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	Commenti a: Boccea come possibilità di ritorno	</title>
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		<title>
		Di: Gemma Gaetani		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gemma Gaetani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 12:43:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[No, Marco... A Milano, zona Città Studi. Ha lavorato anni al call center la mia amica, di sabato e domenica, turni lunghi. E non fumava, né fuma, sigarette. E ha preso un bilocale minimissimo, il cui mutuo terminerà tra un bel pezzo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No, Marco&#8230; A Milano, zona Città Studi. Ha lavorato anni al call center la mia amica, di sabato e domenica, turni lunghi. E non fumava, né fuma, sigarette. E ha preso un bilocale minimissimo, il cui mutuo terminerà tra un bel pezzo.</p>
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		Di: Marco		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/11/02/boccea-come-possibilita-di-ritorno/#comment-81469</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 10:26:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Oppure il famigerato call center: una mia amica, che lavora nel campo dell’editoria con contratti a progetto, vicina ai 40, lavorando in un call center nel fine settimana è riuscita a mettere da parte qualche soldo necessario a costituire un anticipo per comperarsi, finalmente, una casa.&quot;

Scusa ma dove l&#039;ha comprata casa, a Chernobyl?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Oppure il famigerato call center: una mia amica, che lavora nel campo dell’editoria con contratti a progetto, vicina ai 40, lavorando in un call center nel fine settimana è riuscita a mettere da parte qualche soldo necessario a costituire un anticipo per comperarsi, finalmente, una casa.&#8221;</p>
<p>Scusa ma dove l&#8217;ha comprata casa, a Chernobyl?</p>
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		Di: Gemma Gaetani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/11/02/boccea-come-possibilita-di-ritorno/#comment-81414</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gemma Gaetani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Nov 2007 18:38:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;E poi dai Gemma… un negozio di unghie, di frittelle, il call center! Ma che me li chiami lavori questi?&quot;

Comunque mi hai fatto molto ridere con questa frase, grazie! Davvero. Ridere serve sempre. E&#039; stupenda la maniera in cui hai scritto questa frase, ti giuro, la rileggo e rido. Mi sa che me la metto sul desktop. :0)

Un&#039;altra cosa: perché evidenziavo, ottanta miei commenti fa, che sono dolci gli anziani che umanizzano i centri commerciali, andandoci senza comperare niente, per stare più caldi o più freschi e più in compagnia di quanto starebbero a casa? Per questa ragione, perché mi pare una maniera di sfruttare quei quintali di cemento rifiutando di sganciare un euro, di cadere nella trappola del bisogno indotto. E&#039; una maniera dada e furba di re-agire. Se ci pensi sono mitici. 

Gli adolescenti forse no, lo capisco anch&#039;io, però non facevo retorica dicendo che magari, passando davanti alla videoteca, scoprono che esiste Pasolini. Noi siamo cresciuti ormai alienati, noi che siamo cresciuti negli anni Ottanta, ma i ragazzi di adesso sono a rischio assoluto di alienazione totale. Una volta un ragazzo dal mestiere molto remunerativo era in casa mia, tre anni fa. Guarda la libreria e dice: &quot;Purgatorio, Inferno, Paradiso... Cos&#039;è?&quot;. Erano i tre volumi della Divina Commedia, ovviamente. Lui NON SAPEVA cosa fossero. Non lo sapeva. Era quello dei boxer di Cavalli. E io, per un momento, per questo l&#039;ho invidiato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;E poi dai Gemma… un negozio di unghie, di frittelle, il call center! Ma che me li chiami lavori questi?&#8221;</p>
<p>Comunque mi hai fatto molto ridere con questa frase, grazie! Davvero. Ridere serve sempre. E&#8217; stupenda la maniera in cui hai scritto questa frase, ti giuro, la rileggo e rido. Mi sa che me la metto sul desktop. :0)</p>
<p>Un&#8217;altra cosa: perché evidenziavo, ottanta miei commenti fa, che sono dolci gli anziani che umanizzano i centri commerciali, andandoci senza comperare niente, per stare più caldi o più freschi e più in compagnia di quanto starebbero a casa? Per questa ragione, perché mi pare una maniera di sfruttare quei quintali di cemento rifiutando di sganciare un euro, di cadere nella trappola del bisogno indotto. E&#8217; una maniera dada e furba di re-agire. Se ci pensi sono mitici. </p>
<p>Gli adolescenti forse no, lo capisco anch&#8217;io, però non facevo retorica dicendo che magari, passando davanti alla videoteca, scoprono che esiste Pasolini. Noi siamo cresciuti ormai alienati, noi che siamo cresciuti negli anni Ottanta, ma i ragazzi di adesso sono a rischio assoluto di alienazione totale. Una volta un ragazzo dal mestiere molto remunerativo era in casa mia, tre anni fa. Guarda la libreria e dice: &#8220;Purgatorio, Inferno, Paradiso&#8230; Cos&#8217;è?&#8221;. Erano i tre volumi della Divina Commedia, ovviamente. Lui NON SAPEVA cosa fossero. Non lo sapeva. Era quello dei boxer di Cavalli. E io, per un momento, per questo l&#8217;ho invidiato.</p>
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		<title>
		Di: Gemma Gaetani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/11/02/boccea-come-possibilita-di-ritorno/#comment-81412</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gemma Gaetani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Nov 2007 18:25:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cristoforo, personalmente l&#039;oggetto che di più amo sono i libri. 
Vivrei volentieri in un altro pianeta e con non più di una decina di persone, pagherei per esser nata secoli addietro, spesso da mia madre mi faccio raccontare come si viveva negli anni Quaranta e, credimi, c&#039;è da restarne incantati. 
Volevo soltanto dire che ci deve pur essere una maniera non depressogena di vivere oggi, un modo di re-agire che non lasci che tutto ci sommerga.
Purtroppo il denaro serve, ciò che ci piace o serve (anche un libro, per dire) non possiamo rubarlo. 
Io odio il mio lavoro, se vuoi vedermi chiaramente depressa basta che tu mi raggiunga dove lavoro: ma lo faccio perché a 35 anni dovrò pur procacciarmi il cibo da sola, e in questo la mia laurea in Lettere e la repulsione per attività quali &quot;organizzatore di eventi&quot;, &quot;p.r.&quot;, &quot;addetto alle risorse umane&quot; eccetera non mi hanno aiutato granché. Quindi faccio un lavoro che mi fa schifo, mi guadagno il pane: mangiare è un bisogno. Come quello di avere una casa in cui rispecchiare la propria identità, una propria tana, mangiare, avere soldi da spendere per le proprie passioni o per le proprie necessità, non sono bisogni indotti da nessun persuasore occulto, ma dalla stessa vita. 
So anch&#039;io che esistono bisogni superflui e indotti nei quali cadiamo (vogliamo parlare delle sigarette, del perché, semplicemente, non ne vietano il commercio, i governi, invece di produrre cerotti alla nicotina con cui, e perfino corsi in cui, a pagamento, ovviamente, per provare a farci smettere dopo averci reso dipendenti?). In fondo per vivere sulla Terra ci basterebbero 4 vestiti e 2 cappotti per l&#039;inverno, due paia di scarpe, nutrimento per lo stomaco (e per questo basterebbero un pezzetto di terra e alcune sementi) e per il cuore. 
Non capisci che sono d&#039;accordo con te: abbiamo veramente bisogno di unghie di plastica incollate a quelle reali? Ma certo che no. Ma che vogliamo fare? Non ce le incolliamo punto e basta. Viviamo in altra maniera, e guardiamo i fenomeni di questo mondo come extraterrestri cadutici dentro.
Anche se a volte - lo confesso - mi affascina chi vive il mondo senza chiedersi niente, so che vive di certo meno malessere di me e di tanti altri. &quot;Sentire di aderire a questo mondo / come i boxer elastici Cavalli / che di nuovo indossavi&quot;, l&#039;ho scritto io... Divento un misto di Sandro Penna e Pasolini di fronte a persone così.
Noi stiamo qui a farci squarciare in due da come va il mondo, intanto uno inventa i Post-It e diventa miliardario. Oppure si inventa Scientology e idem, e milioni di persone vanno dietro a quelle cretinate. Il mondo è assurdo, Cristoforo. Non la vita lo è, il mondo, sempre di più.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cristoforo, personalmente l&#8217;oggetto che di più amo sono i libri.<br />
Vivrei volentieri in un altro pianeta e con non più di una decina di persone, pagherei per esser nata secoli addietro, spesso da mia madre mi faccio raccontare come si viveva negli anni Quaranta e, credimi, c&#8217;è da restarne incantati.<br />
Volevo soltanto dire che ci deve pur essere una maniera non depressogena di vivere oggi, un modo di re-agire che non lasci che tutto ci sommerga.<br />
Purtroppo il denaro serve, ciò che ci piace o serve (anche un libro, per dire) non possiamo rubarlo.<br />
Io odio il mio lavoro, se vuoi vedermi chiaramente depressa basta che tu mi raggiunga dove lavoro: ma lo faccio perché a 35 anni dovrò pur procacciarmi il cibo da sola, e in questo la mia laurea in Lettere e la repulsione per attività quali &#8220;organizzatore di eventi&#8221;, &#8220;p.r.&#8221;, &#8220;addetto alle risorse umane&#8221; eccetera non mi hanno aiutato granché. Quindi faccio un lavoro che mi fa schifo, mi guadagno il pane: mangiare è un bisogno. Come quello di avere una casa in cui rispecchiare la propria identità, una propria tana, mangiare, avere soldi da spendere per le proprie passioni o per le proprie necessità, non sono bisogni indotti da nessun persuasore occulto, ma dalla stessa vita.<br />
So anch&#8217;io che esistono bisogni superflui e indotti nei quali cadiamo (vogliamo parlare delle sigarette, del perché, semplicemente, non ne vietano il commercio, i governi, invece di produrre cerotti alla nicotina con cui, e perfino corsi in cui, a pagamento, ovviamente, per provare a farci smettere dopo averci reso dipendenti?). In fondo per vivere sulla Terra ci basterebbero 4 vestiti e 2 cappotti per l&#8217;inverno, due paia di scarpe, nutrimento per lo stomaco (e per questo basterebbero un pezzetto di terra e alcune sementi) e per il cuore.<br />
Non capisci che sono d&#8217;accordo con te: abbiamo veramente bisogno di unghie di plastica incollate a quelle reali? Ma certo che no. Ma che vogliamo fare? Non ce le incolliamo punto e basta. Viviamo in altra maniera, e guardiamo i fenomeni di questo mondo come extraterrestri cadutici dentro.<br />
Anche se a volte &#8211; lo confesso &#8211; mi affascina chi vive il mondo senza chiedersi niente, so che vive di certo meno malessere di me e di tanti altri. &#8220;Sentire di aderire a questo mondo / come i boxer elastici Cavalli / che di nuovo indossavi&#8221;, l&#8217;ho scritto io&#8230; Divento un misto di Sandro Penna e Pasolini di fronte a persone così.<br />
Noi stiamo qui a farci squarciare in due da come va il mondo, intanto uno inventa i Post-It e diventa miliardario. Oppure si inventa Scientology e idem, e milioni di persone vanno dietro a quelle cretinate. Il mondo è assurdo, Cristoforo. Non la vita lo è, il mondo, sempre di più.</p>
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		<title>
		Di: Cristoforo Prodan		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/11/02/boccea-come-possibilita-di-ritorno/#comment-81384</link>

		<dc:creator><![CDATA[Cristoforo Prodan]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Nov 2007 14:27:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sfrutta (la situazione) e non farti sfruttare. Un po&#039; come vivi e lascia vivere. O come il film di James Bond: vivi e lascia morire.

Che dire Gemma, tu argomenti molto bene e io, che sono un ignorante, quasi quasi non riesco a trovare controargomentazioni da opporre. Ci provo, ma non so se riuscirò a essere altrettanto convincente. E allora ti dico subito che io non riesco ad accettare che la vita umana si riduca a raccattamento di denaro e a modi per spenderlo. Se tutto è mercimonio, se è giusto fare gli schiavi perché ci si deve comprare la casa o la macchina, cioè per affrancarci da uno stato di bisogno in cui qualcuno artificiosamente ci ha infilato, allora alzo le mani. Non c&#039;è altro da dire. E da fare. Se invece il lavoro viene inteso come completamento della vita della persona, come contributo che questa può dare allo sviluppo del vivere comune e non solo del consumismo, allora non può - non deve - essere totalizzante o, per usare un termine desueto, alienante. E poi dai Gemma... un negozio di unghie, di frittelle, il call center! Ma che me li chiami lavori questi? Come quello dei GOT, la stessa cosa. La fame di denaro che c&#039;è in giro, alimentata ad arte negli ultimi anni dall&#039;esplosione iperbolica dei prezzi, delle tariffe, dall&#039;incentivazione a consumi inutili (come l&#039;abuso del cellulare), ha portato la gente ad arrabbattarsi con queste miserie di lavori (compreso quello dei GOT), senza farla riflettere sulle cause di questa bassa qualità del lavoro. I curricoli oggi fanno ridere, cameriera, operatore di call center, organizzazione di eventi. Cioè un cazzo di niente.

Alle quindicenni che alle cinque si dirigono verso la fermata Cornelia della metro A per andare a fare un po’ di struscio a Piazza di Spagna, bisognerebbe cercare di far capire che oltre a quello nella vita ci sono un sacco di altre cose belle che si sono perse. Ma mica per loro, che magari sono pure contente di fare solo quello, ma per un senso di rispetto della dignità umana. Un principio ideologico se vuoi, che si basa non su conflittualità, catartici vaffanculo, sfruttamento, guerre, fame eccetera eccetera. Insomma, hai capito.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sfrutta (la situazione) e non farti sfruttare. Un po&#8217; come vivi e lascia vivere. O come il film di James Bond: vivi e lascia morire.</p>
<p>Che dire Gemma, tu argomenti molto bene e io, che sono un ignorante, quasi quasi non riesco a trovare controargomentazioni da opporre. Ci provo, ma non so se riuscirò a essere altrettanto convincente. E allora ti dico subito che io non riesco ad accettare che la vita umana si riduca a raccattamento di denaro e a modi per spenderlo. Se tutto è mercimonio, se è giusto fare gli schiavi perché ci si deve comprare la casa o la macchina, cioè per affrancarci da uno stato di bisogno in cui qualcuno artificiosamente ci ha infilato, allora alzo le mani. Non c&#8217;è altro da dire. E da fare. Se invece il lavoro viene inteso come completamento della vita della persona, come contributo che questa può dare allo sviluppo del vivere comune e non solo del consumismo, allora non può &#8211; non deve &#8211; essere totalizzante o, per usare un termine desueto, alienante. E poi dai Gemma&#8230; un negozio di unghie, di frittelle, il call center! Ma che me li chiami lavori questi? Come quello dei GOT, la stessa cosa. La fame di denaro che c&#8217;è in giro, alimentata ad arte negli ultimi anni dall&#8217;esplosione iperbolica dei prezzi, delle tariffe, dall&#8217;incentivazione a consumi inutili (come l&#8217;abuso del cellulare), ha portato la gente ad arrabbattarsi con queste miserie di lavori (compreso quello dei GOT), senza farla riflettere sulle cause di questa bassa qualità del lavoro. I curricoli oggi fanno ridere, cameriera, operatore di call center, organizzazione di eventi. Cioè un cazzo di niente.</p>
<p>Alle quindicenni che alle cinque si dirigono verso la fermata Cornelia della metro A per andare a fare un po’ di struscio a Piazza di Spagna, bisognerebbe cercare di far capire che oltre a quello nella vita ci sono un sacco di altre cose belle che si sono perse. Ma mica per loro, che magari sono pure contente di fare solo quello, ma per un senso di rispetto della dignità umana. Un principio ideologico se vuoi, che si basa non su conflittualità, catartici vaffanculo, sfruttamento, guerre, fame eccetera eccetera. Insomma, hai capito.</p>
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		<title>
		Di: Gemma Gaetani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/11/02/boccea-come-possibilita-di-ritorno/#comment-81364</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gemma Gaetani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Nov 2007 10:26:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non so come dire - continuavo a pensarci - tempo fa leggevo un articolo che parlava di come l&#039;apertura notturna e festiva è sintomo di sfruttamento della forza lavoro: non c&#039;è più la domenica, non c&#039;è più il diritto al riposo notturno. Sentenziava l&#039;osservatore esterno. Io pensavo invece che, per dire, uno studente universitario che tutta la settimana voglia dedicarsi a frequentare lezioni e studiare comperando libri che costano un occhio della testa, almeno lavorando di domenica o di sera può rimediare qualche soldo. 
Oppure il famigerato call center: una mia amica, che lavora nel campo dell&#039;editoria con contratti a progetto, vicina ai 40, lavorando in un call center nel fine settimana è riuscita a mettere da parte qualche soldo necessario a costituire un anticipo per comperarsi, finalmente, una casa. 
Spesso l&#039;osservazione intellettuale fa più mistificazione che analisi oggettiva. Ora vige, nel campo intellettuale ed artistico della &quot;denuncia&quot;, della letteratura d&#039;impegno, questa formula più abusata di Pasolini: &quot;qualcosa che dovreste sapere&quot;, &quot;qualcuno che dovreste conoscere&quot;, con questo sensazionalismo che fa sentire scrittori ed editori novelli Robin Hood... Ma io continuo a credere che dovremmo sapere che succede in un carcere, come si vive in un reparto psichiatrico, in un campo nomadi, in fila per un trapianto, in fila per l&#039;assegnazione di una casa popolare: in fondo se in un call center o in un centro commerciale ti sfruttano, e non sei tu a sfruttare la situazione perché la tua esistenza sia migliore, com&#039;è nel caso della mia amica, pronunci un catartico vaffanculo e te ne vai a cercare altrove. Credo. Di non dirlo sbagliando.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so come dire &#8211; continuavo a pensarci &#8211; tempo fa leggevo un articolo che parlava di come l&#8217;apertura notturna e festiva è sintomo di sfruttamento della forza lavoro: non c&#8217;è più la domenica, non c&#8217;è più il diritto al riposo notturno. Sentenziava l&#8217;osservatore esterno. Io pensavo invece che, per dire, uno studente universitario che tutta la settimana voglia dedicarsi a frequentare lezioni e studiare comperando libri che costano un occhio della testa, almeno lavorando di domenica o di sera può rimediare qualche soldo.<br />
Oppure il famigerato call center: una mia amica, che lavora nel campo dell&#8217;editoria con contratti a progetto, vicina ai 40, lavorando in un call center nel fine settimana è riuscita a mettere da parte qualche soldo necessario a costituire un anticipo per comperarsi, finalmente, una casa.<br />
Spesso l&#8217;osservazione intellettuale fa più mistificazione che analisi oggettiva. Ora vige, nel campo intellettuale ed artistico della &#8220;denuncia&#8221;, della letteratura d&#8217;impegno, questa formula più abusata di Pasolini: &#8220;qualcosa che dovreste sapere&#8221;, &#8220;qualcuno che dovreste conoscere&#8221;, con questo sensazionalismo che fa sentire scrittori ed editori novelli Robin Hood&#8230; Ma io continuo a credere che dovremmo sapere che succede in un carcere, come si vive in un reparto psichiatrico, in un campo nomadi, in fila per un trapianto, in fila per l&#8217;assegnazione di una casa popolare: in fondo se in un call center o in un centro commerciale ti sfruttano, e non sei tu a sfruttare la situazione perché la tua esistenza sia migliore, com&#8217;è nel caso della mia amica, pronunci un catartico vaffanculo e te ne vai a cercare altrove. Credo. Di non dirlo sbagliando.</p>
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		<title>
		Di: Gemma Gaetani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/11/02/boccea-come-possibilita-di-ritorno/#comment-81358</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gemma Gaetani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Nov 2007 10:08:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cristoforo, io non ho mai detto che &quot;questa è la migliore realtà possibile&quot;... E&#039; la peggiore. Viverla vuol dire combatterla, starci dentro e modificarla.
Tu introduci il discorso del centro commerciale come &quot;azienda&quot;. Ciò che lamenti è condivisibile (per me poi moltissimo, non amo la salsa e non amo il Warner Village). Ora però ti faccio un esempio, per farti capire che questa nemmeno più precarietà, ma disintegrazione lavorativa, oserei dire, è una modalità contemporanea trasversale ad ogni ambiente dove, in cambio di una forza lavoro, si producono merci o servizi retribuendo i lavoratori con denaro. 
Per un periodo ho scritto per alcuni giornali. Uno è serissimo, pagano e pagano subito. Quanto agli altri due, per uno ho dovuto incaricare direttamente un avvocato; per l&#039;altro da mesi aspetto invano quei cento euro e rotti che mi devono dare, e sinceramente non mi pare il caso di scomodare un avvocato per una tale ridicola cifra. Ora, si potrà dire che la testata giornalistica capitalista non può essere: essa produce cultura, mica come, il centro commerciale, &quot;merda&quot;. Tuttavia, dal mio punto di vista di &quot;lavoratrice&quot; e osservatrice della stessa, potrei perfino dirti che la promotrice della palestra nel centro commerciale almeno dieci euro a cliente li vede subito... Non deve ridursi all&#039;umiliazione di chiedere o pretendere per mesi ciò che ha prodotto, lavorando, con precisione e puntualità. Ma se lo facessi forzerei, me ne rendo conto. Quindi non lo faccio. E allo stesso tempo non mi sogno di sostenere né che il centro commerciale, né che la testata giornalistica siano il demonio. Te ne racconto un&#039;altra. Sai che esistono i GOT, cioè i giudici onorari aggregati, quei giudici &quot;di rinforzo&quot;, diciamo così, che servono a smaltire il grosso dei Tribunali? Processi, cause, cioè, piccole, semplici, che costituiscono però la maggioranza, quella melma che, un condotto come quello pubblico, ci mette secoli, a smaltire. Un GOT prende uno stipendio, se così si può definire, che gli arriva in tasca mesi e mesi dopo aver giudicato quelle cause, facendo una domanda che viene liquidata quando lo Stato sgancia i soldi. Tutto questo mentre un giudice regolarmente assunto percepisce ogni mese il suo stipendio per nulla problematico, uno stipendio con cui una garconniere, un paio di festini con coca e trans, oltre a casa, palestra e quant&#039;altro, ce li paga senza battere ciglio, volendo. 
Se quindi nel centro commerciale, nella testata giornalistica e perfino nello Stato le categorie professionali inferiori, nella scala dei dipendenti, subiscono sfruttamento, vuol dire che questi sono i tempi della precarietà e dello sfruttamento. I tempi, più che i luoghi, poiché in ogni luogo lavorativo così è.  
E&#039; questo oggi il fascismo? Non so, io ho un po&#039; nausea anche di definire tutto fascismo, ormai... Più che fascismo mi pare decadentismo, optando per una categoria culturale e non storica. E trovo che si può combatterlo in varie maniere. Trovo, per esempio, più sensato, in un giovane, aprirsi un negozio di unghie o di frittelle, utilizzando finanziamenti pubblici per l&#039;imprenditoria giovanile, imparando un mestiere che poi potrà esercitare cadendo poco, forse, nell&#039;alienazione, invece che restare decenni a procacciare clienti per corsi di salsa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cristoforo, io non ho mai detto che &#8220;questa è la migliore realtà possibile&#8221;&#8230; E&#8217; la peggiore. Viverla vuol dire combatterla, starci dentro e modificarla.<br />
Tu introduci il discorso del centro commerciale come &#8220;azienda&#8221;. Ciò che lamenti è condivisibile (per me poi moltissimo, non amo la salsa e non amo il Warner Village). Ora però ti faccio un esempio, per farti capire che questa nemmeno più precarietà, ma disintegrazione lavorativa, oserei dire, è una modalità contemporanea trasversale ad ogni ambiente dove, in cambio di una forza lavoro, si producono merci o servizi retribuendo i lavoratori con denaro.<br />
Per un periodo ho scritto per alcuni giornali. Uno è serissimo, pagano e pagano subito. Quanto agli altri due, per uno ho dovuto incaricare direttamente un avvocato; per l&#8217;altro da mesi aspetto invano quei cento euro e rotti che mi devono dare, e sinceramente non mi pare il caso di scomodare un avvocato per una tale ridicola cifra. Ora, si potrà dire che la testata giornalistica capitalista non può essere: essa produce cultura, mica come, il centro commerciale, &#8220;merda&#8221;. Tuttavia, dal mio punto di vista di &#8220;lavoratrice&#8221; e osservatrice della stessa, potrei perfino dirti che la promotrice della palestra nel centro commerciale almeno dieci euro a cliente li vede subito&#8230; Non deve ridursi all&#8217;umiliazione di chiedere o pretendere per mesi ciò che ha prodotto, lavorando, con precisione e puntualità. Ma se lo facessi forzerei, me ne rendo conto. Quindi non lo faccio. E allo stesso tempo non mi sogno di sostenere né che il centro commerciale, né che la testata giornalistica siano il demonio. Te ne racconto un&#8217;altra. Sai che esistono i GOT, cioè i giudici onorari aggregati, quei giudici &#8220;di rinforzo&#8221;, diciamo così, che servono a smaltire il grosso dei Tribunali? Processi, cause, cioè, piccole, semplici, che costituiscono però la maggioranza, quella melma che, un condotto come quello pubblico, ci mette secoli, a smaltire. Un GOT prende uno stipendio, se così si può definire, che gli arriva in tasca mesi e mesi dopo aver giudicato quelle cause, facendo una domanda che viene liquidata quando lo Stato sgancia i soldi. Tutto questo mentre un giudice regolarmente assunto percepisce ogni mese il suo stipendio per nulla problematico, uno stipendio con cui una garconniere, un paio di festini con coca e trans, oltre a casa, palestra e quant&#8217;altro, ce li paga senza battere ciglio, volendo.<br />
Se quindi nel centro commerciale, nella testata giornalistica e perfino nello Stato le categorie professionali inferiori, nella scala dei dipendenti, subiscono sfruttamento, vuol dire che questi sono i tempi della precarietà e dello sfruttamento. I tempi, più che i luoghi, poiché in ogni luogo lavorativo così è.<br />
E&#8217; questo oggi il fascismo? Non so, io ho un po&#8217; nausea anche di definire tutto fascismo, ormai&#8230; Più che fascismo mi pare decadentismo, optando per una categoria culturale e non storica. E trovo che si può combatterlo in varie maniere. Trovo, per esempio, più sensato, in un giovane, aprirsi un negozio di unghie o di frittelle, utilizzando finanziamenti pubblici per l&#8217;imprenditoria giovanile, imparando un mestiere che poi potrà esercitare cadendo poco, forse, nell&#8217;alienazione, invece che restare decenni a procacciare clienti per corsi di salsa.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Cristoforo Prodan		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/11/02/boccea-come-possibilita-di-ritorno/#comment-81334</link>

		<dc:creator><![CDATA[Cristoforo Prodan]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Nov 2007 22:58:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il demonio... okay, era un&#039;iperbole! io scrivo di getto e, come quando parlo, non penso troppo a misurare le parole col bilancino del farmacista. Però il senso di un profondo disagio per tutto ciò che ci circonda ce l&#039;ho. Poi può darsi che sono io che sono disadattato. Mi ricordo che una volta, forse c&#039;era più speranza, più voglia di capire e di cambiare. Ora si accetta la realtà come è e si dà quasi per scontato che questa è la migliore realtà possibile. Mi dispiace, ma io a questa semplificazione non ci sto. Perché è priva di fondamento. O vogliamo far la fine della suor Margherita dell&#039;Aretino Pietro?
Voglio capire, e voglio capire bene il perché dovrei accettare con entusiasmo queste finte realtà luccicanti. Un episodio per tutti. Un mio amico che frequenta la scuola di salsa al Warner Village all&#039;EUR, a Roma, ha lì conosciuto una &quot;ragazza&quot;, tra i 30 e i 40, che lavora in quella struttura come &quot;promotore&quot; dell&#039;annessa palestra. Volendo fare un po&#039; di palestra il mio amico le ha chiesto un&#039;offerta sull&#039;iscrizione, tipo se c&#039;è un pacchetto che consentisse un certo risparmio eccetera. Lei gli ha risposto che ci avrebbe pensato e così è passato un po&#039; di tempo. Qualche tempo dopo il mio amico è tornato alla palestra e ha contrattato e effettuato un&#039;iscrizione con una &quot;collega&quot; della ragazza con cui aveva parlato, poiché quella era temporaneamente assente. Per farla breve, proprio ieri il mio amico è tornato alla palestra e ha incontrato la prima ragazza, e le ha annunciato che si era iscritto; lei ci è rimasta di stucco, e poi gli ha spiegato il perché. Queste ragazze infatti non sono dipendenti della palestra che ha l&#039;appalto al Warner Village, ma lavorano con un contratto a progetto semestrale, con un miserrimo fisso mensile e la provvigione del 2,5% sui clienti che riescono ad accalappiare (cioè stiamo parlando di cifre dell&#039;ordine di grandezza di 10 euro a cliente, se va bene). Non solo: se nel semestre queste povere ragazze non raggiungono un certo numero di nuovi clienti acquisiti vengono cacciate via (a calci in culo mi verrebbe quasi da aggiungere). Questa è la vita, Gemma?, e bisognerà pur viverla? Possibile che tra san Simeone lo stilita e questa merda non c&#039;è alternativa. Ora, come allora, ai tempi della frase di Pasolini, pensare che tutto questo falso splendore sia un bene, è oggi il fascismo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il demonio&#8230; okay, era un&#8217;iperbole! io scrivo di getto e, come quando parlo, non penso troppo a misurare le parole col bilancino del farmacista. Però il senso di un profondo disagio per tutto ciò che ci circonda ce l&#8217;ho. Poi può darsi che sono io che sono disadattato. Mi ricordo che una volta, forse c&#8217;era più speranza, più voglia di capire e di cambiare. Ora si accetta la realtà come è e si dà quasi per scontato che questa è la migliore realtà possibile. Mi dispiace, ma io a questa semplificazione non ci sto. Perché è priva di fondamento. O vogliamo far la fine della suor Margherita dell&#8217;Aretino Pietro?<br />
Voglio capire, e voglio capire bene il perché dovrei accettare con entusiasmo queste finte realtà luccicanti. Un episodio per tutti. Un mio amico che frequenta la scuola di salsa al Warner Village all&#8217;EUR, a Roma, ha lì conosciuto una &#8220;ragazza&#8221;, tra i 30 e i 40, che lavora in quella struttura come &#8220;promotore&#8221; dell&#8217;annessa palestra. Volendo fare un po&#8217; di palestra il mio amico le ha chiesto un&#8217;offerta sull&#8217;iscrizione, tipo se c&#8217;è un pacchetto che consentisse un certo risparmio eccetera. Lei gli ha risposto che ci avrebbe pensato e così è passato un po&#8217; di tempo. Qualche tempo dopo il mio amico è tornato alla palestra e ha contrattato e effettuato un&#8217;iscrizione con una &#8220;collega&#8221; della ragazza con cui aveva parlato, poiché quella era temporaneamente assente. Per farla breve, proprio ieri il mio amico è tornato alla palestra e ha incontrato la prima ragazza, e le ha annunciato che si era iscritto; lei ci è rimasta di stucco, e poi gli ha spiegato il perché. Queste ragazze infatti non sono dipendenti della palestra che ha l&#8217;appalto al Warner Village, ma lavorano con un contratto a progetto semestrale, con un miserrimo fisso mensile e la provvigione del 2,5% sui clienti che riescono ad accalappiare (cioè stiamo parlando di cifre dell&#8217;ordine di grandezza di 10 euro a cliente, se va bene). Non solo: se nel semestre queste povere ragazze non raggiungono un certo numero di nuovi clienti acquisiti vengono cacciate via (a calci in culo mi verrebbe quasi da aggiungere). Questa è la vita, Gemma?, e bisognerà pur viverla? Possibile che tra san Simeone lo stilita e questa merda non c&#8217;è alternativa. Ora, come allora, ai tempi della frase di Pasolini, pensare che tutto questo falso splendore sia un bene, è oggi il fascismo.</p>
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		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/11/02/boccea-come-possibilita-di-ritorno/#comment-81324</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Nov 2007 21:46:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;I centri commerciali, così come gli outlet che ultimamente aprono come funghi a Roma e nel suo hinterland, SONO il demonio.&quot;
stai scherzando, vero cristoforo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;I centri commerciali, così come gli outlet che ultimamente aprono come funghi a Roma e nel suo hinterland, SONO il demonio.&#8221;<br />
stai scherzando, vero cristoforo?</p>
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		<title>
		Di: Gemma Gaetani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/11/02/boccea-come-possibilita-di-ritorno/#comment-81321</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gemma Gaetani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Nov 2007 21:07:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per amore di Pasolini, ma veramente, per amore di Pasolini, io credo che bisognerebbe smettere di citarne frasi scritte più di 40 anni in cui definiva un &quot;ora&quot; che è, oggi, un &quot;allora&quot;.
Le mail hanno sostituito le lettere di carta, l&#039;uomo è l&#039;animale più duttile del mondo, mi pare che scrivere una lettera, su carta o davanti allo schermo di un computer, sia più o meno la stessa cosa. Chiunque pensi che un centro commerciale sia il demonio, per me, pur non entrando io, personalmente, praticamente mai in un centro commerciale da tempo, è toccato più che toccante. Anch&#039;io vorrei vivere su una Terra diversa da questa, ma questa abbiamo. L&#039;esistente è sempre imperfetto, si può mutare l&#039;uso che si fa dell&#039;esistente, non molto altro. Auspicare il Medioevo, a parte la sensazione orgasmatica che questa invocazione può dare, soprattutto in certi momenti bui, è poco utile. Lo ribadisco: &quot;Questa è la vita, Simon, e bisognerà pur viverla&quot;. E&#039; una battuta così eloquente che è meglio dell&#039;intero Vangelo e dell&#039;intero Capitale di Marx. Meglio New York, la baraonda, che una colonna e il digiuno. La lagna non porta molto lontano. Per me.
La french, Cristoforo, è un fenomeno come lo è il cellulare. Vuol dire tutto e non vuol dire niente. Il poeta, lo scrittore, il sociologo, chi ti pare, osserva e trasfigura, cerca e dà un senso, ma sono inutili gli osservatori per i fenomeni, che esistono e vivono di vita propria e senso proprio, che a volte è un non-senso, a prescindere da chi cerca di dargliene uno o l&#039;altro. Vivere oggi è un po&#039; come il traffico di Roma: o ti ci butti dentro e combatti, oppure resti a casa a dormire sognando strade percorse soltanto dalla tua macchina. E se sopravvivono i giapponesi, nell&#039;urbanità, non vedo perché non dovremmo imparare a farlo noi.
Saluti, da qualche chilometro di distanza, e non verso il centro città, da Boccea. (Dove vivo io stasera in un bar c&#039;era un gruppo di alcolizzati e disadattati disperati che avrebbe fatto invidia al pulmino di &quot;Qualcuno volò sul nido del cuculo&quot;. Se ci fosse stato un centro commerciale, al posto di quello squallido bar in cui il proprietario continua a smerciare alcool a persone che stanno evidentemente male e hanno bisogno di aiuto, magari dentro ci avrebbero fatto altro. Non credo ridursi a larve umane).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per amore di Pasolini, ma veramente, per amore di Pasolini, io credo che bisognerebbe smettere di citarne frasi scritte più di 40 anni in cui definiva un &#8220;ora&#8221; che è, oggi, un &#8220;allora&#8221;.<br />
Le mail hanno sostituito le lettere di carta, l&#8217;uomo è l&#8217;animale più duttile del mondo, mi pare che scrivere una lettera, su carta o davanti allo schermo di un computer, sia più o meno la stessa cosa. Chiunque pensi che un centro commerciale sia il demonio, per me, pur non entrando io, personalmente, praticamente mai in un centro commerciale da tempo, è toccato più che toccante. Anch&#8217;io vorrei vivere su una Terra diversa da questa, ma questa abbiamo. L&#8217;esistente è sempre imperfetto, si può mutare l&#8217;uso che si fa dell&#8217;esistente, non molto altro. Auspicare il Medioevo, a parte la sensazione orgasmatica che questa invocazione può dare, soprattutto in certi momenti bui, è poco utile. Lo ribadisco: &#8220;Questa è la vita, Simon, e bisognerà pur viverla&#8221;. E&#8217; una battuta così eloquente che è meglio dell&#8217;intero Vangelo e dell&#8217;intero Capitale di Marx. Meglio New York, la baraonda, che una colonna e il digiuno. La lagna non porta molto lontano. Per me.<br />
La french, Cristoforo, è un fenomeno come lo è il cellulare. Vuol dire tutto e non vuol dire niente. Il poeta, lo scrittore, il sociologo, chi ti pare, osserva e trasfigura, cerca e dà un senso, ma sono inutili gli osservatori per i fenomeni, che esistono e vivono di vita propria e senso proprio, che a volte è un non-senso, a prescindere da chi cerca di dargliene uno o l&#8217;altro. Vivere oggi è un po&#8217; come il traffico di Roma: o ti ci butti dentro e combatti, oppure resti a casa a dormire sognando strade percorse soltanto dalla tua macchina. E se sopravvivono i giapponesi, nell&#8217;urbanità, non vedo perché non dovremmo imparare a farlo noi.<br />
Saluti, da qualche chilometro di distanza, e non verso il centro città, da Boccea. (Dove vivo io stasera in un bar c&#8217;era un gruppo di alcolizzati e disadattati disperati che avrebbe fatto invidia al pulmino di &#8220;Qualcuno volò sul nido del cuculo&#8221;. Se ci fosse stato un centro commerciale, al posto di quello squallido bar in cui il proprietario continua a smerciare alcool a persone che stanno evidentemente male e hanno bisogno di aiuto, magari dentro ci avrebbero fatto altro. Non credo ridursi a larve umane).</p>
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