<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Che cos’è la “poesia onesta” di Saba?	</title>
	<atom:link href="https://staging.nazioneindiana.com/2007/11/23/la-poesia-onesta/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/11/23/la-poesia-onesta/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 23 Nov 2007 19:24:18 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.5</generator>
	<item>
		<title>
		Di: giulia		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/11/23/la-poesia-onesta/#comment-82603</link>

		<dc:creator><![CDATA[giulia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Nov 2007 19:24:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2007/11/23/la-poesia-onesta/#comment-82603</guid>

					<description><![CDATA[Io lascio solo un grazie... Un bellissimo post, Giulia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io lascio solo un grazie&#8230; Un bellissimo post, Giulia</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Monia		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/11/23/la-poesia-onesta/#comment-82597</link>

		<dc:creator><![CDATA[Monia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Nov 2007 17:57:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2007/11/23/la-poesia-onesta/#comment-82597</guid>

					<description><![CDATA[“Anima, se ti pare che abbastanza
vagabondammo per giungere a sera,
vogliamo entrare nella nostra stanza,
chiuderla e farci un po’ di primavera?”


Saba mi è molto caro.
Grazie al poeta Umberto Fiori perché, fra le altre cose, il 26 luglio 2006 a Grottammare mi fece conoscere Franco Loi  ( “voltess” ).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Anima, se ti pare che abbastanza<br />
vagabondammo per giungere a sera,<br />
vogliamo entrare nella nostra stanza,<br />
chiuderla e farci un po’ di primavera?”</p>
<p>Saba mi è molto caro.<br />
Grazie al poeta Umberto Fiori perché, fra le altre cose, il 26 luglio 2006 a Grottammare mi fece conoscere Franco Loi  ( “voltess” ).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Umberto		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/11/23/la-poesia-onesta/#comment-82567</link>

		<dc:creator><![CDATA[Umberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Nov 2007 15:16:20 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2007/11/23/la-poesia-onesta/#comment-82567</guid>

					<description><![CDATA[Ho parlato a una capra.
Era sola sul prato, era legata.
Sazia d&#039;erba, bagnata
dalla pioggia, belava.

Quell&#039;uguale belato era fraterno
al mio dolore. Ed io risposi,prima
per celia, poi perché il dolore è eterno,
ha una voce e non varia.
Questa voce sentiva
gemere in una capra solitaria.

In una capra dal viso semita
sentiva querelarsi ogni altro male,
ogni altra vita. 



*



Tu sei come una giovane
una bianca pollastra.
Le si arruffano al vento
le piume, il collo china
per bere, e in terra raspa;
ma, nell&#039;andare, ha il lento
tuo passo di regina,
ed incede sull&#039;erba
pettoruta e superba.
È migliore del maschio.
È come sono tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio,
Così, se l&#039;occhio, se il giudizio mio
non m&#039;inganna, fra queste hai le tue uguali,
e in nessun&#039;altra donna.
Quando la sera assonna
le gallinelle,
mettono voci che ricordan quelle,
dolcissime, onde a volte dei tuoi mali
ti quereli, e non sai
che la tua voce ha la soave e triste
musica dei pollai.
 
Tu sei come una gravida
giovenca;
libera ancora e senza
gravezza, anzi festosa;
che, se la lisci, il collo
volge, ove tinge un rosa
tenero la tua carne.
se l&#039;incontri e muggire
l&#039;odi, tanto è quel suono
lamentoso, che l&#039;erba
strappi, per farle un dono.
È così che il mio dono
t&#039;offro quando sei triste.
 
Tu sei come una lunga
cagna, che sempre tanta
dolcezza ha negli occhi,
e ferocia nel cuore.
Ai tuoi piedi una santa
sembra, che d&#039;un fervore
indomabile arda,
e così ti riguarda
come il suo Dio e Signore.
Quando in casa o per via
segue, a chi solo tenti
avvicinarsi, i denti
candidissimi scopre.
Ed il suo amore soffre
di gelosia.
 
Tu sei come la pavida
coniglia. Entro l&#039;angusta
gabbia ritta al vederti
s&#039;alza,
e verso te gli orecchi
alti protende e fermi;
che la crusca e i radicchi
tu le porti, di cui
priva in sé si rannicchia,
cerca gli angoli bui.
Chi potrebbe quel cibo
ritoglierle? chi il pelo
che si strappa di dosso,
per aggiungerlo al nido
dove poi partorire?
Chi mai farti soffrire?
 
Tu sei come la rondine
che torna in primavera.
Ma in autunno riparte;
e tu non hai quest&#039;arte.
 
Tu questo hai della rondine:
le movenze leggere:
questo che a me, che mi sentiva ed era
vecchio, annunciavi un&#039;altra primavera.
 
Tu sei come la provvida
formica. Di lei, quando
escono alla campagna,
parla al bimbo la nonna
che l&#039;accompagna.
 
E così nella pecchia
ti ritrovo, ed in tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio;
e in nessun&#039;altra donna.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho parlato a una capra.<br />
Era sola sul prato, era legata.<br />
Sazia d&#8217;erba, bagnata<br />
dalla pioggia, belava.</p>
<p>Quell&#8217;uguale belato era fraterno<br />
al mio dolore. Ed io risposi,prima<br />
per celia, poi perché il dolore è eterno,<br />
ha una voce e non varia.<br />
Questa voce sentiva<br />
gemere in una capra solitaria.</p>
<p>In una capra dal viso semita<br />
sentiva querelarsi ogni altro male,<br />
ogni altra vita. </p>
<p>*</p>
<p>Tu sei come una giovane<br />
una bianca pollastra.<br />
Le si arruffano al vento<br />
le piume, il collo china<br />
per bere, e in terra raspa;<br />
ma, nell&#8217;andare, ha il lento<br />
tuo passo di regina,<br />
ed incede sull&#8217;erba<br />
pettoruta e superba.<br />
È migliore del maschio.<br />
È come sono tutte<br />
le femmine di tutti<br />
i sereni animali<br />
che avvicinano a Dio,<br />
Così, se l&#8217;occhio, se il giudizio mio<br />
non m&#8217;inganna, fra queste hai le tue uguali,<br />
e in nessun&#8217;altra donna.<br />
Quando la sera assonna<br />
le gallinelle,<br />
mettono voci che ricordan quelle,<br />
dolcissime, onde a volte dei tuoi mali<br />
ti quereli, e non sai<br />
che la tua voce ha la soave e triste<br />
musica dei pollai.</p>
<p>Tu sei come una gravida<br />
giovenca;<br />
libera ancora e senza<br />
gravezza, anzi festosa;<br />
che, se la lisci, il collo<br />
volge, ove tinge un rosa<br />
tenero la tua carne.<br />
se l&#8217;incontri e muggire<br />
l&#8217;odi, tanto è quel suono<br />
lamentoso, che l&#8217;erba<br />
strappi, per farle un dono.<br />
È così che il mio dono<br />
t&#8217;offro quando sei triste.</p>
<p>Tu sei come una lunga<br />
cagna, che sempre tanta<br />
dolcezza ha negli occhi,<br />
e ferocia nel cuore.<br />
Ai tuoi piedi una santa<br />
sembra, che d&#8217;un fervore<br />
indomabile arda,<br />
e così ti riguarda<br />
come il suo Dio e Signore.<br />
Quando in casa o per via<br />
segue, a chi solo tenti<br />
avvicinarsi, i denti<br />
candidissimi scopre.<br />
Ed il suo amore soffre<br />
di gelosia.</p>
<p>Tu sei come la pavida<br />
coniglia. Entro l&#8217;angusta<br />
gabbia ritta al vederti<br />
s&#8217;alza,<br />
e verso te gli orecchi<br />
alti protende e fermi;<br />
che la crusca e i radicchi<br />
tu le porti, di cui<br />
priva in sé si rannicchia,<br />
cerca gli angoli bui.<br />
Chi potrebbe quel cibo<br />
ritoglierle? chi il pelo<br />
che si strappa di dosso,<br />
per aggiungerlo al nido<br />
dove poi partorire?<br />
Chi mai farti soffrire?</p>
<p>Tu sei come la rondine<br />
che torna in primavera.<br />
Ma in autunno riparte;<br />
e tu non hai quest&#8217;arte.</p>
<p>Tu questo hai della rondine:<br />
le movenze leggere:<br />
questo che a me, che mi sentiva ed era<br />
vecchio, annunciavi un&#8217;altra primavera.</p>
<p>Tu sei come la provvida<br />
formica. Di lei, quando<br />
escono alla campagna,<br />
parla al bimbo la nonna<br />
che l&#8217;accompagna.</p>
<p>E così nella pecchia<br />
ti ritrovo, ed in tutte<br />
le femmine di tutti<br />
i sereni animali<br />
che avvicinano a Dio;<br />
e in nessun&#8217;altra donna.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Lorenzo Galbiati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/11/23/la-poesia-onesta/#comment-82558</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Nov 2007 13:29:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2007/11/23/la-poesia-onesta/#comment-82558</guid>

					<description><![CDATA[Sì, è un testo alquanto interessante, anche se non ne esce un grande giudizio sul saggio di Saba, che è veramente molto nebuloso, pare capire, e pieno più che altro di buone intenzioni.

C&#039;è la dicotomia onesta/disonesta che pare associarsi a testi mediocri/magnifici, anche solo dal punto di vista estetico, che a me non piace e non la risolve né Saba nè Fiori, 

approfitto quindi per chiedere ai poeti qui presenti se sono così gentili da citarmi versi onesti e &quot;magnifici&quot;, cioè ottimi da un punto di vista estetico e non solo...

potete?

e magari sarebbe bello se voi stessi inventaste una loro variante disonesta più altisonante ma meno bella ed efficace.


E&#039; possibile?
Ci provate?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, è un testo alquanto interessante, anche se non ne esce un grande giudizio sul saggio di Saba, che è veramente molto nebuloso, pare capire, e pieno più che altro di buone intenzioni.</p>
<p>C&#8217;è la dicotomia onesta/disonesta che pare associarsi a testi mediocri/magnifici, anche solo dal punto di vista estetico, che a me non piace e non la risolve né Saba nè Fiori, </p>
<p>approfitto quindi per chiedere ai poeti qui presenti se sono così gentili da citarmi versi onesti e &#8220;magnifici&#8221;, cioè ottimi da un punto di vista estetico e non solo&#8230;</p>
<p>potete?</p>
<p>e magari sarebbe bello se voi stessi inventaste una loro variante disonesta più altisonante ma meno bella ed efficace.</p>
<p>E&#8217; possibile?<br />
Ci provate?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: la spada dell'onestà		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/11/23/la-poesia-onesta/#comment-82557</link>

		<dc:creator><![CDATA[la spada dell'onestà]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Nov 2007 13:28:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2007/11/23/la-poesia-onesta/#comment-82557</guid>

					<description><![CDATA[Nel 1983 Mondadori pubblicò a cura di Aldo Marcovecchio cento lettere scelte (1902–1957) di Umberto Saba. Il libro si chiama “La spada d’amore”. La “Presentazione”, del luglio 1983, è di Giovanni Giudici.

In questa presentazione Giudici racconta un episodio che appare molto significativo dentro questa questione dell’ “onestà”. Scrive Giudici:
“Gli scrissi qualche volta, lui rispondeva (appunto) a giro di posta, gli dedicai (previo suo assenso) una poesia, altre ne sottoposi al suo giudizio, ebbi persino l’impertinente ingenuità di chiedergli una “prefazione” per una nuova raccolta di versi. No, niente prefazioni, si arrabbiò moltissimo, “la tua lettera” mi scrisse “contiene addirittura un… abuso di fiducia”. Poi volle spiegarmi con maggiore calma (…) Delle sue osservazioni sui miei versi vorrei limitarmi a riferire la parte “negativa” per la sua applicabilità in generale e non semplicemente circoscritta al mio lavoro di allora: “… il libro è nel suo complesso assai notevole. Quello che ancora ti manca è qualcosa che muova di più l’immaginazione o tocchi il cuore del lettore… So benissimo che queste cose non si possono né dare, né insegnare (…) l’unica cosa che posso augurarti – non all’uomo ma al poeta – è una qualche esperienza di vita: un grande dolore, un grande amore, qualcosa che ti faccia fare un passo avanti dalla letteratura alla poesia. Ami tanto (beato te!) la poesia, che non è escluso che la vita ti venga incontro e ti aiuti”.

A chiudere, subito dopo, Giudici scrive:
“Quante volte le ho rilette queste parole! Quante volte, in trent’anni, me le sono ripetute a memoria, quasi che fossero state il responso di un antico profeta.”

Scrive Umberto Fiori:
“Ma quand’anche riuscissimo a far confessare a chi scrive la sua ipocrisia, che cosa cambierebbe nel testo che conosciamo, ora che abbiamo visto cosa c’è “oltre la superficie”, cosa c’è “dietro”, cosa c’è “sotto”? E’ dietro, è sotto un’opera che dobbiamo guardare (e poi sotto il sotto, dietro il dietro…), o non dobbiamo piuttosto guardarla in faccia, sostenendo lo sguardo che ci rivolge?”

La questione appare essere proprio e anche questa: è  proprio “in faccia” che dobbiamo guardare una poesia - e il poeta che la scrisse dunque -, poiché se la guarderemo “in faccia” essa ci “mostrerà” (LW) lo sguardo onesto o meno che ci rivolge; appena quella tal cosa la si guarderà “sotto il sotto, dietro il dietro” tutto è probabile che ritorni è vero: na che insieme ritorni, con “un passo all’indietro”, dalla poesia alla letteratura.

Scrive Umberto Fiori, dicendo di Saba: 
“(…) chi scrive deve essere se stesso suo malgrado. (…) Si tratta, per il poeta, di ritrovare se stesso oltre la volontà, dietro la volontà, e -una volta ritrovatosi- esprimersi, esprimere senza finzioni la propria natura, il proprio “io non travisato”. (…) Etico, in una poesia così intesa, è il canto del limite. Questo forse intende Saba, quando raccomanda al poeta “onesto” di “non oltrepassarsi”. (…)”

E forse è proprio questa cosa qui che Saba intende rivolgendosi “non all’uomo ma al poeta” “perché faccia un salto avanti dalla letteratura alla poesia”. 

(Che tutto ciò poi “imponga” una fatica assai impari sulle parole che ti “escono da dentro”… questo conferma quasi per l’intero quanto sopra. E se, in una qualche maniera, la tua vita in ragione di tale fatica non “migliora” meglio lasciare perdere, fare dell’altro per provare a migliorarla, almeno un po’.)

un cordiale saluto

         Adelelmo Ruggieri]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1983 Mondadori pubblicò a cura di Aldo Marcovecchio cento lettere scelte (1902–1957) di Umberto Saba. Il libro si chiama “La spada d’amore”. La “Presentazione”, del luglio 1983, è di Giovanni Giudici.</p>
<p>In questa presentazione Giudici racconta un episodio che appare molto significativo dentro questa questione dell’ “onestà”. Scrive Giudici:<br />
“Gli scrissi qualche volta, lui rispondeva (appunto) a giro di posta, gli dedicai (previo suo assenso) una poesia, altre ne sottoposi al suo giudizio, ebbi persino l’impertinente ingenuità di chiedergli una “prefazione” per una nuova raccolta di versi. No, niente prefazioni, si arrabbiò moltissimo, “la tua lettera” mi scrisse “contiene addirittura un… abuso di fiducia”. Poi volle spiegarmi con maggiore calma (…) Delle sue osservazioni sui miei versi vorrei limitarmi a riferire la parte “negativa” per la sua applicabilità in generale e non semplicemente circoscritta al mio lavoro di allora: “… il libro è nel suo complesso assai notevole. Quello che ancora ti manca è qualcosa che muova di più l’immaginazione o tocchi il cuore del lettore… So benissimo che queste cose non si possono né dare, né insegnare (…) l’unica cosa che posso augurarti – non all’uomo ma al poeta – è una qualche esperienza di vita: un grande dolore, un grande amore, qualcosa che ti faccia fare un passo avanti dalla letteratura alla poesia. Ami tanto (beato te!) la poesia, che non è escluso che la vita ti venga incontro e ti aiuti”.</p>
<p>A chiudere, subito dopo, Giudici scrive:<br />
“Quante volte le ho rilette queste parole! Quante volte, in trent’anni, me le sono ripetute a memoria, quasi che fossero state il responso di un antico profeta.”</p>
<p>Scrive Umberto Fiori:<br />
“Ma quand’anche riuscissimo a far confessare a chi scrive la sua ipocrisia, che cosa cambierebbe nel testo che conosciamo, ora che abbiamo visto cosa c’è “oltre la superficie”, cosa c’è “dietro”, cosa c’è “sotto”? E’ dietro, è sotto un’opera che dobbiamo guardare (e poi sotto il sotto, dietro il dietro…), o non dobbiamo piuttosto guardarla in faccia, sostenendo lo sguardo che ci rivolge?”</p>
<p>La questione appare essere proprio e anche questa: è  proprio “in faccia” che dobbiamo guardare una poesia &#8211; e il poeta che la scrisse dunque -, poiché se la guarderemo “in faccia” essa ci “mostrerà” (LW) lo sguardo onesto o meno che ci rivolge; appena quella tal cosa la si guarderà “sotto il sotto, dietro il dietro” tutto è probabile che ritorni è vero: na che insieme ritorni, con “un passo all’indietro”, dalla poesia alla letteratura.</p>
<p>Scrive Umberto Fiori, dicendo di Saba:<br />
“(…) chi scrive deve essere se stesso suo malgrado. (…) Si tratta, per il poeta, di ritrovare se stesso oltre la volontà, dietro la volontà, e -una volta ritrovatosi- esprimersi, esprimere senza finzioni la propria natura, il proprio “io non travisato”. (…) Etico, in una poesia così intesa, è il canto del limite. Questo forse intende Saba, quando raccomanda al poeta “onesto” di “non oltrepassarsi”. (…)”</p>
<p>E forse è proprio questa cosa qui che Saba intende rivolgendosi “non all’uomo ma al poeta” “perché faccia un salto avanti dalla letteratura alla poesia”. </p>
<p>(Che tutto ciò poi “imponga” una fatica assai impari sulle parole che ti “escono da dentro”… questo conferma quasi per l’intero quanto sopra. E se, in una qualche maniera, la tua vita in ragione di tale fatica non “migliora” meglio lasciare perdere, fare dell’altro per provare a migliorarla, almeno un po’.)</p>
<p>un cordiale saluto</p>
<p>         Adelelmo Ruggieri</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sparz		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/11/23/la-poesia-onesta/#comment-82502</link>

		<dc:creator><![CDATA[sparz]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Nov 2007 09:00:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2007/11/23/la-poesia-onesta/#comment-82502</guid>

					<description><![CDATA[oops! Avrei dovuto dire grazie Andrea per il testo di Umberto, ma nella fretta... Scusate.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>oops! Avrei dovuto dire grazie Andrea per il testo di Umberto, ma nella fretta&#8230; Scusate.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sparz		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/11/23/la-poesia-onesta/#comment-82501</link>

		<dc:creator><![CDATA[sparz]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Nov 2007 08:56:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2007/11/23/la-poesia-onesta/#comment-82501</guid>

					<description><![CDATA[L&#039;ho letto davvero con grande interesse e piacere, grazie Andrea, finalmente un testo in cui si scava nel merito e si cerca di capire qualcosa del corpo peraltro sfuggente e mai completamente attingibile di quella attività umana cui da molto tempo si dà il nome di poesia. Tutto sommato mi sembra che alla fine si colga nella tua analisi un senso da attribuire all&#039;uso sabiano della parola onestà, che il nostro perseguiva e maneggiava  con vera intensità, senza quella sfumatura di mediocrità che giustamente richiamavi all&#039;inizio. Scrive ad esempio in &lt;i&gt;Carmen&lt;/i&gt;, nella raccolta &lt;i&gt;Trieste e una donna&lt;/i&gt;, &quot;Torna la mia disperazione a te. / Dopo aver tanto errato, oggi il mio amore / torna al tuo fiero mutevole ardore, / più nulla chiede che la tua onestà.&quot; Non la trascrivo qui tutta, ma chi vorrà rileggerla si renderà conto di quali &lt;i&gt;valori&lt;/i&gt; sta inseguendo Saba, al di là di eventuali, e non interessanti, personali vicende.
Io la direi un&#039;esigenza di &lt;i&gt;autenticità&lt;/i&gt;, che si districa poi nei meandri del potere e del dovere a seconda di circostanze personalmente anche molto mutevoli. E certo una condizione di ciò, che Saba pratica credo con indubitabile acribia, è quella che tu dici del &quot;non oltrepassarsi&quot;, del non spingersi mai &quot;sopra le righe&quot;, come talvolta si dice. Grande virtù, che mi pare comprenda etica e buon gusto, sempre meno praticata, in giro per il mondo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ho letto davvero con grande interesse e piacere, grazie Andrea, finalmente un testo in cui si scava nel merito e si cerca di capire qualcosa del corpo peraltro sfuggente e mai completamente attingibile di quella attività umana cui da molto tempo si dà il nome di poesia. Tutto sommato mi sembra che alla fine si colga nella tua analisi un senso da attribuire all&#8217;uso sabiano della parola onestà, che il nostro perseguiva e maneggiava  con vera intensità, senza quella sfumatura di mediocrità che giustamente richiamavi all&#8217;inizio. Scrive ad esempio in <i>Carmen</i>, nella raccolta <i>Trieste e una donna</i>, &#8220;Torna la mia disperazione a te. / Dopo aver tanto errato, oggi il mio amore / torna al tuo fiero mutevole ardore, / più nulla chiede che la tua onestà.&#8221; Non la trascrivo qui tutta, ma chi vorrà rileggerla si renderà conto di quali <i>valori</i> sta inseguendo Saba, al di là di eventuali, e non interessanti, personali vicende.<br />
Io la direi un&#8217;esigenza di <i>autenticità</i>, che si districa poi nei meandri del potere e del dovere a seconda di circostanze personalmente anche molto mutevoli. E certo una condizione di ciò, che Saba pratica credo con indubitabile acribia, è quella che tu dici del &#8220;non oltrepassarsi&#8221;, del non spingersi mai &#8220;sopra le righe&#8221;, come talvolta si dice. Grande virtù, che mi pare comprenda etica e buon gusto, sempre meno praticata, in giro per il mondo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: staging.nazioneindiana.com @ 2026-05-08 18:58:09 by W3 Total Cache
-->