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	Commenti a: Ulrich Holbein	</title>
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		<title>
		Di: Michele Sisto		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Sisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 22:32:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tirarci su le maniche, sì. 

(E&#039; raro trovare un interlocutore come te, alcor. Disposta a farsi mandare a casa, poi...)

Grazie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tirarci su le maniche, sì. </p>
<p>(E&#8217; raro trovare un interlocutore come te, alcor. Disposta a farsi mandare a casa, poi&#8230;)</p>
<p>Grazie.</p>
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		Di: Alcor		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 22:01:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io sono nata esattamente 30 anni prima di te, faccio parte della generazione dei padri, e nel mio specifico, delle madri. Proprio perciò, per essermi formata nella politica, il mio cannocchiale mi porta a vedere in primo piano le grandi congiunture. E penso che non siano governabili. Non con gli strumenti della letteratura. E poco (tu citi giustamente la crisi del sistema bancario americano) anche con quelli della politica. 
Ho già detto qui dello sgomento con cui ho letto il libro di Guido Rossi sulla fragilità delle regole che governano le grandi compagnie internazionali, compagnie che hanno un volume di affari superiore al pil di molti paesi. Se la politica (i governi sono un’espressione non piccola della politica) fosse in grado di governare le grandi congiunture non saremmo al punto in cui siamo, di fronte a una crisi che rischia di spazzar via gli equilibri internazionali e di mettere l’America nell’angolo e probabilmente subito dopo anche noi.
Nel ’68 le cose erano paradossalmente più semplici, gli schieramenti più chiari, le ideologie tutto sommato più limpide (parlo della lettura che se ne dava). E però, anche allora, Quaderni Piacentini era solo una delle voci, e il ’68 (e qui si dovrebbe aprire un nuovo sostanzioso konvolut) ci sarebbe stato anche se Quaderni Piacentini fosse rimasto nella mente dei suoi fondatori. 
Il ’68, per provocatorio che possa sembrare, era un’esigenza della società capitalistica, il rinnovamento e lo svecchiamento delle classi dirigenti.
Questo è stato. Con un affascinante contorno di pensiero, creatività, contraddizioni, esperimenti, fabbriche illuminate.
Sono d’accordo in parte sulla definizione di individualismo ipertrofico che dai della tua generazione, ma non me la sento di buttarvi la croce addosso, la situazione che vi trovate ad affrontare è molto più nebbiosa, confusa, frustrante.
Il ’68 è stato un lungo anno iniziato nel ’67 e finito nel ’69, non è stato salvifico. E’ stato soprattutto una grande rivolta sociale, generazionale, di costume, ma politicamente ha portato molti meno frutti di quanto si pensasse allora. Le lotte comuni di studenti e operai sono stati una grande illusione, una sbornia momentanea, poi ognuno è tornato nel suo territorio. E te lo dice una che volantinava davanti alle fabbriche alle sei di mattina. 
Voglio dire è stato brutto? Fino al 12 dicembre 1969?
No, è stato magnifico, c’era l’energia del rinnovamento, della giovinezza, della ricerca, della produzione di idee, delle analisi, delle scoperte, della pubblicazione di grandi autori. Ma con tutte le nostre analisi abbiamo capito poco. Noi siamo, destini personali a parte, una generazione sconfitta, e che ha anche l’amarezza di essere sconfitta nei suoi figli.
Mi fermo, un commento non è la sede per un discorso corposo e coerente. E tra l’altro, essendo una testimone e non una storica, la mia memoria e la mia analisi sono certamente parziali.
Resta il fatto, io credo, al di là delle analisi su quegli anni, che adesso tocca a voi tirarvi su le maniche, mandandoci a casa, cosa che io farei, di mio, più che volentieri, restando solo per dare la mia testimonianza.
E naturalmente per essere fedele ad alcune cose, o principi, se vuoi, che riguardano prevalentemente l’onestà intellettuale. Il che, me lo concederai, sarebbe stata una richiesta minima anche nel ‘700.

E perciò, alla fine, sono d&#039;accordo con te, spronatelo, lo spirito del tempo, o anche speronatelo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io sono nata esattamente 30 anni prima di te, faccio parte della generazione dei padri, e nel mio specifico, delle madri. Proprio perciò, per essermi formata nella politica, il mio cannocchiale mi porta a vedere in primo piano le grandi congiunture. E penso che non siano governabili. Non con gli strumenti della letteratura. E poco (tu citi giustamente la crisi del sistema bancario americano) anche con quelli della politica.<br />
Ho già detto qui dello sgomento con cui ho letto il libro di Guido Rossi sulla fragilità delle regole che governano le grandi compagnie internazionali, compagnie che hanno un volume di affari superiore al pil di molti paesi. Se la politica (i governi sono un’espressione non piccola della politica) fosse in grado di governare le grandi congiunture non saremmo al punto in cui siamo, di fronte a una crisi che rischia di spazzar via gli equilibri internazionali e di mettere l’America nell’angolo e probabilmente subito dopo anche noi.<br />
Nel ’68 le cose erano paradossalmente più semplici, gli schieramenti più chiari, le ideologie tutto sommato più limpide (parlo della lettura che se ne dava). E però, anche allora, Quaderni Piacentini era solo una delle voci, e il ’68 (e qui si dovrebbe aprire un nuovo sostanzioso konvolut) ci sarebbe stato anche se Quaderni Piacentini fosse rimasto nella mente dei suoi fondatori.<br />
Il ’68, per provocatorio che possa sembrare, era un’esigenza della società capitalistica, il rinnovamento e lo svecchiamento delle classi dirigenti.<br />
Questo è stato. Con un affascinante contorno di pensiero, creatività, contraddizioni, esperimenti, fabbriche illuminate.<br />
Sono d’accordo in parte sulla definizione di individualismo ipertrofico che dai della tua generazione, ma non me la sento di buttarvi la croce addosso, la situazione che vi trovate ad affrontare è molto più nebbiosa, confusa, frustrante.<br />
Il ’68 è stato un lungo anno iniziato nel ’67 e finito nel ’69, non è stato salvifico. E’ stato soprattutto una grande rivolta sociale, generazionale, di costume, ma politicamente ha portato molti meno frutti di quanto si pensasse allora. Le lotte comuni di studenti e operai sono stati una grande illusione, una sbornia momentanea, poi ognuno è tornato nel suo territorio. E te lo dice una che volantinava davanti alle fabbriche alle sei di mattina.<br />
Voglio dire è stato brutto? Fino al 12 dicembre 1969?<br />
No, è stato magnifico, c’era l’energia del rinnovamento, della giovinezza, della ricerca, della produzione di idee, delle analisi, delle scoperte, della pubblicazione di grandi autori. Ma con tutte le nostre analisi abbiamo capito poco. Noi siamo, destini personali a parte, una generazione sconfitta, e che ha anche l’amarezza di essere sconfitta nei suoi figli.<br />
Mi fermo, un commento non è la sede per un discorso corposo e coerente. E tra l’altro, essendo una testimone e non una storica, la mia memoria e la mia analisi sono certamente parziali.<br />
Resta il fatto, io credo, al di là delle analisi su quegli anni, che adesso tocca a voi tirarvi su le maniche, mandandoci a casa, cosa che io farei, di mio, più che volentieri, restando solo per dare la mia testimonianza.<br />
E naturalmente per essere fedele ad alcune cose, o principi, se vuoi, che riguardano prevalentemente l’onestà intellettuale. Il che, me lo concederai, sarebbe stata una richiesta minima anche nel ‘700.</p>
<p>E perciò, alla fine, sono d&#8217;accordo con te, spronatelo, lo spirito del tempo, o anche speronatelo.</p>
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		<title>
		Di: Michele Sisto		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/09/25/ulrich-holbein/#comment-98133</link>

		<dc:creator><![CDATA[Michele Sisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 20:49:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ domenico &#038; alcor 
Credo di aver fatto qualche errore nei parametri di impostazione del blog, ma al momento splinder è bloccato per manutenzione e non posso rimediare. (bell&#039;inizio, però).

@ alcor
Interessante questa cosa del cannocchiale. Pare che tu sia più incline a vedere in primo piano le grandi congiunture (politiche, economiche, ecc.) che sono &quot;più grandi di noi&quot; e in quanto tali sembrano non governabili; e che io per contro voglia vedere in primo piano ciò che ciascuno può fare e l&#039;efficacia concreta che questo può avere. Ci strattoniamo questo cannocchiale, per girarlo tua da una parte, io dall&#039;altra. Ma possiamo intenderci. 

Ci sarebbe stato il &#039;68 senza il miracolo economico, il baby boom, la scolarizzazione di massa, la distensione nella guerra fredda, ecc.? Probabilmente no (in molti paesi infatti non c&#039;è stato). Ma sarebbe stato lo stesso, il &#039;68 italiano, senza i &quot;quaderni piacentini&quot;? Sicuramente no: non sarebbe stato lo stesso; sarebbero mancate determinate forze e idee, o si sarebbero espresse in altre forme, altri luoghi. Il fatto è che, al configurarsi della &quot;costellazione complessa&quot;, la rivista c&#039;era, e aveva pubblicato il saggio di Solmi sulla Nuova sinistra americana, che era una specie di prontuario per la prassi politica di movimento, e varie altre cose. 

Cosa voglio dire? Che va bene, forse lo spirito del tempo non possiamo &quot;governarlo&quot;; ma possiamo speronarlo. Farci trovare pronti quando la costellazione complessa muta, e le stelle – proseguo la metafora per comodità, anche se l&#039;effetto è retorico – si avviano ad altri allineamenti. Possiamo, in sostanza, governare ciò che siamo in grado di governare, e, agendo, aspettare ma allo stesso tempo preparare il momento in cui la nostra azione possa risultare davvero efficace.

Oggi Wall Street ha perso più del 5%. Il Congresso sta tentando faticosamente di varare il più grande intervento dello stato sul mercato finanziario dal 1929. Le stelle non stanno ferme. Noi siamo pronti? E a cosa?

(Perdona, alcor, ho pestato molto sul pedale del riverbero. È che sono ipersensibile su un punto: è bene &quot;continuare a fare le cose in cui si crede&quot;; ma credo che oggi dobbiamo saper andare oltre e cercare alleanze e individuare obiettivi comuni. La nostra generazione – io sono del &#039;76 – ha il peccato originale di un individualismo ipertrofico, che corrisponde e compensa un fatalismo sconsolato. Nella convinzione di non poter cambiare nulla tendiamo a lamentarci di ciò che ci circonda o, nel migliore dei casi, a riderne, affettando un distacco che è solo critico ma non reale. Ciò - non ci circonda, ne siamo parte; e ne siamo parte attiva. Un potere l&#039;abbiamo. Sta a noi usarlo).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ domenico &amp; alcor<br />
Credo di aver fatto qualche errore nei parametri di impostazione del blog, ma al momento splinder è bloccato per manutenzione e non posso rimediare. (bell&#8217;inizio, però).</p>
<p>@ alcor<br />
Interessante questa cosa del cannocchiale. Pare che tu sia più incline a vedere in primo piano le grandi congiunture (politiche, economiche, ecc.) che sono &#8220;più grandi di noi&#8221; e in quanto tali sembrano non governabili; e che io per contro voglia vedere in primo piano ciò che ciascuno può fare e l&#8217;efficacia concreta che questo può avere. Ci strattoniamo questo cannocchiale, per girarlo tua da una parte, io dall&#8217;altra. Ma possiamo intenderci. </p>
<p>Ci sarebbe stato il &#8217;68 senza il miracolo economico, il baby boom, la scolarizzazione di massa, la distensione nella guerra fredda, ecc.? Probabilmente no (in molti paesi infatti non c&#8217;è stato). Ma sarebbe stato lo stesso, il &#8217;68 italiano, senza i &#8220;quaderni piacentini&#8221;? Sicuramente no: non sarebbe stato lo stesso; sarebbero mancate determinate forze e idee, o si sarebbero espresse in altre forme, altri luoghi. Il fatto è che, al configurarsi della &#8220;costellazione complessa&#8221;, la rivista c&#8217;era, e aveva pubblicato il saggio di Solmi sulla Nuova sinistra americana, che era una specie di prontuario per la prassi politica di movimento, e varie altre cose. </p>
<p>Cosa voglio dire? Che va bene, forse lo spirito del tempo non possiamo &#8220;governarlo&#8221;; ma possiamo speronarlo. Farci trovare pronti quando la costellazione complessa muta, e le stelle – proseguo la metafora per comodità, anche se l&#8217;effetto è retorico – si avviano ad altri allineamenti. Possiamo, in sostanza, governare ciò che siamo in grado di governare, e, agendo, aspettare ma allo stesso tempo preparare il momento in cui la nostra azione possa risultare davvero efficace.</p>
<p>Oggi Wall Street ha perso più del 5%. Il Congresso sta tentando faticosamente di varare il più grande intervento dello stato sul mercato finanziario dal 1929. Le stelle non stanno ferme. Noi siamo pronti? E a cosa?</p>
<p>(Perdona, alcor, ho pestato molto sul pedale del riverbero. È che sono ipersensibile su un punto: è bene &#8220;continuare a fare le cose in cui si crede&#8221;; ma credo che oggi dobbiamo saper andare oltre e cercare alleanze e individuare obiettivi comuni. La nostra generazione – io sono del &#8217;76 – ha il peccato originale di un individualismo ipertrofico, che corrisponde e compensa un fatalismo sconsolato. Nella convinzione di non poter cambiare nulla tendiamo a lamentarci di ciò che ci circonda o, nel migliore dei casi, a riderne, affettando un distacco che è solo critico ma non reale. Ciò &#8211; non ci circonda, ne siamo parte; e ne siamo parte attiva. Un potere l&#8217;abbiamo. Sta a noi usarlo).</p>
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		<title>
		Di: Alcor		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/09/25/ulrich-holbein/#comment-98125</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 15:58:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Anch&#039;io mi sono trovata davanti a uno sbarramento, eppure sono una splinderiana, com&#039;è?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anch&#8217;io mi sono trovata davanti a uno sbarramento, eppure sono una splinderiana, com&#8217;è?</p>
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		<title>
		Di: Alcor		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/09/25/ulrich-holbein/#comment-98124</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 15:56:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Michele

&quot;ma lo spirito del tempo è a sua volta il prodotto dell’azione convergente di numerosi “attori sociali” (le potenze internazionali, i partiti politici, il movimento degli studenti, i potentati economici, i gruppi aggregati alle riviste, i think tank di ogni colore, ecc. ecc. ecc.) tra i quali ci sono anche le case editrici.&quot;
Vero, ma convergono non per volontà di un singolo attore, bensì per costellazioni complesse.
Finita la guerra fredda, caduto il muro, globalizzata l&#039;economia, esaltata la finanza sulla produzione industriale (vedi la scomparsa della classe operaia, che è sempre lì in quanto somma di operai, ma non più come classe), eccetera, lo spirito del tempo si connota diversamente, non è una cosa che puoi governare.
Lo puoi però, usare, interpretare, giocare.
E continuare a fare le cose in cui si crede.

Quando dici che ti stupisci di &quot;quanto del &#039;8 fosse già in embrione nel lavoro di diversi gruppi politico-letterari dei primissimi anni ’60, quando il ’68 era ancora inimmaginabile.&quot;
vedi una cosa vera, ma la guardi, secondo me, dal lato sbagliato del cannocchiale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Michele</p>
<p>&#8220;ma lo spirito del tempo è a sua volta il prodotto dell’azione convergente di numerosi “attori sociali” (le potenze internazionali, i partiti politici, il movimento degli studenti, i potentati economici, i gruppi aggregati alle riviste, i think tank di ogni colore, ecc. ecc. ecc.) tra i quali ci sono anche le case editrici.&#8221;<br />
Vero, ma convergono non per volontà di un singolo attore, bensì per costellazioni complesse.<br />
Finita la guerra fredda, caduto il muro, globalizzata l&#8217;economia, esaltata la finanza sulla produzione industriale (vedi la scomparsa della classe operaia, che è sempre lì in quanto somma di operai, ma non più come classe), eccetera, lo spirito del tempo si connota diversamente, non è una cosa che puoi governare.<br />
Lo puoi però, usare, interpretare, giocare.<br />
E continuare a fare le cose in cui si crede.</p>
<p>Quando dici che ti stupisci di &#8220;quanto del &#8216;8 fosse già in embrione nel lavoro di diversi gruppi politico-letterari dei primissimi anni ’60, quando il ’68 era ancora inimmaginabile.&#8221;<br />
vedi una cosa vera, ma la guardi, secondo me, dal lato sbagliato del cannocchiale.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: domenico pinto		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/09/25/ulrich-holbein/#comment-98122</link>

		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 15:34:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Michele

Ma come si forza l&#039;entrata del sito? Bisogna attendere l&#039;invito dell&#039;amministratore?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Michele</p>
<p>Ma come si forza l&#8217;entrata del sito? Bisogna attendere l&#8217;invito dell&#8217;amministratore?</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Michele Sisto		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/09/25/ulrich-holbein/#comment-98121</link>

		<dc:creator><![CDATA[Michele Sisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 14:55:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ lezama
Non mi sembra ci fosse uno sfondo di disfattismo nel post di Alcor; era forse un po’ generico, sì. Sulla sostanza siamo d’accordo.

@ Alcor
“l’editoria faceva il suo mestiere, lo faceva a suo modo, seguendo lo spirito del tempo che la trascinava”

Vero: ma lo spirito del tempo è a sua volta il prodotto dell’azione convergente di numerosi “attori sociali” (le potenze internazionali, i partiti politici, il movimento degli studenti, i potentati economici, i gruppi aggregati alle riviste, i think tank di ogni colore, ecc. ecc. ecc.) tra i quali ci sono anche le case editrici.

Non si è soltanto trascinati dallo spirito del tempo, mi dico: lo si può trascinare, far volgere.

Mi stupisco, ogni volta che rileggo le cose d’antan, quanto del ’68 fosse già in embrione nel lavoro di diversi gruppi politico-letterari dei primissimi anni ’60, quando il ’68 era ancora inimmaginabile. Fortini, “Quaderni rossi”, Panzieri, “Quaderni piacentini”, Solmi, le traduzioni di Lukacs, Adorno, Marcuse: la letteratura, parte della quale allora guardava intensamente alla filosofia e alla politica, ha contribuito enormemente a sollevare un’onda che – insieme a diverse altre – è confluita nella piena del ’68.

Non mi illudo che oggi la situazione sia analoga, e che la ricetta sia data (ragionare sul passato, senza nostalgia, serve però a mettere a fuoco il presente, e a capire in che direzione è utile “tentare”). Ad. es: se allora, spesso, si trattava di informare, perché di visioni complessive del mondo ce n’erano una quantità, in concorrenza fra loro, e mancavano i dati concreti su cui ragionare, oggi si tratta soprattutto di selezionare l’informazione sovrabbondante, di mettere insieme i pezzi, di ricostruire quadri d’insieme.

Ognuno può fare la sua parte nel suo campo, mi dico. Ma dei risultati si possono ottenere solo unendo le forze. 

Ieri sera ho creato un blog, su splinder. Ci ho messo una lista di tutti i titoli delle traduzioni di letteratura tedesca che sono riuscito a racimolare tra le mie carte e in rete. Non mi intendo granché di blog, e mancano sicuramente moltissimi titoli. Spero che la cosa non si limiti al velleitarismo di una sera. Mi ripropongo una malinconia produttiva...

Questo è il link: http://iltestimonesecondario.splinder.com/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ lezama<br />
Non mi sembra ci fosse uno sfondo di disfattismo nel post di Alcor; era forse un po’ generico, sì. Sulla sostanza siamo d’accordo.</p>
<p>@ Alcor<br />
“l’editoria faceva il suo mestiere, lo faceva a suo modo, seguendo lo spirito del tempo che la trascinava”</p>
<p>Vero: ma lo spirito del tempo è a sua volta il prodotto dell’azione convergente di numerosi “attori sociali” (le potenze internazionali, i partiti politici, il movimento degli studenti, i potentati economici, i gruppi aggregati alle riviste, i think tank di ogni colore, ecc. ecc. ecc.) tra i quali ci sono anche le case editrici.</p>
<p>Non si è soltanto trascinati dallo spirito del tempo, mi dico: lo si può trascinare, far volgere.</p>
<p>Mi stupisco, ogni volta che rileggo le cose d’antan, quanto del ’68 fosse già in embrione nel lavoro di diversi gruppi politico-letterari dei primissimi anni ’60, quando il ’68 era ancora inimmaginabile. Fortini, “Quaderni rossi”, Panzieri, “Quaderni piacentini”, Solmi, le traduzioni di Lukacs, Adorno, Marcuse: la letteratura, parte della quale allora guardava intensamente alla filosofia e alla politica, ha contribuito enormemente a sollevare un’onda che – insieme a diverse altre – è confluita nella piena del ’68.</p>
<p>Non mi illudo che oggi la situazione sia analoga, e che la ricetta sia data (ragionare sul passato, senza nostalgia, serve però a mettere a fuoco il presente, e a capire in che direzione è utile “tentare”). Ad. es: se allora, spesso, si trattava di informare, perché di visioni complessive del mondo ce n’erano una quantità, in concorrenza fra loro, e mancavano i dati concreti su cui ragionare, oggi si tratta soprattutto di selezionare l’informazione sovrabbondante, di mettere insieme i pezzi, di ricostruire quadri d’insieme.</p>
<p>Ognuno può fare la sua parte nel suo campo, mi dico. Ma dei risultati si possono ottenere solo unendo le forze. </p>
<p>Ieri sera ho creato un blog, su splinder. Ci ho messo una lista di tutti i titoli delle traduzioni di letteratura tedesca che sono riuscito a racimolare tra le mie carte e in rete. Non mi intendo granché di blog, e mancano sicuramente moltissimi titoli. Spero che la cosa non si limiti al velleitarismo di una sera. Mi ripropongo una malinconia produttiva&#8230;</p>
<p>Questo è il link: <a href="http://iltestimonesecondario.splinder.com/" rel="nofollow ugc">http://iltestimonesecondario.splinder.com/</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alcor		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/09/25/ulrich-holbein/#comment-98114</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 10:37:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non avevo visto il tuo secondo comm. è vero, le mie osservazioni sono state generiche, ma proprio perchè non avevo nessuno come bersaglio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non avevo visto il tuo secondo comm. è vero, le mie osservazioni sono state generiche, ma proprio perchè non avevo nessuno come bersaglio.</p>
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		<title>
		Di: Alcor		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/09/25/ulrich-holbein/#comment-98113</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 10:35:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@lezama, non criticavo nessuno,  forse un atteggiamento che è stato anche mio fino a qualche anno fa. E soprattutto non volevo polemizzare, solo ricordare che si lavora in un momento dato con gli strumenti dati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@lezama, non criticavo nessuno,  forse un atteggiamento che è stato anche mio fino a qualche anno fa. E soprattutto non volevo polemizzare, solo ricordare che si lavora in un momento dato con gli strumenti dati.</p>
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		<title>
		Di: lezama		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/09/25/ulrich-holbein/#comment-98108</link>

		<dc:creator><![CDATA[lezama]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 09:40:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Alcor
Se poi ho rivolto narcisisticamente le tue osservazioni alle mie, oltre le tue intenzioni, perdonami, ma la genericità mi avrebbe maldisposto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Alcor<br />
Se poi ho rivolto narcisisticamente le tue osservazioni alle mie, oltre le tue intenzioni, perdonami, ma la genericità mi avrebbe maldisposto.</p>
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