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	Commenti a: dalla rete #02: BLU dans la rue [ MUTO ]	</title>
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		<title>
		Di: gabriella		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/06/22/dalla-rete-02-blu-dans-la-rue/#comment-94516</link>

		<dc:creator><![CDATA[gabriella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 15:16:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[grazie a te orsola.

a proposito di sintomi..

molti di quei writers che stanno lavorando al progetto street art village sono nel tempo diventati amici grazie soprattutto alla mia grande &quot;passione&quot; per i muri e la street art
condivido pienamente le tue riflessioni e ragionando con loro sul senso di un&#039;iniziativa come questa si diceva proprio che rappresenta anche una piccola risposta e un segnale che, con forza e provocatoriamente, cerca di riappropriarsi dei muri e degli spazi pubblici contendendoli all&#039;onnivora invasione pubblicitaria.
Siamo talmente assuefatti, ad uno spazio visivo che nelle città, Milano in testa, ci propina ogni sorta di stupidaggine, di marca, da considerarlo ormai purtroppo  la normalità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>grazie a te orsola.</p>
<p>a proposito di sintomi..</p>
<p>molti di quei writers che stanno lavorando al progetto street art village sono nel tempo diventati amici grazie soprattutto alla mia grande &#8220;passione&#8221; per i muri e la street art<br />
condivido pienamente le tue riflessioni e ragionando con loro sul senso di un&#8217;iniziativa come questa si diceva proprio che rappresenta anche una piccola risposta e un segnale che, con forza e provocatoriamente, cerca di riappropriarsi dei muri e degli spazi pubblici contendendoli all&#8217;onnivora invasione pubblicitaria.<br />
Siamo talmente assuefatti, ad uno spazio visivo che nelle città, Milano in testa, ci propina ogni sorta di stupidaggine, di marca, da considerarlo ormai purtroppo  la normalità.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: orsola puecher		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/06/22/dalla-rete-02-blu-dans-la-rue/#comment-94506</link>

		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Jun 2008 22:21:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[grazie Gabriella.
sono molto d&#039;accordo con quello che tu dici.
nella mia ultima visita milanese dopo parecchi anni d&#039;assenza la prima vera bruttezza che mi è saltata all&#039;occhio sono stati i tram in concessione pubblicitaria truccati da tavoletta di cioccolato, quello  viola con mucca, e da barattolo blu di crema Nivea con gigantesca scritta bianca.
tralascio le pensiline e vari panettoni e tozze fioriere seminati con disprezzo di ogni estetica e rispetto urbano.
non so se esiste ancora nello slargo fra via Dell&#039;Orso e via Broletto la gigantografia iperrealista di Armani.
cose molti più invadenti di qualsiasi scritta o dipinto.
trovo che invece di spendere milioni di euro per la squadra cancella graffiti bisognerebbe seguire l&#039;esempio di street art village.
Non dividerei nemmeno fra semplici esecutori del loro tag dovunque ed esecutori di campiture più vaste ed &quot;artistiche&quot;. Anche il solo tag, che cosi infastidisce il proprietario di un negozio che ha appena riverniciato la serranda, o l&#039;abitante di decoroso borghese palazzo fine ottocento, è gesto politico. Sintomo.
Se i ragazzi firmano le cose e le case, firmano il mondo, è perchè sentono lontananza, estraneità e non appartenenza.  Imposizione di logo dovunque.

,\\&#039;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>grazie Gabriella.<br />
sono molto d&#8217;accordo con quello che tu dici.<br />
nella mia ultima visita milanese dopo parecchi anni d&#8217;assenza la prima vera bruttezza che mi è saltata all&#8217;occhio sono stati i tram in concessione pubblicitaria truccati da tavoletta di cioccolato, quello  viola con mucca, e da barattolo blu di crema Nivea con gigantesca scritta bianca.<br />
tralascio le pensiline e vari panettoni e tozze fioriere seminati con disprezzo di ogni estetica e rispetto urbano.<br />
non so se esiste ancora nello slargo fra via Dell&#8217;Orso e via Broletto la gigantografia iperrealista di Armani.<br />
cose molti più invadenti di qualsiasi scritta o dipinto.<br />
trovo che invece di spendere milioni di euro per la squadra cancella graffiti bisognerebbe seguire l&#8217;esempio di street art village.<br />
Non dividerei nemmeno fra semplici esecutori del loro tag dovunque ed esecutori di campiture più vaste ed &#8220;artistiche&#8221;. Anche il solo tag, che cosi infastidisce il proprietario di un negozio che ha appena riverniciato la serranda, o l&#8217;abitante di decoroso borghese palazzo fine ottocento, è gesto politico. Sintomo.<br />
Se i ragazzi firmano le cose e le case, firmano il mondo, è perchè sentono lontananza, estraneità e non appartenenza.  Imposizione di logo dovunque.</p>
<p>,\\&#8217;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gabriella		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/06/22/dalla-rete-02-blu-dans-la-rue/#comment-94504</link>

		<dc:creator><![CDATA[gabriella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Jun 2008 17:03:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=6212#comment-94504</guid>

					<description><![CDATA[chiedo scusa perchè so bene di uscire fuori tema con questo post
pero&#039; trovo che possa essere uno spunto di riflessione in ogni caso interessante...

si tratta del progetto street art village.

Lo stanno realizzando una ventina di artisti italiani e stranieri a Campofelice di Roccella, borgo di mare tra Cefalù e Termini Imerese.

Gran parte di questi artisti provengono da milano: sono le firme dei writers incubo della giunta milanese moratti 
Gli artisti con il placet del municipio e della giunta regionale da fine giugno a metà settembre, daranno nuova vita ad un tessuto urbano degradato, luoghi pubblici e privati fino ad ora talmente brutti e malmessi da essere invisibili 

Quì si che la bellezza c&#039;entra, eccome 

Ogni muro contiene ovviamente un messaggio strettamente connesso con il luogo: al momento qualche lavoro è già stato completato come un&#039;ironica Santa Rosalia alta 13 metri o come il disegno dell&#039;italia al contrario sul muro del palazzo più alto di Campofelice ribattezzato &quot;ribaltamento culturale&quot;; il nord al posto del sud...(forse questa idea non è particolarmente originale, ma il pezzo rende, dal vivo è d&#039;impatto)
Facendo il viaggio per tornare a Milano, pensavo:
a Milano i muri vengono dati in concessione alle agenzie pubblicitarie, sicuramente renderanno di più; i writers vengono confinati in un museo, perdendo, a mio parere, moltissimo del senso del loro lavoro

quì al contario stanno operando in libertà, di giorno o di notte, in pubblico...
In questo caso è pur vero: resta il fatto che manca il gesto politico dell&#039;appropriazione dello spazio, ma il messaggio è molto chiaro.
Si è creata una sorta di alleanza a costo zero per il bello contro il degrado urbano
al momento sembra funzionare con buona pace di tutti..

Mi viene in mente, a questo proposito, un incursione di banksy 
a Londra, su uno spazio pubblicitario ancora vuoto, in pieno giorno ha scritto &quot;the joy of not being sold anything&quot; ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>chiedo scusa perchè so bene di uscire fuori tema con questo post<br />
pero&#8217; trovo che possa essere uno spunto di riflessione in ogni caso interessante&#8230;</p>
<p>si tratta del progetto street art village.</p>
<p>Lo stanno realizzando una ventina di artisti italiani e stranieri a Campofelice di Roccella, borgo di mare tra Cefalù e Termini Imerese.</p>
<p>Gran parte di questi artisti provengono da milano: sono le firme dei writers incubo della giunta milanese moratti<br />
Gli artisti con il placet del municipio e della giunta regionale da fine giugno a metà settembre, daranno nuova vita ad un tessuto urbano degradato, luoghi pubblici e privati fino ad ora talmente brutti e malmessi da essere invisibili </p>
<p>Quì si che la bellezza c&#8217;entra, eccome </p>
<p>Ogni muro contiene ovviamente un messaggio strettamente connesso con il luogo: al momento qualche lavoro è già stato completato come un&#8217;ironica Santa Rosalia alta 13 metri o come il disegno dell&#8217;italia al contrario sul muro del palazzo più alto di Campofelice ribattezzato &#8220;ribaltamento culturale&#8221;; il nord al posto del sud&#8230;(forse questa idea non è particolarmente originale, ma il pezzo rende, dal vivo è d&#8217;impatto)<br />
Facendo il viaggio per tornare a Milano, pensavo:<br />
a Milano i muri vengono dati in concessione alle agenzie pubblicitarie, sicuramente renderanno di più; i writers vengono confinati in un museo, perdendo, a mio parere, moltissimo del senso del loro lavoro</p>
<p>quì al contario stanno operando in libertà, di giorno o di notte, in pubblico&#8230;<br />
In questo caso è pur vero: resta il fatto che manca il gesto politico dell&#8217;appropriazione dello spazio, ma il messaggio è molto chiaro.<br />
Si è creata una sorta di alleanza a costo zero per il bello contro il degrado urbano<br />
al momento sembra funzionare con buona pace di tutti..</p>
<p>Mi viene in mente, a questo proposito, un incursione di banksy<br />
a Londra, su uno spazio pubblicitario ancora vuoto, in pieno giorno ha scritto &#8220;the joy of not being sold anything&#8221; &#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: maria (v)		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/06/22/dalla-rete-02-blu-dans-la-rue/#comment-94415</link>

		<dc:creator><![CDATA[maria (v)]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 13:06:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Paganelli, la ringrazio della risposta, vorrei aggiungere solo un parola  al discorso che più m&#039;interessa e che forse è proprio ciò che più esula da questo contesto, (anche se molti altri mi sembrano procedere in questa medesima direzione: da Valerio a Gabriella, etc), mi rendo conto che non è né il modo né il luogo più appropriato per un&#039;analisi che richiederbbe altri strumenti, altri approfondimenti, etc..ma il suo sospetto che Banksy non abbia in fin dei conti ricercato altro che farsi pubblicità, ottenere visibilità,...se fatto a quel modo, con quel gesto...per me è una questione assolutamente irrilevante. 
Non sono, forse, i terroristi i più grandi entertainers?
Una volta si scriveva su un muro un nome con il numero dell&#039;abitazione per dire: eccomi.  io c&#039;è. 
oggi si va in televisione. viviamo nella società dello spettacolo, anche il terrorismo si adegua. ma farsi saltare in aria o sgozzare uno in diretta tv, far saltare la comunicazione a reti unificate, interrompere tutte le trasmissioni per annunciare....e poi nemmeno più, perché ci si abitua a tutto al tutto indifferenti, se tra un Qassam e un tank e le stragi e i feriti e i bimbi sul pulmino da un lato e un bimbobomba dall&#039;altro... alziamo ormai a stento il naso dal piatto...questa  non può essere considerata una maniera o addirittura l&#039;unica maniera di comunicare. 
moltiplicare i canali, i messaggi e più di tutto i legami mi sembra assolutamente necessario.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Paganelli, la ringrazio della risposta, vorrei aggiungere solo un parola  al discorso che più m&#8217;interessa e che forse è proprio ciò che più esula da questo contesto, (anche se molti altri mi sembrano procedere in questa medesima direzione: da Valerio a Gabriella, etc), mi rendo conto che non è né il modo né il luogo più appropriato per un&#8217;analisi che richiederbbe altri strumenti, altri approfondimenti, etc..ma il suo sospetto che Banksy non abbia in fin dei conti ricercato altro che farsi pubblicità, ottenere visibilità,&#8230;se fatto a quel modo, con quel gesto&#8230;per me è una questione assolutamente irrilevante.<br />
Non sono, forse, i terroristi i più grandi entertainers?<br />
Una volta si scriveva su un muro un nome con il numero dell&#8217;abitazione per dire: eccomi.  io c&#8217;è.<br />
oggi si va in televisione. viviamo nella società dello spettacolo, anche il terrorismo si adegua. ma farsi saltare in aria o sgozzare uno in diretta tv, far saltare la comunicazione a reti unificate, interrompere tutte le trasmissioni per annunciare&#8230;.e poi nemmeno più, perché ci si abitua a tutto al tutto indifferenti, se tra un Qassam e un tank e le stragi e i feriti e i bimbi sul pulmino da un lato e un bimbobomba dall&#8217;altro&#8230; alziamo ormai a stento il naso dal piatto&#8230;questa  non può essere considerata una maniera o addirittura l&#8217;unica maniera di comunicare.<br />
moltiplicare i canali, i messaggi e più di tutto i legami mi sembra assolutamente necessario.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: mattia paganelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/06/22/dalla-rete-02-blu-dans-la-rue/#comment-94376</link>

		<dc:creator><![CDATA[mattia paganelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jun 2008 14:41:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho riguardato attentamente, hai ragione l&#039;animazione è fatta in stop motion. Tecnicamente un lavoro molto impegnativo, certo. Ma mi resta il dubbio sulla ripetitività, non riesco a vederla come generatrice di significato. Sulle catene di mutazioni mi ricordo un filmato di Fisher and Weiss che inanellava una serie infinita di reazioni fisico-chimiche che mettevano in moto oggetti, che provocavano altre reazioni che metteveno in moto altri oggetti. Là ogni passo era differente dal precedente. Reggeva più a lungo, ma a un certo punto la mutazione fine a sè stessa diventava ripetitiva e noiosa anche lì.

Faccio risalire l&#039;animazione di Blu a Kentridge  in quanto mantenere la traccia del fotogramma precedente nei successivi è tecnica sua. Poco importa che Blu lo abbia copiato o meno. Quanto allo stile, sarà che io disegnavo un pò così al liceo e blu mi ricorda quello.

M]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho riguardato attentamente, hai ragione l&#8217;animazione è fatta in stop motion. Tecnicamente un lavoro molto impegnativo, certo. Ma mi resta il dubbio sulla ripetitività, non riesco a vederla come generatrice di significato. Sulle catene di mutazioni mi ricordo un filmato di Fisher and Weiss che inanellava una serie infinita di reazioni fisico-chimiche che mettevano in moto oggetti, che provocavano altre reazioni che metteveno in moto altri oggetti. Là ogni passo era differente dal precedente. Reggeva più a lungo, ma a un certo punto la mutazione fine a sè stessa diventava ripetitiva e noiosa anche lì.</p>
<p>Faccio risalire l&#8217;animazione di Blu a Kentridge  in quanto mantenere la traccia del fotogramma precedente nei successivi è tecnica sua. Poco importa che Blu lo abbia copiato o meno. Quanto allo stile, sarà che io disegnavo un pò così al liceo e blu mi ricorda quello.</p>
<p>M</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: orsola puecher		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/06/22/dalla-rete-02-blu-dans-la-rue/#comment-94369</link>

		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jun 2008 12:52:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&lt;i&gt;Dall’altra parte blu ha fatto un’animazione cioè sul muro vero a Buenos Aires non c’è niente di disegnato.&lt;/i&gt;

Da quel che ho visto e capito sul muro vero a Buenos Aires e a Baden BLU ha disegnato i fotogrammi dell&#039;animazione mano mano cancellando il precedente, riprendendoli con una telecamera a fotogrammi fissi, come si vede dalla scia sfumata che si crea e dalle goccioline di bianco sulle foglie e sul pavimento, dal movimento dei passanti, delle nuvole in cielo e delle ombre naturali di alberi ed oggetti.
Sfruttando ganci, buchi, anfratti dei muri, crepe, tombini, foglietti appesi. Armato di trabattello, scale, latte di tempera e rulli e penneli con la prolunga, in lunghi mesi di lavoro.
Qui secondo me sta la novità assoluta.  
La sceneggiatura aderisce al paesaggio urbano, lo cambia e ne prende spunti e materia. Lascia tracce tangibili. Si ingloba nell&#039;attimo casuale dei suoi elementi reali. Nulla di virtuale.
Il gesto è pittorico, materico, reale, agito e quindi sempre &quot;politico&quot; per me.
Di sicuro una buona dose di improvvisazione.
La differenza sostanziale è che forse adesso BLU ha il permesso sull&#039;uso dello spazio urbano invece di rischiare multe e grane legali.
La ripetitività per me è un pregio assoluto.
Non vedo &lt;i&gt;allucinazionismo di tardo adolescenziale&lt;/i&gt;, ma immaginazione, ironia e poesia.
Molto bello anche il discorso sull&#039;ecologia dei materiali usati, al posto delle inquinanti dannose bombolette.
Una bella storia quella di BLU, nata dal basso, di cui l&#039;animazione MUTO è un salto di qualità. Non un punto d&#039;arrivo, ma di sicuro un inizio.

La filiazione da William Kentridge io, ad esempio, la vedo molto sfumata e poco invadente. Lui ha tutto un&#039;altro tipo di segno e di immaginario.



,\\&#039;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><i>Dall’altra parte blu ha fatto un’animazione cioè sul muro vero a Buenos Aires non c’è niente di disegnato.</i></p>
<p>Da quel che ho visto e capito sul muro vero a Buenos Aires e a Baden BLU ha disegnato i fotogrammi dell&#8217;animazione mano mano cancellando il precedente, riprendendoli con una telecamera a fotogrammi fissi, come si vede dalla scia sfumata che si crea e dalle goccioline di bianco sulle foglie e sul pavimento, dal movimento dei passanti, delle nuvole in cielo e delle ombre naturali di alberi ed oggetti.<br />
Sfruttando ganci, buchi, anfratti dei muri, crepe, tombini, foglietti appesi. Armato di trabattello, scale, latte di tempera e rulli e penneli con la prolunga, in lunghi mesi di lavoro.<br />
Qui secondo me sta la novità assoluta.<br />
La sceneggiatura aderisce al paesaggio urbano, lo cambia e ne prende spunti e materia. Lascia tracce tangibili. Si ingloba nell&#8217;attimo casuale dei suoi elementi reali. Nulla di virtuale.<br />
Il gesto è pittorico, materico, reale, agito e quindi sempre &#8220;politico&#8221; per me.<br />
Di sicuro una buona dose di improvvisazione.<br />
La differenza sostanziale è che forse adesso BLU ha il permesso sull&#8217;uso dello spazio urbano invece di rischiare multe e grane legali.<br />
La ripetitività per me è un pregio assoluto.<br />
Non vedo <i>allucinazionismo di tardo adolescenziale</i>, ma immaginazione, ironia e poesia.<br />
Molto bello anche il discorso sull&#8217;ecologia dei materiali usati, al posto delle inquinanti dannose bombolette.<br />
Una bella storia quella di BLU, nata dal basso, di cui l&#8217;animazione MUTO è un salto di qualità. Non un punto d&#8217;arrivo, ma di sicuro un inizio.</p>
<p>La filiazione da William Kentridge io, ad esempio, la vedo molto sfumata e poco invadente. Lui ha tutto un&#8217;altro tipo di segno e di immaginario.</p>
<p>,\\&#8217;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: mattia paganelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/06/22/dalla-rete-02-blu-dans-la-rue/#comment-94367</link>

		<dc:creator><![CDATA[mattia paganelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jun 2008 11:43:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=6212#comment-94367</guid>

					<description><![CDATA[Secondo me bisogna fare delle differenze. banksy da un parte, blu da una&#039;altra e gli esempi degli americani 40anni fa da un&#039;altra ancora.
bansky è un singolo e agisce in modo individuale, cioè non opera all&#039;interno del linguaggio di una cultura (come ad esempio i caraibici che con il graffito fanno anche le insegne dei negozi, cioè lo usano come linguaggio visivo alternativo a illustrazione e fotografia di eredità europea).
Disegnare su un muro esterno è prima di tutto un gesto di liberazione e appropriazione. E quasto bansky lo ha fatto. Così come blu, ma sono gesti rivolti a un pubblico differente. Soprattutto perchè funzionano all&#039;interno dell&#039;economia &quot;artista-pubblico&quot;. Banksy ha senza dubbio agito con libertà e ironia, ma allo stesso tempo ha cercato visibilità e non ha in realtà mai sfidato il sistema arte in cui aspirava di entrare (ci è riuscito benissimo e non lo critico per questo).
Dall&#039;altra parte blu ha fatto un&#039;animazione cioè sul muro vero a Buenos Aires non c&#039;è niente di disegnato. E questa mescolanza è uno di pregi di questo lavoro, ma allo stesso tempo lo priva del gesto &quot;politico&quot; dell&#039;appropriazione del muro e del contesto in cui avviene. L&#039;esposizione in pubblico su Utube non puo&#039; equivalere al muro perché è uno spazio predestinato alla comunicazione. Non saprei suggerire quale possa essere l&#039;equivalente online di un intervento di writing. 
Inoltre, a mio parere, gli interventi di Banksy sul muro palestinese sono un&#039;appropriazione in senso molto diverso. B non è palestinese (per fortuna sua) e non so dire se abbia esteso il carattere territoriale del graffito al massimo o se si sia appropriato della tragedia per accrescere la sua visibilità. 
Tutto sommato c&#039;è più libertà nell&#039;animazione di Blu che nelle immagini di Banksy. Però secondo me blu è spesso ripetitivo e la sua/loro immaginazione limitata. William Kentridge resta un modello insuperato in questo tipo di animazioni. 

M]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo me bisogna fare delle differenze. banksy da un parte, blu da una&#8217;altra e gli esempi degli americani 40anni fa da un&#8217;altra ancora.<br />
bansky è un singolo e agisce in modo individuale, cioè non opera all&#8217;interno del linguaggio di una cultura (come ad esempio i caraibici che con il graffito fanno anche le insegne dei negozi, cioè lo usano come linguaggio visivo alternativo a illustrazione e fotografia di eredità europea).<br />
Disegnare su un muro esterno è prima di tutto un gesto di liberazione e appropriazione. E quasto bansky lo ha fatto. Così come blu, ma sono gesti rivolti a un pubblico differente. Soprattutto perchè funzionano all&#8217;interno dell&#8217;economia &#8220;artista-pubblico&#8221;. Banksy ha senza dubbio agito con libertà e ironia, ma allo stesso tempo ha cercato visibilità e non ha in realtà mai sfidato il sistema arte in cui aspirava di entrare (ci è riuscito benissimo e non lo critico per questo).<br />
Dall&#8217;altra parte blu ha fatto un&#8217;animazione cioè sul muro vero a Buenos Aires non c&#8217;è niente di disegnato. E questa mescolanza è uno di pregi di questo lavoro, ma allo stesso tempo lo priva del gesto &#8220;politico&#8221; dell&#8217;appropriazione del muro e del contesto in cui avviene. L&#8217;esposizione in pubblico su Utube non puo&#8217; equivalere al muro perché è uno spazio predestinato alla comunicazione. Non saprei suggerire quale possa essere l&#8217;equivalente online di un intervento di writing.<br />
Inoltre, a mio parere, gli interventi di Banksy sul muro palestinese sono un&#8217;appropriazione in senso molto diverso. B non è palestinese (per fortuna sua) e non so dire se abbia esteso il carattere territoriale del graffito al massimo o se si sia appropriato della tragedia per accrescere la sua visibilità.<br />
Tutto sommato c&#8217;è più libertà nell&#8217;animazione di Blu che nelle immagini di Banksy. Però secondo me blu è spesso ripetitivo e la sua/loro immaginazione limitata. William Kentridge resta un modello insuperato in questo tipo di animazioni. </p>
<p>M</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gabriella morelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/06/22/dalla-rete-02-blu-dans-la-rue/#comment-94335</link>

		<dc:creator><![CDATA[gabriella morelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 16:11:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=6212#comment-94335</guid>

					<description><![CDATA[nel post precedente mi riferivo alla rassegna che la tate modern gallery ha dedicato alla street art &quot; street art: the graffiti revolution&quot;

non si tratta di una mostra
la tate ha concesso l&#039;uso dei suoi muri esterni ad una serie di artisti (banksy stavolta non ha partecipato) 
non solo
ma c&#039;è un vara e propria mappa da seguire per vedere tutte le opere: molte infatti sono in giro, intorno al quartiere dove sorge la tate modern
specifico questo perchè sono assolutamente d&#039;accodo sul fatto che queste opere non possono esistere all&#039;interno di un museo o di uno spazio chiuso
perdono potenza e significato
per quanto riguarda banksy beh lui ha dichiarato a proposito del muro &quot;il governo israeliano sta costruendo un muro attorno ai territori palestinesi occupati. é tre volte più alto di quello che era a Berlino e alla fine sarà più lungo della distanza che separa Londra da Zurigo. Ed è stato dichiarato illegale dagli organismi internazionali. Trasforma la Palestina nella più grande prigione a cielo aperto&quot;
con questo voglio dirte che la bellezza c&#039;entra poco, anzi niente.
è vero anche che le polemiche ci son state perchè che sia lui o un altro poco importa. l&#039;importante è abbatterlo sto muro.

ma la faccenda è proprio questa.
banksy usa la forza d&#039;impatto che i suoi graffiti producono per ricordare che anche in luoghi come quelli si puo&#039; ancora sognare la libertà
è un urlo  espresso in maniera ironica e dissacrante contro la potenza oppressiva di quel muro

ho avuto la possibilità di vederlo, la forza di quel pezzo è impressionante.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>nel post precedente mi riferivo alla rassegna che la tate modern gallery ha dedicato alla street art &#8221; street art: the graffiti revolution&#8221;</p>
<p>non si tratta di una mostra<br />
la tate ha concesso l&#8217;uso dei suoi muri esterni ad una serie di artisti (banksy stavolta non ha partecipato)<br />
non solo<br />
ma c&#8217;è un vara e propria mappa da seguire per vedere tutte le opere: molte infatti sono in giro, intorno al quartiere dove sorge la tate modern<br />
specifico questo perchè sono assolutamente d&#8217;accodo sul fatto che queste opere non possono esistere all&#8217;interno di un museo o di uno spazio chiuso<br />
perdono potenza e significato<br />
per quanto riguarda banksy beh lui ha dichiarato a proposito del muro &#8220;il governo israeliano sta costruendo un muro attorno ai territori palestinesi occupati. é tre volte più alto di quello che era a Berlino e alla fine sarà più lungo della distanza che separa Londra da Zurigo. Ed è stato dichiarato illegale dagli organismi internazionali. Trasforma la Palestina nella più grande prigione a cielo aperto&#8221;<br />
con questo voglio dirte che la bellezza c&#8217;entra poco, anzi niente.<br />
è vero anche che le polemiche ci son state perchè che sia lui o un altro poco importa. l&#8217;importante è abbatterlo sto muro.</p>
<p>ma la faccenda è proprio questa.<br />
banksy usa la forza d&#8217;impatto che i suoi graffiti producono per ricordare che anche in luoghi come quelli si puo&#8217; ancora sognare la libertà<br />
è un urlo  espresso in maniera ironica e dissacrante contro la potenza oppressiva di quel muro</p>
<p>ho avuto la possibilità di vederlo, la forza di quel pezzo è impressionante.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: maria (v)		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/06/22/dalla-rete-02-blu-dans-la-rue/#comment-94333</link>

		<dc:creator><![CDATA[maria (v)]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 14:52:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=6212#comment-94333</guid>

					<description><![CDATA[Paganelli, mi scusi, ma voglio contestare la sua ultima affermazione. non sono d&#039;accordo.
il writing ha avuto da sempre a che fare con i muri, i ghetti, le barriere (e di riflesso con i trasporti, la subway che li attraversava e assegnava ai mezzi di trasporto un valore aggiunto  di comunicazione) ed è perciò stata da sempre una faccenda politica, altro è dire che quando approda al museo non è che un animale imbalsamato, e su questo ok, non si discute. Avevo ritagliato, tempo fa, qualche frammento di un discorso di Coco 144 e Phase 2, mi pare, ma non possiedo più la fonte, conservo solo queste poche righe:
&quot; il writing distrusse molte barriere, certo barriere parziali, gente di quartieri divesri, zone diverse. Non si trattava di colori, era una faccenda di famiglia. Non aspettavamo che d&#039;incontrarci [...] Era un modo per dire: Hey, sono Coco, ecco da dove vengo e quello che faccio[...] era un urlo un grido che saliva dalle strade. [...] 
la storia era tesa: c&#039;era il Vietnam, le Pantere Nere, gli Young Lords, odio e razzismo ai massimi storici...dire che il writing e tutto ciò che  gli sta intorno non ha sottintesi politici, significa dire che i bambini nascono dagli sputacchi [...]

the ultimate challenge is piecing beyond the piece that you&#039;ve pieced&quot;

e non aveva, secondo lei, nessun significato politico il gesto di Keith Haring di dipingere il Muro di Berlino, nel 1986,  con un&#039;enorme catena umana e un solo, ininterrotto segno grafico?


Anch&#039;io lessi qualcosa su un giornale, un articolo in cui veniva criticato il gesto di Banksy e non ero e non sono d&#039;accordo. Là vige la Sacralità di un Muro che il sangue e l&#039;odio non fanno che innalzare. oltraggiare quel Muro con una bomboletta o un pennello, significa provare a guardarlo, provare a ricondurlo a dimensioni umane, significa gridare: qui non c&#039;è nulla di intoccabile, di sacro, nemmeno la morte, il sangue di cui è macchiato. il muro è stato costruito dagli uomini, è cosa deperibile, come tutte le cose umane, gli uomini hanno il potere e il dovere di abbatterlo. significa dire: è vero, il Muro non è bello no. Ma la bellezza esiste anche se non ci credete più, se non potete vederla, la Bellezza esiste ancora ed è appena, appena un passo al di là di questo Muro]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Paganelli, mi scusi, ma voglio contestare la sua ultima affermazione. non sono d&#8217;accordo.<br />
il writing ha avuto da sempre a che fare con i muri, i ghetti, le barriere (e di riflesso con i trasporti, la subway che li attraversava e assegnava ai mezzi di trasporto un valore aggiunto  di comunicazione) ed è perciò stata da sempre una faccenda politica, altro è dire che quando approda al museo non è che un animale imbalsamato, e su questo ok, non si discute. Avevo ritagliato, tempo fa, qualche frammento di un discorso di Coco 144 e Phase 2, mi pare, ma non possiedo più la fonte, conservo solo queste poche righe:<br />
&#8221; il writing distrusse molte barriere, certo barriere parziali, gente di quartieri divesri, zone diverse. Non si trattava di colori, era una faccenda di famiglia. Non aspettavamo che d&#8217;incontrarci [&#8230;] Era un modo per dire: Hey, sono Coco, ecco da dove vengo e quello che faccio[&#8230;] era un urlo un grido che saliva dalle strade. [&#8230;]<br />
la storia era tesa: c&#8217;era il Vietnam, le Pantere Nere, gli Young Lords, odio e razzismo ai massimi storici&#8230;dire che il writing e tutto ciò che  gli sta intorno non ha sottintesi politici, significa dire che i bambini nascono dagli sputacchi [&#8230;]</p>
<p>the ultimate challenge is piecing beyond the piece that you&#8217;ve pieced&#8221;</p>
<p>e non aveva, secondo lei, nessun significato politico il gesto di Keith Haring di dipingere il Muro di Berlino, nel 1986,  con un&#8217;enorme catena umana e un solo, ininterrotto segno grafico?</p>
<p>Anch&#8217;io lessi qualcosa su un giornale, un articolo in cui veniva criticato il gesto di Banksy e non ero e non sono d&#8217;accordo. Là vige la Sacralità di un Muro che il sangue e l&#8217;odio non fanno che innalzare. oltraggiare quel Muro con una bomboletta o un pennello, significa provare a guardarlo, provare a ricondurlo a dimensioni umane, significa gridare: qui non c&#8217;è nulla di intoccabile, di sacro, nemmeno la morte, il sangue di cui è macchiato. il muro è stato costruito dagli uomini, è cosa deperibile, come tutte le cose umane, gli uomini hanno il potere e il dovere di abbatterlo. significa dire: è vero, il Muro non è bello no. Ma la bellezza esiste anche se non ci credete più, se non potete vederla, la Bellezza esiste ancora ed è appena, appena un passo al di là di questo Muro</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: mattia paganelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/06/22/dalla-rete-02-blu-dans-la-rue/#comment-94327</link>

		<dc:creator><![CDATA[mattia paganelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 11:58:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=6212#comment-94327</guid>

					<description><![CDATA[non voglio smontare l&#039;entusiasmo, ma ho visto anche dei limiti in questa animazione.
prima di tutto i disegni sono tratti di peso dalle animazioni di William Kentridge che fa queste cose da circa vent&#039;anni. non saranno copiati di peso, ma un&#039;influenza eccessiva non fa bene a mio parere. anche le moltiplicazioni sono eccessive e diventano noiose dopo un po&#039; che si ripetono.
e tutto sommato questo allucinazionismo di tardo adolescenziale non  mi impressiona.

quello che invece mi è piaciuto è che chiunque sia (siano) blu, non ha mai perduto di vista la bidimemsionalità dei suoi disegni: quando una figura incontra una finestra ci passa sotto, o si piega per superare un angolo. meglio ancora la &quot;scia&quot; bianca lasciata sul muro al passaggio dei disegni; e anche la continuità della narrazione e del supporto (il muro) che si interrompe solo nel passaggio buio verso la fine e così assume significato invece di essere solo una giuntura nel montaggio.
inoltre la libertà del disegno sul muro svanisce quando si accetta di partecipare a una esposizione a tate modern (momumento al sisteme di traduzione della cultura in intrattenimento). e come blu sono cosi svaniti i disegni (migliori) di banksy, anche lui nella mostra. inoltre io starei in guardia riguardo  l&#039;intenzione politica di queste operazioni. esempio: banksy va in palestina  a dipingere sul muro isaraeliano; un passante gli dice che  rende il muro &quot;bello&quot;; banksy ringrazia per il complimento; il passante infuriato dice che non era un  complimento: il muro non deve essere bello, i palestinesi odiano il muro!
meglio di molte altre cose comunque
M]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non voglio smontare l&#8217;entusiasmo, ma ho visto anche dei limiti in questa animazione.<br />
prima di tutto i disegni sono tratti di peso dalle animazioni di William Kentridge che fa queste cose da circa vent&#8217;anni. non saranno copiati di peso, ma un&#8217;influenza eccessiva non fa bene a mio parere. anche le moltiplicazioni sono eccessive e diventano noiose dopo un po&#8217; che si ripetono.<br />
e tutto sommato questo allucinazionismo di tardo adolescenziale non  mi impressiona.</p>
<p>quello che invece mi è piaciuto è che chiunque sia (siano) blu, non ha mai perduto di vista la bidimemsionalità dei suoi disegni: quando una figura incontra una finestra ci passa sotto, o si piega per superare un angolo. meglio ancora la &#8220;scia&#8221; bianca lasciata sul muro al passaggio dei disegni; e anche la continuità della narrazione e del supporto (il muro) che si interrompe solo nel passaggio buio verso la fine e così assume significato invece di essere solo una giuntura nel montaggio.<br />
inoltre la libertà del disegno sul muro svanisce quando si accetta di partecipare a una esposizione a tate modern (momumento al sisteme di traduzione della cultura in intrattenimento). e come blu sono cosi svaniti i disegni (migliori) di banksy, anche lui nella mostra. inoltre io starei in guardia riguardo  l&#8217;intenzione politica di queste operazioni. esempio: banksy va in palestina  a dipingere sul muro isaraeliano; un passante gli dice che  rende il muro &#8220;bello&#8221;; banksy ringrazia per il complimento; il passante infuriato dice che non era un  complimento: il muro non deve essere bello, i palestinesi odiano il muro!<br />
meglio di molte altre cose comunque<br />
M</p>
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