<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: In via Barbaroux, ovvero dei limiti della scrittura	</title>
	<atom:link href="https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/13/in-via-barbaroux-ovvero-dei-limiti-della-scrittura/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/13/in-via-barbaroux-ovvero-dei-limiti-della-scrittura/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 19 Jun 2007 08:14:00 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.5</generator>
	<item>
		<title>
		Di: La mezza giornata di uno scrutatore &#171; Il Fondo Paolin		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/13/in-via-barbaroux-ovvero-dei-limiti-della-scrittura/#comment-72077</link>

		<dc:creator><![CDATA[La mezza giornata di uno scrutatore &#171; Il Fondo Paolin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jun 2007 08:14:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2007/06/13/in-via-barbaroux-ovvero-dei-limiti-della-scrittura/#comment-72077</guid>

					<description><![CDATA[[...] La mezza giornata di uno&#160;scrutatore Approda su Nazione Indiana il nostro Paolin (scrittore slimitato), qui alle prese con il tema dei limiti della scrittura. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] La mezza giornata di uno&nbsp;scrutatore Approda su Nazione Indiana il nostro Paolin (scrittore slimitato), qui alle prese con il tema dei limiti della scrittura. [&#8230;]</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: demetrio		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/13/in-via-barbaroux-ovvero-dei-limiti-della-scrittura/#comment-71769</link>

		<dc:creator><![CDATA[demetrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jun 2007 09:03:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2007/06/13/in-via-barbaroux-ovvero-dei-limiti-della-scrittura/#comment-71769</guid>

					<description><![CDATA[effe è una ammissione di povertà della scrittura, o almeno di debolezza e di limite. Sfiducia no, la sfiducia mi porterebbe all&#039;abbandono. Il mio è solo un ragionamento su lo strumento del mio *mestiere*. Io ho discusso sull&#039;atto dello scrivere e non sulla parola. Rispetto a Pessoa e quella poesia tu sai già quanto sia distante della mia *filosofia* di scrittura. 

d.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>effe è una ammissione di povertà della scrittura, o almeno di debolezza e di limite. Sfiducia no, la sfiducia mi porterebbe all&#8217;abbandono. Il mio è solo un ragionamento su lo strumento del mio *mestiere*. Io ho discusso sull&#8217;atto dello scrivere e non sulla parola. Rispetto a Pessoa e quella poesia tu sai già quanto sia distante della mia *filosofia* di scrittura. </p>
<p>d.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Effe		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/13/in-via-barbaroux-ovvero-dei-limiti-della-scrittura/#comment-71758</link>

		<dc:creator><![CDATA[Effe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jun 2007 08:24:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2007/06/13/in-via-barbaroux-ovvero-dei-limiti-della-scrittura/#comment-71758</guid>

					<description><![CDATA[la prima è una citazione è inevitabile, è come se me l&#039;avessi chiesta:

O poeta é um fingidor. 
Finge tão completamente 
Que chega a fingir que é dor 
A dor que deveras sente.  

E os que lêem o que escreve, 
Na dor lida sentem bem, 
Não as duas que ele teve, 
Mas só a que eles não têm.  

E assim nas calhas de roda 
Gira, a entreter a razão, 
Esse comboio de corda 
Que se chama coração.

E poi, questo voglio dirti, ma da tempo, da altre occasioni, da altre tue frasi, perché qui è in gioco un ragionamento lungo, un rovello nel tempo, una filosofia, forse una vita: mi stupisco (e me ne stupsco proprio perché viene da te) per questa sfiducia nella parola.
Lo ripeto.
Sfiducia nella parola.
E&#039; questo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>la prima è una citazione è inevitabile, è come se me l&#8217;avessi chiesta:</p>
<p>O poeta é um fingidor.<br />
Finge tão completamente<br />
Que chega a fingir que é dor<br />
A dor que deveras sente.  </p>
<p>E os que lêem o que escreve,<br />
Na dor lida sentem bem,<br />
Não as duas que ele teve,<br />
Mas só a que eles não têm.  </p>
<p>E assim nas calhas de roda<br />
Gira, a entreter a razão,<br />
Esse comboio de corda<br />
Que se chama coração.</p>
<p>E poi, questo voglio dirti, ma da tempo, da altre occasioni, da altre tue frasi, perché qui è in gioco un ragionamento lungo, un rovello nel tempo, una filosofia, forse una vita: mi stupisco (e me ne stupsco proprio perché viene da te) per questa sfiducia nella parola.<br />
Lo ripeto.<br />
Sfiducia nella parola.<br />
E&#8217; questo?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: alessandra gallo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/13/in-via-barbaroux-ovvero-dei-limiti-della-scrittura/#comment-71697</link>

		<dc:creator><![CDATA[alessandra gallo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jun 2007 15:46:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2007/06/13/in-via-barbaroux-ovvero-dei-limiti-della-scrittura/#comment-71697</guid>

					<description><![CDATA[Be&#039; o beh be&#039; o beh scegli tu, ti ho lasciato aperte entrambe le possibilità. Ora vado a preparare la cena. &#039;gnorante che sono.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Be&#8217; o beh be&#8217; o beh scegli tu, ti ho lasciato aperte entrambe le possibilità. Ora vado a preparare la cena. &#8216;gnorante che sono.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: alessandra gallo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/13/in-via-barbaroux-ovvero-dei-limiti-della-scrittura/#comment-71694</link>

		<dc:creator><![CDATA[alessandra gallo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jun 2007 15:23:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2007/06/13/in-via-barbaroux-ovvero-dei-limiti-della-scrittura/#comment-71694</guid>

					<description><![CDATA[Caro Demetrio,

Non amo portare le unghie lunghe tutto il tempo. 
Ci sono però dei periodi in cui sono particolarmente rilassata e mi viene voglia di curarle e lasciarle crescere. 
Come quella volta, che avevo diciannove anni e studiavo per la maturità. Intervallavo brevi periodi di studio a limature seguite da acetone e smalto bianco. E poi mezz&#039;ora di Pascoli, e poi acetone e limatura e smalto rosso, e poi mezz&#039;ora di Leopardi, e ancora acetone e limatura e smalto argentato. D’accordo, ero a un passo dall’esaurimento, lo ammetto. Però m&#039;erano venute unghie dure e perfette da manicure. 
Ecco, Demetrio, ora, una di quelle unghie è tua. 
Sta sul pollice della mano destra. 
Non credo, avendoti conosciuto di persona una volta, che tu possa amare lo smalto, ma è lo stesso: hai una bellissima unghia sul pollice della mano destra, lunga quasi un centimetro, spessa, dura e arrotondata e senza smalto. 
E adesso io ti mando a scuola. 
Non perché penso che tu sia un ignorante, ma perché ti voglio lì, come mio lettore. 
Ti voglio in un&#039;aula dalle pareti gialle incorniciate agli angoli da ragnatele sottili, nel buio di una giornata piovosa come quella di oggi. 
Voglio che tu accenda la luce al neon sopra la cattedra. 
Le altre puoi lasciarle spente. 
Non aprire le finestre, per favore, che c&#039;è corrente, e fa anche un po’ freddo, perché sei uscito in t-shirt e senza maglia della salute a proteggerti la pancia.
Accendi solo quella luce, quella sopra la cattedra, ignora la puzza di piedi che c’è, e vai alla lavagna. 
Nel vassoietto di acciaio, avvitato sul bordo inferiore della cornice di legno, trovi un solo moncone di gesso. 
E’ così corto che fai fatica a tenerlo in mano. 
Il vassoietto è pieno di polvere: ti sporchi l’indice e il pollice e anche un po’ il medio di bianco, e lo spazio sotto la tua unghia ne raccoglie una quantità notevole. 
Tenendo il gesso fra pollice e indice scuoti la mano e una nuvoletta bianca si solleva tronfia a incipriarti mezzo busto.
Se ne posa anche sulla lavagna: ci passi la nocca del mignolo e sulla superficie fredda rimane il segno del tuo passaggio. 
Ti viene da sorridere all’idea, ma è un attimo, perché ora non c’è tempo. 
Ora devi scrivere una frase alla lavagna.
Devi farlo in lettere tonde e chiare. Scrivila tre volte.
Prenditi tutto il tempo che ti serve, ma scrivi come si deve: “siamo carne e fiato”.
Sì, lo so, è un verso di una canzone della Nannini, ma serve allo scopo.
Scrivi, Demetrio, scrivi. Scrivi anche se la polvere ti fa tossire, scrivi:
“siamo carne e fiato”
“siamo carne e fiato”
“siamo carne e fiato”
E ora stammi bene a sentire. 
Hai ancora il gesso in mano, ma lo devi posare e ti devi allontanare di un passo dalla lavagna. NON ti pulire la mano sui jeans, sopporta, per piacere, la fastidiosa sensazione della polvere di gesso sulle dita e, soprattutto, sotto quell’unghia.
Adesso è ora. 
Torna vicino alla lavagna e prendi bene la mira. 
Devi immaginare di tracciare una linea obliqua che tagli le tre scritte dalla prima “s” all’ultima “o”. 
Devi farlo senza esitazioni.
Una cosa veloce, netta.
Devi farlo con la tua unghia.
Con la tua bellissima e durissima unghia del pollice che avevi curato con tanto amore, un tratto unico, deciso e veloce chrrrrrrrrrrrsss.
Beh’, se ti sono venuti i brividi come sono venuti a me solo immaginando la scena, forse la parola è davvero potente.
Baci. 
Alessandra]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Demetrio,</p>
<p>Non amo portare le unghie lunghe tutto il tempo.<br />
Ci sono però dei periodi in cui sono particolarmente rilassata e mi viene voglia di curarle e lasciarle crescere.<br />
Come quella volta, che avevo diciannove anni e studiavo per la maturità. Intervallavo brevi periodi di studio a limature seguite da acetone e smalto bianco. E poi mezz&#8217;ora di Pascoli, e poi acetone e limatura e smalto rosso, e poi mezz&#8217;ora di Leopardi, e ancora acetone e limatura e smalto argentato. D’accordo, ero a un passo dall’esaurimento, lo ammetto. Però m&#8217;erano venute unghie dure e perfette da manicure.<br />
Ecco, Demetrio, ora, una di quelle unghie è tua.<br />
Sta sul pollice della mano destra.<br />
Non credo, avendoti conosciuto di persona una volta, che tu possa amare lo smalto, ma è lo stesso: hai una bellissima unghia sul pollice della mano destra, lunga quasi un centimetro, spessa, dura e arrotondata e senza smalto.<br />
E adesso io ti mando a scuola.<br />
Non perché penso che tu sia un ignorante, ma perché ti voglio lì, come mio lettore.<br />
Ti voglio in un&#8217;aula dalle pareti gialle incorniciate agli angoli da ragnatele sottili, nel buio di una giornata piovosa come quella di oggi.<br />
Voglio che tu accenda la luce al neon sopra la cattedra.<br />
Le altre puoi lasciarle spente.<br />
Non aprire le finestre, per favore, che c&#8217;è corrente, e fa anche un po’ freddo, perché sei uscito in t-shirt e senza maglia della salute a proteggerti la pancia.<br />
Accendi solo quella luce, quella sopra la cattedra, ignora la puzza di piedi che c’è, e vai alla lavagna.<br />
Nel vassoietto di acciaio, avvitato sul bordo inferiore della cornice di legno, trovi un solo moncone di gesso.<br />
E’ così corto che fai fatica a tenerlo in mano.<br />
Il vassoietto è pieno di polvere: ti sporchi l’indice e il pollice e anche un po’ il medio di bianco, e lo spazio sotto la tua unghia ne raccoglie una quantità notevole.<br />
Tenendo il gesso fra pollice e indice scuoti la mano e una nuvoletta bianca si solleva tronfia a incipriarti mezzo busto.<br />
Se ne posa anche sulla lavagna: ci passi la nocca del mignolo e sulla superficie fredda rimane il segno del tuo passaggio.<br />
Ti viene da sorridere all’idea, ma è un attimo, perché ora non c’è tempo.<br />
Ora devi scrivere una frase alla lavagna.<br />
Devi farlo in lettere tonde e chiare. Scrivila tre volte.<br />
Prenditi tutto il tempo che ti serve, ma scrivi come si deve: “siamo carne e fiato”.<br />
Sì, lo so, è un verso di una canzone della Nannini, ma serve allo scopo.<br />
Scrivi, Demetrio, scrivi. Scrivi anche se la polvere ti fa tossire, scrivi:<br />
“siamo carne e fiato”<br />
“siamo carne e fiato”<br />
“siamo carne e fiato”<br />
E ora stammi bene a sentire.<br />
Hai ancora il gesso in mano, ma lo devi posare e ti devi allontanare di un passo dalla lavagna. NON ti pulire la mano sui jeans, sopporta, per piacere, la fastidiosa sensazione della polvere di gesso sulle dita e, soprattutto, sotto quell’unghia.<br />
Adesso è ora.<br />
Torna vicino alla lavagna e prendi bene la mira.<br />
Devi immaginare di tracciare una linea obliqua che tagli le tre scritte dalla prima “s” all’ultima “o”.<br />
Devi farlo senza esitazioni.<br />
Una cosa veloce, netta.<br />
Devi farlo con la tua unghia.<br />
Con la tua bellissima e durissima unghia del pollice che avevi curato con tanto amore, un tratto unico, deciso e veloce chrrrrrrrrrrrsss.<br />
Beh’, se ti sono venuti i brividi come sono venuti a me solo immaginando la scena, forse la parola è davvero potente.<br />
Baci.<br />
Alessandra</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/13/in-via-barbaroux-ovvero-dei-limiti-della-scrittura/#comment-71651</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jun 2007 06:03:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2007/06/13/in-via-barbaroux-ovvero-dei-limiti-della-scrittura/#comment-71651</guid>

					<description><![CDATA[La scrittura non è povertà; al contrario trae la sua ricchezza dal implicito. Nel cavo accade l&#039;urto. Non si puo &quot;mirare&quot; il nodo del dolore fisico. Sade descrive nei dettagli la macchina infernale della tortura sessuale, ma la scrittura diventa quasi mistica, lontana della rappresentazione reale. Invece l&#039;immagine presenta il dolore dal esterno, senza distenza; voyeurismo che turba.
Non ho voluto vedere &quot;la passion du Christ&quot;, perché il dolore esposoto dal esterno mi rende ammalata.
Parlo di dolore fisico ; il dolore mentale riguarda appunto la scrittura.
PS ho amato il pezzo perché affronta un&#039; esperienza originale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La scrittura non è povertà; al contrario trae la sua ricchezza dal implicito. Nel cavo accade l&#8217;urto. Non si puo &#8220;mirare&#8221; il nodo del dolore fisico. Sade descrive nei dettagli la macchina infernale della tortura sessuale, ma la scrittura diventa quasi mistica, lontana della rappresentazione reale. Invece l&#8217;immagine presenta il dolore dal esterno, senza distenza; voyeurismo che turba.<br />
Non ho voluto vedere &#8220;la passion du Christ&#8221;, perché il dolore esposoto dal esterno mi rende ammalata.<br />
Parlo di dolore fisico ; il dolore mentale riguarda appunto la scrittura.<br />
PS ho amato il pezzo perché affronta un&#8217; esperienza originale.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: MarioB.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/13/in-via-barbaroux-ovvero-dei-limiti-della-scrittura/#comment-71646</link>

		<dc:creator><![CDATA[MarioB.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jun 2007 21:43:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2007/06/13/in-via-barbaroux-ovvero-dei-limiti-della-scrittura/#comment-71646</guid>

					<description><![CDATA[Secondo me, o Demetrio, 
tu ci hai fatto un racconto da ècole du regard, per cui lo stile tuo, 
qui, è giocoforza freddo, visivo, distaccato, lontano dalle emozioni tue e degli altri,
tu non ci vuoi trasmettere emozioni, nè farci giocar tanto sul linguaggio,
tu qui fai del cinema verità o della fotografia in bianco e nero, campi lunghi.
Eh, lo so, tu ci hai fatto un discorso ben fatto, tu dici:
&quot;Continuo raccontando di un uomo, un altro, che tira la corda, sollevando la vittima fino a che per causa/grazia della forza di gravità, le braccia si slogano, le articolazioni saltano…&quot;
Già, però hai fatto una &quot;descrizione&quot; distaccata e nemmeno particolareggiata, come se l&#039;uomo appeso fosse un salame o un peso di piombo.
E&#039; solo una questione di stile, con cui dico parole e le scelgo e le allineo e le intingo e le mescolo;
 e ti dico che questo tuo stile mi piace, però ho dei dubbi se nel parlar del dolore non si possa essere più profondi, vicini, aderenti, empatici
senza essere pornografici. 
Le possibilità sono tante.
ciau
MarioB.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo me, o Demetrio,<br />
tu ci hai fatto un racconto da ècole du regard, per cui lo stile tuo,<br />
qui, è giocoforza freddo, visivo, distaccato, lontano dalle emozioni tue e degli altri,<br />
tu non ci vuoi trasmettere emozioni, nè farci giocar tanto sul linguaggio,<br />
tu qui fai del cinema verità o della fotografia in bianco e nero, campi lunghi.<br />
Eh, lo so, tu ci hai fatto un discorso ben fatto, tu dici:<br />
&#8220;Continuo raccontando di un uomo, un altro, che tira la corda, sollevando la vittima fino a che per causa/grazia della forza di gravità, le braccia si slogano, le articolazioni saltano…&#8221;<br />
Già, però hai fatto una &#8220;descrizione&#8221; distaccata e nemmeno particolareggiata, come se l&#8217;uomo appeso fosse un salame o un peso di piombo.<br />
E&#8217; solo una questione di stile, con cui dico parole e le scelgo e le allineo e le intingo e le mescolo;<br />
 e ti dico che questo tuo stile mi piace, però ho dei dubbi se nel parlar del dolore non si possa essere più profondi, vicini, aderenti, empatici<br />
senza essere pornografici.<br />
Le possibilità sono tante.<br />
ciau<br />
MarioB.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: missy		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/13/in-via-barbaroux-ovvero-dei-limiti-della-scrittura/#comment-71645</link>

		<dc:creator><![CDATA[missy]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jun 2007 21:30:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2007/06/13/in-via-barbaroux-ovvero-dei-limiti-della-scrittura/#comment-71645</guid>

					<description><![CDATA[Credo che il mondo paradossale di Demetrio voglia dire molto di più. 
Personalmente, però, so che la scrittura può far provare anche un dolore mai esistito.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che il mondo paradossale di Demetrio voglia dire molto di più.<br />
Personalmente, però, so che la scrittura può far provare anche un dolore mai esistito.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Stefano Calosso		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/13/in-via-barbaroux-ovvero-dei-limiti-della-scrittura/#comment-71643</link>

		<dc:creator><![CDATA[Stefano Calosso]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jun 2007 18:50:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2007/06/13/in-via-barbaroux-ovvero-dei-limiti-della-scrittura/#comment-71643</guid>

					<description><![CDATA[Al contrario...

Il potere &quot;evocativo&quot; della parola è l&#039;anestetico perfetto.
Leggere il dolore e lo spasmo attutisce un poco il nostro, quotidiano. E si scrive, fortunatamente, per il medesimo motivo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al contrario&#8230;</p>
<p>Il potere &#8220;evocativo&#8221; della parola è l&#8217;anestetico perfetto.<br />
Leggere il dolore e lo spasmo attutisce un poco il nostro, quotidiano. E si scrive, fortunatamente, per il medesimo motivo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Chapuce		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/13/in-via-barbaroux-ovvero-dei-limiti-della-scrittura/#comment-71639</link>

		<dc:creator><![CDATA[Chapuce]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jun 2007 16:03:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2007/06/13/in-via-barbaroux-ovvero-dei-limiti-della-scrittura/#comment-71639</guid>

					<description><![CDATA[&quot;Può la scrittura far sentire il dolore a chi legge? Può dare una esperienza sensoriale del male?&quot;

io credo di si.
Le parole scritte possono trasmettere, e molto.
Certo sarà un dolore immaginato, nei dettagli e nelle pieghe, non vissuto...
però comunque percepito, anche in modo soggettivo. 
Ognuno ha la sua soglia di dolore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Può la scrittura far sentire il dolore a chi legge? Può dare una esperienza sensoriale del male?&#8221;</p>
<p>io credo di si.<br />
Le parole scritte possono trasmettere, e molto.<br />
Certo sarà un dolore immaginato, nei dettagli e nelle pieghe, non vissuto&#8230;<br />
però comunque percepito, anche in modo soggettivo.<br />
Ognuno ha la sua soglia di dolore.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: staging.nazioneindiana.com @ 2026-05-08 18:55:57 by W3 Total Cache
-->