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	Commenti a: Credere, obbedire, combattere (di quando l&#8217;esercito scendeva per strada)	</title>
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		<title>
		Di: Tommaso Lisa		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Lisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Aug 2008 07:37:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tornato dalla vacanza waldeniana in un bosco, vado a Pistoia da Francesca per cena. L’occasione è anche un ritorno da una vacanza intellettuale, che dura da tempo. Abbiamo trascorso insieme ore, a notte: la ho ascoltata esporre le stesse idee di questo articolo, replicando poco, per lasciar sedimentare il pensiero. Rispondo ora, e poco sarebbe dire un semplice grazie, non riduttivamente irenico. Questa è un’occasione per rifare il punto su problemi comuni, per rifare la punta al pensiero, testarne la resistenza. Condivido animo poetico e volontà di coscienza che l’articolo esprime. Ma rilevo anche, con rammarico solidale alla visione idealista, che gli strumenti dell’ottimismo della volontà e del pessimismo della ragione, se non rinvigoriti da un diverso modo di vedere il mondo, risultino sterili. È tristemente vero ciò che le parole elencano: sfila palese ogni giorno sotto gli occhi, rafforzando il senso d’indignazione e insofferenza che inevitabilmente s’accende se si ha coscienza critica o memoria storica. Ma il saggio di Francesca non porge strumenti interpretativi, se non una constatazione di fatti e una commossa espressione di sentimenti. Oltre a stimolare impulsi affettivi, non dà strumenti razionali per affrontare lo stato di sfacelo, la realtà del quotidiano teatrino dell’esausto. La forza dell’articolo risiede nel bilanciamento tra constatazione della realtà, esperienza personale e calibrato uso di citazioni colte. Fascismo, razzismo, oblio, sono categorie umane ricorrenti, che tornano ciclicamente nella trama sociale. È indubbio che nella storia dell’Occidente stia esaurendo il ciclo di valori positivi innescatosi a seguito della catastrofe della seconda guerra mondiale. Se la fede positivista nel progresso si è estinta a metà del secolo, si stanno esaurendo oggi i valori le energie positive dell’umanesimo critico che ha permesso a almeno tre generazioni di sperare in un futuro migliore, in fatto di sviluppo economico e di diritti umani. Dagli ultimi bargagli di tale umanesimo, sul finire degli anni Settanta, ci siamo formati, io come Francesca, prima di venire schizofrenicamente distorti dalla legge del più forte nel mercato, dall’imperialismo delle coscienze del nuovo benessere anni Ottanta. I volti e i proclami, i simboli del potere esposti quotidianamente sulla carta e sugli schermi, sono una manifestazione esteriore e estrema di dinamiche magmatiche precedenti. Per riprendere la nota dialettica marxista, ancora efficace, ciò che si manifesta nella comunicazione è sovrastruttura, che non cambia lo stato delle cose, se non di riflesso. Ciò che determina processi di rimozione e crimini sociali è la struttura, dinamiche economiche produttive. Il vizio risiede nello scambiare gli effetti per delle cause; sopravvalutare il valore simbolico, sovrastrutturale, di segni, icone e parole, già gestiti da chi detiene il potere, senza comprende le strutture economiche, le dinamiche produttive alla base della oscietà. Per ricollegarmi alle parole di Francesca, forse l’esercito è stato mandato nelle città per un motivo meno evidente di un Golpe (tema usato dalla destra come spauracchio per frastornare l’opinione critica della cosiddetta sinistra) quanto piuttosto e più semplicemente (ma non meno tragicamente) per supplire all’incapacità del governo di pagare in modo decente la polizia, istituzionalmente demandata a tale compito. L’economia occidentale, così come è impostata adesso (e bisognerebbe quindi comprendere come è impostata) è un castello di carte che, se non reinventa e rifonda le sue basi (una idea può essere quella di Al Gore, ma confidiamo pure in Obama, o in una nuova Cina democratica), è arrivata agli ultimi piani, per un fatto strutturale di risorse, di materie prime, e rischia di collassare. Servono nuovi progetti sociali, idee strutturate. Non una dialettica basata sull’opposizione di slogan esteriori, di gesti simbolici. Un individuo che volesse agire sulla realtà andando oltre la constatazione angosciata della dissoluzione dei valori dovrebbe acquisire prima conoscienze economiche, matematiche, scientifiche e giuridiche, oltre che consolidare la pregressa formazione umanista. Gli ideali restano tali, ossia sovrastruttura, se non si mettono in gioco le competenze specifiche per agire sulla struttura. Non credo sia efficace constatare e indignarsi per gli effetti, soprattutto se mediatici; sarebbe più saggio comprendere le cause che spingono il mercato, l’economia, e di conseguenza gli individui che determinano le leggi del mercato e dell’economia, ad agire in tale maniera, a fare queste leggi, imposte poi alla popolazione. Non trovo infine, in alcun contesto possibile, degno di ammirazione il motto “credere, obbedire, combattere” che rispecchia, in prima istanza, un modo di essere fascista in primo luogo verso se stessi. La voce che comanda è la voce del nemico. Il nemico è la faccia di Fini sui manifesti elettorali, il simbolo della divisa, il logo, il marchio, la bandiera, il denaro, dio. L’appartenenza a un ideale che uniforma e legittima a imporsi sugli altri, oltre l’umana differenza. Occorrerebbe piuttosto insegnare a spengere il flusso di informazione che veicola l’ideologia del potere. Proprio da se stessi occorrebbe ripartire, nell’atteggiamento quotidiano verso la struttura mutevole e frammentata della cosiddetta identità, attraverso esercizi spirituali di meditazione, che si rispecchino nella comprensione verso gli altri, interpretati quali irriducibile alterità, e proprio per questo compresi. Questo è anche il punto di forza delle parole dell’articolo di Francesca, quelle conclusive. Partire da presupposti individuali, per non cadere in ripiegamenti scettici o in massimalismi ideologici, interpretando magari liberamente la Ginestra leopardiana. Considerare l’intrinseca fragilità e miseria umana, e la comune sorte, al di là di ogni articolo di fede o di mercato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tornato dalla vacanza waldeniana in un bosco, vado a Pistoia da Francesca per cena. L’occasione è anche un ritorno da una vacanza intellettuale, che dura da tempo. Abbiamo trascorso insieme ore, a notte: la ho ascoltata esporre le stesse idee di questo articolo, replicando poco, per lasciar sedimentare il pensiero. Rispondo ora, e poco sarebbe dire un semplice grazie, non riduttivamente irenico. Questa è un’occasione per rifare il punto su problemi comuni, per rifare la punta al pensiero, testarne la resistenza. Condivido animo poetico e volontà di coscienza che l’articolo esprime. Ma rilevo anche, con rammarico solidale alla visione idealista, che gli strumenti dell’ottimismo della volontà e del pessimismo della ragione, se non rinvigoriti da un diverso modo di vedere il mondo, risultino sterili. È tristemente vero ciò che le parole elencano: sfila palese ogni giorno sotto gli occhi, rafforzando il senso d’indignazione e insofferenza che inevitabilmente s’accende se si ha coscienza critica o memoria storica. Ma il saggio di Francesca non porge strumenti interpretativi, se non una constatazione di fatti e una commossa espressione di sentimenti. Oltre a stimolare impulsi affettivi, non dà strumenti razionali per affrontare lo stato di sfacelo, la realtà del quotidiano teatrino dell’esausto. La forza dell’articolo risiede nel bilanciamento tra constatazione della realtà, esperienza personale e calibrato uso di citazioni colte. Fascismo, razzismo, oblio, sono categorie umane ricorrenti, che tornano ciclicamente nella trama sociale. È indubbio che nella storia dell’Occidente stia esaurendo il ciclo di valori positivi innescatosi a seguito della catastrofe della seconda guerra mondiale. Se la fede positivista nel progresso si è estinta a metà del secolo, si stanno esaurendo oggi i valori le energie positive dell’umanesimo critico che ha permesso a almeno tre generazioni di sperare in un futuro migliore, in fatto di sviluppo economico e di diritti umani. Dagli ultimi bargagli di tale umanesimo, sul finire degli anni Settanta, ci siamo formati, io come Francesca, prima di venire schizofrenicamente distorti dalla legge del più forte nel mercato, dall’imperialismo delle coscienze del nuovo benessere anni Ottanta. I volti e i proclami, i simboli del potere esposti quotidianamente sulla carta e sugli schermi, sono una manifestazione esteriore e estrema di dinamiche magmatiche precedenti. Per riprendere la nota dialettica marxista, ancora efficace, ciò che si manifesta nella comunicazione è sovrastruttura, che non cambia lo stato delle cose, se non di riflesso. Ciò che determina processi di rimozione e crimini sociali è la struttura, dinamiche economiche produttive. Il vizio risiede nello scambiare gli effetti per delle cause; sopravvalutare il valore simbolico, sovrastrutturale, di segni, icone e parole, già gestiti da chi detiene il potere, senza comprende le strutture economiche, le dinamiche produttive alla base della oscietà. Per ricollegarmi alle parole di Francesca, forse l’esercito è stato mandato nelle città per un motivo meno evidente di un Golpe (tema usato dalla destra come spauracchio per frastornare l’opinione critica della cosiddetta sinistra) quanto piuttosto e più semplicemente (ma non meno tragicamente) per supplire all’incapacità del governo di pagare in modo decente la polizia, istituzionalmente demandata a tale compito. L’economia occidentale, così come è impostata adesso (e bisognerebbe quindi comprendere come è impostata) è un castello di carte che, se non reinventa e rifonda le sue basi (una idea può essere quella di Al Gore, ma confidiamo pure in Obama, o in una nuova Cina democratica), è arrivata agli ultimi piani, per un fatto strutturale di risorse, di materie prime, e rischia di collassare. Servono nuovi progetti sociali, idee strutturate. Non una dialettica basata sull’opposizione di slogan esteriori, di gesti simbolici. Un individuo che volesse agire sulla realtà andando oltre la constatazione angosciata della dissoluzione dei valori dovrebbe acquisire prima conoscienze economiche, matematiche, scientifiche e giuridiche, oltre che consolidare la pregressa formazione umanista. Gli ideali restano tali, ossia sovrastruttura, se non si mettono in gioco le competenze specifiche per agire sulla struttura. Non credo sia efficace constatare e indignarsi per gli effetti, soprattutto se mediatici; sarebbe più saggio comprendere le cause che spingono il mercato, l’economia, e di conseguenza gli individui che determinano le leggi del mercato e dell’economia, ad agire in tale maniera, a fare queste leggi, imposte poi alla popolazione. Non trovo infine, in alcun contesto possibile, degno di ammirazione il motto “credere, obbedire, combattere” che rispecchia, in prima istanza, un modo di essere fascista in primo luogo verso se stessi. La voce che comanda è la voce del nemico. Il nemico è la faccia di Fini sui manifesti elettorali, il simbolo della divisa, il logo, il marchio, la bandiera, il denaro, dio. L’appartenenza a un ideale che uniforma e legittima a imporsi sugli altri, oltre l’umana differenza. Occorrerebbe piuttosto insegnare a spengere il flusso di informazione che veicola l’ideologia del potere. Proprio da se stessi occorrebbe ripartire, nell’atteggiamento quotidiano verso la struttura mutevole e frammentata della cosiddetta identità, attraverso esercizi spirituali di meditazione, che si rispecchino nella comprensione verso gli altri, interpretati quali irriducibile alterità, e proprio per questo compresi. Questo è anche il punto di forza delle parole dell’articolo di Francesca, quelle conclusive. Partire da presupposti individuali, per non cadere in ripiegamenti scettici o in massimalismi ideologici, interpretando magari liberamente la Ginestra leopardiana. Considerare l’intrinseca fragilità e miseria umana, e la comune sorte, al di là di ogni articolo di fede o di mercato.</p>
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		<title>
		Di: Loris R.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/08/06/credere-obbedire-combattere-di-quando-lesercito-scendeva-per-strada/#comment-95931</link>

		<dc:creator><![CDATA[Loris R.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Aug 2008 04:00:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il nemico sta sempre all&#039;orizzonte del nostro sguardo. Qui a Verona l&#039;esercito sta esercitando il monopolio della violenza principalmente su etnie altre (presunti spacciatori, presunti mendicanti, presunti lavavetri, presunti irregolari), tutta gente di cui si sa poco, osservata per lo più attraverso la lente deformante del meme-stereotipo dello straniero secondo Mediaset. Ma chi sono poi questi nemici, non lo si viene mai a sapere. Qui chi esercita il potere fa leva sull&#039;inconscio desiderio di preservare il piccolo mondo antico (Verona non è  Roma, Milano o Napoli e sfortunatamente vive ancora il sogno di essere un&#039;oasi) del cittadino per bene, pulito, morigerato, campanilista (e per lo più ignavo) dal panta rei della storia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nemico sta sempre all&#8217;orizzonte del nostro sguardo. Qui a Verona l&#8217;esercito sta esercitando il monopolio della violenza principalmente su etnie altre (presunti spacciatori, presunti mendicanti, presunti lavavetri, presunti irregolari), tutta gente di cui si sa poco, osservata per lo più attraverso la lente deformante del meme-stereotipo dello straniero secondo Mediaset. Ma chi sono poi questi nemici, non lo si viene mai a sapere. Qui chi esercita il potere fa leva sull&#8217;inconscio desiderio di preservare il piccolo mondo antico (Verona non è  Roma, Milano o Napoli e sfortunatamente vive ancora il sogno di essere un&#8217;oasi) del cittadino per bene, pulito, morigerato, campanilista (e per lo più ignavo) dal panta rei della storia.</p>
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		<title>
		Di: Nina Maroccolo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/08/06/credere-obbedire-combattere-di-quando-lesercito-scendeva-per-strada/#comment-95890</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nina Maroccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Aug 2008 00:59:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[PS: sono andata fuori tema?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>PS: sono andata fuori tema?</p>
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		<title>
		Di: Nina Maroccolo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/08/06/credere-obbedire-combattere-di-quando-lesercito-scendeva-per-strada/#comment-95889</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nina Maroccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Aug 2008 00:53:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=6931#comment-95889</guid>

					<description><![CDATA[Francesca! Bellissimo, crudelmente reale questo tuo articolo-reportage. Una visione attuale lucida e spietata. 
Il tuo grido lacerante passa tra fili distorti, è un cuore spinato nei meandri della Storia, un frammento allargato di  verità conclamata che tutti viviamo, e che in pochi rivendichiamo. Perché il problema sta qui: dov&#039;è finita la gente? In mezzo alle strade c&#039;è il deserto. Bisogna abbeverare le pietre, dopodiché indurle a protestare contro un&#039;afonia dilagante.
Parafrasando, diceva Bob Marley: &quot;Non sono io che non voglio il sistema. E&#039; il sistema che non mi vuole&quot;.
Io sono disposta a scendere in piazza, ma senza ascoltare petulanze di una sinistra &quot;chic&quot; con epicedi alla Travaglio-Guzzanti-Grillo: puzzano, non odorano di santità né emanano soluzioni ragionevoli. Bensì, gli ingenui menzionati, incrementano la popolarità degli avversari: uno ha la faccia monoespressiva (Fini, appunto), l&#039;altra possiede un toupet vero che garantisce il capello ma non il futuro dei miserabili. Il patto d&#039;acciaio, con una percentuale di bassa Lega. 
Non abbiamo statisti. Ma funzionari di marketing, bancari, affaristi, splendidi contabili, ma non STATISTI!
Esistono individui menzogneri che hanno una forma-pensiero limacciosa, così da scivolare più facilmente sul verbo &quot;comprendere&quot;, oltrepassarlo senza scalfitture, dimenticarlo come parola-modello per condurre a riva chi sta affogando.
*
Italietta, oh Italietta storna, quale vergogna! 
*
Mi sovviene spontanea l&#039;associazione &quot;Credere. Obbedire. Combattere&quot; - perdonami Francesca - con &quot;Marciare per non marcire&quot;. Entrambe frutto di idealità diverse, provenienti da aree politiche diverse. Eppure mi chiedo, nell&#039;Anno Domini 2008, quale monitorare tra i due slogan. 
Il primo ha un pregio assoluto: riportare alla coscienza claudicante un monito severo, un idealismo ed una voglia di fare che, personalmente, mi appartengono.
Il secondo è dei nostalgici. 
Il nostalgico, secondo un codice antropologico identificato, vive ancora tra ricordi mussoliniani, trovando apici esultanti nel rammemorare Almirante: ma sembra che non intendano comunque marciare! Marcire, forse sì. 
A loro insaputa. 
Comunque, sono da tenere d&#039;occhio: alimentano fiamme verdi-bianco-rosse d&#039;età giovane.
*
Ci si rapporta alla Storia, alla memoria contemporanea con questo tuo importante scritto - cara Francesca. 
La Storia è tra le uniche possibilità per formare le coscienze delle nuove generazioni, e ripulire da ragnatele quelle più anziane.
Noi scrittori, sono pienamente d&#039;accordo con l&#039;amico Eraldo Affinati, abbiamo un dovere: la responsabilità della parola. Il rapportarci alla realtà circostante, considerando come valore imprescindibile l&#039;etica. Il rispetto, la comprensione, la consapevolezza degli eventi sociali, civili, umani. Senza dimenticare che la Storia di oggi è la conseguenza o, peggio, la ripetizione, di scelte ideologiche, spesso prevaricatrici, estreme, drammaticamente sbagliate. Ma pure, come nel caso germanico che portò alle elezioni democratiche il fautore del nazionalsocialismo, con il consenso dei cittadini. E qui sta l&#039;aberrazione.

Grazie, Francesca.
Nina]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Francesca! Bellissimo, crudelmente reale questo tuo articolo-reportage. Una visione attuale lucida e spietata.<br />
Il tuo grido lacerante passa tra fili distorti, è un cuore spinato nei meandri della Storia, un frammento allargato di  verità conclamata che tutti viviamo, e che in pochi rivendichiamo. Perché il problema sta qui: dov&#8217;è finita la gente? In mezzo alle strade c&#8217;è il deserto. Bisogna abbeverare le pietre, dopodiché indurle a protestare contro un&#8217;afonia dilagante.<br />
Parafrasando, diceva Bob Marley: &#8220;Non sono io che non voglio il sistema. E&#8217; il sistema che non mi vuole&#8221;.<br />
Io sono disposta a scendere in piazza, ma senza ascoltare petulanze di una sinistra &#8220;chic&#8221; con epicedi alla Travaglio-Guzzanti-Grillo: puzzano, non odorano di santità né emanano soluzioni ragionevoli. Bensì, gli ingenui menzionati, incrementano la popolarità degli avversari: uno ha la faccia monoespressiva (Fini, appunto), l&#8217;altra possiede un toupet vero che garantisce il capello ma non il futuro dei miserabili. Il patto d&#8217;acciaio, con una percentuale di bassa Lega.<br />
Non abbiamo statisti. Ma funzionari di marketing, bancari, affaristi, splendidi contabili, ma non STATISTI!<br />
Esistono individui menzogneri che hanno una forma-pensiero limacciosa, così da scivolare più facilmente sul verbo &#8220;comprendere&#8221;, oltrepassarlo senza scalfitture, dimenticarlo come parola-modello per condurre a riva chi sta affogando.<br />
*<br />
Italietta, oh Italietta storna, quale vergogna!<br />
*<br />
Mi sovviene spontanea l&#8217;associazione &#8220;Credere. Obbedire. Combattere&#8221; &#8211; perdonami Francesca &#8211; con &#8220;Marciare per non marcire&#8221;. Entrambe frutto di idealità diverse, provenienti da aree politiche diverse. Eppure mi chiedo, nell&#8217;Anno Domini 2008, quale monitorare tra i due slogan.<br />
Il primo ha un pregio assoluto: riportare alla coscienza claudicante un monito severo, un idealismo ed una voglia di fare che, personalmente, mi appartengono.<br />
Il secondo è dei nostalgici.<br />
Il nostalgico, secondo un codice antropologico identificato, vive ancora tra ricordi mussoliniani, trovando apici esultanti nel rammemorare Almirante: ma sembra che non intendano comunque marciare! Marcire, forse sì.<br />
A loro insaputa.<br />
Comunque, sono da tenere d&#8217;occhio: alimentano fiamme verdi-bianco-rosse d&#8217;età giovane.<br />
*<br />
Ci si rapporta alla Storia, alla memoria contemporanea con questo tuo importante scritto &#8211; cara Francesca.<br />
La Storia è tra le uniche possibilità per formare le coscienze delle nuove generazioni, e ripulire da ragnatele quelle più anziane.<br />
Noi scrittori, sono pienamente d&#8217;accordo con l&#8217;amico Eraldo Affinati, abbiamo un dovere: la responsabilità della parola. Il rapportarci alla realtà circostante, considerando come valore imprescindibile l&#8217;etica. Il rispetto, la comprensione, la consapevolezza degli eventi sociali, civili, umani. Senza dimenticare che la Storia di oggi è la conseguenza o, peggio, la ripetizione, di scelte ideologiche, spesso prevaricatrici, estreme, drammaticamente sbagliate. Ma pure, come nel caso germanico che portò alle elezioni democratiche il fautore del nazionalsocialismo, con il consenso dei cittadini. E qui sta l&#8217;aberrazione.</p>
<p>Grazie, Francesca.<br />
Nina</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/08/06/credere-obbedire-combattere-di-quando-lesercito-scendeva-per-strada/#comment-95859</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Aug 2008 14:23:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie a te, Francesca per la gentilezza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a te, Francesca per la gentilezza.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesca matteoni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/08/06/credere-obbedire-combattere-di-quando-lesercito-scendeva-per-strada/#comment-95849</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Aug 2008 22:51:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vi ringrazio tutti per i vostri commenti.
@Sparz questa rassegnazione ci coglie tutti - non so quanto si possa credere alle persone, ma essendo un&#039;idealista di fondo credo che si dovrebbe trovare ancora la forza di credere nelle idee. Se accendiamo la tv o sfogliamo un quotidiano c&#039;è un continuo richiamo ai sentimenti, qualsiasi cosa si racconti. Io vorrei trovare invece qualcosa che faccia riflettere, che ci &quot;costringa&quot; a recuperare le idee.
Mi chiedo spesso cosa sia successo alla gente, che razza di torpore sia sceso sull&#039;Italia, però purtroppo spesso mi rispondo un po&#039; come suggerisce Guido che il fascismo dall&#039;anima italica non è stato affatto debellato. Tutt&#039;altro. Lo dimostra il fatto che per apologia del fascismo nessuno viene condannato. Sempre riguardo ciò che dice Guido sulla possibilità di esprimere ancora liberamente il proprio dissenso: è vero, ma mi viene il sospetto che dietro ci sia all&#039;opera una sorta di profonda derisione: dissentite pure, tanto nessuno vi ascolta. Tanto siete un gruppetto di nicchia che non scalfisce il potere. Se parli in mezzo ad un popolo di sordi non è un problema... In Italia non si nega esplicitamente la libertà (tanto che è abusatissima ormai la citazione di Voltaire, una cosa che mi fa ancora più rabbia), la si annacqua fino ad annegarla. La si isola, la si ghettizza. Perché essere liberi è la più grande responsabilità che abbia l&#039;essere umano, significa riuscire a formulare un pensiero indipendentem accettarne i rischi. A Sergio dico un doppio grazie e aggiungo che sono perfettamente d&#039;accordo su come lui discute il problema dell&#039;interlocutore.  Buona Milano a Veronique e buone vacanze a Gianni!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi ringrazio tutti per i vostri commenti.<br />
@Sparz questa rassegnazione ci coglie tutti &#8211; non so quanto si possa credere alle persone, ma essendo un&#8217;idealista di fondo credo che si dovrebbe trovare ancora la forza di credere nelle idee. Se accendiamo la tv o sfogliamo un quotidiano c&#8217;è un continuo richiamo ai sentimenti, qualsiasi cosa si racconti. Io vorrei trovare invece qualcosa che faccia riflettere, che ci &#8220;costringa&#8221; a recuperare le idee.<br />
Mi chiedo spesso cosa sia successo alla gente, che razza di torpore sia sceso sull&#8217;Italia, però purtroppo spesso mi rispondo un po&#8217; come suggerisce Guido che il fascismo dall&#8217;anima italica non è stato affatto debellato. Tutt&#8217;altro. Lo dimostra il fatto che per apologia del fascismo nessuno viene condannato. Sempre riguardo ciò che dice Guido sulla possibilità di esprimere ancora liberamente il proprio dissenso: è vero, ma mi viene il sospetto che dietro ci sia all&#8217;opera una sorta di profonda derisione: dissentite pure, tanto nessuno vi ascolta. Tanto siete un gruppetto di nicchia che non scalfisce il potere. Se parli in mezzo ad un popolo di sordi non è un problema&#8230; In Italia non si nega esplicitamente la libertà (tanto che è abusatissima ormai la citazione di Voltaire, una cosa che mi fa ancora più rabbia), la si annacqua fino ad annegarla. La si isola, la si ghettizza. Perché essere liberi è la più grande responsabilità che abbia l&#8217;essere umano, significa riuscire a formulare un pensiero indipendentem accettarne i rischi. A Sergio dico un doppio grazie e aggiungo che sono perfettamente d&#8217;accordo su come lui discute il problema dell&#8217;interlocutore.  Buona Milano a Veronique e buone vacanze a Gianni!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sparz		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/08/06/credere-obbedire-combattere-di-quando-lesercito-scendeva-per-strada/#comment-95844</link>

		<dc:creator><![CDATA[sparz]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Aug 2008 16:07:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[grazie Francesca. Aggiungo alle ultime righe di Sergio sulla mancanza di un interlocutore reale una considerazione ancora più amara: anche coloro che condividono le tue ansie, le tue preoccupazioni e il tuo orrore spesso rispondono sì, ma cosa ci possiamo fare, la maggioranza degli italiani hanno votato questa banda.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>grazie Francesca. Aggiungo alle ultime righe di Sergio sulla mancanza di un interlocutore reale una considerazione ancora più amara: anche coloro che condividono le tue ansie, le tue preoccupazioni e il tuo orrore spesso rispondono sì, ma cosa ci possiamo fare, la maggioranza degli italiani hanno votato questa banda.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/08/06/credere-obbedire-combattere-di-quando-lesercito-scendeva-per-strada/#comment-95843</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Aug 2008 15:16:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;ho so, Gianni, che questo non ha alcun senso. ma forse la città si delineerà con una malinconia strana. Vedro forse il rifletto dei tuoi libri
danzare nella calore, nel nuvole di calore che sfuma i contorni.
E I Navigli sono per me l&#039;illusione del venticello, l&#039;illusione dell&#039;acqua che non esiste, un desiderio che si trova nel assenza.
 Spero non troppo entrare nella solitudine e gustare il piacere di essere in Italia, con un po&#039; di tristezza nel cuore, vedendo una città troppo in stato di ansia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ho so, Gianni, che questo non ha alcun senso. ma forse la città si delineerà con una malinconia strana. Vedro forse il rifletto dei tuoi libri<br />
danzare nella calore, nel nuvole di calore che sfuma i contorni.<br />
E I Navigli sono per me l&#8217;illusione del venticello, l&#8217;illusione dell&#8217;acqua che non esiste, un desiderio che si trova nel assenza.<br />
 Spero non troppo entrare nella solitudine e gustare il piacere di essere in Italia, con un po&#8217; di tristezza nel cuore, vedendo una città troppo in stato di ansia.</p>
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		<title>
		Di: francesca genti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/08/06/credere-obbedire-combattere-di-quando-lesercito-scendeva-per-strada/#comment-95840</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesca genti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Aug 2008 14:17:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[cara Francesca,
hai scritto un pezzo davvero bello e valoroso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>cara Francesca,<br />
hai scritto un pezzo davvero bello e valoroso.</p>
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		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/08/06/credere-obbedire-combattere-di-quando-lesercito-scendeva-per-strada/#comment-95839</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Aug 2008 12:48:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vèronique, vieni a Milano? D&#039;agosto? Ma sei matta? Non ha alcun senso! ;-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vèronique, vieni a Milano? D&#8217;agosto? Ma sei matta? Non ha alcun senso! ;-)</p>
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