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	Commenti a: Muta quies habitat	</title>
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		<title>
		Di: orsola puecher		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/07/12/muta-quies-habitat/#comment-95107</link>

		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 08:27:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono felice di questa trasmissione Morse di incanto.
Nei classci c&#039;è una radice comune talmente profonda della nostra civiltà che agisce, quasi prima che a livello cosciente, a livello pischico ed inconscio. Come ritrovare delle matrici profonde oltre tempi, eventi, fatti, ed, è vero, oltre il nostro sonno inquieto che non riposa poi molto.
Il testo latino nella sintesi tipica della sua lingua perfetta, nella precisione realistica eppur sognante delle immagini, nella musicalità non esibita della poesia quantitativa, che non affida alla rima e neppure solo all&#039;assonanza questa sua musicalità, ma al suo battito di cuore interno, piano e poi tachicardico e poi ancora piano, si fa tradurre con una particolare meraviglia.
C&#039;è una specie di riposo parola dopo parola.
La descrizione di questo luogo nebbioso ed in controluce è tutta per negazioni, l&#039;evocazione di quel che lì non c&#039;è, dei suoi suoni, del movimento aggiunge ed aumenta  per sottrazione la suggestione di silenzio ed immobilità.
Poi il lampo e luce di Iride e poi di nuovo il silenzio.
La scrittura che con il suo poco di segnetti arriva al molto, al sublime.
La scrittura.

,\\&#039;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono felice di questa trasmissione Morse di incanto.<br />
Nei classci c&#8217;è una radice comune talmente profonda della nostra civiltà che agisce, quasi prima che a livello cosciente, a livello pischico ed inconscio. Come ritrovare delle matrici profonde oltre tempi, eventi, fatti, ed, è vero, oltre il nostro sonno inquieto che non riposa poi molto.<br />
Il testo latino nella sintesi tipica della sua lingua perfetta, nella precisione realistica eppur sognante delle immagini, nella musicalità non esibita della poesia quantitativa, che non affida alla rima e neppure solo all&#8217;assonanza questa sua musicalità, ma al suo battito di cuore interno, piano e poi tachicardico e poi ancora piano, si fa tradurre con una particolare meraviglia.<br />
C&#8217;è una specie di riposo parola dopo parola.<br />
La descrizione di questo luogo nebbioso ed in controluce è tutta per negazioni, l&#8217;evocazione di quel che lì non c&#8217;è, dei suoi suoni, del movimento aggiunge ed aumenta  per sottrazione la suggestione di silenzio ed immobilità.<br />
Poi il lampo e luce di Iride e poi di nuovo il silenzio.<br />
La scrittura che con il suo poco di segnetti arriva al molto, al sublime.<br />
La scrittura.</p>
<p>,\\&#8217;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Plessus		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/07/12/muta-quies-habitat/#comment-95105</link>

		<dc:creator><![CDATA[Plessus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 07:21:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se mi beccano addormentato in ufficio, gli leggo ‘sto passo e forse me la cavo… :-)
Scherzi che continuano, credo sia un sogno riuscire a compiere una vera metamorfosi rigenerativa del corpo e dello spirito durante il sonno. Ci si alza sempre in credito di qualcosa. Si va a letto troppo tardi e troppo stanchi, e le vergini - rimaste oltretutto tali dopo l’incontro - che si arrampicano sull’arcobaleno non si vedono più neanche dopo essersi fatti due tromboni e una mezza nobile di montepulciano.

Scherzi a parte, grazie Orsola di aver proposto questo brano. 
Lascia davvero in estasi.
Meravigliosa l’immagine di Iride che si fa largo tra i sogni e si presenta al cospetto del dio illuminando la sacra dimora con il fulgore della sua veste.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se mi beccano addormentato in ufficio, gli leggo ‘sto passo e forse me la cavo… :-)<br />
Scherzi che continuano, credo sia un sogno riuscire a compiere una vera metamorfosi rigenerativa del corpo e dello spirito durante il sonno. Ci si alza sempre in credito di qualcosa. Si va a letto troppo tardi e troppo stanchi, e le vergini &#8211; rimaste oltretutto tali dopo l’incontro &#8211; che si arrampicano sull’arcobaleno non si vedono più neanche dopo essersi fatti due tromboni e una mezza nobile di montepulciano.</p>
<p>Scherzi a parte, grazie Orsola di aver proposto questo brano.<br />
Lascia davvero in estasi.<br />
Meravigliosa l’immagine di Iride che si fa largo tra i sogni e si presenta al cospetto del dio illuminando la sacra dimora con il fulgore della sua veste.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/07/12/muta-quies-habitat/#comment-95095</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 15:17:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=6370#comment-95095</guid>

					<description><![CDATA[Ho letto i commenti con una curiosità bella, perché fanno paragoni che invitano alla riflessione, o meglio alla contemplazione.
Les métamorphoses svelano anche come l&#039;amore è irraggiungibile nel corpo stesso. Nella metamorfosi, il corpo diventa vegetale, legno, ramo,corteccia, e solo il cuore vivo dell&#039;amore batte: c&#039;è un dolore a non potere accarezzare il corpo amato nell&#039;assenza o la morte, o forse lo slancio amoroso è un miraggio, un momento luminoso destinato a scomparire. Il luogo participa all&#039;ambiente di sogno, perché simbolisa la verginità. L&#039;acqua è il megliore degli elementi per toccare il fuggivole miraggio: l&#039;altro corpo se ne va come un fantasma acquatico o rimane chiuso nel vegetale vergine.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto i commenti con una curiosità bella, perché fanno paragoni che invitano alla riflessione, o meglio alla contemplazione.<br />
Les métamorphoses svelano anche come l&#8217;amore è irraggiungibile nel corpo stesso. Nella metamorfosi, il corpo diventa vegetale, legno, ramo,corteccia, e solo il cuore vivo dell&#8217;amore batte: c&#8217;è un dolore a non potere accarezzare il corpo amato nell&#8217;assenza o la morte, o forse lo slancio amoroso è un miraggio, un momento luminoso destinato a scomparire. Il luogo participa all&#8217;ambiente di sogno, perché simbolisa la verginità. L&#8217;acqua è il megliore degli elementi per toccare il fuggivole miraggio: l&#8217;altro corpo se ne va come un fantasma acquatico o rimane chiuso nel vegetale vergine.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sparz		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/07/12/muta-quies-habitat/#comment-95080</link>

		<dc:creator><![CDATA[sparz]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 21:45:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&lt;i&gt;et rursus molli languore solutus
deposuitque caput stratoque recondidit alto.&lt;/i&gt;
Grazie per questo dolce accompagnamento, per il quale Britten è quel che Dio fece.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><i>et rursus molli languore solutus<br />
deposuitque caput stratoque recondidit alto.</i><br />
Grazie per questo dolce accompagnamento, per il quale Britten è quel che Dio fece.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/07/12/muta-quies-habitat/#comment-95075</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 18:13:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=6370#comment-95075</guid>

					<description><![CDATA[Orsola: anche se la cosa mi turba un po&#039;.
Sono stato tentato, inizialmente, di inserire nei commenti proprio questo  passo dell&#039;&quot;Inconsolabile&quot;.
Ho deciso altrimenti perché - se anche potevo collegarmi con l&#039;&quot;Euridice&quot;
di Rinuccini, citata precedentente - mi pareva una scelta troppo personale, impegnativa, che sfiora profondità difficilmente confessabili. Pericolose.

&quot;Il sesso, l&#039;ebbrezza e il sangue richiamarono sempre il mondo sotterraneo e promisero a più d&#039;uno beatitudini ctonie. Ma il tracio Orfeo, cantore, viandante nell&#039;Ade e vittima lacerata come lo stesso Dioniso, valse di più&quot;.

Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, L&#039;inconsolabile.


Io so che di questo amore si può morire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Orsola: anche se la cosa mi turba un po&#8217;.<br />
Sono stato tentato, inizialmente, di inserire nei commenti proprio questo  passo dell'&#8221;Inconsolabile&#8221;.<br />
Ho deciso altrimenti perché &#8211; se anche potevo collegarmi con l'&#8221;Euridice&#8221;<br />
di Rinuccini, citata precedentente &#8211; mi pareva una scelta troppo personale, impegnativa, che sfiora profondità difficilmente confessabili. Pericolose.</p>
<p>&#8220;Il sesso, l&#8217;ebbrezza e il sangue richiamarono sempre il mondo sotterraneo e promisero a più d&#8217;uno beatitudini ctonie. Ma il tracio Orfeo, cantore, viandante nell&#8217;Ade e vittima lacerata come lo stesso Dioniso, valse di più&#8221;.</p>
<p>Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, L&#8217;inconsolabile.</p>
<p>Io so che di questo amore si può morire.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: orsola puecher		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/07/12/muta-quies-habitat/#comment-95073</link>

		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 17:02:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[ non si sa come - ma oggi è così - pensavo a questo di Leucò... visto che poi la spelonca del Sonno confina con l&#039;Ade e il sonno stesso è fratello di Tanatos - quell&#039;altro sonno - cose così - di luci - barlumi per far paura a quelle oscure che ti vogliono prendere alla spalle ]  

&lt;i&gt;Orfeo: &quot;È andata così. Salivamo il sentiero tra il bosco delle ombre. Erano già lontani Cocito, lo Stige, la barca, i lamenti. Si intravvedeva sulle foglie il barlume del cielo. Mi sentivo alle spalle il fruscìo del suo passo. Ma io ero ancora laggiù e avevo addosso quel freddo. Pensavo che un giorno avrei dovuto tornarci, che ciò ch&#039;è stato sarà ancora. Pensavo alla vita con lei, com&#039;era prima; che un&#039;altra volta sarebbe finita. Ciò ch&#039;è stato sarà. Pensavo a quel gelo, a quel vuoto che avrei attraversato, e che lei si portava nelle ossa, nel midollo, nel sangue. Valeva la pena di rivivere ancora? Ci pensai e intravvidi il barlume del giorno. Allora dissi: &#039;Sia finita&#039; e mi voltai. Euridice scomparve come si spegne una candela. Sentii soltanto un cigolìo, come d&#039;un topo che si salva.&quot;&lt;/i&gt;

Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, L&#039;inconsolabile [1947]

,\\&#039;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[ non si sa come &#8211; ma oggi è così &#8211; pensavo a questo di Leucò&#8230; visto che poi la spelonca del Sonno confina con l&#8217;Ade e il sonno stesso è fratello di Tanatos &#8211; quell&#8217;altro sonno &#8211; cose così &#8211; di luci &#8211; barlumi per far paura a quelle oscure che ti vogliono prendere alla spalle ]  </p>
<p><i>Orfeo: &#8220;È andata così. Salivamo il sentiero tra il bosco delle ombre. Erano già lontani Cocito, lo Stige, la barca, i lamenti. Si intravvedeva sulle foglie il barlume del cielo. Mi sentivo alle spalle il fruscìo del suo passo. Ma io ero ancora laggiù e avevo addosso quel freddo. Pensavo che un giorno avrei dovuto tornarci, che ciò ch&#8217;è stato sarà ancora. Pensavo alla vita con lei, com&#8217;era prima; che un&#8217;altra volta sarebbe finita. Ciò ch&#8217;è stato sarà. Pensavo a quel gelo, a quel vuoto che avrei attraversato, e che lei si portava nelle ossa, nel midollo, nel sangue. Valeva la pena di rivivere ancora? Ci pensai e intravvidi il barlume del giorno. Allora dissi: &#8216;Sia finita&#8217; e mi voltai. Euridice scomparve come si spegne una candela. Sentii soltanto un cigolìo, come d&#8217;un topo che si salva.&#8221;</i></p>
<p>Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, L&#8217;inconsolabile [1947]</p>
<p>,\\&#8217;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: soldato blu		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/07/12/muta-quies-habitat/#comment-95072</link>

		<dc:creator><![CDATA[soldato blu]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 16:34:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[*

- E credi ai mostri, credi ai corpi imbestiati, ai sassi vivi, ai sorrisi divini, alle parole che annientavano?
- Credo in ciò che ogni uomo ha sperato e patito. Se un tempo salirono  su queste alture di sassi o cercarono paludi mortali sotto il cielo, fu perché ci trovavano qualcosa che noi non sappiamo. 


CESARE PAVESE, Dialoghi con Leucò, Einaudi, 1973, pag. 171.

*

Grazie Orsola, 
hai fatto bene alla nostre anime.
Ricordandoci a cosa dobbiamo restare fedeli
La fede che porta, al suo centro, la Vita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>*</p>
<p>&#8211; E credi ai mostri, credi ai corpi imbestiati, ai sassi vivi, ai sorrisi divini, alle parole che annientavano?<br />
&#8211; Credo in ciò che ogni uomo ha sperato e patito. Se un tempo salirono  su queste alture di sassi o cercarono paludi mortali sotto il cielo, fu perché ci trovavano qualcosa che noi non sappiamo. </p>
<p>CESARE PAVESE, Dialoghi con Leucò, Einaudi, 1973, pag. 171.</p>
<p>*</p>
<p>Grazie Orsola,<br />
hai fatto bene alla nostre anime.<br />
Ricordandoci a cosa dobbiamo restare fedeli<br />
La fede che porta, al suo centro, la Vita.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: fem		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/07/12/muta-quies-habitat/#comment-95070</link>

		<dc:creator><![CDATA[fem]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 14:25:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=6370#comment-95070</guid>

					<description><![CDATA[dalle metamorfosi al principio di conservazione dell’energia e viceversa, ecco Galileo nel “Dialogo dei massimi sistemi” Giornata Prima:

“io non son mai restato ben capace di questa trasmutazione sustanziale (restando sempre dentro a i puri termini naturali), per la quale una materia venga talmente trasformata, che si deva per necessità dire, quella essersi del tutto destrutta, sí che nulla del suo primo essere vi rimanga e ch&#039;un altro corpo, diversissimo da quella, se ne sia prodotto; ed il rappresentarmisi un corpo sotto un aspetto e di lí a poco sotto un altro differente assai, non ho per impossibile che possa seguire per una semplice trasposizione di parti, senza corrompere o generar nulla di nuovo, perché di simili metamorfosi ne vediamo noi tutto il giorno.”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>dalle metamorfosi al principio di conservazione dell’energia e viceversa, ecco Galileo nel “Dialogo dei massimi sistemi” Giornata Prima:</p>
<p>“io non son mai restato ben capace di questa trasmutazione sustanziale (restando sempre dentro a i puri termini naturali), per la quale una materia venga talmente trasformata, che si deva per necessità dire, quella essersi del tutto destrutta, sí che nulla del suo primo essere vi rimanga e ch&#8217;un altro corpo, diversissimo da quella, se ne sia prodotto; ed il rappresentarmisi un corpo sotto un aspetto e di lí a poco sotto un altro differente assai, non ho per impossibile che possa seguire per una semplice trasposizione di parti, senza corrompere o generar nulla di nuovo, perché di simili metamorfosi ne vediamo noi tutto il giorno.”</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: orsola puecher		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/07/12/muta-quies-habitat/#comment-95065</link>

		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 12:56:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=6370#comment-95065</guid>

					<description><![CDATA[[ questa si configura ormai come una catena di bellezza ]

grazie fem, i tigli del viale qui accanto, se pur potati a sangue da un qualche demone  giardiniere,  hanno da poco terminato la fioritura dei loro racemi e il loro profumo assopente per me è quello degli esami, della fine della scuola, della fine di qualcosa. Della malinconia.

Anna, allora vuol dire che hai fuoco nel tuo camino, meglio  che la pentola dipinta sul muro:

&quot;Il povero Pinocchio corse subito al focolare, dove c&#039;era una pentola che bolliva e fece l&#039;atto di scoperchiarla, per vedere che cosa ci fosse dentro, ma la pentola era dipinta sul muro.&quot;

Maria cara io circa adesso ascoltavo Dafne, prima certo di diventare alloro essa stessa sfuggendo ad Apollo, in veste di messaggera di sventura portare il triste annuncio ad Orfeo della morte di Euridice

DAFNE 
 	
&lt;i&gt;&lt;a href=&quot;http://www.poetilandia.it//audio/aria_di_dafne-euridice-jacopo_peri.mp3&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Per quel vago boschetto&lt;/a&gt;
ove rigando i fiori
lento trascorre il fonte degl&#039;allori,
prendea dolce diletto
con le compagne sue la bella sposa,
chi violetta, o rosa
per far ghirlande al crine
togliea dal prato, e dall&#039;acute spine,
e qual posando il fianco
su la fiorita sponda
dolce cantava al mormorar dell&#039;onda.

Ma la bella Euridice
movea danzando il piè su &#039;l verde prato,
quando ria sorte acerba
angue crudo, e spietato,
che celato giacea tra fiori, e l&#039;erba
punsele il piè con sì maligno dente,
ch&#039;impallidì repente
come raggio di sol che nube adombri,
e dal profondo core
con un sospir mortale,
sì spaventoso ohimè, sospinse fore
che quasi avesse l&#039;ale
giunse ogni ninfa al doloroso suono,
ed ella in abbandono
tutta lasciossi allor nell&#039;altrui braccia,
spargea il bel volto, e le dorate chiome
un sudor vie più freddo assai che ghiaccio.
Indi s&#039;udio il suo nome
tra le labbra sonar fredde e tremanti
e volti gl&#039;occhi al cielo
scolorito il bel viso, e i bei sembianti
restò tanta bellezza immobil gelo.&lt;/i&gt;

da L&#039;Euridice
(6 Ottobre 1600)
libretto di Ottavio RINUCCINI
musica di Jacopo PERI

La prima vera scena drammatica di tutto il teatro d&#039;opera

Da notare circa da &lt;i&gt;&quot;punsele il piè con sì maligno dente&quot;&lt;/i&gt; la dissonanza come espressione di angoscia e di dolore, di brivido freddo fra la risolta carezza dell&#039;assonanza. L&#039;entrarvi ed uscirvi dei suoni sulle parole.

,\\&#039;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[ questa si configura ormai come una catena di bellezza ]</p>
<p>grazie fem, i tigli del viale qui accanto, se pur potati a sangue da un qualche demone  giardiniere,  hanno da poco terminato la fioritura dei loro racemi e il loro profumo assopente per me è quello degli esami, della fine della scuola, della fine di qualcosa. Della malinconia.</p>
<p>Anna, allora vuol dire che hai fuoco nel tuo camino, meglio  che la pentola dipinta sul muro:</p>
<p>&#8220;Il povero Pinocchio corse subito al focolare, dove c&#8217;era una pentola che bolliva e fece l&#8217;atto di scoperchiarla, per vedere che cosa ci fosse dentro, ma la pentola era dipinta sul muro.&#8221;</p>
<p>Maria cara io circa adesso ascoltavo Dafne, prima certo di diventare alloro essa stessa sfuggendo ad Apollo, in veste di messaggera di sventura portare il triste annuncio ad Orfeo della morte di Euridice</p>
<p>DAFNE </p>
<p><i><a href="http://www.poetilandia.it//audio/aria_di_dafne-euridice-jacopo_peri.mp3" target="_blank" rel="nofollow">Per quel vago boschetto</a><br />
ove rigando i fiori<br />
lento trascorre il fonte degl&#8217;allori,<br />
prendea dolce diletto<br />
con le compagne sue la bella sposa,<br />
chi violetta, o rosa<br />
per far ghirlande al crine<br />
togliea dal prato, e dall&#8217;acute spine,<br />
e qual posando il fianco<br />
su la fiorita sponda<br />
dolce cantava al mormorar dell&#8217;onda.</p>
<p>Ma la bella Euridice<br />
movea danzando il piè su &#8216;l verde prato,<br />
quando ria sorte acerba<br />
angue crudo, e spietato,<br />
che celato giacea tra fiori, e l&#8217;erba<br />
punsele il piè con sì maligno dente,<br />
ch&#8217;impallidì repente<br />
come raggio di sol che nube adombri,<br />
e dal profondo core<br />
con un sospir mortale,<br />
sì spaventoso ohimè, sospinse fore<br />
che quasi avesse l&#8217;ale<br />
giunse ogni ninfa al doloroso suono,<br />
ed ella in abbandono<br />
tutta lasciossi allor nell&#8217;altrui braccia,<br />
spargea il bel volto, e le dorate chiome<br />
un sudor vie più freddo assai che ghiaccio.<br />
Indi s&#8217;udio il suo nome<br />
tra le labbra sonar fredde e tremanti<br />
e volti gl&#8217;occhi al cielo<br />
scolorito il bel viso, e i bei sembianti<br />
restò tanta bellezza immobil gelo.</i></p>
<p>da L&#8217;Euridice<br />
(6 Ottobre 1600)<br />
libretto di Ottavio RINUCCINI<br />
musica di Jacopo PERI</p>
<p>La prima vera scena drammatica di tutto il teatro d&#8217;opera</p>
<p>Da notare circa da <i>&#8220;punsele il piè con sì maligno dente&#8221;</i> la dissonanza come espressione di angoscia e di dolore, di brivido freddo fra la risolta carezza dell&#8217;assonanza. L&#8217;entrarvi ed uscirvi dei suoni sulle parole.</p>
<p>,\\&#8217;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: maria (v)		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/07/12/muta-quies-habitat/#comment-95062</link>

		<dc:creator><![CDATA[maria (v)]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 11:56:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=6370#comment-95062</guid>

					<description><![CDATA[ah, altra &quot;coincidenza&quot;: XIII commento!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ah, altra &#8220;coincidenza&#8221;: XIII commento!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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