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	Commenti a: Walzer del fiore azzurro	</title>
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		<title>
		Di: orsola puecher		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/06/22/valzer-del-fiore-azzurro/#comment-94268</link>

		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jun 2008 09:47:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie molte dei giri di Walzer.

Ma di quando nel capitolo &lt;i&gt;Profusione di armonie&lt;/i&gt; nel Kuratorium arriverà un grammofono, &lt;i&gt;una traboccante cornucopia di godimenti artistici, sereni o mesti&lt;/i&gt;, di cui Castorp di fatto si impadronirà, rapito, mentre &lt;i&gt;il preciso presentimento di una passione nuova, di un’incantesimo, d’un incarico amoroso gli empiva l’anima&lt;/i&gt; e delle sue psichiche preferenze musicali e dello sgomento  ascoltando &lt;i&gt;La canzone del tiglio&lt;/i&gt; di Schubert forse è un&#039;altra storia che davvero sarebbe bello raccontare ed ascoltare qui prossimamente...

Grazie delle suggestioni azzurre.

,\\&#039;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie molte dei giri di Walzer.</p>
<p>Ma di quando nel capitolo <i>Profusione di armonie</i> nel Kuratorium arriverà un grammofono, <i>una traboccante cornucopia di godimenti artistici, sereni o mesti</i>, di cui Castorp di fatto si impadronirà, rapito, mentre <i>il preciso presentimento di una passione nuova, di un’incantesimo, d’un incarico amoroso gli empiva l’anima</i> e delle sue psichiche preferenze musicali e dello sgomento  ascoltando <i>La canzone del tiglio</i> di Schubert forse è un&#8217;altra storia che davvero sarebbe bello raccontare ed ascoltare qui prossimamente&#8230;</p>
<p>Grazie delle suggestioni azzurre.</p>
<p>,\\&#8217;</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Tino BonCompagni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/06/22/valzer-del-fiore-azzurro/#comment-94247</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tino BonCompagni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 15:14:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[*Ascoltate bene:*

e se poi ci viene l&#039;epistassi?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>*Ascoltate bene:*</p>
<p>e se poi ci viene l&#8217;epistassi?</p>
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		<title>
		Di: nadia agustoni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/06/22/valzer-del-fiore-azzurro/#comment-94238</link>

		<dc:creator><![CDATA[nadia agustoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 09:24:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Luchino Visconti pensò per molti anni di fare un film da &quot;La Montagna Incantata &quot;,di Mann perchè voleva raccontare partendo dal punto di vista della malattia, lo leggevo ieri pomeriggio, in un libro ormai introvabile &quot; Luchino Visconti&quot; di Gaia Servadio, ma ne parlano anche altri che sul regista hanno scritto parecchio. Tradurre in un film &quot;La Montagna Incanatta&quot; risultò impossibile e Visconti ripiegò sul Mann più accessibile  di &quot;Morte a Venezia&quot;. 

Complimenti per questo pezzo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Luchino Visconti pensò per molti anni di fare un film da &#8220;La Montagna Incantata &#8220;,di Mann perchè voleva raccontare partendo dal punto di vista della malattia, lo leggevo ieri pomeriggio, in un libro ormai introvabile &#8221; Luchino Visconti&#8221; di Gaia Servadio, ma ne parlano anche altri che sul regista hanno scritto parecchio. Tradurre in un film &#8220;La Montagna Incanatta&#8221; risultò impossibile e Visconti ripiegò sul Mann più accessibile  di &#8220;Morte a Venezia&#8221;. </p>
<p>Complimenti per questo pezzo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/06/22/valzer-del-fiore-azzurro/#comment-94237</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 08:59:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ancora una volta il difetto genetico dell&#039;incapacità di dosare lo spessore delle consonanti mi ha tradito: Elvio Facchinelli è Elvio Fachinelli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora una volta il difetto genetico dell&#8217;incapacità di dosare lo spessore delle consonanti mi ha tradito: Elvio Facchinelli è Elvio Fachinelli.</p>
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		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/06/22/valzer-del-fiore-azzurro/#comment-94235</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 08:49:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non ho capacità tali da affrontare i rimandi a un&#039;opera così intensa come la &quot;Montagna Incantata&quot; - di cui purtroppo possiedo l&#039;edizione &quot;I corvi&quot; della casa editrice Dall&#039;oglio, in cui una certa Bice Giachetti-Sorteni ci propone l&#039;inaccettabiele: Giovanni Castorp. Penso sia questo il motivo per cui non l&#039;ho riletta quante volte avrei voluto.
Mentre quello che sembrerebbe solamente un accenno per ragioni linguistiche al &quot;Flauto magico&quot; potrebbe rivelarsi davvero un invito ad arare terreni promettenti, meravigliosi: magici appunto.
Ma anche per questo a me mancano le forze.

Invece: il &quot;fiore azzurro&quot;.

Quando Freud e Jung si recarono per la prima volta, assieme, in America, invitati da Università che avrebbero dato loro modo di esporre le loro teorie - e concedendo ai due lauree honoris causa - durante il viaggio, in nave, Freud se ne uscì con questa frase: &quot;Stiamo portando la peste, e loro non lo sanno&quot;.
Ma non soltanto questo, su quella nave. Perché allora si compì anche la rottura tra i due.
Avvenne così: i due si erano messi d&#039;accordo di interpretare uno i sogni dell&#039;altro. Il sogno fatidico fu quello di Jung - quello dei &quot;due teschi&quot;. Jung non concordava per niente con quello che ne traeva Freud: un inconscio desiderio di morte di Jung per sua moglie e per sua suocera. Lo disse anche, a Freud, ma quello insisteva. Alla fine decise di inventarsi o accentuare alcuni particolari per dare pienamente ragione a Freud. Così che la finisse di fare domande per estorcere qualcosa che suffragasse la sua tesi.
Il sogno di Freud che doveva essere intepretato da Jung, richiedeva anch&#039;esso della  chiarificazione di alcuni particolari intimi. Ma quando Jung li chiese a Freud questi rispose che non glieli poteva dire, perchè ciò avrebbe compromesso la sua autorità.
&quot;In quel momento - commenta Jung - perse ogni autorità nei miei confronti&quot;.

La scissione determina due modi di vedere l&#039;inconscio.
Il modo - il mondo - freudiano lo vede come una sorta di discarica, che richiede operazione, operazioni di bonifica che traendo energia da quello - una specie di inceneritore - rafforzino l&#039;io.
Il modo - il mondo - junghiano vede invece l&#039;incoscio come caverna contenente tutto ciò che è vita, vitalità le cui caratteristiche non sempre sono positive, ma che possono essere anche distruttive. Anzi è proprio questo l&#039;inconscio *unione degli opposti*.

E&#039; chiaro che nel mondo freudiano non ci può essere nessun &quot;fiore azzurro&quot;. 
Mann, infatti, che non è tutto freudiano - vedi &quot;Giuseppe e i suoi fratelli&quot; e il &quot;Dialogo&quot; con Carl Kerényj - usa ancora, nella &quot;Montagna incantata&quot; la metafora della malattia. Del tutto freudiana.
Ma non è che questa sia del tutto sbagliata, perchè anche nello junghismo vengono presi in considerazione aspetti &quot;patologici&quot;. Solo che vengono individuati nel &quot;rapporto&quot; che si ha con l&#039;incoscio, non nell&#039;oggetto come tale.
 
E d&#039;altronde proprio qui sta la difficoltà con il &quot;fiore azzurro&quot; o &quot;fiore d&#039;oro&quot;.

Che d&#039;altronde non ci siamo inventato noi:

&quot;Eraclito identifica il fuoco periodico con il dio eterno, il destino con il logos che produce tutte le cose dal concorso degli opposti&quot;

&quot;Per quanto tu possa camminare, e neppure percorrendo intera la via, tu 
potresti mai trovare i confini dell&#039;anima: così profondo è il suo logos&quot;.

Per chi volesse affrontare in un confronto diretto il &quot;fiore&quot; e saperne gioie e pericoli - tra tutta la sterminata letteratura specialistica in proposito - a parte la &quot;letteratura assoluta&quot;, per me resta decisivo, insuperabile: ELVIO FACCHINELLI, La freccia ferma, tre tentativi di annullare il tempo, Edizioni L&#039;erba voglio, 1979. Ma oggi riedito dall&#039;Adelphi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho capacità tali da affrontare i rimandi a un&#8217;opera così intensa come la &#8220;Montagna Incantata&#8221; &#8211; di cui purtroppo possiedo l&#8217;edizione &#8220;I corvi&#8221; della casa editrice Dall&#8217;oglio, in cui una certa Bice Giachetti-Sorteni ci propone l&#8217;inaccettabiele: Giovanni Castorp. Penso sia questo il motivo per cui non l&#8217;ho riletta quante volte avrei voluto.<br />
Mentre quello che sembrerebbe solamente un accenno per ragioni linguistiche al &#8220;Flauto magico&#8221; potrebbe rivelarsi davvero un invito ad arare terreni promettenti, meravigliosi: magici appunto.<br />
Ma anche per questo a me mancano le forze.</p>
<p>Invece: il &#8220;fiore azzurro&#8221;.</p>
<p>Quando Freud e Jung si recarono per la prima volta, assieme, in America, invitati da Università che avrebbero dato loro modo di esporre le loro teorie &#8211; e concedendo ai due lauree honoris causa &#8211; durante il viaggio, in nave, Freud se ne uscì con questa frase: &#8220;Stiamo portando la peste, e loro non lo sanno&#8221;.<br />
Ma non soltanto questo, su quella nave. Perché allora si compì anche la rottura tra i due.<br />
Avvenne così: i due si erano messi d&#8217;accordo di interpretare uno i sogni dell&#8217;altro. Il sogno fatidico fu quello di Jung &#8211; quello dei &#8220;due teschi&#8221;. Jung non concordava per niente con quello che ne traeva Freud: un inconscio desiderio di morte di Jung per sua moglie e per sua suocera. Lo disse anche, a Freud, ma quello insisteva. Alla fine decise di inventarsi o accentuare alcuni particolari per dare pienamente ragione a Freud. Così che la finisse di fare domande per estorcere qualcosa che suffragasse la sua tesi.<br />
Il sogno di Freud che doveva essere intepretato da Jung, richiedeva anch&#8217;esso della  chiarificazione di alcuni particolari intimi. Ma quando Jung li chiese a Freud questi rispose che non glieli poteva dire, perchè ciò avrebbe compromesso la sua autorità.<br />
&#8220;In quel momento &#8211; commenta Jung &#8211; perse ogni autorità nei miei confronti&#8221;.</p>
<p>La scissione determina due modi di vedere l&#8217;inconscio.<br />
Il modo &#8211; il mondo &#8211; freudiano lo vede come una sorta di discarica, che richiede operazione, operazioni di bonifica che traendo energia da quello &#8211; una specie di inceneritore &#8211; rafforzino l&#8217;io.<br />
Il modo &#8211; il mondo &#8211; junghiano vede invece l&#8217;incoscio come caverna contenente tutto ciò che è vita, vitalità le cui caratteristiche non sempre sono positive, ma che possono essere anche distruttive. Anzi è proprio questo l&#8217;inconscio *unione degli opposti*.</p>
<p>E&#8217; chiaro che nel mondo freudiano non ci può essere nessun &#8220;fiore azzurro&#8221;.<br />
Mann, infatti, che non è tutto freudiano &#8211; vedi &#8220;Giuseppe e i suoi fratelli&#8221; e il &#8220;Dialogo&#8221; con Carl Kerényj &#8211; usa ancora, nella &#8220;Montagna incantata&#8221; la metafora della malattia. Del tutto freudiana.<br />
Ma non è che questa sia del tutto sbagliata, perchè anche nello junghismo vengono presi in considerazione aspetti &#8220;patologici&#8221;. Solo che vengono individuati nel &#8220;rapporto&#8221; che si ha con l&#8217;incoscio, non nell&#8217;oggetto come tale.</p>
<p>E d&#8217;altronde proprio qui sta la difficoltà con il &#8220;fiore azzurro&#8221; o &#8220;fiore d&#8217;oro&#8221;.</p>
<p>Che d&#8217;altronde non ci siamo inventato noi:</p>
<p>&#8220;Eraclito identifica il fuoco periodico con il dio eterno, il destino con il logos che produce tutte le cose dal concorso degli opposti&#8221;</p>
<p>&#8220;Per quanto tu possa camminare, e neppure percorrendo intera la via, tu<br />
potresti mai trovare i confini dell&#8217;anima: così profondo è il suo logos&#8221;.</p>
<p>Per chi volesse affrontare in un confronto diretto il &#8220;fiore&#8221; e saperne gioie e pericoli &#8211; tra tutta la sterminata letteratura specialistica in proposito &#8211; a parte la &#8220;letteratura assoluta&#8221;, per me resta decisivo, insuperabile: ELVIO FACCHINELLI, La freccia ferma, tre tentativi di annullare il tempo, Edizioni L&#8217;erba voglio, 1979. Ma oggi riedito dall&#8217;Adelphi.</p>
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