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	Commenti a: The ad generator	</title>
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		Di: effeffe		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[effeffe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Aug 2007 14:09:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[la mia creata dal maestro Garouf diceva

&quot;i comunisti dandy mangiano solo bambini eleganti&quot;

Post e commenti assolutamente nel segno. 
thanx Jan
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>la mia creata dal maestro Garouf diceva</p>
<p>&#8220;i comunisti dandy mangiano solo bambini eleganti&#8221;</p>
<p>Post e commenti assolutamente nel segno.<br />
thanx Jan<br />
effeffe</p>
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		Di: Chapuce		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chapuce]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Aug 2007 10:17:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bentornato Jan!

la forza dell&#039;immagine, associata ad un linguaggio, in un contesto ben studiato, può essere più potente di una mina.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bentornato Jan!</p>
<p>la forza dell&#8217;immagine, associata ad un linguaggio, in un contesto ben studiato, può essere più potente di una mina.</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: Stefano		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Aug 2007 19:24:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Baudrillard, maestro...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Baudrillard, maestro&#8230;</p>
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		<title>
		Di: fk		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[fk]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Aug 2007 18:39:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Così und Come, la maglietta di NI c&#039;è. Fatta fare da Garufi. E personalizzate, anche.

Post interessantissimo, Jan, grazie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Così und Come, la maglietta di NI c&#8217;è. Fatta fare da Garufi. E personalizzate, anche.</p>
<p>Post interessantissimo, Jan, grazie.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Lauryn		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lauryn]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Aug 2007 18:21:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[grazie del trip, jan, interessanti anche i commenti, volevo aggiungermi alle riflessioni, riportando qualche passo:


&quot;Credo che un&#039;immagine ci colpisca immediatamente, molto al di qua della rappresentazione: sul piano dell&#039;intuizione, della percezione, a questo livello, l&#039;immagine è sempre una sorpresa assoluta o almeno dovrebbe esserlo.
E in questo senso possiamo dire che le immagini sono rare - giacché la forza dell&#039;immagine è nella maggior parte dei casi intercettata da tutto ciò che si vuol farle dire. L&#039;immagine è per lo più svuotata della sua originalità, della sua esistenza specifica, in quanto immagine, e votata a una complicità vergognosa con il reale.

Si è soliti dire che il reale è scomparso sotto la profusione dei segni e delle immagini. Ed è vero che c&#039;è una violenza dell&#039;immagine, ma questa violenza è largamente compensata dalla violenza fatta all&#039;immagine, dal suo sfruttamento a fini di documentazione, testimonianza, messaggio, sfruttamento a fini morali, politici, pubblcitari, a semplici fini d&#039;informazione [...]

Immagini che, in fondo, dietro la proclamata oggettività, recano testimonianza di una sconfessione profonda del reale, nonché di una sconfessione dell&#039;immagine, cui si vorrebbe far rappresenatre ciò che non può esserlo, violentare il reale per effrazione.
In questo senso, la maggior parte delle foto (ma anche le immagini mediatiche in generale, e tutto ciò che costituisce il visivo) non sono immagini vere e proprie. sono solo reportage, luogo comune realistico o performance estetica, asserviti a tutti i dispositivi ideologici.
A questo stadio, l&#039;immagine è ormai soltanto un operatore di visibilità - il medium di una visibilità integrale che fa da pendant alla Realtà Integrale, dove il diveniree reale si sdoppia in divenire visibile a ogni costo...là dove la banalità dell&#039;immagine aderisce alla banalità della vita [...]


l&#039;ultima violenza fatta all&#039;immagine è quella dell&#039;immagine di sintesi, scaturita ex nihilo dal calcolo numerico e dal computer. Abbiamo chiuso con l&#039;immaginazione dell&#039;immagine, della sua illusione fondamentale, perché, nell&#039;operazione di sintesi, il referente non esiste più, e il reale non ha più modo di aver luogo, essendo immediatamente prodotto come Realtà Virtuale.
Abbiamo chiuso con questa presa d&#039;immagine indiretta, con questa presenza a un oggetto reale in un istante irrevocabile, che costituiva l&#039;illusione magica della foto, e faceva dell&#039;immagine un evento individuale.
Nell&#039;immagine virtuale non c&#039;è più nulla di questa esattezza puntuale, di questo punctum nel tempo (per riprendere l&#039;espressione di Roland Barthes), quello dell&#039;immagine- foto del passato, la quale recava testimonianza del fatto che qualcosa c&#039;era stato, e non c&#039;era più, quindi di un&#039;assenza definitiva carica di nostalgia.

La produzione digitale e numerica cancella l&#039;immagine come analogon, cancella il reale in quanto può essere immaginato. L&#039;atto fotografico, questo momento di scomparsa del soggetto e insieme dell&#039;oggetto nel medesimo confronto istantaneo - con lo scatto che abolisce il mondo e lo sguardo per un attimo, una sincope, un orgasmo, piccola- morte che scatena la performance macchinistica dell&#039;immagine - questo momento scompare nel processing digitale e numerico.


Tutto ciò porta alla morte della fotografia come medium originale. E&#039; l&#039;essenza della fotografia che scompare insieme all&#039;immagine analogica. quest&#039;ultima testimoniava ancora di un&#039;estrema presenza in diretta del soggetto all&#039;oggetto. Sospensione estrema della disseminazione e della molteplicità delle immagini senza refernte, dell&#039;ondata digitale che ci attende.
Il problema della referenza era già un problema insolubile: che ne è del reale? Che ne è della rappresentazioen?
Ma quando con il virtuale il referente scompare, riassorbito nella programmazione tecnica dell&#039;immagine, quando non c&#039;è più mondo reale di fronte a una pellicola sensibile (stessa cosa per il linguaggio che è come la pellicola sensibile delle idee), allora non c&#039;è più, in fondo, una rappresentazioen possibile.

Ma c&#039;è di peggio, ciò che distingue l&#039;immagine analogica da quella numerica è che in essa si attua una forma di scomparsa, di distanza, di fermo sul mondo. Quel nulla nel cuore dell&#039;immagine di cui parlava Warhol.
Mentre nel numerico o, più generalmente, nell&#039;immagine di sintesi, non c&#039;è più negativo, non c&#039;è più differita: nulla che muoia, nulla che scompaia. l&#039;immagine non è più altro che il risultato di un&#039;istruzione e di un programma, aggravato dalla diffusione automatica da un supporto all&#039;altro: computer, cellulare, schermo tv ecc - dove l&#039;automaticità della rete corrisponde all&#039;automaticità della costruzione dell&#039;immagine.
Allora dobbiamo salvare l&#039;assenza, il vuoto, dobbiamo salvare questo nulla nel cuore dell&#039;immagine?&quot;


&lt;i&gt; vorrei inserire un passo che è un po&#039; fuori contesto, perché riguarda le immagini crude, non quelle che soddisfano i nostri appetiti, come  su riportato da Reister, ma che secondo me è veramente interessante, perciò perdonate lo sbocco di carreggiata &lt;/i&gt;


&quot;La maggior parte delle immagini attuali riflettono ormai soltanto la miseria e la violenza della condizione umana. Ora questa miseria e questa violenza ci toccano tanto meno quanto più sono ipersignificate - vi è in ciò un&#039;assurdità totale.
Perchè il suo contenuto ci investa, occorre che l&#039;immagine esista in sé per sé, che ci imponga la sua lingua originale. perché si abbia transfert sul reale, occorre un controtransfert sull&#039;immagine, e un controtransfert risolto.

Oggi, la miseria e la violenza divengono, attraverso le immagini, un leitmotiv pubblicitario: Oliviero Toscani reintegra così nella moda il sesso e l&#039;aids, la guerra e la morte.
E perché non dovrebbe farlo (la pubblicità fatta alla felicità non è meno oscena di quella fatta alla sventura)?
Ma ad una condizione: quella di mostrare la violenza della pubblicità stessa, la violenza della moda, la violenza del medium. Cosa di cui i pubblicitari sono perfettamente incapaci. La moda e la mondanità sono esse stesse in qualche modo uno spettacolo di morte. La miseria del mondo è leggibile tabto nella linea e nel volto di un&#039;indossatrice quanto nel corpo ischeletrito di un africano.
Dappertutto la stessa legge di crudeltà - chi sa vederla.&quot;

(Jean Baudrillard  &quot;Il patto di lucidità o l&#039;intelligenza del Male&quot;)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>grazie del trip, jan, interessanti anche i commenti, volevo aggiungermi alle riflessioni, riportando qualche passo:</p>
<p>&#8220;Credo che un&#8217;immagine ci colpisca immediatamente, molto al di qua della rappresentazione: sul piano dell&#8217;intuizione, della percezione, a questo livello, l&#8217;immagine è sempre una sorpresa assoluta o almeno dovrebbe esserlo.<br />
E in questo senso possiamo dire che le immagini sono rare &#8211; giacché la forza dell&#8217;immagine è nella maggior parte dei casi intercettata da tutto ciò che si vuol farle dire. L&#8217;immagine è per lo più svuotata della sua originalità, della sua esistenza specifica, in quanto immagine, e votata a una complicità vergognosa con il reale.</p>
<p>Si è soliti dire che il reale è scomparso sotto la profusione dei segni e delle immagini. Ed è vero che c&#8217;è una violenza dell&#8217;immagine, ma questa violenza è largamente compensata dalla violenza fatta all&#8217;immagine, dal suo sfruttamento a fini di documentazione, testimonianza, messaggio, sfruttamento a fini morali, politici, pubblcitari, a semplici fini d&#8217;informazione [&#8230;]</p>
<p>Immagini che, in fondo, dietro la proclamata oggettività, recano testimonianza di una sconfessione profonda del reale, nonché di una sconfessione dell&#8217;immagine, cui si vorrebbe far rappresenatre ciò che non può esserlo, violentare il reale per effrazione.<br />
In questo senso, la maggior parte delle foto (ma anche le immagini mediatiche in generale, e tutto ciò che costituisce il visivo) non sono immagini vere e proprie. sono solo reportage, luogo comune realistico o performance estetica, asserviti a tutti i dispositivi ideologici.<br />
A questo stadio, l&#8217;immagine è ormai soltanto un operatore di visibilità &#8211; il medium di una visibilità integrale che fa da pendant alla Realtà Integrale, dove il diveniree reale si sdoppia in divenire visibile a ogni costo&#8230;là dove la banalità dell&#8217;immagine aderisce alla banalità della vita [&#8230;]</p>
<p>l&#8217;ultima violenza fatta all&#8217;immagine è quella dell&#8217;immagine di sintesi, scaturita ex nihilo dal calcolo numerico e dal computer. Abbiamo chiuso con l&#8217;immaginazione dell&#8217;immagine, della sua illusione fondamentale, perché, nell&#8217;operazione di sintesi, il referente non esiste più, e il reale non ha più modo di aver luogo, essendo immediatamente prodotto come Realtà Virtuale.<br />
Abbiamo chiuso con questa presa d&#8217;immagine indiretta, con questa presenza a un oggetto reale in un istante irrevocabile, che costituiva l&#8217;illusione magica della foto, e faceva dell&#8217;immagine un evento individuale.<br />
Nell&#8217;immagine virtuale non c&#8217;è più nulla di questa esattezza puntuale, di questo punctum nel tempo (per riprendere l&#8217;espressione di Roland Barthes), quello dell&#8217;immagine- foto del passato, la quale recava testimonianza del fatto che qualcosa c&#8217;era stato, e non c&#8217;era più, quindi di un&#8217;assenza definitiva carica di nostalgia.</p>
<p>La produzione digitale e numerica cancella l&#8217;immagine come analogon, cancella il reale in quanto può essere immaginato. L&#8217;atto fotografico, questo momento di scomparsa del soggetto e insieme dell&#8217;oggetto nel medesimo confronto istantaneo &#8211; con lo scatto che abolisce il mondo e lo sguardo per un attimo, una sincope, un orgasmo, piccola- morte che scatena la performance macchinistica dell&#8217;immagine &#8211; questo momento scompare nel processing digitale e numerico.</p>
<p>Tutto ciò porta alla morte della fotografia come medium originale. E&#8217; l&#8217;essenza della fotografia che scompare insieme all&#8217;immagine analogica. quest&#8217;ultima testimoniava ancora di un&#8217;estrema presenza in diretta del soggetto all&#8217;oggetto. Sospensione estrema della disseminazione e della molteplicità delle immagini senza refernte, dell&#8217;ondata digitale che ci attende.<br />
Il problema della referenza era già un problema insolubile: che ne è del reale? Che ne è della rappresentazioen?<br />
Ma quando con il virtuale il referente scompare, riassorbito nella programmazione tecnica dell&#8217;immagine, quando non c&#8217;è più mondo reale di fronte a una pellicola sensibile (stessa cosa per il linguaggio che è come la pellicola sensibile delle idee), allora non c&#8217;è più, in fondo, una rappresentazioen possibile.</p>
<p>Ma c&#8217;è di peggio, ciò che distingue l&#8217;immagine analogica da quella numerica è che in essa si attua una forma di scomparsa, di distanza, di fermo sul mondo. Quel nulla nel cuore dell&#8217;immagine di cui parlava Warhol.<br />
Mentre nel numerico o, più generalmente, nell&#8217;immagine di sintesi, non c&#8217;è più negativo, non c&#8217;è più differita: nulla che muoia, nulla che scompaia. l&#8217;immagine non è più altro che il risultato di un&#8217;istruzione e di un programma, aggravato dalla diffusione automatica da un supporto all&#8217;altro: computer, cellulare, schermo tv ecc &#8211; dove l&#8217;automaticità della rete corrisponde all&#8217;automaticità della costruzione dell&#8217;immagine.<br />
Allora dobbiamo salvare l&#8217;assenza, il vuoto, dobbiamo salvare questo nulla nel cuore dell&#8217;immagine?&#8221;</p>
<p><i> vorrei inserire un passo che è un po&#8217; fuori contesto, perché riguarda le immagini crude, non quelle che soddisfano i nostri appetiti, come  su riportato da Reister, ma che secondo me è veramente interessante, perciò perdonate lo sbocco di carreggiata </i></p>
<p>&#8220;La maggior parte delle immagini attuali riflettono ormai soltanto la miseria e la violenza della condizione umana. Ora questa miseria e questa violenza ci toccano tanto meno quanto più sono ipersignificate &#8211; vi è in ciò un&#8217;assurdità totale.<br />
Perchè il suo contenuto ci investa, occorre che l&#8217;immagine esista in sé per sé, che ci imponga la sua lingua originale. perché si abbia transfert sul reale, occorre un controtransfert sull&#8217;immagine, e un controtransfert risolto.</p>
<p>Oggi, la miseria e la violenza divengono, attraverso le immagini, un leitmotiv pubblicitario: Oliviero Toscani reintegra così nella moda il sesso e l&#8217;aids, la guerra e la morte.<br />
E perché non dovrebbe farlo (la pubblicità fatta alla felicità non è meno oscena di quella fatta alla sventura)?<br />
Ma ad una condizione: quella di mostrare la violenza della pubblicità stessa, la violenza della moda, la violenza del medium. Cosa di cui i pubblicitari sono perfettamente incapaci. La moda e la mondanità sono esse stesse in qualche modo uno spettacolo di morte. La miseria del mondo è leggibile tabto nella linea e nel volto di un&#8217;indossatrice quanto nel corpo ischeletrito di un africano.<br />
Dappertutto la stessa legge di crudeltà &#8211; chi sa vederla.&#8221;</p>
<p>(Jean Baudrillard  &#8220;Il patto di lucidità o l&#8217;intelligenza del Male&#8221;)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gherardo bortolotti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/08/07/the-ad-generator/#comment-75611</link>

		<dc:creator><![CDATA[gherardo bortolotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Aug 2007 08:50:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ciao jan,
post molto interessante, per il fascino che la giustapposizione testo-immagine, anche la più arbitraria (e forse proprio perché arbitraria), riesce sempre a produrre. è l&#039;irriducibilità dei due codici a produrre un discorso continuo.
in qualche modo un&#039;operazione come quella che segnali sottolinea che la seduzione, che la pubblicità esercita ai nostri danni, ha come primo agente proprio noi stessi e la nostra &quot;voglia&quot; di ricevere un messagio, di sentirci dare una morale della storia.
sparata anche questa me ne torno a lavorare (it&#039;s php time ;-).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ciao jan,<br />
post molto interessante, per il fascino che la giustapposizione testo-immagine, anche la più arbitraria (e forse proprio perché arbitraria), riesce sempre a produrre. è l&#8217;irriducibilità dei due codici a produrre un discorso continuo.<br />
in qualche modo un&#8217;operazione come quella che segnali sottolinea che la seduzione, che la pubblicità esercita ai nostri danni, ha come primo agente proprio noi stessi e la nostra &#8220;voglia&#8221; di ricevere un messagio, di sentirci dare una morale della storia.<br />
sparata anche questa me ne torno a lavorare (it&#8217;s php time ;-).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Stefano		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/08/07/the-ad-generator/#comment-75601</link>

		<dc:creator><![CDATA[Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Aug 2007 06:15:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2007/08/07/the-ad-generator/#comment-75601</guid>

					<description><![CDATA[Fa riflettere, questo adgenerator e soprattutto, mi pare, intorno al rapporto tra la parola e l&#039;immagine. Se non sono strettamente interdipendenti una dall&#039;altra finiscono per banalizzarsi a vicenda, e questo ad generator ne è una dimostrazione. La forza di uno slogan (&quot;fascista di natura&quot; per citare il buon Daniele Silvestri)  associato ad un&#039;immagine espressiva è prorompente e, secondo me, pericolosa . Sicuramente il linguaggio della comunicazione dominante al giorno d&#039;oggi pur essendo una tecnica vecchia e ben collaudata: penso, ad esempio agli affreschi nelle chiese corredati da versetti e/o didascalie bibliche. Lo stosso gioco è utilizzato dai mezzi d&#039;informazione tradizionali, quanti titoli sui quotidiani sarebbero nulla senza la loro fotina di corredo.
È senz&#039;altro il linuguaggio di comunicazione del potere, non solo di quello contemporaneo  e anche di una buona fetta della blogosfera....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fa riflettere, questo adgenerator e soprattutto, mi pare, intorno al rapporto tra la parola e l&#8217;immagine. Se non sono strettamente interdipendenti una dall&#8217;altra finiscono per banalizzarsi a vicenda, e questo ad generator ne è una dimostrazione. La forza di uno slogan (&#8220;fascista di natura&#8221; per citare il buon Daniele Silvestri)  associato ad un&#8217;immagine espressiva è prorompente e, secondo me, pericolosa . Sicuramente il linguaggio della comunicazione dominante al giorno d&#8217;oggi pur essendo una tecnica vecchia e ben collaudata: penso, ad esempio agli affreschi nelle chiese corredati da versetti e/o didascalie bibliche. Lo stosso gioco è utilizzato dai mezzi d&#8217;informazione tradizionali, quanti titoli sui quotidiani sarebbero nulla senza la loro fotina di corredo.<br />
È senz&#8217;altro il linuguaggio di comunicazione del potere, non solo di quello contemporaneo  e anche di una buona fetta della blogosfera&#8230;.</p>
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