<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Il cane più famoso della storia	</title>
	<atom:link href="https://staging.nazioneindiana.com/2008/10/10/il-cane-piu-famoso-della-storia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/10/10/il-cane-piu-famoso-della-storia/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 05 Mar 2009 10:22:52 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.5</generator>
	<item>
		<title>
		Di: Tashtego		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/10/10/il-cane-piu-famoso-della-storia/#comment-98744</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 16:56:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=9365#comment-98744</guid>

					<description><![CDATA[sabato un cane chiamato melèk addivenne da noi in campagna a seguito della sua padrona. 
era un grosso bastardo, in prevalenza pastore tedesco, ma a pelo lungo, le zampe grosse, da cucciolo, anche se pare avesse sei anni.
notavo il suo totale essere cane, dimesso, come se si vergognasse di esistere.
capiva quando gli dicevo che non poteva entrare in casa e si arrestava sulla soglia, ubbidiente.
veniva carezzato/massaggiato a turno da tutti e più lo carezzavano e più ne voleva senza rompersi minimamente le palle di tutto quello smucinìo.
noi mangiavamo salsicce, lui sbavava in silenzio finché non gliene davamo.
era il più forte di tutti, lì e si mostrava come un sottomesso.
sarebbe potuto fuggire all&#039;istante per le campagne, andarsene per sempre come un essere libero.
ma non ci pensava neppure.
del resto era stato trovato, che già era adulto, sul bordo di una strada, malato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sabato un cane chiamato melèk addivenne da noi in campagna a seguito della sua padrona.<br />
era un grosso bastardo, in prevalenza pastore tedesco, ma a pelo lungo, le zampe grosse, da cucciolo, anche se pare avesse sei anni.<br />
notavo il suo totale essere cane, dimesso, come se si vergognasse di esistere.<br />
capiva quando gli dicevo che non poteva entrare in casa e si arrestava sulla soglia, ubbidiente.<br />
veniva carezzato/massaggiato a turno da tutti e più lo carezzavano e più ne voleva senza rompersi minimamente le palle di tutto quello smucinìo.<br />
noi mangiavamo salsicce, lui sbavava in silenzio finché non gliene davamo.<br />
era il più forte di tutti, lì e si mostrava come un sottomesso.<br />
sarebbe potuto fuggire all&#8217;istante per le campagne, andarsene per sempre come un essere libero.<br />
ma non ci pensava neppure.<br />
del resto era stato trovato, che già era adulto, sul bordo di una strada, malato.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: chi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/10/10/il-cane-piu-famoso-della-storia/#comment-98739</link>

		<dc:creator><![CDATA[chi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 08:26:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=9365#comment-98739</guid>

					<description><![CDATA[da bambina, in macchina con i miei genitori, stavo sempre in ginocchio per poter vedere le macchine dal lunotto posteriore. una volta vedo un camper con su scritto Laika e chiedo perché laika chi è laika. pensavo, da bambina nata in un posto di mare, che i camper portassero il nome come le barche. così mio padre e mia mamma mi hanno raccontato la storia della cagnolina spaziale, la cagnolina cosmonauta. e, poi, anche se era prima la storia di La Fisica per tutti di Lev Landau che aveva trasformato una confederazione rurale in una confederazione astrale.
grazie francesca, bellissimo tema, bellissimo pezzo.
:-)
chi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da bambina, in macchina con i miei genitori, stavo sempre in ginocchio per poter vedere le macchine dal lunotto posteriore. una volta vedo un camper con su scritto Laika e chiedo perché laika chi è laika. pensavo, da bambina nata in un posto di mare, che i camper portassero il nome come le barche. così mio padre e mia mamma mi hanno raccontato la storia della cagnolina spaziale, la cagnolina cosmonauta. e, poi, anche se era prima la storia di La Fisica per tutti di Lev Landau che aveva trasformato una confederazione rurale in una confederazione astrale.<br />
grazie francesca, bellissimo tema, bellissimo pezzo.<br />
:-)<br />
chi</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/10/10/il-cane-piu-famoso-della-storia/#comment-98734</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 06:55:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=9365#comment-98734</guid>

					<description><![CDATA[Francesca,

hai molto fortuna avere ancora gatti. Vivo sola in un appartamento nel centro della città, sono partita tutta la giornata. Parto per le vancanze nella famiglia o in Italia. Allora non posso avere gatti per il momento...
Ma quando saro un piccola vecchia avro un gatto, e spero una modesta casa con  giardino in Italia, in somma una vecchiaia felice...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Francesca,</p>
<p>hai molto fortuna avere ancora gatti. Vivo sola in un appartamento nel centro della città, sono partita tutta la giornata. Parto per le vancanze nella famiglia o in Italia. Allora non posso avere gatti per il momento&#8230;<br />
Ma quando saro un piccola vecchia avro un gatto, e spero una modesta casa con  giardino in Italia, in somma una vecchiaia felice&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesca matteoni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/10/10/il-cane-piu-famoso-della-storia/#comment-98730</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 21:35:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=9365#comment-98730</guid>

					<description><![CDATA[@Tashtego, sulla selezione operata dall&#039;uomo a suo uso e consumo sono d&#039;accordo con te, così come sul desiderio di vedere in atto una ribellione a volte. ma credo anche nella capacità di alcuni esseri umani di instaurare un legame indipendente dalla subordinazione con l&#039;animale. Quello che mi piacerebbe in un mondo ideale, è che si fosse capaci di rispettare l&#039;animale - che non è equivalente a diventare vegetariani o vegani - non solo sulla base dei buoni sentimenti, ma perché si riconosce all&#039;altro pari dignità. Se il dolore comune è il primo parametro dell&#039;etica, questo poi dovrebbe portare alla consapevolezza che non siamo superiori a nessun&#039;altra vita per meriti o diritti. Questa cosa che a me sembra piuttosto innocente e nemmeno pessimista, sconvolge molte brave persone (detto senza ironia)- che pure amano i loro animali domestici.
@Mauro, ti rispondo ora - il passo che citi mi ha fatto venire in mente una cosa: il nostro bisogno, molto spesso da bambini, di osservare la morte. Di renderci conto che è vera, che accade. Poi questo avviene a spese della specie sacrificabile...
@Veronique: sai, in realtà anche il mio animale è il gatto. Ne ho sempre avuti, fin da piccola, adorandoli: in casa mia basta che iniziamo ad imbalzamarli dopo la morte,diffondendo incenso a profusione e poi siamo al completo. Ma mi resta la voglia del cane (come della capra e del mulo... pure!).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Tashtego, sulla selezione operata dall&#8217;uomo a suo uso e consumo sono d&#8217;accordo con te, così come sul desiderio di vedere in atto una ribellione a volte. ma credo anche nella capacità di alcuni esseri umani di instaurare un legame indipendente dalla subordinazione con l&#8217;animale. Quello che mi piacerebbe in un mondo ideale, è che si fosse capaci di rispettare l&#8217;animale &#8211; che non è equivalente a diventare vegetariani o vegani &#8211; non solo sulla base dei buoni sentimenti, ma perché si riconosce all&#8217;altro pari dignità. Se il dolore comune è il primo parametro dell&#8217;etica, questo poi dovrebbe portare alla consapevolezza che non siamo superiori a nessun&#8217;altra vita per meriti o diritti. Questa cosa che a me sembra piuttosto innocente e nemmeno pessimista, sconvolge molte brave persone (detto senza ironia)- che pure amano i loro animali domestici.<br />
@Mauro, ti rispondo ora &#8211; il passo che citi mi ha fatto venire in mente una cosa: il nostro bisogno, molto spesso da bambini, di osservare la morte. Di renderci conto che è vera, che accade. Poi questo avviene a spese della specie sacrificabile&#8230;<br />
@Veronique: sai, in realtà anche il mio animale è il gatto. Ne ho sempre avuti, fin da piccola, adorandoli: in casa mia basta che iniziamo ad imbalzamarli dopo la morte,diffondendo incenso a profusione e poi siamo al completo. Ma mi resta la voglia del cane (come della capra e del mulo&#8230; pure!).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/10/10/il-cane-piu-famoso-della-storia/#comment-98700</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Oct 2008 10:40:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=9365#comment-98700</guid>

					<description><![CDATA[Magnifico pezzo. Ho amato l&#039;omaggio alla presenza dolce della nostra infanzia, l&#039;animale che accompagna la solitudine, l&#039;immaginario del bambino, l&#039;affetto con le carezze, la consolazione silenziosa quando le parole umane sono troppo.

Ma preferisco il gatto; il gatto che ti viene sulla ginochia, il gatto che mi alleggia della vergogna di dormire o di sognare, il gatto che è molte dolce contro la mia guance, il gatto che ha un cuore che si sente nel ronron, il gatto che camina sullo mucchio dei libri, il gatto che si mette sulla pagina, si tiene dritto sul davanzale della finestra.

Grazie per il bel post che mi ha rammento i momenti passati con il mio gatto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Magnifico pezzo. Ho amato l&#8217;omaggio alla presenza dolce della nostra infanzia, l&#8217;animale che accompagna la solitudine, l&#8217;immaginario del bambino, l&#8217;affetto con le carezze, la consolazione silenziosa quando le parole umane sono troppo.</p>
<p>Ma preferisco il gatto; il gatto che ti viene sulla ginochia, il gatto che mi alleggia della vergogna di dormire o di sognare, il gatto che è molte dolce contro la mia guance, il gatto che ha un cuore che si sente nel ronron, il gatto che camina sullo mucchio dei libri, il gatto che si mette sulla pagina, si tiene dritto sul davanzale della finestra.</p>
<p>Grazie per il bel post che mi ha rammento i momenti passati con il mio gatto.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Chapucer		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/10/10/il-cane-piu-famoso-della-storia/#comment-98699</link>

		<dc:creator><![CDATA[Chapucer]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Oct 2008 10:36:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=9365#comment-98699</guid>

					<description><![CDATA[:*)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>:*)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesca genti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/10/10/il-cane-piu-famoso-della-storia/#comment-98694</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesca genti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Oct 2008 08:21:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=9365#comment-98694</guid>

					<description><![CDATA[ciao franci,
bellissimo pezzo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ciao franci,<br />
bellissimo pezzo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Phonorama		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/10/10/il-cane-piu-famoso-della-storia/#comment-98692</link>

		<dc:creator><![CDATA[Phonorama]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Oct 2008 07:32:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=9365#comment-98692</guid>

					<description><![CDATA[Il cane è come il phon, indispensabile.
Brava.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il cane è come il phon, indispensabile.<br />
Brava.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Tashtego		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/10/10/il-cane-piu-famoso-della-storia/#comment-98690</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Oct 2008 05:50:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=9365#comment-98690</guid>

					<description><![CDATA[@francesca

È vero che non sappiamo come ci ama il cane, ed è anche vero che non sappiamo con certezza cos’è un cane. 
Tuttavia alcuni dati mi sembrano evidenti.
Il primo è la deformazione genetica, indotta, che ha dato luogo alle razze.
Incontro sempre sul marciapiede sotto casa mia un cane di una razza dotata di pelle ridondante, le zampe cortissime, le orecchie che strusciano per terra, gli occhi arrossati, arresi, dimessi.
Non posso fare a meno di vederlo per quello che è, un mostro creato per gioco/utilità, di cui si dice che è di razza «pura».
Ora, Lorenz a parte (mi è sempre sembrato un ricercatore para-darwiniano, letterario), credo che questo lavoro di selezione sia stato fatto soprattutto sull’indole della specie, per così dire, iniziale: i buoni vivono, i cattivi li facciamo fuori. 
Così sopravvivono solo gli esemplari umili, domesticabili, quelli che ci «amano», in modo che alla fine ci convinciamo che il cane «è amico dell’uomo», mentre è solo un «prodotto» dell’uomo. 
Oppure, al contrario, selezioniamo i «cattivi», per difenderci, salvo che poi, ogni tanto, l’equilibrio fedeltà/aggressività si rompe e ci ritroviamo con i denti alla gola.
Il mio vicino, in campagna, alleva cani cattivi. 
Se ne sentono gli ululati da lontano, agghiaccianti per la quantità di dolore che trasportano, di disperazione. 
Quello è un lager per schiavi da combattimento. 
Un posto di dolore segreto, dove nessuno può entrare. 
Ogni tanto immagino che tutti quei poveri cani riescano a scappare e che appena usciti di lì si fermino solo un minuto, per ucciderci e vendicarsi subito su di noi.  

La questione etica del nostro rapporto con gli animali parte da un dato che sicuramente accomuna tutti i viventi: la capacità di soffrire, mentalmente e fisicamente.
E questo vale pure per crostacei, molluschi, insetti, pesci.
Eccetera.

(L’altra sera in trattoria, gli astici canadesi nella loro teca, ancora vivi, nel ghiaccio, muovevano lentamente le antenne, un arto…)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@francesca</p>
<p>È vero che non sappiamo come ci ama il cane, ed è anche vero che non sappiamo con certezza cos’è un cane.<br />
Tuttavia alcuni dati mi sembrano evidenti.<br />
Il primo è la deformazione genetica, indotta, che ha dato luogo alle razze.<br />
Incontro sempre sul marciapiede sotto casa mia un cane di una razza dotata di pelle ridondante, le zampe cortissime, le orecchie che strusciano per terra, gli occhi arrossati, arresi, dimessi.<br />
Non posso fare a meno di vederlo per quello che è, un mostro creato per gioco/utilità, di cui si dice che è di razza «pura».<br />
Ora, Lorenz a parte (mi è sempre sembrato un ricercatore para-darwiniano, letterario), credo che questo lavoro di selezione sia stato fatto soprattutto sull’indole della specie, per così dire, iniziale: i buoni vivono, i cattivi li facciamo fuori.<br />
Così sopravvivono solo gli esemplari umili, domesticabili, quelli che ci «amano», in modo che alla fine ci convinciamo che il cane «è amico dell’uomo», mentre è solo un «prodotto» dell’uomo.<br />
Oppure, al contrario, selezioniamo i «cattivi», per difenderci, salvo che poi, ogni tanto, l’equilibrio fedeltà/aggressività si rompe e ci ritroviamo con i denti alla gola.<br />
Il mio vicino, in campagna, alleva cani cattivi.<br />
Se ne sentono gli ululati da lontano, agghiaccianti per la quantità di dolore che trasportano, di disperazione.<br />
Quello è un lager per schiavi da combattimento.<br />
Un posto di dolore segreto, dove nessuno può entrare.<br />
Ogni tanto immagino che tutti quei poveri cani riescano a scappare e che appena usciti di lì si fermino solo un minuto, per ucciderci e vendicarsi subito su di noi.  </p>
<p>La questione etica del nostro rapporto con gli animali parte da un dato che sicuramente accomuna tutti i viventi: la capacità di soffrire, mentalmente e fisicamente.<br />
E questo vale pure per crostacei, molluschi, insetti, pesci.<br />
Eccetera.</p>
<p>(L’altra sera in trattoria, gli astici canadesi nella loro teca, ancora vivi, nel ghiaccio, muovevano lentamente le antenne, un arto…)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesca matteoni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/10/10/il-cane-piu-famoso-della-storia/#comment-98688</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Oct 2008 22:10:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=9365#comment-98688</guid>

					<description><![CDATA[@tashtego

“Sparate finché volete alle ghiandaie…”. Sì, certo. Nel pezzo che ho citato, nella rassegnazione di Atticus, c&#039;è una constatazione del male. Non del fatto che alcuni animali siano migliori di altri o meritino di più la vita. Così come non credo che nessuno di noi - nemmeno da bambino - possa dirsi immune dalla crudeltà e dalla ferocia che è parte non solo dell&#039;uomo, ma della natura (mi viene in mente un film straordinario - La sottile linea rossa, ma rischio di andare fuori tema). I leoni, gli orsi, i gatti e altri animali carnivori uccidono i cuccioli per accoppiarsi con le femmine, ad esempio. L&#039;uomo è &quot;avanti&quot;, nel senso che sistematicamente sottomette altri animali e suoi simili, non solo per necessità o &quot;voglia&quot;, ma per ambizione, sete di potere, una visione del mondo sempre troppo sbilanciata verso se stesso. Come tale l&#039;uomo fa del male a &lt;i&gt;tutti &lt;/i&gt;gli animali, impunemente (sui serpenti che citi, ci sarebbe un altro discorso interessante). Nelle parole di Atticus non c&#039;è un&#039;autorizzazione a uccidere gli altri uccelli, ma solo un&#039;esortazione a considerare ciò a cui si fa male. Ci sono dei distinguo che sono pari al nostro grado di consapevolezza. Come non si può insegnare a pensare, non si può nemmeno pretendere dall&#039;altro una consapevolezza immediata del tutto. Del resto quella frase è emblematica di tutto questo meraviglioso libro, dove di vittime della società ce ne sono due - un passero ed una ghiandaia, diciamo così.   

Sul cane ed il suo rapporto con l&#039;uomo - nelle culture &quot;primitive&quot; è stato accolto, principalmente come aiuto, servo, come dici tu, per guardare il gregge, portare carichi. C&#039;è un passo bellissimo che racconta l&#039;incontro tra l&#039;uomo ed il cane in un testo sui lapponi, per cui il cane è stato fondamentale. Se si pensa ai nativi americani, i cani vivevano ai bordi degli accampamenti e finivano spesso per essere cibo. Questo &quot;servilismo&quot; è anche ciò che ha scatenato il disprezzo - basta pensare che nessuno di noi dice &quot;figlio di una lontra&quot; o &quot;di un pesce rosso&quot;, ma &quot;figlio di un cane&quot;. Sul discorso affettivo tra animale ed uomo non sarei così sicura - nel senso che per me fondamentalmente non sappiamo come ci ama un cane. Non possiamo sempre comprendere tutto, ogni tanto dovremmo arrenderci a questo - e per l&#039;essere umano è affar tosto. Si dice in modo semplicistico che il gatto ci ama come un figlioletto viziato (uno sfruttatore! ... potrei confermarlo vedendo cosa fa il mio di gatto, ma anche gli altri aficionados del quartiere), mentre il cane come un leader.  Però ad esempio, a casa di mio padre dove non vo spesso, ci sono due cani, mamma e figlio. Non sono la loro padrona, non esattamente. La madre che ora è vecchiotta, se per caso era nei boschi e mi vedeva sull&#039;autobus o sostare a bere durante una delle fermate, mi correva dietro fino al paese, fino a che non scendevo. Non penso fosse &quot;servilismo&quot;. Sul fatto che l&#039;uomo rispetti gli animali di cui ha paura - non saprei con certezza. Vedi i serpenti. Ma vedi anche lo squalo. Ne ha paura e basta. Poi in altre culture (nomadi, ad esempio) la cosa è un po&#039; diversa, vero. 

(Sugli animali ed il rapporto con gli uomini ci sono dei bei lavori di un professore americano di etica John Serpell, a cui mi sto appassionando).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@tashtego</p>
<p>“Sparate finché volete alle ghiandaie…”. Sì, certo. Nel pezzo che ho citato, nella rassegnazione di Atticus, c&#8217;è una constatazione del male. Non del fatto che alcuni animali siano migliori di altri o meritino di più la vita. Così come non credo che nessuno di noi &#8211; nemmeno da bambino &#8211; possa dirsi immune dalla crudeltà e dalla ferocia che è parte non solo dell&#8217;uomo, ma della natura (mi viene in mente un film straordinario &#8211; La sottile linea rossa, ma rischio di andare fuori tema). I leoni, gli orsi, i gatti e altri animali carnivori uccidono i cuccioli per accoppiarsi con le femmine, ad esempio. L&#8217;uomo è &#8220;avanti&#8221;, nel senso che sistematicamente sottomette altri animali e suoi simili, non solo per necessità o &#8220;voglia&#8221;, ma per ambizione, sete di potere, una visione del mondo sempre troppo sbilanciata verso se stesso. Come tale l&#8217;uomo fa del male a <i>tutti </i>gli animali, impunemente (sui serpenti che citi, ci sarebbe un altro discorso interessante). Nelle parole di Atticus non c&#8217;è un&#8217;autorizzazione a uccidere gli altri uccelli, ma solo un&#8217;esortazione a considerare ciò a cui si fa male. Ci sono dei distinguo che sono pari al nostro grado di consapevolezza. Come non si può insegnare a pensare, non si può nemmeno pretendere dall&#8217;altro una consapevolezza immediata del tutto. Del resto quella frase è emblematica di tutto questo meraviglioso libro, dove di vittime della società ce ne sono due &#8211; un passero ed una ghiandaia, diciamo così.   </p>
<p>Sul cane ed il suo rapporto con l&#8217;uomo &#8211; nelle culture &#8220;primitive&#8221; è stato accolto, principalmente come aiuto, servo, come dici tu, per guardare il gregge, portare carichi. C&#8217;è un passo bellissimo che racconta l&#8217;incontro tra l&#8217;uomo ed il cane in un testo sui lapponi, per cui il cane è stato fondamentale. Se si pensa ai nativi americani, i cani vivevano ai bordi degli accampamenti e finivano spesso per essere cibo. Questo &#8220;servilismo&#8221; è anche ciò che ha scatenato il disprezzo &#8211; basta pensare che nessuno di noi dice &#8220;figlio di una lontra&#8221; o &#8220;di un pesce rosso&#8221;, ma &#8220;figlio di un cane&#8221;. Sul discorso affettivo tra animale ed uomo non sarei così sicura &#8211; nel senso che per me fondamentalmente non sappiamo come ci ama un cane. Non possiamo sempre comprendere tutto, ogni tanto dovremmo arrenderci a questo &#8211; e per l&#8217;essere umano è affar tosto. Si dice in modo semplicistico che il gatto ci ama come un figlioletto viziato (uno sfruttatore! &#8230; potrei confermarlo vedendo cosa fa il mio di gatto, ma anche gli altri aficionados del quartiere), mentre il cane come un leader.  Però ad esempio, a casa di mio padre dove non vo spesso, ci sono due cani, mamma e figlio. Non sono la loro padrona, non esattamente. La madre che ora è vecchiotta, se per caso era nei boschi e mi vedeva sull&#8217;autobus o sostare a bere durante una delle fermate, mi correva dietro fino al paese, fino a che non scendevo. Non penso fosse &#8220;servilismo&#8221;. Sul fatto che l&#8217;uomo rispetti gli animali di cui ha paura &#8211; non saprei con certezza. Vedi i serpenti. Ma vedi anche lo squalo. Ne ha paura e basta. Poi in altre culture (nomadi, ad esempio) la cosa è un po&#8217; diversa, vero. </p>
<p>(Sugli animali ed il rapporto con gli uomini ci sono dei bei lavori di un professore americano di etica John Serpell, a cui mi sto appassionando).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: staging.nazioneindiana.com @ 2026-05-08 19:02:42 by W3 Total Cache
-->