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	Commenti a: Sulla propria pelle: Eraldo Affinati e il canone dei testimoni	</title>
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		<title>
		Di: franz krauspenhaar		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Dec 2007 06:04:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Linnio, NI è piena di pezzi già usciti su quotidiani e riviste. Anche questo, di Baldi. Che è uscito esattamente un anno fa, su Atelier. NI è anche riproposta di pezzi. La carta, soprattutto quella dei quotidiani, è molto deperibile.
Ovviamente cerchiamo di scrivere e postare spesso pezzi nuovi, ma le riproposte sono importanti, a mio avviso.
Comunque apprezzo i tuoi scrupoli, che continuo però a trovare inutili. Sarebbe stato bello avere la tua intervista in HP. Per creare una &quot;cordata&quot;, anche molto corta, su un autore di grande livello come Affinati. Se c&#039;è una cosa che a volte manca, qui, è il coordinamento.
Un saluto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Linnio, NI è piena di pezzi già usciti su quotidiani e riviste. Anche questo, di Baldi. Che è uscito esattamente un anno fa, su Atelier. NI è anche riproposta di pezzi. La carta, soprattutto quella dei quotidiani, è molto deperibile.<br />
Ovviamente cerchiamo di scrivere e postare spesso pezzi nuovi, ma le riproposte sono importanti, a mio avviso.<br />
Comunque apprezzo i tuoi scrupoli, che continuo però a trovare inutili. Sarebbe stato bello avere la tua intervista in HP. Per creare una &#8220;cordata&#8221;, anche molto corta, su un autore di grande livello come Affinati. Se c&#8217;è una cosa che a volte manca, qui, è il coordinamento.<br />
Un saluto.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: linnio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[linnio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Dec 2007 04:21:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mi scusa per l&#039;orribile &#039;forma&#039; in cui è apparsa l&#039;intervista. 
per franz:
di interviste per Stilos ne ho fatte davvero tante e non mi sembra giusto, però, riempire l&#039;home page di NI con scritti già apparsi sulla stampa ( anche se qualche volta l&#039;ho fatto). Quella che ho postato nei commenti la consideravo una specie di corollario allo scritto di Martino.
per martino: 
sì, quel linnio ( siamo in pochi a chiamarci così...) ero io. Mi ricordo anche della tua cortese risposta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mi scusa per l&#8217;orribile &#8216;forma&#8217; in cui è apparsa l&#8217;intervista.<br />
per franz:<br />
di interviste per Stilos ne ho fatte davvero tante e non mi sembra giusto, però, riempire l&#8217;home page di NI con scritti già apparsi sulla stampa ( anche se qualche volta l&#8217;ho fatto). Quella che ho postato nei commenti la consideravo una specie di corollario allo scritto di Martino.<br />
per martino:<br />
sì, quel linnio ( siamo in pochi a chiamarci così&#8230;) ero io. Mi ricordo anche della tua cortese risposta.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Francesco Marotta		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/12/25/sulla-propria-pelle-eraldo-affinati-e-il-canone-dei-testimoni/#comment-84728</link>

		<dc:creator><![CDATA[Francesco Marotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Dec 2007 23:37:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao, Martino, è un piacere ritrovarti qui. Molto bello il tuo scritto, di gran livello, che condivido, nell&#039;impianto e nella lettura che dai del libro in questione.
A presto.

p.s.

Al numero uno non ero io. Nessun appunto, di nessun genere, al nostro amico &quot;fm&quot;, ma d&#039;ora in avanti qui su NI non siglerò mai più eventuali commenti: saranno miei solo quelli firmati con nome e cognome.

Un saluto a tutti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao, Martino, è un piacere ritrovarti qui. Molto bello il tuo scritto, di gran livello, che condivido, nell&#8217;impianto e nella lettura che dai del libro in questione.<br />
A presto.</p>
<p>p.s.</p>
<p>Al numero uno non ero io. Nessun appunto, di nessun genere, al nostro amico &#8220;fm&#8221;, ma d&#8217;ora in avanti qui su NI non siglerò mai più eventuali commenti: saranno miei solo quelli firmati con nome e cognome.</p>
<p>Un saluto a tutti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Martino		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Dec 2007 22:43:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì, mi scuso per il refuso, che è mio e non di Franz. Strano che non se ne sia accorto nessuno finora, visto che il pezzo era già passato da un&#039;uscita cartacea! Anch&#039;io, visto che ci siamo, rilevo un refuso nel commento di Linnio: il titolo giusto è &quot;Campo del sangue&quot; e non Campo di sangue. Bella l&#039;intervista che avrebbe meritato sì la prima pagina e che, riferendosi a &quot;Compagni segreti&quot;, non può essere così antica... anche se il tempo passa velocemente!

OFF TOPIC: Colgo l&#039;occasione inoltre per ringraziare Linnio che, se non sbaglio, è la stessa persona che diversi anni fa si imbatté in un mio appellò per un libro introvabile e molto gentilmente me lo spedì, senza che ci conoscessimo per niente.

Martino]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, mi scuso per il refuso, che è mio e non di Franz. Strano che non se ne sia accorto nessuno finora, visto che il pezzo era già passato da un&#8217;uscita cartacea! Anch&#8217;io, visto che ci siamo, rilevo un refuso nel commento di Linnio: il titolo giusto è &#8220;Campo del sangue&#8221; e non Campo di sangue. Bella l&#8217;intervista che avrebbe meritato sì la prima pagina e che, riferendosi a &#8220;Compagni segreti&#8221;, non può essere così antica&#8230; anche se il tempo passa velocemente!</p>
<p>OFF TOPIC: Colgo l&#8217;occasione inoltre per ringraziare Linnio che, se non sbaglio, è la stessa persona che diversi anni fa si imbatté in un mio appellò per un libro introvabile e molto gentilmente me lo spedì, senza che ci conoscessimo per niente.</p>
<p>Martino</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/12/25/sulla-propria-pelle-eraldo-affinati-e-il-canone-dei-testimoni/#comment-84724</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Dec 2007 21:34:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[franz ha ragionissima, come (quasi) sempre.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>franz ha ragionissima, come (quasi) sempre.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: franz krauspenhaar		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Dec 2007 21:19:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Trattasi di errore di battitura.

Comunque: bella intervista, solo che avrebbe meritato la homepage, secondo me. Non capisco questa smania di metterla nella colonna dei commenti, che si chiama così proprio per questo.
Di redattori che ti pubblicano, qui, ne hai a mazzi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trattasi di errore di battitura.</p>
<p>Comunque: bella intervista, solo che avrebbe meritato la homepage, secondo me. Non capisco questa smania di metterla nella colonna dei commenti, che si chiama così proprio per questo.<br />
Di redattori che ti pubblicano, qui, ne hai a mazzi.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: linnio		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/12/25/sulla-propria-pelle-eraldo-affinati-e-il-canone-dei-testimoni/#comment-84715</link>

		<dc:creator><![CDATA[linnio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Dec 2007 16:46:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bel pezzo molto denso ( forse troppo).  improruptus poi non mi pare corretto : forse era improptus?
Avevo intervistato Affinati ( di cui amo soprattutto Campo di sangue) per Stilos millanta anni fa: 

1) Ci può parlare della copertina, in cui una foto di cui lei è autore viene ritoccata dalle ’distorsioni cromatiche&#039; di G. Toccafondo, segno ormai 
inconfondibile dei libri targati Fandango?

&quot;La copertina di &#039;Compagni segreti&#039; riproduce una fotografia del cosiddetto &#039;panificio&#039; di Stalingrado: la rovina di un palazzo che i russi,
all&#039;indomani della celebre battaglia contro i tedeschi, lasciarono così
com&#039;era, quale monito per le generazioni venture. Scattai io stesso la foto l&#039;estate di quattro anni fa quando andai in quella città oggi chiamata
Volgograd. Ho proposto l&#039;immagine, insieme ad altre, a Gianluigi Toccafondo:il lavoro grafico che lui ha fatto, nel suo caratteristico filtro
stilistico, mi sembra corrispondere pienamente allo spirito del libro.&quot;

2)L’originale alternanza di reportage e recensioni librarie, spesso
veri e propri microsaggi, caratterizza la struttura di questo testo così
difficilmente catalogabile: a che cosa è dovuta questa scelta così
particolare ? Per farlo rientrare così in quella
che lei definisce come l’ anomala peculiarità della grande letteratura
contemporanea, ovverosia &quot;l&#039;insufficienza della catalogazione per generi&quot; ?

&quot;Il libro, introdotto da due pagine intitolate &quot;Le ragioni del ritorno&quot;, è
composto da dodici parti, ognuna delle quali viene preceduta da un reportage in linea con il tema della sezione. Ad esempio, il capitolo &#039;Sbarre&#039; presenta in apertura il diario del mio viaggio in un penitenziario di massima sicurezza in Russia. Quello chiamato &#039;Il vecchio e il male&#039; inizia con un pellegrinaggio a Ketchum, sulla tomba di Ernest Hemigway. E così via.
Ai reportage seguono riflessioni sugli scrittori contemporanei che a me
sembrano testimoniare, in un modo o nell&#039;altro, oggi, qui ed ora, il nodo
spirituale della sezione, da Don De Lillo a Steven Heighton, da Winfred
Georg Sebald a Cormac McCarthy, da Michael Herr a Jonathan Raban, per citarne solo alcuni. Il volume è poi incastonato da due scritti di viaggio: uno a Hiroshima (&quot;La cicatrice del Novecento&quot;), l&#039;altro a Nagasaki (&quot;Nella terra consacrata&quot;). Perché ho scelto questa struttura? Per me la scrittura certifica l&#039;esperienza, come se fosse l&#039;ultimo anello di una lunga collana conoscitiva. Ho sempre sentito un rapporto molto stretto tra leggere, viaggiare e scrivere e ho inteso rappresentarlo.&quot;

3) Il titolo è dichiaratamente, e non casualmente, conradiano…

&quot;&#039;The secret sharer&#039;, che per noi è &#039;Il compagno segreto&#039;, ma Piero Jahier
tradusse come &quot;Il coinquilino segreto&quot;, è uno dei capolavori di Joseph
Conrad: compreso in &#039;Racconti di mare e di costa&#039;, narra la storia di uno
sdoppiamento. Non si sa bene se il fuggiasco ospite del capitano sia una
realtà o un&#039;allucinazione. Lo stesso potrei chiedermi io a proposito degli
scrittori inclusi nel mio libro: questi compagni segreti, coi quali di certo
ho avuto un rapporto privilegiato, sono fuori o dentro di me? Sarebbe
difficile rispondere.&quot;


4)In uno scenario che pare avvolto dalla incommensurabile potenza del
Tragico, esistono barlumi di speranza: la letizia dei ragazzi incontrati ad
Hiroshima nell’ipocentro dell’esplosione atomica, la gentilezza
dell¹impiegato alla stazione ferroviaria nella stessa città, i bambini che
giocano assorti sulla spiaggia dello sbarco in Normandia,…

&quot;A questi esempi di speranza potrei aggiungerei anche i miei allievi
magrebini o slavi o afghani, ai quali insegno italiano ogni giorno alla
Città dei Ragazzi di Roma, presenti anch&#039;essi in &#039;Compagni segreti&#039;, come
interlocutori impliciti. Sono da sempre interessato al male umano, nella
storia trascorsa e nella contemporaneità, non per gusto macabro, ma per
comprendere le ragioni del presente. Parto dalla Seconda guerra mondiale, che forse continuerò a sentire una ferita aperta almeno finché vivranno i protagonisti diretti, come Mario Rigoni Stern, ma sono concentrato sul nostro mondo: e credo che la letteratura contemporanea rappresenti uno dei
migliori strumenti attualmente disponibili per interpretarlo.&quot;

5) Il grande tema della responsabilità , così come perfettamente
compendiato dall’ ammonimento del teologo Dietrich Bonhoeffer, che è poi figura centrale nel corpus della sua intera produzione letteraria (“per chi è responsabile la domanda ultima non è come me la cavo eroicamente in quest&#039;affare, ma quale potrà essere la vita della generazione che viene”) sembra costituire il senso ultimo di questo percorso gnoseologico a due voci, quella della letteratura e quello del pellegrinaggio.

&quot;Responsabilità della parola: scritta e orale, da non intendersi quale
precettistica, regolamento o statuto giuridico, ma nel senso indicato da
Dostoevskij, che con questo concetto voleva definire il peso dello sguardo
altrui che ogni uomo inevitabilmente è chiamato a sostenere. A farlo ci
possono aiutare i maestri, antichi e moderni: ecco perché in &#039;Compagni
segreti&#039; ci sono gli omaggi sulla tomba di Lev Tolstoj, a Jasnaja Poljana, o
sulla spiaggia di Dollarton, nella baia di Vancouver, dove Malcolm Lowry
conobbe una delle sue stagioni più belle.&quot;

6) Mi permetta, in finale di intervista, di rivolgerle la stessa domanda
che lei pone, in una pseudointervista, a Saul Bellow: “Secondo lei, la
letteratura si avvia a diventare un&#039;attività minoritaria”?

&quot;Credo che, salvo eccezioni, la vera letteratura lo sia sempre stata, anche se talvolta, e specialmente oggi, la rivoluzione mediatico-informatica vorrebbe indurci a pensare il contrario.&quot;


                                       Eraldo Affinati]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bel pezzo molto denso ( forse troppo).  improruptus poi non mi pare corretto : forse era improptus?<br />
Avevo intervistato Affinati ( di cui amo soprattutto Campo di sangue) per Stilos millanta anni fa: </p>
<p>1) Ci può parlare della copertina, in cui una foto di cui lei è autore viene ritoccata dalle ’distorsioni cromatiche&#8217; di G. Toccafondo, segno ormai<br />
inconfondibile dei libri targati Fandango?</p>
<p>&#8220;La copertina di &#8216;Compagni segreti&#8217; riproduce una fotografia del cosiddetto &#8216;panificio&#8217; di Stalingrado: la rovina di un palazzo che i russi,<br />
all&#8217;indomani della celebre battaglia contro i tedeschi, lasciarono così<br />
com&#8217;era, quale monito per le generazioni venture. Scattai io stesso la foto l&#8217;estate di quattro anni fa quando andai in quella città oggi chiamata<br />
Volgograd. Ho proposto l&#8217;immagine, insieme ad altre, a Gianluigi Toccafondo:il lavoro grafico che lui ha fatto, nel suo caratteristico filtro<br />
stilistico, mi sembra corrispondere pienamente allo spirito del libro.&#8221;</p>
<p>2)L’originale alternanza di reportage e recensioni librarie, spesso<br />
veri e propri microsaggi, caratterizza la struttura di questo testo così<br />
difficilmente catalogabile: a che cosa è dovuta questa scelta così<br />
particolare ? Per farlo rientrare così in quella<br />
che lei definisce come l’ anomala peculiarità della grande letteratura<br />
contemporanea, ovverosia &#8220;l&#8217;insufficienza della catalogazione per generi&#8221; ?</p>
<p>&#8220;Il libro, introdotto da due pagine intitolate &#8220;Le ragioni del ritorno&#8221;, è<br />
composto da dodici parti, ognuna delle quali viene preceduta da un reportage in linea con il tema della sezione. Ad esempio, il capitolo &#8216;Sbarre&#8217; presenta in apertura il diario del mio viaggio in un penitenziario di massima sicurezza in Russia. Quello chiamato &#8216;Il vecchio e il male&#8217; inizia con un pellegrinaggio a Ketchum, sulla tomba di Ernest Hemigway. E così via.<br />
Ai reportage seguono riflessioni sugli scrittori contemporanei che a me<br />
sembrano testimoniare, in un modo o nell&#8217;altro, oggi, qui ed ora, il nodo<br />
spirituale della sezione, da Don De Lillo a Steven Heighton, da Winfred<br />
Georg Sebald a Cormac McCarthy, da Michael Herr a Jonathan Raban, per citarne solo alcuni. Il volume è poi incastonato da due scritti di viaggio: uno a Hiroshima (&#8220;La cicatrice del Novecento&#8221;), l&#8217;altro a Nagasaki (&#8220;Nella terra consacrata&#8221;). Perché ho scelto questa struttura? Per me la scrittura certifica l&#8217;esperienza, come se fosse l&#8217;ultimo anello di una lunga collana conoscitiva. Ho sempre sentito un rapporto molto stretto tra leggere, viaggiare e scrivere e ho inteso rappresentarlo.&#8221;</p>
<p>3) Il titolo è dichiaratamente, e non casualmente, conradiano…</p>
<p>&#8220;&#8216;The secret sharer&#8217;, che per noi è &#8216;Il compagno segreto&#8217;, ma Piero Jahier<br />
tradusse come &#8220;Il coinquilino segreto&#8221;, è uno dei capolavori di Joseph<br />
Conrad: compreso in &#8216;Racconti di mare e di costa&#8217;, narra la storia di uno<br />
sdoppiamento. Non si sa bene se il fuggiasco ospite del capitano sia una<br />
realtà o un&#8217;allucinazione. Lo stesso potrei chiedermi io a proposito degli<br />
scrittori inclusi nel mio libro: questi compagni segreti, coi quali di certo<br />
ho avuto un rapporto privilegiato, sono fuori o dentro di me? Sarebbe<br />
difficile rispondere.&#8221;</p>
<p>4)In uno scenario che pare avvolto dalla incommensurabile potenza del<br />
Tragico, esistono barlumi di speranza: la letizia dei ragazzi incontrati ad<br />
Hiroshima nell’ipocentro dell’esplosione atomica, la gentilezza<br />
dell¹impiegato alla stazione ferroviaria nella stessa città, i bambini che<br />
giocano assorti sulla spiaggia dello sbarco in Normandia,…</p>
<p>&#8220;A questi esempi di speranza potrei aggiungerei anche i miei allievi<br />
magrebini o slavi o afghani, ai quali insegno italiano ogni giorno alla<br />
Città dei Ragazzi di Roma, presenti anch&#8217;essi in &#8216;Compagni segreti&#8217;, come<br />
interlocutori impliciti. Sono da sempre interessato al male umano, nella<br />
storia trascorsa e nella contemporaneità, non per gusto macabro, ma per<br />
comprendere le ragioni del presente. Parto dalla Seconda guerra mondiale, che forse continuerò a sentire una ferita aperta almeno finché vivranno i protagonisti diretti, come Mario Rigoni Stern, ma sono concentrato sul nostro mondo: e credo che la letteratura contemporanea rappresenti uno dei<br />
migliori strumenti attualmente disponibili per interpretarlo.&#8221;</p>
<p>5) Il grande tema della responsabilità , così come perfettamente<br />
compendiato dall’ ammonimento del teologo Dietrich Bonhoeffer, che è poi figura centrale nel corpus della sua intera produzione letteraria (“per chi è responsabile la domanda ultima non è come me la cavo eroicamente in quest&#8217;affare, ma quale potrà essere la vita della generazione che viene”) sembra costituire il senso ultimo di questo percorso gnoseologico a due voci, quella della letteratura e quello del pellegrinaggio.</p>
<p>&#8220;Responsabilità della parola: scritta e orale, da non intendersi quale<br />
precettistica, regolamento o statuto giuridico, ma nel senso indicato da<br />
Dostoevskij, che con questo concetto voleva definire il peso dello sguardo<br />
altrui che ogni uomo inevitabilmente è chiamato a sostenere. A farlo ci<br />
possono aiutare i maestri, antichi e moderni: ecco perché in &#8216;Compagni<br />
segreti&#8217; ci sono gli omaggi sulla tomba di Lev Tolstoj, a Jasnaja Poljana, o<br />
sulla spiaggia di Dollarton, nella baia di Vancouver, dove Malcolm Lowry<br />
conobbe una delle sue stagioni più belle.&#8221;</p>
<p>6) Mi permetta, in finale di intervista, di rivolgerle la stessa domanda<br />
che lei pone, in una pseudointervista, a Saul Bellow: “Secondo lei, la<br />
letteratura si avvia a diventare un&#8217;attività minoritaria”?</p>
<p>&#8220;Credo che, salvo eccezioni, la vera letteratura lo sia sempre stata, anche se talvolta, e specialmente oggi, la rivoluzione mediatico-informatica vorrebbe indurci a pensare il contrario.&#8221;</p>
<p>                                       Eraldo Affinati</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Francesca		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/12/25/sulla-propria-pelle-eraldo-affinati-e-il-canone-dei-testimoni/#comment-84696</link>

		<dc:creator><![CDATA[Francesca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Dec 2007 11:06:14 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2007/12/25/sulla-propria-pelle-eraldo-affinati-e-il-canone-dei-testimoni/#comment-84696</guid>

					<description><![CDATA[Trovo ampiamente condivisibile questo corpo a corpo di Martino Baldi con la bellissima opera &quot;ibrida&quot; di Affinati e spero che susciti qualche commento in più o almeno la lettura del libro...
Mi sento solo di fare un&#039;aggiunta personale (che è comunque implicita sia nel libro che in questo saggio): quello che fa la Storia e anche la coscienza individuale e collettiva non è spesso ciò che si ricorda, ma ciò che scegliamo di dimenticare. Una scelta che a guardarsi un po&#039; intorno, sta diventando sempre meno consapevole. Riguardo alle ideologie preconcette esse cadono tutte nel momento in cui ci si accorge che andare nella storia o nella letteratura o nella propria esperienza alla ricerca di una &quot;voce&quot; è sempre un continuo, progressivo disarmo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo ampiamente condivisibile questo corpo a corpo di Martino Baldi con la bellissima opera &#8220;ibrida&#8221; di Affinati e spero che susciti qualche commento in più o almeno la lettura del libro&#8230;<br />
Mi sento solo di fare un&#8217;aggiunta personale (che è comunque implicita sia nel libro che in questo saggio): quello che fa la Storia e anche la coscienza individuale e collettiva non è spesso ciò che si ricorda, ma ciò che scegliamo di dimenticare. Una scelta che a guardarsi un po&#8217; intorno, sta diventando sempre meno consapevole. Riguardo alle ideologie preconcette esse cadono tutte nel momento in cui ci si accorge che andare nella storia o nella letteratura o nella propria esperienza alla ricerca di una &#8220;voce&#8221; è sempre un continuo, progressivo disarmo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Martino		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2007/12/25/sulla-propria-pelle-eraldo-affinati-e-il-canone-dei-testimoni/#comment-84687</link>

		<dc:creator><![CDATA[Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Dec 2007 03:05:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Francesco (immagino), perché dici che manca Sebald?  Sebald è tra i riferimenti ed è rilevato come colui che detta esplicitamente il &quot;tema&quot;. Non ho forzato la mano dandogli più enfasi perché il libro di Affinati è composto di recensioni disposte orizzontalmente e non propone una gerarchia organizzata di modelli. Tutto l&#039;impianto del pezzo qui sopra è una chiave di lettura. A chi giustamente citi aggiungerei, tra quelli che mancano, anche Cordelli, che non a casa è stato uno dei primi sostenitori di Affinati. Si possono discutere i suoi risultati artistici ma la focalizzazione del tema che tu dici è in lui quasi sempre chiarissima.

Martino]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Francesco (immagino), perché dici che manca Sebald?  Sebald è tra i riferimenti ed è rilevato come colui che detta esplicitamente il &#8220;tema&#8221;. Non ho forzato la mano dandogli più enfasi perché il libro di Affinati è composto di recensioni disposte orizzontalmente e non propone una gerarchia organizzata di modelli. Tutto l&#8217;impianto del pezzo qui sopra è una chiave di lettura. A chi giustamente citi aggiungerei, tra quelli che mancano, anche Cordelli, che non a casa è stato uno dei primi sostenitori di Affinati. Si possono discutere i suoi risultati artistici ma la focalizzazione del tema che tu dici è in lui quasi sempre chiarissima.</p>
<p>Martino</p>
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		Di: fm		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[fm]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Dec 2007 10:30:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Su questo filone che si  fa riconoscibile (in Europa, almeno, non solo in Italy), e su questi temi - cioè le relazioni tra letteratura, romanzo e/o saggio, sperimentalismo e combinazione dei generi e dei codici, ma non con l&#039;aria di un esercizio di laboratorio magari con l&#039;occhio al botteghino; e il viaggio, (la possibilità della) testimonianza: secondo me manca tra i riferimenti dispersi di cui qui si parla l&#039;esperienza di Sebald. E poi dovremmo pensare forse all&#039;operazione (non solo dal punto di vista editoriale e &#039;transmediale&#039;) de &#039;La strada di Levi&#039;: film, libro, e poi un altro libro ancora, &#039;La prova&#039;, di Belpoliti. E&#039; una ricerca plurale, niente di meno su come sia possibile (ancora) trasmettere l&#039;esperienza. Su come ci si interroga sull&#039;uso pubblico del passato, sulle rovine del passato, sulle retoriche della memoria, sui mezzi espressivi a disposizione, ma con lo sguardo gettato sul presente. Un sereno Natale anche a Garufi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su questo filone che si  fa riconoscibile (in Europa, almeno, non solo in Italy), e su questi temi &#8211; cioè le relazioni tra letteratura, romanzo e/o saggio, sperimentalismo e combinazione dei generi e dei codici, ma non con l&#8217;aria di un esercizio di laboratorio magari con l&#8217;occhio al botteghino; e il viaggio, (la possibilità della) testimonianza: secondo me manca tra i riferimenti dispersi di cui qui si parla l&#8217;esperienza di Sebald. E poi dovremmo pensare forse all&#8217;operazione (non solo dal punto di vista editoriale e &#8216;transmediale&#8217;) de &#8216;La strada di Levi&#8217;: film, libro, e poi un altro libro ancora, &#8216;La prova&#8217;, di Belpoliti. E&#8217; una ricerca plurale, niente di meno su come sia possibile (ancora) trasmettere l&#8217;esperienza. Su come ci si interroga sull&#8217;uso pubblico del passato, sulle rovine del passato, sulle retoriche della memoria, sui mezzi espressivi a disposizione, ma con lo sguardo gettato sul presente. Un sereno Natale anche a Garufi.</p>
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