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	Commenti a: God bless you please Mrs Ramsay	</title>
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		<title>
		Di: chi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 12:17:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[non avevo pensato a rispulciare la biografia del buon quentin.
che però, nonostante anche io mi diverta a pensare alla &quot;connivenza&quot; dell&#039;uno e dell&#039;altro Ramsay, non aggiunge molto (sul nostro azzardare ipotesi intendo...).

in effetti quando si leggono i diari della Woolf e poi le opere catalogate come strettamente letterarie, i romanzi, o i saggi, si nota una sinistra e divertita assonanza.

perché era una spugna.
i suoi occhi erano spugnosi, e la sua fronte spugnosa e le sue orecchie spugnose e la sua bocca altrettanto.

quindi perché non anche Frank Ramsay? 
visto che Cambridge era uno dei bacini del circolo di Bloomsbury e visto che pure i fratelli Stephen avevano studiato lì.

comunque soldato blu siamo in fase perfetta.
azzardiamo ipotesi. impastiamo connessioni. e leggiamo la woolf.

grazie, davvero
chi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non avevo pensato a rispulciare la biografia del buon quentin.<br />
che però, nonostante anche io mi diverta a pensare alla &#8220;connivenza&#8221; dell&#8217;uno e dell&#8217;altro Ramsay, non aggiunge molto (sul nostro azzardare ipotesi intendo&#8230;).</p>
<p>in effetti quando si leggono i diari della Woolf e poi le opere catalogate come strettamente letterarie, i romanzi, o i saggi, si nota una sinistra e divertita assonanza.</p>
<p>perché era una spugna.<br />
i suoi occhi erano spugnosi, e la sua fronte spugnosa e le sue orecchie spugnose e la sua bocca altrettanto.</p>
<p>quindi perché non anche Frank Ramsay?<br />
visto che Cambridge era uno dei bacini del circolo di Bloomsbury e visto che pure i fratelli Stephen avevano studiato lì.</p>
<p>comunque soldato blu siamo in fase perfetta.<br />
azzardiamo ipotesi. impastiamo connessioni. e leggiamo la woolf.</p>
<p>grazie, davvero<br />
chi</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/06/21/god-bless-you-please-mrs-ramsay/#comment-94324</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 10:14:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Capisco che si può diventare pesanti. 
Ma non si tratta di proporre teorie né di difenderle. 
E&#039; questo: è curiosità ancora insoddisfatta e voglia di condividerle [avessi avuto l&#039;e-mail di Chiara gliel&#039;avrei inviato direttamente].

Ho rispulciato la biografia di Virginia del nipote Quentin Bell [Garzanti, 1979] e, a pagina 351, Capitolo tredicesimo 1923-1925, dopo l&#039;inizio in cui viene riportata una pagina di diario, di cui Quentin Bell dice: &quot;Nello stile del signor Ramsay&quot;, troviamo questo capoverso:

&quot;Virginia voleva ritornare in città.
Questo suo desiderio di avventure mondane era in parte soddisfatto, ma anche reso più vivo dalle nuove amicizie che aveva fatto. Nel dicembre 1922, aveva conosciuto Vita e Harold Nicolson a una cena in casa di Clive [...], e in quel periodo cominciò anche a frequentare parecchie persone giovani e brillanti: George Rylands e Angus Davidson (due giovani che avrebbe conosciuto molto bene), F.L. Lucas e Frank Ramsay di Cambridge [...]&quot;

la curiosità, che certamente rimarrà insoddisfatta, è stata accentuata da questa curiosa coincidenza, due pagine dopo:

&quot;Anche Berta Ruck era morta. Era stata uccisa in *Jacob&#039;s Rooom*
[...]
Virginia doveva aver letto quel nome strano da qualche parte e inconsciamente lo alterò leggermente con l&#039;aggiunta di una &quot;acca&quot; (&quot;Sono Bertha Ruck&quot;), aggiunta che non servì a risparmiarle la lettera di una avvocato, il quale faceva rilevare che la vera Berta Ruck (una scrittrice di best sellers) era viva e vegeta e d&#039;umore pittosto bellicoso per via di quella sua prematura morte letteraria&quot;.

A me la cosa ha divertito e dato da pensare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Capisco che si può diventare pesanti.<br />
Ma non si tratta di proporre teorie né di difenderle.<br />
E&#8217; questo: è curiosità ancora insoddisfatta e voglia di condividerle [avessi avuto l&#8217;e-mail di Chiara gliel&#8217;avrei inviato direttamente].</p>
<p>Ho rispulciato la biografia di Virginia del nipote Quentin Bell [Garzanti, 1979] e, a pagina 351, Capitolo tredicesimo 1923-1925, dopo l&#8217;inizio in cui viene riportata una pagina di diario, di cui Quentin Bell dice: &#8220;Nello stile del signor Ramsay&#8221;, troviamo questo capoverso:</p>
<p>&#8220;Virginia voleva ritornare in città.<br />
Questo suo desiderio di avventure mondane era in parte soddisfatto, ma anche reso più vivo dalle nuove amicizie che aveva fatto. Nel dicembre 1922, aveva conosciuto Vita e Harold Nicolson a una cena in casa di Clive [&#8230;], e in quel periodo cominciò anche a frequentare parecchie persone giovani e brillanti: George Rylands e Angus Davidson (due giovani che avrebbe conosciuto molto bene), F.L. Lucas e Frank Ramsay di Cambridge [&#8230;]&#8221;</p>
<p>la curiosità, che certamente rimarrà insoddisfatta, è stata accentuata da questa curiosa coincidenza, due pagine dopo:</p>
<p>&#8220;Anche Berta Ruck era morta. Era stata uccisa in *Jacob&#8217;s Rooom*<br />
[&#8230;]<br />
Virginia doveva aver letto quel nome strano da qualche parte e inconsciamente lo alterò leggermente con l&#8217;aggiunta di una &#8220;acca&#8221; (&#8220;Sono Bertha Ruck&#8221;), aggiunta che non servì a risparmiarle la lettera di una avvocato, il quale faceva rilevare che la vera Berta Ruck (una scrittrice di best sellers) era viva e vegeta e d&#8217;umore pittosto bellicoso per via di quella sua prematura morte letteraria&#8221;.</p>
<p>A me la cosa ha divertito e dato da pensare.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<item>
		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/06/21/god-bless-you-please-mrs-ramsay/#comment-94249</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 15:47:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì, mi contraddico. Non ho finito. 
Ancora un chiarimento. Mi piace.

Io non so niente. 
E&#039; per questo che non dico niente, che non scrivo niente.
Metto, lì, soltanto delle parole perchè si dicano.

Sono però un patito di de Saussure, per quanto riguarda i nomi 

[Jean Starobinski, Le parole sotto le parole: gli anagrammi di Ferdinand de Saussure, Melangolo (?) - non ricordo la data e non riesco a ritrovare il libro: i mei non sono in ordine alfabetico, ma cronologico] 

e, sulla sua scia, penso che questi possano venir, anzi che quelli importanti siano scelti contro la stessa volontà dell&#039;autore.

Tutto è gioco e incertezza però su questi terreni melmosi.

Per esempio, in quella nota citata più sopra dal diario della Woolf: 

&quot;Due donne, povere, solitarie, in cima a una casamento. Si può vedere qualunque cosa (perché è tutta fantasia), il Ponte della Torre, nuvole, aeroplani. Anche vecchi che ascoltano, nella stanza di là dalla strada[...]&quot; 

è attribuito a un suo racconto che intitola: &quot;Le spose dei JESSAMY&quot;.
E io amo pensare che anche la Woolf ci facesse...

Amo quindi giocarci, coi nomi, anche se non so le lingue, aiutandomi coi dizionari.

Nel caso de &quot;Il Faro&quot; abbiamo [+ o -]: &quot;esprimere un&#039;opinione pungente&quot;. 

Se ci aggiungiamo Frank, invece [+ o -]: &quot;imporre un&#039;opinione del peso di una tonnellata&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, mi contraddico. Non ho finito.<br />
Ancora un chiarimento. Mi piace.</p>
<p>Io non so niente.<br />
E&#8217; per questo che non dico niente, che non scrivo niente.<br />
Metto, lì, soltanto delle parole perchè si dicano.</p>
<p>Sono però un patito di de Saussure, per quanto riguarda i nomi </p>
<p>[Jean Starobinski, Le parole sotto le parole: gli anagrammi di Ferdinand de Saussure, Melangolo (?) &#8211; non ricordo la data e non riesco a ritrovare il libro: i mei non sono in ordine alfabetico, ma cronologico] </p>
<p>e, sulla sua scia, penso che questi possano venir, anzi che quelli importanti siano scelti contro la stessa volontà dell&#8217;autore.</p>
<p>Tutto è gioco e incertezza però su questi terreni melmosi.</p>
<p>Per esempio, in quella nota citata più sopra dal diario della Woolf: </p>
<p>&#8220;Due donne, povere, solitarie, in cima a una casamento. Si può vedere qualunque cosa (perché è tutta fantasia), il Ponte della Torre, nuvole, aeroplani. Anche vecchi che ascoltano, nella stanza di là dalla strada[&#8230;]&#8221; </p>
<p>è attribuito a un suo racconto che intitola: &#8220;Le spose dei JESSAMY&#8221;.<br />
E io amo pensare che anche la Woolf ci facesse&#8230;</p>
<p>Amo quindi giocarci, coi nomi, anche se non so le lingue, aiutandomi coi dizionari.</p>
<p>Nel caso de &#8220;Il Faro&#8221; abbiamo [+ o -]: &#8220;esprimere un&#8217;opinione pungente&#8221;. </p>
<p>Se ci aggiungiamo Frank, invece [+ o -]: &#8220;imporre un&#8217;opinione del peso di una tonnellata&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/06/21/god-bless-you-please-mrs-ramsay/#comment-94245</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 12:35:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E&#039; meglio, piuttosto, che ci siano più probalità che l&#039;onda non sia ancora passata, per poter raggiungere, con meno pericolo, il faro.

Grazie a tutte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; meglio, piuttosto, che ci siano più probalità che l&#8217;onda non sia ancora passata, per poter raggiungere, con meno pericolo, il faro.</p>
<p>Grazie a tutte.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: niky lismo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/06/21/god-bless-you-please-mrs-ramsay/#comment-94244</link>

		<dc:creator><![CDATA[niky lismo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 11:41:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per rigore alfabetico, di fronte a tanta matematica devo correggermi. Non &quot;tra&quot; Woolf e Valery, ma prima di Valery (e ovviamente di Woolf) va immesso l&#039;altro nome cui accennavo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per rigore alfabetico, di fronte a tanta matematica devo correggermi. Non &#8220;tra&#8221; Woolf e Valery, ma prima di Valery (e ovviamente di Woolf) va immesso l&#8217;altro nome cui accennavo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: chi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/06/21/god-bless-you-please-mrs-ramsay/#comment-94243</link>

		<dc:creator><![CDATA[chi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 11:18:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[per me più Le Onde è l&#039;altalenarsi delle aspettative. 

Gira al faro è un insieme di desiderata costruite intorno all&#039;orizzone del faro. la cosa più matematica che ci ho sempre visto è la rotazione del concetto di orizzonte. se in generale per orizzonte uno immagina qualcosa (appunto) di orizzontale, l&#039;orizzonte l&#039;obiettivo di Al faro è il faro che è verticalissimo e vertiginoso. 

Se le discussioni sul pericolo di attraversamento di una strada per comprare un panino o sulla probabilità che l&#039;autobus sia appena passato quando uno arriva alla fermata, le consiglio di vedere W. Feller, An introduction to probability theory and its application, vol. I, Wiley, NY (1950).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>per me più Le Onde è l&#8217;altalenarsi delle aspettative. </p>
<p>Gira al faro è un insieme di desiderata costruite intorno all&#8217;orizzone del faro. la cosa più matematica che ci ho sempre visto è la rotazione del concetto di orizzonte. se in generale per orizzonte uno immagina qualcosa (appunto) di orizzontale, l&#8217;orizzonte l&#8217;obiettivo di Al faro è il faro che è verticalissimo e vertiginoso. </p>
<p>Se le discussioni sul pericolo di attraversamento di una strada per comprare un panino o sulla probabilità che l&#8217;autobus sia appena passato quando uno arriva alla fermata, le consiglio di vedere W. Feller, An introduction to probability theory and its application, vol. I, Wiley, NY (1950).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/06/21/god-bless-you-please-mrs-ramsay/#comment-94241</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 10:48:53 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=6188#comment-94241</guid>

					<description><![CDATA[Mi viene l&#039;acquolina in bocca a pensare di aver dialogato - e poter ancora dialogare - con una &quot;matematico&quot;. Senza nemmeno averlo saputo prima.
E allora.
Neanch&#039;io sapevo molto su questa &quot;probabilità soggettiva&quot; se non quello che si deve sapere su de Finetti. Ma poi ci pensarono Gabrielle Lolli e Piergiorgio Odifreddi a inserire, in appendice a: Godel, La prova matematica dell&#039;esistenza di Dio, Bollati Boringhieri 2006, lo scritto di chi ebbe il coraggio di rispondere che se, tutto era lì, quella non era la prova dell&#039;esistenza di Dio, ma &quot;al massimo di un Capoclasse&quot;.
Di Roberto Magari [Firenze 1934 - Siena 1994] &quot;una mente algebrica&quot;[inventore, tra l&#039;altro, degli &quot;scacchi eterodossi&quot;] come dice il suo allievo Paolo Pagli [&quot;Consequentia mirabilis&quot;, Olschki 1996, con Fabio Bellissima] ho cercato di procurarmi tutto. Non è stato difficile. Di quello che viene considerato lo studioso che ha fatto di più per la sua disciplina, logica-matematica, alla fine del secolo, rimane un&#039;unica pubblicazione: &quot;Morale e metamorale. Un approccio probabilistico ai problemi morali&quot;, Clueb 1986. Un libretto di 96 pagine che si apre col problema, se affrontare i pericoli di attraversamento di una strada, per andare a comprare un panino.
E&#039; quel modo, teorico, di affrontare le cose e l&#039;altalenarsi delle aspettative della gita al faro che, poi, mi hanno messo sotto il naso il nome di Ramsay.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi viene l&#8217;acquolina in bocca a pensare di aver dialogato &#8211; e poter ancora dialogare &#8211; con una &#8220;matematico&#8221;. Senza nemmeno averlo saputo prima.<br />
E allora.<br />
Neanch&#8217;io sapevo molto su questa &#8220;probabilità soggettiva&#8221; se non quello che si deve sapere su de Finetti. Ma poi ci pensarono Gabrielle Lolli e Piergiorgio Odifreddi a inserire, in appendice a: Godel, La prova matematica dell&#8217;esistenza di Dio, Bollati Boringhieri 2006, lo scritto di chi ebbe il coraggio di rispondere che se, tutto era lì, quella non era la prova dell&#8217;esistenza di Dio, ma &#8220;al massimo di un Capoclasse&#8221;.<br />
Di Roberto Magari [Firenze 1934 &#8211; Siena 1994] &#8220;una mente algebrica&#8221;[inventore, tra l&#8217;altro, degli &#8220;scacchi eterodossi&#8221;] come dice il suo allievo Paolo Pagli [&#8220;Consequentia mirabilis&#8221;, Olschki 1996, con Fabio Bellissima] ho cercato di procurarmi tutto. Non è stato difficile. Di quello che viene considerato lo studioso che ha fatto di più per la sua disciplina, logica-matematica, alla fine del secolo, rimane un&#8217;unica pubblicazione: &#8220;Morale e metamorale. Un approccio probabilistico ai problemi morali&#8221;, Clueb 1986. Un libretto di 96 pagine che si apre col problema, se affrontare i pericoli di attraversamento di una strada, per andare a comprare un panino.<br />
E&#8217; quel modo, teorico, di affrontare le cose e l&#8217;altalenarsi delle aspettative della gita al faro che, poi, mi hanno messo sotto il naso il nome di Ramsay.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: chiara valerio		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/06/21/god-bless-you-please-mrs-ramsay/#comment-94236</link>

		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 08:50:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@soldato blu
Non sono una esperta del circolo di Bloomsbury e negli apparati note ad Al faro, non ho trovato nulla che potesse anche solo indicare un legame tra Frank Ramsay e I signori Ramsay. Si potrebbero rispulciare le lettere dal 1925 al 1928. chissà.

Da matematico tuttavia associavo il nome di Ramsay più a controversie di tipo logico-formali. Lo avevo stivato sotto la casella Riducibilità.  

Il primo professore di probabilità con cui ho studiato, David Gilat, sosteneva che la probabilità soggettiva poteva avere più successo se gli uomini fossero davvero stati in grado di scommettere. io non mi sono mai occupata di probabilità alla de Finetti ma il nome di Ramsay avrei dovuto sentirlo. quindi grazie per la pulce.

e visto che c&#039;è la pulce, facciamola saltare.
se la definizione soggettiva di probabilità dice (più o meno) che la probabilità di un evento A è il grado di fiducia che un idividuo attribuisce all&#039;avverarsi di A. allora Al faro comincia (più o meno) con una scommessa tronca. &quot;sì, certamente se domani è bello, ma dovrai svegliarti con l&#039;allodola&quot;, e poco dopo &quot;ma potrebbe essere bello, credo proprio che sarà bello&quot;. manca la puntata è vero, quindi manca l&#039;aspetto quantitativo, però. :-)

non credo che Al faro sia una premonizione del destino della Woolf. Non più di quanto lo siano Le onde o Septimus Warren Smith di Mrs Dalloway.
O almeno, non mi è mai sembrato tale.

e questo. grazie Soldato blu.

@ niky lismo
... non ho mail letto Cimitero Marino, ma corro a farlo per rafforzare io pure la V.
grazie ;-)
chi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@soldato blu<br />
Non sono una esperta del circolo di Bloomsbury e negli apparati note ad Al faro, non ho trovato nulla che potesse anche solo indicare un legame tra Frank Ramsay e I signori Ramsay. Si potrebbero rispulciare le lettere dal 1925 al 1928. chissà.</p>
<p>Da matematico tuttavia associavo il nome di Ramsay più a controversie di tipo logico-formali. Lo avevo stivato sotto la casella Riducibilità.  </p>
<p>Il primo professore di probabilità con cui ho studiato, David Gilat, sosteneva che la probabilità soggettiva poteva avere più successo se gli uomini fossero davvero stati in grado di scommettere. io non mi sono mai occupata di probabilità alla de Finetti ma il nome di Ramsay avrei dovuto sentirlo. quindi grazie per la pulce.</p>
<p>e visto che c&#8217;è la pulce, facciamola saltare.<br />
se la definizione soggettiva di probabilità dice (più o meno) che la probabilità di un evento A è il grado di fiducia che un idividuo attribuisce all&#8217;avverarsi di A. allora Al faro comincia (più o meno) con una scommessa tronca. &#8220;sì, certamente se domani è bello, ma dovrai svegliarti con l&#8217;allodola&#8221;, e poco dopo &#8220;ma potrebbe essere bello, credo proprio che sarà bello&#8221;. manca la puntata è vero, quindi manca l&#8217;aspetto quantitativo, però. :-)</p>
<p>non credo che Al faro sia una premonizione del destino della Woolf. Non più di quanto lo siano Le onde o Septimus Warren Smith di Mrs Dalloway.<br />
O almeno, non mi è mai sembrato tale.</p>
<p>e questo. grazie Soldato blu.</p>
<p>@ niky lismo<br />
&#8230; non ho mail letto Cimitero Marino, ma corro a farlo per rafforzare io pure la V.<br />
grazie ;-)<br />
chi</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/06/21/god-bless-you-please-mrs-ramsay/#comment-94234</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 07:12:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E&#039; ricomparso quello delle 4.21, ma è scomparso quello delle 9.00, che, a questo punto, avrei preferito.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; ricomparso quello delle 4.21, ma è scomparso quello delle 9.00, che, a questo punto, avrei preferito.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<item>
		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/06/21/god-bless-you-please-mrs-ramsay/#comment-94233</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 07:09:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=6188#comment-94233</guid>

					<description><![CDATA[Un po&#039; di sonno è stato sufficiente perché io possa tentare di riprodurre il commento  scomparso.

* 

Chiara è talmente convincente da tentarmi a deporre le armi contro la Woolf: la odio, per motivi ideologici e per come si è comportata con Joyce. 
Oltre a rifiutarsi di pubblicare l&#039;&quot;Ulisse&quot;, gli scappò un tipico commento bloomsburyano sullo scrittore irlandese: è lurido, e non soltanto per quello che scrive, ma anche per le nere corone che portano le sue unghie [+ o -].

Ma mi interessa &quot;Gita al faro&quot;.

Primo. 
Mi interessa perché sembra una vera premonizione del destino della sua autrice. E questo può essere fonte di grande soddisfazione per me, e, presumo, per lo scrittore d&#039;Irlanda. Del Mondo.  

Secondo.
Per il nome che la Woolf sceglie per i suoi protagonisti.
Stesso nome della mente più acuta nel cerchio allargato della vita della Woolf. 
Bloomsbury e Cambridge. Keynes e Wittgenstein [di questo Frank Ramsay fu allievo, ma il suo pensiero influenzò profondamente l&#039;austriaco]. I &quot;Dodici Apostoli&quot; e Sraffa.
Grande matematico - al contrario di Wittegenstein - Frank Plumpton Ramsay fu anche iniziatore, assieme all&#039;italiano Bruno de Finetti, della &quot;statistica soggettiva&quot;, uno degli apici della rivoluzione scientifica novecentesca.
Morì prematuramente, a ventisei anni, nel 1930.

E&#039; possibile - chiedo agli esperti - che c&#039;entri qualcosa con quella scelta?  
Certo può essere una semplice elucubrazione, ma allora si sono persi soltanto cinque minuti, anche se per due volte. 
&quot;Gita al faro&quot; è stata scritta nel 1926. 
Sono andato a rileggermi il diario della Woolf e non trovo niente di incoraggiante per i miei sospetti: io [Woolf-Ramsay] dio, con un particolare rapporto con la bellezza e la morte. 

Trovo invece: lunedì, 14 marzo 1927, quello che io leggo come un ulteriore sfottò di Joyce: &quot;Le spose dei Jessamy&quot;, da &quot;Dubliners&quot;.
La mia gratitudine per l&#039;acqua che separa dal faro e che inghiotte la presunzione di chi pensa di esserci arrivato in vita diventa sempre più grande


http://it.wikipedia.org/wiki/Frank_Plumpton_Ramsey]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un po&#8217; di sonno è stato sufficiente perché io possa tentare di riprodurre il commento  scomparso.</p>
<p>* </p>
<p>Chiara è talmente convincente da tentarmi a deporre le armi contro la Woolf: la odio, per motivi ideologici e per come si è comportata con Joyce.<br />
Oltre a rifiutarsi di pubblicare l'&#8221;Ulisse&#8221;, gli scappò un tipico commento bloomsburyano sullo scrittore irlandese: è lurido, e non soltanto per quello che scrive, ma anche per le nere corone che portano le sue unghie [+ o -].</p>
<p>Ma mi interessa &#8220;Gita al faro&#8221;.</p>
<p>Primo.<br />
Mi interessa perché sembra una vera premonizione del destino della sua autrice. E questo può essere fonte di grande soddisfazione per me, e, presumo, per lo scrittore d&#8217;Irlanda. Del Mondo.  </p>
<p>Secondo.<br />
Per il nome che la Woolf sceglie per i suoi protagonisti.<br />
Stesso nome della mente più acuta nel cerchio allargato della vita della Woolf.<br />
Bloomsbury e Cambridge. Keynes e Wittgenstein [di questo Frank Ramsay fu allievo, ma il suo pensiero influenzò profondamente l&#8217;austriaco]. I &#8220;Dodici Apostoli&#8221; e Sraffa.<br />
Grande matematico &#8211; al contrario di Wittegenstein &#8211; Frank Plumpton Ramsay fu anche iniziatore, assieme all&#8217;italiano Bruno de Finetti, della &#8220;statistica soggettiva&#8221;, uno degli apici della rivoluzione scientifica novecentesca.<br />
Morì prematuramente, a ventisei anni, nel 1930.</p>
<p>E&#8217; possibile &#8211; chiedo agli esperti &#8211; che c&#8217;entri qualcosa con quella scelta?<br />
Certo può essere una semplice elucubrazione, ma allora si sono persi soltanto cinque minuti, anche se per due volte.<br />
&#8220;Gita al faro&#8221; è stata scritta nel 1926.<br />
Sono andato a rileggermi il diario della Woolf e non trovo niente di incoraggiante per i miei sospetti: io [Woolf-Ramsay] dio, con un particolare rapporto con la bellezza e la morte. </p>
<p>Trovo invece: lunedì, 14 marzo 1927, quello che io leggo come un ulteriore sfottò di Joyce: &#8220;Le spose dei Jessamy&#8221;, da &#8220;Dubliners&#8221;.<br />
La mia gratitudine per l&#8217;acqua che separa dal faro e che inghiotte la presunzione di chi pensa di esserci arrivato in vita diventa sempre più grande</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Frank_Plumpton_Ramsey" rel="nofollow ugc">http://it.wikipedia.org/wiki/Frank_Plumpton_Ramsey</a></p>
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