fatichiamo a immaginare una cultura senza il valore primario che l&#039;ha sempre accompagnata: la personalità.
Il linguaggio dei pedagogisti fatica a rappresentarsi ciò che sta accadendo alle ultime generazioni, perchè è figlio di quella &quot;paideia&quot; che propriamente si sta eclissando. Ideale educativo fatto di contestualizzazione storica, lunga frequentazione del testo, confronto intergenerazionale tra maestri e discepoli: precisamente ciò che viene meno, sostituito da un apprendimento simultaneo e reticolare, che elimina precondizioni e attese: ciò che Scurati ha definito &quot;inesperienza&quot; e Baricco &quot;barbarie&quot; in due libri recenti e a mio avviso significativi, almeno su un piano fenomenologico. Per conto mio direi che si tratta di rileggere McLuhan che leggemmo trent&#039;anni fa senza capirlo a fondo, e prendere atto di ciò che significa il tramonto della civiltà del &quot;libro&quot; (La galassia gutemberg) di fronte all&#039;onnipervadenza dei media elettronici.
Pensare a ciò che fecero i monaci nell&#039;alto medioevo, quando copiarono e preservarono testi che quasi nessuno era più in grado di leggere.
E tramandare a chi verrà, dopo la fine del diluvio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il problema di rapportarsi all&#8217;altro era tale per chi veniva da un&#8217;identità forte e consolidata, fatta di memorie spesse ed esperienze caratterizzanti: non certo i ragazzi di oggi, che fanno molto più in fretta ad accogliere un coetaneo straniero che una pagina di Omero, perchè gli stereotipi della culturqa globale sono ormai condivisi largamente. Il problema vero è l&#8217;io minimo, la mancanza di storicità identitaria, che rende flebili e precarie le relazioni: noi stessi, che siamo a cavallo di due mondi, fatichiamo a immaginare una cultura senza il valore primario che l&#8217;ha sempre accompagnata: la personalità.<br />
Il linguaggio dei pedagogisti fatica a rappresentarsi ciò che sta accadendo alle ultime generazioni, perchè è figlio di quella &#8220;paideia&#8221; che propriamente si sta eclissando. Ideale educativo fatto di contestualizzazione storica, lunga frequentazione del testo, confronto intergenerazionale tra maestri e discepoli: precisamente ciò che viene meno, sostituito da un apprendimento simultaneo e reticolare, che elimina precondizioni e attese: ciò che Scurati ha definito &#8220;inesperienza&#8221; e Baricco &#8220;barbarie&#8221; in due libri recenti e a mio avviso significativi, almeno su un piano fenomenologico. Per conto mio direi che si tratta di rileggere McLuhan che leggemmo trent&#8217;anni fa senza capirlo a fondo, e prendere atto di ciò che significa il tramonto della civiltà del &#8220;libro&#8221; (La galassia gutemberg) di fronte all&#8217;onnipervadenza dei media elettronici.<br />
Pensare a ciò che fecero i monaci nell&#8217;alto medioevo, quando copiarono e preservarono testi che quasi nessuno era più in grado di leggere.<br />
E tramandare a chi verrà, dopo la fine del diluvio.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: paolo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/04/14/a-proposito-di-scuola-2/#comment-66561</link>

		<dc:creator><![CDATA[paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Apr 2007 09:27:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&lt;strong&gt;a partire da quello che è il ganglio delle problematiche dell’educazione: il suo rapporto con le metodologie della comunicazione.&lt;/strong&gt;

Non direi, il problema dell&#039;educazione non ha niente a che vedere con la comunicazione o se ce l&#039;ha è perchè vogliamo esplicare qualcosa di ovvio: che si comunica ogni volta che apriamo bocca. 
Se pensassimo così non usciremmo dal circuito masturbatorio del sistema educativo e culturale. Gli &quot;scienziati della comunicazione&quot; e tutti i falsi proseliti di &quot;scienze della comunicazione&quot; non stanno facendo niente. 
Lì si studia di Gramsci solo il quaderno che  tratta di scuola, il resto non è affar loro...

Il fascismo culturale consiste nel credere che le cose siano semplici. Il fascismo, ogni forma di totalitarismo (che annienta anche la cultura e l&#039;educazione quindi), non vuole il rumore, il chiasso, la fanfara dei vanti, ma il silenzio, la semplificazione. Occorre elogiare, ma senza retorica, la complessità. Occorre ripristinare il tempo, la prima cosa di cui lo studio ha bisogno. Nietzsche diceva che la prima virtù del filologo, ad esempio, è la lentezza. La lentezza... proprio come oggi, vero?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>a partire da quello che è il ganglio delle problematiche dell’educazione: il suo rapporto con le metodologie della comunicazione.</strong></p>
<p>Non direi, il problema dell&#8217;educazione non ha niente a che vedere con la comunicazione o se ce l&#8217;ha è perchè vogliamo esplicare qualcosa di ovvio: che si comunica ogni volta che apriamo bocca.<br />
Se pensassimo così non usciremmo dal circuito masturbatorio del sistema educativo e culturale. Gli &#8220;scienziati della comunicazione&#8221; e tutti i falsi proseliti di &#8220;scienze della comunicazione&#8221; non stanno facendo niente.<br />
Lì si studia di Gramsci solo il quaderno che  tratta di scuola, il resto non è affar loro&#8230;</p>
<p>Il fascismo culturale consiste nel credere che le cose siano semplici. Il fascismo, ogni forma di totalitarismo (che annienta anche la cultura e l&#8217;educazione quindi), non vuole il rumore, il chiasso, la fanfara dei vanti, ma il silenzio, la semplificazione. Occorre elogiare, ma senza retorica, la complessità. Occorre ripristinare il tempo, la prima cosa di cui lo studio ha bisogno. Nietzsche diceva che la prima virtù del filologo, ad esempio, è la lentezza. La lentezza&#8230; proprio come oggi, vero?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Marco		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/04/14/a-proposito-di-scuola-2/#comment-66560</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Apr 2007 09:27:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[O, per dirla in termini più semplici: apocalittici o integrati? 
Dopo anni di riflessioni sono giunto a una conclusione: integrati. Perchè se neanche gli apparati propagandistici delle dittature sono riusciti a rincoglionire del tutto i popoli, non si capisce per quale motivo dovrebbe riuscirci la (molto più fluida, nonchè ovviamente molto più libera e critica) moderna società dell&#039;informazione e dello spettacolo. E quindi contesto affermazioni tipo: le persone si trasformano in “somme di neuroni viventi divorati dall’invidia e dalla noia”.
Frase che esprime un malcelato e snobistico disprezzo verso la gente comune. Vuol dire non conoscerla, non capire che rapporti umani solidi e significativi possono nascere anche di fronte a una playstation, o in un gruppo di amici che guardano Maria de Filippi, o nelle dinamiche interpersonali che si creano negli uffici di un&#039;azienda. E a scuola: i ragazzini vivono e in certa misura subiscono la società dello spettacolo, ma non è per nulla detto che non sappiano reagire con vitalità, trovando strade nuove di coesione, affermazione personale, comprensione del mondo, rinnovamento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>O, per dirla in termini più semplici: apocalittici o integrati?<br />
Dopo anni di riflessioni sono giunto a una conclusione: integrati. Perchè se neanche gli apparati propagandistici delle dittature sono riusciti a rincoglionire del tutto i popoli, non si capisce per quale motivo dovrebbe riuscirci la (molto più fluida, nonchè ovviamente molto più libera e critica) moderna società dell&#8217;informazione e dello spettacolo. E quindi contesto affermazioni tipo: le persone si trasformano in “somme di neuroni viventi divorati dall’invidia e dalla noia”.<br />
Frase che esprime un malcelato e snobistico disprezzo verso la gente comune. Vuol dire non conoscerla, non capire che rapporti umani solidi e significativi possono nascere anche di fronte a una playstation, o in un gruppo di amici che guardano Maria de Filippi, o nelle dinamiche interpersonali che si creano negli uffici di un&#8217;azienda. E a scuola: i ragazzini vivono e in certa misura subiscono la società dello spettacolo, ma non è per nulla detto che non sappiano reagire con vitalità, trovando strade nuove di coesione, affermazione personale, comprensione del mondo, rinnovamento.</p>
]]></content:encoded>
		
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