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	Commenti a: Bici	</title>
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		<title>
		Di: Loredana		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/03/24/bici/#comment-90469</link>

		<dc:creator><![CDATA[Loredana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Mar 2008 12:29:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[bello questo articolo. Mi ha fatto venire in mente la mia prima bicicletta, una &quot;Bianchi 20&quot; (anche se io avevo chiesto quella un po&#039; più grande) quando avevo 9 anni. Era blu ed era tutta mia, trovata sotto l&#039;albero di Natale. Uno dei regali più belli che abbia mai ricevuto. Già da allora significava &quot;libertà&quot;. In casa avevamo una bici ciascuno (io e i miei fratelli) e bici di tutte le misure per tutte le età, da quella piccolissima con le ruote di cuoio, a cui le rotelle venivano aggiunte e tolte continuamente, a quella da corsa dei miei fratelli grandi, e anche una bici da cross.
Oggi sono una ciclista cittadina accanita. Solo la neve mi ferma. Ma qui in Scandinavia siamo viziati, piste ciclabili quasi ovunque e grande rispetto dai motorizzati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bello questo articolo. Mi ha fatto venire in mente la mia prima bicicletta, una &#8220;Bianchi 20&#8221; (anche se io avevo chiesto quella un po&#8217; più grande) quando avevo 9 anni. Era blu ed era tutta mia, trovata sotto l&#8217;albero di Natale. Uno dei regali più belli che abbia mai ricevuto. Già da allora significava &#8220;libertà&#8221;. In casa avevamo una bici ciascuno (io e i miei fratelli) e bici di tutte le misure per tutte le età, da quella piccolissima con le ruote di cuoio, a cui le rotelle venivano aggiunte e tolte continuamente, a quella da corsa dei miei fratelli grandi, e anche una bici da cross.<br />
Oggi sono una ciclista cittadina accanita. Solo la neve mi ferma. Ma qui in Scandinavia siamo viziati, piste ciclabili quasi ovunque e grande rispetto dai motorizzati.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: R.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/03/24/bici/#comment-90328</link>

		<dc:creator><![CDATA[R.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 13:13:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@plessus

meno male che ti sei emendato, stavo per dirti: stupido sarai tu!

Non commento poi l&#039;idea, questa sì stupida, di sostituire le bici con i motorini, ti dico soltanto che visti gli aggeggi che circolano senza regola alcuna, lungo le ciclabili, contromano, sui marciapiedi,  con marmitte rumorosissime, ed emissioni delle più inquinanti, beh non ti basterebbero 100 vasche o dieci kilometri al giorno in pineta, per smaltire le cosiddette tossine. Senza contare che pur facendo danni ne possono subire anche di peggiori visto il mare di automobili in cui si muovono.

Nella città in cui vivo ci sono centinaia di migliaia di motorini, 
che la rendono caotica , puzzolente, rumorosa e più pericolosa e credo, nella maggioranza dei casi, per  pochissimi kilometri che potrebbero essere fatti tranquillamente in bici. Non credo che quei ragazzotti scalmanati che sfrecciano in motorino temano molto il lieve afrore che le pedalate darebbero loro. Naturalmente parlo di distanze piccole o medie.

La bicicletta è uno strumento favoloso e se fosse usata di più le nostre città sarebbero più belle, più pulite e meno rumorose.



R.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@plessus</p>
<p>meno male che ti sei emendato, stavo per dirti: stupido sarai tu!</p>
<p>Non commento poi l&#8217;idea, questa sì stupida, di sostituire le bici con i motorini, ti dico soltanto che visti gli aggeggi che circolano senza regola alcuna, lungo le ciclabili, contromano, sui marciapiedi,  con marmitte rumorosissime, ed emissioni delle più inquinanti, beh non ti basterebbero 100 vasche o dieci kilometri al giorno in pineta, per smaltire le cosiddette tossine. Senza contare che pur facendo danni ne possono subire anche di peggiori visto il mare di automobili in cui si muovono.</p>
<p>Nella città in cui vivo ci sono centinaia di migliaia di motorini,<br />
che la rendono caotica , puzzolente, rumorosa e più pericolosa e credo, nella maggioranza dei casi, per  pochissimi kilometri che potrebbero essere fatti tranquillamente in bici. Non credo che quei ragazzotti scalmanati che sfrecciano in motorino temano molto il lieve afrore che le pedalate darebbero loro. Naturalmente parlo di distanze piccole o medie.</p>
<p>La bicicletta è uno strumento favoloso e se fosse usata di più le nostre città sarebbero più belle, più pulite e meno rumorose.</p>
<p>R.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Luca Carlucci		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/03/24/bici/#comment-90306</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luca Carlucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 09:16:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ah sì, scordavo: il testo originale è del 1973.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ah sì, scordavo: il testo originale è del 1973.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Luca Carlucci		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/03/24/bici/#comment-90304</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luca Carlucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 08:54:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;L&#039;uomo in bicicletta può andare tre o quattro volte più svelto del pedone, consumando però un quinto dell&#039;energia (...). La bicicletta è il perfetto traduttore per accordare  l&#039;energia metabolica dell&#039;uomo all&#039;impedenza della locomozione. Munito di questo strumento, l&#039;uomo supera in efficienza non solo qualunque macchina, ma anche tutti gli altri animali (...).

Le biciclette permettono di spostarsi più velocemente senza assorbire quantità significative di spazio, energia o tempo scarseggianti. Si può impiegare meno tempoi a chilometro e tuttavia percorrere più chilometri ogni anno. Si possono godere i vantaggi delle conquiste tecnologiche senza porre indebite ipoteche sopra gli orari, le energie e lo spazio altrui. Si diventa padroni dei propri movimenti senza impedire quelli dei propri simili. Si tratta di uno strumento che crea soltanto domande che è in grado di soddisfare. Ogni incremento di velocità dei veicoli a motore determina nuove esigenze di spazio e di tempo: l&#039;uso della biciletta ha invece in sé i propri limiti. Essa permette alla gente di creare un nuovo rapporto tra il proprio spazio e il proprio tempo, tra il proprio territorio e le pulsazioni del proprio essere, senza distruggere l&#039;equilibrio ereditario.&quot;

Ivan Illich, Energie et equité (trad. it.: Elogio della Bicicletta, Bollati Boringhieri collana &quot;Incipit&quot;, 2006 - vedasi anche l&#039;annesso e condivisibilissimo saggetto &quot;Per una critica delle automobili&quot; del curatore Franco La Cecla)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;uomo in bicicletta può andare tre o quattro volte più svelto del pedone, consumando però un quinto dell&#8217;energia (&#8230;). La bicicletta è il perfetto traduttore per accordare  l&#8217;energia metabolica dell&#8217;uomo all&#8217;impedenza della locomozione. Munito di questo strumento, l&#8217;uomo supera in efficienza non solo qualunque macchina, ma anche tutti gli altri animali (&#8230;).</p>
<p>Le biciclette permettono di spostarsi più velocemente senza assorbire quantità significative di spazio, energia o tempo scarseggianti. Si può impiegare meno tempoi a chilometro e tuttavia percorrere più chilometri ogni anno. Si possono godere i vantaggi delle conquiste tecnologiche senza porre indebite ipoteche sopra gli orari, le energie e lo spazio altrui. Si diventa padroni dei propri movimenti senza impedire quelli dei propri simili. Si tratta di uno strumento che crea soltanto domande che è in grado di soddisfare. Ogni incremento di velocità dei veicoli a motore determina nuove esigenze di spazio e di tempo: l&#8217;uso della biciletta ha invece in sé i propri limiti. Essa permette alla gente di creare un nuovo rapporto tra il proprio spazio e il proprio tempo, tra il proprio territorio e le pulsazioni del proprio essere, senza distruggere l&#8217;equilibrio ereditario.&#8221;</p>
<p>Ivan Illich, Energie et equité (trad. it.: Elogio della Bicicletta, Bollati Boringhieri collana &#8220;Incipit&#8221;, 2006 &#8211; vedasi anche l&#8217;annesso e condivisibilissimo saggetto &#8220;Per una critica delle automobili&#8221; del curatore Franco La Cecla)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Matteo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/03/24/bici/#comment-90269</link>

		<dc:creator><![CDATA[Matteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 16:08:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Segnalo qui questo mio libretto in tema, &quot;Versi ciclabili&quot;:
http://www.orientexpress.na.it/libro.asp?LibroID=11&#038;AutoreID=81]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalo qui questo mio libretto in tema, &#8220;Versi ciclabili&#8221;:<br />
<a href="http://www.orientexpress.na.it/libro.asp?LibroID=11&#038;AutoreID=81" rel="nofollow ugc">http://www.orientexpress.na.it/libro.asp?LibroID=11&#038;AutoreID=81</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/03/24/bici/#comment-90259</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 13:41:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho molto gustato il brano. In bici vedo meglio la mia infanzia, il sentimento di rubare il tempo e lo spazio. Ma lo dico, la sella à troppo dura. Non voglio pensare alla salita che non puo fare, anche a piede con il soffio malato. Voglio pensare al vento nella natura, perché in bici in città è troppo pericoloso. Mi rammento che fare il giro del giardino con la bici per piccola me dava l&#039;impressione di viaggiare in un paese straniero e nello stesso tempo vedevo le lucertole filare. Che piacere di sentire il corpo nell&#039;infanzia, perché nell &#039;età adulta, il corpo pesa come un dolore.
Mi è venuta la canzone &quot; à bicyclette.&quot; leggendo il pezzo. 
Ouf: un vrai bol frais dans cette journée pénible.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho molto gustato il brano. In bici vedo meglio la mia infanzia, il sentimento di rubare il tempo e lo spazio. Ma lo dico, la sella à troppo dura. Non voglio pensare alla salita che non puo fare, anche a piede con il soffio malato. Voglio pensare al vento nella natura, perché in bici in città è troppo pericoloso. Mi rammento che fare il giro del giardino con la bici per piccola me dava l&#8217;impressione di viaggiare in un paese straniero e nello stesso tempo vedevo le lucertole filare. Che piacere di sentire il corpo nell&#8217;infanzia, perché nell &#8216;età adulta, il corpo pesa come un dolore.<br />
Mi è venuta la canzone &#8221; à bicyclette.&#8221; leggendo il pezzo.<br />
Ouf: un vrai bol frais dans cette journée pénible.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Plessus		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/03/24/bici/#comment-90249</link>

		<dc:creator><![CDATA[Plessus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 11:57:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Chiedo scusa per aver appellato come stupidi i ciclisti cittadini.
Ma rimango dell’opinione che i rischi per la salute per chi usa la bici in mezzo al traffico cittadino sono maggiori per chi, invece, della bici non ne fa quell’uso. Ovviamente condivido l’idea di rigenerare spazi per l’uomo all’interno delle città – più giardini, più piste ciclabili, palazzi meno alti, più zone pedonali e culturali.
L’ultima domanda del post merita però un tentativo di risposta.
Confermo, abbandoniamo le bici per traumi. Per problemi di spazio. Perché in bici, sull’asfalto, siamo come hobbit, piccoli ed esposti, ed abbiamo paura dei gigabus e dei troll schizzati al volante. Perché siamo troppo lontani da tutto, e la bici avvicina troppo lentamente, meglio lo scooter. Per la patina di lieve fatica che si espande sull’epidermide dopo qualche minuto di pedalate, e che, trattenuta troppo a lungo sotto i vestiti, può dar luogo a qualche forma di imbarazzo di fronte a terzi. Perché non siamo noi a doverci far spazio tra le auto, ma sono le amministrazioni comunali che ce lo dovrebbero concedere.
Come è stato concesso, con successo, in alcuni paesi e medi insediamenti urbani, ove spostamenti e distanze sono brevi e leggere. 
Mi capitò non molto tempo fa, da pedone che passeggia ignaro e ignorante su una ciclabile, di essere investito da una bicicletta arrabbiata e donna. Che figuraccia. Però ero a Ferrara, ove probabilmente un solo mezzo motorizzato ben sovrintende ai bisogni di spostamento di un nucleo familiare, e, al contrario che per Roma, spesso risulta superfluo ed ingombrante per quelli individuali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chiedo scusa per aver appellato come stupidi i ciclisti cittadini.<br />
Ma rimango dell’opinione che i rischi per la salute per chi usa la bici in mezzo al traffico cittadino sono maggiori per chi, invece, della bici non ne fa quell’uso. Ovviamente condivido l’idea di rigenerare spazi per l’uomo all’interno delle città – più giardini, più piste ciclabili, palazzi meno alti, più zone pedonali e culturali.<br />
L’ultima domanda del post merita però un tentativo di risposta.<br />
Confermo, abbandoniamo le bici per traumi. Per problemi di spazio. Perché in bici, sull’asfalto, siamo come hobbit, piccoli ed esposti, ed abbiamo paura dei gigabus e dei troll schizzati al volante. Perché siamo troppo lontani da tutto, e la bici avvicina troppo lentamente, meglio lo scooter. Per la patina di lieve fatica che si espande sull’epidermide dopo qualche minuto di pedalate, e che, trattenuta troppo a lungo sotto i vestiti, può dar luogo a qualche forma di imbarazzo di fronte a terzi. Perché non siamo noi a doverci far spazio tra le auto, ma sono le amministrazioni comunali che ce lo dovrebbero concedere.<br />
Come è stato concesso, con successo, in alcuni paesi e medi insediamenti urbani, ove spostamenti e distanze sono brevi e leggere.<br />
Mi capitò non molto tempo fa, da pedone che passeggia ignaro e ignorante su una ciclabile, di essere investito da una bicicletta arrabbiata e donna. Che figuraccia. Però ero a Ferrara, ove probabilmente un solo mezzo motorizzato ben sovrintende ai bisogni di spostamento di un nucleo familiare, e, al contrario che per Roma, spesso risulta superfluo ed ingombrante per quelli individuali.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: jan reister		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/03/24/bici/#comment-90232</link>

		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 08:08:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io mi sposto quotidianamente in bicicletta in città, carico di prole, borsa dell&#039;ufficio e spesso della spesa fatta al mercato. E&#039; un modo semplice ed economico per muoversi. E divertente.

Le bici abbandonate mi hanno sempre messo tristezza, un segno della rinuncia a riparare, ad opporsi al degrado del tempo e degli uomini.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io mi sposto quotidianamente in bicicletta in città, carico di prole, borsa dell&#8217;ufficio e spesso della spesa fatta al mercato. E&#8217; un modo semplice ed economico per muoversi. E divertente.</p>
<p>Le bici abbandonate mi hanno sempre messo tristezza, un segno della rinuncia a riparare, ad opporsi al degrado del tempo e degli uomini.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Luca Carlucci		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/03/24/bici/#comment-90227</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luca Carlucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 07:21:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Plessus, probabilmente a causa del trauma primario che racconti, manchi totalmente il punto del muoversi in bici in città. Che, eoni prima dell&#039;espulsione delle tossine, riguarda molto più seplicemente il piacere per la libertà di tempo e movimento e un certo talent scouting per le tecnologie superiori.

Ah, poi c&#039;è la brutta notizia: le polveri sottili, se ci sono, te le ciucci comunque. O meglio, se sei fermo imbottigliato nel traffico, te le ciucci di più.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Plessus, probabilmente a causa del trauma primario che racconti, manchi totalmente il punto del muoversi in bici in città. Che, eoni prima dell&#8217;espulsione delle tossine, riguarda molto più seplicemente il piacere per la libertà di tempo e movimento e un certo talent scouting per le tecnologie superiori.</p>
<p>Ah, poi c&#8217;è la brutta notizia: le polveri sottili, se ci sono, te le ciucci comunque. O meglio, se sei fermo imbottigliato nel traffico, te le ciucci di più.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Plessus		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/03/24/bici/#comment-90222</link>

		<dc:creator><![CDATA[Plessus]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Mar 2008 21:14:20 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2008/03/24/bici/#comment-90222</guid>

					<description><![CDATA[Mi ricordo che avevo una aquiletta bianchi, pieghevole, pesante, di ferro. Quando me la regalarono, non ricordo chi, era già vecchia perchè avevano inventato le antesignane della mountain-bike, con le ruote tassellate e i sellini lunghi a punta, perfetti per due ragazzini.
Non fui affatto invidiato, anzi, provai io un po&#039; di invidia per i possessori del nuovo modello. Mi divertii lo stesso come un matto per tre-quattro anni. Fino a quando, un tardo pomeriggio estivo, al rientro in garage quel bastardo di dik e uno sconosciuto mi fecero passare la voglia di andare in bici. Uno perchè, appostato dietro una colonna, balzò fuori digrignante e mi azzannò un polpaccio. L&#039;altro perchè me la rubò.
Da allora, molte voglie sono nate, cresciute, morte e resuscitate. Ma quella di pedalare è rimasta sepolta sotto a quei due episodi. 
Ora, espello tossine nuotando regolarmente o correndo in pineta saltuariamente.
E trovo piuttosto stupidi i ciclisti cittadini alla ricerca di polveri sottili da inalare a pieni polmoni.
Cheppalle di pasquetta tra vento freddo e pioggia.
Cordiali saluti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi ricordo che avevo una aquiletta bianchi, pieghevole, pesante, di ferro. Quando me la regalarono, non ricordo chi, era già vecchia perchè avevano inventato le antesignane della mountain-bike, con le ruote tassellate e i sellini lunghi a punta, perfetti per due ragazzini.<br />
Non fui affatto invidiato, anzi, provai io un po&#8217; di invidia per i possessori del nuovo modello. Mi divertii lo stesso come un matto per tre-quattro anni. Fino a quando, un tardo pomeriggio estivo, al rientro in garage quel bastardo di dik e uno sconosciuto mi fecero passare la voglia di andare in bici. Uno perchè, appostato dietro una colonna, balzò fuori digrignante e mi azzannò un polpaccio. L&#8217;altro perchè me la rubò.<br />
Da allora, molte voglie sono nate, cresciute, morte e resuscitate. Ma quella di pedalare è rimasta sepolta sotto a quei due episodi.<br />
Ora, espello tossine nuotando regolarmente o correndo in pineta saltuariamente.<br />
E trovo piuttosto stupidi i ciclisti cittadini alla ricerca di polveri sottili da inalare a pieni polmoni.<br />
Cheppalle di pasquetta tra vento freddo e pioggia.<br />
Cordiali saluti</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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