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	Commenti a: Vsevolod Ėmil&#8217;evič Mejerchol&#8217;d [28 gennaio 1874 &#8211; 2 febbraio 1940(?)]: LA MORTE È MEGLIO DI TUTTO QUESTO	</title>
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		<title>
		Di: Tashtego		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Oct 2008 21:33:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;“Vuol dire che alla causa serve così” continuavo a ripetermi e di conseguenza il mio “io” si è spaccato in due persone. La prima si mise a cercare i delitti della seconda e quando non li trovava, si decise di inventarli.&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;“Vuol dire che alla causa serve così” continuavo a ripetermi e di conseguenza il mio “io” si è spaccato in due persone. La prima si mise a cercare i delitti della seconda e quando non li trovava, si decise di inventarli.&#8221;</p>
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		<title>
		Di: Anna Tellini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna Tellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Oct 2008 18:34:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[IL VERO MESTIERE E&#039; VIVERE
La morte certo non è nuova, nella  cultura russa. E dopo il trauma benefico e devastante del tolstojano Ivan Il&#039;ic, primo a parlare senza schermi d&#039;omissione degli orrori fisici della malattia e della morte, appunto, essa ha formalizzato un inquietante connubio  con la letteratura. Non più solo tema, ma asse portante dell&#039;esistenza,  come sottolinea Salamov - riandando ai processi degli anni &#039;30 del secolo scorso-, essa si apparenta gradualmente all&#039;invenzione creativa dell&#039;artista:

              I chimici e i fisici - così si chiamavano  le due scuole di 
              pensiero della fase istruttoria. I fisici erano quelli che 
              erigevano a pietra angolare dell&#039;istruttoria l&#039;azione 
              puramente fisica, poichè vedevano nelle percosse il
              metodo    per disvelare il principio morale del mondo.
              Disvelare nel profondo   l&#039;essenza della natura umana - 
              e come risultava vile e insignificante questa essenza!
              Con le percosse non solo si poteva ottenere qualsiasi 
              deposizione. Sotto il bastone, si creava, la scienza 
              progrediva, si componevano versi, romanzi.

[V. Salamov, &quot;Il bouquiniste&quot;, ne &quot;I racconti di Kolyma&quot;, a cura di I. Sirotinskaja, trad. di S. Rapetti, Torino 1999, 2vv., v. I, p. 419. A p. 417 il titolo di questo commento]

E&#039; la menzogna per la menzogna, l&#039;arte per l&#039;arte. Come l&#039;iperbole gogoliana, questa morte creatrice ha bisogno di acquisire estensione materiale, di farsi carne. La gigantesca finzione inghiotte tutto - persone, avvenimenti, spazio e tempo. Si inserisce nella narrazione come agente principale dell&#039;assurdo che regna nel mondo. E&#039; l&#039;universo del &quot;Revisore&quot; di Gogol&#039;, che Mejerchol&#039;d aveva messo in scena nel 1926: spettacolo già colmo d&#039;ira, aggressivo, con cui Mejerchol&#039;d non offre rassicurazioni nè alibi, per esibire sconciamente una tanatomorfosi attuale, la decomposizione in corso della società sovietica: impossibile la sepoltura, il pianto consolatorio. Per esibire, su un tessuto di sbandamenti nervosi e di visioni enigmatiche, il fascino furibondo e cimiteriale  dell&#039;inanimato, il gusto di epifanie di poveri corpi imbambolati e fragili. Come sarà del suo, sotto i colpi dei carnefici. Come era stato di Gogol&#039;:

              Il povero corpo fu sottoposto a un trattamento brutale.
              Anticipando i metodi di Charcot,  nell&#039;intento di curare la
              salute mentale prima di quella del corpo, il dottor Auvers 
              (o Hovert) fece tuffare il malato in un bagno caldo, mentre
              gli si inondava la testa di acqua fredda, dopo di che fu messo
              a letto con una mezza dozzina di sanguisughe grosse aggan-
              ciate al naso. Aveva dato gemiti, pianto e lottato quando il 
              miserabile corpo era stato deposto nella profonda vasca di
              legno. Rabbrividiva nudo sul letto e supplicava che gli toglies-
              sero le sanguisughe che pendevano dal naso, entrandogli nella 
              bocca. Fece, come narra un testimonio, vani tentativi il moren-
              te, per liberarsi dagli immondi ammassi neri   di sanguisughe
              che gli succhiavano il sangue dalle narici.

[A. M. Ripellino, &quot;L&#039;arte della fuga&quot;, intr. e cura di R. Giuliani, Napoli 1987,  p. 305. Per lo spettacolo si veda Vs. E. Mejerchol&#039;d, &quot;Il revisore&quot;,
a cura e con un saggio di A. Tellini, Vibo Valentia 1997]

Ma - d&#039;altronde siamo partiti da qui -, dai tempi di Gogol&#039; la morte, artista sui generis, si era notevolmente scaltrita. Suo compito, adesso, era organizzare la vita in nuove forme ancora inedite, sottoporla a un esperimento artistico di inaudite proporzioni: nientedimeno che la creazione dell&#039;uomo nuovo, ovvero la distruzione del mondo così com&#039;è, vincendone la resistenza, rendendolo malleabile, plastico. Anche qui, in certo modo, è il trionfo della letteratura, nelle vesti di un nuovo discorso magico al di là dei limiti del consueto linguaggio &quot;razionale&quot; - un discorso estensibile e totipotente. Con l&#039;articolo 58 la morte creatrice trova davvero la sua incarnazione con i mezzi dell&#039;arte:

               Un paradosso: UN SOLO ARTICOLO dei centoquarantotto
               della sezione particolare del Codice penale dell&#039;anno 1926 
               ha dato impulso a tutta la pluriennale attività degli Organi
               eternamente vigili e ovunque presenti.   In lode di questo
               articolo si potrebbero trovare epiteti  più numerosi di quanti  
               ne avesse trovati una volta Turgenev per la lingua russa o
               Nekrasov  per la Madre Russia: grande, possente, abbondan-
               te, ramificato, vario, universale Cinquantotto, che esaurisce
               il mondo neanche tanto nelle formulazioni dei suoi punti
               quanto nella loro interpretazione latissima e dialettica.

[A. Solzenicyn, &quot;Arcipelago Gulag&quot;, trad. di M. Olsufieva, Milano 1974, 2 vv., v. II, p. 75]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>IL VERO MESTIERE E&#8217; VIVERE<br />
La morte certo non è nuova, nella  cultura russa. E dopo il trauma benefico e devastante del tolstojano Ivan Il&#8217;ic, primo a parlare senza schermi d&#8217;omissione degli orrori fisici della malattia e della morte, appunto, essa ha formalizzato un inquietante connubio  con la letteratura. Non più solo tema, ma asse portante dell&#8217;esistenza,  come sottolinea Salamov &#8211; riandando ai processi degli anni &#8217;30 del secolo scorso-, essa si apparenta gradualmente all&#8217;invenzione creativa dell&#8217;artista:</p>
<p>              I chimici e i fisici &#8211; così si chiamavano  le due scuole di<br />
              pensiero della fase istruttoria. I fisici erano quelli che<br />
              erigevano a pietra angolare dell&#8217;istruttoria l&#8217;azione<br />
              puramente fisica, poichè vedevano nelle percosse il<br />
              metodo    per disvelare il principio morale del mondo.<br />
              Disvelare nel profondo   l&#8217;essenza della natura umana &#8211;<br />
              e come risultava vile e insignificante questa essenza!<br />
              Con le percosse non solo si poteva ottenere qualsiasi<br />
              deposizione. Sotto il bastone, si creava, la scienza<br />
              progrediva, si componevano versi, romanzi.</p>
<p>[V. Salamov, &#8220;Il bouquiniste&#8221;, ne &#8220;I racconti di Kolyma&#8221;, a cura di I. Sirotinskaja, trad. di S. Rapetti, Torino 1999, 2vv., v. I, p. 419. A p. 417 il titolo di questo commento]</p>
<p>E&#8217; la menzogna per la menzogna, l&#8217;arte per l&#8217;arte. Come l&#8217;iperbole gogoliana, questa morte creatrice ha bisogno di acquisire estensione materiale, di farsi carne. La gigantesca finzione inghiotte tutto &#8211; persone, avvenimenti, spazio e tempo. Si inserisce nella narrazione come agente principale dell&#8217;assurdo che regna nel mondo. E&#8217; l&#8217;universo del &#8220;Revisore&#8221; di Gogol&#8217;, che Mejerchol&#8217;d aveva messo in scena nel 1926: spettacolo già colmo d&#8217;ira, aggressivo, con cui Mejerchol&#8217;d non offre rassicurazioni nè alibi, per esibire sconciamente una tanatomorfosi attuale, la decomposizione in corso della società sovietica: impossibile la sepoltura, il pianto consolatorio. Per esibire, su un tessuto di sbandamenti nervosi e di visioni enigmatiche, il fascino furibondo e cimiteriale  dell&#8217;inanimato, il gusto di epifanie di poveri corpi imbambolati e fragili. Come sarà del suo, sotto i colpi dei carnefici. Come era stato di Gogol&#8217;:</p>
<p>              Il povero corpo fu sottoposto a un trattamento brutale.<br />
              Anticipando i metodi di Charcot,  nell&#8217;intento di curare la<br />
              salute mentale prima di quella del corpo, il dottor Auvers<br />
              (o Hovert) fece tuffare il malato in un bagno caldo, mentre<br />
              gli si inondava la testa di acqua fredda, dopo di che fu messo<br />
              a letto con una mezza dozzina di sanguisughe grosse aggan-<br />
              ciate al naso. Aveva dato gemiti, pianto e lottato quando il<br />
              miserabile corpo era stato deposto nella profonda vasca di<br />
              legno. Rabbrividiva nudo sul letto e supplicava che gli toglies-<br />
              sero le sanguisughe che pendevano dal naso, entrandogli nella<br />
              bocca. Fece, come narra un testimonio, vani tentativi il moren-<br />
              te, per liberarsi dagli immondi ammassi neri   di sanguisughe<br />
              che gli succhiavano il sangue dalle narici.</p>
<p>[A. M. Ripellino, &#8220;L&#8217;arte della fuga&#8221;, intr. e cura di R. Giuliani, Napoli 1987,  p. 305. Per lo spettacolo si veda Vs. E. Mejerchol&#8217;d, &#8220;Il revisore&#8221;,<br />
a cura e con un saggio di A. Tellini, Vibo Valentia 1997]</p>
<p>Ma &#8211; d&#8217;altronde siamo partiti da qui -, dai tempi di Gogol&#8217; la morte, artista sui generis, si era notevolmente scaltrita. Suo compito, adesso, era organizzare la vita in nuove forme ancora inedite, sottoporla a un esperimento artistico di inaudite proporzioni: nientedimeno che la creazione dell&#8217;uomo nuovo, ovvero la distruzione del mondo così com&#8217;è, vincendone la resistenza, rendendolo malleabile, plastico. Anche qui, in certo modo, è il trionfo della letteratura, nelle vesti di un nuovo discorso magico al di là dei limiti del consueto linguaggio &#8220;razionale&#8221; &#8211; un discorso estensibile e totipotente. Con l&#8217;articolo 58 la morte creatrice trova davvero la sua incarnazione con i mezzi dell&#8217;arte:</p>
<p>               Un paradosso: UN SOLO ARTICOLO dei centoquarantotto<br />
               della sezione particolare del Codice penale dell&#8217;anno 1926<br />
               ha dato impulso a tutta la pluriennale attività degli Organi<br />
               eternamente vigili e ovunque presenti.   In lode di questo<br />
               articolo si potrebbero trovare epiteti  più numerosi di quanti<br />
               ne avesse trovati una volta Turgenev per la lingua russa o<br />
               Nekrasov  per la Madre Russia: grande, possente, abbondan-<br />
               te, ramificato, vario, universale Cinquantotto, che esaurisce<br />
               il mondo neanche tanto nelle formulazioni dei suoi punti<br />
               quanto nella loro interpretazione latissima e dialettica.</p>
<p>[A. Solzenicyn, &#8220;Arcipelago Gulag&#8221;, trad. di M. Olsufieva, Milano 1974, 2 vv., v. II, p. 75]</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: viola amarelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/10/23/vsevolod-emilevic-mejerchold-28-gennaio-1874-2-febbraio-1940-la-morte-e-meglio-di-tutto-questo/#comment-99255</link>

		<dc:creator><![CDATA[viola amarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Oct 2008 10:32:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[in memoriam dolente  di un artista vero..un abbraccio orsola, viola]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>in memoriam dolente  di un artista vero..un abbraccio orsola, viola</p>
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		<item>
		<title>
		Di: orsola puecher		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/10/23/vsevolod-emilevic-mejerchold-28-gennaio-1874-2-febbraio-1940-la-morte-e-meglio-di-tutto-questo/#comment-99250</link>

		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Oct 2008 08:43:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[ grazie !!!! ]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[ grazie !!!! ]</p>
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		<title>
		Di: peremerc		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/10/23/vsevolod-emilevic-mejerchold-28-gennaio-1874-2-febbraio-1940-la-morte-e-meglio-di-tutto-questo/#comment-99248</link>

		<dc:creator><![CDATA[peremerc]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Oct 2008 08:09:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Attenzione: è, voce del verbo essere, si scrive con accento grave, non acuto! (vedi titolo). ciao ciao]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Attenzione: è, voce del verbo essere, si scrive con accento grave, non acuto! (vedi titolo). ciao ciao</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/10/23/vsevolod-emilevic-mejerchold-28-gennaio-1874-2-febbraio-1940-la-morte-e-meglio-di-tutto-questo/#comment-99244</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Oct 2008 06:59:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Testo duro, che fa male nel corpo, si sente il dolore fisico, i colpi.
la lettere mette anche tu a nudo. Vedo le lacrime, sento la pelle delicata, e posso solo immaginare una carezza fitizzia per addomesticare il terrore che mi prende, quando penso che un essere umano puo umiliare, torturare un altro.
Non riuscio a capire, solo immaginare che il testo è un omaggio, una carezza dolce, spero che raggiunga tutti che hanno sofferto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Testo duro, che fa male nel corpo, si sente il dolore fisico, i colpi.<br />
la lettere mette anche tu a nudo. Vedo le lacrime, sento la pelle delicata, e posso solo immaginare una carezza fitizzia per addomesticare il terrore che mi prende, quando penso che un essere umano puo umiliare, torturare un altro.<br />
Non riuscio a capire, solo immaginare che il testo è un omaggio, una carezza dolce, spero che raggiunga tutti che hanno sofferto.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ng		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/10/23/vsevolod-emilevic-mejerchold-28-gennaio-1874-2-febbraio-1940-la-morte-e-meglio-di-tutto-questo/#comment-99234</link>

		<dc:creator><![CDATA[ng]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 19:21:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La tensione suprema dell’irriducibile … Sublime e terribile allo stesso tempo: torturato e ucciso dal comunismo costituito eppure tenacemente comunista. Era già grande per l’invenzione della Biomeccanica, rinnovamento radicale dell’arte dell’attore; ed è ancora più grande per questa sua consapevolezza tragica. Ah, quanto al di là dell’odierno precipitare nella dimenticanza!  

ng]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La tensione suprema dell’irriducibile … Sublime e terribile allo stesso tempo: torturato e ucciso dal comunismo costituito eppure tenacemente comunista. Era già grande per l’invenzione della Biomeccanica, rinnovamento radicale dell’arte dell’attore; ed è ancora più grande per questa sua consapevolezza tragica. Ah, quanto al di là dell’odierno precipitare nella dimenticanza!  </p>
<p>ng</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: chi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/10/23/vsevolod-emilevic-mejerchold-28-gennaio-1874-2-febbraio-1940-la-morte-e-meglio-di-tutto-questo/#comment-99229</link>

		<dc:creator><![CDATA[chi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 17:21:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;se non scriverai (il che significa inventare!), ti picchieremo di nuovo, lasceremo intatte soltanto la testa e la mano destra, tutto il resto lo trasformeremo in un pezzo di corpo informe, dilaniato, insanguinato”

a parte la composizione grafica che come al solito riane per me di struggente bellezza e nel contempo di struggente nostalgia per tutto quello che etere e web non è, le lettere solo laceranti e luminose. squarciate.

evvai orsola (aleph).
chi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;se non scriverai (il che significa inventare!), ti picchieremo di nuovo, lasceremo intatte soltanto la testa e la mano destra, tutto il resto lo trasformeremo in un pezzo di corpo informe, dilaniato, insanguinato”</p>
<p>a parte la composizione grafica che come al solito riane per me di struggente bellezza e nel contempo di struggente nostalgia per tutto quello che etere e web non è, le lettere solo laceranti e luminose. squarciate.</p>
<p>evvai orsola (aleph).<br />
chi</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: nadia agustoni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/10/23/vsevolod-emilevic-mejerchold-28-gennaio-1874-2-febbraio-1940-la-morte-e-meglio-di-tutto-questo/#comment-99223</link>

		<dc:creator><![CDATA[nadia agustoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 16:29:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lettere strazianti.
Mi viene in mente la Achmatova, quelle donne in fila a chiedere notizie dei loro congiunti e quel &quot; Diciasette mesi che grido/ ti chiamo a casa./ 
Erano versi per il figlio, scomparso anche lui in una prigione.
&quot;E non riesco a comprendere, / chi è una belva chi è un uomo/.
(Requiem, 1939)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lettere strazianti.<br />
Mi viene in mente la Achmatova, quelle donne in fila a chiedere notizie dei loro congiunti e quel &#8221; Diciasette mesi che grido/ ti chiamo a casa./<br />
Erano versi per il figlio, scomparso anche lui in una prigione.<br />
&#8220;E non riesco a comprendere, / chi è una belva chi è un uomo/.<br />
(Requiem, 1939)</p>
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