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	Commenti a: Le lacrime della pittura	</title>
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		<title>
		Di: sitting targets		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[sitting targets]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jun 2007 19:15:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a tashtego piasce qualcosa. forse c&#039;è ancora un po&#039; di speranza per tutti noi.]]></description>
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		Di: tashtego		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jun 2007 05:47:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@anthony
anche a me piace l&#039;antelami.]]></description>
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anche a me piace l&#8217;antelami.</p>
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		Di: Anthony		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anthony]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jun 2007 15:03:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tash è un fan di Mark Rotko, io di Benedetto Antelami]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tash è un fan di Mark Rotko, io di Benedetto Antelami</p>
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		Di: Ilio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jun 2007 09:11:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[So per certo che questo pezzo l&#039;ha scritto Eleonora Daniele e l&#039;ha editato Franco Matteucci.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>So per certo che questo pezzo l&#8217;ha scritto Eleonora Daniele e l&#8217;ha editato Franco Matteucci.</p>
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		Di: lucio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lucio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jun 2007 21:45:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Anche a me questo pezzo di Colasanti è sembrato un po’ ambiguo. L’ho riletto con calma  perché ero già interessato al libro di Elkins, e speravo di ricavarne un’ opinione utile. Beh, forse comprerò il libro, nonostante Colasanti, ma vorrei tentare di chiarire perché sono convinto che a Colasanti non piaccia Rothko, e forse neanche il libro di Elkins.
Inizio dal contrario, cioè da una frase che racchiude in un rigo e mezzo tutto l’amore di Colasanti per Elkin e il suo libro: 
“Ad uno storico dell’arte che stimo molto, James Elkins, accade altro: ed è formidabile. Se leggerete questo splendido - Dipinti e lacrime …”. E’ chiaro che dopo una tale dichiarazione d’amore nessuno potrebbe credere che il dichiarante non sia innamorato, eppure. 
“Uno storico che stimo molto, un libro splendido”. Eppure, davanti all’opera di Rothko, allo storico accade altro, qualcosa di formidabile. Gli accade di rimanere in silenzio. Mentre a Colasanti (e ce lo racconta in 17 righe, non in una e mezza) accade di abbandonarsi a se stesso, non ai pensieri ma al corpo. 
Chi leggerà il libro capirà (dice Colasanti) che “il silenzio di Elkins stringe a sé una risposta che è ancora una domanda”. Questo potrei considerarlo positivo se andasse in direzione di una analisi ragionata, se rappresentasse una qualche volontà di ricerca, insomma “abbi dubbi”, ma il seguito è “l’amore che invade a vuoto l’anima” perché “a volte è solo il pianto l’esercizio dell’intelligenza quando questa ha fatto silenzio”. E qui, anche se può sembrare affascinante, il trionfo dell’amore nasce dal silenzio dell’intelligenza, e non mi sembra positivo, per niente. 
Lo stesso Colasanti ribadisce nel finale che “Il pianto è sempre uno sguardo che muore.” E ancora una volta cerca di mitigare la cosa lasciando alle lacrime la possibilità di esprimere gratitudine. 

Rothko è stato, anche, un romantico fuori tempo massimo, per molti quasi un mistico, e quella frase sull’arte che sia il dio della voce ecc. sembra più sua che di Colasanti. Partendo dal surrealismo ed eliminando nel tempo ogni riferimento formale dai suoi quadri-parete,  dalla seconda metà degli anni ’40 ha fatto una pittura cromatica astratta.  Nel ‘47 scriveva: “Come avanza nel tempo fra un punto e l’altro, l’opera del pittore progredisce verso la chiarezza, verso l’eliminazione cioè di ogni ostacolo tra l’idea e l’osservatore. Tra questi ostacoli cito, ad esempio, la memoria, la storia, la geometria – paludose generalizzazioni da cui si possono trarre parodie di idee, cioè fantasmi, mai idee vere e proprie”. 
Colasanti dice che Rothko aveva scommesso sulla spiritualità, contro la pittura del ‘900, ed è vero.
Ma Colasanti, dopo aver accennato alla scommessa, non sembra più interessato a scoprire se Rothko l’ha vinta o persa. Non sembra, in realtà ci ricorda che l’artista si è suicidato, e che la Rothko Chapel “che è un puro capolavoro del ‘900” “sia stata inaugurata un anno dopo, quasi come l’edificazione di un sepolcro”. 
Nelle prime 17 righe ci ha raccontato, anche, come ha visto la Chapel
 “un piccolo edificio, senza finestre e ornamenti … La sua anonima vocazione … lo stare laggiù … amorfo … semplicità muta, senza domande … non c’è nulla … colpisce il silenzio … non c’è nulla da vedere … nessuno saprebbe cos’altro fare”. 
Ecco sembra che voglia lasciare a noi la decisione sull’esito della scommessa, Colasanti ci  dice solamente che Rothko aveva puntato sulla spiritualità ma è finito male e il suo capolavoro del ‘900 sembra un sepolcro. E i 14 quadri?  “sono solo buchi vuoti”. La scommessa ? Fate un po’ voi.

“Uno storico dell’arte che stimo molto, James Elkins… La sua memoria di storico è falsa o meglio è futile, come a volte la verità…uomo che guarda e che capisce anche se non sa”

Il libro splendido. “Alla fine può apparire perfino pedante e ossessivo … E’ un diario ottuso …” 

Insomma, Rothko non può più, ma Elkins deve ringraziare?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche a me questo pezzo di Colasanti è sembrato un po’ ambiguo. L’ho riletto con calma  perché ero già interessato al libro di Elkins, e speravo di ricavarne un’ opinione utile. Beh, forse comprerò il libro, nonostante Colasanti, ma vorrei tentare di chiarire perché sono convinto che a Colasanti non piaccia Rothko, e forse neanche il libro di Elkins.<br />
Inizio dal contrario, cioè da una frase che racchiude in un rigo e mezzo tutto l’amore di Colasanti per Elkin e il suo libro:<br />
“Ad uno storico dell’arte che stimo molto, James Elkins, accade altro: ed è formidabile. Se leggerete questo splendido &#8211; Dipinti e lacrime …”. E’ chiaro che dopo una tale dichiarazione d’amore nessuno potrebbe credere che il dichiarante non sia innamorato, eppure.<br />
“Uno storico che stimo molto, un libro splendido”. Eppure, davanti all’opera di Rothko, allo storico accade altro, qualcosa di formidabile. Gli accade di rimanere in silenzio. Mentre a Colasanti (e ce lo racconta in 17 righe, non in una e mezza) accade di abbandonarsi a se stesso, non ai pensieri ma al corpo.<br />
Chi leggerà il libro capirà (dice Colasanti) che “il silenzio di Elkins stringe a sé una risposta che è ancora una domanda”. Questo potrei considerarlo positivo se andasse in direzione di una analisi ragionata, se rappresentasse una qualche volontà di ricerca, insomma “abbi dubbi”, ma il seguito è “l’amore che invade a vuoto l’anima” perché “a volte è solo il pianto l’esercizio dell’intelligenza quando questa ha fatto silenzio”. E qui, anche se può sembrare affascinante, il trionfo dell’amore nasce dal silenzio dell’intelligenza, e non mi sembra positivo, per niente.<br />
Lo stesso Colasanti ribadisce nel finale che “Il pianto è sempre uno sguardo che muore.” E ancora una volta cerca di mitigare la cosa lasciando alle lacrime la possibilità di esprimere gratitudine. </p>
<p>Rothko è stato, anche, un romantico fuori tempo massimo, per molti quasi un mistico, e quella frase sull’arte che sia il dio della voce ecc. sembra più sua che di Colasanti. Partendo dal surrealismo ed eliminando nel tempo ogni riferimento formale dai suoi quadri-parete,  dalla seconda metà degli anni ’40 ha fatto una pittura cromatica astratta.  Nel ‘47 scriveva: “Come avanza nel tempo fra un punto e l’altro, l’opera del pittore progredisce verso la chiarezza, verso l’eliminazione cioè di ogni ostacolo tra l’idea e l’osservatore. Tra questi ostacoli cito, ad esempio, la memoria, la storia, la geometria – paludose generalizzazioni da cui si possono trarre parodie di idee, cioè fantasmi, mai idee vere e proprie”.<br />
Colasanti dice che Rothko aveva scommesso sulla spiritualità, contro la pittura del ‘900, ed è vero.<br />
Ma Colasanti, dopo aver accennato alla scommessa, non sembra più interessato a scoprire se Rothko l’ha vinta o persa. Non sembra, in realtà ci ricorda che l’artista si è suicidato, e che la Rothko Chapel “che è un puro capolavoro del ‘900” “sia stata inaugurata un anno dopo, quasi come l’edificazione di un sepolcro”.<br />
Nelle prime 17 righe ci ha raccontato, anche, come ha visto la Chapel<br />
 “un piccolo edificio, senza finestre e ornamenti … La sua anonima vocazione … lo stare laggiù … amorfo … semplicità muta, senza domande … non c’è nulla … colpisce il silenzio … non c’è nulla da vedere … nessuno saprebbe cos’altro fare”.<br />
Ecco sembra che voglia lasciare a noi la decisione sull’esito della scommessa, Colasanti ci  dice solamente che Rothko aveva puntato sulla spiritualità ma è finito male e il suo capolavoro del ‘900 sembra un sepolcro. E i 14 quadri?  “sono solo buchi vuoti”. La scommessa ? Fate un po’ voi.</p>
<p>“Uno storico dell’arte che stimo molto, James Elkins… La sua memoria di storico è falsa o meglio è futile, come a volte la verità…uomo che guarda e che capisce anche se non sa”</p>
<p>Il libro splendido. “Alla fine può apparire perfino pedante e ossessivo … E’ un diario ottuso …” </p>
<p>Insomma, Rothko non può più, ma Elkins deve ringraziare?</p>
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		<title>
		Di: andrea		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/18/le-lacrime-della-pittura/#comment-72173</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jun 2007 20:55:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a Ilio e Brandon: saresti stati gli stessi che avrebbero sputato su Pasolini e Cristo, gli stessi mezzi-uomini della legge, del giudizio... con la stessa mediocrita]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a Ilio e Brandon: saresti stati gli stessi che avrebbero sputato su Pasolini e Cristo, gli stessi mezzi-uomini della legge, del giudizio&#8230; con la stessa mediocrita</p>
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		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/18/le-lacrime-della-pittura/#comment-72080</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jun 2007 08:39:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[SERGIO: 
&quot;vedi gianni, a me invece sembra che faccia molto “figo” pretendere di far parte del club degli apoti, di coloro che che non la bevono, accogliendo con un ghigno saccente chi, pur con tanti limiti, prova a investigare l’abisso di un silenzio qual è la rothko chapel. è altrettanto ridicolo e trombonesco, ma molto più presuntuoso. un po’ come affermare che la sentenza cioraniana sulla prossimità fra dio e il nulla sia un’emerita cazzata che mai lui pronunciò, senza rendersi conto che i saggi del rumeno sono pieni di varianti di quella sentenza, e che quasi tutta la filosofia teoretica è una verifica di quel vincolo. la meccanica logica del dileggio è pericolosa, finisce sempre per ritorcersi contro chi la pratica sistematicamente, ritenendosi l’ispirato arbitro della realtà che si pone su un piedistallo dal quale dispensa bocciature e promozioni. poi si può discutere se l’arte sia diventata per il grande pubblico un surrogato della teologia, una religione comodamente eviscerata perché priva di odiose e restrittive precettistiche morali, ma solo a patto che nessuno pretenda di avere la verità in tasca.&quot;

Come, scusa? ;-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SERGIO:<br />
&#8220;vedi gianni, a me invece sembra che faccia molto “figo” pretendere di far parte del club degli apoti, di coloro che che non la bevono, accogliendo con un ghigno saccente chi, pur con tanti limiti, prova a investigare l’abisso di un silenzio qual è la rothko chapel. è altrettanto ridicolo e trombonesco, ma molto più presuntuoso. un po’ come affermare che la sentenza cioraniana sulla prossimità fra dio e il nulla sia un’emerita cazzata che mai lui pronunciò, senza rendersi conto che i saggi del rumeno sono pieni di varianti di quella sentenza, e che quasi tutta la filosofia teoretica è una verifica di quel vincolo. la meccanica logica del dileggio è pericolosa, finisce sempre per ritorcersi contro chi la pratica sistematicamente, ritenendosi l’ispirato arbitro della realtà che si pone su un piedistallo dal quale dispensa bocciature e promozioni. poi si può discutere se l’arte sia diventata per il grande pubblico un surrogato della teologia, una religione comodamente eviscerata perché priva di odiose e restrittive precettistiche morali, ma solo a patto che nessuno pretenda di avere la verità in tasca.&#8221;</p>
<p>Come, scusa? ;-)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Anna Lamberti-Bocconi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/18/le-lacrime-della-pittura/#comment-72066</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anna Lamberti-Bocconi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jun 2007 22:25:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non so perché ce l&#039;avete con Colasanti, non lo conosco neanche: l&#039;articolo magari non è il massimo, ma il libro in questione lo sto leggendo anch&#039;io ed è interessante anzichenò. Non mi pare però che l&#039;autore rimanga sempre segretamente su Rothko. Che poi l&#039;autore stesso è uno che, per sua ammissione, non ha mai pianto davanti a un quadro, e il suo grande amore è invece un altro quadro di cui parla estesamente nel libro, l&#039;Estasi di San Francesco del Bellini. Parte da Rothko perché pare che quella cappella sia l&#039;opera d&#039;arte davanti a cui la gente in assoluto ha pianto di più, dopo Guernica. Ma come faranno a fare queste statistiche, dico io? E chi lo sa. E buonanotte a tutti. Anna Lamberti-Bocconi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so perché ce l&#8217;avete con Colasanti, non lo conosco neanche: l&#8217;articolo magari non è il massimo, ma il libro in questione lo sto leggendo anch&#8217;io ed è interessante anzichenò. Non mi pare però che l&#8217;autore rimanga sempre segretamente su Rothko. Che poi l&#8217;autore stesso è uno che, per sua ammissione, non ha mai pianto davanti a un quadro, e il suo grande amore è invece un altro quadro di cui parla estesamente nel libro, l&#8217;Estasi di San Francesco del Bellini. Parte da Rothko perché pare che quella cappella sia l&#8217;opera d&#8217;arte davanti a cui la gente in assoluto ha pianto di più, dopo Guernica. Ma come faranno a fare queste statistiche, dico io? E chi lo sa. E buonanotte a tutti. Anna Lamberti-Bocconi</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/18/le-lacrime-della-pittura/#comment-72061</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jun 2007 20:41:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mi sembra di capire abbastanza il senso del post di colasanti.
sono un fan di rothko e nel mio infimo blog ho scritto un post intitolato Restare ancorati a Rothko (http://www.tashtego.splinder.com/?from=20).
non condivido invece le parole che colasanti usa, che trovo non appropriate.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mi sembra di capire abbastanza il senso del post di colasanti.<br />
sono un fan di rothko e nel mio infimo blog ho scritto un post intitolato Restare ancorati a Rothko (<a href="http://www.tashtego.splinder.com/?from=20" rel="nofollow ugc">http://www.tashtego.splinder.com/?from=20</a>).<br />
non condivido invece le parole che colasanti usa, che trovo non appropriate.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ilio		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/06/18/le-lacrime-della-pittura/#comment-72052</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ilio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jun 2007 19:29:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A Colasantiiiiiiii. Sei solo un venduto marchettarooooooooooo! Porti l&#039;acqua con l&#039;orecchie a quel pappone de Franco Matteucci! Sei pateticoooooooooo!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Colasantiiiiiiii. Sei solo un venduto marchettarooooooooooo! Porti l&#8217;acqua con l&#8217;orecchie a quel pappone de Franco Matteucci! Sei pateticoooooooooo!</p>
]]></content:encoded>
		
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