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	Commenti a: Contro i manifesti contro i manifesti	</title>
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		<title>
		Di: guvi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[guvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Oct 2007 10:08:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[figurati, non pensavo niente di simile, e anzi perdona se ho dato l&#039;impressione di fraintendere la tua posizione. quanto alle sintesi, sfondi una porta aperta: parli con quello che si potrebbe definire un &quot;liberalsocialista&quot;. che vada tutto bene così com&#039;è, sarebbe da folli crederlo; la mia filosofia politica si ispira a quella battuta di woody allen secondo cui la vita si divide in orribile e miserrimo. è chiaro che preferisco di gran lunga il miserrimo capitalismo all&#039;orribile socialismo reale, ma è perfino banale dirlo. il punto è: sì, il capitalismo è miserrimo. ma posto che - senza snobismo, è un dato di fatto - accendo la tv solo per il telegiornale (e anche quello basta a disgustarmi), credo che alcuni difetti siano dovuti al fatto che siamo italiani, altri al fatto che siamo umani, altri al fatto che sono giovani (le aspiranti veline). purtroppo l&#039;italia è una delle peggiori sintesi immaginabili, almeno a livello culturale. uno pseudocapitalismo dinastico e nobiliare, che si autorappresenta come elite facente parte di una elite capitalistica transnazionale pur non avendone i requisiti storici (la &quot;borghesia più ignorante d&#039;europa&quot; di pasoliniana memoria); e una larga parte del popolo, o della cittadinanza se piace, che vuole accedere a quel gotha per vie anch&#039;esse del tutto sganciate dalla storia, sul piano cioè della pura partecipazione vicaria e/o immaginaria, della cooptazione &quot;giansenistica&quot; o della furberia . il berlusconismo in questo è stato davvero il punto più basso della sintesi: un liberalismo brandito come puro simulacro e come &quot;stile di vita&quot;, affiancato alla protezione delle caste di sempre e a una modernizzazione anch&#039;essa del tutto simulacrale mimata per via televisiva. insomma, l&#039;italia ha molti mali, credo, ma pochi di essi hanno a che fare con il capitalismo (che porta molti mali, ma di altro tipo). sarei contento, un giorno, di poter parlare dei mali della modernizzazione capitalistica in italia: vorrebbe dire che essa è arrivata, e che la riforma ha messo piede nel nostro paese eternamente controriformistico. spero sia chiaro, anche se ho scritto a razzo e a vanvera!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>figurati, non pensavo niente di simile, e anzi perdona se ho dato l&#8217;impressione di fraintendere la tua posizione. quanto alle sintesi, sfondi una porta aperta: parli con quello che si potrebbe definire un &#8220;liberalsocialista&#8221;. che vada tutto bene così com&#8217;è, sarebbe da folli crederlo; la mia filosofia politica si ispira a quella battuta di woody allen secondo cui la vita si divide in orribile e miserrimo. è chiaro che preferisco di gran lunga il miserrimo capitalismo all&#8217;orribile socialismo reale, ma è perfino banale dirlo. il punto è: sì, il capitalismo è miserrimo. ma posto che &#8211; senza snobismo, è un dato di fatto &#8211; accendo la tv solo per il telegiornale (e anche quello basta a disgustarmi), credo che alcuni difetti siano dovuti al fatto che siamo italiani, altri al fatto che siamo umani, altri al fatto che sono giovani (le aspiranti veline). purtroppo l&#8217;italia è una delle peggiori sintesi immaginabili, almeno a livello culturale. uno pseudocapitalismo dinastico e nobiliare, che si autorappresenta come elite facente parte di una elite capitalistica transnazionale pur non avendone i requisiti storici (la &#8220;borghesia più ignorante d&#8217;europa&#8221; di pasoliniana memoria); e una larga parte del popolo, o della cittadinanza se piace, che vuole accedere a quel gotha per vie anch&#8217;esse del tutto sganciate dalla storia, sul piano cioè della pura partecipazione vicaria e/o immaginaria, della cooptazione &#8220;giansenistica&#8221; o della furberia . il berlusconismo in questo è stato davvero il punto più basso della sintesi: un liberalismo brandito come puro simulacro e come &#8220;stile di vita&#8221;, affiancato alla protezione delle caste di sempre e a una modernizzazione anch&#8217;essa del tutto simulacrale mimata per via televisiva. insomma, l&#8217;italia ha molti mali, credo, ma pochi di essi hanno a che fare con il capitalismo (che porta molti mali, ma di altro tipo). sarei contento, un giorno, di poter parlare dei mali della modernizzazione capitalistica in italia: vorrebbe dire che essa è arrivata, e che la riforma ha messo piede nel nostro paese eternamente controriformistico. spero sia chiaro, anche se ho scritto a razzo e a vanvera!</p>
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		<title>
		Di: Beppe		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/10/17/contro-i-manifesti-contro-i-manifesti/#comment-80217</link>

		<dc:creator><![CDATA[Beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Oct 2007 09:45:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@guvi
Non mi sembra di aver detto male del capitalismo, anzi. E&#039; indubbio che dobbiamo riflettere sul senso esistenziale del successo sociale (legittimissimo). Dobbiamo riflettere sul fatto che la competizione è giusta, come garanzia contro i privilegi e le rendite. Dobbiamo riflettere su un assistenzialismo che di fatto non tutela gli ultimi, ma le nicchie dove spesso si annidano gli svogliati. Tuttavia non nosconderti che la Tv fa schifo e in prima serata imperano programmi del cazzo molto seguiti, che un sacco di ragazze, potessero, vorrebbero fare le veline. Che la stessa politica è diventata, tante volte, un modo per assicurarsi un doppio stipendio. Ma forse tutto questo non è dovuto al capitalismo, ma semplicemente al fatto che siamo italiani.
Comunque guvi hai letto il resto di quello che ho scritto? Non vorrai mica dire che va tutto bene così com&#039;è? Non vorrai mica dire che in un momento come questo (e non parlo dell&#039;italia) non sia urgente ipotizzare nuove sintesi (magari se possibile non quella del comunismo capitalista cinese!).
Comunque te lo voglio dire chiaro chiaro: il capitalismo è sicuramente meglio (molto meglio) del comunismo e non credere che io sia di estrema sinistra, anzi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@guvi<br />
Non mi sembra di aver detto male del capitalismo, anzi. E&#8217; indubbio che dobbiamo riflettere sul senso esistenziale del successo sociale (legittimissimo). Dobbiamo riflettere sul fatto che la competizione è giusta, come garanzia contro i privilegi e le rendite. Dobbiamo riflettere su un assistenzialismo che di fatto non tutela gli ultimi, ma le nicchie dove spesso si annidano gli svogliati. Tuttavia non nosconderti che la Tv fa schifo e in prima serata imperano programmi del cazzo molto seguiti, che un sacco di ragazze, potessero, vorrebbero fare le veline. Che la stessa politica è diventata, tante volte, un modo per assicurarsi un doppio stipendio. Ma forse tutto questo non è dovuto al capitalismo, ma semplicemente al fatto che siamo italiani.<br />
Comunque guvi hai letto il resto di quello che ho scritto? Non vorrai mica dire che va tutto bene così com&#8217;è? Non vorrai mica dire che in un momento come questo (e non parlo dell&#8217;italia) non sia urgente ipotizzare nuove sintesi (magari se possibile non quella del comunismo capitalista cinese!).<br />
Comunque te lo voglio dire chiaro chiaro: il capitalismo è sicuramente meglio (molto meglio) del comunismo e non credere che io sia di estrema sinistra, anzi.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: guvi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/10/17/contro-i-manifesti-contro-i-manifesti/#comment-80215</link>

		<dc:creator><![CDATA[guvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Oct 2007 09:28:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Il capitalismo ha funzionato molto meglio, ma ha spesso banalizzato le aspirazioni dell’uomo&quot;. Forse è vero, ma io non chiedo al sistema politico di essere tutore o garante o promotore delle aspirazioni individuali: è troppo pericoloso. 
E conosco, direttamente o per fama, migliaia o milioni di persone che, in sistemi per definizione &quot;amorali&quot; (che cioè che non danno contenuto positivo alle libertà), vivono individualmente - o anche sull&#039;arena politica o pubblica - le loro aspirazioni in modo tutt&#039;altro che amorale. Spesso - credo lo dicesse Boudon, qualche anno fa - si fantastica di una crisi di &quot;valori&quot; solo perché questi valori non sono più &quot;pubblici&quot;, non riguardano il sistema in quanto tale, ma non è detto che siano in crisi tra gli individui: o meglio, non più del solito. E&#039; ben vero che c&#039;è chi vuole &quot;fornire di senso l’esistenza attraverso l’accumulazione della ricchezza e l’esercizio del potere&quot;, così come capita a volte di conoscere gente che vive di &quot;emulazione a buon mercato di stereotipi pubblicitari&quot;. Ma credo, a giudicare dall&#039;esperienza e dall&#039;osservazione,  che siano meno di quanto s&#039;immagina, e forse crederli numerosi o perfino maggioritari è la perpetuazione di uno stereotipo tardo-francofortese. Che però, secondo me, è ormai più una forma di autoconsolazione del ceto intellettuale (e di differenziazione mimetica rispetto al campo di forze della cultura di massa) che non un&#039;analisi della realtà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Il capitalismo ha funzionato molto meglio, ma ha spesso banalizzato le aspirazioni dell’uomo&#8221;. Forse è vero, ma io non chiedo al sistema politico di essere tutore o garante o promotore delle aspirazioni individuali: è troppo pericoloso.<br />
E conosco, direttamente o per fama, migliaia o milioni di persone che, in sistemi per definizione &#8220;amorali&#8221; (che cioè che non danno contenuto positivo alle libertà), vivono individualmente &#8211; o anche sull&#8217;arena politica o pubblica &#8211; le loro aspirazioni in modo tutt&#8217;altro che amorale. Spesso &#8211; credo lo dicesse Boudon, qualche anno fa &#8211; si fantastica di una crisi di &#8220;valori&#8221; solo perché questi valori non sono più &#8220;pubblici&#8221;, non riguardano il sistema in quanto tale, ma non è detto che siano in crisi tra gli individui: o meglio, non più del solito. E&#8217; ben vero che c&#8217;è chi vuole &#8220;fornire di senso l’esistenza attraverso l’accumulazione della ricchezza e l’esercizio del potere&#8221;, così come capita a volte di conoscere gente che vive di &#8220;emulazione a buon mercato di stereotipi pubblicitari&#8221;. Ma credo, a giudicare dall&#8217;esperienza e dall&#8217;osservazione,  che siano meno di quanto s&#8217;immagina, e forse crederli numerosi o perfino maggioritari è la perpetuazione di uno stereotipo tardo-francofortese. Che però, secondo me, è ormai più una forma di autoconsolazione del ceto intellettuale (e di differenziazione mimetica rispetto al campo di forze della cultura di massa) che non un&#8217;analisi della realtà.</p>
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		<title>
		Di: Franz U		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/10/17/contro-i-manifesti-contro-i-manifesti/#comment-80204</link>

		<dc:creator><![CDATA[Franz U]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Oct 2007 20:28:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Christian: grandissimo!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Christian: grandissimo!</p>
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		<title>
		Di: Beppe		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/10/17/contro-i-manifesti-contro-i-manifesti/#comment-80202</link>

		<dc:creator><![CDATA[Beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Oct 2007 19:33:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Volevo intervenire ancora per rispondere sia a s che a guvi, questa volta però sul capitalismo. Sono vere entrambe le cose. Il capitalismo ha funzionato molto meglio, ma ha spesso banalizzato le aspirazioni dell&#039;uomo. Ma una cosa: il capitalismo ha, come dire, assecondato gli impulsi vitali dell&#039;essere, il socialismo reale no. E&#039; sempre meglio assecondare piuttosto che impedire o reprimere. Però: mentre alcuni impulsi sono ottimi come ad es. la creatività, la spinta ad artefare (arte) il mondo (magari rispettandolo), altri sono pessimi , come soprattutto direi l&#039;illusione di poter fornire di senso l&#039;esistenza attraverso l&#039;accumulazione della ricchezza e l&#039;esercizio del potere (per chi ci riesce), oppure attraverso l&#039;emulazione a buon mercato di stereotipi pubblicitari (per i più).
La sfida è però interessante. Si presenta l&#039;opportunità di pensare ad una nuova sintesi, soprattutto ora che, come scrive Toni Negri, l&#039;impero ha inglobato tutto il mondo all&#039;interno dei propri confini e nuovi e potenti mercati (asiatici) si affacciano all&#039;orizzonte.
Non sono del tutto pessimista se, in senso Smithiano (mi riferisco ad Adam Smith), la reciproca limitazione degli istinti egoistici innescherà un processo virtuoso di crescita equilibrata ed equa globale dove, di pari passo, aumenti anche la capacità di governo dei popoli e dell&#039;ambiente.
A sentire le recenti dichiarazioni di Bush il mio ottimismo sembra fuori luogo, ma resto ottimista.
Vi posso segnalare il mio giallo &quot;il capitale e altri delitti&quot;? Mi rendo conto di non essere correttissimo, ma mi sembra pertinente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Volevo intervenire ancora per rispondere sia a s che a guvi, questa volta però sul capitalismo. Sono vere entrambe le cose. Il capitalismo ha funzionato molto meglio, ma ha spesso banalizzato le aspirazioni dell&#8217;uomo. Ma una cosa: il capitalismo ha, come dire, assecondato gli impulsi vitali dell&#8217;essere, il socialismo reale no. E&#8217; sempre meglio assecondare piuttosto che impedire o reprimere. Però: mentre alcuni impulsi sono ottimi come ad es. la creatività, la spinta ad artefare (arte) il mondo (magari rispettandolo), altri sono pessimi , come soprattutto direi l&#8217;illusione di poter fornire di senso l&#8217;esistenza attraverso l&#8217;accumulazione della ricchezza e l&#8217;esercizio del potere (per chi ci riesce), oppure attraverso l&#8217;emulazione a buon mercato di stereotipi pubblicitari (per i più).<br />
La sfida è però interessante. Si presenta l&#8217;opportunità di pensare ad una nuova sintesi, soprattutto ora che, come scrive Toni Negri, l&#8217;impero ha inglobato tutto il mondo all&#8217;interno dei propri confini e nuovi e potenti mercati (asiatici) si affacciano all&#8217;orizzonte.<br />
Non sono del tutto pessimista se, in senso Smithiano (mi riferisco ad Adam Smith), la reciproca limitazione degli istinti egoistici innescherà un processo virtuoso di crescita equilibrata ed equa globale dove, di pari passo, aumenti anche la capacità di governo dei popoli e dell&#8217;ambiente.<br />
A sentire le recenti dichiarazioni di Bush il mio ottimismo sembra fuori luogo, ma resto ottimista.<br />
Vi posso segnalare il mio giallo &#8220;il capitale e altri delitti&#8221;? Mi rendo conto di non essere correttissimo, ma mi sembra pertinente.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: s		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/10/17/contro-i-manifesti-contro-i-manifesti/#comment-80200</link>

		<dc:creator><![CDATA[s]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Oct 2007 18:21:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Beppe

E&#039; giusta la tua enfasi sullo &quot;spirito&quot; cioè sulla soggettività umana. Marx viene dall&#039;idealismo, e sebbene lo rimetta sulle gambe, è sempre il soggetto che gli sta a cuore, la sua consapevolezza, autonomia, libertà: la sua realizzazione materiale e spirituale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Beppe</p>
<p>E&#8217; giusta la tua enfasi sullo &#8220;spirito&#8221; cioè sulla soggettività umana. Marx viene dall&#8217;idealismo, e sebbene lo rimetta sulle gambe, è sempre il soggetto che gli sta a cuore, la sua consapevolezza, autonomia, libertà: la sua realizzazione materiale e spirituale.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: s		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/10/17/contro-i-manifesti-contro-i-manifesti/#comment-80198</link>

		<dc:creator><![CDATA[s]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Oct 2007 17:54:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono d&#039;accordo con Valter e Beppe, che dicono in sostanza la stessa cosa. Soggettività  e obbiettivo sviluppo della storia verso la crisi economica del sistema  sono ambedue presenti in Marx. Solo che il Novecento ci ha mostrato che la soggettività capitalistica può controllare sia la crisi economica che la soggettività dei dominati, vanificando, a quanto sembra, ogno ipotesi di liberazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con Valter e Beppe, che dicono in sostanza la stessa cosa. Soggettività  e obbiettivo sviluppo della storia verso la crisi economica del sistema  sono ambedue presenti in Marx. Solo che il Novecento ci ha mostrato che la soggettività capitalistica può controllare sia la crisi economica che la soggettività dei dominati, vanificando, a quanto sembra, ogno ipotesi di liberazione.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: guvi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/10/17/contro-i-manifesti-contro-i-manifesti/#comment-80190</link>

		<dc:creator><![CDATA[guvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Oct 2007 16:05:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;credo che in sostanza sia stata la parte construens del marxismo a fallire e tragicamente, mentre la pars destruens a mio parere può ancora servirci, se non altro come metodo&quot;.

temo che questa possa rivelarsi una scappatoia affine (ancorché di contenuto diverso) a quella del &quot;socialismo reale&quot; opposto a quello &quot;ideale&quot;. 
la pars destruens e la pars construens sono difficilmente separabili; in altri termini, alcune delle cause per cui il marxismo non funziona sono le stesse per cui il capitalismo funziona (o, diciamo, funziona molto meglio)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;credo che in sostanza sia stata la parte construens del marxismo a fallire e tragicamente, mentre la pars destruens a mio parere può ancora servirci, se non altro come metodo&#8221;.</p>
<p>temo che questa possa rivelarsi una scappatoia affine (ancorché di contenuto diverso) a quella del &#8220;socialismo reale&#8221; opposto a quello &#8220;ideale&#8221;.<br />
la pars destruens e la pars construens sono difficilmente separabili; in altri termini, alcune delle cause per cui il marxismo non funziona sono le stesse per cui il capitalismo funziona (o, diciamo, funziona molto meglio)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: valter binaghi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/10/17/contro-i-manifesti-contro-i-manifesti/#comment-80186</link>

		<dc:creator><![CDATA[valter binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Oct 2007 14:23:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In Marx c&#039;è una sorta di contraddizione, feconda ma importante da rilevare, tra una visione materialistica della storia (non molto lontana dal positivismo contemporaneo) e un appello alla liberazione dell&#039;uomo dall&#039;alienazione e dal determinismo. Il fatto è che la seconda smentisce la prima: l&#039;appello umanistico a trascendere le condizioni alienanti e le gabbie ideologiche presuppone una concezione spirituale del soggetto che il materialismo esclude. Per questo il marxismo ha dato origine a letture anche opposte tra loro, dal famigerato DIAMAT a certe raffinate analisi dei Francofortesi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Marx c&#8217;è una sorta di contraddizione, feconda ma importante da rilevare, tra una visione materialistica della storia (non molto lontana dal positivismo contemporaneo) e un appello alla liberazione dell&#8217;uomo dall&#8217;alienazione e dal determinismo. Il fatto è che la seconda smentisce la prima: l&#8217;appello umanistico a trascendere le condizioni alienanti e le gabbie ideologiche presuppone una concezione spirituale del soggetto che il materialismo esclude. Per questo il marxismo ha dato origine a letture anche opposte tra loro, dal famigerato DIAMAT a certe raffinate analisi dei Francofortesi.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Beppe		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/10/17/contro-i-manifesti-contro-i-manifesti/#comment-80185</link>

		<dc:creator><![CDATA[Beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Oct 2007 14:06:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2007/10/17/contro-i-manifesti-contro-i-manifesti/#comment-80185</guid>

					<description><![CDATA[Prima lo pensavo anch&#039;io che fosse solo stata l&#039;applicazione del marxismo alla società e all&#039;economia a fallire. Poi, come ho detto, mi sono fatto l&#039;idea che Marx in realtà parlava d&#039;altro, parlava soprattutto d&#039;altro. Il concetto fondamentale è quello di alienazione e sfruttamento.  Sono argomenti di tipo spirituale. L&#039;errore è stato quello di aver fornito (o aver inteso che Marx avesse fornito) la ricetta empirica (vizio illuministico o positivistico). In realtà secondo me Marx aveva ben presente che l&#039;obiettivo ultimo era quello di intervenire sull&#039;uomo. Non si può pensare di intervenire sull&#039;uomo solo attraverso modifiche dall&#039;esterno, della struttura, occorre un profondo processo di crescita etica. Quando provocatoriamente ho detto che Marx non ha mai lavorato, intendevo dire che era ben consapevole che il concetto di valore (e lo dice espressamente) è metafisico ed esistenziale (spirituale).
Marx va riletto. O forse andava letto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima lo pensavo anch&#8217;io che fosse solo stata l&#8217;applicazione del marxismo alla società e all&#8217;economia a fallire. Poi, come ho detto, mi sono fatto l&#8217;idea che Marx in realtà parlava d&#8217;altro, parlava soprattutto d&#8217;altro. Il concetto fondamentale è quello di alienazione e sfruttamento.  Sono argomenti di tipo spirituale. L&#8217;errore è stato quello di aver fornito (o aver inteso che Marx avesse fornito) la ricetta empirica (vizio illuministico o positivistico). In realtà secondo me Marx aveva ben presente che l&#8217;obiettivo ultimo era quello di intervenire sull&#8217;uomo. Non si può pensare di intervenire sull&#8217;uomo solo attraverso modifiche dall&#8217;esterno, della struttura, occorre un profondo processo di crescita etica. Quando provocatoriamente ho detto che Marx non ha mai lavorato, intendevo dire che era ben consapevole che il concetto di valore (e lo dice espressamente) è metafisico ed esistenziale (spirituale).<br />
Marx va riletto. O forse andava letto.</p>
]]></content:encoded>
		
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