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	Commenti a: Roth e Dylan e l&#8217;elogio del cattivo carattere	</title>
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		Di: sitting targets		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[sitting targets]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jun 2007 00:39:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[l&#039;unica cosa che accomuna dylan e roth è che sono due stronzi fatti e finiti. nico mi ricorda fidenco. la caselli chi è, quella dell&#039;arcilesbo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>l&#8217;unica cosa che accomuna dylan e roth è che sono due stronzi fatti e finiti. nico mi ricorda fidenco. la caselli chi è, quella dell&#8217;arcilesbo?</p>
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		Di: Alessandro Morgillo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Morgillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jun 2007 00:17:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&lt;strong&gt;zzz zzz zzz zzz zzz zzz zzz zzz zzz zzz zzz zzz zzz zzz zzz&lt;/strong&gt;]]></description>
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		Di: Rosikator...		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosikator...]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jun 2007 17:44:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Bob Dylan poi sta a Roth come Nico, la chanteuse dei Velvet Underground, sta a Caterina Caselli...&quot;

Morgillo, Morgillo...
se ti rode il culo:
                   dillo!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Bob Dylan poi sta a Roth come Nico, la chanteuse dei Velvet Underground, sta a Caterina Caselli&#8230;&#8221;</p>
<p>Morgillo, Morgillo&#8230;<br />
se ti rode il culo:<br />
                   dillo!</p>
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		Di: alcor		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jun 2007 20:47:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho apprezzato il commento di Pier Luigi, anche se Pastorale americana non ha lasciato dentro di me alcun ricordo e solo leggendo il commento mi tornava in mente. Ma non può essere un giudizio, solo una profonda estraneità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho apprezzato il commento di Pier Luigi, anche se Pastorale americana non ha lasciato dentro di me alcun ricordo e solo leggendo il commento mi tornava in mente. Ma non può essere un giudizio, solo una profonda estraneità.</p>
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		Di: The O.C.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[The O.C.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jun 2007 09:14:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sentenza, dalle mie parti si dice &quot;mettiti le biciclette&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sentenza, dalle mie parti si dice &#8220;mettiti le biciclette&#8221;.</p>
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		Di: alanina		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alanina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jun 2007 09:12:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Laddove Pastorale Americana l&#039;ho letto e mi è piaciuto e avrei detto che me lo ricordavo e concordo in generale con quanto dice Pier Luigi, ho perso qualunque memoria di questa telefonata col fratello jerry che rappresenterebbe il &quot;botto&quot; del romanzo.
riaffermo che la lettura è veramente esperienza curiosa e soggettiva, o mi deprimo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Laddove Pastorale Americana l&#8217;ho letto e mi è piaciuto e avrei detto che me lo ricordavo e concordo in generale con quanto dice Pier Luigi, ho perso qualunque memoria di questa telefonata col fratello jerry che rappresenterebbe il &#8220;botto&#8221; del romanzo.<br />
riaffermo che la lettura è veramente esperienza curiosa e soggettiva, o mi deprimo?</p>
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		<title>
		Di: Alessandro Morgillo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Morgillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jun 2007 21:20:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Al giainismo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al giainismo&#8230;</p>
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		<title>
		Di: Alessandro Morgillo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Morgillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jun 2007 21:17:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Pier Luigi

Pi&#249; che dal bacio paterno, la figlia dello &lt;em&gt;svedese&lt;/em&gt; sarebbe stata sconvolta dal colpo di rullante di &lt;em&gt;Like a Rolling Stone&lt;/em&gt; di &lt;strong&gt;Bob Dylan&lt;/strong&gt;. Sarebbe finita nella Factory a&#160;canticchiare i pezzi di Lou Reed. Obesa e balbuziente. Di famiglia ricca. Perfetta. Forse si sarebbe convertita allo giainismo solo dopo aver sparato ad Andy Warhol. Altra storia. Meno epica. Dall&#8217;intrepido respiro lirico.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Pier Luigi</p>
<p>Pi&ugrave; che dal bacio paterno, la figlia dello <em>svedese</em> sarebbe stata sconvolta dal colpo di rullante di <em>Like a Rolling Stone</em> di <strong>Bob Dylan</strong>. Sarebbe finita nella Factory a&nbsp;canticchiare i pezzi di Lou Reed. Obesa e balbuziente. Di famiglia ricca. Perfetta. Forse si sarebbe convertita allo giainismo solo dopo aver sparato ad Andy Warhol. Altra storia. Meno epica. Dall&rsquo;intrepido respiro lirico.</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: Lorenzo Galbiati		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jun 2007 18:42:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un altro articolo su Dylan, ma quand&#039;è che vi dedicate a Springsteen, che vale molto di più e ha pure un bel carattere?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un altro articolo su Dylan, ma quand&#8217;è che vi dedicate a Springsteen, che vale molto di più e ha pure un bel carattere?</p>
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		<title>
		Di: Pier Luigi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pier Luigi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jun 2007 17:55:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Allora: Pastorale Americana, lo ripeto perchè non ci si confonda come già capitato con un altro romanzo, solo per assonanza, e non è melodia americana, non è tabulatura americana... basta vedere un po&#039; più su. Perchè se uno lo ha letto (sempre legittimo il giudizio, anche se non è piaciuto) difficilmente se lo toglie dalla testa. Ad ogni modo.
Pastorale è uno dei più grandi esempi di romanzo epico degli ultimi anni, insieme ad Underworld di De Lillo e Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay di M.Chabon. Per i dovuti riferimenti rimando a due saggi: Massimo Fusillo &quot;Fra epica e romanzo&quot; e Thomas Pavel &quot;Il romanzo alla ricerca di se stesso&quot;; entrambi sull&#039;enciclopedia del romanzo Einaudi, secondo volume.  
Ritengo più importante soffermarmi su due parti, fondamentali, per affermare la grandezza di P.A. che se ha qualche punto debole è solo la lunga, troppo lunga descrizione della lavorazione dei guanti; ma anche lei è funzionale alla compattezza del romanzo, alla sua architettura, e, cosa più importante, per affermare il suo climax. 
Sì, climax, che come in tutti gli altri corposi romanzi di Roth (Il complotto, e soprattutto lo straordinario Sabbath) cresce cresce cresce diventando insostenibile e sfiancante, ma è sempre funzionale ripeto, perchè quando si ha il botto, il momento pirotecnico la soddisfazione è massima e lo spettacolo è abbagliante. Mi riferisco a quando, nel bel mezzo di P.A., dopo una lunga, interminabile dettagliata descrizione della vita opere pensieri considerazioni lavoro casa al mare matrimonio con la reginetta dello Svedese si arriva al punto della telefonata con il fratello Jerry che genera il crollo, la caduta, la consapevolezza del paradiso perduto, sempre che di paradiso si possa parlare quando poi tutta la vita che credevi si rivolta e si sfracella facendoti rivedere tutto quello dietro di te dalla specola della frattura. 
Il crollo, la caduta, l’intera scoperta di ideali ridotti a frattaglia e illusione ha senso solo dopo che si è meticolosamente costruito un romanzo, un’opera che ha la stessa complessità, e le stesse lungaggini della vita, e di metà secolo di Storia. E la vita è quella di Levov, way of life noiosissimo, troppo lucidato. Le crepe, però, come sappiamo, ci sono sempre, dietro ogni cosa. E ha senso scoprirle, addentrarsi solo se si è ammirata la magnificenza oppure ci si è annoiati mortalmente per tanta  perfezione. Il punto è questo: P.A. è una cattedrale che vertiginosamente cresce, va fino al cielo, è magnifica; ma poi le vengono inferti colpi mortali, pochi e buoni, poco alla volta. Ma alla fine crolla. 
Roth è maestro in questo, e capisco chi dopo aver letto Everyman sia rimasto deluso: forse si aspettava digressioni e LESBICATE (come qualcuno sopra le ha definite). Ma Everyman, che non pochi hanno giustapposto a La morte di Ivan Ilic, ha un legame strettissimo con P.A., infatti già dalle prime pagine N.Zuckerman (per niente scatenato) rivede dopo anni lo Svedese e ricorda il racconto lungo di Tolstoj. In quel caso pronuncia alcune parole che solo il primo mattone dell’intero romanzo: “la vita dello Svedese, per quanto ne sapevo io, era stata molto semplice e molto comune, e perciò bellissima, perfettamente americana”. 
A pronunciarle è N.Z. che è P.Roth, scrittore dentro lo scrittore. Questo è il secondo punto fondamentale, capitale di Pastorale Americana (nel caso qualcuno rievochi sinfonie o ouverture).
Lo scrittore N.Z., P.R. (come tantissimi altri) ha le proprie convinzioni, la propria visione. In fin dei conti è un comune essere umano che se decide che una cosa sia buona è buona se cattiva… E come qualsiasi essere umano si aggrappa a ricordi e prime sensazioni che ne determinano il giudizio per tutta la vita. E lui è convinto che la vita di Levov sia perfetta, incantevole, magnifica, senza crepe. Levov era il suo eroe. Levov gli aveva detto “il basket è un’altra cosa, Skip”. È il suo, personale eroe a dirgli queste cose. Ma si sbagliava, e di grosso. Perché anche dietro chi idolatriamo o crediamo lustro e divino si nascondono abissi. La complessità della vita. La caduta. Il paradiso perduto. 
E anche uno scrittore abituato a maneggiare personaggi scopre che gli uomini, la vita sono un’altra cosa. 
Sempre.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Allora: Pastorale Americana, lo ripeto perchè non ci si confonda come già capitato con un altro romanzo, solo per assonanza, e non è melodia americana, non è tabulatura americana&#8230; basta vedere un po&#8217; più su. Perchè se uno lo ha letto (sempre legittimo il giudizio, anche se non è piaciuto) difficilmente se lo toglie dalla testa. Ad ogni modo.<br />
Pastorale è uno dei più grandi esempi di romanzo epico degli ultimi anni, insieme ad Underworld di De Lillo e Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay di M.Chabon. Per i dovuti riferimenti rimando a due saggi: Massimo Fusillo &#8220;Fra epica e romanzo&#8221; e Thomas Pavel &#8220;Il romanzo alla ricerca di se stesso&#8221;; entrambi sull&#8217;enciclopedia del romanzo Einaudi, secondo volume.<br />
Ritengo più importante soffermarmi su due parti, fondamentali, per affermare la grandezza di P.A. che se ha qualche punto debole è solo la lunga, troppo lunga descrizione della lavorazione dei guanti; ma anche lei è funzionale alla compattezza del romanzo, alla sua architettura, e, cosa più importante, per affermare il suo climax.<br />
Sì, climax, che come in tutti gli altri corposi romanzi di Roth (Il complotto, e soprattutto lo straordinario Sabbath) cresce cresce cresce diventando insostenibile e sfiancante, ma è sempre funzionale ripeto, perchè quando si ha il botto, il momento pirotecnico la soddisfazione è massima e lo spettacolo è abbagliante. Mi riferisco a quando, nel bel mezzo di P.A., dopo una lunga, interminabile dettagliata descrizione della vita opere pensieri considerazioni lavoro casa al mare matrimonio con la reginetta dello Svedese si arriva al punto della telefonata con il fratello Jerry che genera il crollo, la caduta, la consapevolezza del paradiso perduto, sempre che di paradiso si possa parlare quando poi tutta la vita che credevi si rivolta e si sfracella facendoti rivedere tutto quello dietro di te dalla specola della frattura.<br />
Il crollo, la caduta, l’intera scoperta di ideali ridotti a frattaglia e illusione ha senso solo dopo che si è meticolosamente costruito un romanzo, un’opera che ha la stessa complessità, e le stesse lungaggini della vita, e di metà secolo di Storia. E la vita è quella di Levov, way of life noiosissimo, troppo lucidato. Le crepe, però, come sappiamo, ci sono sempre, dietro ogni cosa. E ha senso scoprirle, addentrarsi solo se si è ammirata la magnificenza oppure ci si è annoiati mortalmente per tanta  perfezione. Il punto è questo: P.A. è una cattedrale che vertiginosamente cresce, va fino al cielo, è magnifica; ma poi le vengono inferti colpi mortali, pochi e buoni, poco alla volta. Ma alla fine crolla.<br />
Roth è maestro in questo, e capisco chi dopo aver letto Everyman sia rimasto deluso: forse si aspettava digressioni e LESBICATE (come qualcuno sopra le ha definite). Ma Everyman, che non pochi hanno giustapposto a La morte di Ivan Ilic, ha un legame strettissimo con P.A., infatti già dalle prime pagine N.Zuckerman (per niente scatenato) rivede dopo anni lo Svedese e ricorda il racconto lungo di Tolstoj. In quel caso pronuncia alcune parole che solo il primo mattone dell’intero romanzo: “la vita dello Svedese, per quanto ne sapevo io, era stata molto semplice e molto comune, e perciò bellissima, perfettamente americana”.<br />
A pronunciarle è N.Z. che è P.Roth, scrittore dentro lo scrittore. Questo è il secondo punto fondamentale, capitale di Pastorale Americana (nel caso qualcuno rievochi sinfonie o ouverture).<br />
Lo scrittore N.Z., P.R. (come tantissimi altri) ha le proprie convinzioni, la propria visione. In fin dei conti è un comune essere umano che se decide che una cosa sia buona è buona se cattiva… E come qualsiasi essere umano si aggrappa a ricordi e prime sensazioni che ne determinano il giudizio per tutta la vita. E lui è convinto che la vita di Levov sia perfetta, incantevole, magnifica, senza crepe. Levov era il suo eroe. Levov gli aveva detto “il basket è un’altra cosa, Skip”. È il suo, personale eroe a dirgli queste cose. Ma si sbagliava, e di grosso. Perché anche dietro chi idolatriamo o crediamo lustro e divino si nascondono abissi. La complessità della vita. La caduta. Il paradiso perduto.<br />
E anche uno scrittore abituato a maneggiare personaggi scopre che gli uomini, la vita sono un’altra cosa.<br />
Sempre.</p>
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