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	Commenti a: La fame	</title>
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		<title>
		Di: Jean-Marc		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jean-Marc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Aug 2008 22:17:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Rea per dovere inconsapevole, avvilita nelle stazioni d’un deserto animale&quot;: c&#039;è bisogno di argomentare perché questa frase risulti una mistificazione di  un pensiero, di una sensazione o altro? Secondo me no!
Per quanto riguarda il &quot;patetico&quot;: tutto il respiro del testo che in un tentativo di poeticizzare una situazione brutale, esalta la sofferenza ed il senso di colpa, a me sembra patetico.
Detto questo, qui non siamo a scuola (dove si fa finta di commentare anche quando non c&#039;è nulla da commentare) e neanche all&#039;asilo...per quanto l&#039;argomentare possa essere uno dei doveri del buonsenso civile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Rea per dovere inconsapevole, avvilita nelle stazioni d’un deserto animale&#8221;: c&#8217;è bisogno di argomentare perché questa frase risulti una mistificazione di  un pensiero, di una sensazione o altro? Secondo me no!<br />
Per quanto riguarda il &#8220;patetico&#8221;: tutto il respiro del testo che in un tentativo di poeticizzare una situazione brutale, esalta la sofferenza ed il senso di colpa, a me sembra patetico.<br />
Detto questo, qui non siamo a scuola (dove si fa finta di commentare anche quando non c&#8217;è nulla da commentare) e neanche all&#8217;asilo&#8230;per quanto l&#8217;argomentare possa essere uno dei doveri del buonsenso civile.</p>
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		<title>
		Di: franz krauspenhaar		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Aug 2008 06:54:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Faccio notare a jean-marc che da queste parti ne abbiamo piene le scatole di &quot;giudizi&quot; come il suo. Argomentare, please. Soprattutto quando si ha a che fare con uno scritto particolare - e discutibilissimo - come questo.

Non ve la potete cavare - e questo vale anche per Tash, noto terrorista del buonsenso civile - con queste stronzissime puttanate. Se avete un cervello invece di un culo, lassù in testa, usatelo.
Detto questo: carissima Nina, non è importante che questa gente abbia subito violenza. Non ce ne è bisogno, per capire il tuo testo. Ed eventualmente apprezzarlo o rifiuutarlo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Faccio notare a jean-marc che da queste parti ne abbiamo piene le scatole di &#8220;giudizi&#8221; come il suo. Argomentare, please. Soprattutto quando si ha a che fare con uno scritto particolare &#8211; e discutibilissimo &#8211; come questo.</p>
<p>Non ve la potete cavare &#8211; e questo vale anche per Tash, noto terrorista del buonsenso civile &#8211; con queste stronzissime puttanate. Se avete un cervello invece di un culo, lassù in testa, usatelo.<br />
Detto questo: carissima Nina, non è importante che questa gente abbia subito violenza. Non ce ne è bisogno, per capire il tuo testo. Ed eventualmente apprezzarlo o rifiuutarlo.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Nina Maroccolo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/07/25/la-fame/#comment-95891</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nina Maroccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Aug 2008 01:06:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@JEAN-MARC
Evidentemente non ha mai subìto una violenza sessuale all&#039;interno di famiglia!
*
Per imparare a scrivere non vado alla Holden, mi spiace.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@JEAN-MARC<br />
Evidentemente non ha mai subìto una violenza sessuale all&#8217;interno di famiglia!<br />
*<br />
Per imparare a scrivere non vado alla Holden, mi spiace.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Jean-Marc		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/07/25/la-fame/#comment-95867</link>

		<dc:creator><![CDATA[Jean-Marc]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Aug 2008 18:35:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Testo mistificante e patetico! Buono solo come esempio di come non bisogna scrivere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Testo mistificante e patetico! Buono solo come esempio di come non bisogna scrivere.</p>
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		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/07/25/la-fame/#comment-95569</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jul 2008 12:20:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie Nina!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Nina!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Nina Maroccolo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/07/25/la-fame/#comment-95559</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nina Maroccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jul 2008 01:13:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Véronique da Nina

La scrittura apre destini. Ci troviamo sempre a decifrarli, o a tentare di farlo. 
E&#039; dura Véronique. Non lasciare mai che qualcuno decida per te: creati ogni possibilità di fronte a te stessa. 
Ti auguro immensamente una finestra spalancata sul cielo, mai il deserto...
Un abbraccio cara amica,
Nina]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Véronique da Nina</p>
<p>La scrittura apre destini. Ci troviamo sempre a decifrarli, o a tentare di farlo.<br />
E&#8217; dura Véronique. Non lasciare mai che qualcuno decida per te: creati ogni possibilità di fronte a te stessa.<br />
Ti auguro immensamente una finestra spalancata sul cielo, mai il deserto&#8230;<br />
Un abbraccio cara amica,<br />
Nina</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/07/25/la-fame/#comment-95539</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Jul 2008 14:29:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bella la tue risposta, Nina e cosi vera.
Il lettore che legge poesia è come nel deserto di fronte al cielo da decifrare, di fronte alla sua vita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bella la tue risposta, Nina e cosi vera.<br />
Il lettore che legge poesia è come nel deserto di fronte al cielo da decifrare, di fronte alla sua vita.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Nina Maroccolo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/07/25/la-fame/#comment-95495</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nina Maroccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jul 2008 16:38:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cari amici, 
intanto vi ringrazio per essere qui insieme a me, a scrivere e soprattutto a meditare su un ventaglio di argomentazioni, cui il sentimento della colpa è duttile a quel principio di organicità collettiva che ben conosciamo. Il discorso del bello e del brutto è veramente relativo. Guardiamo alla sostanza (grazie Eumenidi di NI) che è altro, qualcosa distintamente pesante da portare, da espiare e redimere. 
Il &quot;signore&quot; che vaga è un animale adorabile: il capretto. 
La parte di quello scritto si rifà, forse con accento cifrato, all&#039;antica tradizione ebraica in cui, nel passaggio dei &quot;giorni del perdono&quot;, l&#039;umano è costretto a sacrificare l&#039;animale dopo averlo custodito, venerato, amato. 
Nella ritualità cenacolare, l&#039;ultima, in segno di rispetto il dolce capro passa di mano in mano sopra la testa di ciascun astante, sempre con cura ed attenzione.
Secondo questo rimando ebraico, il capretto verrà abbandonato nel deserto, lasciato andare al suo destino ineluttabile: perché esso morirà.
Da qui il detto &quot;capro espiatorio&quot;. 
Attraverso l&#039;abbandono e la morte, si consuma nella comunità questo atto riconosciuto di colpa; segue l&#039;espiazione; poi, la redenzione.
Ho riassunto molto velocemente questo passaggio per TASH. In effetti, caro Tash la metafora è sempre dietro la porta; quel capro è &quot;chiarità di carne e sangue&quot;, e va rispettato nel ruolo di creatura che subisce una volontà altra. Non certamente sua.
E noi, quante volte subiamo nella vita efferatezze, violenze, soprusi dettati da volontà quasi mai reo-confesse: ce le ritroviamo addosso senza un perché. E siamo i primi a sentire la &quot;metacolpa&quot;.

Una domanda a tutti:
cosa pensate di un bambino stuprato all&#039;interno di una famiglia, ad esempio? E&#039; per lui condanna, processo infinito di colpa malgrado tale violenza l&#039;abbia subìta?
Quel bambino che adulto diventerà?
Avrà fame o no? E di cosa? Di vendetta?
Quel bambino vivrà, se non recuperato in tempo, il deserto e la morte del capretto amico...

A voi la parola. Grazie di cuore acutissima Nadia, Tash, immancabile Renata e dolce Veronique. Tutti vicinissimi a verità inconsolabili...

Vostra Nina]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari amici,<br />
intanto vi ringrazio per essere qui insieme a me, a scrivere e soprattutto a meditare su un ventaglio di argomentazioni, cui il sentimento della colpa è duttile a quel principio di organicità collettiva che ben conosciamo. Il discorso del bello e del brutto è veramente relativo. Guardiamo alla sostanza (grazie Eumenidi di NI) che è altro, qualcosa distintamente pesante da portare, da espiare e redimere.<br />
Il &#8220;signore&#8221; che vaga è un animale adorabile: il capretto.<br />
La parte di quello scritto si rifà, forse con accento cifrato, all&#8217;antica tradizione ebraica in cui, nel passaggio dei &#8220;giorni del perdono&#8221;, l&#8217;umano è costretto a sacrificare l&#8217;animale dopo averlo custodito, venerato, amato.<br />
Nella ritualità cenacolare, l&#8217;ultima, in segno di rispetto il dolce capro passa di mano in mano sopra la testa di ciascun astante, sempre con cura ed attenzione.<br />
Secondo questo rimando ebraico, il capretto verrà abbandonato nel deserto, lasciato andare al suo destino ineluttabile: perché esso morirà.<br />
Da qui il detto &#8220;capro espiatorio&#8221;.<br />
Attraverso l&#8217;abbandono e la morte, si consuma nella comunità questo atto riconosciuto di colpa; segue l&#8217;espiazione; poi, la redenzione.<br />
Ho riassunto molto velocemente questo passaggio per TASH. In effetti, caro Tash la metafora è sempre dietro la porta; quel capro è &#8220;chiarità di carne e sangue&#8221;, e va rispettato nel ruolo di creatura che subisce una volontà altra. Non certamente sua.<br />
E noi, quante volte subiamo nella vita efferatezze, violenze, soprusi dettati da volontà quasi mai reo-confesse: ce le ritroviamo addosso senza un perché. E siamo i primi a sentire la &#8220;metacolpa&#8221;.</p>
<p>Una domanda a tutti:<br />
cosa pensate di un bambino stuprato all&#8217;interno di una famiglia, ad esempio? E&#8217; per lui condanna, processo infinito di colpa malgrado tale violenza l&#8217;abbia subìta?<br />
Quel bambino che adulto diventerà?<br />
Avrà fame o no? E di cosa? Di vendetta?<br />
Quel bambino vivrà, se non recuperato in tempo, il deserto e la morte del capretto amico&#8230;</p>
<p>A voi la parola. Grazie di cuore acutissima Nadia, Tash, immancabile Renata e dolce Veronique. Tutti vicinissimi a verità inconsolabili&#8230;</p>
<p>Vostra Nina</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/07/25/la-fame/#comment-95490</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jul 2008 15:08:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Primo l&#039;immagine che dice solitudine, raccoglimento fino al dolore, la ricerca della protezione come entrare nel corpo propio, scomparire.
Il testo possiede una musica meditativa, con luce biblica folgorante. Nel deserto dell&#039; amore, nell&#039;arido della fame, nasce un vero confronto con l&#039;essere, quando il mondo è divorato, quando rimane sola la riva: una vista che parla del cibo materno a secco: &quot;madri dalle smorte tetre mammelle&quot;

Poesia che amo nella musica arida dove brilla il pensiero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Primo l&#8217;immagine che dice solitudine, raccoglimento fino al dolore, la ricerca della protezione come entrare nel corpo propio, scomparire.<br />
Il testo possiede una musica meditativa, con luce biblica folgorante. Nel deserto dell&#8217; amore, nell&#8217;arido della fame, nasce un vero confronto con l&#8217;essere, quando il mondo è divorato, quando rimane sola la riva: una vista che parla del cibo materno a secco: &#8220;madri dalle smorte tetre mammelle&#8221;</p>
<p>Poesia che amo nella musica arida dove brilla il pensiero.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: renatamorresi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/07/25/la-fame/#comment-95478</link>

		<dc:creator><![CDATA[renatamorresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jul 2008 10:01:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ma perché ogni tanto non si può conversare coi testi per quello che dicono e chiedono - qualcuno dice Buongiorno, si risponde Buongiorno -  non si sta sempre a collocare &quot;la scrittura&quot; nell&#039;asse del Bene o del Male, chi se ne importa di essere servi della &quot;scrittura&quot;?

qui si chiede che fare della colpa, e di &quot;un Io resosi consapevole del proprio sentimento di colpa&quot;, e di una spirale di colpe e metacolpe di cui &quot;noi&quot; (uno dei pronomi più pericolosi della storia, diceva Barbara Christian) siamo le vittime (ir)responsabili (da cui il movimento autofago - e colpisce quanto imponente sia questa metafora in tanto immaginario contemporaneo, penso ai Self-Eaters di Gianmaria Annovi, a certe cose di Elisa Biagini)

su di me si impone fortissima questa affermazione basilare del &quot;tutto&quot; (non ho da mangiare, non mangio...) ed è qualcosa che francamente mi interessa, mi interessa umanamente.

bello Nina

r]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ma perché ogni tanto non si può conversare coi testi per quello che dicono e chiedono &#8211; qualcuno dice Buongiorno, si risponde Buongiorno &#8211;  non si sta sempre a collocare &#8220;la scrittura&#8221; nell&#8217;asse del Bene o del Male, chi se ne importa di essere servi della &#8220;scrittura&#8221;?</p>
<p>qui si chiede che fare della colpa, e di &#8220;un Io resosi consapevole del proprio sentimento di colpa&#8221;, e di una spirale di colpe e metacolpe di cui &#8220;noi&#8221; (uno dei pronomi più pericolosi della storia, diceva Barbara Christian) siamo le vittime (ir)responsabili (da cui il movimento autofago &#8211; e colpisce quanto imponente sia questa metafora in tanto immaginario contemporaneo, penso ai Self-Eaters di Gianmaria Annovi, a certe cose di Elisa Biagini)</p>
<p>su di me si impone fortissima questa affermazione basilare del &#8220;tutto&#8221; (non ho da mangiare, non mangio&#8230;) ed è qualcosa che francamente mi interessa, mi interessa umanamente.</p>
<p>bello Nina</p>
<p>r</p>
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