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	Commenti a: Il sogno del nomade. Appunti dalla terra estrema.	</title>
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		<title>
		Di: Gabriele		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Feb 2008 13:20:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Post molto bello, dove tutto ruota in armonia, toccando tanti argomenti diversi. Mi ha ricordato, sia nella forma sia nel contenuto, il libro migliore di Antonio Franchini: Quando vi ucciderete maestro, perchè anche lì si parla di un atto estremo, l&#039;arte del combattimento, che però non va mai a segno, in quanto non arriva mai al suo vero scopo: che è uccidere. Così il confronto con la natura: portato alle estreme conseguenze, quando , come tu dici, &quot;il fuori e il dentro coincidono&quot;, quando non c&#039;è più letteratura, questo confronto è mortale. L&#039;ho avvertito tante volte in montagna: oltre una certa altezza, non siamo più previsti e la natura amica è un vaneggiamento.
Aggiungo ai titoli suggeriti da altri commenti un articolo di James Hamilton -Paterson, che ha vissuto di pesca in un villaggio sperduto delle Filippine, e si confronta con la sofferenza animale. E&#039; questo uno dei misuratori del nostro grado &quot;civiltà&quot;: quanto siamo lontani dall&#039;uccisione di ciò che mangiamo (Do the fish fell pain? in &quot;Granta&quot; 83).
Comunque grazie, Francesca. Mi è venuta voglia di incamminarmi col mio cane per San Giacomo di Compostela o di vagare per le Alpi. Di sentire il freddo che il partigiano Johnny di Fenoglio sente nel suo corpo, senza più differenza tra dentro e fuori, e che gli rivela l&#039;essenza stessa della libertà. Grazie per aver parlato di un bel film con profondità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Post molto bello, dove tutto ruota in armonia, toccando tanti argomenti diversi. Mi ha ricordato, sia nella forma sia nel contenuto, il libro migliore di Antonio Franchini: Quando vi ucciderete maestro, perchè anche lì si parla di un atto estremo, l&#8217;arte del combattimento, che però non va mai a segno, in quanto non arriva mai al suo vero scopo: che è uccidere. Così il confronto con la natura: portato alle estreme conseguenze, quando , come tu dici, &#8220;il fuori e il dentro coincidono&#8221;, quando non c&#8217;è più letteratura, questo confronto è mortale. L&#8217;ho avvertito tante volte in montagna: oltre una certa altezza, non siamo più previsti e la natura amica è un vaneggiamento.<br />
Aggiungo ai titoli suggeriti da altri commenti un articolo di James Hamilton -Paterson, che ha vissuto di pesca in un villaggio sperduto delle Filippine, e si confronta con la sofferenza animale. E&#8217; questo uno dei misuratori del nostro grado &#8220;civiltà&#8221;: quanto siamo lontani dall&#8217;uccisione di ciò che mangiamo (Do the fish fell pain? in &#8220;Granta&#8221; 83).<br />
Comunque grazie, Francesca. Mi è venuta voglia di incamminarmi col mio cane per San Giacomo di Compostela o di vagare per le Alpi. Di sentire il freddo che il partigiano Johnny di Fenoglio sente nel suo corpo, senza più differenza tra dentro e fuori, e che gli rivela l&#8217;essenza stessa della libertà. Grazie per aver parlato di un bel film con profondità.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Cappuccetto rosso		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cappuccetto rosso]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Feb 2008 12:58:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[e per la tigre siberiana...
;-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>e per la tigre siberiana&#8230;<br />
;-)</p>
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		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/02/12/il-sogno-del-nomade-appunti-dalla-terra-estrema/#comment-88099</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Feb 2008 14:48:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un testo sublime che mi ha fatto pensare a Jim Harrison.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un testo sublime che mi ha fatto pensare a Jim Harrison.</p>
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		<title>
		Di: orsola puecher		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/02/12/il-sogno-del-nomade-appunti-dalla-terra-estrema/#comment-88086</link>

		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Feb 2008 12:51:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[grazie Francesca del cammino errante

&lt;i&gt;Una volta l’Europa era tutta Lapponia&lt;/i&gt;

per questo si prova una profonda ammirazione e tenerezza per Oetzi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>grazie Francesca del cammino errante</p>
<p><i>Una volta l’Europa era tutta Lapponia</i></p>
<p>per questo si prova una profonda ammirazione e tenerezza per Oetzi</p>
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		<title>
		Di: sergio pasquandrea		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[sergio pasquandrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Feb 2008 12:14:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La cosa che più mi affascina nel nomadismo e nella vita dei cacciatori-raccoglitori è che questo è stato lo stile di vita dell&#039;Homo Sapiens per centinaia di migliaia, se non milioni, di anni. La nostra comoda vita sedentaria e urbana ha 10 o 20mila anni, che è un tempo ridicolmente breve se raffrontato a quello totale dell&#039;evoluzione umana. 
Voglio dire che ciò che a me sembra irrinunciabile (quattro mura di pietra, una quantità di oggetti e suppellettili, il piatto in tavola, il cibo in dispensa, i libri sugli scaffali) per un tempo lunghissimo non è stato nemmeno lontanamente parte dell&#039;orizzonte cognitivo dell&#039;uomo. E&#039; un pensiero che a volte mi sconvolge.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La cosa che più mi affascina nel nomadismo e nella vita dei cacciatori-raccoglitori è che questo è stato lo stile di vita dell&#8217;Homo Sapiens per centinaia di migliaia, se non milioni, di anni. La nostra comoda vita sedentaria e urbana ha 10 o 20mila anni, che è un tempo ridicolmente breve se raffrontato a quello totale dell&#8217;evoluzione umana.<br />
Voglio dire che ciò che a me sembra irrinunciabile (quattro mura di pietra, una quantità di oggetti e suppellettili, il piatto in tavola, il cibo in dispensa, i libri sugli scaffali) per un tempo lunghissimo non è stato nemmeno lontanamente parte dell&#8217;orizzonte cognitivo dell&#8217;uomo. E&#8217; un pensiero che a volte mi sconvolge.</p>
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		<title>
		Di: francesca matteoni		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Feb 2008 11:08:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Sergio, a me pare che tu abbia colto alcuni punti importanti per me, su cui sono da sempre contrastata. L&#039;idea di comunità nomade, direi che è centrale, che segna la differenza tra l&#039;esperienza di MacCandless o un qualsiasi occidentale intraprenda il viaggio solitario nella natura (lontano dalla società), e la reale tradizione nomadica. Pensa che l&#039;ultimo paragrafo, prima di rubare il verso a Leopardi, si chiamava proprio comunità nomade. La solitudine a cui associo il nomade si estende per forza di cose alla sua comunità. Come è vero che essi mappano una rotta sulla terra che costantemente seguono e ripercorrono, così che alla fine &quot;sono&quot; quella data terra. Ho usato La vita de Lappone, proprio perché ha di fondo questo singolare paradosso: il lappone che conosce ed è quel pezzo di natura in cui si muove, ne viene dispossessato dai governi. (Naturalmente tutto questo va volto al passato, ai tempi in cui il libro fu scritto). Sull&#039;indole pacifica - mai creduto che un nomade sia pacifico. Nel caso del lappone, è in genere così, però ad esempio questa pacificità svanisce nella caccia ai cuccioli di lupo che venivano uccisi in modo orribile. Mi fermo, perché ne parlerei per ore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Sergio, a me pare che tu abbia colto alcuni punti importanti per me, su cui sono da sempre contrastata. L&#8217;idea di comunità nomade, direi che è centrale, che segna la differenza tra l&#8217;esperienza di MacCandless o un qualsiasi occidentale intraprenda il viaggio solitario nella natura (lontano dalla società), e la reale tradizione nomadica. Pensa che l&#8217;ultimo paragrafo, prima di rubare il verso a Leopardi, si chiamava proprio comunità nomade. La solitudine a cui associo il nomade si estende per forza di cose alla sua comunità. Come è vero che essi mappano una rotta sulla terra che costantemente seguono e ripercorrono, così che alla fine &#8220;sono&#8221; quella data terra. Ho usato La vita de Lappone, proprio perché ha di fondo questo singolare paradosso: il lappone che conosce ed è quel pezzo di natura in cui si muove, ne viene dispossessato dai governi. (Naturalmente tutto questo va volto al passato, ai tempi in cui il libro fu scritto). Sull&#8217;indole pacifica &#8211; mai creduto che un nomade sia pacifico. Nel caso del lappone, è in genere così, però ad esempio questa pacificità svanisce nella caccia ai cuccioli di lupo che venivano uccisi in modo orribile. Mi fermo, perché ne parlerei per ore.</p>
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		<title>
		Di: sergio pasquandrea		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[sergio pasquandrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Feb 2008 10:37:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ ruggero solmi
&quot;fermo restando che se non condivide niente come fa a “gradirlo”?&quot;

Perché è scritto bene, contiene concetti interessanti (che in parte non condivido, ma questo è un altro discorso) e mi ha fatto riflettere.
Saluti
SP]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ ruggero solmi<br />
&#8220;fermo restando che se non condivide niente come fa a “gradirlo”?&#8221;</p>
<p>Perché è scritto bene, contiene concetti interessanti (che in parte non condivido, ma questo è un altro discorso) e mi ha fatto riflettere.<br />
Saluti<br />
SP</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Feb 2008 10:34:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@lum
meno male.
stavo in ansia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@lum<br />
meno male.<br />
stavo in ansia.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/02/12/il-sogno-del-nomade-appunti-dalla-terra-estrema/#comment-88057</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Feb 2008 09:01:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Finalmente tashtego ha detto qualcosa di condivisibile nell&#039;ultimo suo post, che però implica una completa revisione di quanto aveva detto prima]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente tashtego ha detto qualcosa di condivisibile nell&#8217;ultimo suo post, che però implica una completa revisione di quanto aveva detto prima</p>
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		<title>
		Di: cristina annino		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/02/12/il-sogno-del-nomade-appunti-dalla-terra-estrema/#comment-88051</link>

		<dc:creator><![CDATA[cristina annino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Feb 2008 08:25:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[grazie, Francesca, sai quanto scrivi mi abbia potuto interessare, avvincere e ovviamente insegnare. Bravissima!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>grazie, Francesca, sai quanto scrivi mi abbia potuto interessare, avvincere e ovviamente insegnare. Bravissima!</p>
]]></content:encoded>
		
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