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	Commenti a: Le santissime parole di Ascanio Celestini (prima parte)	</title>
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		<title>
		Di: Mauro Baldrati		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mauro Baldrati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Mar 2008 08:57:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bello l&#039;intervento di Tronti, anche se corre veloce. C&#039;è molta storia in queste frasi, anni di riflessioni, di lotte. Ricordo che Tronti è di  solito identificato come &quot;l&#039;inventore&quot; dell&#039;operaismo, una scuola di pensiero comunista che prese forma coi &quot;Quaderni Rossi&quot;, la rivista fondata nei primi anni Sessanta da Raniero Panzieri (e da Tronti). La grande migrazione dal Sud vero il Nord industriale (un milione  e mezzo di persone a partire dalla fine degli anni 50) e la ristrutturazione capitalistica pose al centro della ricerca la questione operaia, il conflitto aperto e continuo col lavoro capitalistico, in un periodo storico in cui alla Fiat si istituivano reparti lager dove confinare gli operai sindacalizzati, e il governo Tambroni (sostenuto dall&#039;MSI) faceva sparare sugli operai causando dodici morti. Si affermava l&#039;esigenza di portare avanti una &quot;conricerca&quot; (termine inventato in quel periodo, utilizzato anche oggi) sul lavoro, le condizioni di vita degli operai, e soprattutto sul rapporto con l&#039;innovazione tecnologica, che non rappresentava un alleggerimento delle condizioni di lavoro, ma al contrario era la causa della massima alienazione possibile, in quanto l&#039;uso capitalistico delle macchine tagliava fuori, di fatto, il lavoro umano; di qui la riflessione sul &quot;rifiuto&quot; del lavoro, ripresa nell&#039;intervento qui sopra, inteso non come auspicio alla disoccupazione, ovviamente, ma una riappropriazione della tecnologia, un uso socialista della macchina. Oggi possono sembrare parola vuote, invece sarebbero importanti se usate come rilfessione storica per tentare di rispondere alla domanda: &quot;esiste ancora la classe operaia? La classe operaia come soggetto centrale della critica al capitalismo. Non quindi come oggetto sociologico ma come soggetto politico. E le trasformazioni del lavoro, e della figura del lavoratore, dall’industria ai servizi, dal lavoro dipendente al lavoro autonomo, dalla sicurezza alla precarietà, dal rifiuto del lavoro alla mancanza di lavoro, tutto questo che cosa comporta politicamente?&quot; Cioè, è ancora possibile applicare la metrica marxista e operaista ai cambiamento sociali, economici, politici imposti dal nuovo capitalismo globale?]]></description>
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		Di: effeffe		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[effeffe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Mar 2008 17:24:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ma se è ancora quaresima!!
effeffe
ps
o almeno così mi ha detto Andrea Inglese]]></description>
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effeffe<br />
ps<br />
o almeno così mi ha detto Andrea Inglese</p>
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		Di: The O.C.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[The O.C.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Mar 2008 13:37:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Resurrection.]]></description>
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		Di: véronique vergé		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Mar 2008 11:40:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Spero vedere il documentario a Amiens. L&#039;anno scorso ho visto L&#039;uomo flessibile ma ho dimenticato il regista. Il mondo operaio, non lo conosco, ma conosco bene e arrivo immaginare il mondo delle cassiere: il gesto sempre lo stesso, i clienti in fila, i volti che si mescolano, i codici a barra con il click che imprigiona il pensiero, le voce, la merce, la merce. 
Penso alla fatica del corpo e soprattutto dell&#039;anima.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Spero vedere il documentario a Amiens. L&#8217;anno scorso ho visto L&#8217;uomo flessibile ma ho dimenticato il regista. Il mondo operaio, non lo conosco, ma conosco bene e arrivo immaginare il mondo delle cassiere: il gesto sempre lo stesso, i clienti in fila, i volti che si mescolano, i codici a barra con il click che imprigiona il pensiero, le voce, la merce, la merce.<br />
Penso alla fatica del corpo e soprattutto dell&#8217;anima.</p>
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