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	Commenti a: Aspettando Burri (prima parte)	</title>
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		<title>
		Di: wovoka		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jun 2007 18:29:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sul principio, l’opposizione che hai posto tra “informale” e “rigore formale” mi sembrava poter condurre a qualche osservazione delimitabile, invece il tentativo di precisare i due termini mi ha fatto ricadere nella complessità delle narrative che tentano di dare un senso unitario (e talvolta una definizione quasi scientifica - penso soprattutto a Menna) ad una stagione artistica evidentemente ricchissima ma anche contraddittoria: contraddizione fra il voler “distruggere” l’arte ed il riuscire a “mungerla” in maniera spettacolosa, o fra l’irrazionalismo (dell&#039;inconscio, del gesto e della materia) e l’intellettualismo iper-cosciente che sottende il mito della creazione di “nuovi linguaggi” - il tutto complicato da aleggianti ironie e comprensibili opportunismi. Allontanandomi da questo ginepraio per specialisti, attenendomi a ciò che posso cogliere (con tutti i miei limiti) oppure inventare nelle opere stesse, suppongo che il senso di “intonazione”, di “lavorato”, di “messo a sistema” che tu e Andrea avete colto nei lavori di Burri sia proprio quanto deriva dall’abilità che egli ha saputo sviluppare all’interno di coordinate culturali “date”, cioè il risultato dell’applicazione del suo talento all’interno di uno “spazio dei possibili” inventato da altri, entro il quale egli ha saputo esplorare una nicchia nuova che gli rimarrà per sempre (si fa per dire) legata. “Rigore formale” è un altro termine piuttosto abusato, legato alla sbronza semiotica di quel periodo, che alla fine non sa indicare molto più che una certa uniformità ed austerità nei mezzi espressivi, che sappiano suggerire al critico l’esistenza di una rudimentale sintassi (o almeno di un “trade-mark”) che gli faciliti le incombenze classificatorie. Nell’uso reale quasi una specie di complimento, per sottolineare che l’artista non si perde in divagazioni inutili, o in orpelli di basso effetto (tipicamente &quot;volgari&quot;) qualcosa insomma che non mi sembra collidere poi troppo con l’ideologia dell’informale.  O meglio, collide soltanto se si prendono questi concetti molto sul serio, e io attualmente ritengo che non sia il caso di farlo. Ciao, e scusa per l’inadeguatezza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul principio, l’opposizione che hai posto tra “informale” e “rigore formale” mi sembrava poter condurre a qualche osservazione delimitabile, invece il tentativo di precisare i due termini mi ha fatto ricadere nella complessità delle narrative che tentano di dare un senso unitario (e talvolta una definizione quasi scientifica &#8211; penso soprattutto a Menna) ad una stagione artistica evidentemente ricchissima ma anche contraddittoria: contraddizione fra il voler “distruggere” l’arte ed il riuscire a “mungerla” in maniera spettacolosa, o fra l’irrazionalismo (dell&#8217;inconscio, del gesto e della materia) e l’intellettualismo iper-cosciente che sottende il mito della creazione di “nuovi linguaggi” &#8211; il tutto complicato da aleggianti ironie e comprensibili opportunismi. Allontanandomi da questo ginepraio per specialisti, attenendomi a ciò che posso cogliere (con tutti i miei limiti) oppure inventare nelle opere stesse, suppongo che il senso di “intonazione”, di “lavorato”, di “messo a sistema” che tu e Andrea avete colto nei lavori di Burri sia proprio quanto deriva dall’abilità che egli ha saputo sviluppare all’interno di coordinate culturali “date”, cioè il risultato dell’applicazione del suo talento all’interno di uno “spazio dei possibili” inventato da altri, entro il quale egli ha saputo esplorare una nicchia nuova che gli rimarrà per sempre (si fa per dire) legata. “Rigore formale” è un altro termine piuttosto abusato, legato alla sbronza semiotica di quel periodo, che alla fine non sa indicare molto più che una certa uniformità ed austerità nei mezzi espressivi, che sappiano suggerire al critico l’esistenza di una rudimentale sintassi (o almeno di un “trade-mark”) che gli faciliti le incombenze classificatorie. Nell’uso reale quasi una specie di complimento, per sottolineare che l’artista non si perde in divagazioni inutili, o in orpelli di basso effetto (tipicamente &#8220;volgari&#8221;) qualcosa insomma che non mi sembra collidere poi troppo con l’ideologia dell’informale.  O meglio, collide soltanto se si prendono questi concetti molto sul serio, e io attualmente ritengo che non sia il caso di farlo. Ciao, e scusa per l’inadeguatezza.</p>
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		Di: wovoka		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72665</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jun 2007 11:08:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Va bene Andrea, mandami quello da 105 euro, pago con paypal.

@Lucio: questioni interessanti quelle che poni, appena trovo un momento di quiete ti rispondo. Un saluto e grazie delle gentili parole.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Va bene Andrea, mandami quello da 105 euro, pago con paypal.</p>
<p>@Lucio: questioni interessanti quelle che poni, appena trovo un momento di quiete ti rispondo. Un saluto e grazie delle gentili parole.</p>
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		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72658</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jun 2007 10:41:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Plin plon, pubblicità

Segnalo che presso il sexy shop &quot;Sogni segreti&quot; di Riccione, tra le novità troverete la linea brasiliana di costumi da cameriera e infermiera, nonché - novità assoluta! - la linea italiana di costumi da intellettuale. Potrete finalmente realizzare succosi giochi di ruolo con le/i vostri partners ambientandoli in scenari di discussioni sull&#039;arte. Provate l&#039;appagante sensazione di fustigare arbitrariamente le frasi della/del partner o di calpestarle con pungenti, vertiginosi tacchi a spillo. Indossando il costume da intellettuale avrete potere assoluto sulle parole, farete lìbito lìcito, a chiaro vantaggio della libido personale. 

Costume due pezzi da critico cinematografico:  65 euro
Costume intero da critico o storico dell&#039;arte: 105 euro
Costume da letterato con perizoma abbinato: 84 euro

Tutti immediatamente disponibili in una vasta gamma di colori]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Plin plon, pubblicità</p>
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<p>Costume due pezzi da critico cinematografico:  65 euro<br />
Costume intero da critico o storico dell&#8217;arte: 105 euro<br />
Costume da letterato con perizoma abbinato: 84 euro</p>
<p>Tutti immediatamente disponibili in una vasta gamma di colori</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: lucio		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72616</link>

		<dc:creator><![CDATA[lucio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jun 2007 19:24:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro wovoka, trovo interessantissime le cose che hai scritto qui e nella seconda parte su Burri, e vorrei dire che le condivido tutte anche se c’è qualcosa che non combacia con quanto ricordo di una mostra di Burri al Palazzo delle Esposizioni di Roma (nel ’97?). Ti chiedo quindi,gentilmente, di aiutarmi a chiarire. O a ricordare meglio? 
Insomma chiedo aiuto, perché anche a me “tutto è accordato perfettamente, mai un colore elementare né una forma elementare, tutto lavorato senza che si veda, intonato, vibrante, ogni elemento messo a sistema col resto” sembra un frammento di retorica da catalogo, eppure ricordo che davanti ad alcune opere allora in mostra, ho pensato qualcosa di simile, specialmente sugli elementi messi a sistema col resto, e sull’intonazione. Anzi bestemmio, se non si fosse trattato di uno dei più importanti rappresentanti dell’informale, avrei parlato proprio di rigore formale (ripeto solo per determinate opere).
Certo ricordo bene le combustioni, dai sacchi ai legni alle plastiche, e ricordo i cretti e tutte le opere in cui la componente casuale ha molta importanza. Nelle combustioni, per quanto si possa seguire un progetto, i fogli di plastica si sciolgono davanti alla fiamma ossidrica, avvolgendosi e fondendosi in direzioni e formazioni impensabili, i buchi si allargano in un attimo “a dismisura”; e nei cretti le colate di colore e vinavil si seccano fino a screpolarsi, formando delle ragnatele assolutamente imprevedibili.
Ma in quella mostra c’erano anche molte opere degli anni settanta e ottanta, cellotex e grandi tele più o meno monocromi, opere in cui il colore era piatto e copriva la tela con geometriche campiture. Pensai ad una semplificazione, ad un assemblare più pacato e ordinato che Burri nel tempo era andato operando sulla sua stessa opera. E in parte ad un accomodamento nel suo ultimo operare, una sorta di “Burri pulito e ordinato”.  Pensai a qualcosa che forse oggi si potrebbe anche legare a quanto hai scritto tu “come ricerche artistiche onorevoli, tracciabili, sostanzialmente comprensibili e persino fruttuosamente – anche se generalmente solo su di un piano personale - imitabili (anche se in scala generalmente ridotta) possano venire mummificate in “assoluti” chiaramente insostenibili”. 
Allora direi che Burri è giustamente legato alle combustioni e ai cretti, ma ha lasciato anche delle opere in cui ben poco è affidato  al caso, nelle quali mi sembra naturale trovare una disposizione più ordinata di forme e colori, a volte una giustapposizione di piani e volumi, meglio, superfici (specialmente nei cellotex); ecco, davanti ad alcune di queste opere ho veramente pensato all’intonazione e che “ogni elemento (è) messo a sistema col resto”.
Grazie dell’attenzione e scusa la lungaggine, che vuoi, ancora mi appassiono a qualcosa. 
L’informale ordinato?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro wovoka, trovo interessantissime le cose che hai scritto qui e nella seconda parte su Burri, e vorrei dire che le condivido tutte anche se c’è qualcosa che non combacia con quanto ricordo di una mostra di Burri al Palazzo delle Esposizioni di Roma (nel ’97?). Ti chiedo quindi,gentilmente, di aiutarmi a chiarire. O a ricordare meglio?<br />
Insomma chiedo aiuto, perché anche a me “tutto è accordato perfettamente, mai un colore elementare né una forma elementare, tutto lavorato senza che si veda, intonato, vibrante, ogni elemento messo a sistema col resto” sembra un frammento di retorica da catalogo, eppure ricordo che davanti ad alcune opere allora in mostra, ho pensato qualcosa di simile, specialmente sugli elementi messi a sistema col resto, e sull’intonazione. Anzi bestemmio, se non si fosse trattato di uno dei più importanti rappresentanti dell’informale, avrei parlato proprio di rigore formale (ripeto solo per determinate opere).<br />
Certo ricordo bene le combustioni, dai sacchi ai legni alle plastiche, e ricordo i cretti e tutte le opere in cui la componente casuale ha molta importanza. Nelle combustioni, per quanto si possa seguire un progetto, i fogli di plastica si sciolgono davanti alla fiamma ossidrica, avvolgendosi e fondendosi in direzioni e formazioni impensabili, i buchi si allargano in un attimo “a dismisura”; e nei cretti le colate di colore e vinavil si seccano fino a screpolarsi, formando delle ragnatele assolutamente imprevedibili.<br />
Ma in quella mostra c’erano anche molte opere degli anni settanta e ottanta, cellotex e grandi tele più o meno monocromi, opere in cui il colore era piatto e copriva la tela con geometriche campiture. Pensai ad una semplificazione, ad un assemblare più pacato e ordinato che Burri nel tempo era andato operando sulla sua stessa opera. E in parte ad un accomodamento nel suo ultimo operare, una sorta di “Burri pulito e ordinato”.  Pensai a qualcosa che forse oggi si potrebbe anche legare a quanto hai scritto tu “come ricerche artistiche onorevoli, tracciabili, sostanzialmente comprensibili e persino fruttuosamente – anche se generalmente solo su di un piano personale &#8211; imitabili (anche se in scala generalmente ridotta) possano venire mummificate in “assoluti” chiaramente insostenibili”.<br />
Allora direi che Burri è giustamente legato alle combustioni e ai cretti, ma ha lasciato anche delle opere in cui ben poco è affidato  al caso, nelle quali mi sembra naturale trovare una disposizione più ordinata di forme e colori, a volte una giustapposizione di piani e volumi, meglio, superfici (specialmente nei cellotex); ecco, davanti ad alcune di queste opere ho veramente pensato all’intonazione e che “ogni elemento (è) messo a sistema col resto”.<br />
Grazie dell’attenzione e scusa la lungaggine, che vuoi, ancora mi appassiono a qualcosa.<br />
L’informale ordinato?</p>
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		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72613</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jun 2007 19:17:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non prenderla come un&#039;implicita accusa alla tua condotta, ma non riuscirei a fare quanto mi chiedi. Qualche anno fa denunciavo anch&#039;io in rete che il “re è nudo”, raccogliendo pure qualche adesione. Poi mi sono accorto che altri lo avevano già fatto da tempo, e con autorevolezza, competenza e visibilità grandemente superiori - senza riuscire peraltro a smuovere un bel nulla. Questo mi ha indirizzato ad approfondire il passaggio critico fra lato “personale” e lato “sociale” del fenomeno artistico, un confine che mostra oggi una complessità quasi frattale (ma è solo una metafora per indicare una compenetrazione sottile e complicatissima). Al termine di questo percorso, non ho certo abbandonato il campo, ma ho lasciato decisamente da parte l&#039;espressione di gusti e disgusti, in ragione dell&#039;ambivalenza che emerge in pressoché ogni aspetto del fenomeno: ora non vedo più artisti buoni e curatori maligni, ma soltanto storie complicate che hanno determinato delle logiche di campo che vengono ampiamente sottaciute, forse perché anche gli artisti meno favoriti hanno pur sempre interesse al mantenimento di qualche segretuccio, ovvero alla salvaguardia di quel feticismo (sapientemente coltivato, specie attraverso l&#039;irregimentazione e la limitazione dell&#039;offerta) che assicura la sopravvivenza economica all&#039;attuale gioco. Forse in campo propriamente artistico sarò anche diventato troppo ecumenico, ma sono portato a riconoscere legittimità a qualsiasi ricerca, senza preclusioni di sorta, ma ripulendo sul nascere il continuo ricrescere (certo, a diversi livelli di sofisticazione) di interessate mitologie. Ti dirò per esempio che una denuncia come quella portata avanti dalla Benedetti nei confronti di quel tal magnate francese mi è sembrata giusta ma parziale in quanto tesa più ad una riassegnazione dei posti e redistribuzione dei dividendi che non ad una chiarificazione radicale sulla natura dei giochi (è la mia vecchia critica, totalmente inascoltata, al programma anti-restaurazione: quella di non essere riusciti neppure a portarsi fino al punto verso il quale Bourdieu aveva già ampiamente spianato la strada). E lo si vede anche dal carattere convenzionale e legittimante di alcuni articoli sull&#039;arte pubblicati dal pur complessivamente pregevole “Primo Amore”. Concludendo, non mi interessa far trionfare il buon gusto, o il sano impegno, o la “Vera Arte”, ma portare l&#039;analisi fino in fondo. Non che senta questo come una mia missione, semplicemente è in questa direzione che si sono orientati i miei interessi teorici. Ciao]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non prenderla come un&#8217;implicita accusa alla tua condotta, ma non riuscirei a fare quanto mi chiedi. Qualche anno fa denunciavo anch&#8217;io in rete che il “re è nudo”, raccogliendo pure qualche adesione. Poi mi sono accorto che altri lo avevano già fatto da tempo, e con autorevolezza, competenza e visibilità grandemente superiori &#8211; senza riuscire peraltro a smuovere un bel nulla. Questo mi ha indirizzato ad approfondire il passaggio critico fra lato “personale” e lato “sociale” del fenomeno artistico, un confine che mostra oggi una complessità quasi frattale (ma è solo una metafora per indicare una compenetrazione sottile e complicatissima). Al termine di questo percorso, non ho certo abbandonato il campo, ma ho lasciato decisamente da parte l&#8217;espressione di gusti e disgusti, in ragione dell&#8217;ambivalenza che emerge in pressoché ogni aspetto del fenomeno: ora non vedo più artisti buoni e curatori maligni, ma soltanto storie complicate che hanno determinato delle logiche di campo che vengono ampiamente sottaciute, forse perché anche gli artisti meno favoriti hanno pur sempre interesse al mantenimento di qualche segretuccio, ovvero alla salvaguardia di quel feticismo (sapientemente coltivato, specie attraverso l&#8217;irregimentazione e la limitazione dell&#8217;offerta) che assicura la sopravvivenza economica all&#8217;attuale gioco. Forse in campo propriamente artistico sarò anche diventato troppo ecumenico, ma sono portato a riconoscere legittimità a qualsiasi ricerca, senza preclusioni di sorta, ma ripulendo sul nascere il continuo ricrescere (certo, a diversi livelli di sofisticazione) di interessate mitologie. Ti dirò per esempio che una denuncia come quella portata avanti dalla Benedetti nei confronti di quel tal magnate francese mi è sembrata giusta ma parziale in quanto tesa più ad una riassegnazione dei posti e redistribuzione dei dividendi che non ad una chiarificazione radicale sulla natura dei giochi (è la mia vecchia critica, totalmente inascoltata, al programma anti-restaurazione: quella di non essere riusciti neppure a portarsi fino al punto verso il quale Bourdieu aveva già ampiamente spianato la strada). E lo si vede anche dal carattere convenzionale e legittimante di alcuni articoli sull&#8217;arte pubblicati dal pur complessivamente pregevole “Primo Amore”. Concludendo, non mi interessa far trionfare il buon gusto, o il sano impegno, o la “Vera Arte”, ma portare l&#8217;analisi fino in fondo. Non che senta questo come una mia missione, semplicemente è in questa direzione che si sono orientati i miei interessi teorici. Ciao</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: elena rosa		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72538</link>

		<dc:creator><![CDATA[elena rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jun 2007 22:34:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[secondo me un&#039;opera la puoi anche aprire col bisturi ma resta anche un incontro. e più c&#039;entra l&#039;amore più lo sguardo diventa tagliente esigente per niente sdolcinato e lontano dalle lacrime. ma c&#039;entra l&#039;amore.
p.s: richter mi piace molto. per un po&#039; di tempo guardavo in continuazione le sue orchidee così vere che sembrano quelle delle vetrine dei parrucchieri. mi hanno portato loro al suo duomo di milano, bianco e nero, sfumato, sfuocato, una cartolina quasi buia. un duomo galleggiante,  imprendibile, ma richter dice che sfuoca per far combaciare le parti, per farle toccare. e poi dice io sono un surrealista.
si contraddice cambia direzione e resta dentro le linee. le riempie di colore. 
p.s: la cosa più bella su pollock l&#039;ho sentita da kounellis (e io non ho un rapporto proprio facile con l&#039;arte povera), ha detto: &quot;pollock è un pittore ballerino che ha cambiato l&#039;anima di un&#039;intera nazione&quot;. e poi ha fatto un gesto con la mano. 
gli artisti sono un po’ esagerati ma quella volta sembrava vero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>secondo me un&#8217;opera la puoi anche aprire col bisturi ma resta anche un incontro. e più c&#8217;entra l&#8217;amore più lo sguardo diventa tagliente esigente per niente sdolcinato e lontano dalle lacrime. ma c&#8217;entra l&#8217;amore.<br />
p.s: richter mi piace molto. per un po&#8217; di tempo guardavo in continuazione le sue orchidee così vere che sembrano quelle delle vetrine dei parrucchieri. mi hanno portato loro al suo duomo di milano, bianco e nero, sfumato, sfuocato, una cartolina quasi buia. un duomo galleggiante,  imprendibile, ma richter dice che sfuoca per far combaciare le parti, per farle toccare. e poi dice io sono un surrealista.<br />
si contraddice cambia direzione e resta dentro le linee. le riempie di colore.<br />
p.s: la cosa più bella su pollock l&#8217;ho sentita da kounellis (e io non ho un rapporto proprio facile con l&#8217;arte povera), ha detto: &#8220;pollock è un pittore ballerino che ha cambiato l&#8217;anima di un&#8217;intera nazione&#8221;. e poi ha fatto un gesto con la mano.<br />
gli artisti sono un po’ esagerati ma quella volta sembrava vero.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72528</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jun 2007 19:40:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ti darei un tuzzo!
Non ti nascondere dietro questo formalismo, di&#039; chiaramente chi ti fa schifo e chi no, chi può tirare la carretta dell&#039;arte e chi la manda nel fosso... su su]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ti darei un tuzzo!<br />
Non ti nascondere dietro questo formalismo, di&#8217; chiaramente chi ti fa schifo e chi no, chi può tirare la carretta dell&#8217;arte e chi la manda nel fosso&#8230; su su</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72504</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jun 2007 12:56:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72504</guid>

					<description><![CDATA[Non ho allestito un tribunale, ho rilevato una differenza e ho provato ad approfondirne la natura attraverso il confronto - nei limiti comunicativi di uno spazio come questo.  La differenza si è dimostrata piuttosto profonda, e quindi per me interessante. Niente di più, nessuna sentenza finale da emettere. Considerato il fastidio che questo confronto ti ha procurato, eviterò in futuro di riferirmi direttamente a quanto scrivi, cercando di mantenermi su un piano più generale. Ti saluto cordialmente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho allestito un tribunale, ho rilevato una differenza e ho provato ad approfondirne la natura attraverso il confronto &#8211; nei limiti comunicativi di uno spazio come questo.  La differenza si è dimostrata piuttosto profonda, e quindi per me interessante. Niente di più, nessuna sentenza finale da emettere. Considerato il fastidio che questo confronto ti ha procurato, eviterò in futuro di riferirmi direttamente a quanto scrivi, cercando di mantenermi su un piano più generale. Ti saluto cordialmente.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72499</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jun 2007 11:40:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma noi non stiamo ragionando sui procedimenti artistici, noi ci mettiamo la tonaca da intellettuali e bavardiamo. Ragionare sui procedimenti artistici significa avere sottomano le cose, essere operativi.
E poi scusa, fai accusa continue di &quot;irregolarità dei discorsi&quot;, ora sarei colpevole di &quot;&quot;avvolgere tutto nella carta dorata di una mitologica “creazione artistica”&quot;...  suvvia, non vedi che ogni post cerco di far atterrare discorsi che buffamente stanno a km da terra. Dico che bisogna lavorare sodo e tu rispondi che faccio la mitologia della creazione artistica... e allora fa&#039; e pensa quel che ti pare, qui mi pare che ci sia poco da scambiarsi - e ti assicuro che tutte le persone brave che conosco lavorano come matti per ottenere un&#039;abilità con gli strumenti più indomabili, loro non telefonano al &quot;caso&quot; per chiedergli una collaborazione! 
Tra l&#039;altro hai allestito questo tribunale tutto dedicato a me quando Raimo ha scritto cose discutibilissime e tu stai lì a dire che sono interessanti... persino Burri che fa i giochi di parole, il nero non è nero. Ma per favore!, gli rovescerei una boccia waterman nero sulla camicia bianca da scrittore per dimostrargli che ogni nero è composto di colori... Tsk!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma noi non stiamo ragionando sui procedimenti artistici, noi ci mettiamo la tonaca da intellettuali e bavardiamo. Ragionare sui procedimenti artistici significa avere sottomano le cose, essere operativi.<br />
E poi scusa, fai accusa continue di &#8220;irregolarità dei discorsi&#8221;, ora sarei colpevole di &#8220;&#8221;avvolgere tutto nella carta dorata di una mitologica “creazione artistica”&#8221;&#8230;  suvvia, non vedi che ogni post cerco di far atterrare discorsi che buffamente stanno a km da terra. Dico che bisogna lavorare sodo e tu rispondi che faccio la mitologia della creazione artistica&#8230; e allora fa&#8217; e pensa quel che ti pare, qui mi pare che ci sia poco da scambiarsi &#8211; e ti assicuro che tutte le persone brave che conosco lavorano come matti per ottenere un&#8217;abilità con gli strumenti più indomabili, loro non telefonano al &#8220;caso&#8221; per chiedergli una collaborazione!<br />
Tra l&#8217;altro hai allestito questo tribunale tutto dedicato a me quando Raimo ha scritto cose discutibilissime e tu stai lì a dire che sono interessanti&#8230; persino Burri che fa i giochi di parole, il nero non è nero. Ma per favore!, gli rovescerei una boccia waterman nero sulla camicia bianca da scrittore per dimostrargli che ogni nero è composto di colori&#8230; Tsk!</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/18/aspettando-burri-prima-parte/#comment-72490</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jun 2007 09:41:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per me non si tratta affatto di chiacchiere da antiquari, né vedo come il ragionare sui procedimenti artistici possa interferire distruttivamente con l’attività dei &quot;creatori di bellezza&quot;.  Quindi non le capisco queste tue reazioni. Collaborare con il caso non significa affatto “nulla”, denota invece abbastanza bene una certa modalità di controllo parziale (e quindi di abbandono parziale) nei confronti delle forme con le quali si va interagendo. Ma se preferisci avvolgere tutte queste problematiche nella carta dorata di una mitologica “creazione artistica” io non ho niente da obiettare: seguiamo semplicemente dei percorsi differenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per me non si tratta affatto di chiacchiere da antiquari, né vedo come il ragionare sui procedimenti artistici possa interferire distruttivamente con l’attività dei &#8220;creatori di bellezza&#8221;.  Quindi non le capisco queste tue reazioni. Collaborare con il caso non significa affatto “nulla”, denota invece abbastanza bene una certa modalità di controllo parziale (e quindi di abbandono parziale) nei confronti delle forme con le quali si va interagendo. Ma se preferisci avvolgere tutte queste problematiche nella carta dorata di una mitologica “creazione artistica” io non ho niente da obiettare: seguiamo semplicemente dei percorsi differenti.</p>
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