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	Commenti a: Una (possibile) ragione della tristezza del pensiero	</title>
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		Di: Alcor		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2008 09:53:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mah, veramente io ho sempre saputo che i cinesi mangiano carne di cane, e i vicentini venivano chiamati magnagati, o i veronesi? non mi ricordo bene. La carne di gatto da noi si mangiava eccome, e fino a qualche decennio fa, si diceva che assomigliasse alla carne di coniglio, perciò non trovo che sia il cosa si mangia a disturbare, ma il come il fatto di mangiare questo o quello viene usato nel discorso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mah, veramente io ho sempre saputo che i cinesi mangiano carne di cane, e i vicentini venivano chiamati magnagati, o i veronesi? non mi ricordo bene. La carne di gatto da noi si mangiava eccome, e fino a qualche decennio fa, si diceva che assomigliasse alla carne di coniglio, perciò non trovo che sia il cosa si mangia a disturbare, ma il come il fatto di mangiare questo o quello viene usato nel discorso.</p>
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		Di: girolamo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/09/04/una-possibile-ragione-della-tristezza-del-pensiero/#comment-96987</link>

		<dc:creator><![CDATA[girolamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Sep 2008 13:04:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Leonardo
riaccendo solo oggi, quindi scusa se ti rispondo in ritardo.
A me sembra che Steiner volesse dire questo: il fondo istintuale del razzismo (sul quale, per inciso, io non concordo) è quello che viene fuori quando: (a) ho un vicino che disturba la mia quiete, ed io, irritandomi, non me la prendo con lui o con la sua famiglia («che incivile questa famiglia Frazier!»), ma generalizzo (contro ogni regola logica: ma quando mi girano non seguo Aristotele, e sicuramente l&#039;istinto non è aristotelico) e penso: «che incivili questi giamaicani! (o napoletani, o bresciani, o thailandesi...)»; (b) quando le convenzioni sociali che determinano l&#039;andamento del mercato, e in definitiva il mio benessere (a Londra avere un giamaicano come vicino di casa, nel centro-nord italiano un africano, negli USA un colored o un ispanico, ecc.) prevalgono sulla mia astratta propensione alla tolleranza. Ho cercato di interpretare, avendo riconosciuto un frame culturale nelle parole di Steiner, cosa avesse in mente. A me sembra che Steiner fornisca, in negativo, anche un criterio per distinguere il vero anti-razzista dall&#039;antirazzismo a parole: è veramente contro il razzismo chi NON inveisce contro &quot;i giamaicani&quot; anche se la famiglia Frazier non lo fa dormire la notte, e chi è disposto a mettere in conto la diminuzione del valore immobiliare della sua casa se nell&#039;appartamento accanto vanno ad abitare giamaicani (o senegalesi, o ucraini). Ripeto, io con condivido il punto di partenza di Steiner: però ho, purtroppo, una certa esperienza di tanti tolleranti di facciata, magari disposti a firmare appelli, che perdono il controllo non appena la &quot;questione razziale&quot; va a toccare la loro città, o non appena il controllo sulle parole si allenta. Per quel che mi è parso, l&#039;articolo di Camon appartiene proprio a questa seconda categoria: quella battuta sui magrebini che a casa loro suonano perché tutto intorno alle loro &quot;capanne&quot; c&#039;è &quot;terra ed erba&quot; la trovo intollerabile. Ma tanto intollerabile quanto le affermazioni sui cinesi che mangiano i cani (o i bambini).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Leonardo<br />
riaccendo solo oggi, quindi scusa se ti rispondo in ritardo.<br />
A me sembra che Steiner volesse dire questo: il fondo istintuale del razzismo (sul quale, per inciso, io non concordo) è quello che viene fuori quando: (a) ho un vicino che disturba la mia quiete, ed io, irritandomi, non me la prendo con lui o con la sua famiglia («che incivile questa famiglia Frazier!»), ma generalizzo (contro ogni regola logica: ma quando mi girano non seguo Aristotele, e sicuramente l&#8217;istinto non è aristotelico) e penso: «che incivili questi giamaicani! (o napoletani, o bresciani, o thailandesi&#8230;)»; (b) quando le convenzioni sociali che determinano l&#8217;andamento del mercato, e in definitiva il mio benessere (a Londra avere un giamaicano come vicino di casa, nel centro-nord italiano un africano, negli USA un colored o un ispanico, ecc.) prevalgono sulla mia astratta propensione alla tolleranza. Ho cercato di interpretare, avendo riconosciuto un frame culturale nelle parole di Steiner, cosa avesse in mente. A me sembra che Steiner fornisca, in negativo, anche un criterio per distinguere il vero anti-razzista dall&#8217;antirazzismo a parole: è veramente contro il razzismo chi NON inveisce contro &#8220;i giamaicani&#8221; anche se la famiglia Frazier non lo fa dormire la notte, e chi è disposto a mettere in conto la diminuzione del valore immobiliare della sua casa se nell&#8217;appartamento accanto vanno ad abitare giamaicani (o senegalesi, o ucraini). Ripeto, io con condivido il punto di partenza di Steiner: però ho, purtroppo, una certa esperienza di tanti tolleranti di facciata, magari disposti a firmare appelli, che perdono il controllo non appena la &#8220;questione razziale&#8221; va a toccare la loro città, o non appena il controllo sulle parole si allenta. Per quel che mi è parso, l&#8217;articolo di Camon appartiene proprio a questa seconda categoria: quella battuta sui magrebini che a casa loro suonano perché tutto intorno alle loro &#8220;capanne&#8221; c&#8217;è &#8220;terra ed erba&#8221; la trovo intollerabile. Ma tanto intollerabile quanto le affermazioni sui cinesi che mangiano i cani (o i bambini).</p>
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		<title>
		Di: maria (v)		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/09/04/una-possibile-ragione-della-tristezza-del-pensiero/#comment-96962</link>

		<dc:creator><![CDATA[maria (v)]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Sep 2008 06:07:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=8015#comment-96962</guid>

					<description><![CDATA[cristiano, mi dispiace.
non sono per nulla d&#039;accordo. non puoi, nel caso di un  medesimo reato, usare 2 pesi e 2 misure a secondo della nazionalità, se è questo che intendevi dire.
ciao]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>cristiano, mi dispiace.<br />
non sono per nulla d&#8217;accordo. non puoi, nel caso di un  medesimo reato, usare 2 pesi e 2 misure a secondo della nazionalità, se è questo che intendevi dire.<br />
ciao</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Stefania		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/09/04/una-possibile-ragione-della-tristezza-del-pensiero/#comment-96927</link>

		<dc:creator><![CDATA[Stefania]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 16:39:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono contenta di non conoscere codesto Camon, il cui articolo è di una piaggeria e stupidità disgustose, e di conoscere solo di nome Steiner, anche se mi sembra di capire che il suo articolo sia stato letto e interpretato in maniera un po&#039; (volutamente?) fuorviante da Camon.
Alcune riflessioni: quella dell&#039;homo homini lupus è storia vecchia, almeno Hobbes non faceva distinzioni di razza! Sarebbe stato, come già detto da altri in questa discussione, più onesto dire: non sopporto il mio vicino in quanto rompi..., piuttosto che dire: non sopporto il mio vicino in quanto giamaicano. Non c&#039;è bisogno che vi elenchi esperienze di vicinato incivile italianissimo. La cosa più triste credo sia la sclerosi del pensiero, il trionfo degli stereotipi: il mio vicino disturba, il mio vicino è giamaicano, tutti i giamaicani disturbano. Un rumeno ha stuprato una donna, tutti i rumeni sono stupratori. Un rom ha rubato, tutti i rom sono ladri. La cosa più triste è che questa sclerosi colpisca sedicenti intellettuali. La cosa più pericolosa, invece, è la ricaduta politica di questa forma di non-pensiero.
Stefania]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono contenta di non conoscere codesto Camon, il cui articolo è di una piaggeria e stupidità disgustose, e di conoscere solo di nome Steiner, anche se mi sembra di capire che il suo articolo sia stato letto e interpretato in maniera un po&#8217; (volutamente?) fuorviante da Camon.<br />
Alcune riflessioni: quella dell&#8217;homo homini lupus è storia vecchia, almeno Hobbes non faceva distinzioni di razza! Sarebbe stato, come già detto da altri in questa discussione, più onesto dire: non sopporto il mio vicino in quanto rompi&#8230;, piuttosto che dire: non sopporto il mio vicino in quanto giamaicano. Non c&#8217;è bisogno che vi elenchi esperienze di vicinato incivile italianissimo. La cosa più triste credo sia la sclerosi del pensiero, il trionfo degli stereotipi: il mio vicino disturba, il mio vicino è giamaicano, tutti i giamaicani disturbano. Un rumeno ha stuprato una donna, tutti i rumeni sono stupratori. Un rom ha rubato, tutti i rom sono ladri. La cosa più triste è che questa sclerosi colpisca sedicenti intellettuali. La cosa più pericolosa, invece, è la ricaduta politica di questa forma di non-pensiero.<br />
Stefania</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: cristiano prakash		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/09/04/una-possibile-ragione-della-tristezza-del-pensiero/#comment-96904</link>

		<dc:creator><![CDATA[cristiano prakash]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 08:05:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ho di recente letto il testo di moresco &quot;zingari di merda&quot;. ad un certo punto lui dice di non sopportare e di non saper giustificare chi offre il proprio figlio ad occasionali clienti. non so se questo sia moralismo, non so se sia un limite, non so se sia stratificazione culturale. in quel momento mi son sentito sollevato. in quel momento ho lasciato che moresco mi conducesse attraverso una libertà semplice, una verità anche mia, nuda, senza sovrastrutture.
tra i molti stupratori nostrani ci sono di frequente storie infantili di abusi subiti. tra gli stranieri, sinceramente, non lo so. so che il raccapriccio che provo nel sentire i racconti ( di ragazze italiane e straniere) è sempre forte; così forte che prevale su quel che so e penso e dico. 
se volevi dire che non sempre e non tutti sono uguali e che bisogna cercare di comprendere, sono d&#039;accordo. 
lo sono meno, perchè secondo me è ideologico e facente parte di quelle sovrastrutture cui sopra, se si pensa che ognuno di noi non nasconda in sé il proprio nemico e il proprio mostro. che forse esce improvvisamente dalle viscere proprio perché lo teniamo a bada sotto la massa di quello che impariamo a considerare giusto-sbagliato, buono-cattivo, eccetera.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ho di recente letto il testo di moresco &#8220;zingari di merda&#8221;. ad un certo punto lui dice di non sopportare e di non saper giustificare chi offre il proprio figlio ad occasionali clienti. non so se questo sia moralismo, non so se sia un limite, non so se sia stratificazione culturale. in quel momento mi son sentito sollevato. in quel momento ho lasciato che moresco mi conducesse attraverso una libertà semplice, una verità anche mia, nuda, senza sovrastrutture.<br />
tra i molti stupratori nostrani ci sono di frequente storie infantili di abusi subiti. tra gli stranieri, sinceramente, non lo so. so che il raccapriccio che provo nel sentire i racconti ( di ragazze italiane e straniere) è sempre forte; così forte che prevale su quel che so e penso e dico.<br />
se volevi dire che non sempre e non tutti sono uguali e che bisogna cercare di comprendere, sono d&#8217;accordo.<br />
lo sono meno, perchè secondo me è ideologico e facente parte di quelle sovrastrutture cui sopra, se si pensa che ognuno di noi non nasconda in sé il proprio nemico e il proprio mostro. che forse esce improvvisamente dalle viscere proprio perché lo teniamo a bada sotto la massa di quello che impariamo a considerare giusto-sbagliato, buono-cattivo, eccetera.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: maria (v)		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/09/04/una-possibile-ragione-della-tristezza-del-pensiero/#comment-96888</link>

		<dc:creator><![CDATA[maria (v)]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 18:54:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=8015#comment-96888</guid>

					<description><![CDATA[cristiano, non me la prendo con te,  ma quello che volevo dire io era proprio questo: che l&#039;opnione pubblica, grazie all&#039;esemplare lavoro mediatico, è sempre troppo pronta ad additare gli stranieri come delinquenti, aggiungendo, nella migliore delle ipotesi, alla lista quelli nostrani, ma quanti che realmente si sforzino di vederli da questo lato della barricata? raro che rientrino nei discorsi i  perfettamente integrati, che si portano ancora dietro ovunque una scia di sospetti, ancora più raro il caso di chi li pensa come vittime loro dei nostri abusi, delle molestie che siamo noi a procurare loro, della nostra incapacità di tutelarli, di garantire un minimo, ancora più esiguo il numero di coloro che li ritengono alla pari capaci di farsi e chiedere giustizia.
detto questo, che so non essere il tuo caso, su quello c he tu per primo ti domandavi se fosse o meno un pregiudizio, a proposito dei bengalesi o altre culture, vorrei ricordare che, appunto, a differenza di quanto si continui a credere, anche da noi certe conquiste sono assolutamente recenti e numerose ancora di là da venire, passandoci una mano sulla coscienza, abbiamo ben poco da insegnare, ben poco di così civile o culturale da esportare, es:

- è solo nel 1960 che viene dichiarato illegittimo l&#039;art di legge che prevedeva l&#039;esclusione delle donne dal lavoro nei pubblici uffici
- 
- è solo nel 1969 che la Corte Costituzionale cancella le norme che punivano adulterio e concubinato

-nel 1970 è approvata in Senato la legge sul divorzio

-nel 1971 il divieto licenziamento durante periodo di gestazione sino al compimento primo anno di età del bambino

- è solo nel 1975 che i due coniugi  diventano ambedue titolari di patria potestà

- e, dulcis in fundo, dalla proposta di legge sulla violenza sessuale nel 1979, è solo nel  &lt;b&gt; 1996 &lt;/b&gt; che la violenza sessuale  è riconosciuta reato contro la persona e NON contro la morale, etc etc etc

detto questo, ( e non c&#039;è bisogno che stia qui a sottolineare, quanto poi ancora resti da fare sia in materia di diritti, e quanto contemporaneamente, nonostante i diritti, sopravvivano, qui da noi,  tante forme di violenza sulle donne o sui figli, ma ricoperte da un spessissima cortina borghese-sacrale e aura di famiglia benedetta, durissima da sfregiare e mandare in frantumi)...adesso io voglio fare un discorso scorretto, non per facile provocazione, un discorso che è difficile prima per me, perché in quanto donna mi coinvolge in prima persona, e mi costringe a fare tutto un pacchetto di questi bei diritti, di tante faticose conquiste e gettarlo letteralmente a mare per provare a comprendere l&#039;altro, per smascherare tabù e pregiudizi radicati, un discorso duro, ma che mi sembra anche questo necessario, un discorso ancora da elaborare, che mi preme molto, su cui riflettevo tra me e me inq uesti giorni e che, grazie a te, cristiano, ho la possibilità di provare a discuterne con qualcuno. 
...conoscevo questo ragazzo, che fino a qualche giorno fa era un ragazzo qualunque, solo molto, troppo sfortunato.
molte tragedie si sono abbattute sulla sua famiglia, il primo ad andarsene precocemente è stato il padre, seguito a ruota dalla sorella, giovanissima, due diversi incidenti stradali. resta lui, poco più che ventenne, fragile, ancora stordito, ad occuparsi della madre spezzata, che sopravvive, ormai,  imbottita di medicinali. ferite troppo grandi ti precludono ogni contatto. una ragazzina, si dice, che lo prendeva in giro, provocandolo, mettendolo in ridicolo, infierendo sulla sua virilità, forse una schermaglia d&#039;amore, forse un maldestro corteggiamento, comunque sia, l&#039;ennesima ferita che si aggiunge alle altre, provoca una voragine. non ho voluto neanche sapere i dettagli, so solo che adesso è agli arresti per stupro. 
ora io, in quanto donna, non posso giustificare il carnefice, ma so che quel ragazzo non avrebbe fatto male a una mosca, e so che non è una buona ragione, eppure so che non è stupido caso di bullismo,  ma che tutto questo orrore è frutto dell&#039;assioma dolore provoca dolore e causa dolore, e, di nuovo, so che non è  una buona ragione ma so che se la vita fosse stata un po&#039;meno ingiusta, un po&#039; meno cruda, tutto questo non sarebbe accaduto, e so pure che invece è proprio la vita che a volte si accanisce...
tutto questo discorso che può sembrare un po&#039;  Ot, in realtà non lo è, perché questo caso per me assomiglia molto ai casi di stupro commessi da extracomunitari, ecco, parliamone... io NON giustifico questo e non giustifico quelli, ma cerco, mi sforzo di comprenderli...un passato doloroso alle spalle da cui non si è riusciti ancora del tutto a fuggire, un futuro invisibile, un presente improbabile, la solitudine, l&#039;emarginazione, la sofferenza, la sofferenza, la sofferenza... e forse tanta sofferenza che potrebbe pure essere evitata, se tutti noi ci sforzassimo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>cristiano, non me la prendo con te,  ma quello che volevo dire io era proprio questo: che l&#8217;opnione pubblica, grazie all&#8217;esemplare lavoro mediatico, è sempre troppo pronta ad additare gli stranieri come delinquenti, aggiungendo, nella migliore delle ipotesi, alla lista quelli nostrani, ma quanti che realmente si sforzino di vederli da questo lato della barricata? raro che rientrino nei discorsi i  perfettamente integrati, che si portano ancora dietro ovunque una scia di sospetti, ancora più raro il caso di chi li pensa come vittime loro dei nostri abusi, delle molestie che siamo noi a procurare loro, della nostra incapacità di tutelarli, di garantire un minimo, ancora più esiguo il numero di coloro che li ritengono alla pari capaci di farsi e chiedere giustizia.<br />
detto questo, che so non essere il tuo caso, su quello c he tu per primo ti domandavi se fosse o meno un pregiudizio, a proposito dei bengalesi o altre culture, vorrei ricordare che, appunto, a differenza di quanto si continui a credere, anche da noi certe conquiste sono assolutamente recenti e numerose ancora di là da venire, passandoci una mano sulla coscienza, abbiamo ben poco da insegnare, ben poco di così civile o culturale da esportare, es:</p>
<p>&#8211; è solo nel 1960 che viene dichiarato illegittimo l&#8217;art di legge che prevedeva l&#8217;esclusione delle donne dal lavoro nei pubblici uffici<br />
&#8211;<br />
&#8211; è solo nel 1969 che la Corte Costituzionale cancella le norme che punivano adulterio e concubinato</p>
<p>-nel 1970 è approvata in Senato la legge sul divorzio</p>
<p>-nel 1971 il divieto licenziamento durante periodo di gestazione sino al compimento primo anno di età del bambino</p>
<p>&#8211; è solo nel 1975 che i due coniugi  diventano ambedue titolari di patria potestà</p>
<p>&#8211; e, dulcis in fundo, dalla proposta di legge sulla violenza sessuale nel 1979, è solo nel  <b> 1996 </b> che la violenza sessuale  è riconosciuta reato contro la persona e NON contro la morale, etc etc etc</p>
<p>detto questo, ( e non c&#8217;è bisogno che stia qui a sottolineare, quanto poi ancora resti da fare sia in materia di diritti, e quanto contemporaneamente, nonostante i diritti, sopravvivano, qui da noi,  tante forme di violenza sulle donne o sui figli, ma ricoperte da un spessissima cortina borghese-sacrale e aura di famiglia benedetta, durissima da sfregiare e mandare in frantumi)&#8230;adesso io voglio fare un discorso scorretto, non per facile provocazione, un discorso che è difficile prima per me, perché in quanto donna mi coinvolge in prima persona, e mi costringe a fare tutto un pacchetto di questi bei diritti, di tante faticose conquiste e gettarlo letteralmente a mare per provare a comprendere l&#8217;altro, per smascherare tabù e pregiudizi radicati, un discorso duro, ma che mi sembra anche questo necessario, un discorso ancora da elaborare, che mi preme molto, su cui riflettevo tra me e me inq uesti giorni e che, grazie a te, cristiano, ho la possibilità di provare a discuterne con qualcuno.<br />
&#8230;conoscevo questo ragazzo, che fino a qualche giorno fa era un ragazzo qualunque, solo molto, troppo sfortunato.<br />
molte tragedie si sono abbattute sulla sua famiglia, il primo ad andarsene precocemente è stato il padre, seguito a ruota dalla sorella, giovanissima, due diversi incidenti stradali. resta lui, poco più che ventenne, fragile, ancora stordito, ad occuparsi della madre spezzata, che sopravvive, ormai,  imbottita di medicinali. ferite troppo grandi ti precludono ogni contatto. una ragazzina, si dice, che lo prendeva in giro, provocandolo, mettendolo in ridicolo, infierendo sulla sua virilità, forse una schermaglia d&#8217;amore, forse un maldestro corteggiamento, comunque sia, l&#8217;ennesima ferita che si aggiunge alle altre, provoca una voragine. non ho voluto neanche sapere i dettagli, so solo che adesso è agli arresti per stupro.<br />
ora io, in quanto donna, non posso giustificare il carnefice, ma so che quel ragazzo non avrebbe fatto male a una mosca, e so che non è una buona ragione, eppure so che non è stupido caso di bullismo,  ma che tutto questo orrore è frutto dell&#8217;assioma dolore provoca dolore e causa dolore, e, di nuovo, so che non è  una buona ragione ma so che se la vita fosse stata un po&#8217;meno ingiusta, un po&#8217; meno cruda, tutto questo non sarebbe accaduto, e so pure che invece è proprio la vita che a volte si accanisce&#8230;<br />
tutto questo discorso che può sembrare un po&#8217;  Ot, in realtà non lo è, perché questo caso per me assomiglia molto ai casi di stupro commessi da extracomunitari, ecco, parliamone&#8230; io NON giustifico questo e non giustifico quelli, ma cerco, mi sforzo di comprenderli&#8230;un passato doloroso alle spalle da cui non si è riusciti ancora del tutto a fuggire, un futuro invisibile, un presente improbabile, la solitudine, l&#8217;emarginazione, la sofferenza, la sofferenza, la sofferenza&#8230; e forse tanta sofferenza che potrebbe pure essere evitata, se tutti noi ci sforzassimo</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: cristiano prakash		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/09/04/una-possibile-ragione-della-tristezza-del-pensiero/#comment-96883</link>

		<dc:creator><![CDATA[cristiano prakash]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 15:44:31 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=8015#comment-96883</guid>

					<description><![CDATA[quando abitavo a marghera, per sei anni, ogni sera sopra di me un putiferio. c&#039;era un appartamento di bengalesi che in quei pochi anni avranno cambiati almeno cento inquilini ( ogni sera l&#039;appartamento ospitava almeno dieci persone, in affitto al loro capo, che subaffittava ad altri). mi hanno allagata la cantina e il soffitto almeno un paio di volte, ridotto il bagno ad una coltivazione di muffa, ecetera. purtuttavia, fino ad allora, e nonostante ciò, li trovavo tutto sommato gentili e simpatici.
poi sono venuto a conoscenza delle loro abitudini domestiche, soprattutto nei confronti delle donne, e tutto è cambiato. ho saputo di scene raccapriccianti, di pestaggi violentissimi, di dominio assoluto del maschio sulla femmina. ho saputo che per loro è così, nascono con questi convincimenti, e quindi, per loro, è normale che la donna sia qualcosa di simile ad un oggetto riproduttivo, con doveri domestici.
le mie fonti sono abbastanza attendibili ( persone ed enti che si occupano di violenza alle donne).
mi rendo conto che da allora, il mio atteggiamento nei loro confronti è cambiato. così com&#039;è cambiato il mio modo di pesarli: io, loro.
mi chiedo: questo è un pregiudizio di ordine razzistico?
le stesse fonti, comunque, mi informano anche di molti altri casi di violenze domestiche, tutte indigene, nostrane, e però mi sono accorto che ormai per i bengalesi nutro un certo disappunto; cosa che non succede con &quot;altre razze&quot;.
c&#039;entra qualcosa col discorso dei giamaicani?
concludo dicendo che non credo di aver bisogno di nemici: io mi basto e avanzo. trovo molto sensato il discorso di &quot;natura&quot;, di &quot;sopravvivenza&quot;, eppure non so se sia questo il caso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>quando abitavo a marghera, per sei anni, ogni sera sopra di me un putiferio. c&#8217;era un appartamento di bengalesi che in quei pochi anni avranno cambiati almeno cento inquilini ( ogni sera l&#8217;appartamento ospitava almeno dieci persone, in affitto al loro capo, che subaffittava ad altri). mi hanno allagata la cantina e il soffitto almeno un paio di volte, ridotto il bagno ad una coltivazione di muffa, ecetera. purtuttavia, fino ad allora, e nonostante ciò, li trovavo tutto sommato gentili e simpatici.<br />
poi sono venuto a conoscenza delle loro abitudini domestiche, soprattutto nei confronti delle donne, e tutto è cambiato. ho saputo di scene raccapriccianti, di pestaggi violentissimi, di dominio assoluto del maschio sulla femmina. ho saputo che per loro è così, nascono con questi convincimenti, e quindi, per loro, è normale che la donna sia qualcosa di simile ad un oggetto riproduttivo, con doveri domestici.<br />
le mie fonti sono abbastanza attendibili ( persone ed enti che si occupano di violenza alle donne).<br />
mi rendo conto che da allora, il mio atteggiamento nei loro confronti è cambiato. così com&#8217;è cambiato il mio modo di pesarli: io, loro.<br />
mi chiedo: questo è un pregiudizio di ordine razzistico?<br />
le stesse fonti, comunque, mi informano anche di molti altri casi di violenze domestiche, tutte indigene, nostrane, e però mi sono accorto che ormai per i bengalesi nutro un certo disappunto; cosa che non succede con &#8220;altre razze&#8221;.<br />
c&#8217;entra qualcosa col discorso dei giamaicani?<br />
concludo dicendo che non credo di aver bisogno di nemici: io mi basto e avanzo. trovo molto sensato il discorso di &#8220;natura&#8221;, di &#8220;sopravvivenza&#8221;, eppure non so se sia questo il caso.</p>
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		<title>
		Di: Rhum		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/09/04/una-possibile-ragione-della-tristezza-del-pensiero/#comment-96865</link>

		<dc:creator><![CDATA[Rhum]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 11:01:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[comunque, quello messo peggio è il nero albino]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>comunque, quello messo peggio è il nero albino</p>
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		<title>
		Di: maria (v)		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/09/04/una-possibile-ragione-della-tristezza-del-pensiero/#comment-96858</link>

		<dc:creator><![CDATA[maria (v)]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 07:58:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[scene urbane:

-quando abitavo a napoli avevo una coinquilina italiana che rompeva con lo stereo non solo a palla, ma incantato, era in grado di lasciar suonare lo stesso pezzo per ore, una tortura che non avete idea.
busso una, busso 2 volte, busso 3...alla fine, prima di spaccarle il muso, decido di chiamare rinforzi: il mio caro buon vecchio, posato e diplomatico portiere Eritreo. la ragazza acconsente.

-scena 2: sul treno, vagone affollato, condizionatore guasto, come al solito, sportelli chiusi, nessun sistema di areazione... il napoletano che fa? si accende una sigaretta. so che è inutile chiedergli di spegnere. il passeggero accanto fa un tentativo, è un giovane ragazzo di colore, con la carrozzina della sua boutique smontabile, gli chiede di spegnere...viene insultato con tutti gli epiteti, e quando prova a difendersi, è costretto ad allontanarsi per evitare la rissa.

-ecco.
questi sono i gradi di civiltà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>scene urbane:</p>
<p>-quando abitavo a napoli avevo una coinquilina italiana che rompeva con lo stereo non solo a palla, ma incantato, era in grado di lasciar suonare lo stesso pezzo per ore, una tortura che non avete idea.<br />
busso una, busso 2 volte, busso 3&#8230;alla fine, prima di spaccarle il muso, decido di chiamare rinforzi: il mio caro buon vecchio, posato e diplomatico portiere Eritreo. la ragazza acconsente.</p>
<p>-scena 2: sul treno, vagone affollato, condizionatore guasto, come al solito, sportelli chiusi, nessun sistema di areazione&#8230; il napoletano che fa? si accende una sigaretta. so che è inutile chiedergli di spegnere. il passeggero accanto fa un tentativo, è un giovane ragazzo di colore, con la carrozzina della sua boutique smontabile, gli chiede di spegnere&#8230;viene insultato con tutti gli epiteti, e quando prova a difendersi, è costretto ad allontanarsi per evitare la rissa.</p>
<p>-ecco.<br />
questi sono i gradi di civiltà.</p>
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		<title>
		Di: Rhum		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/09/04/una-possibile-ragione-della-tristezza-del-pensiero/#comment-96855</link>

		<dc:creator><![CDATA[Rhum]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 21:41:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[politically correct]]></description>
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