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	Commenti a: A me gli occhi	</title>
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		<title>
		Di: maria (v)		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/05/27/a-me-gli-occhi/#comment-93399</link>

		<dc:creator><![CDATA[maria (v)]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 May 2008 20:34:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ véronique

io non volevo assolutamente farti cambiare idea su un libro che, per di più, non ho ancora letto, ma sto cominciando.
volevo solo esprimere una mia opinione, piuttosto confusa, poco lineare,  il  nucleo è che non credo esistano libri cattivi, se non nel senso di mediocri. la crudeltà è negli uomini e non nei libri,  è nei fatti (storici) non nelle parole, negli eventi del passato, del presente e distogliere lo sguardo non aiuta a comprendere e non aiuta ad evitare che si ripetano in altra maniera, sotto altre forme...
questo solo, volevo dire, più o meno balbettando...
comunque l&#039;ho appena aperto e mi bastano  queste righe:
&quot; Io sono colpevole, voi non lo siete, mi sta bene. Ma dovreste comunque essere capaci di dire a voi stessi che ciò che ho fatto io, l&#039;avreste fatto anche voi.[...]. Se siete nati in un paese o in un&#039;epoca in cui non solo nessuno viene ad uccidervi la moglie o i figli, ma nessuno viene nemmeno a chiedervi di uccidere la moglie e i figli degli altri, ringraziate Dio e andate in pace. Ma tenete sempre a mente questa considerazione: forse avete avuto più fortuna di me, ma non siete migliori. Perché se avete l&#039;arroganza di pensarlo, qui comincia il pericolo. Ci si compiace di contrapporre lo Stato totalitario o meno all&#039;uomo comune, cimice o giunco. Ma così si dimentica che lo Stato è fatto di uomini, tutti più o meno comuni...&quot;

@ chiara

 il tuo &quot;ribaltamento&quot; è tutto ciò che mi costringe a ricordare una frase altrimenti inutile, ricordarmi cioé che non è sempre facile distinguere l&#039;autentico, nonostante le buone intenzioni...quindi sono io a ringraziare te anche se, come dicevo, per la seconda volta mi hai fatto, involontariamente, sprofondare nella crisi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ véronique</p>
<p>io non volevo assolutamente farti cambiare idea su un libro che, per di più, non ho ancora letto, ma sto cominciando.<br />
volevo solo esprimere una mia opinione, piuttosto confusa, poco lineare,  il  nucleo è che non credo esistano libri cattivi, se non nel senso di mediocri. la crudeltà è negli uomini e non nei libri,  è nei fatti (storici) non nelle parole, negli eventi del passato, del presente e distogliere lo sguardo non aiuta a comprendere e non aiuta ad evitare che si ripetano in altra maniera, sotto altre forme&#8230;<br />
questo solo, volevo dire, più o meno balbettando&#8230;<br />
comunque l&#8217;ho appena aperto e mi bastano  queste righe:<br />
&#8221; Io sono colpevole, voi non lo siete, mi sta bene. Ma dovreste comunque essere capaci di dire a voi stessi che ciò che ho fatto io, l&#8217;avreste fatto anche voi.[&#8230;]. Se siete nati in un paese o in un&#8217;epoca in cui non solo nessuno viene ad uccidervi la moglie o i figli, ma nessuno viene nemmeno a chiedervi di uccidere la moglie e i figli degli altri, ringraziate Dio e andate in pace. Ma tenete sempre a mente questa considerazione: forse avete avuto più fortuna di me, ma non siete migliori. Perché se avete l&#8217;arroganza di pensarlo, qui comincia il pericolo. Ci si compiace di contrapporre lo Stato totalitario o meno all&#8217;uomo comune, cimice o giunco. Ma così si dimentica che lo Stato è fatto di uomini, tutti più o meno comuni&#8230;&#8221;</p>
<p>@ chiara</p>
<p> il tuo &#8220;ribaltamento&#8221; è tutto ciò che mi costringe a ricordare una frase altrimenti inutile, ricordarmi cioé che non è sempre facile distinguere l&#8217;autentico, nonostante le buone intenzioni&#8230;quindi sono io a ringraziare te anche se, come dicevo, per la seconda volta mi hai fatto, involontariamente, sprofondare nella crisi&#8230;</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: chi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/05/27/a-me-gli-occhi/#comment-93381</link>

		<dc:creator><![CDATA[chi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2008 22:06:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ maria (v)
io conoscevo zizek solo di nome, quindi grazie di questa saporita selezione.

&quot;Una passione onesta per lo scrivere consiste nell’orrore per l’inautentico e anche in una certa sensualità per le parole&quot; è di lalla romano, mio è solo il ribaltamento. grazie per l&#039;attenzione.

;-)
chi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ maria (v)<br />
io conoscevo zizek solo di nome, quindi grazie di questa saporita selezione.</p>
<p>&#8220;Una passione onesta per lo scrivere consiste nell’orrore per l’inautentico e anche in una certa sensualità per le parole&#8221; è di lalla romano, mio è solo il ribaltamento. grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p>;-)<br />
chi</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/05/27/a-me-gli-occhi/#comment-93368</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2008 06:14:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=5990#comment-93368</guid>

					<description><![CDATA[Grazie Maria,

Ho dovuto leggere due volte, perché quando il discorso diventa intellettuale, non è facile di penetrare la complessità delle idee;
mi ha fatto riflettere su, questo post e i commenti: è interessante affrontare altra opinione, uscire da un&#039; opinione che rassicura.

Devo dire che il post e i commenti hanno fatto vacillare il mio pensiero.
Per il libro, resto sulla mia opinione, ma lo vedo ora diversamente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Maria,</p>
<p>Ho dovuto leggere due volte, perché quando il discorso diventa intellettuale, non è facile di penetrare la complessità delle idee;<br />
mi ha fatto riflettere su, questo post e i commenti: è interessante affrontare altra opinione, uscire da un&#8217; opinione che rassicura.</p>
<p>Devo dire che il post e i commenti hanno fatto vacillare il mio pensiero.<br />
Per il libro, resto sulla mia opinione, ma lo vedo ora diversamente.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: maria (v)		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/05/27/a-me-gli-occhi/#comment-93360</link>

		<dc:creator><![CDATA[maria (v)]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 May 2008 20:57:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=5990#comment-93360</guid>

					<description><![CDATA[È strano, ma è la seconda volta che sono costretta ad associare (mentalmente) un pezzo di Chiara Valerio con qualche riflessione che mi deriva da Slavoj Žižek: della prima volta che ti lessi, anche se non commentai, mi rimasero impresse queste tue parole e cito a memoria, scusa l’imprecisione:
“Un’onesta passione per la scrittura comporta orrore per l’inautentico e una certa sensualità per le parole, ma anche sensualità per l’inautentico e un certo orrore per le parole” di qui fui costretta a rimeditare per me, per certi miei punti nevralgici &quot;Benvenuti nel deserto del reale” e andai in crisi su vari fronti...oggi, è “per colpa” di Véronique ;-)))) che con La Passione di Gibson mi ha fatto tornare in mente “America oggi, Abu Ghraib e altre oscenità” dello stesso e, non posso farci niente, mi rendo conto che peggioro a vista d’occhio, il vizio delle citazioni sta diventando maniacale, AIUTO! FERMATEMI! ;-)

“Le credenziali di coloro che hanno criticato La passione di Cristo di Mel Gibson ancora prima della sua uscita sembrano impeccabili: non hanno forse completamente ragione nel temere che il film, girato da un cattolico fanatico e tradizionalista, non scevro di sortite antisemite, possa accendere sentimenti antisemiti? Più in generale, La “Passione di Cristo” non è forse una specie di manifesto dei nostri fondamentalisti anti-secolaristi (occidentali, cristiani)? Non è dunque dovere di ogni buon laico occidentale bocciarlo? Un tale tipo di attacco incondizionato non rappresenta forse un sine qua non se vogliamo fare intendere chiaramente che non siamo cripto- razzisti capaci solo di insorgere contro il fondamentalismo delle altre culture (musulmane)?
Si sa che il Papa ha avuto una reazione ambigua di fronte al film: subito dopo averlo visto, profondamente scosso, pare abbia detto “è proprio così come è stato”; questa affermazione è stata velocemente sostituita da una presa di posizione ufficiale più neutrale, corretta in modo da non offendere nessuno. Questo cambiamento esemplifica alla perfezione tutto ciò che c’è di sbagliato nella tolleranza liberale, nel timore “politicamente corretto” di offendere la specifica sensibilità religiosa  di qualcuno: anche se la Bibbia dice chiaro e tondo che la folla ebrea richiese la morte di Cristo, non si deve comunque rappresentare questa scena in modo diretta ma, al contrario, bisogna sdrammatizzarla e contestualizzarla per far capire che gli ebrei non vanno incolpati collettivamente della crocifissione…Questa posizione è problematica visto che così facendo, l’aggressività della passione religiosa viene semplicemente rimossa: rimane pur sempre lì, covata sotto la cenere e, non trovando una via d’uscita, diventa sempre più forte. […]
In questo contesto, la sola risposta passionale alla passione fondamentalista sembra essere il laicismo aggressivo come quello ostentato recentemente dallo stato francese il cui governo ha proibito di adottare simboli o vestiti religiosi troppo appariscenti nelle scuole (non soltanto il velo delle donne musulmane, ma anche lo zuccotto ebraico e croci cristiane troppo grandi). Non è difficile però presagire quali saranno i risultati a lungo termine di questo provvedimento: esclusi dallo spazio pubblico, i musulmani saranno esortati a costituirsi in comunità fondamentaliste non integrate. Ecco ciò che Lacan voleva evidenziare parlando del legame tra la regola della fraternità post- rivoluzionaria e la logica delle segregazione[…]
La Passione di Gibson paga dunque a caro prezzo dialettico il suo tentativo di fare un film cristiano fondamentalista: esso perde qualsiasi traccia di autentica esperienza cristiana e, a livello di trama cinematografica, si omologa ai suoi avversari ufficiali. In altre parole, nella misura in cui mette in scena il dolore e la morte di Cristo come se si trattasse di uno spettacolo gay-sadomaso non è forse estremamente sacrilego? Non rimane infatti altro che il corpo di un bel giovane lentamente ucciso dopo mille torture (tra l’altro, ironicamente, il film non è coerente con le sue premesse “realiste”: con tutta probabilità, Cristo era nudo sulla croce…) Manca inoltre qualsiasi tipo di domanda sul significato della Crocefissione[…]
Invece di cercare di redimere il nucleo etico puro di una religione contro le sue strumentalizzazioni politiche, dovremmo criticare spietatamente proprio questo nucleo in TUTTE  le religioni. Siccome, al giorno d’oggi, le religioni stesse (dalla spiritualità New Age al volgare spiritualismo del Dalai lama) sono più che pronte a servire la ricerca-di-piacere postmoderna, paradossalmente, solo un materialismo coerente è capace di sostenere una posizione etica militante e veramente ascetica….”

Come al solito Žižek mi mette in crisi, perché io sono atea in questa fase della mia vita, ma ho sempre difeso il punto di vista altrui, ricordo anzi,  un’accesa discussione, tempo fa, su un post di Andrea Inglese al riguardo.
Quello di cui sono convinta è che non esiste un punto di vista superiore che possa considerarsi immune da barbarie, crudeltà etc…
Neanche il laicismo, appunto, neanche il rivoluzionario, il liberatore, l’illuminista o chi per lui…mi sento piuttosto molto vicina al pensiero cinematografico, per rimanere in tema di film, di Milos Forman (si veda The Goya’s ghosts, in italiano L’ultimo inquisitore, dove il più feroce e ligio inquisitore, non differisce in nulla dall più eroico rivoluzionario, tanto da essere impersonato dallo stesso attore, e sullo sfondo sempre la stessa folla, la stessa massa anonima e sofferente…tra l’altro sull’ultimo numero dell’Internazionale viene riportata proprio la sua personale esperienza del 68, con critica aspra, ma che stavolta mi risparmio di copincollare avendo già abusato troppo del post di Chiara. 
Un abbraccio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È strano, ma è la seconda volta che sono costretta ad associare (mentalmente) un pezzo di Chiara Valerio con qualche riflessione che mi deriva da Slavoj Žižek: della prima volta che ti lessi, anche se non commentai, mi rimasero impresse queste tue parole e cito a memoria, scusa l’imprecisione:<br />
“Un’onesta passione per la scrittura comporta orrore per l’inautentico e una certa sensualità per le parole, ma anche sensualità per l’inautentico e un certo orrore per le parole” di qui fui costretta a rimeditare per me, per certi miei punti nevralgici &#8220;Benvenuti nel deserto del reale” e andai in crisi su vari fronti&#8230;oggi, è “per colpa” di Véronique ;-)))) che con La Passione di Gibson mi ha fatto tornare in mente “America oggi, Abu Ghraib e altre oscenità” dello stesso e, non posso farci niente, mi rendo conto che peggioro a vista d’occhio, il vizio delle citazioni sta diventando maniacale, AIUTO! FERMATEMI! ;-)</p>
<p>“Le credenziali di coloro che hanno criticato La passione di Cristo di Mel Gibson ancora prima della sua uscita sembrano impeccabili: non hanno forse completamente ragione nel temere che il film, girato da un cattolico fanatico e tradizionalista, non scevro di sortite antisemite, possa accendere sentimenti antisemiti? Più in generale, La “Passione di Cristo” non è forse una specie di manifesto dei nostri fondamentalisti anti-secolaristi (occidentali, cristiani)? Non è dunque dovere di ogni buon laico occidentale bocciarlo? Un tale tipo di attacco incondizionato non rappresenta forse un sine qua non se vogliamo fare intendere chiaramente che non siamo cripto- razzisti capaci solo di insorgere contro il fondamentalismo delle altre culture (musulmane)?<br />
Si sa che il Papa ha avuto una reazione ambigua di fronte al film: subito dopo averlo visto, profondamente scosso, pare abbia detto “è proprio così come è stato”; questa affermazione è stata velocemente sostituita da una presa di posizione ufficiale più neutrale, corretta in modo da non offendere nessuno. Questo cambiamento esemplifica alla perfezione tutto ciò che c’è di sbagliato nella tolleranza liberale, nel timore “politicamente corretto” di offendere la specifica sensibilità religiosa  di qualcuno: anche se la Bibbia dice chiaro e tondo che la folla ebrea richiese la morte di Cristo, non si deve comunque rappresentare questa scena in modo diretta ma, al contrario, bisogna sdrammatizzarla e contestualizzarla per far capire che gli ebrei non vanno incolpati collettivamente della crocifissione…Questa posizione è problematica visto che così facendo, l’aggressività della passione religiosa viene semplicemente rimossa: rimane pur sempre lì, covata sotto la cenere e, non trovando una via d’uscita, diventa sempre più forte. […]<br />
In questo contesto, la sola risposta passionale alla passione fondamentalista sembra essere il laicismo aggressivo come quello ostentato recentemente dallo stato francese il cui governo ha proibito di adottare simboli o vestiti religiosi troppo appariscenti nelle scuole (non soltanto il velo delle donne musulmane, ma anche lo zuccotto ebraico e croci cristiane troppo grandi). Non è difficile però presagire quali saranno i risultati a lungo termine di questo provvedimento: esclusi dallo spazio pubblico, i musulmani saranno esortati a costituirsi in comunità fondamentaliste non integrate. Ecco ciò che Lacan voleva evidenziare parlando del legame tra la regola della fraternità post- rivoluzionaria e la logica delle segregazione[…]<br />
La Passione di Gibson paga dunque a caro prezzo dialettico il suo tentativo di fare un film cristiano fondamentalista: esso perde qualsiasi traccia di autentica esperienza cristiana e, a livello di trama cinematografica, si omologa ai suoi avversari ufficiali. In altre parole, nella misura in cui mette in scena il dolore e la morte di Cristo come se si trattasse di uno spettacolo gay-sadomaso non è forse estremamente sacrilego? Non rimane infatti altro che il corpo di un bel giovane lentamente ucciso dopo mille torture (tra l’altro, ironicamente, il film non è coerente con le sue premesse “realiste”: con tutta probabilità, Cristo era nudo sulla croce…) Manca inoltre qualsiasi tipo di domanda sul significato della Crocefissione[…]<br />
Invece di cercare di redimere il nucleo etico puro di una religione contro le sue strumentalizzazioni politiche, dovremmo criticare spietatamente proprio questo nucleo in TUTTE  le religioni. Siccome, al giorno d’oggi, le religioni stesse (dalla spiritualità New Age al volgare spiritualismo del Dalai lama) sono più che pronte a servire la ricerca-di-piacere postmoderna, paradossalmente, solo un materialismo coerente è capace di sostenere una posizione etica militante e veramente ascetica….”</p>
<p>Come al solito Žižek mi mette in crisi, perché io sono atea in questa fase della mia vita, ma ho sempre difeso il punto di vista altrui, ricordo anzi,  un’accesa discussione, tempo fa, su un post di Andrea Inglese al riguardo.<br />
Quello di cui sono convinta è che non esiste un punto di vista superiore che possa considerarsi immune da barbarie, crudeltà etc…<br />
Neanche il laicismo, appunto, neanche il rivoluzionario, il liberatore, l’illuminista o chi per lui…mi sento piuttosto molto vicina al pensiero cinematografico, per rimanere in tema di film, di Milos Forman (si veda The Goya’s ghosts, in italiano L’ultimo inquisitore, dove il più feroce e ligio inquisitore, non differisce in nulla dall più eroico rivoluzionario, tanto da essere impersonato dallo stesso attore, e sullo sfondo sempre la stessa folla, la stessa massa anonima e sofferente…tra l’altro sull’ultimo numero dell’Internazionale viene riportata proprio la sua personale esperienza del 68, con critica aspra, ma che stavolta mi risparmio di copincollare avendo già abusato troppo del post di Chiara.<br />
Un abbraccio</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: chi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/05/27/a-me-gli-occhi/#comment-93346</link>

		<dc:creator><![CDATA[chi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 May 2008 14:27:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sì tash sono tratti da Le Benevole.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sì tash sono tratti da Le Benevole.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Tash		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/05/27/a-me-gli-occhi/#comment-93344</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tash]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 May 2008 13:31:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mi domando se i brani in corsivo nel testo della recensione siano citazioni dal libro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mi domando se i brani in corsivo nel testo della recensione siano citazioni dal libro.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/05/27/a-me-gli-occhi/#comment-93340</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 May 2008 10:29:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un&#039; analisi fina, ricca che mi dà un&#039;altra vista. Penso che il male fa parte della letteratura.  Il libro mi ha molto messa a disagio: è certo il segno di un capolavoro se rovescia la mente, fa ressentire l&#039;orrore.
Non so perché, un libro che presenta il punto di vista di un torturatore mi demolisce;
Sull&#039;argomento preferisco Primo Levi nella sua scrittura nitida, precisa:
il libro è visto da una coscienza umana, di vittime. 
Perché denunciare con un punto di vista sadico è una manera di fare del lettore una vittime: sono costretta a essere il spettatore di una mente sadica. Ho abbandonato il libro anche per questa ragione.
Su un altro argomento mi ramento un film (certo allontanato del motivo delle benevole) La passion de Jésus Christ, film americano: ho rifiutato di verderlo: penso che si tratta di perversità della creazione, quando sei spettatore malgrado la tua anima.
Ma forse non possiedo una vera capacità intellettuale di distacco.

Allora Maria, se leggi il libro, dimmi la tua opinione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217; analisi fina, ricca che mi dà un&#8217;altra vista. Penso che il male fa parte della letteratura.  Il libro mi ha molto messa a disagio: è certo il segno di un capolavoro se rovescia la mente, fa ressentire l&#8217;orrore.<br />
Non so perché, un libro che presenta il punto di vista di un torturatore mi demolisce;<br />
Sull&#8217;argomento preferisco Primo Levi nella sua scrittura nitida, precisa:<br />
il libro è visto da una coscienza umana, di vittime.<br />
Perché denunciare con un punto di vista sadico è una manera di fare del lettore una vittime: sono costretta a essere il spettatore di una mente sadica. Ho abbandonato il libro anche per questa ragione.<br />
Su un altro argomento mi ramento un film (certo allontanato del motivo delle benevole) La passion de Jésus Christ, film americano: ho rifiutato di verderlo: penso che si tratta di perversità della creazione, quando sei spettatore malgrado la tua anima.<br />
Ma forse non possiedo una vera capacità intellettuale di distacco.</p>
<p>Allora Maria, se leggi il libro, dimmi la tua opinione.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: chi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/05/27/a-me-gli-occhi/#comment-93337</link>

		<dc:creator><![CDATA[chi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 May 2008 08:25:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=5990#comment-93337</guid>

					<description><![CDATA[maria (v). i tuoi spunti selezionati devono assolutamente essere collage-ati da te in un testo!. quelli da vollmann sono acutissimie non conoscevo l&#039;enciclopedia dei morti. a malaparte avevo pensato ma non sono riuscita a rileggere la pelle nel modo che avrei voluto. non ho scovato lacerti per una costruzione più cinematografica, più montata. forse più camp per modulare certi suadenti estetismi de le benevole. 
grazie di tutto. :-)
chi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>maria (v). i tuoi spunti selezionati devono assolutamente essere collage-ati da te in un testo!. quelli da vollmann sono acutissimie non conoscevo l&#8217;enciclopedia dei morti. a malaparte avevo pensato ma non sono riuscita a rileggere la pelle nel modo che avrei voluto. non ho scovato lacerti per una costruzione più cinematografica, più montata. forse più camp per modulare certi suadenti estetismi de le benevole.<br />
grazie di tutto. :-)<br />
chi</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: maria (v)		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/05/27/a-me-gli-occhi/#comment-93335</link>

		<dc:creator><![CDATA[maria (v)]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 May 2008 07:37:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=5990#comment-93335</guid>

					<description><![CDATA[Chiara, ti ringrazio  perché il libro non l’ho ancora letto, ma l’argomento mi interessa moltissimo, tant’è che anch’io stavo collazionando frammenti  con variazione  sul tema, spero non ti dispiaccia se aggiungo quelle che avevo selezionato  io, altri spunti:

Dal Post Scriptum all’Enciclopedia dei morti  di Danilo Kiš:
“Il libro dei re e degli sciocchi fu concepito inizialmente in forma di saggio, e di questo ha conservato tracce evidenti. La mia intenzione era di presentare in breve la storia vera e fantastica, «fantastica fino all’inverosimile» della nascita dei Protocolli dei savi  di Sion, la loro folle influenza su generazioni di lettori e le tragiche conseguenze che ne derivarono; un tema che, come parabola del male mi interessava da anni – come dimostrano certe pagine del mio romanzo  Peščanik (Clessidra) . Il mio intento era, cioè, di mettere in dubbio, con un esempio storicamente verificato e più o meno noto, l’idea generalmente accettata che i libri sono sempre e unicamente al servizio del bene. I libri sacri, invece, così come le opere canonizzate dei maestri del pensiero, sono come il veleno dei serpenti; sono la fonte sia della morale che dell’empietà, sia della grazia che del crimine.

 «I molti libri non sono pericolosi. Pericoloso è un libro solo».

 […]
 Da Il libro dei re e degli sciocchi:
“[…]Se ogni Stato ha due nemici – risuona la voce cristallina di un ufficiale – e se allo Stato è consentito usare nei confronti del nemico esterno tutta la forza possibile, come, per esempio, gli agguati notturni o gli assalti con truppe assolutamente preponderanti, perché mai, nei confronti del suo peggior nemico, perturbatore dell’ordine sociale esistente e del benessere, simili misure dovrebbero essere ritenute proibite e contro natura?[…]
E qui gli balenò davanti lo sguardo folle di una ragazzina, in qualche parte di Odessa. Con la testa appoggiata sul battente sfondato di un armadio, nel quale aveva cercato di nascondersi, giace come impietrita, benché respiri ancora. Nello specchio, come una citazione,  si scorgono cadaveri mutilati, pezzi sparsi di mobili, di specchi, di samovar, di lampade infrante, biancheria e vestiti, materassi, piumini sfondati; la strada è coperta di neve: la lanugine è caduta ovunque, anche sugli alberi)[…]
(Nelle stanze semibuie giacciono immersi in pozze di sangue, corpi mutilati di uomini e fanciulle violentate con gli occhi sbarrati fissi nel vuoto dietro le pesanti tende strappate. La scena è però reale come reali i cadaveri. In questa scenografia da incubo solo la neve è artificiale[…]
Come colonne di basalto le persone stanno ancora dritte, non avendo il più piccolo spazio per cadere a terra o per piegarsi. Persino nella morte, si possono ancora riconoscere le famiglie, dalle mani che si stringono. Fanno fatica a separarle, quando si deve liberare il locale per un nuovo carico. Si gettano via i corpi bluastri, umidi di sudore e di urina, le gambe imbrattate di escrementi e di sangue mestruale. Una ventina di operai controllano le bocche, che aprono servendosi di sbarre di ferro. Altri si occupano degli ani e degli organi genitali, cercando monete, diamanti, oro. Dei dentisti strappano con le tenaglie i denti d’oro, ponti, corone. Al centro del cerchio c’è in capitano Wirth…”
Al centro del cerchio c’è il capitano Wirth. Nella tasca superiore della giubba, a sinistra, ha una copia della Congiura rilegata in pelle…”


*

“Lo sappiamo tutti, in Europa, che ci son mille modi di fare il pagliaccio: anche l’eroe, il vigliacco, il traditore, il rivoluzionario, il salvator della patria, il martire della libertà, son tutti modi di fare il pagliaccio. Anche quello di mettere un uomo al muro e di sparargli nel ventre, anche quello di perdere o di vincere una guerra, son modi come altri di fare il pagliaccio[…]
La notte, disteso accanto ai soldati canadesi, e ai partigiani della Divisione comunista “Potente” io premevo il viso contro l’impiantito dei mattoni, facendomi forza per non alzarmi, per non scendere in strada, per non andare in giro per le case a sparar nel ventre di tutti coloro che, nascosti nelle cantine, aspettavano tremando il momento di poter, passato il pericolo, correre in piazza con le coccarde tricolori al petto e i fazzoletti rossi al collo a gridar: “Viva la libertà!”. Avevo schifo di quell’odio che mi mangiava il cuore, ma dovevo aggrapparmi con le unghie al pavimento per non andar nelle case ad ammazzare tutti i falsi eroi che un giorno, quando i tedeschi avessero abbandonato la città, sarebbero usciti dai loro nascondigli a gridar: “Viva la libertà!”, guardando con disprezzo, con pietà, con odio, i nostri visi barbuti e le nostre uniformi lacere.[…]
Dalle fogne, dalle cantine, dalle soffitte, dagli armadi, di sotto i letti, dalle crepe nei muri, dove vivevano da un mese clandestinamente, sbucarono come topi gli eroi dell’ultima ora, i tiranni di domani: quegli eroici topi della libertà, che un giorno avrebbero invaso l’Europa, per edificare sulle rovine dell’oppressione straniera il regno dell’oppressione domestica”.[…]
Quei morti li odiavo. Tutti i morti. Erano loro gli stranieri i soli, i veri stranieri nella patria comune di tutti gli uomini vivi, nella patria comune, la vita[…]
Ora capivo la ragione di tutto quell’odio, di quella furia omicida che mi mordeva dentro, che bruciava le viscere di tutti i popoli d’Europa: era il bisogno di odiar qualcosa di vivo, di caldo, di umano, di nostro, qualcosa di simile a noi; qualcosa che fosse della nostra razza, che appartenesse alla nostra stessa patria, la vita: non già quegli stranieri che avevano invaso l’Europa, e immoti, freddi, lividi, le occhiaie vuote, opprimevano da cinque anni la nostra patria, la vita, soffocando  la nostra libertà, dignità, l’amore, la speranza, la giovinezza, sotto il peso immane della loro carne diaccia. Quel che ci scagliava come lupi contro i nostri fratelli, quel che in nome della libertà gettava i francesi contro i francesi, gli italiani contro gli italiani, i polacchi contro i polacchi, i rimeni contro i romeni, era il bisogno di odiar qualcosa di simile a noi, di nostro, qualcosa in cui ci potessimo riconoscere e odiare”
(da La pelle di Curzio Malaparte)

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Nelle oscure sale del museo – quel che resta di Auschwitz – vedo un mucchio di scarpe da bambino o qualcosa di simile a quel che ho già visto altrove sotto un albero di natale, bambole mi pare. L’abiezione giunge al crimine nazista quando la morte, che comunque mi uccide, si mescola a quanto nel mio universo vivente dovrebbe salvarmi dalla morte: per esempio con l’infanzia e con la scienza.[…]
(da Poteri dell’orrore. Saggio sull’abiezione di Julia Kristeva)



Da Gli Ingegneri Indaco ne I racconti dell’arcobaleno di William T. Vollmann


[…]
Alla fine avviarono i motori (ricordo un resoconto che ho letto su uno dei primi test effettuati ad Auschwitz, quando i condannati dovettero aspettare ore nella camera a gas finché gli ingegneri non misero a punto tutte le macchine). […]


             -	In che modo secondo te la crudeltà ha un ruolo nelle tue        performance?- chiesi
             -	Mark Pauline masticò scontrosamente il suo manzo alla mongola. “Crudeltà è una di quelle parole che ormai non ha più senso per quanto ci si riempiano tutti la bocca – disse- Per come la uso io è solo un aspetto dello spettacolo. E’ uno strumento, uno dei tanti modi per dare vita allo spettacolo. [..]
            -	Per me la crudeltà è un punto di vista, un’intensificazione. Insomma come fai a fissare un limite? Quand’è che fai le coccole e quando certe carezze? E’ un po’ come la pedofilia. Cos’è la crudeltà e cosa sarebbe invece una specie di interazione personalizzata tra due meccanismi? Vallo a capire, anzi, vale davvero la pena chiederselo?[..]
         	- e se le macchine fossero davvero coscienti e si riconoscessero? Cosa penserebbero?
	-[…] credo che per una macchina si tratterebbe solo di coprire tutta la gamma delle sue potenzialità nel miglior modo possibile, questo è l’unico pensiero di una macchina. A una macchia non interessa se le sue azioni sono giuste o sbagliate. Non sa che farsene della moralità intesa in senso umano. Vuole solo…la macchina vuole solo esplodere[…]
  

        -Che differenza c’è tra una macchina e un buon tedesco?
         - Una macchina più che altro esegue gli ordini. E a volte disobbedisce[..]
         -Perché disobbedisce?
        -Be’ quando la sfrutti oltre il limite non funziona a dovere. Va in tilt. Quando cerchi di fargli fare qualcosa al di sopra delle sue forze, si rompe.”

[…]
          -	Se fossero intelligenti e in grado di pensare, credi che queste macchine vi considererebbero crudeli per quello che gli avete fatto?
         - se fossero intelligenti lo farebbero da sole- rispose l’Ingegnere Indaco.

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ma, come diceva già il vecchio Céline, riferendosi  alla prima delle due guerre: &quot;Si faceva la fila per andare a crepare [...] E&#039; degli uomini e di loro soltanto che bisogna aver paura, sempre&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chiara, ti ringrazio  perché il libro non l’ho ancora letto, ma l’argomento mi interessa moltissimo, tant’è che anch’io stavo collazionando frammenti  con variazione  sul tema, spero non ti dispiaccia se aggiungo quelle che avevo selezionato  io, altri spunti:</p>
<p>Dal Post Scriptum all’Enciclopedia dei morti  di Danilo Kiš:<br />
“Il libro dei re e degli sciocchi fu concepito inizialmente in forma di saggio, e di questo ha conservato tracce evidenti. La mia intenzione era di presentare in breve la storia vera e fantastica, «fantastica fino all’inverosimile» della nascita dei Protocolli dei savi  di Sion, la loro folle influenza su generazioni di lettori e le tragiche conseguenze che ne derivarono; un tema che, come parabola del male mi interessava da anni – come dimostrano certe pagine del mio romanzo  Peščanik (Clessidra) . Il mio intento era, cioè, di mettere in dubbio, con un esempio storicamente verificato e più o meno noto, l’idea generalmente accettata che i libri sono sempre e unicamente al servizio del bene. I libri sacri, invece, così come le opere canonizzate dei maestri del pensiero, sono come il veleno dei serpenti; sono la fonte sia della morale che dell’empietà, sia della grazia che del crimine.</p>
<p> «I molti libri non sono pericolosi. Pericoloso è un libro solo».</p>
<p> […]<br />
 Da Il libro dei re e degli sciocchi:<br />
“[…]Se ogni Stato ha due nemici – risuona la voce cristallina di un ufficiale – e se allo Stato è consentito usare nei confronti del nemico esterno tutta la forza possibile, come, per esempio, gli agguati notturni o gli assalti con truppe assolutamente preponderanti, perché mai, nei confronti del suo peggior nemico, perturbatore dell’ordine sociale esistente e del benessere, simili misure dovrebbero essere ritenute proibite e contro natura?[…]<br />
E qui gli balenò davanti lo sguardo folle di una ragazzina, in qualche parte di Odessa. Con la testa appoggiata sul battente sfondato di un armadio, nel quale aveva cercato di nascondersi, giace come impietrita, benché respiri ancora. Nello specchio, come una citazione,  si scorgono cadaveri mutilati, pezzi sparsi di mobili, di specchi, di samovar, di lampade infrante, biancheria e vestiti, materassi, piumini sfondati; la strada è coperta di neve: la lanugine è caduta ovunque, anche sugli alberi)[…]<br />
(Nelle stanze semibuie giacciono immersi in pozze di sangue, corpi mutilati di uomini e fanciulle violentate con gli occhi sbarrati fissi nel vuoto dietro le pesanti tende strappate. La scena è però reale come reali i cadaveri. In questa scenografia da incubo solo la neve è artificiale[…]<br />
Come colonne di basalto le persone stanno ancora dritte, non avendo il più piccolo spazio per cadere a terra o per piegarsi. Persino nella morte, si possono ancora riconoscere le famiglie, dalle mani che si stringono. Fanno fatica a separarle, quando si deve liberare il locale per un nuovo carico. Si gettano via i corpi bluastri, umidi di sudore e di urina, le gambe imbrattate di escrementi e di sangue mestruale. Una ventina di operai controllano le bocche, che aprono servendosi di sbarre di ferro. Altri si occupano degli ani e degli organi genitali, cercando monete, diamanti, oro. Dei dentisti strappano con le tenaglie i denti d’oro, ponti, corone. Al centro del cerchio c’è in capitano Wirth…”<br />
Al centro del cerchio c’è il capitano Wirth. Nella tasca superiore della giubba, a sinistra, ha una copia della Congiura rilegata in pelle…”</p>
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<p>“Lo sappiamo tutti, in Europa, che ci son mille modi di fare il pagliaccio: anche l’eroe, il vigliacco, il traditore, il rivoluzionario, il salvator della patria, il martire della libertà, son tutti modi di fare il pagliaccio. Anche quello di mettere un uomo al muro e di sparargli nel ventre, anche quello di perdere o di vincere una guerra, son modi come altri di fare il pagliaccio[…]<br />
La notte, disteso accanto ai soldati canadesi, e ai partigiani della Divisione comunista “Potente” io premevo il viso contro l’impiantito dei mattoni, facendomi forza per non alzarmi, per non scendere in strada, per non andare in giro per le case a sparar nel ventre di tutti coloro che, nascosti nelle cantine, aspettavano tremando il momento di poter, passato il pericolo, correre in piazza con le coccarde tricolori al petto e i fazzoletti rossi al collo a gridar: “Viva la libertà!”. Avevo schifo di quell’odio che mi mangiava il cuore, ma dovevo aggrapparmi con le unghie al pavimento per non andar nelle case ad ammazzare tutti i falsi eroi che un giorno, quando i tedeschi avessero abbandonato la città, sarebbero usciti dai loro nascondigli a gridar: “Viva la libertà!”, guardando con disprezzo, con pietà, con odio, i nostri visi barbuti e le nostre uniformi lacere.[…]<br />
Dalle fogne, dalle cantine, dalle soffitte, dagli armadi, di sotto i letti, dalle crepe nei muri, dove vivevano da un mese clandestinamente, sbucarono come topi gli eroi dell’ultima ora, i tiranni di domani: quegli eroici topi della libertà, che un giorno avrebbero invaso l’Europa, per edificare sulle rovine dell’oppressione straniera il regno dell’oppressione domestica”.[…]<br />
Quei morti li odiavo. Tutti i morti. Erano loro gli stranieri i soli, i veri stranieri nella patria comune di tutti gli uomini vivi, nella patria comune, la vita[…]<br />
Ora capivo la ragione di tutto quell’odio, di quella furia omicida che mi mordeva dentro, che bruciava le viscere di tutti i popoli d’Europa: era il bisogno di odiar qualcosa di vivo, di caldo, di umano, di nostro, qualcosa di simile a noi; qualcosa che fosse della nostra razza, che appartenesse alla nostra stessa patria, la vita: non già quegli stranieri che avevano invaso l’Europa, e immoti, freddi, lividi, le occhiaie vuote, opprimevano da cinque anni la nostra patria, la vita, soffocando  la nostra libertà, dignità, l’amore, la speranza, la giovinezza, sotto il peso immane della loro carne diaccia. Quel che ci scagliava come lupi contro i nostri fratelli, quel che in nome della libertà gettava i francesi contro i francesi, gli italiani contro gli italiani, i polacchi contro i polacchi, i rimeni contro i romeni, era il bisogno di odiar qualcosa di simile a noi, di nostro, qualcosa in cui ci potessimo riconoscere e odiare”<br />
(da La pelle di Curzio Malaparte)</p>
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<p>Nelle oscure sale del museo – quel che resta di Auschwitz – vedo un mucchio di scarpe da bambino o qualcosa di simile a quel che ho già visto altrove sotto un albero di natale, bambole mi pare. L’abiezione giunge al crimine nazista quando la morte, che comunque mi uccide, si mescola a quanto nel mio universo vivente dovrebbe salvarmi dalla morte: per esempio con l’infanzia e con la scienza.[…]<br />
(da Poteri dell’orrore. Saggio sull’abiezione di Julia Kristeva)</p>
<p>Da Gli Ingegneri Indaco ne I racconti dell’arcobaleno di William T. Vollmann</p>
<p>[…]<br />
Alla fine avviarono i motori (ricordo un resoconto che ho letto su uno dei primi test effettuati ad Auschwitz, quando i condannati dovettero aspettare ore nella camera a gas finché gli ingegneri non misero a punto tutte le macchine). […]</p>
<p>             &#8211;	In che modo secondo te la crudeltà ha un ruolo nelle tue        performance?- chiesi<br />
             &#8211;	Mark Pauline masticò scontrosamente il suo manzo alla mongola. “Crudeltà è una di quelle parole che ormai non ha più senso per quanto ci si riempiano tutti la bocca – disse- Per come la uso io è solo un aspetto dello spettacolo. E’ uno strumento, uno dei tanti modi per dare vita allo spettacolo. [..]<br />
            &#8211;	Per me la crudeltà è un punto di vista, un’intensificazione. Insomma come fai a fissare un limite? Quand’è che fai le coccole e quando certe carezze? E’ un po’ come la pedofilia. Cos’è la crudeltà e cosa sarebbe invece una specie di interazione personalizzata tra due meccanismi? Vallo a capire, anzi, vale davvero la pena chiederselo?[..]<br />
         	&#8211; e se le macchine fossero davvero coscienti e si riconoscessero? Cosa penserebbero?<br />
	-[…] credo che per una macchina si tratterebbe solo di coprire tutta la gamma delle sue potenzialità nel miglior modo possibile, questo è l’unico pensiero di una macchina. A una macchia non interessa se le sue azioni sono giuste o sbagliate. Non sa che farsene della moralità intesa in senso umano. Vuole solo…la macchina vuole solo esplodere[…]</p>
<p>        -Che differenza c’è tra una macchina e un buon tedesco?<br />
         &#8211; Una macchina più che altro esegue gli ordini. E a volte disobbedisce[..]<br />
         -Perché disobbedisce?<br />
        -Be’ quando la sfrutti oltre il limite non funziona a dovere. Va in tilt. Quando cerchi di fargli fare qualcosa al di sopra delle sue forze, si rompe.”</p>
<p>[…]<br />
          &#8211;	Se fossero intelligenti e in grado di pensare, credi che queste macchine vi considererebbero crudeli per quello che gli avete fatto?<br />
         &#8211; se fossero intelligenti lo farebbero da sole- rispose l’Ingegnere Indaco.</p>
<p>*</p>
<p>ma, come diceva già il vecchio Céline, riferendosi  alla prima delle due guerre: &#8220;Si faceva la fila per andare a crepare [&#8230;] E&#8217; degli uomini e di loro soltanto che bisogna aver paura, sempre&#8221;</p>
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		<title>
		Di: carmine vitale		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/05/27/a-me-gli-occhi/#comment-93316</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmine vitale]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 May 2008 17:43:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=5990#comment-93316</guid>

					<description><![CDATA[eppure non sapevi quel che io so.La terra insegna più della nudità degli elementi. Non ci si dà impunemente agli occhi di un dio. Così coraggioso, nel vuoto, hai sacrificato ai demoni:c&#039;erano Wotan e Thor, il gracidio delle Erinni nell&#039;aria,il terrore dei cani all&#039;approssimarsi di Ecate col corteo dei morti. (da visioni sulla baia di san francisco, 1969 C.Milosz)

rivedere ore e ore Shoah di Claude Lanzmann 
trascorrere una giornata con ivan denisovic
capire se questo è un uomo
cv]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>eppure non sapevi quel che io so.La terra insegna più della nudità degli elementi. Non ci si dà impunemente agli occhi di un dio. Così coraggioso, nel vuoto, hai sacrificato ai demoni:c&#8217;erano Wotan e Thor, il gracidio delle Erinni nell&#8217;aria,il terrore dei cani all&#8217;approssimarsi di Ecate col corteo dei morti. (da visioni sulla baia di san francisco, 1969 C.Milosz)</p>
<p>rivedere ore e ore Shoah di Claude Lanzmann<br />
trascorrere una giornata con ivan denisovic<br />
capire se questo è un uomo<br />
cv</p>
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