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	Commenti a: Gli anni di piombo, il romanzo, il terrorismo	</title>
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		Di: Interviste intraviste &#171; Il Fondo Paolin		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Interviste intraviste &#171; Il Fondo Paolin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2007 17:16:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] il Luned&#236;, 10 Dicembre, 2007 di Il curatore   Su Nazione Indiana c&#8217;è un&#8217;intervista di DP  a Giacomo Sartori. In questo anno il Paolin ha passato molto tempo a dialogare con alcuni degli autori che aveva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] il Luned&igrave;, 10 Dicembre, 2007 di Il curatore   Su Nazione Indiana c&#8217;è un&#8217;intervista di DP  a Giacomo Sartori. In questo anno il Paolin ha passato molto tempo a dialogare con alcuni degli autori che aveva [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: giacomo s.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo s.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 23:24:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[x V. Lucarelli: forse mi sono spiegato male, ma non volevo assolutamente dire che dietro la &quot;strategia delle tensione&quot; non ci siano state - basterebbe il nome - delle strategie, e per certi aspetti ben precise. Questo - anche se i dettagli a noi comuni mortali per molti versi sfuggono ancora oggi - è un fatto noto. Volevo sottolineare un altro aspetto, che mi sembra molto meno battuto, e che riguarda la risposta della &quot;società&quot;, cominciando dai politici, dagli intellettuali, dagli artisti, e dagli scrittori, e dell&#039;influenza che questa riposta ha avuto.

x Demetrio: devo confessare che molti libri che hanno a che fare con il terrorismo mi sembrano invece, non vorrei sembrarti provocatore. troppo etici. La loro etica è però zoppicante, asmatica, bonacciona, retrò, obliosa, o semplicemente idiota, il che inficia già a priori il risultato estetico dell&#039;opera. E certo non è l&#039;etica che cerchi tu. (anche in fatto di etiche c&#039;è etica e etica!) Ma, arrivi tu stesso a questa conclusione, forse sarebbe impossibile (ma non è detto!) fondare un buon romanzo su questa tua etica così etica. 
Quello che mi sembra interessante è vedere, ma ragionando caso per caso (le generalizzazioni mi sembrano sempre molto pericolose), come le scelte dell&#039;autore attinenti questo ingrediente fondamentale (visto il tema) abbiano delle conseguenze formali e linguistiche molto precise. In altre parole valutare quanto l&#039;analisi di questo fattore possa aiutarci, testo per testo, a spiegarci la riuscita estetica, o le sue eventuali tare.
Ma sarebbe un discorso lungo. Vediamo se riusciamo a riparlarne quando uscirà il tuo libro!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>x V. Lucarelli: forse mi sono spiegato male, ma non volevo assolutamente dire che dietro la &#8220;strategia delle tensione&#8221; non ci siano state &#8211; basterebbe il nome &#8211; delle strategie, e per certi aspetti ben precise. Questo &#8211; anche se i dettagli a noi comuni mortali per molti versi sfuggono ancora oggi &#8211; è un fatto noto. Volevo sottolineare un altro aspetto, che mi sembra molto meno battuto, e che riguarda la risposta della &#8220;società&#8221;, cominciando dai politici, dagli intellettuali, dagli artisti, e dagli scrittori, e dell&#8217;influenza che questa riposta ha avuto.</p>
<p>x Demetrio: devo confessare che molti libri che hanno a che fare con il terrorismo mi sembrano invece, non vorrei sembrarti provocatore. troppo etici. La loro etica è però zoppicante, asmatica, bonacciona, retrò, obliosa, o semplicemente idiota, il che inficia già a priori il risultato estetico dell&#8217;opera. E certo non è l&#8217;etica che cerchi tu. (anche in fatto di etiche c&#8217;è etica e etica!) Ma, arrivi tu stesso a questa conclusione, forse sarebbe impossibile (ma non è detto!) fondare un buon romanzo su questa tua etica così etica.<br />
Quello che mi sembra interessante è vedere, ma ragionando caso per caso (le generalizzazioni mi sembrano sempre molto pericolose), come le scelte dell&#8217;autore attinenti questo ingrediente fondamentale (visto il tema) abbiano delle conseguenze formali e linguistiche molto precise. In altre parole valutare quanto l&#8217;analisi di questo fattore possa aiutarci, testo per testo, a spiegarci la riuscita estetica, o le sue eventuali tare.<br />
Ma sarebbe un discorso lungo. Vediamo se riusciamo a riparlarne quando uscirà il tuo libro!</p>
]]></content:encoded>
		
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		<item>
		<title>
		Di: demetrio		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/12/04/gli-anni-di-piombo-il-romanzo-il-terrorismo/#comment-83577</link>

		<dc:creator><![CDATA[demetrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 11:06:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Giacomo tu dici: &quot;Tu sembri quasi chiedere ai testi letterari che hanno a che fare con il terrorismo una equanimità, una obiettività storica, un rispetto nei confronti delle vittime. Ma sai meglio di me che la letteratura non è né equanime né obiettiva né rispettosa. Può appunto essere eccessiva, o paradossale, e lo stesso inchiodarci alla pagina, commuoverci, insegnarci qualcosa. Quindi il problema non mi sembra legato alla rappresentazione o meno del nemico, ma piuttosto alla posizione dell’autore nei confronti di quell’epoca.&quot;

Ed è vero, il mio saggio chiede questo ai libri presi in esame. E lo chiede perché incomincio a pensare che è facile, dal punto di vista letterario, evocare quegli anni come fantasmi e, di conseguenza, i protagonisti come fantasmi. 
Giorgiana Masi non è fantasma e neppure Aldo Moro:il fatto di considerali elementi fantasmatici non fa altro che *riproporre* ciclicamente quegli anni. Si perpetua un tempo e non lo si chiude.
Hai ragione quindi, Giacomo, la scrittura può essere quello che tu affermi, ma anche no; qualche volta potrebbe essere altro.
Provo a spiegare. 
Quando ho scritto le ultime pagine del saggio, ho cominciato a pormi, proprio su quelle pagine, una serie di domande. Rileggendole le ho trovate costruite su una base *retorica*.
Mi sono chiesto cosa fosse la retorica. Mi sono detto che la retorica può essere *decente* (allora dà un decoro alla cosa scritta) o *indecente* (in questo caso falsifica la cosa scritta). la retorica, insomma, non è né bella né brutta; non è un fatto estetico, ma etico.
Ecco il motivo per cui ho lasciato quel finale che spero che i lettori potranno leggere e comprendere. Perché io cercavo un elemento etico.

Certo come dice Veronique la letteratura è sempre stare sull&#039;orlo, ma io per una volta ho voluto stare sull&#039;orlo e fermo. Forse questa fermezza, che ho tenuto per tutto il saggio sia nell&#039;analisi dei testi sia nello stile di scrittura è dovuta al fatto che io non ho scelto il romanzo come forma del mio dire.
E se il romanzo (questo discorso mi sa di manzoniano, tipo Discorso sopra il romanzo storico o una roba del genere) non fosse il *medium* adatto per dire quegli anni?

d.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giacomo tu dici: &#8220;Tu sembri quasi chiedere ai testi letterari che hanno a che fare con il terrorismo una equanimità, una obiettività storica, un rispetto nei confronti delle vittime. Ma sai meglio di me che la letteratura non è né equanime né obiettiva né rispettosa. Può appunto essere eccessiva, o paradossale, e lo stesso inchiodarci alla pagina, commuoverci, insegnarci qualcosa. Quindi il problema non mi sembra legato alla rappresentazione o meno del nemico, ma piuttosto alla posizione dell’autore nei confronti di quell’epoca.&#8221;</p>
<p>Ed è vero, il mio saggio chiede questo ai libri presi in esame. E lo chiede perché incomincio a pensare che è facile, dal punto di vista letterario, evocare quegli anni come fantasmi e, di conseguenza, i protagonisti come fantasmi.<br />
Giorgiana Masi non è fantasma e neppure Aldo Moro:il fatto di considerali elementi fantasmatici non fa altro che *riproporre* ciclicamente quegli anni. Si perpetua un tempo e non lo si chiude.<br />
Hai ragione quindi, Giacomo, la scrittura può essere quello che tu affermi, ma anche no; qualche volta potrebbe essere altro.<br />
Provo a spiegare.<br />
Quando ho scritto le ultime pagine del saggio, ho cominciato a pormi, proprio su quelle pagine, una serie di domande. Rileggendole le ho trovate costruite su una base *retorica*.<br />
Mi sono chiesto cosa fosse la retorica. Mi sono detto che la retorica può essere *decente* (allora dà un decoro alla cosa scritta) o *indecente* (in questo caso falsifica la cosa scritta). la retorica, insomma, non è né bella né brutta; non è un fatto estetico, ma etico.<br />
Ecco il motivo per cui ho lasciato quel finale che spero che i lettori potranno leggere e comprendere. Perché io cercavo un elemento etico.</p>
<p>Certo come dice Veronique la letteratura è sempre stare sull&#8217;orlo, ma io per una volta ho voluto stare sull&#8217;orlo e fermo. Forse questa fermezza, che ho tenuto per tutto il saggio sia nell&#8217;analisi dei testi sia nello stile di scrittura è dovuta al fatto che io non ho scelto il romanzo come forma del mio dire.<br />
E se il romanzo (questo discorso mi sa di manzoniano, tipo Discorso sopra il romanzo storico o una roba del genere) non fosse il *medium* adatto per dire quegli anni?</p>
<p>d.</p>
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		<title>
		Di: Valerio Lucarelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/12/04/gli-anni-di-piombo-il-romanzo-il-terrorismo/#comment-83574</link>

		<dc:creator><![CDATA[Valerio Lucarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 10:30:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Davvero ricca di spunti l’intervista rilasciata da Sartori. Dalle sue parole possono nascere riflessioni importanti. Al solo scopo di allargare il discorso pongo l’accento su una affermazione che credo meriti di essere approfondita. 
Sartori dice:
“Certo dietro Piazza Fontana e dietro a tanti altri bruttissimi episodi ci sono dei manovratori, ma l’effetto di tali episodi esula dai poteri dei manovratori, è un qualcosa che dipende da tutta la società, da ogni individuo.”
Non ne sono del tutto convinto. È evidente che se qualcuno lavora dietro le quinte (ma mica tanto dietro…) per far esplodere ordigni a Piazza Fontana come in altri luoghi, il suo vile lavoro termina lì. Credo che le reazioni determinate da quegli atti ne fossero la voluta conseguenza.

Faccio un esempio concreto. Dopo la strage di Piazza della Loggia Brescia, a Napoli nacque una imponente manifestazione popolare. Oltre centomila persone sfilarono per le strade della città. 
Ora, chi aveva messo in scena quell’atto terribile non si era preoccupato di organizzare quella manifestazione. Ma credo sia innegabile che quella dimostrazione spontanea e democratica nascesse da una violenta indignazione. 
Consapevole dei rischi, mi addentro ulteriormente nella discussione.
Durante quella manifestazione una rabbia incontrollata spinse centinaia di persone a irrompere in diverse sedi del MSI provocando danni alle strutture. In quel momento si riteneva di colpire chi si celava dietro quell’attentato. Era una reazione imprevedibile o abbastanza scontata considerata la gravità dell’atto che l’aveva provocata?
Qualcuno poi fece scelte più estreme. E qui il discorso meriterebbe uno spazio più ampio. 
Ma siamo davvero certi che chi perseguiva una certa strategia non volesse scatenare precisi effetti? Non ambisse anche a destabilizzare il paese? 
Altrimenti dovremmo arrivare a pensare che chi mise la bomba a Piazza Fontana intendesse colpire null’altro che la Banca Nazionale dell’Agricoltura o magari i suoi clienti per qualche personale rancore. 
Gli obiettivi erano certo di più ampio respiro e in buona parte analizzati da chi, con lucida follia, determinava le pagine più nere della nostra democrazia.
Poi, forse, qualcosa sfuggì di mano. Ma questa è un’altra storia.
Valerio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Davvero ricca di spunti l’intervista rilasciata da Sartori. Dalle sue parole possono nascere riflessioni importanti. Al solo scopo di allargare il discorso pongo l’accento su una affermazione che credo meriti di essere approfondita.<br />
Sartori dice:<br />
“Certo dietro Piazza Fontana e dietro a tanti altri bruttissimi episodi ci sono dei manovratori, ma l’effetto di tali episodi esula dai poteri dei manovratori, è un qualcosa che dipende da tutta la società, da ogni individuo.”<br />
Non ne sono del tutto convinto. È evidente che se qualcuno lavora dietro le quinte (ma mica tanto dietro…) per far esplodere ordigni a Piazza Fontana come in altri luoghi, il suo vile lavoro termina lì. Credo che le reazioni determinate da quegli atti ne fossero la voluta conseguenza.</p>
<p>Faccio un esempio concreto. Dopo la strage di Piazza della Loggia Brescia, a Napoli nacque una imponente manifestazione popolare. Oltre centomila persone sfilarono per le strade della città.<br />
Ora, chi aveva messo in scena quell’atto terribile non si era preoccupato di organizzare quella manifestazione. Ma credo sia innegabile che quella dimostrazione spontanea e democratica nascesse da una violenta indignazione.<br />
Consapevole dei rischi, mi addentro ulteriormente nella discussione.<br />
Durante quella manifestazione una rabbia incontrollata spinse centinaia di persone a irrompere in diverse sedi del MSI provocando danni alle strutture. In quel momento si riteneva di colpire chi si celava dietro quell’attentato. Era una reazione imprevedibile o abbastanza scontata considerata la gravità dell’atto che l’aveva provocata?<br />
Qualcuno poi fece scelte più estreme. E qui il discorso meriterebbe uno spazio più ampio.<br />
Ma siamo davvero certi che chi perseguiva una certa strategia non volesse scatenare precisi effetti? Non ambisse anche a destabilizzare il paese?<br />
Altrimenti dovremmo arrivare a pensare che chi mise la bomba a Piazza Fontana intendesse colpire null’altro che la Banca Nazionale dell’Agricoltura o magari i suoi clienti per qualche personale rancore.<br />
Gli obiettivi erano certo di più ampio respiro e in buona parte analizzati da chi, con lucida follia, determinava le pagine più nere della nostra democrazia.<br />
Poi, forse, qualcosa sfuggì di mano. Ma questa è un’altra storia.<br />
Valerio</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: paolo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/12/04/gli-anni-di-piombo-il-romanzo-il-terrorismo/#comment-83506</link>

		<dc:creator><![CDATA[paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Dec 2007 18:15:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Interesante. Su temi analoghi segnalo un racconto sugli anni 70 visti come anni di fantasmi, nel blog di Beppe Sebaste]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Interesante. Su temi analoghi segnalo un racconto sugli anni 70 visti come anni di fantasmi, nel blog di Beppe Sebaste</p>
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		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Dec 2007 11:13:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Trovo il pezzo ricco, chiarendo l&#039;arco di tempo (1970), uno spazio storico poco conosciuto da me. Certo, la morte di Aldo Moro ha marcato (mi rammento precisamente la notizia che ha scandalizzato i miei genitori).
Trovo l&#039;idea di Giacomo Sartori giusta: fare sentire la tensione del langaggio e sottolineare il pericolo di riferire ai paroli scottanti.
Il linguaggio non è mai innocente, è triturato, travisato. Il senso trabocca il senso. la letteratura non dà lezione: è un campo mobile, vacillante, sempre all&#039;orlo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo il pezzo ricco, chiarendo l&#8217;arco di tempo (1970), uno spazio storico poco conosciuto da me. Certo, la morte di Aldo Moro ha marcato (mi rammento precisamente la notizia che ha scandalizzato i miei genitori).<br />
Trovo l&#8217;idea di Giacomo Sartori giusta: fare sentire la tensione del langaggio e sottolineare il pericolo di riferire ai paroli scottanti.<br />
Il linguaggio non è mai innocente, è triturato, travisato. Il senso trabocca il senso. la letteratura non dà lezione: è un campo mobile, vacillante, sempre all&#8217;orlo&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: bombasicilia± &#187; Anni di piombo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/12/04/gli-anni-di-piombo-il-romanzo-il-terrorismo/#comment-83462</link>

		<dc:creator><![CDATA[bombasicilia± &#187; Anni di piombo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Dec 2007 09:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] Su Nazione Indiana. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Su Nazione Indiana. [&#8230;]</p>
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