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	Commenti a: Discoterra/Musico/Bombarderia 2# e fine	</title>
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		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Mar 2008 17:27:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non sono d&#039;accordo!
Silvia Salvagnini è una poetessa giovane. Penso che la sua scrittura est inventiva e moderna. Confusione verbale? Non considero la lingua poetica come un lingaggio ben ordinato, un giardino alla francese (senza fare gioco di parole). Silvia crea un giardino poetico selvatico e luminoso. C&#039;è una dimenzione sognata.
Grammatica sentimentale? La sensibilità colora il mondo.

Giuseppe e G, siete troppo severi.
Giuseppe, te lo meriti la scodella di latte? Hum.... Non so
Baci a mio orsetto testardo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono d&#8217;accordo!<br />
Silvia Salvagnini è una poetessa giovane. Penso che la sua scrittura est inventiva e moderna. Confusione verbale? Non considero la lingua poetica come un lingaggio ben ordinato, un giardino alla francese (senza fare gioco di parole). Silvia crea un giardino poetico selvatico e luminoso. C&#8217;è una dimenzione sognata.<br />
Grammatica sentimentale? La sensibilità colora il mondo.</p>
<p>Giuseppe e G, siete troppo severi.<br />
Giuseppe, te lo meriti la scodella di latte? Hum&#8230;. Non so<br />
Baci a mio orsetto testardo.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Giuseppe Iannozzi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Iannozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Mar 2008 11:55:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ GIULIO

Giacché nessuno guardava più alla poesia con spirito critico, tanto valeva utilizzare questo spazio. :-)

Comunque, mi trovi d&#039;accordo, ma non per l&#039;assenza di punteggiatura. C&#039;è confusione verbale, troppe immagini, che annegano, che affogano in sé stesse. Anche a volerla considerare come esperimento poetico avantpop, sul serio non si capisce che cosa voglia trasmettere l&#039;autrice con questo scritto. Si ha netta l&#039;impressione che l&#039;autrice abbia giocato spendendosi in giochetti verbali e ridondanti figure retoriche: un caos, molto disordinato, come quello di un bambino che ancora non sa il significato e il peso delle parole eppur le usa secondo una sua logica incomprensibile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ GIULIO</p>
<p>Giacché nessuno guardava più alla poesia con spirito critico, tanto valeva utilizzare questo spazio. :-)</p>
<p>Comunque, mi trovi d&#8217;accordo, ma non per l&#8217;assenza di punteggiatura. C&#8217;è confusione verbale, troppe immagini, che annegano, che affogano in sé stesse. Anche a volerla considerare come esperimento poetico avantpop, sul serio non si capisce che cosa voglia trasmettere l&#8217;autrice con questo scritto. Si ha netta l&#8217;impressione che l&#8217;autrice abbia giocato spendendosi in giochetti verbali e ridondanti figure retoriche: un caos, molto disordinato, come quello di un bambino che ancora non sa il significato e il peso delle parole eppur le usa secondo una sua logica incomprensibile.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: g		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/03/05/discoterramusicobombarderia-2-e-fine/#comment-89359</link>

		<dc:creator><![CDATA[g]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Mar 2008 11:26:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mah, ci riprovo con pervicacia.
Iannozzi lamentava un&#039;assenza di giudizio sulla poesia.
Avevo provato a fornirne uno, abbastanza circostanziato, ma forse qui si preferisce la polemica alla critica.
La lettura risulta fastidiosamente appesantita dall’oblio di punteggiatura, dall’espulsione delle maiuscole, da una grammatica troppo sperimentale. Le immagine che vengono create con i curiosi accostamenti di parole affogano in un mare magnum di confusione verbale. Ovvio, a mio avviso.

(non sono un anonimo, mi chiamo Giulio ma g è più rapido, ed il nome non penso conti qualcosa)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mah, ci riprovo con pervicacia.<br />
Iannozzi lamentava un&#8217;assenza di giudizio sulla poesia.<br />
Avevo provato a fornirne uno, abbastanza circostanziato, ma forse qui si preferisce la polemica alla critica.<br />
La lettura risulta fastidiosamente appesantita dall’oblio di punteggiatura, dall’espulsione delle maiuscole, da una grammatica troppo sperimentale. Le immagine che vengono create con i curiosi accostamenti di parole affogano in un mare magnum di confusione verbale. Ovvio, a mio avviso.</p>
<p>(non sono un anonimo, mi chiamo Giulio ma g è più rapido, ed il nome non penso conti qualcosa)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Cappuccetto Rosso		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cappuccetto Rosso]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Mar 2008 18:29:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[:-)
:****)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>:-)<br />
:****)</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/03/05/discoterramusicobombarderia-2-e-fine/#comment-89350</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Mar 2008 18:16:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie Giuseppe,
il fiore rimane nel mio cuore;
Buona festa a tutte le donne e a tutti gli uomini che danno amore,amicizia, tenerezza, rispetto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Giuseppe,<br />
il fiore rimane nel mio cuore;<br />
Buona festa a tutte le donne e a tutti gli uomini che danno amore,amicizia, tenerezza, rispetto.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giuseppe Iannozzi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/03/05/discoterramusicobombarderia-2-e-fine/#comment-89347</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Iannozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Mar 2008 16:35:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&lt;b&gt;@ VERONIQUE
@ CAPPUCCETTO ROSSO&lt;/b&gt;

Che bello!
Avrò lattuccio bello buono bianco e fresco e della buonissima marmellata di lamponi e del succo anche. ^__^ Come sono felice, così la mia vista ne potrà sol trarre beneficio. ^__*

Buona festa, ragazze, Véronique e Cappuccetto Rosso. 
Vi lascio un fiore, quello che voi preferite. E se il fiore che mi chiederete non esiste lo inventerò per la santità dei vostri occhi aperti sull&#039;Infinito. 

Beppe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><b>@ VERONIQUE<br />
@ CAPPUCCETTO ROSSO</b></p>
<p>Che bello!<br />
Avrò lattuccio bello buono bianco e fresco e della buonissima marmellata di lamponi e del succo anche. ^__^ Come sono felice, così la mia vista ne potrà sol trarre beneficio. ^__*</p>
<p>Buona festa, ragazze, Véronique e Cappuccetto Rosso.<br />
Vi lascio un fiore, quello che voi preferite. E se il fiore che mi chiederete non esiste lo inventerò per la santità dei vostri occhi aperti sull&#8217;Infinito. </p>
<p>Beppe</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Cappuccetto Rosso		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/03/05/discoterramusicobombarderia-2-e-fine/#comment-89341</link>

		<dc:creator><![CDATA[Cappuccetto Rosso]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Mar 2008 10:52:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[e tanti tanti lamponi da fare una buonissima marmellata da spalmare...
il succo di lampone poi, fa bene alla vista!;-))
ciao Beppe!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>e tanti tanti lamponi da fare una buonissima marmellata da spalmare&#8230;<br />
il succo di lampone poi, fa bene alla vista!;-))<br />
ciao Beppe!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/03/05/discoterramusicobombarderia-2-e-fine/#comment-89340</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Mar 2008 10:28:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Perché no, Giuseppe? Il latte è la felicità del bebè.
Dunque una bella scodella piena per dare piacere e dare coraggio!

Baci]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perché no, Giuseppe? Il latte è la felicità del bebè.<br />
Dunque una bella scodella piena per dare piacere e dare coraggio!</p>
<p>Baci</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giuseppe Iannozzi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/03/05/discoterramusicobombarderia-2-e-fine/#comment-89330</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Iannozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Mar 2008 18:28:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ CAPPUCCETTO ROSSO

Io sono un orsetto che mangia anche dei buoni lamponi, se poi sono quelli offerti dalle manine di Cappuccetto Rosso posso solo trovarli più appetitosi. :-)

@ VERONIQUE

Veronique, io vorrei anche del buon lattuccio bianco, di quello buono però. Una bella scodella piena. Ho tanta ma tanta sete e l&#039;acqua di fonte non mi disseta bene come invece chiede l&#039;alma mia. :-)

@ TINA PICA

C’era una volta un villaggio. Ci vivevano perlopiù vecchi, pochissime le donne e ancor meno i giovani. C’era però uno scemo, il classico Scemo del Villaggio: questi si vantava d’aver ai piedi gli Stivali delle Sette Leghe, ma tutti guardandoli capivano che in realtà erano solo degli stivali male in arnese, messi così male ch’era un miracolo che stessero ancora in piedi, cioè ai piedi. In ogni modo, lo Scemo del Villaggio era più che mai persuaso che quegli stivali fossero magici e non c’era giorno che non se ne vantasse, anche se, ad onor del vero, nessuno lo ascoltava più: era una storia così trita e ritrita che anche la pazienza dei più vecchi s’era assopita insieme alla voglia di sfottere quel povero scemo. Lo lasciavano cianciare, persino il Parroco non diceva nulla e si limitava a un accenno di sorriso ma così scipito che pareva gl’avessero appena strappata l’appendice dalla pancia a mani nude. 
Lo Scemo del Villaggio era quel che si dice &lt;i&gt;un uomo felice&lt;/i&gt;: era il solo che calzava i famosi stivali. &lt;i&gt;Proprio l’unico.&lt;/i&gt; 
I giorni passavano tutti uguali.
Il Villaggio continuava a sopravvivere, senza che un solo evento di rilievo lo sollevasse almeno un poco dalla sua miseria.
Lo Scemo continuava a vivere felice. E fu felice sul serio per una lunghissima pezza, perlomeno fino a quando si rese conto che nessuno prestava attenzione a quegli stivali cui lui tanto teneva, più della sua stessa anima. Così, un giorno, che non era né di sole né di nuvole, incontrando il Parroco sulla sua strada al suo saluto lui ch’era scemo gli rispose in malo modo. Bestemmiò insomma. Ma il Parroco non batté ciglio e col breviario in mano fece per portarsi avanti col passo. 
Deluso lo Scemo lo rincorse e gli chiese spiegazione: “Ma nemmeno un’avemaria!”
“Figliolo, sei scemo. La Madonna non sa che farsene delle tue preghiere”.
“Ma io ho bestemmiato!”, ribatté lo Scemo più che mai confuso.
“Figliolo, la Madonna non sa che farsene delle tue bestemmie: da un orecchio entrano e dall’altro escono&quot;.
Cocciuto più d’un mulo, lo Scemo insistette che meritava d’esser punito, ma non ci fu verso: per il Parroco era solo scemo, punto e basta.
Ben presto lo Scemo del Villaggio si rese conto che qualunque cosa egli facesse, fosse contraria anche alla Legge, nessuno gli badava. Avrebbe potuto uccidere a mani nude il Sindaco che tanto nessuno avrebbe mosso un solo dito per condannarlo. Quella dello Scemo era davvero una condizione miserrima: non c’era in tutto il Villaggio uno che lo considerasse qualcosa più d’uno scemo come tanti. Gli veniva da piangere, perché non c’era davvero altro che potesse fare. E quando un bel giorno, sotto il sole di mezzogiorno, aprì le cateratte in piazza, finalmente una vecchina gli si fece dappresso e gl’offrì un fazzoletto affinché si asciugasse le copiose lacrime. Lo Scemo raccolse il fazzoletto e ci si soffiò il nasone, dopodiché lo restituì alla vecchia che senza scomporsi lo agguantò felice d’aver indietro il suo. Fu in quel momento che lo Scemo comprese che più di così davvero non poteva ottenere da quel Villaggio di vecchi che tutto avevano visto, insensibili oramai a ogni cosa. 
Prima che fosse l’alba, quando il buio era ancora fitto, lo Scemo del Villaggio si alzò dal suo grosso grosso letto, s’infilò gli Stivali delle Sette Leghe e sacco in spalla, senza salutare nessuno, si lasciò tutto dietro.
Solo quando fu Mezzogiorno qualcuno cominciò a biasciare piano. 
Verso le Tredici finalmente un vecchio lo disse chiaro e tondo: “Lo Scemo ha portato via le chiappe dal Villaggio!”
Tutti i vecchi in piazza presero a ridere spalancando le bocche vuote di denti.
“Ma dove sarà andato?”, si domandò qualcuno.
“E chi può saperlo! Quello aveva gli Stivali delle Sette Leghe. A quest’ora chissà quanto s’è portato lontano”.
E tutti giù a ridere di gusto.
I giorni passarono e il Villaggio rimase seppellito nella sua apatia.
Un giorno un vecchio tirò le cuoia. Lo seppellirono senza proferir parola.
E poi un altro e un altro e un altro ancora… Non passava giorno che un vecchio non ci lasciasse le penne. Il Villaggio stava perdendo tutti i suoi cittadini. 
La moria non s’arrestò. 
Rimasero sol più il Sindaco e il Parroco ancora in piedi.
“Ma perché sono tutti morti?”
“Le vie del Signore sono infinite.”
“Sì, d’accordo. Ma perché?”
Il Parroco rimase in silenzio per un bel pezzo. Alla fine scosse il capo sconsolato: “Non lo so. Però domani toccherà a uno di noi, e caro buon vecchio Sindaco, con tutto il rispetto che Le porto, in questo momento nemmeno Lei può immaginare quanto vorrei avere gli Stivali delle Sette Leghe…”
Il Sindaco tirò fuori di bocca un lungo “oh!”.
Rimasero insieme, l’uno accanto all’altro, in attesa e guardinghi, entrambi pregando di poter essere &lt;i&gt;l’ultimo&lt;/i&gt; ad abbandonare quel piccolo fazzoletto di lacrime. 

:-DDD]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ CAPPUCCETTO ROSSO</p>
<p>Io sono un orsetto che mangia anche dei buoni lamponi, se poi sono quelli offerti dalle manine di Cappuccetto Rosso posso solo trovarli più appetitosi. :-)</p>
<p>@ VERONIQUE</p>
<p>Veronique, io vorrei anche del buon lattuccio bianco, di quello buono però. Una bella scodella piena. Ho tanta ma tanta sete e l&#8217;acqua di fonte non mi disseta bene come invece chiede l&#8217;alma mia. :-)</p>
<p>@ TINA PICA</p>
<p>C’era una volta un villaggio. Ci vivevano perlopiù vecchi, pochissime le donne e ancor meno i giovani. C’era però uno scemo, il classico Scemo del Villaggio: questi si vantava d’aver ai piedi gli Stivali delle Sette Leghe, ma tutti guardandoli capivano che in realtà erano solo degli stivali male in arnese, messi così male ch’era un miracolo che stessero ancora in piedi, cioè ai piedi. In ogni modo, lo Scemo del Villaggio era più che mai persuaso che quegli stivali fossero magici e non c’era giorno che non se ne vantasse, anche se, ad onor del vero, nessuno lo ascoltava più: era una storia così trita e ritrita che anche la pazienza dei più vecchi s’era assopita insieme alla voglia di sfottere quel povero scemo. Lo lasciavano cianciare, persino il Parroco non diceva nulla e si limitava a un accenno di sorriso ma così scipito che pareva gl’avessero appena strappata l’appendice dalla pancia a mani nude.<br />
Lo Scemo del Villaggio era quel che si dice <i>un uomo felice</i>: era il solo che calzava i famosi stivali. <i>Proprio l’unico.</i><br />
I giorni passavano tutti uguali.<br />
Il Villaggio continuava a sopravvivere, senza che un solo evento di rilievo lo sollevasse almeno un poco dalla sua miseria.<br />
Lo Scemo continuava a vivere felice. E fu felice sul serio per una lunghissima pezza, perlomeno fino a quando si rese conto che nessuno prestava attenzione a quegli stivali cui lui tanto teneva, più della sua stessa anima. Così, un giorno, che non era né di sole né di nuvole, incontrando il Parroco sulla sua strada al suo saluto lui ch’era scemo gli rispose in malo modo. Bestemmiò insomma. Ma il Parroco non batté ciglio e col breviario in mano fece per portarsi avanti col passo.<br />
Deluso lo Scemo lo rincorse e gli chiese spiegazione: “Ma nemmeno un’avemaria!”<br />
“Figliolo, sei scemo. La Madonna non sa che farsene delle tue preghiere”.<br />
“Ma io ho bestemmiato!”, ribatté lo Scemo più che mai confuso.<br />
“Figliolo, la Madonna non sa che farsene delle tue bestemmie: da un orecchio entrano e dall’altro escono&#8221;.<br />
Cocciuto più d’un mulo, lo Scemo insistette che meritava d’esser punito, ma non ci fu verso: per il Parroco era solo scemo, punto e basta.<br />
Ben presto lo Scemo del Villaggio si rese conto che qualunque cosa egli facesse, fosse contraria anche alla Legge, nessuno gli badava. Avrebbe potuto uccidere a mani nude il Sindaco che tanto nessuno avrebbe mosso un solo dito per condannarlo. Quella dello Scemo era davvero una condizione miserrima: non c’era in tutto il Villaggio uno che lo considerasse qualcosa più d’uno scemo come tanti. Gli veniva da piangere, perché non c’era davvero altro che potesse fare. E quando un bel giorno, sotto il sole di mezzogiorno, aprì le cateratte in piazza, finalmente una vecchina gli si fece dappresso e gl’offrì un fazzoletto affinché si asciugasse le copiose lacrime. Lo Scemo raccolse il fazzoletto e ci si soffiò il nasone, dopodiché lo restituì alla vecchia che senza scomporsi lo agguantò felice d’aver indietro il suo. Fu in quel momento che lo Scemo comprese che più di così davvero non poteva ottenere da quel Villaggio di vecchi che tutto avevano visto, insensibili oramai a ogni cosa.<br />
Prima che fosse l’alba, quando il buio era ancora fitto, lo Scemo del Villaggio si alzò dal suo grosso grosso letto, s’infilò gli Stivali delle Sette Leghe e sacco in spalla, senza salutare nessuno, si lasciò tutto dietro.<br />
Solo quando fu Mezzogiorno qualcuno cominciò a biasciare piano.<br />
Verso le Tredici finalmente un vecchio lo disse chiaro e tondo: “Lo Scemo ha portato via le chiappe dal Villaggio!”<br />
Tutti i vecchi in piazza presero a ridere spalancando le bocche vuote di denti.<br />
“Ma dove sarà andato?”, si domandò qualcuno.<br />
“E chi può saperlo! Quello aveva gli Stivali delle Sette Leghe. A quest’ora chissà quanto s’è portato lontano”.<br />
E tutti giù a ridere di gusto.<br />
I giorni passarono e il Villaggio rimase seppellito nella sua apatia.<br />
Un giorno un vecchio tirò le cuoia. Lo seppellirono senza proferir parola.<br />
E poi un altro e un altro e un altro ancora… Non passava giorno che un vecchio non ci lasciasse le penne. Il Villaggio stava perdendo tutti i suoi cittadini.<br />
La moria non s’arrestò.<br />
Rimasero sol più il Sindaco e il Parroco ancora in piedi.<br />
“Ma perché sono tutti morti?”<br />
“Le vie del Signore sono infinite.”<br />
“Sì, d’accordo. Ma perché?”<br />
Il Parroco rimase in silenzio per un bel pezzo. Alla fine scosse il capo sconsolato: “Non lo so. Però domani toccherà a uno di noi, e caro buon vecchio Sindaco, con tutto il rispetto che Le porto, in questo momento nemmeno Lei può immaginare quanto vorrei avere gli Stivali delle Sette Leghe…”<br />
Il Sindaco tirò fuori di bocca un lungo “oh!”.<br />
Rimasero insieme, l’uno accanto all’altro, in attesa e guardinghi, entrambi pregando di poter essere <i>l’ultimo</i> ad abbandonare quel piccolo fazzoletto di lacrime. </p>
<p>:-DDD</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Cappuccetto Rosso		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/03/05/discoterramusicobombarderia-2-e-fine/#comment-89326</link>

		<dc:creator><![CDATA[Cappuccetto Rosso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Mar 2008 16:37:31 +0000</pubDate>
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