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	Commenti a: Le sette abitudini dei terroristi inefficaci	</title>
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		<title>
		Di: Fabrizio Brena		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Brena]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Nov 2008 20:04:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;intervento di Schneier si presta facilmente ad essere confutato, in virtù del suo astratto schematismo, ma siccome si propone esso stesso come la confutazione di un giudizio prevalente, è bene procedere da quest&#039;ultimo: &quot;Il terrorismo è intrinsecamente politico e si diventa terroristi per ragioni politiche&quot; (il termime &quot;fenomeno&quot; è un&#039;aggiunta del traduttore). Questo assioma dimentica che il terrorismo è sì un mezzo di lotta politica, il più radicale ed estremo, se si vuole, ma talmente efficace che è stato adottato anche da organizzazioni criminali e mafiose e perfino da apparati dello Stato a scopo di condizionamento dell&#039;opinione pubblica: in Italia abbiamo avuto esempi di tutti questi tipi ed evito qui di enumerarli. 
 Inoltre quando si discute sull&#039;efficienza o meno delle azioni terroristiche bisogna tener presente che esse hanno come bersaglio non tanto le vittime in quanto tali, ma l&#039;istituzione che esse rappresentano o più in generale lo Stato di cui sono cittadini, cosa che l&#039;autore nel punto 1 mostra di non considerare. In sostanza i terroristi con ogni loro impresa delegittimano l&#039;istituzione politica nella sua funzione più cruciale, il controllo del territorio su cui si estende la sua autorità e la sicurezza di chi vi è insediato. Così la strategia terroristica può essere &#039;qualitativa&#039;, scegliendo di colpire singoli personaggi altamente rappresentativi (politici, militari, magistrati, imprenditori), oppure &#039;quantitativa&#039;, mirando a provocare un numero quanto più alto di vittime fra un gruppo con stragi di massa: anche qui, da Piazza Fontana al rapimento Moro, l&#039;Italia offre esempi di entrambe le tipologie. Di conseguenza l&#039;esito della lotta dipende dai rapporti di forza fra i contendenti e dal radicamento che i gruppi armati riescono ad assicurarsi sul territorio, perché il terrorismo non ha bisogno solo di terroristi che sparano, ma di affiliati che forniscono supporto logistico, di staffette che garantiscono le comunicazioni, di propagandisti e finanziatori, insomma di tutta una rete di copertura e sostegno che determina la sopravvivenza dell&#039;organizzazione; mi limito a delineare tre possibili sviluppi, che riguardano il terrorismo di matrice politica:
 1) L&#039;organizzazione viene decimata dallo Stato, non solo per l&#039;azione repressiva delle forze dell&#039;ordine, ma prima ancora in mancanza di un sostegno capillare e costante nella società in cui operano (così le BR in Italia e il gruppo Baader Meinhof in Germania).
 2) L&#039;organizzazione, sostenuta da un consenso allargato, riesce ad avere il sopravvento e ad assicurarsi il controllo del territorio: questo accade soprattutto quando l&#039;avversario è una forza d&#039;occupazione straniera e gli oppositori possono far leva sull&#039;ostilità diffusa verso l&#039;occupante; oltre al caso dell&#039;Algeria si possono citare, in anni più vicini a noi, le due autobombe in Libano piazzate da gruppi sciiti nel 1983 contro i contingenti francesi e statunitensi che condussero alla loro ritirata dal Paese.
 3) L&#039;organizzazione, di solito dopo un periodo di lotta molto lungo, trova un accordo con lo Stato avversario per partecipare al potere attraverso un movimento politico di sostegno, previa la rinuncia alla lotta armata da una parte e un&#039;amnistia verso i membri dell&#039;organizzazione dall&#039;altra: così in Irlanda del Nord con l&#039;inclusione del Sinn Fein, braccio politico dell&#039;Ira, nel governo della regione o nel Medio Oriente con gli accordi di Oslo fra Israele e OLP in cui a quest&#039;ultima venne riconosciuta un&#039;autorità amministrativa sui territori palestinesi (che poi questi accordi siano rimasti in gran parte lettera morta è un altro discorso). Ma quanti negoziati, coperti dal segreto di Stato, vengono condotti da governi apparentemente non minacciati dal terrorismo per proteggere i loro cittadini da azioni dimostrative sul proprio territorio o garantirne l&#039;incolumità quando si trovano in territori a rischio ? Quando si fa il conto dei costi e ricavi del terrorismo bisogna anche considerare la semplice forza del ricatto che un&#039;organizzazione paramilitare, e non necessariamente di stampo politico, può esercitare sulla controparte per garantire la rinuncia ad atti violenti.
 Banditi o partigiani, idealisti o fanatici, criminali o martiri: ogni analisi del terrorismo che parta dallo status di terrorista senza concentrarsi sulle cause scatenanti dei conflitti finisce per ridursi a un esercizio classificatorio adatto a strateghi da tavolino.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;intervento di Schneier si presta facilmente ad essere confutato, in virtù del suo astratto schematismo, ma siccome si propone esso stesso come la confutazione di un giudizio prevalente, è bene procedere da quest&#8217;ultimo: &#8220;Il terrorismo è intrinsecamente politico e si diventa terroristi per ragioni politiche&#8221; (il termime &#8220;fenomeno&#8221; è un&#8217;aggiunta del traduttore). Questo assioma dimentica che il terrorismo è sì un mezzo di lotta politica, il più radicale ed estremo, se si vuole, ma talmente efficace che è stato adottato anche da organizzazioni criminali e mafiose e perfino da apparati dello Stato a scopo di condizionamento dell&#8217;opinione pubblica: in Italia abbiamo avuto esempi di tutti questi tipi ed evito qui di enumerarli.<br />
 Inoltre quando si discute sull&#8217;efficienza o meno delle azioni terroristiche bisogna tener presente che esse hanno come bersaglio non tanto le vittime in quanto tali, ma l&#8217;istituzione che esse rappresentano o più in generale lo Stato di cui sono cittadini, cosa che l&#8217;autore nel punto 1 mostra di non considerare. In sostanza i terroristi con ogni loro impresa delegittimano l&#8217;istituzione politica nella sua funzione più cruciale, il controllo del territorio su cui si estende la sua autorità e la sicurezza di chi vi è insediato. Così la strategia terroristica può essere &#8216;qualitativa&#8217;, scegliendo di colpire singoli personaggi altamente rappresentativi (politici, militari, magistrati, imprenditori), oppure &#8216;quantitativa&#8217;, mirando a provocare un numero quanto più alto di vittime fra un gruppo con stragi di massa: anche qui, da Piazza Fontana al rapimento Moro, l&#8217;Italia offre esempi di entrambe le tipologie. Di conseguenza l&#8217;esito della lotta dipende dai rapporti di forza fra i contendenti e dal radicamento che i gruppi armati riescono ad assicurarsi sul territorio, perché il terrorismo non ha bisogno solo di terroristi che sparano, ma di affiliati che forniscono supporto logistico, di staffette che garantiscono le comunicazioni, di propagandisti e finanziatori, insomma di tutta una rete di copertura e sostegno che determina la sopravvivenza dell&#8217;organizzazione; mi limito a delineare tre possibili sviluppi, che riguardano il terrorismo di matrice politica:<br />
 1) L&#8217;organizzazione viene decimata dallo Stato, non solo per l&#8217;azione repressiva delle forze dell&#8217;ordine, ma prima ancora in mancanza di un sostegno capillare e costante nella società in cui operano (così le BR in Italia e il gruppo Baader Meinhof in Germania).<br />
 2) L&#8217;organizzazione, sostenuta da un consenso allargato, riesce ad avere il sopravvento e ad assicurarsi il controllo del territorio: questo accade soprattutto quando l&#8217;avversario è una forza d&#8217;occupazione straniera e gli oppositori possono far leva sull&#8217;ostilità diffusa verso l&#8217;occupante; oltre al caso dell&#8217;Algeria si possono citare, in anni più vicini a noi, le due autobombe in Libano piazzate da gruppi sciiti nel 1983 contro i contingenti francesi e statunitensi che condussero alla loro ritirata dal Paese.<br />
 3) L&#8217;organizzazione, di solito dopo un periodo di lotta molto lungo, trova un accordo con lo Stato avversario per partecipare al potere attraverso un movimento politico di sostegno, previa la rinuncia alla lotta armata da una parte e un&#8217;amnistia verso i membri dell&#8217;organizzazione dall&#8217;altra: così in Irlanda del Nord con l&#8217;inclusione del Sinn Fein, braccio politico dell&#8217;Ira, nel governo della regione o nel Medio Oriente con gli accordi di Oslo fra Israele e OLP in cui a quest&#8217;ultima venne riconosciuta un&#8217;autorità amministrativa sui territori palestinesi (che poi questi accordi siano rimasti in gran parte lettera morta è un altro discorso). Ma quanti negoziati, coperti dal segreto di Stato, vengono condotti da governi apparentemente non minacciati dal terrorismo per proteggere i loro cittadini da azioni dimostrative sul proprio territorio o garantirne l&#8217;incolumità quando si trovano in territori a rischio ? Quando si fa il conto dei costi e ricavi del terrorismo bisogna anche considerare la semplice forza del ricatto che un&#8217;organizzazione paramilitare, e non necessariamente di stampo politico, può esercitare sulla controparte per garantire la rinuncia ad atti violenti.<br />
 Banditi o partigiani, idealisti o fanatici, criminali o martiri: ogni analisi del terrorismo che parta dallo status di terrorista senza concentrarsi sulle cause scatenanti dei conflitti finisce per ridursi a un esercizio classificatorio adatto a strateghi da tavolino.</p>
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		<title>
		Di: jan reister		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/02/le-sette-abitudini-dei-terroristi-inefficaci/#comment-100147</link>

		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2008 13:52:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Paolo S e tutti: se qualcuno volesse tradurre il pezzo di Murawiec o uno di questi...
http://www.schneier.com/blog/archives/2008/11/understanding_t.html
sarebbe bello pubblicarli qui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Paolo S e tutti: se qualcuno volesse tradurre il pezzo di Murawiec o uno di questi&#8230;<br />
<a href="http://www.schneier.com/blog/archives/2008/11/understanding_t.html" rel="nofollow ugc">http://www.schneier.com/blog/archives/2008/11/understanding_t.html</a><br />
sarebbe bello pubblicarli qui.</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: Paolo S		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo S]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 11:34:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un mio amico mi ha fatto notare che già Alexis de Tocqueville aveva sottolineato l&#039;&quot;utilizzo&quot; dei bambini come agenti provocatori per aizzare tafferugli da cui far partire le rivolete.
Ci sarebbe moltissimo da dire in proposito del nesso adolescenza (gioventù)-scelte estreme, e si potrebbe considerare il terrorismo come una delle varianti al&#039;interno di questo pattern.
Grazie Jan, l&#039;avevo letto in inglese, ma ben tradotto resta meglio in testa ;)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un mio amico mi ha fatto notare che già Alexis de Tocqueville aveva sottolineato l'&#8221;utilizzo&#8221; dei bambini come agenti provocatori per aizzare tafferugli da cui far partire le rivolete.<br />
Ci sarebbe moltissimo da dire in proposito del nesso adolescenza (gioventù)-scelte estreme, e si potrebbe considerare il terrorismo come una delle varianti al&#8217;interno di questo pattern.<br />
Grazie Jan, l&#8217;avevo letto in inglese, ma ben tradotto resta meglio in testa ;)</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Tashtego		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/02/le-sette-abitudini-dei-terroristi-inefficaci/#comment-99755</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 06:54:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per quanto si possa considerare approssimativa questa analisi, resta aperto il problema del perché una persona, un ragazzo, diventa terrorista.
Se si scompongono le organizzazioni nelle loro unità minime, alla fine ci si ritrova a fare i conti col singolo individuo-terrorista, con la sua storia e le sue motivazioni, consce e inconsce.
Il terrorismo non esce dal perimetro dell’umano, anzi è un prodotto dell’umano contemporaneo e anche come tale può essere compreso.
Senza imbarcarmi in analisi maldestre, ricordo che alla base dell’azione terroristica c’è sempre un conflitto reale, che sia o meno palese non importa, importa che esista e sia operante.
Mi sembra logico partire da lì, direi.
Cioè, in molte occasioni,  dall’impossibilità dei gruppi radicalmente antagonisti di operare nel politico invece che nel militare, di poter usare la normale comunicazione per generare consenso, invece che il terrore per ottenere, appunto, solo l’adesione di alcuni dis-adattati.
Adesione cruciale per la propria continua ri-generazione: un terrorismo senza terroristi non funge.
Insomma la tesi di fondo dell’articolo mi trova consenziente.
Ma è solo un aspetto, ovviamente, del problema. 
Insomma, il vizio di respingere a priori, di demonizzare, ciò che in ogni caso si genera dall’umano è un errore strategicamente decisivo, oltre che intellettualmente e filosoficamente farlocco.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per quanto si possa considerare approssimativa questa analisi, resta aperto il problema del perché una persona, un ragazzo, diventa terrorista.<br />
Se si scompongono le organizzazioni nelle loro unità minime, alla fine ci si ritrova a fare i conti col singolo individuo-terrorista, con la sua storia e le sue motivazioni, consce e inconsce.<br />
Il terrorismo non esce dal perimetro dell’umano, anzi è un prodotto dell’umano contemporaneo e anche come tale può essere compreso.<br />
Senza imbarcarmi in analisi maldestre, ricordo che alla base dell’azione terroristica c’è sempre un conflitto reale, che sia o meno palese non importa, importa che esista e sia operante.<br />
Mi sembra logico partire da lì, direi.<br />
Cioè, in molte occasioni,  dall’impossibilità dei gruppi radicalmente antagonisti di operare nel politico invece che nel militare, di poter usare la normale comunicazione per generare consenso, invece che il terrore per ottenere, appunto, solo l’adesione di alcuni dis-adattati.<br />
Adesione cruciale per la propria continua ri-generazione: un terrorismo senza terroristi non funge.<br />
Insomma la tesi di fondo dell’articolo mi trova consenziente.<br />
Ma è solo un aspetto, ovviamente, del problema.<br />
Insomma, il vizio di respingere a priori, di demonizzare, ciò che in ogni caso si genera dall’umano è un errore strategicamente decisivo, oltre che intellettualmente e filosoficamente farlocco.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: jan		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/02/le-sette-abitudini-dei-terroristi-inefficaci/#comment-99718</link>

		<dc:creator><![CDATA[jan]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Nov 2008 12:39:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io considero l&#039;analisi del terrorismo un campo assai stimolante ed attuale, visto che in nome della lotta al terrorismo sono avvenuti fatti geopolitici che ci riguardano molto da vicino.

Sfrondare la visuale dalla propaganda o dalle semplificazioni è molto utile, anche solo per  proporre una tesi come quella di Schneier qui. Tesi singolare, ma abbastanza coerente con   l&#039;analisi del terrorismo islamico fatta da Loretta Napoleoni ad esempio in Al Zarqawi, il Saggiatore, 2006.

La confutazione di Murawiec è altrettanto interessante ed avrei voluto pubblicarla in seguito su nazione Indiana, ma non ne ho una traduzione in italiano pronta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io considero l&#8217;analisi del terrorismo un campo assai stimolante ed attuale, visto che in nome della lotta al terrorismo sono avvenuti fatti geopolitici che ci riguardano molto da vicino.</p>
<p>Sfrondare la visuale dalla propaganda o dalle semplificazioni è molto utile, anche solo per  proporre una tesi come quella di Schneier qui. Tesi singolare, ma abbastanza coerente con   l&#8217;analisi del terrorismo islamico fatta da Loretta Napoleoni ad esempio in Al Zarqawi, il Saggiatore, 2006.</p>
<p>La confutazione di Murawiec è altrettanto interessante ed avrei voluto pubblicarla in seguito su nazione Indiana, ma non ne ho una traduzione in italiano pronta.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sparz		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/02/le-sette-abitudini-dei-terroristi-inefficaci/#comment-99710</link>

		<dc:creator><![CDATA[sparz]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Nov 2008 11:19:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[consiglio molto la lettura della confutazione di Laurent Murawiec menzionata, che mi ha almeno dato l&#039;idea che le idee qui esposte da Schneier siano un po&#039; troppo semplificate e certamente non adattabili a molte altre situazioni storiche, un esempio per tutti la guerra di liberazione di Algeria da parte del FLN.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>consiglio molto la lettura della confutazione di Laurent Murawiec menzionata, che mi ha almeno dato l&#8217;idea che le idee qui esposte da Schneier siano un po&#8217; troppo semplificate e certamente non adattabili a molte altre situazioni storiche, un esempio per tutti la guerra di liberazione di Algeria da parte del FLN.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giocatore d'Azzardo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/02/le-sette-abitudini-dei-terroristi-inefficaci/#comment-99705</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giocatore d'Azzardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Nov 2008 10:15:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Schneier è molto più credibile quando si occupa di crittografia. Dovrebbe insistere e lasciar perdere argomenti che non conosce. Epperò la teoria del &quot;Buena Vista social Club&quot; del terrorismo è verosimile e, come sempre, è più semplice credere al verosimile che al vero.

Blackjack.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Schneier è molto più credibile quando si occupa di crittografia. Dovrebbe insistere e lasciar perdere argomenti che non conosce. Epperò la teoria del &#8220;Buena Vista social Club&#8221; del terrorismo è verosimile e, come sempre, è più semplice credere al verosimile che al vero.</p>
<p>Blackjack.</p>
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