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	Commenti a: Il tuffo	</title>
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		<title>
		Di: sergio garufi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/07/09/il-tuffo/#comment-74078</link>

		<dc:creator><![CDATA[sergio garufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jul 2007 10:25:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Se venne dagli dèi strage cotanta,
Lor piacque ancor che degli eroi le morti
Fossero il canto dell&#039;età future.&quot;

(Odissea, VIII libro)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Se venne dagli dèi strage cotanta,<br />
Lor piacque ancor che degli eroi le morti<br />
Fossero il canto dell&#8217;età future.&#8221;</p>
<p>(Odissea, VIII libro)</p>
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		<title>
		Di: Emanuele		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/07/09/il-tuffo/#comment-74072</link>

		<dc:creator><![CDATA[Emanuele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jul 2007 08:38:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì, anche a me pare che Palahniuk abbia centrato il punto. Vampirizzazione e trasfigurazione, è questo che fa l&#039;arte con la vita, da sempre. Con le immagini di un film-documentario forse diventa più intollerabile il racconto di una storia tragica rispetto alla scrittura, ma il procedimento è lo stesso. E anche il guadagno dell&#039;artista (visibilità, denaro, una settimana a Capri).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, anche a me pare che Palahniuk abbia centrato il punto. Vampirizzazione e trasfigurazione, è questo che fa l&#8217;arte con la vita, da sempre. Con le immagini di un film-documentario forse diventa più intollerabile il racconto di una storia tragica rispetto alla scrittura, ma il procedimento è lo stesso. E anche il guadagno dell&#8217;artista (visibilità, denaro, una settimana a Capri).</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Blackjack		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/07/09/il-tuffo/#comment-74061</link>

		<dc:creator><![CDATA[Blackjack]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jul 2007 00:15:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[... E&#039; questo il punto. Scriviamo pagine di storie, riempiamo baratri di inchiostro con budella e pietre, budini e psicofarmaci, gogne, visi deturpati e la gente è lì. Ferma ad ascoltare. La gente ha bisogno di storie.
Noi abbiamo bisogno di storie.
Di poliziotti travestiti che viaggiano in 124 Spider e di silenzio.
Ossessionato. Umido. Rancido. Odiamo il silenzio e lo riempiamo, con le storie degli altri. Passiamo la vita a riempire il nostro silenzio, come il ripieno con l&#039;aglio e il pan grattato per il tacchino; il giorno del ringraziamento.
Loro condannati nel ruolo dei tacchini, il culo aperto. Noi la mano che infila il ripieno e le storie degli altri.

Blackjack.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; E&#8217; questo il punto. Scriviamo pagine di storie, riempiamo baratri di inchiostro con budella e pietre, budini e psicofarmaci, gogne, visi deturpati e la gente è lì. Ferma ad ascoltare. La gente ha bisogno di storie.<br />
Noi abbiamo bisogno di storie.<br />
Di poliziotti travestiti che viaggiano in 124 Spider e di silenzio.<br />
Ossessionato. Umido. Rancido. Odiamo il silenzio e lo riempiamo, con le storie degli altri. Passiamo la vita a riempire il nostro silenzio, come il ripieno con l&#8217;aglio e il pan grattato per il tacchino; il giorno del ringraziamento.<br />
Loro condannati nel ruolo dei tacchini, il culo aperto. Noi la mano che infila il ripieno e le storie degli altri.</p>
<p>Blackjack.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: la funambola		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/07/09/il-tuffo/#comment-74058</link>

		<dc:creator><![CDATA[la funambola]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Jul 2007 22:24:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ottì  per lumì

Quando vado cercando il senso della vita, mi imbatto in prati sconfinati, in vastità di luce, in lande desolate e mostruosi baratri. 
Ma una misericordiosa ignoranza interviene sempre quando la luce può accecarmi o il baratro inghiottirmi. 
E l’amore, l’amore è sapienza,è divina ignoranza per “l’immensità” con la quale mi mette in contatto. 
E poi, per il resto, vivo, con quell’andatura incerta che chiamano esperienza. 

ti immaginavo alle prese con un caimano mentre sfuggivi miracolosamente ad un serpente biforcuto dopo aver convertito due cannibali ad una dieta vegetariana che fa bene alla malaria. :))))
fortuna che non sei partito che sarei stata in pensiero nè!
un bacio
la funambola]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ottì  per lumì</p>
<p>Quando vado cercando il senso della vita, mi imbatto in prati sconfinati, in vastità di luce, in lande desolate e mostruosi baratri.<br />
Ma una misericordiosa ignoranza interviene sempre quando la luce può accecarmi o il baratro inghiottirmi.<br />
E l’amore, l’amore è sapienza,è divina ignoranza per “l’immensità” con la quale mi mette in contatto.<br />
E poi, per il resto, vivo, con quell’andatura incerta che chiamano esperienza. </p>
<p>ti immaginavo alle prese con un caimano mentre sfuggivi miracolosamente ad un serpente biforcuto dopo aver convertito due cannibali ad una dieta vegetariana che fa bene alla malaria. :))))<br />
fortuna che non sei partito che sarei stata in pensiero nè!<br />
un bacio<br />
la funambola</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/07/09/il-tuffo/#comment-74022</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Jul 2007 06:31:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@tash. Secono me la vita è in un certo senso anche dono. E in un altro senso ne siamo padroni (molto poco). In ogni caso anche pensandola come dono non ne consegue quello che la dottrina cattolica sostiene. Non sono per niente d&#039;accordo con i cattolici. Inoltre sono molti che, oggi, non trovano moralmente neutro vedere un leone che ammmazza una gazzella. 
Forse tempo fa era così, ora le cose stanno cambiando. 
In quanto al film, non ho una posizione morale al riguardo, piuttosto psicoanalitica. Credo al potere altamente distruttivo per la psiche di certe immagini. Non credo alla pedagogia di certe immagini, né credo in una sociologia delle immagine. L&#039;immaginario è fondamentale per la psiche e siamo in piena epidemia delle immagini. Le nostre immagini interne sono ammalate per questa continua invasione dall&#039;esterno. Non si tratta di nascondere le immagini, nè di negarle, ma di ripristinare un equilibrio che è profondamente alterato. Un&#039;analisi approfondita del funzionamento psichico, mostrerebbe l&#039;effetto devastante che si sta producendo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@tash. Secono me la vita è in un certo senso anche dono. E in un altro senso ne siamo padroni (molto poco). In ogni caso anche pensandola come dono non ne consegue quello che la dottrina cattolica sostiene. Non sono per niente d&#8217;accordo con i cattolici. Inoltre sono molti che, oggi, non trovano moralmente neutro vedere un leone che ammmazza una gazzella.<br />
Forse tempo fa era così, ora le cose stanno cambiando.<br />
In quanto al film, non ho una posizione morale al riguardo, piuttosto psicoanalitica. Credo al potere altamente distruttivo per la psiche di certe immagini. Non credo alla pedagogia di certe immagini, né credo in una sociologia delle immagine. L&#8217;immaginario è fondamentale per la psiche e siamo in piena epidemia delle immagini. Le nostre immagini interne sono ammalate per questa continua invasione dall&#8217;esterno. Non si tratta di nascondere le immagini, nè di negarle, ma di ripristinare un equilibrio che è profondamente alterato. Un&#8217;analisi approfondita del funzionamento psichico, mostrerebbe l&#8217;effetto devastante che si sta producendo.</p>
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		<title>
		Di: Antò		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/07/09/il-tuffo/#comment-74006</link>

		<dc:creator><![CDATA[Antò]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Jul 2007 20:18:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[... il rallentie di Zabriskie Point...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; il rallentie di Zabriskie Point&#8230;</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: sergio garufi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/07/09/il-tuffo/#comment-74003</link>

		<dc:creator><![CDATA[sergio garufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Jul 2007 17:34:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una riflessione di Chuck Palahniuk:

&quot;E’ vero, noi abbiamo bisogno di raccontare le nostre storie - di digerire le nostre vite - ma pochi sono disposti ad ascoltare le peggiori: quelle truculente, o tragiche, o davvero umilianti. Ecco perché quando qualcuno si arrischia a raccontare storie simili, dà agli altri il permesso di raccontare le loro. Storie che di rado hanno l’opportunità di raccontare. Eventi che forse passeranno tutta la vita a digerire. Arrischiandoci a raccontare le nostre storie più raccapriccianti, le più estreme, stabiliamo un precedente che offre agli altri questa opportunità rara. Il mio amico che smistava i bagagli a Seattle raramente racconta la storia del dito. Ormai sono anni che viaggia per l&#039;Europa. Ha studiato in Francia, in Spagna, in Italia. Quando qualcuno si accorge del dito, lui fa spallucce e dice che è stato un incidente. Roba di decenni fa. Non fu un incidente. Con la mano sinistra afferrò il dito penzolante. Viscido di sangue. Già freddo. Barattando materia con energia, il suo dito con il suo futuro, tirò. Il lembo di pelle si tese. Lui cominciò a torcerlo, fissandolo, stupito di quanto resistesse. Di quanto fosse robusto il tessuto di cui era fatto. Tirò, finché non si strappò. Perché nessuno lo trovasse, perché il dito morto non lo raggiungesse all’ospedale, aprì la cerniera di una valigia e ce lo infilò dentro. Quel pezzettino di lui se ne stava andando dove il resto di lui presto l’avrebbe seguito. In avanscoperta. Quel sacrificio. Ormai questa storia non la racconta più. A me la raccontò anni e anni fa, e ogni volta che accenno al dito perduto lui si mette a ridere. Si guarda la mano, rigirando il moncherino come se non l’avesse mai visto. Scuote la testa e dice non ci posso credere che ti ricordi ancora quella vecchia storia. Certo che me la ricordo. Io racconto la storia perché è la mia vocazione. Per me qualsiasi storia, se è buona, se è forte, rimane irrisolta finché non riesco a trascriverla e a venderla. Finché non diventa un libro, magari un film, magari un videogioco. Questo saggio è la riduzione della storia del mio amico, che a sua volta era la riduzione di un evento realmente accaduto. Col tempo siamo destinati a vedere gli attentati al World Trade Center ridotti a sfondo di un film porno. Digeriti. Banalizzati. Risolti. Esauriti. Assimilati. Io qui non c’ero mai venuto. A Capri. Finora. Il dito del mio amico si è trasformato in una settimana al sole. Per me, ora, questa storia è completa. E c’è comunuqe qualcuno, da qualche parte, in un bar o a una festa, che ancora sta raccontando alla gente di quando, aprendo la valigia, tanto, tanto tempo fa - decenni - trovò un dito infilato fra gli abiti ben ripiegati. E quel pubblico, la gente che lo ascolta, attende di raccontare storie simili. Eccitata all’idea di poterlo fare.&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una riflessione di Chuck Palahniuk:</p>
<p>&#8220;E’ vero, noi abbiamo bisogno di raccontare le nostre storie &#8211; di digerire le nostre vite &#8211; ma pochi sono disposti ad ascoltare le peggiori: quelle truculente, o tragiche, o davvero umilianti. Ecco perché quando qualcuno si arrischia a raccontare storie simili, dà agli altri il permesso di raccontare le loro. Storie che di rado hanno l’opportunità di raccontare. Eventi che forse passeranno tutta la vita a digerire. Arrischiandoci a raccontare le nostre storie più raccapriccianti, le più estreme, stabiliamo un precedente che offre agli altri questa opportunità rara. Il mio amico che smistava i bagagli a Seattle raramente racconta la storia del dito. Ormai sono anni che viaggia per l&#8217;Europa. Ha studiato in Francia, in Spagna, in Italia. Quando qualcuno si accorge del dito, lui fa spallucce e dice che è stato un incidente. Roba di decenni fa. Non fu un incidente. Con la mano sinistra afferrò il dito penzolante. Viscido di sangue. Già freddo. Barattando materia con energia, il suo dito con il suo futuro, tirò. Il lembo di pelle si tese. Lui cominciò a torcerlo, fissandolo, stupito di quanto resistesse. Di quanto fosse robusto il tessuto di cui era fatto. Tirò, finché non si strappò. Perché nessuno lo trovasse, perché il dito morto non lo raggiungesse all’ospedale, aprì la cerniera di una valigia e ce lo infilò dentro. Quel pezzettino di lui se ne stava andando dove il resto di lui presto l’avrebbe seguito. In avanscoperta. Quel sacrificio. Ormai questa storia non la racconta più. A me la raccontò anni e anni fa, e ogni volta che accenno al dito perduto lui si mette a ridere. Si guarda la mano, rigirando il moncherino come se non l’avesse mai visto. Scuote la testa e dice non ci posso credere che ti ricordi ancora quella vecchia storia. Certo che me la ricordo. Io racconto la storia perché è la mia vocazione. Per me qualsiasi storia, se è buona, se è forte, rimane irrisolta finché non riesco a trascriverla e a venderla. Finché non diventa un libro, magari un film, magari un videogioco. Questo saggio è la riduzione della storia del mio amico, che a sua volta era la riduzione di un evento realmente accaduto. Col tempo siamo destinati a vedere gli attentati al World Trade Center ridotti a sfondo di un film porno. Digeriti. Banalizzati. Risolti. Esauriti. Assimilati. Io qui non c’ero mai venuto. A Capri. Finora. Il dito del mio amico si è trasformato in una settimana al sole. Per me, ora, questa storia è completa. E c’è comunuqe qualcuno, da qualche parte, in un bar o a una festa, che ancora sta raccontando alla gente di quando, aprendo la valigia, tanto, tanto tempo fa &#8211; decenni &#8211; trovò un dito infilato fra gli abiti ben ripiegati. E quel pubblico, la gente che lo ascolta, attende di raccontare storie simili. Eccitata all’idea di poterlo fare.&#8221;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Francesca E. Magni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/07/09/il-tuffo/#comment-74001</link>

		<dc:creator><![CDATA[Francesca E. Magni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Jul 2007 17:23:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a proposito di commentare di meno: al max 5 commenti e poi basta

adieu

fem]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a proposito di commentare di meno: al max 5 commenti e poi basta</p>
<p>adieu</p>
<p>fem</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Francesca E. Magni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/07/09/il-tuffo/#comment-74000</link>

		<dc:creator><![CDATA[Francesca E. Magni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Jul 2007 17:13:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il tuffo: vi ricordate di quell&#039;episodio di cronaca in cui due fidanzati si sono buttati da un ponte per fare il jumping (o come si chiama), la corda non ha tenuto e sono morti. 

fem]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il tuffo: vi ricordate di quell&#8217;episodio di cronaca in cui due fidanzati si sono buttati da un ponte per fare il jumping (o come si chiama), la corda non ha tenuto e sono morti. </p>
<p>fem</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Francesca E. Magni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/07/09/il-tuffo/#comment-73999</link>

		<dc:creator><![CDATA[Francesca E. Magni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Jul 2007 17:11:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[vogliamoci bene con la fu, che mi ha dedicato una bella poesia, tempo addietro  ;-))))

fem]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>vogliamoci bene con la fu, che mi ha dedicato una bella poesia, tempo addietro  ;-))))</p>
<p>fem</p>
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